lunedì 1 gennaio 2018

Hitler e “il” Bön, questione – **ovviamente** – “controversa”, come dicesi oggi ….










Non vi èil” Bön, ma **diverse** forme dello stesso (= del “Bön”), cosa, peraltro, comune a molti, quasi tutti, i phenomenaDunque: Nil sub sole novum
Il Bön è la religione tibetana dominante prima che il Buddhismo prendesse piede nel Tibet[1]. Esso possiede diverse forme, in breve, semplificando, distinguibili in “riformate” e non; quelle dette “riformate” hanno, in realtà, preso a modello proprio il Buddhismo tibetano, dal quale sono distinguibili per certi particolari, però al quale son molto simili. Per esempio, lo swastika sinistrorso è molto usato nel Bön, mentre nel Buddhismo tibetano si possono usar entrambi, con una certa prevalenza del destrorso. 
Detto ciò, veniamo al punto – “controverso” – del titolo.

Iniziamo con un breve riassunto, che spiega la scena che ci si presenterà, ed è necessario per capirla: si tratta dell’incontro del “colonnello Karl” con Adolf Hitler; questo colonnello (“Karl”), che, in seguito, si salverà dalle sanguinose vicende della Seconda Guerra Mondiale, parteciperà poi (sic!!) al “salvataggio” del Dalai Lama (il XIV, l’attuale Dalai Lama) nelle ben note vicende degli anni Cinquanta del secolo scorso.
Verità? Oppure “fiction”, come dicesi oggi? Non lo so, né qui poi conta. Tra le altre cose, questo libro preconizzava che il Messico sarebbe divenuto la terra della “prossima nascita”: invece, il Messico è, oggi, la terra promessa del narcotraffico, con lotte di una rara ferocia, che hanno piuttosto risvegliato il lato crudele delle antiche civiltà precolombiane. Siamo nel pieno di quelle illusioni, degli anni tra i Sessanta e i primi Ottanta del secolo scorso, anni che andrebbero sì “storicizzati” senza, però, negarli.
Detto in altre parole: non possiamo certo dimenticarci “come sono andate a finire” le cose, come le generose spinte, anche spirituali, spesso, poi, si mutassero in cumuli d’illusioni; ma, d’altro canto, nemmeno possiamo dimenticare ch’è ben meglio un’aspirazione, per quanto mal diretta, che la totale accettazione del System e dei suoi postulati, in se stessi ben più illusori, che si sarebbe vista in seguito, e cioè quel consenso totale su questo blog varie volte analizzato. Perché in realtà nulla di peggio avrebbe mai potuto accadere all’umanità di questo consenso assoluto: è la negazione dell’umanità stessa, è il prendere un sistema sia tecnico sia economico, in sostanzaimpiantato”, per “la” realtà e per “la” natura. In realtà, lo scopo era quello di negare la natura umana.
E l’uomo, creatura sempre ingenua, ha, manco a dirlo e com’era prevedibile, abboccato. Alcuni vantaggi materiali non possono compensare l’alterazione profonda.
Detto ciò, che serve solo ad inquadrare i passi che saranno riportati qui di seguito, torniamo alla scena in questione, il cui antefatto è che il “colonnello Karl” deve incontrare il Cancelliere Adolf Hitler.

