venerdì 26 ottobre 2018

Un “CONSIGLIO”, ET …



















Tornando e ripensando al mio consiglio, in questi tempi nefasti, nemmeno cattivi – nefasti, ch’è peggio –, di “accettare ma senza dare il consenso”[1], unica risposta quando si è molto più deboli, nel tempo della “marea cattiva”, cioè il “nostro” tempo.
“La cosa migliore è la fuga.
Spiegazione
Conservare intatto l’esercito evitando il nemico.
L’esercito si ritira. [Ma] non è un’onta. Infatti non si devia dalla condotta abituale [della guerra]”[2]. Quest’ultima frase vien tratta dalle spiegazioni dell’esa. 7 dell’ I-Ching, frase che il commentatore moderno (Gawlikowski) così spiega, in nota: “L’esagramma [ovviamente il n°7, “L’esercito”] indica che la ritirata si mette in atto quando noi siamo deboli e ci troviamo per di più in una situazione sfavorevole, che rende il nemico ancor più arrogante[3].  
Solo che la nostra situazione è ancor peggiore: che l’esercito sia “intatto” è chimerico: comunque, bisogna però tentare di salvaguardare quel po’ che ne rimane con una ritirata ordinata. Non vi è molta scelta, oggi. La situazione oggi, difatti, non è cattiva, è pessima, da ogni punto di vista. E le cosiddette “riforme” amministrative han complicato le cose ancor di più: più tutto diventa complicato, più la digitalizzazione si sviluppa = essa c’è per far andare in stallo il System.
Questo libro faceva parte probabilmente di “libri segreti conservati in particolari scuole, come, ad esempio, le scuole monastiche delle tecniche di combattimento cinese”[4]. Questo perché di esso non v’è traccia nei Cataloghi delle varie biblioteche imperiali: in Cina, infatti, vi era l’obbligo di dare una copia di ogni pubblicazione – come in Europa s’inizierà a fare dopo la Rivoluzione francese – e c’era l’obbligo di formare un Catalogo. Guerre e rivoluzioni spesso disperdevano o incendiavano molti testi, dei quali s’è persa traccia; ne rimaneva, però, la menzione nei Cataloghi. De I trentasei stratagemmi, al contrario, non v’è menzione da nessuna parte.
“Il libro I trentasei stratagemmi a questa tradizione culturale ed è pieno di simbolismo. Esso presenta la Via dell’Inganno (opposta alla Retta Via di Confucio). Mediante la quale un individuo poteva [e può] proteggersi e vincere le forze maligne dei suoi nemici”[5]. Lo yin dell’interesse individuale a difendersi, contro i nemici, va riconciliato, ed armonizzato, con lo yang della Retta Via.

Un’ultima nota, d’obbligo, sull’arte della guerra, detta pure “arte del vantaggio”, “come stare in vantaggio sui propri opponenti”, cioè. “La guerra provoca distruzione e morte ed è, dunque, chiaramente governata dalla forza yin, ma ha bisogno di una certa durezza e di armi affilate. Perciò, la stagione adatta è l’Autunno, dominato dall’energia mistica del Metallo. La sottile arte della guerra era anche identificata con l’Acqua, che è l’essenza della forza yin, colo colore Nero e con la notte che è il tempo più favorevole. La guerra era perciò un’arte ‘nera’, segreta, e il suo principio di base era che ‘il molle vince il duro’ (come l’acqua sgretola la pietra). Chiunque la praticava doveva esser ‘molle’ e ‘mite’, doveva, come l’acqua, adattarsi alle circostanze, ma, con manovre nascoste e segrete, doveva anche creare ‘fratture’ nel campo avversario e indebolirlo poco alla volta [come si è visto nel post precedente, da lungo tempo, non s’indebolisce né “frattura” proprio un bel nulla nel “campo avversario”!!], usando le stesse forze del nemico per distruggerlo. Doveva colpire solo nei punti più deboli dove non c’è resistenza, e solo al momento propizio. Con queste manovre la vittoria della giustizia era assicurata, come il trionfo della forza yang segue il culmine della forza yin [noi oggi siamo al culmine dello yin, dopo la fine di tal culminazione – che impone questa serie di ritirate – si andrà, dunque, al culmine dello yang], e come la pace risulta dalla guerra e la Primavera nasce dall’Inverno. L’espressione simbolica della lotta, dell’Acqua e dell’Inverno erano i Guerrieri Neri: il serpente nero, che lotta contro la tartaruga [lotta cosmica, molto importante dal punto di vista simbolico], può esser sconfitto solo con un morso ben assestato”[6].


