venerdì 23 giugno 2017

Frase di Ramana Maharishi





“Mentale, ego, intelligenza, memoria (citta) sono nomi diversi di un unico organo interno, o antah-karana. Il mentale è solamente un aggregato di pensieri. I pensieri esistono unicamente in funzione dell’ego (aham), e sono penetrati da quest’ultimo. Cercate da dove viene l’ ‘io’, e tutti gli altri pensieri scompariranno. Il mentale è Coscienza pura, ma ha dispiegato su di essa i suoi propri limiti. In origine voi siete infiniti e perfetti. Successivamente sono sopraggiunti i limiti e l’identificazione con il mentale”[1].

“Chiedere al mentale di ‘uccidere il mentale’ è come chiedere al ladro di fare il poliziotto! Egli vi accompagnerà, dichiarando di voler arrestare i ladri, ma non farà nulla. […] Beninteso, dobbiamo servircene. Solo con il suo aiuto scomparirà[2].









[1] P. Mandala, La presenza di Ramana Maharishi. Il suono del silenzio. Scritti inediti, colloqui, istruzioni, aneddoti, Edizioni Mediterranee, Roma 2006, pp. 157-158.
[2] Ivi, p. 158, corsivi miei. 









Interessanti link






G. Magnini, L. Soldano, “Un nuovo ‘Volo di Alessandro’ a Corato, in Puglia”, cf.
http://www.engramma.it/eOS2/index.php?id_articolo=2119.


C. Frugoni, “Alessandro Magno”, cf.
http://www.treccani.it/enciclopedia/alessandro-magno_%28Enciclopedia-dell%27-Arte-Medievale%29/.


“La stella di Santa Apollonia e altre tracce di Alessandro il Grande a Venezia”, a cura di Maria Bergamo, Marco Paronuzzi, Giulio Testori, Laura Zanchetta, cf.
http://www.engramma.it/eOS/index.php?id_articolo=419.


P. Chiesa, “Leone [arciprete]”, cf.
http://www.treccani.it/enciclopedia/leone_res-8c96eeab-87ee-11dc-8e9d-0016357eee51_(Dizionario-Biografico)/.


Itinerarium Alexandri”, cf.
https://it.wikipedia.org/wiki/Itinerarium_Alexandri.





















domenica 18 giugno 2017

Della serie: sono cose note da tempo, la “crisi” non solo è maturata, si è “sfatta” – 2 - LA “LEADERSHIP”





Weber negli anni Trenta – ma pure Guénon, per esempio, scriveva in quegli anni “pivotali” per le sorti del mondo moderno, non ancora, tuttavia, nella sua presente fase di dissolutio “sprint” -, già intravedeva la Grande Crisi, nelle sua frasi sulla “gabbia di ferro” (“The Iron Cage”[1]). Son poi venuti gli anni Settanta e Ottanta – Baudrillard, per esempio -, dove la critica si è esercitata sui problemi sistemici (); ed infine, ultima coda: gli anni Novanta, dove “al centro del mirino” vi è stato il problema della leadership[2].

