martedì 18 giugno 2019

“Non possumus …”


















Non possiamo controbattere, ecco il punto: le torri “buone” sono quiescenti, non attenderti alcun aiuto, la crisi è “al buio”, ecco la differenza tra la nostra situazione e tutte le altre precedenti (cf. Mt., 24). Tutte ….














Andrea A. Ianniello



























lunedì 17 giugno 2019

“LA FERULA”















“Quando, verso sera, Menkh fece chiamare il suo porta-sandali, costui gli raccontò la giornatasenza ometter nulla, e poi disse: ‘Signore, go due domande da farti, posso?’.
‘Hai la mia autorizzazione’, disse Menkh. ‘Ma ad una di esse posso già rispondere: la lezione della ferula è stata salutare, perché ti ha insegnato ad avere un atteggiamento di rispetto nelle tue richieste’. Cecio restò turbato: ‘Signore, mi hai letto il pensiero negli occhi! Allora non occorre che ti chieda … se gli uomini non possono esser educati senza bastone’.
Menkh assunse un’espressione infelice: ‘Se un giorno diventerai responsabile di qualche lavoro, e se ancora avrai un cuore, capirai il dramma sollevato dalla tua domanda. Dimmi: quanti sono gli asini che obbediscono senza bastone?’.
‘Signore, molti asini sono migliori dei loro padroni! Ma alcuni sono pigri e un po’ canaglie’. ‘Questa risposta è già sufficiente; ma voglio insegnarti a riflettere. Sei appena nato, e già poni dei problemi essenziali: di conseguenza devi cercare delle soluzioni altrettanto essenziali. Ascolta: il leone si può domare con lo sguardo, il serpente coi suoni, il gatto con le moine e col gioco, gli uccelli con la dolcezza, il cane più nobile con la voce e con la ricompensa, il cane volgare con la frusta. Gli uomini portano in sé tutta l’animalità: il tuo cuore somiglia al leone, i tuoi polmoni all’uccello: ma ogni uomo, per quanto riguarda il suo corpo animale, ha delle somiglianze e delle affinità particolari; conoscerle, vuol dire saper governare gli uomini. Quindi, per poter comandare, il più semplice sorvegliante dei lavori dovrebbe essere “uno-che-sa”. […] Per forza di cose si opera una selezione, ma la scelta viene dall’alto; ora, per essere scelto, un uomo deve risvegliare in stesso qualcosa che non è l’animale; ed è sempre l’animale che soffoca questo qualcosa’.
‘Allora bisogna soffocare l’animale?’.
Non più di quanto tu soffochi il tuo asino: però bisogna domarlo. La vita dell’uomo è molto breve rispetto alla scala ch’egli deve salire; e il suo cervello è più ostinato di una scimmia! Se in un uomo prevale il cuore, ben presto la coscienza sostituirà il bastone; altrimenti, bisognerà infierire su di lui per scuotere la sua inerzia: non solo per il suo bene, ma anche per salvare l’onore delle corporazioni e la qualità delle loro tecniche’.
Cecio annuì: ‘Comincia a capire: non è così semplice come un asino potrebbe credere. E se invece un uomo ogni giorno fa dei progressi, cosa succede?’.
‘Un uomo del genere viene rapidamente individuato, e addestrato nel campo che gli è più congeniale’.
‘Anche nei segreti del Tempio?’.
‘Non esistono porte chiuse per chi dimostra di esserne degno’. Cecio s’illuminò […]: ‘Quindi, anche il più semplice apprendista può sperare? E come mai un uomo così saggio come il vasaio non è stato chiamato a un posto importante?’.
‘Il vasaio non si è “risvegliato” in gioventù: la sua comprensione è stata il frutto di un lungo lavoro silenzioso. A forza di perfezionare […] la sua tecnica, egli ha strappato al “centro vuoto” il suo segreto: un raggio di luce che è sufficiente a rendere gloriosa la sua vecchiaia. Tempo fa egli ha scoperto delle ammirevoli vernici, ricevendo dei notevoli riconoscimenti; ma si è sempre rifiutato di lasciare la bottega che gli ha rivelato i suoi segreti. Egli vi cerca la Realizzazione, è il Vasaio dei vasai; è la “pietra di paragone” dei nuovi apprendisti, a molti dei quali ha risvegliato la coscienza. Gli uomini del suo stampo sono i veri padri delle nostre tecniche. Questo titolo di nobiltà non vale forse quanto gli altri titoli nobiliari? Ci son dei personaggi dai nomi molto pomposi che non si possono permettere di rivolgersi a me, come fa lui, chiamandomi “Amico mio”’”[1].










