martedì 3 ottobre 2017

**In margine** ad un’Anticipazione ….





Alcune considerazioni – in margine dell’Anticipazione dell’ultimo libro di R. Calasso, L’innominabile attuale, Adelphi Edizioni, Milano 2017, da poco uscito, che segna il ritorno di Calasso a delle tematiche trattate in un testo su questo blog ricordato più volte[1]: La Rovina di Kasch, tra l’altro l’espressione “l’innominabile attuale” proviene proprio da quest’ultimo libro[2].
L’Anticipazione la si può leggere al link:
http://www.corriere.it/cultura/17_settembre_26/libro-adelphi-roberto-calasso-l-innominabile-attuale-da4facf2-a2c8-11e7-82cf-331a0e731b92.shtml.
In quest’ultimo articolo online, è l’autore stesso, Calasso, che parla del suo nuovo libro, chi meglio di lui può dunque riassumerne il senso? Ed infatti è sull’articolo che qui ci si tratterrà un po’, non ho letto il libro, ma, in ogni caso, mi pare che l’articolo stesso ponga comunque sul tavolo dei temi non certo privi d’interesse. Anche di questi ultimi, tuttavia, si farà qui un’inevitabile cernita, focalizzandosi soltanto su alcuni, e la cosa è inevitabile qui. Per esempio, su Burckhardt, dove le osservazioni di Calasso sono molto giuste: è infatti assai significativo che quei passi, da lui segnalati, siano stati espunti. Ci sarebbe da dire, però si andrebbe troppo oltre. Ma veniamo a noi.


La tesi iniziale di Calasso, nella sostanza, riprende quella alla base de La Rovina di Kasch: la società, senza più alcun “numinoso” cui poter far riferimento, ha “il culto di se stessa”, e questo è verissimo. Per Calasso, in ogni caso, è il “numinoso”, per così dire comunque presente (quali che siano le condizioni interne alla e della società), è il numinoso che sconquassa il mondo con la sua domanda inevasa: di qui, tante guerre di religione senza però “alcun dio” a combattersi, non dunque “lotta nei cieli”, ma solo sulla Terra, tra i “simulacri degli dèi”. 
Invece, a mio avviso, pur essendo quanto sostenuto da Calasso vero, è la debolezza strutturale di quest’autoreferenzialità il nodo vero, pesante, scorsoio, e non solo perché quel che Calasso chiama il “sollievo psichico”, dato radicalmente dalla società secolarizzata non può essere che temporaneo. Non è soltanto questo, ma è invece proprio la debolezza della struttura portante, dovuta sostanzialmente alla super prevalenza del diritto privato e dell’ottica privatistica su ogni altra ottica, che si sta manifestando sempre più evidentemente. Insomma, è “l’autoreferenzialità radicale”, che è caratteristica della società contemporanea, società che trascolora inevitabilmente nella sua contrazione su ed in se stessa,  e di conseguenza nel suo inevitabile collasso su se stessa. Si definisce collasso quel cedimento della struttura portante di qualcosa, nel nostro caso, cedimento della struttura portante della società.
Tale fase, va detto con chiarezza, segue ad una fase precedente, di “coalescenza”, fenomeno nel quale accade che particelle di un liquido, disperse nell’aria, si uniscano per formare brevi, passeggere entità relativamente più grandi, ma sempre, comunque, disperse in un mezzo.
In altre parole, fase nella quale si è verificato una sorta di “pompaggio”, di “bolla” non solo economica, ma pure mentale, di opinioni e di modi di vivere, di pensare, tutti dovuti proprio alla cosiddetta globalizzazione. Le due fasi, e non certo per caso, si ricollegano, necessariamente, s’implicano reciprocamente tra di loro, pur se, in apparenza, possano sembrare contrarie od opposte.  