Veniamo dunque ad uno dei più noti studiosi italiani della leadership. Parlando del “futuro prossimo” del “carisma”, scriveva: “Come sappiamo, Weber credeva che ‘l’illuminazione carismatica della ragione’ avrebbe progressivamente ridotto gli spazi del carisma, tranne che nella sfera politica – dove, però, si sono svolti fenomeni di magnitudine tale da contraddire, in fondo, l’affermazione generale di quest’autore. Per osar parlare di futuro bisogna innanzitutto criticare i presupposti espliciti ed impliciti di Weber. Se il fondamento della nuova età è costituito dalla fede nella ragione [poi crollata: oggi c’è la fede nella tecnica; nota mia] per il dominio conoscitivo e pratico del mondo, cotesta fede (analogamente a quella nel carisma) dev’essere sostenuta da buoni risultati. Ma poiché con la dimensione dello straordinario, propria del carisma, si eclissano anche ideali e princìpi etici, quei buoni risultati devono essere di natura principalmente materialistica. Questa posizione sembra però coerente soltanto con l’attesa ultima di un benessere generale crescente in termini di agio materiale, e principalmente di consumi, di sicurezza del lavoro, di stabili certezze culturali e sociali. Soltanto a partire da quest’attesa si poteva temere un pericolo di ‘pietrificazione’ della civiltà occidentale. Comunque, già le sorti della Germania postbellica hanno rappresentato un’articolata e inoppugnabile smentita di ogni attesa del genere: dopo la morte di massa in guerra, vennero la disoccupazione e la fame ugualmente di massa, con il crollo di tutte le certezze e, anche per altre cause, la radicale crisi dell’integrazione personale e sociale, come premessa della regressione collettiva in una nuova religione secolare che era la negazione esplicita e polemica della ‘illuminazione carismatica della ragione’. Con queste obiezioni a Weber abbiamo anche posto le premesse per una riflessione più generale a favore del ritorno del carisma con manifestazioni d’incidenza storica, avendo come primario riferimento l’Europa d’oggi e la sua posizione nel mondo. Come s’è detto, la fede nella ragione (ed eventualmente nel progresso) non è che una fede che vuole la conferma dei fatti; e i fatti sono tali da mettere a dure prova quella fede [le cose, poi, son peggiorate, e molto, ma – ed ecco il punto -, per mezzo della tecnica, ci sono dei mezzi di separazione dell’eventuale dissenso, e di controllo “do it yourself” da parte dei controllati stessi; nota mia]. Di più, essi appartengono a categorie sociologiche che già nella storia si sono spesso associate a grandi irruzioni carismatiche: smisurate crescite demografiche, plaghe di miseria ed abbandono, massicce dislocazioni di popolazioni, grandi migrazioni che generano esplosive commistioni etno-culturali, patologici processi di inurbamento[3]. E tutto ciò – si ricordi che Cavalli scriveva queste frasi nel 1995, ben ventidue anni fa … -, rispetto a quando ne scriveva l’autore appena riportato, è molto, ma molto peggiorato, rispetto a 22 anni fa. Nel frattempo, nulla è cambiato, soltanto peggiorato, né son sorti leader “carismatici” – vedremo dopo cosa è sorto -, per cui i fenomeni, già tutti presenti dalla metà degli anni Novanta, son andati aggravandosi e peggiorando. Ma il System è fatto in modo che non consente l’emersione di vera leadership. La causa è molto semplice: non consente, de facto, l’emersione del dissenso.
Ma torniamo a Cavalli.
“Secondo vari autori, siffatti mutamenti sociali possono, sommandosi e incrociandosi, produrre grandi e forse incontrollabili emergenze. Altri studiosi richiamano l’attenzione su ulteriori pericoli che sembrano minacciare l’umanità. Due ne rammento: l’inquinamento che modificherebbe persino essenziali equilibri cosmici; la disseminazione delle armi atomiche e chimiche in un mondo dove ardono innumerevoli conflitti locali, con la partecipazione di gruppi fanatici, ‘fondamentalisti’, o semplicemente criminali. Infine, il mercato mondiale sempre più allargato è entrato in una fase di competizione serratissima, che richiede da tutti gli attori il massimo d’inventività, organizzazione e impegno per poter sopravvivere. Questi sviluppi hanno luogo in tutto il pianeta, con maggior danno per il terzo mondo; ma è riconosciuto che essi configurano un crescente pericolo per l’Europa, per l’Occidente, primi responsabili di questo ‘disordine’ mondiale, meta privilegiata d’immigrazioni massicce e oggetto, nel medesimo tempo, di un rigetto al limite dell’odio. E l’Europa […] ha i suoi specifici problemi interni, come l’emarginazione di fatto di buona parte della popolazione, che non ha lavoro e comunque vive sotto i livelli della vita civile [questa cosa qui, per varie vie, con diversi mezzi, è stata, per lo meno in parte, “disinnescata”; nota mia]. Questa frattura può avere ben gravi conseguenze. E non è da dimenticare il ruolo che […] gi intellettuali spostati hanno già giocato dei grandi drammi del secolo [ed anche per questo punto, idem come sopra; nota mia]. […] Il ‘progresso’ ha fiaccato tutte le istituzioni che assicuravano l’integrazione personale e sociale, a partire dalla famiglia. Disgregativamente operano anche i valori e i meccanismi sociali dell’individualismo iper competitivo. Riprendendo Weber e Durkheim, si deve aggiungere che le identificazioni con quelle istituzioni e con lo Stato nazionale in particolare costituiscono di regola il fondamento di ogni etica pubblica – che, infatti, ora s’indebolisce gravemente. La democrazia stessa, in coerenza col quadro culturale, non è qui un valore assoluto ma strumentale; quindi è apprezzata se e finché controlla l’ambiente, e risolve i problemi relativi – dell’occupazione, per esempio – secondo le aspettative”[4].

