venerdì 17 febbraio 2017

“Bruciare libri ed erigere fortificazioni” (Borges), ovvero …





“Bruciare libri ed erigere fortificazioni” (Borges), ovvero in relazione al …




“Bruciare libri ed erigere fortificazioni sono
cautele comuni tra i principi”.
(Jorge L. Borges[1])




Poi son andato a vedere la mostra IlSalvator Mundidi Leonardo in Mostra a Napoli – di cui ho dato nota nel Commento al vecchio post http://associazione-federicoii.blogspot.it/2014/02/il-salvator-mundi-un-probabile-dipinto.html -, Mostra che merita la visita, ed è corredata da un interessante catalogo, con articoli di Carlo Pedretti, a Donnaregina nuova, con il suo Museo molto bello, dove si possono vedere dipinti anche del XIV-XV sec. Ma vi prevalgono quelli del XVII (il Seicento napoletano, spesso così meno valutato del Settecento), e qualcosa del Settecento.  

Naturalmente un’arte, del Seicento, molto “caravaggesca”, mentre per il Cinquecento e il Quattrocento vi prevale la “maniera toscana” a Napoli, cosa interessante da sottolineare.

Diciamo un’arte molto interessante, storicamente parlando, ma che non m’interpella: di certo lì non batte il cuore. Totalmente diverso Donnaregina vecchia, gotica, in pieno centro di Napoli in una bella giornata, molto ma molto diverso dal “barocchismo” e “spagnolismo” enfatico – e “caravaggesco” – che è molto ma molto “Napoli-come-uno-se-l’immagina” e sembra – sembra – fuor di luogo.

Beh passare dal barocco e dal Settecento **immediatamente** al gotico fa un effetto notevole, il coro così luminoso, seppur molto disadorno, ricorda quell’affermazione di Schuon: “Quando si entra in una cattedrale gotica ci si sente al centro del mondo. Quando si entra in una chiesa rinascimentale o barocca ci si sente solo in Europa”[2]. Beh, è verissimo.
Passare dallo “scuro” del barocco a quella leggera luce mi ha fatto provare nella pratica quest’affermazione di Schuon. I rari avventori della mostra in quel momento parlavano – manco a dirlo – ad alta voce: zero sensibilità. Così si perde la bellezza: fra chiacchiere e strilli.
E dunque, dal centro del mondo, son tornato, malgré moi même, in Europa, la “nostra” piccola Europa, Europicina … Europetta da operetta …
E torniamo al discorso – già fatto in questo blog (http://associazione-federicoii.blogspot.it/2016/12/666-ovvero-lo-stigma-ma-non-ton.html) -, che qua, in Italia, non siamo neanche vagamente, lontanamente, ipoteticamente, evanescentemente all’altezza del patrimonio che abbiamo ricevuto.

Poi gironzolando per il centro di Napoli - in una bella giornata (ma **non** calda) è sempre piacevole - la chiesa del Morrone (sì, Pietro del Morrone, poi Celestino V, “che fece per viltade il gran rifiuto” (Dante, Inferno, III, 60), ma **non il fe’ per “viltade” -  e subito dopo la storia libreria Colonnese, lì una chicca: N. Sombart, Passeggiate con Carl Schmitt, Ogni uomo è tutti gli uomini Edizioni, Bologna 2015, Prefazione dell’aprile 2011 di M. Krüger, Nota finale di Silvia Gajani.
“Ora, Carl Schmitt era passato dalla parte degli oppositori del regime. Non sapevo cosa questo significasse in concreto […] Egli [Schmitt] era l’unico, Robakidse a parte, a prendere Hitler sul serio e precisamente anche lui come mitica grandezza: ‘quanto più piccolo facciamo Hitler, tanto più piccoli facciamo noi stessi’ era solito dire Carlo Schmitt. ‘E’ un Golem: bisogna prendere in mano il bigliettino sotto al sua lingua in cui p segnata la chiave del suo segreto. Allora si è padroni di lui’. Egli voleva trovarne questo foglietto cifrato. Poi nuovamente diceva ‘per Hitler non è come per il Golem, egli non ha un foglietto sotto la lingua – cercando, si troverebbe un cestino con tutta la cartaccia del XIX secolo”[3].
Di fronte alla storica libreria un locale “alternativo” con due o tre tizi fuori, che parlano in forma pseudo intellettualistica: dove andremo mai a finire …

Nicolaus Sombart (1923-2008) è figlio di Werner Sombart (1863-1941), sì “lui même”, l’autore della teoria del capitalismo e di studi sulla città (in dialettica e continuità con Weber), ricordato in M. Cacciari, Metropolis. Saggi sulla grande città di Sombart, Endell, Scheffer e Simmel, Officina Edizioni, Roma 1973, libro la cui copertina è stata riportata in questo blog (http://associazione-federicoii.blogspot.it/2016/09/altre-immagini-dellepoca-di-federico-ii.html), l’ultima copertina …
Che il “gran rifiuto”, la caduta dal gotico al barocco e la chiusura dell’Europa in se stessa si accompagnasse allo studio della natura del capitalismo e alla vicenda nazista come vissuta da Schmitt, prima sostenitore, poi oppositore del regime mi è sembrato colmo di senso, e potrei dirne, come Borges fece della Grande Muraglia, che “inesplicabilmente mi soddisfece e, al tempo stesso, m’inquietò”[4].
Forse l’ “eco delle cose” s’implica in modalità per noi insospettabili come una “trama” invisibile.

