domenica 14 ottobre 2018

Cacciari a Caserta, “Europa, inizio o fine …” …
















Si è svolta, il 12 ottobre (c.a.), la conferenza pubblica di Cacciari all’Università Vanvitelli di Caserta, facoltà di Scienze Politiche.
A parte molte considerazioni, che si potrebbero fare, ma sarebbe troppo lunghe da fare qui, vediamo le tesi “apodittiche” sostenute da Cacciari,

L’attuale assetto “in crisi” – irreversibile, aggiungerei – della presente situazione in Europa, nasce con il 1989. E su questo, ci siamo, anche se non condivido il giudizio positivo su quel momento, che pur era necessario, ma per motivi del tutto diversi da quelli cui pensa Cacciari (ma siamo qui nelle questioni che ci condurrebbero lontano, come detto[1]). Segue la fase della cosiddetta “fine della storia” (F. Fukuyama), che voleva dire che il liberismo dominava il mondo, cosa che è stata vera, e c’era un sol modello. La situazione precipita con la crisi del 2008: quel modello viene messo in questione. E siamo, così, giunti alla “questione del giorno”[2]
Altra osservazione giusta è che quel modello che oggi è in crisi – irreversibile – non era meramente “illuminista”, quanto piuttosto massonico-cosmopolita. Ed anche questo è vero – con una noterella,  a margine: che anche chi si oppone (l’ossimoro dell’ “internazionale” sovranista = neonazionalista) viene da quegli ambienti. E, sia detto per inciso, su questo blog c’era un post dove si parlava contro certi “succhioni” di falsa difesa della “democrazia”, ma che, in realtà, avevano lo scopo di portare su strade sbagliate, con l’intento di sguarnire del tutto. Ed anche queste tattiche sono tipicamente massoniche.
Giusta l’idea che l’errore madornale è stato fatto, da parte della nuova “contro-élite” globale, “un Kissinger non l’avrebbe fatto”, afferma giustamente Cacciari, che la Russia sarebbe risorta, perché la Russia viene prima dell’Urss, e, molto semplicemente, aggiungo io stavolta, si tratta di perseguire gli scopi classici della Russia senza più il manto dell’ideologia. Mentre Stalin lo faceva, ma non lo diceva, ora Putin lo fa e lo dice: ecco tutto: ma sono i soliti, classici, tipici scopi russi di aver accesso ai mari caldi e di tenere le potenze europee lontano dagli stretti confini russi.
Per la verità, cose che osservai tempo fa[3], e non sarebbe stato difficile farlo. Putin non è altro che qualcuno che ha stralciato alcuni aspetti dal programma di Zhirinovskij, ed è ben più presentabile di quest’ultimo (d’altronde si sa che Zhirinovskij fu come un ballon d’essai da parte di “certi” ambienti, anche riconducibili all’ex Kgb, dal quale Kgb, lo sanno tutti, lo stesso Putin proviene, alla fin fine: e chi conosce la storia dell’Urss, ben sa ch’essa fu dominata dalla lunga lotta fra Pcus e Kgb, lotta vinta da quest’ultimo, che alla fine si mostrò l’unico baluardo residuo del potere statale).
Giusta poi l’idea di non fissarsi su elezioni varie – anche se, secondo Cacciari, le elezioni in Baviera (del 14 ottobre c.a.) possano costituire un test per capire “a che punto” si sia giunti nella degenerazione dell’Europa – per cercare, piuttosto, un dibattito pubblico. Non si può, insomma, rimaner legati alle “contro-élite” globali che han generato l’unica situazione che potevano generare. E qui, al contrario, bisogna sottolineare un limite di Cacciari: è vero che quel che si sta vivendo è il terzo suicidio dell’Europa, dopo il ’14 e il ’39 – per certi aspetti, il secondo è un ripresa del primo – ma, pure stavolta, è la Germania che ha precipitato la crisi, quando, in un consesso plurale, ha perseguito uno scopo nazionale, ed è importate sottolinearlo. Con il “cambiamento del XXI secolo”, dove l’economia, e non più la guerra (come invece la pensava von Clausewitz, che Lenin stimava), è “il proseguimento della politica con altri mezzi”. E, poi, questo “proseguimento della politica con altri mezzi”, è, a ben vedere, l’ essenza della “dottrina Putin”. Dopo la fine del comunismo, nessuno più si sogna d’imporre il volere dello stato all’economia: ma ciò significava che non c’erano più scopi politici?
O che gli scopi economici fossero politici e quelli politici meri echi di quelli economici e loro applicazione pedissequa ed ottusa?
No, nient’affatto. Se ben si vede, in realtà, sia Cina che Russia si son limitati, come stati, a rivendicare i loro scopi, pur avendo “pagato dazio” all’economia finanziaria globalizzata, aggiunge chi scrive. L’unico posto dove si è “rimasti col cerino in mano”, è l’Europa, dove gli scopi della politica son economici: pareggio di bilancio, conti a posto, ecc. ecc. E ciò è vero tranne che per la Germania, dove l’imposizione della “gabbia di ferro” dei “bilanci a posto” ad un intero continente è stato instrumentum regni. Ed ora la Germania stessa è in crisi, perché i costi di tale imposizione stanno lievitando, mentre  vantaggi, pur perdurando, diminuiscono per una situazione generale di crescente instabilità sistemica, cui nessuno può metter mano, perché, appunto, nessuno, oggi, in politica, si sogna d’ingabbiare i mercati. Quindi, autrice del terzo suicidio dell’Europa è, un’altra volta, la Germania, l’autrice scatenante del primo e del secondo suicidio. Che il progetto Euro fosse per sua natura fallimentare – ovvero maschera di altro – fu anch’esso illo tempore detto[4] … Eh, ma lei dice queste cose per “togliersi un sassolino dalla scarpa”, come suol dirsi? Assolutamente sì, ovvio che sì. Non amo le cose ghiacciate da mangiare, ma la vendetta è un piatto freddo, anzi, che si serve ghiacciato: solo allora è buono.