Da tutto ciò, Cavalli faceva discender queste conclusioni: “Non è questa la sede per trarre da tal fascio di condizioni degli scenari sociali e politici. Ma si può proporre una risposta almeno alla domanda iniziale: le condizioni del mondo d’oggi, anche in Europa, fanno supporre che in avvenire vi sarà spazio in abbondanza per quell’elemento misterioso che abbiamo chiamato carisma, e per i fenomeni che vi si collegano, attingendo al meta razionale e all’emotivo [ma, in generale, ciò non è successo, conviene ribadirlo; nota mia]. Si può facilmente prevedere che avremo ancora molteplici gruppi carismatici, sette in particolare [di queste, al contrario, ve ne sono state a iosa …; nota mia], con una ispirazione più di comunità che di movimento – in qualche modo rifugio dal mondo com’è. Ma i giganteschi problemi di cui abbiam parlato susciteranno verosimilmente anche risposte politiche, e quindi nutrite di leadership. Quanto alla crisi europea, occidentale, crisi nei rapporti con l’esterno e all’interno, è un bell’esempio di quella ‘situazione straordinariaglobale per la quale Weber invocava la leadership nel senso più alto, carismatica, come unico rimedio: trarre dal disordine un ordine fondato su un nuovo impianto di valori. Non senza argomenti altri autori auspicano piuttosto che sia il risultato di una volontaria collaborazione fra tutte le nazioni, in una prospettiva di governo globale ONU. I più realistici hanno replicato che quell’ immane impresa, se mai, sarà il frutto di una leadership straordinaria, verosimilmente dalle massime potenze [ed anche di ciò, ben ventidue anni dopo, nulla …; nota mia]; ma il fatto è che, per una serie di ragioni, i sistemi politici occidentali non producono leader con la creatività, l’energia e il fascino che la crisi mondiale urgentemente richiede[5]. Un’ “urgenza” non soddisfatta da ben ventidue anni …!! Proprio per quest’incapacità dei sistemi politici occidentali non è successo che potessero emergere dei leader “carismatici” capaci di coagulare attorno a nuovi valori ed indirizzare la crisi, e questo per delle ragioni strutturali, non può succedere oggi, tutt’al più può sorgere il “falso carismatico”, di cui si dirà fra breve. Ma quest’impossibilità strutturale deriva dal fatto – sostanziale – per il quale il consenso “a prescindere” non consente, per ragioni sistemiche[6], al dissenso, reale, motivato, non alla “protesta senza oggetto” e senza progetto, più un altro elemento, del quale già, ai suoi tempi, scriveva Cavalli: accanto a manifestazioni positive del carisma, “la democrazia contemporanea ha espresso un fenomeno inquietante, che è stato chiamato ‘contraffazione del carisma’. E’ da porre in stretta relazione con la ‘personalizzazione’. Già i media [corsivo in originale] tendono a premiare le qualità fisiche e i tratti più gradevoli di un carattere, a scapito di doni assai più importanti per uno statista. Grazie anche ai sondaggi, specialisti mercenari sono in grado di preparare ‘copioni’ di comportamento opportuno per ogni occasione e ogni pubblico, e ammaestrano sapientemente gli uomini politici che a loro si affidano. Al limite, l’artificio può riuscire così bene da creare una fiducia acritica ed entusiasta [di quelle che abbiamo visto tante, ma tante, ma davvero tantissime volte in questo lungo Ventennio, e continuiamo a vederlo, che è il bello, e fa comprendere come sia successo un cambiamento sostanziale, radicale, strutturale; nota mia]. Sicché da tempo gli studiosi americani s’interrogano con preoccupazione sull’incidenza che il ‘carisma contraffatto’ può avere nel successo elettorale e perfino nella leadership di un uomo politico prigioniero dell’immagine e dei sondaggi [e quale “uomo politico”, oggi, non lo è … domanda retorica; nota mia]. Si è scritto che questi ‘leader’ [tutti, oggi] sono l’opposto del vero leader carismatico. Quest’ultimo agisce sempre secondo convinzione e coscienza, imponendo la sua creatività con un impegno continuo e spesso contro grandi resistenze. Il ‘falso carismatico’, il ‘populista’ [e di cosa, ultimamente, si è spesso parlato: guarda caso, di “populismo” …, nota mia], segue sempre l’opinione dominante  [quel che oggi, tutti i “leader” cosiddetti “carismatici” sempre fanno; nota mia], espressa dai sondaggi e interpretata dagli esperti [può variare il “tipo” di “esperto”, ma c’è sempre; nota mia]; e cerca di appropriarsi dei luoghi comuni più radicati, e di dare forte espressione ai gusti e ai sentimenti di massa – come già anticipavano le notazioni di Freud sul capo plebeo. Ma, in tempi normali, la differenza si rivela solo quando il vero leader e il leader inventato dagli esperti e dalle banche siano messi direttamente a confronto, sapientemente e seconde regole molto stringenti; il che, com’è ovvio, accade di rado[7]