“Oggi ho avuto la sorpresa più grande della mia vita. Ho incontrato Adolf Hitler, dopo essermi proposto di non aver pregiudizi sulla sua persona. L’incontro non è avvenuto all’ora indicata ma quasi due ore dopo.
Nell’attesa ho osservato il personale che lavora nel suo ufficio; mi è sembrata gente posseduta dal frenetico desiderio di svolgere diligentemente il proprio lavoro.
Quando ormai pensavo che non sarei stato ricevuto, un assistente annunciò che il Führer mi attendeva. Quando entrai nella stanza, Hitler era in piedi dietro la scrivania con l’attenzione concentrata su alcune carte, in modo tale che non riuscivo a vedere i suoi tratti. Rimase in questa posizione per alcuni secondi e all’improvviso alzò il volto e il suo sguardo si fissò nel mio. Compresi subito che mi trovavo di fronte a ‘qualcosa’ di nuovo e sconosciuto, qualcosa di natura inspiegabile che andava al di là di qualsiasi analisi puramente razionale. In un attimo lo sguardo del Führer attraversò il mio spirito, ebbi l’assoluta certezza che non esisteva dentro di me alcun segreto che lui non conoscesse. Avevo sentito molti aneddoti sul potere ipnotico dello sguardo di Hitler, ora capivo che senza essere falsi erano inesatti.
Il suo sguardo non ipnotizza nel senso ordinario della parola, piuttosto produce uno strano sentimento, che consiste in un desiderio irresistibile, ma cosciente, di coincidere con la volontà del possessore. Nel breve lasso di tempo trascorso tra il momento in cui Hitler aveva fissato i suoi occhi nei miei e quello in cui m’invitò a sedermi, io ero già un’altra persona”[2].
Il “colonnello Karl” scopre, nell’incontro il cui incipit qui è stato appena riportato, che Hitler lo vuol mandare in Tibet, per tramite di un monastero Zen giapponese, perché contattasse i seguaci del Bön, di una delle correnti del Bön, sarebbe meglio dire, con lo scopo di recuperare quei poteri che la “razza ariana” aveva un tempo, e che il successivo sviluppo della ragione aveva reso sempre più marginali, sopravvivendo essi ormai solo in posti remoti, come, appunto, il Tibet. Tuttavia, il progetto fallisce, ed allora ecco l’ incipit del secondo incontro, del colonnello Karl, con Hitler: “Quando varcai la soglia apparve davanti a me il Führer. Era nella stessa identica posizione in cui si trovava all’inizio del nostro precedente colloquio: in piedi di fronte ad un grande tavolo, apparentemente assorto nell’esame di un grosso fascio di documenti. Compresi che in realtà stata concentrando al massimo un certo tipo di energia sviluppata mediante pratiche Bon. Se riusciva a ‘scaricarmi addosso’ questa energia, com’era avvenuto nella precedente occasione, avrebbe annullato la mia volontà; per impedirlo, mentre mi avvicinavo a lui, lasciai la mia mente ‘libera’. Con un rapido movimento Hitler alzò il volto scagliandomi all’improvviso, con lo sguardo, tutta l’energia che aveva accumulato. Sentii un brivido violento e per un istante pensai che sarei crollato di fronte a quella incredibile forza, tuttavia, riuscii a mantenere ‘libera’ la mente in modo che la raffica di energia concentrata mi ‘attraversasse’ senza toccarmi. La dolorosa prova durò diversi secondi. Come un raggio di luce che scontrandosi con un cristallo trasparente cerca un piccolo spigolo che gli permetta di riflettersi, ossia di ‘rimanere’ nel cristallo, così quella potente energia cercava disperatamente dentro di me un appiglio qualsiasi per afferrarsi. Un’espressione di sconcerto finì per invadere il volto del Führer”[3].

Questo è il commento su tutta la vicenda:
“Certamente tale questione, come altre relative alla guerra, non potrà mai essere compresa con il criterio di considerare gli atti umani come un semplice prodotto di fattori economici. Esistono motivi d’ indole superiore che condizionano […] la condotta degli uomini […]. Il tentativo nazista di far rivivere il Bon, e con esso far regredire l’evoluzione umana di millenni, per avviarla su un cammino deliberatamente abbandonato già in epoche preistoriche, ha costituito la più grave minaccia degli ultimi tempi alla continuazione del lento e faticoso, ma fermo e costante, processo di sviluppo del genere umano.
In modo inconscio ma efficace, l’umanità intera ha reagito contro il regresso che si cercava d’imporle; gli uomini han dimenticato per un po’ le diverse barriere e le differenti etichette con le quali comunemente si dividono e si classificano […], e anche se ignoravano le cause profonde che li portavano ad agire in quel modo [qui probabilmente vi è la causa della successiva débacle e del fallimento che si sta esperendo da qualche decennio; nota mia], si son uniti in un fronte d’estensione mondiale come non si ricordava nella storia, con il proposito comune d’eliminare il nazismo”[4].

