giovedì 18 gennaio 2018

L’angelo caprone






“All’entrata del santuario di Mona [un antico santuario celtico] c’era un angelo intagliato nella pietra. Era una figura mostruosa: aveva la testa di un caprone e al posto delle mani aveva dei lunghi artigli. Dalla schiena leggermente curva spuntavano tre grandi ali che, per la fantasia popolare, rappresentavano gli spiriti del male. Prima dell’evangelizzazione del popolo celtico, l’angelo caprone rappresentava un po’ la sintesi del Male, della perdizione. Se una pestilenza contaminava le tribù celtiche, la causa era dell’angelo caprone; se un fulmine inceneriva la quercia sacra, la causa era dell’angelo caprone; se una tribù veniva sconfitta in battaglia, la causa era ancora dell’angelo caprone.
E l’angelo del Male segnava un po’ il limite, il confine, tra le ombre e la luce. Davanti all’angelo caprone c’era il mondo, la lotta. Dietro, la pace del santuario, la giustizia.
L’angelo caprone era oggetto di un particolare culto. Davanti a questa statua, ad ogni rinnovarsi di luna, veniva sacrificato un bambino, scelto dai sacerdoti druidi tra i nati sei lune prima. Il sangue del bambino veniva raccolto in un apposito recipiente di terracotta e, dopo un lungo rito simbolico, veniva usato per ‘dipingere’ le ali dell’ angelo caprone. Ogni cinque anni c’erano poi i ‘grandi sacrifici’. Solo allora l’angelo caprone avrebbe potuto spegnere la sua sete di sangue. La statua del dio-mostro veniva per quell’occasione trasportata nel mezzo di un prato e tutt’attorno venivano innalzate delle croci. 
La crocifissione era il sacrificio più comune, specie per i druidi indovini in quanto, dal sangue che rimaneva raggrumato sul legno della croce, si potevano trarre elementi divinatori.
La sacerdotessa Boadicea, che si credeva avesse il potere di rendersi invisibile, profetizzò attraverso il sangue ‘grandi cose’. Si dice che profetizzasse anche l’opera missionaria di S. Colomba[1]. ‘Arriverà una colomba e seminerà una nuova semente che darà abbondate frutto, ma poi i covoni saranno divisi … ’ Bisogna dire che il simbolismo – colomba e S. Colomba – lascia quanto mai sgomenti. S. Colomba gettò infatti la semente della dottrina cristiana e questa germogliò, dando buoni frutti. Ma la profezia non finisce qui. I ‘covoni che saranno divisi’ non è altro che la visione della chiesa cristiana ai tempi di Enrico VIII, cioè quando il re, per sposare Anna Bolena, firmò l’Act of Supremacy, con il quale viene fondata la chiesa anglicana.
Il sacerdote druida Maithgen profetizzò invece l’evento di Cristo e dell’Anticristo. Quest’ultimo, scrisse Maithgen: ‘verrà dopo notte di fuoco per seminare una semente marcia; e la mano del seminatore sarà baciata dalle genti’.
L’Anticristo verrà cioè a seminare, a diffondere l’antidottrina. E le genti accoglieranno questa semente e la scambieranno per la ‘buona semente’. L’Anticristo avrà gli stessi onori del Cristo. ‘La sua mano sarà baciata dalle genti’ e molti saranno coloro che si getteranno in ginocchio quando ‘passerà a cavallo’. Con l’evento [avvento??] del Cristianesimo, il simbolo dell’angelo caprone finì per diventare simbolo dell’Anticristo, stimolando la fantasia popolare che, attorno a questo simulacro, iniziò a tessere strane leggende. Una di queste dice che l’angelo caprone, in una notte di tempesta, assumerà le forme di un navigante, salperà il mare per approdare sulle coste laziali. Giungerà a Roma e qui assumerà le forme di un cavaliere, al comando di una legione di principi, con gli elmi di ferro e le spade d’argento … Sarà questo il tempo nel quale gli uomini viaggeranno sopra le nubi e le immagini verranno portate dal vento … ’ Potrebbe quindi trattarsi del nostro tempo.
Gli uomini viaggiano difatti ad altezza più che elevata, mentre la televisione trasmette le immagini da un punto all’altro della terra”[2].
Considerata l’epoca in cui questo libro [1985], dal qual è stato estratto il passo testé citato, fu scritto, beh, oggi si va ben oltre la televisione … come ben si sa