Termina così Sombart il suo ricordo di Schmitt: “Ora china il capo e guarda nel palmo della sua mano, come se contenesse da studiare attentamente, un sassolino, un muschio, un pezzetto di cristallo. Riflette, poi guarda di nuovo in su. La mano getta il cristallo. I suoi occhi grandi e luminosi risplendono soddisfatti e gai: ‘Sì, Nicolaus, hai ragione’ e proseguono per sparire presto fra i faggi e le betulle. Spero sempre d’incontrarli quando faccio una passeggiata intorno al lago Grunewald – è ancora lo stesso lago. Che cosa penserebbe di loro, il rosso jogger che li sorpassa ansimante, o la ragazza che, un walkman alle orecchie, lo sguardo follemente illuminato di una donna incinta incrocia il loro cammino? Forse leggeranno questo libro. E’ scritto per loro. So che ci saranno lettori che non mi vorranno perdonare di aver parlato dell’amico dei miei genitori e della mia giovinezza senza condannarlo. Qualche volta immagino che uno dei giovani, ai quali racconto la mia storia, mi rimproveri: ‘Tu hai onorato un assassino! Non sai che … ’ ‘Naturalmente lo so’. Ho riflettuto molto su ciò e ne ho anche scritto. Ma questo è su un altro foglio. Qui ho voluto raccontare ciò che ho vissuto allora. La sua colpa e la mia inconsapevolezza sono solo facce di una stessa medaglia”[5].
Colpa ed inconsapevolezza. Due gemelli siamesi … 