 Andrea A. Ianniello








[1] Cf. M. Weber, L’etica protestante e lo spirito del capitalismo, con La storia di una controversiadi Ephraim Fischoff, RCS Libri & Grandi Opere, Milano 1994, pp. 239-241. Per l’esattezza, Weber parlava di “gabbia di durissimo acciaio”, ivi, p. 240. Weber, sostanzialmente di posizioni conservatrici – e che già nell’ultima parte della sua vita intravedeva il pericolo d’immigrazioni massicce -, già nell’appena citato L’etica protestante si chiedeva, se l’Occidente era destinato a venire pietrificato. Nel successivo corso della sua opera, si rispose di sì, come poi è stato effettivamente con l’imposizione della logica capitalistica ed affaristico-tecnica. Negli anni Sessanta, l’espressione di “gabbia di ferro” avrebbe avuto gran successo assieme all’ illusione di potersene liberare con del mero volontarismo o proiettando dei semplici desiderata. Weber si assegnava ancora il ruolo di cercare d’impedire questa deriva, ovviamente senza poi approdare a nulla. Un’ultima versione di questo genere d’illusioni è quella di Severino, ma rivista e cambiata in certi suoi punti, dunque molto intelligente Severino: e cioè, noi – “intellettuali” – accettiamo ormai “il destino” della tecnica (nietzscheano amor fati: tu devi amare il tuo destino, “garantito” dall’ “eterno ritorno” ma “dell’uguale”, secondo Nietzsche); e però, “noi” – ruolo dei pensatori – “riveliamo” al “popolo” che quello è il destino. Sennonché, temo che a “laggente” non interessi siffatta rivelazione, inoltre – come si è detto altrove (cf. http://associazione-federicoii.blogspot.it/2017/04/colloquio-sul-blog-tra-il-gestore-a.html) -, non basta proprio, è largamente insufficiente, in quanto, per far “crescere” una tale consapevolezza (che qui ci vuole), non basta certo il “mentale”, occorre “rendersi conto” di dove si sia giunti … Anche qui, si approderà dunque a ben poco, la cosa mi ricorda quella canzone, “Sweet Dream Are Made of These”, cf.
https://www.youtube.com/watch?v=qeMFqkcPYcg.
Quanto agli anni Sessanta ed alle sue illusioni, ricordo la splendida – per altri versi - serie “The Prisoner”, del 1967, cinquant’anni fa!, sulla quale cf.
https://it.wikipedia.org/wiki/Il_prigioniero_(serie_televisiva).
Ancora vi era “l’individuo ‘‘libero’’”, questa “illusione centrale del mondo moderno”, del tutto dimentichi della lezione, appunto, di M. Weber, sull’irrefrenabile, incontrollabile deriva (ma per la maggioranza è una buona cosa, a vedere il consenso, che non è mai terminato, c’è stata sola la lotta fra nazionalismi, comunismo e democratismo su come arrivare al controllo, ma di controllo sempre si è trattato) verso la “gabbia di ferro”; un’unica obiezione a Weber: lui se ne faceva un’immagine, appunto, di “gabbia di ferro”, l’occhiuto stato che controlla, le burocrazie hitleriana e/o stalinista. No, le cose son ben più sottili: la gabbia non è di ferro, è di bit, essa è un’armatura elettromagnetica, che non si vede ad occhio nudo … E l’uomo, avendo introiettato la logica fondante, è divenuto lo schiavo docile, e il più spietato controllore di se stesso, non già, certo, perché non compia più delitti – nulla di tutto ciò, anzi! -, ma perché vigila acciocché non oltrepassi mai il ring-pass-not.      
In omaggio all’ormai vecchio di cinquant’anni “The Prisoner”, ecco una serie di link ad esso dedicato (interessante sempre porre a confronto produzioni culturali e produzioni di più largo consumo):
Cf. “The Prisoner 1967 Best Intro Excerpt - Leo McKern -”,  https://www.youtube.com/watch?v=zalndXdxriI.
Cf. “The Prisoner 1967 I’m not a number, I’m a free man”, https://www.youtube.com/watch?v=M7Cs-VIDKSY (ah ah ah ah).