Per cui, giunti qui, possiamo così rispondere a Calasso: la società secolarizzata crede solo a se stessa. Vero. Essa è del tutto e radicalmente autoreferenziale. Anche questo è pur vero. 
Ma ci crede ancora? Questo bluff della società secolarizzata sembra essere minato alla radice.
Non più, dunque, crede in se stessa, o, per lo meno, non con la stessa forza, senza il trasporto, senza sogno che non sia una costruzione virtuale, un simulacro; insomma: c’ha creduto, , ma ora non più. La società secolarizzata, dunque, credeva in se stessa. Questo “credere” non è più dunque un modello cui tendere, ma è invece un procedere che si perpetua per inerzia. Che non implica più alcun credere. Che può “funzionare”, senza che vi sia bisogno di alcun “credere”. Ma che, poi, è divenuto un “dogma” inespresso, e per questo inattaccabile, intangibile perché invisibile, un dato di fatto, un dato cosiddetto di “natura”, pur essendo invece un dato sociale, cioè storico.
Questo fatto – del non più credere “in se stessa”, ma del perdurare in questo stato indefinitamente, per inerzia – è, a sua volta, avvenuto per molte cause, ma una è stata quella implosiva non esplosiva –: la proliferazione di regole reciprocamente in contraddizione, che sanzionano, ma che, tuttavia, non sono sanzionabili; manca – in questa congerie confusa di norme tra loro escludentisi –, di un principio comune.
E se manca questo principio comune, ciò accade proprio a causa del fatto che la società secolarizzata non riconosce alcun valore fondante che non sia “situazionale”, vale a dire che sia una mera regola di funzionamento, e non un qualcosa che faccia riferimento ad una sostanzanon umana” (apaurusheya) di un qualsiasi genere – sulla cui natura nemmeno mi metto a discutere perché qui non è la natura in questione, ma il suo semplice, mero darsi –; e, a sua volta, questo mero fatto è una semplice conseguenza dell’anti-utopia alla base, alla radice, della scienza-tecnica moderna: la manipolazione totale, che, in tedesco, si può dire con due parole: Die Totale Verarbeitung, che vuol dire manipolare nel senso di elaborare, sì nel senso elettronico, e questo è molto calzante; ma si può usare questo stesso termine anche in relazione al petrolio (Erdöl, di genere neutro), altra cosa significativa non poco. Ma in tedesco si può dire “manipolazione” con un altro termine: Machenschaft, femminile anch’esso, che, tuttavia, significa soprattutto “manipolazione” come intrigo, in una parola: il famoso complotto. Dunque, “Verarbeitung” è la manipolazione di un qualcosa di dato, di una sostanza o di data elettronici, mentre il termine di “Machenschaft” si riferisce al manipolare gli uomini.
Come sempre, se il tedesco è molto più preciso, l’italiano è caratteristicamente ambiguo, per cui lo stesso termine si usa per la manipolazione di sostanze, come per la manipolazione di persone, cosa che si distingue, invece, in tedesco in modo chiaro.
Di conseguenza: Die Totale Verarbeitung ist Die Totale Machenschaft. Vale a dire, in italiano: “La manipolazione totale è l’intrigo totale”. Messa in altri termini, ancor più chiari: La manipolazione totale è il complotto totale.
Noi ci viviamo dentro in questo “qualcosa” qui, ed è fondamentale non cadere nella trappola di considerare questa costruzione, quest’emulsione, come “natura”, come uno stato naturale. Parlando poco tempo fa con amico che se n’intende di elettronica sui nuovi mezzi, ho sunteggiato il punto con una battuta: Hitler doveva mandare la Gestapo ad acchiapparmi, invece oggi sono io stesso che dico al sistema dove sto e che percorsi ho fatto. Tramite il telefonino si può, infatti, sapere dove sto e pure che percorsi abbia fatto sin ora. Il sistema “Safety Tutor” delle autostrade può memorizzare tutte le targhe che siano passate sotto uno dei suoi archi elettronici metallici. E questo è ancor niente, rispetto a quanto è già possibile.
Tutto questo i famosi “cantori della democrazia” e della “libertà” individuale di altri tempi l’avrebbero denunciato scendendo nelle piazze, avrebbero protestato contro il totalitarismo, detto “fascismo” o “comunismo” a seconda dei gusti, ma sarebbero stati concordi nel denunciare tutto ciò opponendocisi con tutte le loro forze. Oggi: silenzio tombale, anzi, proprio i “cantori della democrazia” e delle “libertà” individuali stan qui a spiegarci che è tutto per il nostro bene, per la nostra sicurezza. Se non si è consapevole di tali cose, si rischia davvero di fare solo chiacchiere[3] (ed è chiaro che, qui, non mi riferisco al libro di Calasso, ma si parla in generale, su certe “denunce” sulla “libertà”, denunce che, tuttavia, non essendo consapevoli della deriva in atto da decenni, approdano poi al nulla di fatto).  
Non vi è nulla di dato, si postula in base alla pratica – non è una teoria – della “manipolazione totale”, ed ovviamente tale postulato è tanto non razionale quanto il postulato contrario; tutto è positum, vi si sostiene, di fatto eh, non è una teoria. Tale pratica, in una prima fase, si è sviluppata per mezzo di organismi collettivi ed al loro interno; nella seconda fase, poi, per mezzo di “gruppi” d’individui, e, infine, anche per mezzo di singoli individui.
Tutto è positum da un soggetto, collettivo prima, di gruppo poi, singolo per finire.
La conseguenza è il disordine globale, inevitabile, oltre che strutturale. In tal senso, la nostra è tutto fuorché un’età di decadenza, con la “saggezza”, che “guarda dall’alto”, caratteristica di tali epoche, saggezza che anche Calasso non riesce a riconoscere, nel “nostro” mondo attuale: non ve n’è, infatti. Questo perché, in realtà, non trattasi di decadenza, ma di un processo di dissoluzione, dissolutio, che è qualcosa di ben altro, rispetto al processo della mera decadenza.