[1]  Dalla Prefazione di R. Padoan a Sun Tzu, L’arte della guerra. Tattiche e strategie nell’antica Cina, SugarCo Edizioni, Milano 1980, p. 13.
[2]  Per l’esattezza, la frase è: “Dinanzi a una cattedrale [medioevale, intende] ci si sente realmente posti al centro del mondo; dinanzi a una chiesa in stile rinascimentale, barocco o roccocò, ci si sente solo in Europa”, F. Schuon, Unità trascendente delle religioni. Nuova edizione riveduta e ampliata, Mediterranee, Roma 1997 (vent’anni fa!), p. 83 nota n°6, corsivi miei.
[3]  N. Sombart, Passeggiate con Carl Schmitt, Ogni uomo è tutti gli uomini Edizioni, Bologna 2015, Prefazione dell’aprile 2011 di M. Krüger, citato qui sopra,pp. 12-13. 
[4]  Il passo preciso è: “Lessi, giorni addietro, che l'uomo che ordinò l'edificazione della quasi infinita muraglia cinese fu quel Primo Imperatore, Shih Huang Ti, che dispose anche che venissero dati alle fiamme tutti i libri scritti prima di lui. Il fatto che le due vaste imprese - le cinque o seicento leghe di pietra opposte ai barbari, la rigorosa abolizione della storia, cioè del passato - procedessero da una persona e fossero in certo modo i suoi attributi inesplicabilmente mi soddisfece e, al tempo stesso, m'inquietò. Indagare le ragioni di quell'emozione è il fine di questa nota” (da “La Muraglia e i libri”, in Altre Inquisizioni di Borges, fonte online; http://www.tecalibri.info/B/BORGES_inquisizioni.htm).  
Ed anche in tal caso, occorrerebbe più tempo ed una penna migliore, seppur elettronica e digitalizzata, per indagarci.
Ma saremo assai vicini a quelli che taluno ha chiamato “Il ‘mistero’ del capitale”, cf. H. de Soto, Il mistero del capitale. Perché il capitalismo ha trionfato in Occidente e fallito nel resto del mondo, Garzanti Libri, Milano 2001. Naturalmente – giusto per esser chiari – non condivido le proposte di “soluzione” che de Soto fa (faceva) nel suo libro – peraltro, non ascoltato, in sostanza – in quanto le cause dei “difetti” del capitalismo sono intrinseche, sostanziali, strutturali e non modificabili se non temporaneamente e per una pressione esterna, estrinseca alla sua logica fondante, come, tra l’altro, la storia sta lì a confermare, sta lì a confermare “beyond any possible doubt”, al di là di ogni possibile dubbio. La diffusione su vasta scala del piccolo credito ed usare le piccole proprietà per sostenerlo e richiederlo, come sostiene de Soto, implicherebbe infatti che la i centri decisionali del capitalismo perderebbe il controllo totale della leva finanziaria e cioè la parte decisiva del sistema. Una cosa del genere potrebbe essere imposta solo da un’autorità esterna, che il capitalismo stesso, diffondendosi a tutto il globo – la famosa “globalizzazione” – ha, di fatto, distrutto: oggi nessuno ha una tale autorità. Si può ripiegare sull’argomento: un’autorità esterna per la salvezza del sistema, cosa che è stata adombrata più volte dopo il 2008, ed abbiamo avuto le ridicole “riforme” di Wall Street volute da Obama, seguita dal togliere anche quel po’ di buono fatto da Obama, cioè la linea Trump. Voler “salvare il capitalismo” implica necessariamente il far intervenire una logica diversa da quella del capitalismo: quale che sia tale logica, il capitalismo è fondato sull’idea che può funzionare soltanto ed unicamente con la sua logica. Al capitalismo repelle qualsiasi logica diversa dalla sua: può anche ammetterla – del tutto teoricamente – ma mai accettarla nel suo funzionamento. In parole povere: può esser costretto a venire a patti o da una crisi che non sa gestire, oppure esservi costretto da “causa do forza maggiore”. Oggi, però, nessuno – sulla Terra – oggi ha il potere d’imporre una sua logica differente al sistema.
Poco male, tutti i sistemi hanno il loro culmine – a noi purtroppo è capitato viver dentro tal culmine, una fase spaventosa di “vuoto culturale” –, ma è altrettanto vero che i sistemi storici passano e terminano, e già pesanti ombre son sempre più sul capo del sistema capitalistico. Si diceva: poco male. Vale a dire: non sta qui il male; il male sta che nemmeno ci pensano ad una logica diversa che possa imporsi al sistema! Qui sta il vero male …!
[5] N. Sombart, Passeggiate con Carl Schmitt, cit., p. 60. Interessante la frase finale di una lettera all’autrice della Nota (S. Gajani) che quest’ultima riporta: “ ‘L’arte è l’unico argomento, lei sola è adatta a comprendere la situazione’”, ivi, p. 64, corsivi miei; e direi che è così, è vero. Interessantissimo quel che N. Sombart attesta di Schmitt: “Chiamava Disraeli un amico”, ivi, p. 36, corsivi in originale. Benjamin Disareli (1804-1881) è il famoso autore della frase - tratta da Coningsby (https://en.wikipedia.org/wiki/Coningsby_%28novel%29) - “Il mondo è governato da tutt'altri personaggi che neppure immaginano coloro il cui occhio non giunge dietro le quinte” (https://it.wikiquote.org/wiki/Benjamin_Disraeli).
Dice ancora Sombart, nel prosieguo: “Lo stato tedesco era anacronistico già al momento della sua nascita. Il sogno guglielmino d’impero e potenza marinara giunse, senza speranza, troppo tardi – per non parlare di ciò che accade oggi. Che cos’era un imperatore contro un’imperatrice? Che cos’era un junker prussiana contro un mago ebraico? Qualunque fosse stato il suo punto di vista – non m’irritò la fascinazione di Carl Schmitt per Disraeli, ma la sua ammirazione incondizionata per lui. La mia impressione era così forte che io non potei esimermi dal sospetto che il desiderio segreto, l’ambizione ultima del mio maestro peripatetico. Non fosse altro che quella di esser egli stesso ebreo. Il ritratto di Disraeli era appeso sulla sua scrivania, come a foto di Rommel era su quella di Montgomery. Forse, per un ceto periodo di tempo, aveva creduto di poterlo vincere. Ora sapeva d essere sconfitto. Amico o nemico? Egli citava spesso: ‘il nemico quale immagine è la nostra stessa determinazione o risoluzione. Io credo di sapere che cosa ne pensasse. Così l’ho vissuto allora. Quale apprendista stregone, vedevo il vecchio maestro all’opera nel suo laboratorio. Provava e sperimentava. Qualche volta era veramente inquietante per me – sempre comunque interessante da togliere il fiato. Sapevo di cosa si trattasse. Cercava la formula magica che permettesse a lui, il più grande esperto di storia di chiunque altro, di esorcizzare la svenuta che si era abbattuta sul mondi”, N. Sombart, Passeggiate con Carl Schmitt, cit., pp. 37-38. 








venerdì 20 gennaio 2017

Sul “katèchôn”, un riferimento



Sul “katèchôn” e uno scritto del 2013 di Cacciari, a tal proposito, cfr. in “Tre Sfumature di Blu Trafalgar Square”, la nota n°15 
 a pie’ pagina. 




 

“Attenti a Voi” (“Woe to You”)







Attenti a voi, o “cavalcatori di tigri”, nei vostri giochetti evocativi e più o meno realmente ermetici[1]!

Che giocando giocando, la tigre non vi mangi!!

Che giocando giocando, non evochiate qualcosa che non siate più in grado di controllare …


E fu illo tempore emesso un “Attenzione” su/in cotesto blog … Ma, si sa, l’ apprenti sorcier non impara mai



“L’Apprenti Sorcier”
https://www.youtube.com/watch?v=ELC1vzm0NXE

E dunque, all’Or … :


The Number of the Beast

https://www.youtube.com/watch?v=9eg8HkSzjBo


Woe to you O Earth and Sea

https://www.youtube.com/watch?v=cQYZyIgDHcc









[1]  Peggio se realipeggio …