venerdì 7 giugno 2013

“Una riflessione sulle tesi di G. Galli ”

Una riflessione sulle tesi di G. Galli


Giorgio Galli ha riportato al centro dell’attenzione dei temi che, di solito, son considerati “tabù” nel mondo accademico, ma fuori dalle solite speculazioni, che usano quello che spesso è solo una moda per scopi economici. In altre parole, è possibile sviluppare certi temi ed interessi senza, per questo, scadere nelle cose “scandalistiche” o “ad effetto”. Nondimeno, nella vasta produzione di Galli, taluni aspetti necessitano di una discussione, in particolare laddove, spiegando l’evento del nazismo come la riemersione di antiche correnti culturali, negate da quella illuministico-positivista, oggi in grave crisi, tuttavia pur sempre dominante, egli sviluppa una teoria relativa all’epoca della caccia alle streghe ed al significato che questa “caccia” ebbe dal punto di vista culturale.
Prima, però, di cominciare a trattarne, si necessita di una serie di brevi precisazioni iniziali. Giustamente Galli sottolinea la lotta che vi è stata, storicamente, lungo tutta la storia della Chiesa, tra le due tendenze opposte del centralismo romano e del conciliarismo, lotta però che, alla vigilia dei tempi moderni, sembrava poter portare il conciliarismo quasi alla vittoria, ma che il Concilio di Trento sconfisse definitivamente, per riaffermare il centralismo romano, fino al Vaticano II, che tenta, pur sulla base di una perdurante centralità romana, la strada della comunione e della condivisione come accettazione di una certa parte di ciò che il conciliarismo pur aveva di buono e che le circostanze storiche dei secoli XVI e XVII impedirono di accogliere. Occorre sempre però esser chiari: la Chiesa di Roma era uscita da tempo dalla gestione di tipo feudale: nonostante quel che spesso si pensa, la Chiesa era perfettamente attrezzata per far fronte alla tendenza all’accentramento che caratterizza la prima parte dei tempi moderni, per il semplice fatto che il centralismo era una sua tendenza di lungo periodo e non un episodio momentaneo. Già durante la cosiddetta “cattività avignonese” in realtà la Chiesa cattolica inizia a strutturarsi con i “dicasteri”, ovvero con una sorta di “ministeri” come nelle coeve monarchie. Non vi è, dunque, sfasatura tra questo sviluppo e ciò che avviene parallelamente nella storia della Chiesa, anzi è vero il contrario. Dunque non ha nulla di sorprendente la relazione, positiva pur nella competizione, tra Stato moderno e Chiesa cattolica, poiché le due istituzioni copndividono un modello comune di fondo. Piuttosto, per la Chiesa sono i tempi post-moderni, e non quelli moderni, ad essere un grosso problema, poiché radicalmente anti-accentratori, come tendenza dominante: di qui i tentativi di “riaggiustare il tiro”, caratteristici del Vaticano II, questo detto al di fuori del problema se tale Concilio sia stato realizzato o non, ed in che misura. Come che sia, tale Concilio ha cercato di rispondere ad una situazione radicalmente mutata. Non si dica, però, che la modernità sia “anti-religiosa”, quando, al contrario, la modernità è iniziata con una rivolta religiosa! La svolta verso una tendenza prima non-confessionale e poi anti-religiosa avviene solo in una certa fase dei secc. XIX e XX, e nemmeno dappertutto (per esempio mai in America del Nord!), e da nessuna parte con le stesse proporzioni, senza poi dimenticare il risveglio islamico della seconda metà del XX secolo, che doveva seppellire la teoria della fine delle religioni nella loro dimensione sociale, teoria valida solo per un determinato specifico momento storico e per solo specifiche zone del mondo…
Non dimentichiamo, poi, com’è nata la modernità: è nata come effetto delle guerre di religione tra protestanti e cattolici
Una nota a margine, in epoca di film come “Ipazia”: per quanto vi siano state delle persecuzioni, anche gravi, da parte cristiana contro i “pagani”, esse sono state scarse rispetto alle lotte, davvero spesso terribili, dei cristiani tra loro. Sembra che il Cristianesimo, storicamente, abbia sovente avuto delle difficoltà grandissime nel presentarsi come fenomeno unitario, questo en passant e detto a volo d’uccello.