Andrea A. Ianniello














[1] Isha Schwaller de Lubicz, Her-Bak (Cecio), L’Ottava Edizioni, Milano 1985, pp. 168-170, corsivi miei. Il “Vasaio dei vasai” è colui che parla nella citazione all’inizio del post, cf.

https://associazione-federicoii.blogspot.com/2019/04/un-grosso-problema-dei-nostri-tempi.html.






domenica 16 giugno 2019

“QUEL CHE facciamo in vita …”















“Questi sono gli insegnamenti di Yamamoto Jinuemon, padre di Tsunetomo:
La determinazione è tutto.
Tieni ben legato persino un pollo arrosto.
Continua a spronare un cavallo al galoppo.
Chi ti critica apertamente non agisce con malizia.
Ciò che facciamo in vita riecheggia nell’eternità.
Il denaro è qualcosa che si trova quando lo si cerca. Un uomo buono non si trova così facilmente.
Cammina con una persona integerrima per un chilometro e ti racconterà almeno sette bugie.
E’ un atto di cortesia domandare quando si conosce già la risposta. Chiedere quando non si sa è un dovere.
Se si guada bene in una direzione, si vedono anche tutte le altre.
Avvolgi le tue intenzioni in aghi di pino.
Non si dovrebbe spalancare la bocca o sbadigliare di fronte ad altri. E’ bene farlo dietro il ventaglio o la manica.
Il cappello di bambù e l’elmetto vanno portati ben calcati sulla fronte”[1].

“Dieci ciechi camminavano in montagna, quando si trovarono di fronte a un precipizio: a tutti tremarono le gambe per la paura indicibile. Il primo della fila inciampò e precipitò nel burrone. Gli altri dissero: ‘Accidenti, poveraccio’, e piangendo rimasero paralizzati, senza riuscire a fare un passo avanti. In quel momento, l’uomo caduto gridò dal fondo del precipizio: ‘Non preoccupatevi. Sebbene sia caduto, non mi sono ferito e adesso son tranquillo. Prima di cadere avevo molta paura, ma adesso sono veramente tranquillo. Anche voi, se volete essere senza preoccupazioni, buttatevi giù’”[2].

“Si può imparare qualcosa da un temporale. Quando un acquazzone ci sorprende, cerchiamo di non bagnarci affrettando il passo, ma anche tentando di ripararci sotto i cornicioni ci inzuppiamo ugualmente. Se invece, sin dal principio, accettiamo di bagnarci eviteremo ogni incertezza e non per questo ci bagneremo di più. Tale consapevolezza si applica a tutte le cose”[3].









Andrea A. Ianniello











[1] Yamamoto Tsunetomo, Hagakure,  Mondadori Editore, Milano 2001, p. 188, corsivi miei.    
[2] Ivi, p. 181.    
[3] Ivi, p. 56.    




mercoledì 5 giugno 2019

Una frase














“Karl Marx siede in cielo ed è molto potente. Osserva quello che stiamo facendo e non gli piace. E’ per questo che mi ha punito facendomi diventare sordo”.

Deng Xiaoping, in M. Sotgiu, La Coda del Drago. Vita di Deng Xiaoping, Baldini&Castoldi 1994, 
p. 29.




La “coda del drago” è Cauda Draconis, e cioè il nodo lunare Sud. Legato a Marte, tal nodo è Ketu nell’astrologia indù, e corrisponde, nella antiche carte medioevali e rinascimentali, alla parte più meridionale dell’America del Sud.



Va qui precisato che, in Cina, il “culto degli antenati” vien seguito anche da chi non ha una “identità religiosa” ben definita. Per esempio, .alla domanda sulla vitalità del culto degli antenati, un noto studioso della Cina così rispondeva: “E’ una cosa vivissima, che ha sempre caratterizzato la religiosità cinese: il culto dei trapassati, il rispetto dei defunti, le feste in loro onore e, in ogni famiglia, il sacello con le tavolette degli antenati. Un mio amico cinese, docente all’Università di pechino, razionalista e specialista della Rivoluzione francese,  mi ha mostrato le tavolette dei suoi avi che aveva occultato nel periodo della cosiddetta Rivoluzione culturale proletaria. Va ricordato come, analogamente, gli antichi Romani conservassero nelle proprie case le statuine dei loro Penati” (Lionello Lanciotti, Dove va la Civiltà Cinese, a cura di F. Palmieri, Edizioni Settimo Sigillo 2005, p. 17).