L’idea è comunque giusta, per tornare al discorso di prima: quando “sopra” vi è un blocco, solo “sotto” puoi trovar posto. Il problema, però, e di fondo, se vi siano delle energie residue[5] pronte a farlo, e qui è più che lecito metterlo in dubbio.  

Anche giusta l’idea che l’Europa nasce nel Medioevo, col monachesimo, per esempio.
Si potrebbe aggiungere che l’Europa nasce nel Medioevo, non l’Occidente, la divisione Occidente – Oriente precede la nascita dell’Europa – intesa come un’entità singola e ben distinta. Vi è poi stata la lunga, lunghissima stagione nella quale Europa s’identificava con Occidente. Oggi tale stagione è terminata, e l’Europa, ingloriosamente degenerando in cose meschine, da bottegai, deve cercare un colante, un “collant”, una calza che tenga insieme le sue molte differenza, visto che non può essere un “impero” come Cina o Russia, una mera “corporation”, come gli Usa. E qui casca l’asino: perché i dirigenti attuali brillano per la loro crassa, grassa, obesa e soddisfatta totale assenza di cultura, come si dimostra dal loro errore con la Russia. Che “Kissinger non avrebbe mai commesso”, dice Cacciari. Ma Kissinger conosceva la storia, lo stesso Cacciari cita con favore il libro di Kissinger sul Congresso di Vienna (si tratta di: H. Kissinger, Diplomazia della restaurazione, Garzanti, Milano 1973). E figurarsi se uno degli attuali dirigenti o decisori, affetti da “ignoranza invincibile”, si va a leggere un libro del 1973 … ah ah ah ah, da ridere. Ecco, a mio avviso, è da una riflessione cultural politica che occorrerebbe ricominciare. Da un certo momento in poi, fra cultura e politica è nato il divorzio consenziente; non dico di risposarsi, ma qualche convivenza, anche solo temporanea, sarebbe giusta ed opportuna, visto che oggi la convivenza è, anche legalmente, almeno in parte accettabile. E non comporta il matrimonio a vita …
Non ci si dimentichi mai, però, il vecchio detto[6]
In ogni caso, il vuoto spinto culturale di questa micro Europa, Europina o Europicina – ben lontana dalla Cina quanto più vicini siano i rapporti commerciali – è il vero punto dolente. Da qui occorrerebbe ricominciare.
In e di una tale riflessione, il tema dell’ Imperium, ma non quello moderno, quello medioevale, federiciano (che era un mosaico di differenze, tenuto insieme da un’ idea comune), potrebbe fare da suggerimento, non certo per imitarlo – per favore, le scemenze dei “tradizionalisti” se ne stiano altrove – ma solo come suggerimento in vista, ed anche qui Cacciari ha ragione, di un’Europa federalista.
L’Europa non potrà, infatti, mai essere così “compatta” come la Cina, né avere un centro autocratico come la Russia, che funziona solo quando c’è “l’uomo forte” al comando, cosa che il russo della strada sa benissimo.
Ricordo quel viaggiatore nella Russia pre Putin che stava sulla transiberiana, che veniva fermata dai poliziotti ogni volta, e questi chiedevano ai viaggiatori dei soldi. Un viaggiatore russo, molto arrabbiato, sbottava così in un inglese approssimativo: “Russia Stalin normale. Quèsto no normale”. Ecco, sono cose che sanno anche le pietre, tranne in Europa, dove, anche se lo vedono, non amano vederlo, per la semplice ragione che non segue la loro idea di ciò che è “democrazia”, questa vecchia ciabatta che tanto promette, e poi mai mantiene, generando sempre ondate di proteste, e disastri a iosa.
Dunque la “democrazia” non basta per unire delle differenze profonde, né il liberalismo, men che meno il capitalismo – che è globale per definizione – e neppure il richiamo all’antichità greco-romana né al Cristianesimo – ognuno di questi richiami, difatti, contiene solo in parte l’idea di Europa, nessuno di essi è suscettibile di contenere l’intero. Ora, tu hai bisogno di contener tutto se vuoi rifondare l’ idea di Europa. Si potrebbe, allora, suggerire che, oltre al concetto medioevale d’ “Impero”, che era un mosaico di differenti stati e statuti e regioni, sia proprio il concetto di Europa a poter tenere assieme l’idea di Europa, in quanto questa è una strana mistura di cose contraddittorie, non riducibile ad uno o più delle parti sue costitutive, né ad una o più di esse riconducibile in modo univoco ed esclusivo.
Dobbiamo insomma – né altra possibilità si ha, in concreto – accettare la “plurivocità”, la natura plurale, contraddittoria dell’Europa “di per sé”, in se stessa.
E trasformarla in forza. Ma è chiaro che tutto ciò richiede una trasformazione culturale, prima che politica.
E torniamo al punto di base, fermo restando che uno può anche non porre il Cristianesimo tra le basi culturali dell’Europa, ma non può disconoscere la storia della Chiesa e poi parlare della nascita dello stato “moderno”, perché allora vi manca un anello, parziale senza dubbio, ma reale, insostituibile: rischia di capir poco di tale genesi, e questo – è ovvio – va oltre il fatto se si sia credenti oppure non credenti. Il punto vero è che si nega il passato, ed è questo il centro della follia europea, degli ultimi trent’anni, venti in particolare. Il passato va rivisto, va rielaborato, va reinterpretato, per carità, chi dice di no, ma una cosa non può essere fatta se non in maniera illusoria: non può essere negato. Ed è una verità di fatto. Se viene negato, allora esso continuerà comunque ad esistere, però agirà in modi incontrollabili, come oggi, dove l’Europa sembra voler ripercorrere le vie degli anni Trenta del secolo scorso – secolo ingiustamente spesso denigrato –, ovviamente in modi nuovi, diversi. Nulla, infatti, si ripete mai uguale: vi son solo paralleli e parallelismi fra eventi, uomini, cose, fasi, cicli.   