Qui un’interessante intuizione, diversa dalle solite, vale a dire quelle tipiche, che sottolineano come l’Anticristo e la sua legge siano “immorali”: “Uomini, sventurate creature striscianti, il Principe [Nero = l’Anticristo] vi porta la sua legge: godete fino all’ebbrezza e sarete felici; adorate Cesare e sarete esaltati; rubate e sarete onorati”[3]. Ma ciò è già il nostro presente, ormai da tempo. Il che ci riporta, infatti, a quel che osservava qualcuno, in un Commento, su questo blog: che già il “nostro” tempo è “anticristico”. Gli ho risposto: solo implicitamente.
Voglio dire che è Solo in modo implicito, infatti, che il “nostro” tempo è anticristico. In questo, vi è un punto davvero decisivo, in quanto, proprio in seguito a questo genere d’osservazioni si è spesso errato, si è detto il comunismo “anticristico” e magari non si è vista l’ “anticristicità” di Hitler, che, però, non poteva in alcun modo – e questo andrebbe sottolineato non so quante volte – essere l’Anticristo “biblico” in quanto limitato alla sola Germania, e che razza d’Anticristo è mai quello che si limiti ad una sola nazione, domanda retorica, ovvio …
Ma rimane che Hitler è stato molto vicino in quanto ha saputo garantirsi un consenso nient’affatto basato sul solo terrore, ed anche questo punto bisognerebbe ripeterlo non so quante volte … E infatti ci sono stati sei anni di grandi successi, come ricordava Dolcetta in una intervista citata in un precedente post[4]. Hitler, infatti, divenne il centro di un’epoca, per quanto poco lontano sia stato questo fatto, ed oggi sia dimenticato, ricordiamocene, invece. Perché non solo “può succedere”, ma succederà, solo con delle modalità ben diverse: per favore, non si cada nell’errore della “storia si ripete”, la storia non si ripete, ma vi son dei paralleli, in certi aspetti, fra degli eventi, tuttavia, che sono, e rimangono, qualitativamente diversi.

Bene. 
Veniamo a questa seconda visione dell’Anticristo, che non si limita ai soliti aspetti di corruzione “morale”, non decisivi, in quanto di corruzione “morale” nella storia ve n’è quanta ne vogliamo, e tuttavia nessun Anticristo è venuto fuori; allo stesso modo, il comunismo non è stato l’Anticristo, ci spiace deludere i tanti anticomunisti che ancora ci sono. E non n’è stato nemmeno il precursore, come invece può dirsi solo e soltanto di Hitler e dell’ “hitlerismo”, e non di ogni forma di fascismo: nemmeno questo possiamo dirlo.
Tutto ciò significa che l’Anticristo ha una sua qualità specifica, e riconoscibile, della quale si è dato qualche “hint”, per dirla all’inglese; ciò significa che la corrente di “anticristicità”, nascosta nella storia – e che dovrà venir fuori (ecco il passaggio dall’ implicito all’ esplicito, da me ricordato in una risposta ad un Commento) – può provenire solo e soltanto da “certi” ambienti e da “certe” correnti, ancor oggi nascoste (meno di altre epoche o periodi storici, però ancora nascoste, al e nel momento, esatto e preciso, in cui si scrive).
Su queste cose non si sarà mai sufficientemente chiari. Troppe volte nella storia si è gridato “all’Anticristo” senza risultati né basi sufficienti.   