La resistenza “pagana”, sarebbe giusto dire “ellenica” i, per usare le categoria dell’epoca, si concentrava infatti a Roma, in certe città, come Alessandria – dove la distruzione del Serapeo fu evento topico dello scontro – e come Baalbek, in Libano, dove una sorda resistenza continuò fin dentro i tempi più specificamente bizantini, fino al VII secolo con certezza. Il Cristianesimo conquistò le città, la religione “ellena” rimase, residuale, nelle campagne: nasceva il “paganesimo” propriamente detto. E poiché nel Medioevo le campagne comprendevano fin quasi attorno al 90% della popolazione in certe epoche, se noi oggi, con la mentalità attuale, fossimo andati in quelle campagne avremmo visto un misto di Cristianesimo e “paganesimo”, cosa che ci avrebbe stupito. In ogni caso, le lotte religiose convinsero l’Occidente prima a formare dei “patti sociali” non basati sulla confessione, per esempio l’Olanda e le posizioni di Grozio, poi, via via più radicalmente, per arrivare all’idea di una società radicalmente senza religione, idea che nasce nel XIX in certi ambienti solo europei, sottolineiamo questo punto. Tale idea sarebbe collassata nel secolo seguente – il XX° - quando avrebbe generato la statolatria hitleriana e stalinista, ovvero: la religione, cacciata dalla porta, rientra dalla finestra. Ma in America come in Asia questa stessa idea o ha avuto una forma radicalmente diversa, oppure ha avuto un impatto del tutto secondario: essa si limita, è bene ripeterlo, ad essere un’idea solo europea, e solo caratteristica di una determinata fase della storia europea.
Oggi viviamo, da vent’anni e più, radicalmente dopo tal epoca: racchiudere la modernità in quest’idea anti-religiosa è una falso storico ed un errore di prospettiva dei peggiori, perché altera la percezione in un senso o nell’altro: in un senso, perché fa credere che la fine di quell’epoca passata sia “la fine della storia” tout court, e dall’altro, perché fa credere che il ritorno dell’importanza sociale dei fenomeni religiosi si equivalga al termine della modernità. Ma non è proprio così semplice, signori. C’è stata un’epoca del tutto moderna ed insieme del tutto religiosa, anzi religiosissima!
Ricordiamo tutti questi fatti, sennò la nostra visione ne vien fuori parziale.
Secondo punto da notare, è l’interpretazione che Galli dà dei miti greci, che, a mio avviso, è discutibile e ricorda talvolta Bachofen. Vero è che lui la presenta come ipotesi di lavoro: “Però tengo a precisare che la mia e un’ipotesi di lavoro più che una tesi pienamente dimostrata. Le zone d’ombra non mancano. Gli interrogativi irrisolti non sono da meno. Il tentativo di rileggere il passato in una chiave anti-dogmatica che rischia di rivelarsi altrettanto dogmatica, sta sempre in agguato”ii.
Altro punto debole, poi, l’associazione ermetismo-scienza moderna, che non è corretto: si può dire che una parte della scienza, sia medioevale, sia dell’albore dell’epoca moderno, fino – compresovi – a Newton, senza dubbio subì l’influsso dell’ermetismo (il concetto di “attrazione universale” n’è un chiaro esempio) in certa misura, misura limitata. Se facciamo un raffronto, sulla scorta degli studi di J. Needham, tra scienza occidentale e cinese, dove una certa “koinèermetizzante pare sia come una base comune, si vede che il concetto di “legge naturale” costituisce una differenza importante e tale concetto fa la differenza. Ci porterebbe troppo lontano discutere sia di come tale concetto si sviluppi nella temperie del “magismo rinascimentale” sia del concetto di legge in Cina, dove probabilmente qui risiede la grande differenza. Né si può dimenticare il contributo islamico alla scienza moderna, sicché qualche autore parla persino di scienza greco-islamico-occidentale, volendo così stabilire, in modo esatto, la successione del contributo storico.