Andrea A. Ianniello








PS. In ogni caso, le elezioni dell’anno prossimo (2019) rimangono una “data” da segnarsi[7].
E comunque vadano le cose, rimangono una “data”.
Un altro anno “pivotale”[8], insomma e differenza …
Delle due l’una: o vince il fronte “sovranista”, o vince, ma di poco e debolmente, il residuo delle forze che han dominato il continente dall’ infausto 1989.
Ma si tratterebbe, anche in tal ultimo caso, per l’appunto, una vittoria debole. Quindi anche una tale vittoria debole non potrà far altro che allungare il tempo del redde rationem, in attesa di qualche tempesta sui mercati, sempre possibile, vista la situazione di crescente instabilità – strutturale – del System globale.
Il vecchio ordine, nato dalla fine della guerra fredda, è virtualmente terminato. In ogni caso. Con esso anche quello nato dopo la Seconda Guerra Mondiale passa definitivamente, che quindi è qualcosa di più, ed anche il picco del “sistema-mondo” è stato raggiunto, secondo i saggi di Wallerstein degli anni Novanta, cui più volte si è fatto riferimento su questo blog, naturalmente per togliersi tanti “sassolini dalle scarpe”, senza carpe. Di nuovo: la vendetta si serve gelida.   



Sulla Prima Guerra Mondiale, nata dalle ambizioni della Germania, la cui espansione non poteva però avvenire nei territori d’ “oltremare”, cf.




