Questi temi sono riassunti in un passo, tratto da un libro ripubblicato più di dieci anni fa (nel 2003), ma che qui si riporterà nella vecchia edizione.
La data della pubblicazione della vecchia edizione la dice lunga sulla profondissima radice di queste cose; per tornare all’osservazione fatta in nota nel post precedente, e cioè che non si son fatti, davvero, i “conti” col pensiero negativo, che si è creduto, Cacciari tra gli altri, di poter superare per passare, poi, ad una fase positiva, senza però aver esaurito quei conti. Accade, non casualmente, che quei nodi rimangano lì.
E che si ripresentino, con un bel conticino, piuttosto ben salatino 
Stati di crisi si possono soltanto eliminare, non refutare. E’ stolto voler refutare il nichilismo. Soltanto ingenui o opportunisti si assumono questo compito. […]
Non conosco un testo che descriva più incisivamente lo stato di crisi del nichilismo della seguente ‘favola didascalica’ che tolgo da una molossica ‘Introduzione ai problemi del nichilismo’. ‘Una nave gigantesca attraversa la costellazione di Orione, ha le luci schermate, non è voluta da nessun Dio, ma nemmeno non voluta; non è accompagnata da nessun Dio, ma nemmeno ostacolata – diciamo pure: non è nota a nessun Dio. Nemmeno noi sappiamo di dove viene, ammesso che venga da qualche parte; verso quale meta si diriga, ammesso che si diriga verso qualche meta. Ci sono svariati motivi che inducono a pensare che sia superfluo nominare la nave, perché, presto o tardi, si sarà dissolta nelle tenebre, come tutte le sue simili, e dunque sarà stata soltanto come se non fosse mai stata. Tuttavia – e ciò che è l’ unica cosa della nave che ci è nota con sicurezza – tuttavia le pareti delle cabine sono tappezzate di regole che costituiscono l’ordinamento di bordo, cioè di regole che sono state sanzionate da qualcuno che a sua volta non è stato sanzionato; ma non si può negare che sono queste regole a permettere che a bordo la vita brulicante si svolga assolutamente senza intoppi. Si domanda: Queste regole sono vincolanti?’”[4].
No che non lo sono … Ah, che la vita “sulla nave” si svolga “senza intoppi” è oggi tutt’altro che vero, ed è del tutto falso. Ma ciò nasce proprio dal fatto che le regole non sono vincolanti. Né possono esserlo, lo sarebbero se e solo se ci fosse un “valore” superiore cui far riferimento, e se tale valore fosse riconosciuto socialmente: mancano ambedue le condizioni. Ed è questa, per l’appunto, la “caduta senza rumore”[5], processo nel quale siamo dentro.
Una nave ignota ad alcun Dio, in una parola, non può che perdersi. Vero che “il Dio” può anche ostacolare, vero, ma, come diceva Thoreau, “non si guadagna mai qualcosa senza perder qualcos’altro” …