Veniamo dunque a questo passo.
“ ‘Verrà quando la luce del giorno avrà ingaggiato con le ombre della notte un duello mortale; verrà quando la pianta perderà le sue foglie … ’ Così, nei pochi frammenti delle Profezie del Mandorlo Fiorito che sono giunte sino a noi, si annuncia il tempo nel quale comparirà il ‘Figlio del tramonto’ [uno fra i molti titoli dell’Anticristo], quasi a simboleggiare l’ antagonismo con il ‘Figlio della luce’, cioè con Cristo.
‘Verrà all’imbrunire di una lunga giornata’. E qui l’arco di tempo può essere inteso come ‘conclusione di un tempo’ o come anno cosmico, cioè ‘conclusione di tutti i tempi’.I tre simbolismi son significativi: l’ombra della notte, la mietitura e le foglie che cadono. Non ci son quindi dubbi circa la stretta connessione tra l’avvento dell’Anticristo e la fine dell’uomo. […] Secondo certuni, l’ignoto autore delle profezie del Mandorlo Fiorito si è ispirato al Salmo 45; secondo altri è rimasto suggestionato dalle descrizioni di S. Giovanni Damasceno, che risalgono circa al 740 d.C. Il ‘Figlio del tramonto’, il ‘Figlio dell’ultimo raggio di sole’, sarà ‘il più bello dei figli degli uomini; grazia sarà sparsa sulle sue labbra’. S. Giovanni Damasceno traccia una descrizione del Cristo più dettagliata: ‘I suoi occhi erano scintillanti, la sua carnagione olivastra [tipicamente mediterranea, insomma, niente a che vedere con ricostruzioni ridicole, secondo le quali Cristo aveva quasi la pelle nera, perché “medio orientale”: ma i medio orientali non sono di pelle nera], i capelli spartiti nel mezzo, la barba con due punte appena accennate. Le sue spalle erano leggermente curve’. Dalla Profezie si può apprendere che l’Anticristo ‘spargerà luce dagli occhi’.
Cristo aveva indubbiamente un forte potere di polarizzare l’attenzione delle genti. E lo stesso carisma lo avrà l’Anticristo. C’è però una differenza sostanziale: il potere magnetico dello sguardo di Cristo si regge sull’ amore; il potere magnetico dello sguardo dell’Anticristo si reggerà sull’ odio. Ma le genti rimarranno ugualmente affascinate e suggestionate
Lo sguardo irresistibile dell’Anticristo vincerà molti anche perché la sua predicazione ‘avverrà in un momento di grandi smarrimenti’. ‘E’ ritornata la luce’ grideranno le genti, ma ben pochi si renderanno conto che quella non è che luce riflessa [lunare, e, secondo alcuni, nel porre in relazione una religione con uno dei sette pianeti, mancava una religione: quella dell’Anticristo, falsa, ma ricollegabile alla luna; nota mia]. L’Anticristo descritto dalle Profezie del Mandorlo Fiorito era atteso, com’era atteso Cristo. E il suo successo non andrà ricercato solo nelle sue indubbie qualità personali, quanto nel momento storico in cui comparirà. ‘Sarà questo il tempo nel quale gli uomini si troveranno soli, sulla terra infetta’. E non è tutto: ‘Sarà questo il tempo in cui gli uomini dimenticheranno il color del cielo’.
Soffermiamoci su questi due punti. Che cosa si può intendere per ‘terra infetta’ se no la terra inquinata? Il nostro tempo è caratterizzato dalla purulenta piaga degli inquinamenti [nel frattempo, cresciuto non poco dal lontano 1985, dal tempo in cui l’autore citato scriveva; nota mia]. La terra dei padri donava agli uomini un pane fragrante; la nostra terra finirà col darci cibi inquinati; cibi che ‘infettano’ l’organismo umano [e così è stato]. E nello stesso tempo in cu la terra non darà che ‘prodotti infetti’, gli uomini dimenticheranno il colore del cielo [cioè oggi].
L’uomo difatti, quando è avvinto dalla spirale degli interessi materiali, non ha il tempoil desiderio di alzare gli occhi al cielo, dove simbolicamente risiede Dio, dove trova il suo ‘naturale ambiente’ lo spirito. La società consumistica, con le sue spinte ai molteplici bisogni materiali, distoglie l’uomo dalla vita spirituale.
Sono i problemi pratici che contano; sono le cose tangibili che hanno valore. La voce dei cieli è soffocata dal rombo dei motori. […] Oggi, più che in ogni tempo [e, dal 1985, le cose sono ampiamente peggiorate, tra strilli ed assolutamente infruttuosi, per non dire controproducenti, inutili azioni e tentativi; nota mia], c’è difatti negli uomini un senso di smarrimento, di paura, di sfiducia [idem come su]. Si attende qualcuno, si attende qualcosa [di nuovo, dal 1985, idem come sopra]. 
Il nostro tempo sta quindi maturando [molto lentamente], anche psicologicamente [nessun dubbio, ecco perché certe parole ritorneranno, ma in modo ben diverso, come ho spiegato in breve in un post precedente], per accogliere la predicazione dell’Anticristo. E’ curioso notare che l’ignoto profeta – pur essendo vissuto probabilmente intorno alla seconda metà del quindicesimo secolo [la fase dello scisma d’Occidente e del cosiddetto conciliarismo, l’Autunno del Medioevo e la crisi della Chiesa: il che spiega molte cose; nota mia] – sia stato l’ unico che abbia avuto una visionenuova’ dell’Anticristo [ infatti sol le età di crisi si comprendono fra di loro: il resto sono chiacchiere]. Non ha infatti contrapposto ‘al più bello dei figli degli uomini’ – come parla di Cristo il Salmo 45 – un personaggio esteticamente ripugnante [che è quasi locus communis nei testi che si riferiscono all’Anticristo], ma un ‘uomo della stessa sembianza’. L’Anticristo incarnerà la figura della bellezza e dell’energia vitale. […] Ma la sostanza non cambierà molto. […] Anzi è più pericoloso, perché ha a disposizione un’arma che saprà certamente sfruttare con astuzia: il suo fascino personale[5].
Non direi, tuttavia, che quest’ignoto autore, cioè quello citato da Baschera, sia “l’unico”, che dire dell’Anticristo della Cappella di S. Brizio, ad Orvieto? Non ricorda, e volutamente, il Cristo? Qualche intuizione ci sta, per esempio, nel film “La Nona porta”, che si conclude con una iniziazione, “contrappuntata” da una vocalizzazione che ben sa rendere che cos’è il “demoniaco”; davvero, R. Polanski qualcosa ne conosceva, ed anche lo scomparso compositore, W. Kilar, di Leopoli ….  
Questo Renaissance Antichrist (J. R. Riess[6]) ha delle caratteristiche tutt’altro che sgradevoli, allo stesso modo del Terzo Tempio, che ha gradevoli fattezze. Tra l’altro, l’astuzia è proprio la caratteristica più evidente dell’Anticristo di Luca Signorelli, autore degli affreschi a S. Brizio, e la cui scena della Resurrezione avrebbe non poco ispirato il Michelangelo del Giudizio Universale della Cappella Sistina. Davvero, tout se tient, direbbero i francesi … 

