sabato 22 luglio 2017

In realtà, già una volta è stato superato …










– Tutte le cose che vediamo, le vediamo attraverso qualche cosa.
Questo qualche cosa può essere un banco di nebbia oppure le divagazioni della nostra mente. Quindi perché non dovrebbe esser possibile vedere attraverso un muro se non abbiamo un’dea preconcetta dell’esistenza di una barriera insuperabile? Non c’è bisogno del contatto diretto dell’occhio per vedere delle immagini. Non vedi anche se chiudi gli occhi?
Kuchog [“signore”, titolo di rispetto]. Dal momento che potete leggere nella mia vita passata, conoscerete anche quella futura … ditemi se riuscirò a condurre a termine quello che sto per iniziare?
L’avvenire! Vuoi conoscere la tua vita futura; credi che essa sia scritta su di te com’è scritto il passato. Nel passato si trova veramente il germe dell’avvenire: il rgyu (la causa prima) è là, ma non le rkyen (le cause secondarie). Non è scritto come il germe sarà modellato … se sarà fortificato o indebolito … se nascerà un albero possente oppure il germoglio sarà distrutto prim’ancora di aver visto la luce del cielo. L’avvenire esiste, ma solo nelle cause che sono in grado di partorirlo, proprio come l’albero esiste nel seme. Le possibili combinazioni di queste cause sono infinite … comprendono incontri tra le forze di questo mondo e quelle di altri universi. Come potrebbe chi appartiene ad un mondo particolare, la cui percezione è limitata alle cose di questo mondo, prevedere l’irruzione di forze estranee la cui natura e attività sono diverse da tutto quello che egli è in grado di conoscere? Sai che forma prende l’avvenire quando lo si osserva? E’ simile alla danza della polvere nell’aria lungo le strade nei giorni di siccità. Essa è là … giace sulla strada immobile ma pronta ad essere mossa al primo accenno di vento. Il vento soffia e la polvere subito si solleva, viaggia e danza … si compone di mille figure e disegni diversi, imprecisi, che si dissolvono prim’ancora che si abbia il tempo d’individuarli. Sono abbozzi andati a male di quello che avrebbe potuto essere, ma che non sarà perché qualche urto imprevisto ha disperso il nucleo che si stava organizzando. Tutte le immagini del futuro che puoi contemplare non sono che possibilità … mai certezze.
Le idee che il vecchio monaco esponeva erano troppo complicate perché Mipam potesse comprenderle. La semplice fede del giovane […] derivava dalla religione popolare delle persone che aveva sempre frequentato”[1].









In effetti, l’Eufrate già più volte nella storia è stato superato, diventando, così, come un “segno” di qualcosa. Un esempio può esser questo: “La vignetta rappresenta Ciro il Grande, a cavallo in mezzo ai suoi capitani, che osserva una schiera di sterratori al lavoro per deviare il corso dell’Eufrate, al fine di aprire un varco all’esercito nelle mura di Babilonia attraverso il letto ordinario del fiume. L’impresa (338 a.C.) è narrata da Erodoto (I, 191) e da Senofonte (Cyri institutio, VII, 5, 9 e sgg.)[2]. Oggi, deviar il corso … Ma non esageriamo … basterebbe solo superarlo …


PS. Sul Tibet vi è un altro post interessante[3].