Anche noi, oggi, ci troviamo di fronte ad un tentativo “regressivo”, ma di natura ben diversa da quello nazista.
Ben più difficile è, oggi, opporcisi, e non basta nemmeno il risorgere del dissenso – cosa, peraltro, della quale non si vede alcun segno premonitore, ma proprio nessuno –, e, ci vorrebbe il risorgere del dissenso, sì, ma di un certo tipo soltanto. E qui occorre correggere, con mano decisa e ferma, l’autore appena citato, che si è dimostrato un inguaribile “idealista” – sempre meglio del nulla, si diceva all’inizio, ma non per questo dobbiamo condividere le sue gravi e decisive illusioni –: lo “sviluppo del genere umano” può esistere, ed esso è sì, lento e faticoso, ma è tutt’altro che costante, e proprio per nulla fermo. Anzi, è vero l’ opposto: le regressioni sono sempre possibili, la vicenda del capitalismo e lo stato pessimo che il mondo vive lo dimostrano “al di là di ogni possibile dubbio”, per cui tal processo è sì lento, ma per niente costante; è vero l’opposto: si tratta di un processo fondamentalmente incostante. In un tal processo – come ben capì Gurdjieff – vi son del momenti topici, degli “incroci”, nel corso dei quali un fattore dall’esterno deve intervenire per far sì che il processo continui. Se, per un qualsiasi motivo, tal fattore dall’esterno non si manifesta, occorre attender il prossimo “snodo”, che poi è quel che abbiamo esperito in questi ultimi decenni.
Tra salite e, più spesso, discese, “alla fine”, in situazioni difficilissime, “Si” vince, spessissimo usando le debolezze dell’avversario, piuttosto che la “propria” forza, che ben si sa di non avere: questo è molto più vicino al vero, altro che “processo fermo e costante”!! E chi vi partecipa, di solito una risibile minoranza, non lo fa certo perché gli piace ma, piuttosto, per non darla vinta al Nemico, o per la semplice ragione che non può fare altrimenti perché ci si ritrova dentro. Dunque, straparlare di processo “fermo e costante”, salvo si guardi da oltre il piano umano – ma così non è nel 99,9 periodico dei casi … – significa soltanto affermare l’ illusione. Oppure credersi dentro una battaglia de Il Signore degli Anelli, dove si prenda, però, la metafora per la realtà, dove Tolkien ben sapeva qual era la realtà, e qualche passo de Il Signore degli Anelli lo attesta: cioè che “si” è sempre in pochissimi, e ci “Si” ritrova, e cioè che nonSi” sceglie proprio alcunché, in situazioni dove c’è il dover essere, non il voler essere.

Il serpente un tempo aveva le zampe. Ancor prima, vi erano esseri viventi privi di zampe. Combattere contro questi ultimi è un conto; combattere contro un essere che aveva le zampe, e dopo le ha perse, che ha qualcosa degli esseri primordiali, e tuttavia ha l’astuzia degli esseri viventi relativamente “superiori”, è qualcosa di molto diverso, di qualitativamente differente. In una parola: un conto è combattere uno Hitler o uno Stalin, ben altro è combattere un sistema. Anzi, “il” System. Questo rientra nel tema della risposta “creativa” alla crisi[5]. Ciò implica la scelta di “uscire”, scelta, però, attiva e consapevole: uscire per “cercar spazi”; ma tale scelta deve essere consapevole, non regressiva, tipo “la Terra è piatta”, cosa che si sapeva non esser tale sin dal Medioevo, anzi da prima, dal mondo greco romano. Per il resto, il sistema deve crollare. Anche se esso può non crollare, in teoria, in quanto gli “architetti del binario” han costruito, dalla fine degli anni Settanta agli inizi degli Ottanta, un sistema col pilota automatico, cioè capace di reagire alle sollecitazioni esterne. Per questo motivo la situazione si è fatta molto difficile.
Questo è, infatti, un sistema autoreferenziale, dotato di un modello di regolazione interna “cibernetica”, cioè ha un pilota automatico – e pilota, in greco, è kybernètês -, costruito alla fine degli anni Settanta del secolo scorso, da quando certe forze cominciarono – solo l’inizio è stato – a costruire questo sistema autoreferenziale, ed è iniziata la Grande Reazione. E infatti, da quel tempo in poi, più o meno, grosso modo, da dopo la morte di Mère, si è avuto il crescente consenso e ogni spazio è stato, pian piano, in modo costante, chiuso, fino all’autoreferenzialità totale.
Per chi è rimasto, però, il “nodo” è divenuto molto stretto. Dal punto di vista esteriore, ciò si è tradotto nel fatto che il consenso è divenuto assoluto, e passivo, e uno stato artificiale è divenuto la “natura”: si guardi questo Natale, il consumo come unica realtà, come unica “religione (in)civile”, sebbene la critica “morale”, non mi stanco di ripeterlo, non solo non incide, ma non coglie le cose nel profondo. Quel che blocca in verità ogni “trasformazione” son due fattori: 1) la costante agitazione della gente, del mondo; 2) il sistema tecnico che funziona in automatico, che si riproduce come fosse una cosa autonoma (e, in parte, lo è davvero).
Spesse volte si è sostenuto che la “nostra” epoca sia unica, ed abbia in se stessa delle caratteristiche mai prima viste in alcuna epoca storica precedente: nove su dieci volte, si tratta di una pretesa e di un’allucinazione. Eppure in una cosa è vero: in questo sistema che si auto alimenta e si auto pilota, invece, questo è vero. Intanto, però, basta un nonnulla in questo sistema sempre pi efficiente ma sempre più complicato, che tutto si blocchi.
Oggi senza elettronica non vai da nessuna parte. Ma se un qualche cosina minima si ferma, o si blocca, sei come un automobilista che rimane appiedato ai lati d’una strada.
Se il sistema elettrico è mal costruito o sia insufficiente alla domanda, tra l’altro, sempre crescente (il che la dice lunga) – cose che personalmente ben conosco –, allora succede che gli apparecchi elettronici fallano: ci si ritrova nella situazione del famoso automobilista di qui sopra. I molti e meritati improperi alla tecnica servono a ben poco: siamo schiavi del sistema.
Dal punto di vista personale, l’effetto è quello di buttare denaro in spese continue di riparazione, rare volte, oppure di sostituzione, soprattutto quest’ultima; dal punto di vista generale, diventa evidente la precarietà di questo sistema. Ma il fatto è che ne siamo schiavi. In pratica, l’uomo è al servizio del sistema tecnico.
Non ne discende che ci si possa “vendere la pelle dell’orso prima di averlo ucciso”, come suol dirsi, e come han fatto in altri anni, o creduto di poter fare, sbagliando in modo clamoroso. Uccidere gli orsi non è uno scherzo[6].