[1] Ne accennaiillo tempore – nel mio romanzetto La Gallina misteriosa. Et sub metaphora. Tra l’altro, giusta l’idea di Cacciari che non vi è alcun “progresso”, ma solo fasi ascendenti e discendenti, e che quella che manteneva il consenso non era un astratto “progresso”, ma ciò che si può chiamare “riformismo incrementale”, cioè la fiducia che la “democrazia” in concreto avrebbe potuto migliorare le condizioni di vita, anche non solo “materiali”, delle masse.
Come ho scritto altrove, tale fiducia non c’è più, cf.
http://associazione-federicoii.blogspot.com/2018/09/la-caduta-del-riformismo-incrementale.html. Sparita essa, sparisce la “democrazia”, oggi mera maschera di oligarchie. Per risposta, dunque nascono le proteste “senza volto”, i “populismi” cosiddetti. Questi ultimi possono guardare all’epoca delle nazioni, passata in modo irreversibile, come ad un fine, a quell’epoca nella quale nacque il primo suicidio dell’Europa: la Prima Guerra Mondiale. Sic transit Gloria Europae.
[7] In relazione ad un vecchio post, cf.
http://associazione-federicoii.blogspot.com/2018/08/in-attesa-di-peste-terremoti-eccetera.html. E. in quest’ultimo, si parla del 1989, sul quale: “L’attore rotea la testa e annuncia di parlare con la voce di un antico martire, gioca con combinazioni di lettere e numeri, e nel gioco rientrano anche sgradevoli elucubrazioni sul 1989, che sarebbe fatidico”, E. Zolla, Aure. I luoghi e i riti, Marsilio editore, Venezia 1985, corsivi miei. Ma ecco che termina il ciclo – summiter infaustus –, cominciato nel 1989, con il 2019: “La posizione dei sette siti [sette chiese, da San Giacomo di Compostella alla Cappella di Rosslyn, solo nella’rea ispano-franco-britannica, cioè Keltik only, e corrispondenti alle sette chiese dell’ Apocalisse di Giovanni …] fu rilevata per vedere se potesse essere in relazione con le posizioni proiettate dei pianeti in cielo. Il rilevamento fu relativamente semplice, ma stabilire se le posizioni dei siti potessero adattarsi agli allineamenti planetari fu molto più complesso. Nel tentativo di produrre una mappa accettabile della superficie curva della terra su un pezzo di carta, furono usate diverse proiezioni. In ogni proiezione furono tracciate diverse cartine in scale differenti. Poi venne il problema di proiettare una piccola parte della superficie della terra nella grande volta del cielo. Usammo un elaborato di un programma di calcolo della proiezione degli astri e lo comparammo con le varie mappe che avevamo disegnato. Mentre studiavamo le grandi variazioni nelle posizioni relative ai pianeti, i quali si muovono lungo diverse orbite in tre dimensioni, ognuno secondo la propria periodicità, dubitammo seriamente del fatto che la teoria potesse essere dimostrabile. Con nostra grande sorpresa, trovammo un dato nel quale i pianeti si allineavano secondo l’ordine dei siti. L’elaborato, inoltre, era quasi identico a una delle nostre mappe su larga scala, relative all’emisfero settentrionale. La data di questo allineamento nel cielo […] è il 28 luglio 2019 [interessante]”, T. Wallace-Murphy – M. Hopkins, Rosslyn. Il misterioso tempio dei segreti del Santo Graal, Newton Compton editori, Roma 2000, p. 154, corsivi miei, miei commenti fra parentesi quadre. Quest’ultimo libro è pieno d’inesattezze ed errori di prospettiva (la fixe Rennes-le-Chateau, dietro la quale, già illo tempore, vidi l’ombra del vero Anticristo, cf. M. Baigeant – R. Leigh – H. Lincoln, Il Santo Graal, Mondadori Editore, Oscar II edizione, Milano 1986), come la famosa “era dell’Acquario” che è ben altro da ciò che comunemente si è venuti ad intendere. E tuttavia, come accade talvolta, questo stesso libro (intendo sulla Cappella di Rosslyn) ha un’intuizione giusta. Il sostrato celtico – non romano né germanico, per quanto “germani” vuol dire cugini, come i Celti chiamavano le genti parlanti lingue “germaniche”, appunto –, e, su questo, son d’accordo con J. Robin, il sostrato celtico – si diceva – se da un lato costituisce l’ ossatura dell’Europa, dall’altro è la fonte, nascosta e non immediata (bensì mediata), della sua seguente deviazione. Leggi: “presa di possesso” di certi luoghi, e di certe “influenze” ad essi deputate. Su ciò, sul sostrato celtico “deviato”, cf.
http://associazione-federicoii.blogspot.com/2018/08/sui-certi-due-vecchi-post.html. Inoltre, si noti la ricorrenza del 9, in tutta la “deviazione” moderna e, in particolare, in relazione all’asse Germania-Francia – 1789, 1989, il mese di novembre: 9 novembre 1923: il Putsch “della birreria” cosiddetto, e l’infausta caduta del Muro di Berlino accadde sempre il nove novembre … In ogni caso, la data del 2019 entra in risonanza con quelle dette qui, cf.
https://associazione-federicoii.blogspot.com/2018/04/su-duna-non-sud-duna-ri-cor-renza.html. Deve cioè, perché accada quanto detto in quest’ultimo post, avvenire che accadano degli eventi a chiusura di una lunga fase.    
[8] Cf.
http://associazione-federicoii.blogspot.com/2017/07/la-spola-la-fine-della-democrazia-1994.html. Su di una sorta d’ “internazionali sovraniste” – di certo, un ossimoro, ma vivo – se ne tratta in un libro, da me citato in un vecchio post, libro anch’esso datato, cf. G. Patton – R. Mackness, L’enigma dell’oro scomparso. Dal tesoro dei Templari al potere nazista, Newton Compton editori, Roma 2000, soprattutto il cap. 14. Come accade spesso, gli autori danno un’occhiata ad un mondo che non capiscono, rilevando “strane” (nel senso di Guénon) cose, ricorrenze, “strani” (nello stesso senso) legami. Se si nota la data di pubblicazione, già si parla persino di nomi che ora stanno sulla breccia, forze nascoste che stanno oggi agendo palesemente. Anche cf. C. Palermo, Il quarto livello, 11 settembre 2001 ultimo atto? Dalla rete nera del crimine alla guerra santa di Osama bin Laden, Editori Riuniti, Roma 2002, per il lato islamico della cosa, relativa però a qualche anno fa. Comunque sempre gli anni attorno al 2000 e 2001 han segnato un movimento “pivotale” delle cose … Anche se molte cose dell’ultimo libro sono datate, servono anche ad illuminare degli eventi attualissimi, cioè le loro radici nel passato prossimo