La storia di questo libro è significativa. E’ stato riscoperto durante la Repubblica Popolare Cinese. Un generale, “al corrente del fatto che Mao amava molto gli stratagemmi e li usava con grande maestria, gli mostrò il libro sperando che egli esprimesse per iscritto i suoi apprezzamenti”[7]. Mao, invece, proibì la pubblicazione del libro …
Di seguito, dopo la morte di Mao, esso è stato infine pubblicato, prima nella Repubblica Popolare, poi nel resto del mondo.
Quindi Mao faceva sì che non si pubblicasse quel che pure stimava e che, ancor più, di fatto, praticava, ed anche bene; sembra un atteggiamento piuttosto contraddittorio, ma è soltanto apparentemente contraddittorio.
La domanda che vien posta all’intervistato è relativa al fatto che Mao, pur sostenendo il “realismo socialista”, però scrisse delle poesie in pieno stile classico cinese. In tal modo, si osserva, lo stesso Mao non rispettava quelle direttive che aveva imposto. Ecco la risposta: “Le poesie di Mao sono stilisticamente impeccabili e ricalcano illustri modelli della poesia tradizionale. […] Cos’aveva spinto Mao a pubblicarle? Era la necessità di un autore il quale poteva permettersi d’ispirarsi ad antichi modelli, che, però, sconsigliava ai giovani e poteva pubblicarle in base all’antico adagio latino, a lui sconosciuto, ‘quod licet Iovi non licet bovi’?”[8]. Si noti che intervistato, in effetti, non risponde propriamente. Rimane che si auto conferiva un tal diritto. Ma, se così è, nulla toglie che potesse praticare la “scienza degli stratagemmi” e proibir la pubblicazione di una nuova fonte che, temeva, potesse essere “male” utilizzata, vale a dire: contro di lui …

Tra l’altro – ponendo all’intervistato una domanda molto sentita in ambienti “evolizzanti”, e cioè se, oltre al “tramonto dell’Occidente” di spengleriana memoria, vi fosse anche il “tramonto dell’Oriente” di cui Evola parlò una trentina d’anni fa: cosa verissima, ma non è vera la deduzione ch’en traggon tanti: cioè che l’Occidente venga “rivalutato” dalla contemporanea, e verissima, come s’è detto, decadenza dell’Oriente – in tal modo rispondeva illo tempore Lanciotti: “Se l’Occidente è tramontato e l’Oriente tramonta [si noti la differenza di tempo], che cosa ci rimane? E non è sempre meglio quest’Oriente della Coca-Cola? In secondo luogo, bisogna vedere qual è l’Oriente destinato a tramontare, se quello asiatico o quello islamico. Quest’ultimo sta salendo, sta invadendo: è un forma di tramonto o è piuttosto una forma da cui bisogna difendersi, anche se non nella maniera di Oriana Fallaci? Io direi che ogni civiltà ha i suoi alti e bassi. Si pensi alla Cina, che forse il punto più basso lo raggiunse nel diciannovesimo secolo ed oggi è una superpotenza”[9]. Lo scopo del “comunismo” cinese, pur fra mille giravolte, mille contraddizioni, questo era: che la Cina tornasse ad essere una delle nazioni più importanti della Terra cosa che, tutto sommato, pur fra degli alti e dei bassi, è sempre stata, alla fin fine. Fino al termine del XVIII secolo, prima della Rivoluzione industriale, il commercio che davvero arricchiva era quello con la Cina, cosa che, nell’Impero inglese, ben si sapeva.
Sull’effervescenza islamica: è anch’essa un “tramonto”, ma espansionista, in quanto la forma delle società islamiche non è così “compatta” e forte come quelle dell’Asia orientale, capaci di “riorientarsi” come blocco, come un intero. 
Sulla decadenza dell’Oriente “asiatico”, per dirla con Lanciotti: personalmente l’ho teorizzata vent’anni fa con la teoria del “judo storico”, decadenza voluta ed accettata per colpire l’Occidente, accelerandone la fine. Non è che un modo di applicare quelle tattiche indirette, quegli stratagemmi – e mo’ ce vo’ – cui si è, molto ma molto in breve, accennato qui sopra. La variabile “impazzita” è l’effervescenza dell’Islam “occidentalizzato”, che non rientra nel quadro immaginato – e praticato – in Asia orientale, ma che rientra in quello ipotizzato illo tempore da Guénon, come fatto non necessariamente negativo, ripetiamolo, a scanso d’equivoci. Guénon sempre si rifiutò di arruolarsi nel campo dei “difensori dell’Occidente”, per favore non arruolatelo dopo morto, malgré il meme.
Nondimeno si sottolinea l’ esplicitezza di Lanciotti, a tal proposito – del rinnovato, molto caotico, espansionismo islamico –, ed è bene che lui lo dicesse, fuori dai “difensori dell’Occidente” altrettanto quanto dal cosiddetto “volemose bene” che ha sempre sopravvalutato la globalizzazione. Il potere di effettiva “inclusione” di quest’ultima è bassissimo, visto che rompe e separa anche all’ interno le società occidentali e globalizzate – quindi anche non solo occidentali –, in irreversibile crisi.