Andrea A. Ianniello




[1] G. Tucci, Le religioni del Tibet, Edizioni Mediterranee, Roma 1976, pp. 261-304. Sull’influsso del dualismo iranico sul Bön, il “dio malvagio”, cf., ivi, p. 265; sulle “forze sottili della Terra”, i lu (= nâga), cf., ivi, p. 272, che hanno anche un lato malefico: i “klu [= lu] neri”, ibid., corsivi in originale. 
[2] Ayocuán, Il Risveglio della montagna, Tre Editori, Roma 1996, pp. 82-83, corsivi miei.
[3] Ivi, p. 104. Vorrei qui precisare che questo metodo, usato dal “colonnello”, è valido. Forse il “non resistere al male” ha un qualche legame con questa “tecnica” cosiddetta? O non? Molto probabilmente, ha un legame indiretto. Di un tal metodo trattò, illo tempore, M. Rostaing Casini, nell’assistere ad un rito di una delle forme di magia nera più pericolose nel Nord Africa, tra le donne nere di una parte del Niger, zona dalla quale provenivano tra le maghe “les plus rédoutables”, secondo le fonti di Guénon, cf. M. Rostaing Casini, Archeologia misteriosa, Editrice Salani, Firenze 1980, pp. 169-173. In tal vecchio libro di parla pure del colonnello Fawcett, nome vero e non pseudonimo, al quale l’anno scorso è stato dedicato un film, dalla cui colona sonora si allega qui un link: “The Final Journey”, da The Lost City ofZ’,
https://www.youtube.com/watch?v=1-J8TZJUTi4. Chi vive “certe” cose, si confronta con gli errori ricorrenti, gli errori di sempre, non può non chiedersi: ma che cos’ è quel qualcosa che, come diceva San Paolo, io non voglio, eppure commetto sempre gli stessi errori? Che cos’è? La natura umana
[4] Ivi, p. 111, corsivi miei.
[6] Cf. M. Pastoureau, L’orso. Storia di un re decaduto, Einaudi editore, Torino 2008. Il capitalismo è l’orso, nel senso negativo che, da un certo periodo, anche grazie al Cristianesimo, si diffuse. Il comunismo, ed altre forze novecentesche, erano come il lupo: dei piccoli gruppi preparati, organizzati e spietati, l’ “élite”, rivoluzionaria o controrivoluzionaria, che fosse. Se, dal punto di vista economico, il lupo ha fallito, questo non è vero dal punto di vista politico, come si disse nell’incontro, cf.