9 commenti:

  1. Quasi naturale che alla fine dell'Età del Ferro vincesse la Lega...
    Battutacce a parte, se non è il 2019 sarà il 2029, e non è detto che si escludano a vicenda.

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    1. Infatti **non** si escludono affatto ... possono essere due tappe in uno **stesso** processo ...

      Divertente la battuta, **Ibn** Battuta .... ah ah








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    2. Una recente intervista di Cacciari, dove quest’ultimo è stato più esplicito che nella “lectio” in facoltà cui si è fatto riferimento qui sopra, ovviamente sono due occasioni diverse, con scopi differenti, chiaro che in un’aula universitaria uno cerca comunque di dare speranza e di essere più propositivo, cf.
      http://ildubbio.news/ildubbio/2018/10/17/cacciari-lue-non-esiste-piu-la-bocciatura-arrivera-dai-mercati-e-sara-il-caos/
      Secondo me il “miracolo” di cui parla Cacciari potrebbe anche accadere, ma si avrà comunque uno scenario estremamente frammentato, per cui l’UE – “de facto” – “is just over” … Il suo progetto è terminato … anche se, paradossalmente, potrebbe comunque mantenersi l’Euro. Si sa, dal punto di vista strettamente economico, che il “tallone d’Achille” dell’Italia sono le sue sin troppo indebitate banche, e qui è la differenza con il “turmoil” sui mercati (con epicentro Italietta) del 2011, perché all’epoca era il debito sovrano al centro, oggi lo sono le banche.
      In ogni caso, il progetto europeo è finito.




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  2. Di sicuro, sta succedendo qualcosa di grosso, e il System sta per “stallare” in qualche modo.
    Si aggiungan dunque i segni – che ricordano quelli precursori, ma in guisa diversa – del 1989, anno “nefastus” nella nota n°7, qui sopra. In quel tempo, la fine di un importante uomo politico bavarese; oggi le elezioni Baviera, recentissime. In quel tempo, la fine di qualche uomo importante in M. Oriente; oggi J. Khashoggi, nipote di Adnàn Khashoggi, famoso per le trame anni Settanta ed Ottanta, cf. il libro citato alla nota n°8. Tra l’altro, J. Khashoggi era cugino di Dodi al-Fayed. Tra l’altro, le relazioni tra la famiglia bin Laden e quella Khashoggi sono di vecchia data. Insomma, è un “nodo” che viene al pettine. A. Khashoggi, morto l’anno scorso – quindi “prepara” una mutazione interna, come la scomparse di D. Rockefeller lo stesso anno (l’anno scorso), uno degli “architetti del binario”, ambedue legati alle tante cose poco spiegate degli anni Settanta ed Ottanta, quando il System andò in pericolo di “stallo” – aveva il suo famoso yacht, che vendette per problemi di bilancio. E l’ha venduto a D. Trump, noto per i suoi forti legami con la dinastia saudita.
    Tutti questi segni non vanno mai visti separatamente. Probabilmente, stiamo assistendo a qualche slittamento nella geografia del potere attuale nel mondo. Tanto più si vedono separatamente tali segnali di mutamento, tanto più si rischia di perdere il quadro globale.

    Interessante altro “news”, è quella della la postdatazione dell’eruzione pliniana di Pompei; ma la data di ottobre sta pure in una redazione di Plinio stesso, cf.
    https://it.wikipedia.org/wiki/Data_dell%27eruzione_del_Vesuvio_del_79.
    In questo stesso link si parla della datazione di Cassio Dione, che non corrisponde con quella che sarebbe divenuta la più accreditata. Se non è il 24 agosto, la cosa più interessante però è che non corrisponde più ai “Vulcanalia” dedicati a Vulcano, cioè ad Efesto.