Andrea A. Ianniello













[2] I trentasei stratagemmi. L’arte cinese di vincere, Introduzione e spiegazioni al Classico dei Mutamenti [I-Ching, Yijing] di K. Gawlikowski, Guida editori, Napoli 1990, p. 285.
[3] Ibidem, corsivi miei, mie osservazioni fra parentesi quadre. Questo consiglio rientra nello scopo detto qui: cf.
[4] I Trentasei stratagemmi, cit.,  Introduzione, p. 26.  
[5] Ivi, p. 24, corsivi in originale, mia nota fra parentesi quadre.  
[6] Ivi, p. 20, corsivi in originale. Cf.
http://associazione-federicoii.blogspot.com/2018/09/del-vajra-sparse-considerazioni_16.html. Tra l’altro, su quest’ultima “energia” e la sua rilevanza per la potenza dell’ “illusione” quando, però, volta verso il male (ovvio), vi sarebbe da scriver su dei volumi, ma non v’è né tempo né circostanze di luogo che lo permettano; si potrebbe solo accennare a Satprem, alla kundalini che va verso il basso, cosa che permette di “vedere i morti”, per così dire …, in altri termini all’erosione – in atto – del “velo” che separa il mondo corporeo da quello sottile “inferiore”, per dirla con Guénon, verso la “rottura del ‘velo’” di cui si parla nel libro cui dà l’accesso il seguente link:
Il Nero era il simbolo della Dinastia Ch’in [Qin] che unificò la Cina – le ha dato il suo nome, peraltro – e che impose il governo delle punizioni “draconiane”, il governo del rigore (il legame fra Nero e “Rigore” ricorda un po’ la Kabbalah ebraica, “Geburah” sull’Albero cabalistico). Sul legame fra Nero e Dinastia Ch’in [Qin], cf. J. Lévi, Il grande Imperatore e i suoi automi, Einaudi editore, Torino 1986 , pp. 191-196, parte del capitolo “Nero è l’inverno” intitolato.   
[7] I Trentasei stratagemmi, cit.,  p. 28, corsivi miei.  
[8] L. Lanciotti, Dove va la Civiltà Cinese?, a cura di F. Palmieri, Edizioni Settimo Sigillo, Roma 2005, p. 44.  
[9] Ivi, p. 45, corsivi miei, mie osservazioni fra parentesi quadre.
Per venire alla lotta fra “tartaruga e serpente”, vi è questa poesia di Mao, della primavera del 1927: “Ampi, ampi i nove affluenti solcano la Cina/ profonda, profonda una linea corre da nord e sud./ Confusi nei vapori azzurrini di pioggia/ i monti Tartaruga e Serpente rinserrano il gran fiume./ Chi sa dov’è andata la Gru Gialla?/ Questa è ormai solo una meta per gitanti./ Col vino brindo alla corrente impetuosa/ sulle onde s’innalza la marea del mio cuore”, Mao Tse-tung, Uno studio sull’educazione fisica. Tutte le poesie, a cura di R. Pisu, Sansoni, Firenze 1971, p. 57. La curatrice spiega che il padiglione della Gru Gialla si trova sulle rive dello Yangtze. Del 1934-1935, sulle onde: “I. Montagne!/ Con la frusta incito il cavallo, non scendo di sella./ Sbigottito sollevo la testa/ a tre piedi a tre sta il cielo./ II. Montagne!/ Come mari e fiumi sconvolti da enormi onde arricciate./ Affannosamente fuggono, avanzano/ come diecimila cavalli nella mischia di guerra./ III. Montagne!/ Trafiggono il cielo turchino come lance non smussate./ Il cielo cadrebbe/ se non ne sostenessero la volta”, ivi, p. 71. Del 9 settembre 1961, scritti su di una fotografia della Grotta degli Immortali: “Nella luce incerta del crepuscolo si scorge un pino possente/ tollera paziente le nuvole che disordinate gli veleggiano intorno./ Il cielo ha creato la Grotta degli Immortali./ Dalle cime impervie sconfinato è il panorama”, ivi, p. 93. E qui si termina, con un panorama sconfinato. Questo sguardo ampio, questa visione, mancano tantissimo nel nostro asfittico e “schiacciato” presente senza respiro. E’ importante che nel proprio cuore alberghi profumo di pini montani. E non si dovrà temere più alcuna cosa.