Il simbolismo, interessante, della “pianta che perde le sue foglie” richiede qualche considerazione in più, perché ha chiara origine nel Vangelo: il fico secco. Non oggi, dove viene interpretato, di solito, in relazione alla fede che occorre avere in Gesù, ma spesso, in passato, questo fatto, molto particolare, dei Vangeli sinottici, era di solito interpretato in relazione alla “casa d’Israele”, che Cristo dissecca, ma solo perché non dà più alcun “buon frutto”.
Oggi, una tale interpretazione non viene né può più essere sostenuta, in alcun modo. Ma è chiaro che, la fonte citata su, era nutrita da un tal genere di interpretazioni, per cui la “pianta che perde le sue foglie” significa che il Giudaismo attraversa una fase di grande aridità spirituale. Questo vuol dire.  

Andrea A. Ianniello










[1] Cf. https://it.wikipedia.org/wiki/Columba_di_Iona.
[2] R. Baschera, L’Anticristo e le profezie sugli anni 90, Armenia Editore, Milano 1985, pp. 55-56, corsivi miei.
[3] Ivi, p. 49.
[4] Cf.
http://associazione-federicoii.blogspot.it/2018/01/un-ricordo-ed-un-link.html, il primo link, cioè quello della prima intervista di M. Dolcetta, quella del quattro maggio del 2011, ormai sette anni fa.
La seconda parte dell’intervista è, invece, quella del 2 giugno. Per l’Anticristo, si parla non di dodici anni, ma di sette anni “in tutto”, anch’essi, però, divisi in due metà (“circa”): “tre e mezzo” di grandi successi, e “tre e mezzo” di “guerre”, cioè di contrasti, con il fallimento finale.
[5] R. Baschera, L’Anticristo e le profezie sugli anni 90, cit., pp. 52-54, corsivi miei.
[6] Cf.
https://images-na.ssl-images-amazon.com/images/I/51UmBdCkQuL._SX218_BO1,204,203,200_QL40_.jpg,
“Il diavolo sussurra nell’orecchio dell’Anticristo le parole che daranno inizio all’ esplosione del mondo”, particolare dagli affreschi della cappella di San Brizio, cf.



1 commento:

  1. La “vieille race dangéreuse”, col che si allude al fatto che vi sarebbe un nucleo segreto – all’interno di **certe famiglie nobiliari** di **certi** (come si dice oggi) “paesi dell’Est” (Europa) – che sarebbe dotata di poteri psichici particolari (le storie sul cosiddetto “vampirismo” non son certo casuali), fra i quali poteri “psy” vi sarebe l’ “aweysha”, e cioè il controllo dei pensieri **altrui**, non dei propri, **altrui** … per mezzo della “proiezione” del corpo cosiddetto “astrale” …
    Siamo nel pieno dell’occultismo, quello vero, e son pratiche largamente sconsigliabili, ***largamente*** da sconsigliarsi.
    Son pratiche, infatti, assai pericolose: vi è sempre il pericolo, quando si “affondi” così profondamente nel “vasto mar” del mondo sottile, di “rompere” il filo d’argento”, e cioè il legame fra corpo fisico e corpi sottili. Salvo la cosa sia “natürlich” e cioè ci sia nati con.
    Ovvio che, anche in tal caso, la cosa **non è affatto** una passeggiata, in quanto **comunque** sottopone a una determinata forma di forte tensione, ma vi è, nella propria natura, una sorta di bilanciamento già presente.
    Ben diverso ciò se tal genere di pratiche venga indotto.




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