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  3. Interessante l’ultima – rivista – riedizione dei calcoli relativi al riscaldamento globale (“Global Warming”), che parla – in luogo del secolo che ci sarebbe voluto (secondo i calcoli precedenti) – di solo 12 anni per fermare l’aumento oltre l’un grado e mezzo Celsius, un grado in più **già c’è** …
    Ora però, che queste totali nullità – questi “dirigenti che non possono che portare al disastro”, come scriveva “illo tempore” Guénon nel suo articolo “La riforma della mentalità moderna” (e risparmio al lettore la **data** dell’articolo … [oggi presente in ID., “Simboli della scienza sacra”, Adelphi, Milano]), quando si poteva ancora parlare (solo parlare …) di “riforma della mentalità moderna”, idea che già lo stesso Guénon considerava molto scetticamente –, che queste nullità, si diceva, che non son in grado di fare quattro fesserie banali, evitino una cosa del genere, è semplicemente, tristemente ridicolo. Ma davvero molto ma molto ridicolo, ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah!!
    Siamo seri – son troppo serio per la “politica” postmoderna – … Siamo seri, please. E, per favore, **niente** “catastrofi” hollywoodiane: non ce n’è alcun bisogno (cf.
    http://associazione-federicoii.blogspot.com/2018/08/in-attesa-di-peste-terremoti-eccetera.html) …
    Le catastrofi hollywoodiane non hanno niente a che spartire con la realtà: si veda uno tsunami ricostruito “virtualmente” dalla computer graphic ed uno che accade realmente: c’è un abisso. La modernità – come periodo – è, in se stessa, una “catastrofe”, un periodo che installa una cesura, in senso tecnico questo è, per mezzo di un processo **ingovernabile**, e, sulla natura **costitutivamente**, strutturalmente ingovernabile del capitalismo, si è detto spesso in questo blog. E che potesse **sembrare** governabile dipendeva solo dal fatto ch ancora non aveva raggiunto la forza sufficiente di autoregolarsi ed auto riprodursi e perpetuarsi, cosa che ha raggiunto nel corso degli anni Settanta. Proprio l’anno scorso è morto uno degli “architetti del binario”, D. Rockefeller. Che qualcuno possa dedicare la sua intera vita al rendere “autonomo” ed autoreferenziale un sistema è qualcosa che i “cianciatori” di “complotti” non possono capire per mancanza proprio di qualcosa in loro che consenta l’assenso ad un progetto del genere. Quindi lo scopo de sin troppo, per erronee ragioni, famoso “complotto” **non** sono quelle di togliere la “libertà” a Tizio o Caio: Tizio, Caio, Sempronio, Tal o John **non entrano proprio nell’ottica del sin troppo fumoso “complotto”**, al massimo son un “fattore” intesi come **massa** e scelte di massa. Ma pure qui, su questo punto delle scelte di massa: è solo fatica sprecata parlarne con certa gente. La pensino come vogliono, e tanti saluti.
    Comunque – per tornare a noi –, fino al 2016 era il 2042 il “PUNTO DI NON RITORNO” dei due gradi Celsius; oggi è, invece, stato posizionato ben prima.
    Piuttosto che **sognare** su impossibili soluzioni “politiche” – tranne quelle che proporrà un “salvatore” o “riformatore” mondiale che sarà ben diverso da come se l’immaginano i vari tromboni “tradizionalisti” di oggi – facciamo questa semplice operazione: 12+2018 = 2030, ed è la data ricordata da Georgel e citata in un post fra quelli cui si fa riferimento qui sopra … Caso?? Chissà …


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    1. Dunque – a conti fatti – si tratterebbe di resistere un dodici o quindici anni, sino al 2030; e si consideri che ciò va in accordo con la “Profezia del ‘Re del Mondo’” citata in qualche commento precedente, e cui fa riferimento lo stesso Incànus. Altri anni importanti: il 1978 e il 1994, oltre al 2008. A questo punto, volendo mantenere lo stesso ritmo, sarebbe il 2026 un altro anno interessante.
      Se così è, se davvero rimane un dodici o quindic’anni dinnanzi, ciò significa che il sistema è ben più pulverulento e debole – come diceva J. BAUDRILLARD nel qui (in questo blog) citato “Dimenticare Foucault” (**1977**) – di quel che comunemente non si pensi o percepisca.