Andrea A. Ianniello









[1] A. David-Neel – Lama Yongden, Mipam. Il lama delle cinque saggezze, Arcana Editrice, Milano 1975, pp. 199-200, corsivi in originale: qui Mipam, il protagonista, interpella un monaco tsipa, ovvero astrologo. Il libro efficacemente dipinge il Tibet prima dei frequenti contati sia con la Cina che, in seguito, con l’Occidente, ben poco “alterato” dunque, dipingendolo nel bene come nel male, con anche, dunque, la commistione fra religione prebuddhista e buddhismo tibetano stesso; per esempio, cf. ivi, p. e p. 12 e sgg., tra gli altri passi. Mipam è un “t’ülku” che però, per vari motivi, non viene riconosciuto come tale (anche se, alla fine, riuscirà poi ad esserlo); i t’ülku “son uomini o donne che vengono considerati incarnazioni di grandi personalità scomparse, o di avatar di divinità, che erroneamente vengono definiti dagli stranieri: Buddha viventi”, ivi, p. 10, in nota. Non sono affatto, dunque, “Buddha viventi”, denominazione del tutto sbagliata, ma sono una “metempsicosi”, e cioè non il passaggio “dell’essere ‘intero’”, ma di una parte della sua “eredità psichica” in un altro essere, come ben spiegò Guénon illo tempore. Non, dunque, il “ritorno” di un “trapassato” in vita – che, poi, è tutt’altro fenomeno ancora … –, ma il passaggio di una parte, più o meno “estesa”, del “contenuto” psichico, da un essere ad un altro essere, ovvero la metempsicosi, la quale, dunque, non è la “reincarnazione” cosiddetta.
La “metempsicosi” si ha laddove “elementi psichici in teoria perituri di un morto s’inseriscono nell’anima di un vivo, cosa che dà l’ illusione di una ‘reincarnazione’. Il fenomeno è benefico o malefico, a seconda che si tratti di uno psichismo buono o cattivo; d’un santo o d’un peccatore”, F. Schuon, Sulle tracce della religione perenne, Mediterranee, Roma , p. 96, nota n°11, corsivi miei. Su Schuon sia detto con chiarezza che il suo “conciliazionismo” ad oltranza è sbagliato ed ha fatto il suo tempo, tanto più contraddittorio quanto più apertamente notava che l’ “Unità trascendente”, appunto, è “trascendente”, ha valore cioè di enunciazione di principio, ma che, quando si va nei particolari, diventa difficile da sostenere: in tal caso, qualora si vada nei particolari, sono le contraddizioni tra le religioni che vengono poste in evidenza.
In una parola: l’ “Unità trascendente” non è merce “spendibile” qui ed ora, hic et nunc. Perché, dunque, voler “conciliare” sempre e tutto? Non è meglio tenerci le contraddizioni? Tanto più che il “Passaggio delle acque” non avverrà certo a causa della “conciliazione” tra le varie religioni oggi esistenti sulla Terra. Diciamo che c’è stata una prima parte dell’opera di Schuon, dove lui ancor ammetteva chiaramente questa “inconciliabilità” de facto, non di “principio”; ma, poi, nell’ultima parte, perse di vista questo punto, che però è fondamentale, tentando di troppo conciliare. In ogni caso, questo modo di vedere – ed intendo la “metempsicosi”, chiaramente – implica che l’anima sia composta di parti ed elementi differenti tra loro, le “potenze dell’anima”, come si diceva una volta.  
E’ interessante sottolineare che Robin considerava l’ipotesi che Guénon fosse, almeno in parte – più influssi psichici da “metempsicosi” possono entrare nello stesso individuo, come uno stello “influsso” può manifestarsi in più individui, lo attestava la stessa David-Neel –, un t’ülku, cf. J. Robin, René Guénon. Testimone della Tradizione, Edizioni “Il Cinabro”, Catania 1993, pp. 325-327, e p. 337. Dunque vi era “R.G.” (= René Guénon) – e lo stesso Guénon così alludeva a se stesso –, e qualcosa d’ “altro”, un’ “influenza” che si manifestava “per mezzo” dell’ “individualità R. G.” – con i suoi limiti –, e questo i “guénoniani” mai l’han capito, attribuendo tutto a R.G., come quel tal individuo, e questa “influenza” che si è manifestata per suo mezzo, che, naturalmente, non si manifesta mai nell’insieme della sua opera o in modo costante, ma solo in certe parti. Direi, anzi, che questo conferma quella sorta di “duo strata di cui si osservò qualcosa, en passant, in un’ altra epoca – ma l’osservazione rimane vera – : cf. A. A. Ianniello, La Questione dell’élite, “Il Galeone”, Messina 2004, una copia del quale si trova nella Biblioteca Marciana di Venezia e un’altra fu donata alla “Bibliotheca Alexandrina” di Alessandria d’Egitto, che, però, l’ha distribuita in altra sede, come fu comunicato. Di questo stesso testo vi è una “scelta” di passi online, “ospitato” nel sito di altri, e, purtroppo, solo in inglese.  
[2] Francesco Filelfo e ilCodice Sforzadella Biblioteca Reale di Torino, Strenna Utet 1967, p. 78, Tavola iv.
[3] Cf. http://associazione-federicoii.blogspot.it/2015/04/due-immagini-da-l-austine-waddell-lhasa.html.  









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