“Maree”































Un appunto, forse, stimolante (non usiamo il termine “interessante” …).
“A questo proposito noterai la necessità di […] seguire le maree del tuo essere interiore, ma nel contempo stai attento che ciò non divenga una scusa per la pigrizia. Esistono quattro grandi maree che influiranno su di te, come pure sulla vita di questo pianeta. […] Ho parlato delle maree in uno dei miei libri, ma riprenderò l’argomento per rinfrescarti la memoria. La prima marea è quella che inizia col solstizio d’inverno, intorno al 21 dicembre, e continua fino all’equinozio di primavera a marzo. Questa è nota come la ‘Marea di Distruzione’ e la sua caratteristica è la distruzione, non tanto nel senso letterale della parola, ma piuttosto in quello di eliminazione di tutto ciò che è inutile e squilibrato dalla vita. […] Questo, naturalmente, è molto utile, poiché ci permette di sbarazzarci di gran parte dei residui e dei relitti che abbiamo accumulato […]. La marea seguente inizia all’equinozio di primavera e continua fino al solstizio d’estate di giugno. Questa è la ‘Marea della Semina’: l’epoca in cui dovresti seminare quelle idee e quegli ideali che son sopravvissuti alle Correnti di Distruzione. Viene quindi la ‘Marea del Raccolto’, dal solstizio d’estate all’equinozio d’autunno in settembre: durante il flusso di questa verranno raccolte le messi di queste idee e di questi ideali. Si tratta di un raccolto di vario genere; viene mietuto su diversi piani di vita e di coscienza e perché tali messi siano reali, è essenziale che vengano mietute anche qui, nel mondo fisico. Chi cerca di procedere, senza prendere anche questo in considerazione, rovinerà ogni suo sforzo. L’ultima è la ‘Marea della Formulazione’, che continua fino al solstizio d’inverno. Questa marea è quella in cui puoi formare i piani per il futuro, esaminare i successi e i fallimenti passati, e valutare il tuo progresso complessivo. E’ bene che tu ricordi che un progresso può esser fatto anche mediante ciò che ci sembra un completo fallimento. In verità, l’unico fallimento reale è l’astenersi dal provare. […]
Tutte e quattro le maree, naturalmente, si confondono l’una nell’altra e fra di esse non vi è una linea divisoria precisa, in modo che potrai attenderti che un’influenza di duplice natura influisca su di te al termine di una marea e all’inizio dell’altra. […] Ricorda, però, che alla fine dovrai esser capace di nuotare contro tali maree e anche di usare la loro energia allo stesso modo in cui una nave ‘va controvento’, risalendo in direzione opposta ad esse”[1].