Cf. “The Prisoner - Intro -”, https://www.youtube.com/watch?v=SlFiHhN8aew. E siamo tutti “pushed, filed, stamped, indexed, briefed, debriefed, or numbered” …
Il “prigioniero” si libera dalla prigione quando scopre che il numero 1 – I “prigioniero” essendo il numero 6 -, numero 1 che vuol sempre trovare, e che considera responsabile di tutta la sua vicenda di detenzione è … lui stesso …
[2] Un esempio “popolare” è l’ultimo discorso nel film “Scent of a woman” (1992), con Al Pacino – a sua volta rifacimento di un originale italiano (“Profumo di donna”, 1974, con V. Gassman) -. Cosa dice il colonnello nel film americano (in America la critica sociale si esprime per mezzo dei film), nel film è il colonnello Frank Slade: ‘Frank: Io non ho ancora finito! Entrando qua dentro, ho sentito queste parole: “la culla della leadership”. Be’, quando il supporto si rompe, cade a pezzi la culla, e qua è già caduta, è già caduta. Fabbricanti di uomini, creatori di leader, state attenti al genere di leader che producete qua’ (corsivi miei). Era il 1992 … Poi abbiam visto che “razza” di “““leader””” hanno creato, “razza di serpi” se mai v’en fûro … Ed aggiungeva – sempre il personaggio di “fiscion” Frank Slade: “Io non so se il silenzio di Charlie in questa sede sia giusto o sbagliato, non sono giudice né giurato, ma vi dico una cosa: quest’uomo non venderà mai nessuno per comprarsi un futuro! E questa, amici miei, si chiama onestà, si chiama coraggio, e cioè quelle cose di cui un leader dovrebbe essere fatto. Io mi sono trovato spesso ad un bivio nella mia vita; io ho sempre saputo qual era la direzione giusta, senza incertezze sapevo qual era, ma non l’ho mai presa, mai. E sapete perché? Era troppo duro imboccarla. Questo succede a Charlie: è giunto ad un bivio ed ha scelto una strada, ed è quella giusta: è una strada fatta di princìpi, che formano il carattere” (grassetti e corsivi miei). E chi forma i carattere oggi? Nessuno. Nessuno. Nessuno. E, senza carattere, che razza di “leader” hai? Nessuno. Nessuno. Nessuno. Ed allora, siamo governati da zombie, gente fatta in laboratorio, “candidati manciuriani” o “do it yourself” che sia: sempre zombie sono = non siano governati che da ombre, e le cose vanno per inerzia. Tu devi dire la verità, devi dire le cose come davvero stanno, senza interessarti che ti eleggano o non, senza importarti se avrai la carica o non: questa è l’ essenza della leadership. Non devi aver paura di metterti contro “la gente”, ma per dei principi, reali, non quella cosa ridicola che oggi osano chiamare ““principi””, non per compiacere qualche “grande elettore” o qualche potentato economico … Come stiano le cose, in realtà, è sotto gli occhi di tutti. A me fanno fare “panze” de “risa” – e non di riso … - quei giornalisti che chiedono una “operazione verità” a dei politici: ma voi avete una pallida idea a chi state chiedendo e cosa?? Son il frutto di una degenerescenza di decenni: punto e basta. Le cose, a questo punto, possono solo andare avanti per inerzia. E scordatevi che qualsiasi vero leader possa mai entrare in questi pollai: nessun vero leader accetterà mai di “esser sottoposto al mugugno di ogni stolto” (per dirla con l’ Enrico V di Shakespeare), sarebbe contrario all’ essenza – non certo dell’essere “politici – ma invece della leadership cosiddetta “carismatica”, nel senso vero e weberiano del termine, non nel senso “posticcio” che oggi si conferisce al termine di “càrisma” o carisma, che dir si vogli (“fantozzismo” d’obbligo ahinoi) …
[3] L. Cavalli, Carisma. La qualità straordinaria del leader, Edizioni Laterza & Figli, Roma-Bari 1995, p. 94-95, corsivi miei. La copertina di questo libro:

[4] Ivi, pp. 95-97, corsivi in originale.
[5] Ivi, pp. 97-98, corsivi miei.
[6] Cf.
http://associazione-federicoii.blogspot.it/2017/06/dunque-perche-il-cortocircuito-del.html.
[7] L. Cavalli, Carisma. La qualità straordinaria del leader, cit., p. 92-93, corsivi miei.
PS. Essendo mancato all’appello quel necessario momento d’emersione di una leadership carismatica che rinnovasse i valori, quando la crisi già stava per emerger vent’anni fa, circa, allora la vera leadership – ma in senso nefasto e negativo – potrà venire solo da un’altra “origine”, non dal mondo in cui siamo … Due più due fa quattro, né cinque né tre
Cf. Fresco of the Deeds of the Antichrist (c. 1501) in Orvieto Cathedral,
https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/2/29/Luca_signorelli%2C_cappella_di_san_brizio%2C_predica_e_punizione_dell%27anticristo_01.jpg/800px-Luca_signorelli%2C_cappella_di_san_brizio%2C_predica_e_punizione_dell%27anticristo_01.jpg.
Idem (da www.wga.hu),
http://www.wga.hu/art/s/signorel/brizio/1/1antich1.jpg.
Idem (da www.abcgallery.com),
http://www.abcgallery.com/S/signorelli/signorelli22.jpg.
Signorelli_antichrist_and_the_devil (da vivificat.wordpress.com),
https://vivificat.files.wordpress.com/2014/10/signorelli-antichrist_and_the_devil.jpg.
Dettaglio: “Il diavolo sussurra all’Anticristo le parole che daranno inizio all’esplosione del mondo” (da www.thais.it),
http://www.thais.it/speciali/Orvieto/hi_res/x013.jpg.pagespeed.ic.HfNC0VN9wW.jpg.
Secondo dettaglio: “Dinnanzi al (Terzo) Tempio Ricostruito, vengono uccisi i ‘Duo testes’, mentre fervono le discussioni su chi è l’Anticristo e se il Tempio Ricostruito sia davvero ‘quel’ Tempio” (da www.thais.it),
http://www.thais.it/speciali/Orvieto/hi_res/x015a.jpg.pagespeed.ic.tYIn_iKB3d.jpg.
Idem (da http://www.travelingintuscany.com),
http://www.travelingintuscany.com/images/art/lucasignorelli/sanbrizio/deedsoftheantichrist1700.jpg.
Satana con in grembo l’Anticristo, Torcello, S.ta Maria Assunta (Wikimedia Commons),
https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/9/9c/Meister_von_Torcello_001.jpg/800px-Meister_von_Torcello_001.jpg.
The Preaching and Deeds of the Antichrist (da wahooart.com),
http://en.wahooart.com/Art.nsf/O/8LJAQ2/$File/Luca-Signorelli-The-preaching-and-deeds-of-the-Antichrist.JPG.