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  4. Facendo ricerche sul web il nome di Jared Kushner,il genero di Trump, viene accostato ai Chabad Lubavitch; leggendo la cronaca di questi giorni si evidenzia anche il rapporto "istituzionale" del suddetto con bin Salman , ed infine la ciliegina sulla torta ,parole attribuite a Putin :

    "Dopo l’olocausto nucleare, andremo in paradiso come martiri; gli attaccanti moriranno come peccatori"

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    1. Su Putin: che Putin voglia un qualcosa di nucleare sta per aria, Putin è un ex Kgb, è molto furbo, ed è stato sin troppo sottovalutato. Se tu vedi quel mio vecchio articolo del 2003, la cui tesi è che il programma 1994 di Zhirinovskij sarebbe stato fatto proprio da qualcuno di “davvero russo”, e questo è Putin. Ora, il programma di Zhirinovskij è quello di aver capito gli errori di Hitler, e **non** fare come lui, non pressare la situazione per ottenere tutto e subito. Andare per fasi, ricattare, fermarsi. Questo lo vedi dal fatto che quando c’era la crisi Siria Israele, quella recente, molti temevano che la Russia intervenisse – con annesse e connesse **scemenze** sullo pseudo Armagheddon, scemenze che riciclano vecchi fantasmi della guerra fredda: ma basta con le sciocchezze!! – ma invece Putin non l’ha fatto: è troppo furbo per gli occidentali, vero che un Kissinger, come ha detto Cacciari qui sopra, non sarebbe caduto nella trappola: ma Kissinger conosceva la storia, sapeva che ci son certi obiettivi russi che si mantengono **qualsiasi** sia la componente ideologica cui fa riferimento uno specifico governo. Ma qui, in Occidente, si è continuati ad agitare il ““comunismo”” quando la Russia tornava al suo alveo di potenza: dove poteva portare una follia del genere? Allo stato in cui siamo. Punto e basta. Con i dirigenti che ci son oggi ed i votanti che ci son oggi, non andremo mai da nessun’altra parte.
      Il programma di Zhirinovskij, fatto proprio da Putin, è quello del “go and stop”, senza mai pressar troppo: fare una manciatina e fermarsi. Secondo Zhirinovskij cos’avrebbe fatto l’ “Occidente”? Niente, che poi è quel che è successo e sta continuando a succedere. L’andamento del mondo, ma dell’ Occidente” in particolare, è **impolosivo** … E l’implosione è partita dal suo centro – un tempo – espansivo, dal centro stesso dell’espansione della modernità stessa: l’Europa.

      Sul genero di Trump: davvero pare sia legato a quegli ambienti detti da te. Chiaro che un Trump di queste cose non ne capisca niente, ma ne viene influenzato: anche questo “nil sub sole novum”, perché varie volte degli ambienti “particolari” accedono all’influenza globale per mezzo di un qualche personaggio importante cui sfuggono molte cose, per voler esser gentili usando il termine “sfuggono” … Purtroppo l’ignoranza dei governanti occidentali è proverbiale. E non è una cosa propria della sola Italia, dove, senza dubbio, raggiunge dei livelli estremi, ma non è solo cosa italiana. Proprio il caso Putin lo dimostra: Putin è molto furbo.

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    2. E lasciami dire una cosa: non ci son né Gandalf né Aragorn – quale Aragorn mai rischierebbe la vita per siffatta pedestre gente –, ma oh quanti Saruman ci sono, oh quanti!! …




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