Ultima precisazione. Nel Medio Evo si distinguevano due forme di magia: la negromanzia, ovvero magia evocativa, da condannarsi recisamente, e la cosiddetta “magia naturalisiii, la quale godeva di uno statuto epistemologico ambivalente, ed aveva dei punti di contatto con ciò che oggi noi si chiamerebbe scienza sperimentale. La magia è una scienza sperimentale ma tradizionale, ovvero si basa su di un qualcosa che viene tramandato, ma non ogni scienza sperimentale è magia. Vi era all’epoca una possibilità di contatto molto più estesa di oggi tra i due ambiti, questo è vero. Ma equiparare i due ambiti o collegarli in modo necessario non è conforme alla realtà storica: i due ambiti quindi, seppur legati, non coincidevano e neppure erano così contigui come li vuole Galli o certa storiografia, di certo minoritaria, che, in pratica, vorrebbe che scienza moderna e “magismo rinascimentale” si equivalessero. Parlo qui di “magismo rinascimentale” perché si reputa che il Rinascimento fosse come l’esplosione di queste tendenze, quando invece ne fu, per così dire, il dorato tramonto, senza dimenticare che tali tendenze avevano invece le loro profonde origini ben dentro il Medioevo…
Dobbiamo tener conto di tutti questi fattori per avvicinarci al vero. Occorre cercare una visione globale dei phenomena, anche storici.

Detto tutto ciò, veniamo al punto in questione, che viene così espresso da Galli: “Ovvero, perché le pratiche stregonesche, sostanzialmente tollerate nei ‘secoli bui’ (grosso modo fino agli albori del XIII secolo), vengono combattute non con mezzi culturali ma con lo sterminio fisico in secoli ‘più avanzati’, cioè dal XIV al XVII? Perché la caccia alle streghe mobilita trasversalmente gli ingegni migliori, laici ed ecclesiastici, della cultura del Cinque-Seicento? Perché protestanti e cattolici, in feroce conflitto su tutto, si ritrovano programmaticamente uniti solo nel massacrare streghe e fattucchiere, pur accusandosi a vicenda di complicità con quello stesso fenomeno?” iv.
Questo è il punto: il culmine della persecuzione contro le streghe non si ha nel “buio” Medioevo, ma bensì nella “più avanzata” e “luminosa” epoca moderna… O, per meglio dire, nella prima parte di quell’epoca, la fase accentratrice e monarchica. Poi, con l’epoca illuministica e poi, ancor più ed ancor più nettamente, nel XIX secolo, questi fenomeni si dileguano, son relegati in un cantuccio come se una battaglia fosse stata vinta. Attenzione, la Rivoluzione industriale aumenta la tendenza accentratrice, ma non più in modo monarchico, bensì democratico. Segue la fase iniziata per lo meno da vent’anni, se non più, verso il decentramento, in forma sia democratica sia tirannica.
La spiegazione accademica ufficiale è così sunteggiata dallo stesso Galli: “La risposta alla prima domanda è che le pratiche superstiziose e paganeggianti tollerate dal cattolicesimo erano comunque in declino; quindi, dopo il 1200 non fu difficile infliggere loro il colpo di grazia, poiché la Chiesa romana aveva consolidato la sua egemonia. Sul secondo punto, la risposta è che nella cultura laica e religiosa del Cinque-Seicento era diffusa la convinzione di forze demoniache incidenti in senso maligno sulla realtà, per cui anche gli intellettuali più lucidi ne vennero influenzati; il medesimo argomento viene utilizzato anche per rispondere alla terza domanda” v. Ma è come dire che non c’è risposta al fenomeno: infatti nessuna delle tre affermazioni risponde davvero al problema storiografico di fondo…
Vediamo allora cosa ne dice Galli, qual è la sua risposta. Essa è in parte vera, ma, secondo Galli, come si è detto, si tratterebbe del riapparire di una vecchia cultura di prima della rivoluzione “androcentrica” della Grecia antica; secondo lui, poi, queste nascoste tendenze sarebbero riemerse, ma divenute malefiche, nella (dis-)avventura nazista.