6 commenti:

  1. Personalmente credo che questo mondo artificiale, e sempre più artificiale, in cui viviamo sia il regno dell'Anticristo. Se infatti Cristo è l'Ordine Cosmico (il Logos del Vangelo di Giovanni) il nostro mondo, dai tratti mai rinnegati e sempre più rafforzati di un mondo alternativo a quello naturale, è evidentemente anticristico. Personalmente non vedo come si possa reagire senza il da lei sopracitato "Fattore esterno". Necessitiamo, per riprendere la citazione del Signore degli Anelli, di un Gandalf ed un Aragorn che ci vengano in aiuto, il primo come causa, il secondo come giustificazione del cambiamento. Ma, come insegna Platone nel Timeo, l'intervento divino restauratore non è indolore, tutt'altro.
    Se lei ha una visione più propositiva della cosa e pensa si possa far di più che "Cavalcare la tigre" mantenendosi "In piedi in un mondo di rovine" in attesa del suddetto aiuto, ascolterò le sue idee con grande interesse, ma mi pare di capire dal suo articolo che anche secondo lei l'impresa è fin troppo ardua.

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    1. Molto di ciò che lei dice, è giusto. E’ un mondo artificiale, **implicitamente** “anticristico”. Il che sta in**diretta** relazione con il “Fattor esterno”: finché rimarrà **implicitamente** “tale”, finché non si manifesterà **esplicitamente** la “natura” in questione – ci si è capiti … -, finché questo cambiamento di corrente non accadrà, ogni azione diretta, che sia d’Aragorn e di Gandalf assieme – come poi sarebbe giusto – sarà impossibile, perché la ****situazione”**** - e ricordo il mio vecchio post sul “potere della situazione” – non lo consentirà. Ma passare dall’implicito all’esplicito è molto ma molto ma molto ma molto ma extra moltissimo difficilissimo. “Hic sunt leones”. Ci son draghi sul cammino. Che un intervento restauratore sia indolore, è semplicemente impossibile. Ma il punto vero si è che vi son ostacoli, sin ora insormontabili, nel concreto (**non** nei sogni: che poi uno voglia viver ne’ sogni, affar suo), e a situazione si decompone ma non svolta mai.
      Venendo ad Evola, che lei opportunamente cita, “In piedi in un mondo di rovine”: questo “se po’ ffa’”, questo è possibile: che stiam facendo d’altro qui … domanda retorica …
      Ma invece “Cavalcare la tigre”, questo non è possibile ché il XX secolo dimostra, “al di là di ogni ragionevole dubbio” – per dirla con i telefilm polizieschi anglosassoni qui citati ironicamente -, che se vuoi cavalcare la tigre ,a **non ne hai la vera forza**, vince la tigre …

      Quindi c’è una sola cosa – ma è anch’essa molto difficile – che si può “fare” (si chiede sempre il “Che fare”, che però viene sempre per ultimo) ed è quella di far passare l’implicito in esplicito. Ma neppur questo è uno scherzo.








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    2. … che se vuoi cavalcare la tigre, ma **non ne hai la vera forza**, vince la tigre …




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  2. Grazie per la risposta, considerazioni le sue davvero molto argute.

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    1. Ma grazie a lei. Quel che voglio sottolineare si è che queste considerazioni **non nascono** meramente da “idee” – o **pseudo** tali … – non nascono da piccole “meditazioni” o dalla spiritualità considerata quasi un rimedio da medico “per star meglio”, ma nascono dalla mera e semplice, concreta ****esperienza****, niente di più, niente di meno. In tal campo, potrei davvero scrivere una Treccani … **Non** servirebbe a nulla, lo so, il problema sta nell’occhi di chi vede, non nella cosa vista. Quel che se ne riassume, si è che “Hic sunt leones”, “Vi son draghi sul cammino”, la cosa non è uno scherzo e tanti ci si son “rotti le corna”, come suol, dirsi.
      Ma non è detta l’ultima parola, “Ricordati che la partita non è finita …” (cf.
      https://associazione-federicoii.blogspot.it/2018/01/ricordati-che-la-partita-non-e-finita.html).

      La partita **non** è finita … Ed è – questa – l’unica. e sola. “speranza” che si è, oggi, concretamente – niente sogni, please, ne abbiamo avuto sin troppi, e si veda si “dove ‘diavolo’” si sta, oggi!! – in grado di dare, di offrire …




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  3. Tra l’altro, lo stesso Evola – cosa strana in certi ambienti, dove queste cose son “tabù” – ammetteva che Hitler potesse avere dei “poteri ‘medianici’”, come li si usa chiamare …
    Ma poteri “medianici” **sviluppati**, sur una base precedente, però sviluppati da un “addestramento” di un qualche tipo …






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