Andrea A. Ianniello





PS. Sulla Germania del ’33 (1933, ovvio).
Infatti, ricordiamoci come può accadere il cosiddetto – cosiddetto … – “impensabile”: “‘Se dichiarerò guerra, Forster, allora nel bel mezzo della pace farò comparire a Parigi delle truppe. Indosseranno uniformi francesi. Marceranno in pieno giorno per le strade. Tutto è pronto fino all’ultimo particolare. Marceranno fino al quartier generale del comando supremo. Occuperanno i ministeri, il parlamento. Nel giro di pochi minuti la Francia, la Polonia, l’Austria, la Cecoslovacchia verranno private dei loro uomini guida. Un esercito senza stato maggiore. Tutti i capi politici saranno eliminati. Regnerà una confusione senza precedenti. Ma io mi sarò messo già da tempo in contatto con gli uomini che formeranno il nuovo governo. Un governo che andrà bene a me. Troveremo questi uomini, li troveremo in ogni paese: spinti ed accecati dall’ambizione, dalle liti di partito e dalla presunzione. Avremo un trattato di pace, prima che scoppi la guerra.
Ve lo garantisco io [e, senza offesa per nessuno, era esattamente nella posizione di poter garantirlo, in quanto poi almeno in parte l’ha fatto: voglio dire che non erano mere parole o minacce nel vuoto; nota mia], signori, che l’impossibile si avvera sempre. L’improbabile è la cosa più sicura. Avremo volontari a sufficienza, uomini come le nostra SA, silenziose e pronte al sacrificio. In tempi di pace porteremo i nostri uomini al di là del confine.
Gradualmente, nessuno vedrà in loro nient’altro che pacifici viaggiatori. Oggi, signori, non ci credete. Ma lo farò, una mossa dopo l’altra. […] Nessuna linea Maginot ce lo impedirà. La nostra strategia, Forster, consiste nel distruggere il nemico dall’interno, fare in modo che venga sconfitto da se stesso[6]. Ovvio che la cosa poi non si è verificata nei termini letterali delle confidenze ricevute da Rauschning prima del Secondo Conflitto Mondiale, e, però, si è verificata.  





[1] Cf. http://associazione-federicoii.blogspot.it/2016/07/linnominaile-attuale-da-la-rovina-di.html; anche cf.:
http://associazione-federicoii.blogspot.it/2016/03/la-legittimita.html,
http://associazione-federicoii.blogspot.it/2016/03/arcana-imperii-atque-legitimitas.html,
http://associazione-federicoii.blogspot.it/2015/12/la-rovina-del-cash.html.    
[2] Cf. R. Calasso, La Rovina di Kasch, Adelphi Edizioni, Milano 1983, qualche annetto fa, o – come diceva qualcuno in vena di facezie – qualche “nanetto” fa. 
[4] G. Anders, L’uomo è antiquato, Il Saggiatore, Milano 1963, pp. 314-315, corsivi miei. 
[6] H. Rauschning, Colloqui con Hitler, Tre Editori, Roma 1996, pp. 11-12, corsivi miei. Ancora diceva: “‘Quando il nemico è demoralizzato, quando è prossimo alla rivoluzione, quando i disordini sociali incombono, allora è giunta l’ ora’”, ivi, p. 14, corsivi miei. Rauschning è stato molto criticato, nulla vieta però che vi siano anche delle “confidenzereali di Hitler a Rauschning.   

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