Ma veniamo alle parole di Galli stesso: “All’inizio dell’era moderna questo movimento non fu combattuto solo per irrazionalità o per oscurantismo; fu combattuto soprattutto perché era radicalmente alternativo [corsivi di Galli stesso], perché aveva radici sociali e culturali incompatibili con l’androcentrismo autoritario di Chiesa e società, perché senza sconfiggerlo (anche attraverso un salto qualitativo, compresa la democrazia rappresentativa [corsivo mio]) l’età moderna non avrebbe potuto essere tale, coi valori e gli istituti che la connotano tuttora…” vi.
Ammettiamo ora che le cose stiano così, e non ci son difficoltà sostanziali a farlo, in altre parole che sia avvenuto un salto “qualitativo”, che di fronte ci fosse come la ri-emersione di un’antica, passata religione piuttosto che mero oscurantismo, che anche c’era ma non era il motivo decisivo. Ed ammettiamo che il nazismo sia stato, davvero, la riemersione di quell’antica cultura, negata e che quindi non poteva che prendere una forma negativa – aggiungerei che il nazismo è stato piuttosto un tentativo “androcentrico” ed “autoritario”, per usare le categorie di Galli, di gestire quella riemersione e “pilotarla” in una determinata direzione particolarevii.
Se così stanno le cose, e, ripeto, non fa difficoltà ammetterlo, vi è un punto che Galli non considera e che non è di secondaria importanza: se è avvenuto un cambiamento rispetto all’universo del magismo lato sensu inteso. Detto altrimenti: se la persecuzione fu terribile, se fu come una reazione sbagliata ed eccessiva senza dubbio, fu però una reazione allo stesso tipo di fenomeni del Medio Evo? In altre parole: il magismo cui si opposero nei secoli del Cinque-Seicento in particolare (ma anche nel secolo precedente quando il fenomeno aveva dato i suoi primi rutilanti bagliori oscuri) era lo stesso di quello del Medio Evo? Le “streghe”, qualsiasi cosa si voglia intendere con tale termine, seguivano le stesse pratiche dei secoli precedenti? Oppure qualcosa era cambiato? A mio avviso l’errore di Galli sta proprio nel non tener conto di questo punto.
Secondo gli studi di Ginzburgviii, sarebbe intervenuto qualcos’altro rispetto alla “società di Diana” che costituiva la tradizione magistica occidentale propriamente detta. Egli suggerisce si debba guardare ad est, nel mondo sciamanistico ix. Tra l’altro, lo stesso Galli non è affatto estraneo a questo pensiero, che però non segue, tant’è che riporta ripetutamente delle affermazione di C. Schmitt riguardo Hobbes x, del quale Schmitt trattò una volta (in uno scritto del 1936), minimizzandone le componenti “occulte”, ma invece pienamente esprimendole in uno scritto del 1938, solo due anni dopo: Il Leviatano nella dottrina dello Stato di Thomas Hobbes – Senso e fallimento di un simbolo politico. In quest’ultimo scritto sosteneva che “lo stesso Leviatano [di Hobbes] non è più un motto di spirito ma ‘è possibile che dietro l’immagine si nasconda un significato più profondo e misterioso’” xi. In effetti, lo stesso Schmitt faceva riferimento a Guénon: “René Guénon in un’affermazione tratta da La crisi del mondo moderno afferma (riassume Schmitt) che ‘la rapidità con cui l’intera civiltà medievale soccombette all’attacco del XVII secolo è inconcepibile senza l’ipotesi di una misteriosa “volontà direttrice” che resta nell’ombra e di un’ “idea preconcepita”. I simboli che erano ancora vivi nel XIII secolo si eclissano a partire dal XIV e scompaiono senza lasciare traccia a partire dal XVI. L’irruzione di un nuovo mondo, completamente differente, è evidente nella grande opera di Karl Giehlow [che rileva] come nell’arco di trionfo per Massimiliano I compaiono anche dei pesci che significano sicuramente “empietà” ed “ingiustizia”, ma non in forma di Leviatano’. Il quale, comunque, è oggetto di un’accurata e angosciata analisi che Schmitt non conclude” xii.