Parlando di “maree”, direi che siamo nell’alta marea della stoltezza …
Battute a parte, sarebbe lecito, a tal punto, chiedersi se tali maree “sottili” non siano anch’esse, oggi, sottoposte ad interferenze varie che ne alterino il flusso, in parallelo a ciò che, ormai da tempo, sta succedendo alle stagioni “dense”, le stagioni meteorologiche. La risposta non può esser che: SÌ, anch’esse subiscono più o meno forti INTERFERENZE, peraltro variabili e mutevoli, cioè incostanti, queste “interferenze” stesse. Cosa, poi, in effetto interferisca, mi rendo conto sia la domanda forse più importante, rispondere alla quale ci porterebbe, per forza, troppo lontano. La cosa interessante, che dico: significativa, però, è “segnarsi” questo punto.


Un tempo anch’io credevo fosse “bello” vivere in “tempi interessanti”, poi mi è toccato di viverli: HO CAMBIATO IDEA ....


Se avviene il contagio, se l’Italia infetta, allora, stavolta, è il modo SANO di procedere, in un sistema **malsano** …




PS. Sulle “sette torri”, si comincia a vedere anche qualche pubblicazione, ma lo scopo è quello di “dire” le cose, non di avvertire, e questo è già errato, a mio avviso. Poi, la “generosità” di costoro, è proverbiale, ma oggi è così, stare al centro, io sono quello che … gli “altri”, ah ah, chi saranno mai … altri han parlato di queste cose: NOOOO, non esistono.
Nel ripetere a “pappa gallo” Monsieur G. che cavolo ne vien fuori di buono??
Mai son stato d’accordo con questa deriva.
Voi non siete Guénon, signori, vi piaccia o non. C’è pure la rima …
Degli “evolomani”, poi, non parlo proprio, …
Stendiamo un velo pietoso …
A me sembra nascere, questo genere di fenomeni, da un po’ d’invidia – come dico, per i scherzo: d’ “indivia” … – per l’autorevolezza di G., detto sinceramente. Ma l’autorevolezza non si passa in eredità, ed inoltre la danno gli altri, non si presta. Spiace dirlo …
O la si “ha” o non la si “ha”, tertium non datur.
Tornando a noi, la questione delle “7 torri” è troppo seria per coinvolgerla nei conati di vecchie polemiche, più che datate, quando già illo tempore qualcuno segnalava segni evidenti di cedimento[2]. Manca del tutto qualsiasi capacità di poter intervenire per impedire al “campo avverso” di procedere, e questo non da ieri, da un bel po’ di tempo. E non è certo colpa di Guénon.  





Andrea A, Ianniello



 




[1] W. E. Butler, L’Apprendista mago, Hermes Edizioni, Roma 1983, pp. 138-139, corsivi in originale.  
[2] Cf. gli scritti di J. Robin su Guénon in Nouvelle Ecole, n. 41, automne 1984, pp. 90-96; tal numero riporta anche uno scritto di Guénon stesso: “Suggestions sociales, démocratie et élite”, ivi, pp. 96-100; si tratta del Guénon “critico del mondo moderno”, e, seppur molti argomenti sembrano datati, non lo è il punto centrale, perfettamente valido ancor oggi: quello delle suggestioni sociali. Solo che tali suggestioni cambiano, cosa che i “tradizionalisti” non possono capire, poiché vittima di altre suggestioni; per cui, non tanto più – o non più solo – la “democrazia” come “suggestione” (anche in senso “occulto”, eh), bensì anche il neonazionalismo nelle sue varie forme, o la “difesa dell’Occidente”, cioè quell’altro genere di suggestioni alle quali i “tradizionalisti” non possono che “abboccare”, in una maniera o in un’altra che sia.