In pratica, l’ipotesi di Guénon è che “qualcosa” sia intervenuto, tra l’ “autunno del Medioevo” e la prima parte dei tempi moderni, che ha fatto sì la civiltà medioevale passasse come se non fosse esistita e, dopo, conseguentemente nascesse l’idea dei “secoli bui” riferita al Medioevo. Ora questo qualcosa che è “intervenuto” potrebbe essere un elemento “magistico”, probabilmente d’origine sciamanistica, si potrebbe aggiungere. Il che avrebbe fatto diventare il magismo medioevale in qualche modo differente da com’era prima. E dunque, pur con tutto l’oscurantismo e gli errori e le persecuzioni, quest’ultima fu come una reazione sbagliata ed eccessiva, però a qualcosa che davvero era cambiato. La stregoneria non era più la “società di Diana”, ma qualcosa di molto più potente, quasi virulento, con il quale i vecchi atteggiamenti, anche grazie a dei cambiamenti profondi dell’intera società, non funzionavano più. Interessante aggiungere che, secondo Guénon, queste stesse “forze sottili” sarebbero intervenuto, in altra forma, qualora il mondo moderno avesse superato il suo zenith ed avesse iniziato la via verso la dissoluzione, che politicamente si mostra come decentramento e non accentramento.
Questioni che rimangono sul tavolo. Di certo Galli ha ragione sostenendo che, ancor oggi, dopo tante pubblicazioni, il mondo accademico è rimasto sordo alle molte questioni da lui sollevate. Il punto è che rispondere a tali problemi non solo implica il rivedere degli schemi storiografici tutto sommato ben noti ed accettati, il che è sempre difficile, ma iniziare un lavoro di autocritica ed autocoscienza culturale molto arduo.

[Andrea Ianniello]

i Quando attaccarono, e poi lapidarono, Ipazia, i “parabolani” le dissero un’accusa grave, forse la più grave, ai loro occhi ovviamente, le dissero: “ellena”. Queste, infatti, erano le categorie dell’epoca e non di oggi.
ii G. Galli, La Svastica e le streghe. Intervista sul terzo Reich, la magia e le culture rimosse dell’Occidente, a cura di L. Sanvito, Hobby&Work Publishing, dicembre 2009, pp. 146-147.
iii Di riferimenti bibliografici se ne possono fare molti, uno, divulgativo è: Christa Tuczay, Esoterismo e magia nel medioevo. Incantesimi, esorcismi, sortilegi e incantesimi: il lato più oscuro dell’Età di Mezzo, Newton Compton 2006. Anche: Christoph Daxelmüller, Magia. Storia sociale di un’idea, Rusconi 1997. Si confrontino anche i molti studi di L. Thorndyke sulla rilevanza della magia nell’ “Autunno del Medioevo”, secondo la bella espressione di Huizinga.
iv G. Galli, La Svastica e…, op, cit., pp. 160-161.
v Ibidem, p. 161.
vi Ibidem, p. 163.
vii Sul nazismo e l’uso di mezzo “magistici” di manipolazione delle masse (e non solo), cfr. P. Roland, Il nazismo e l’occulto, Reverdito 2009. Quest’ultimo testo si segnala, tra i tanti che però “speculano” e fanno spesso stampa scandalistica e gridata, per un’esatta e precisa idea di ciò che la magia – o il magismo – è; inoltre ha delle interessanti foto in bianco e nero allegate.
viii Sui “benandanti”, per esempio, ma pure in altri.
ix Sull’influsso sciamanistico nella Russia meridionale cfr. M. Dolcetta, Le sette torri del diavolo. Gnosi e terrorismo dei Luoghi sacri, l’Unità Nuove Iniziative Editoriali, dvd della serie “I tabù della storia”, serie ancor oggi insuperata e quasi un unicum nel panorama editoriale italiano.
x Sia in G. Galli, La politica e i maghi. Da Richelieu a Clinton, R.C.S. Libri 1995, a p. 30, a p. 41n, a p. 42 (tra l’altro), sia in G. Galli, Hitler e il nazismo magico. Le componenti esoteriche del Reich millenario, BUR R.C.S. Libri 1994, pp. 184-185. Il primo testo dimostra come l’influsso “occulto” nella storia non sia né apparso né sparito con il fenomeno nazionalsocialista e l’hitlerismo.
xi Galli, Hitler e…, cit., p. 185.
xii Ibidem. Riguardo a Guénon, cfr. R. Guénon, La crisi del mondo moderno, Edizioni Mediterranee 1972. 

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