Cf.
https://associazione-federicoii.blogspot.com/2020/11/repetita-juvant-un-altro-link-sullaltro.html.
@i
[Visto che il tema rimane pieno di varie incomprensioni – di fondo – … si dà il caso di ritornavi su … (2022-2026 -, ne abbiamo fatta di strada …!)]
Tutto questo insieme d’incomprensioni – sulla figura dell’Anticristo – rientra in una concezione molto limitativa dell’ “A.”, per la quale – concezione – l’ “A.” media la sua figura da delle altre “persone”, di conseguenza o è il papa o l’imperatore, per cui l’ “A.” è colui che o si oppone o prende possesso della Chiesa cattolica, una concezione “riduttivistica” ben saldamente al potere oggi – e non solo –, ma che ha origini vecchie[1].
Qui vi è un errore di visione parallelo a quello che si ha quando si vede la questione del Terzo Tempio da ricostruire attraverso, per mezzo, “via”, le spesse lenti distorcenti dell’antisemitismo.
Che l’antisemitismo abbia usato questo tema, storicamente parlando, non ci piove: ma è la realtà del tema in questione? No. Questo è il punto, decisivo.
Che la propaganda conservatrice ami sbandierare il tema del “papa anticristo” quando si trova un papa per qualche motivo non gradito [com’era il precedente all’attuale] […], non può sorprendere; ma, di nuovo, è la realtà effettiva del tema dell’ “A.” biblico? No.
Quindi quando dicono queste cose, noi ben sappiamo che lo scopo vero è la polemica, quindi rientriamo, e pienamente, nella vecchia storia: Lutero è l’ “A.”; eh no, il papa è l’ “A.”; eh no: lo è Federico II o chi vi piace, alla fin fine. Si arriva, quindi, a dire – perché questo è l’esito logico del ragionamento – che l’ “A.” è colui che “io” (o “noi”) avverso (avversiamo) oppure che “mi” avversa o che “ci” avversa. Questo è l’esito logico, del tutto inevitabile.
Ma del tutto falsificante.
Ma cosa c’entra tutto ciò con l’ “Anticristo” biblico?? Zero. Proprio zero. Sottolineo “biblico”, parlo qui dell’Anticristo biblico.
Quest’ultima questione, infatti, cioè quella dell’ “Anticristo”, dovrebbe al contrario essere quella che pone termine ad ogni altra questione, nel senso non che le “elimini”, ma le ponga tutte – nessuna esclusa – in secondo piano, e monopolizzi ogni altra questione. O, almeno, domini ogni altra questione. Vi siamo giunti? No, non ancora.
E cosa impedisce vi si giunga, visto che il “colui (o “cosa”) ferma” non ci sta più? Il “Chaos” che c’è nel campo degli “architetti del binario”, ecco cosa intralcia: si tratta di un campo che – ben diversamente da ciò che amano o possano capirne i famosi “complott®isti” –, ben lungi dall’essere “unitario”, è, al contrario, un campo di lotte perenni, dove si uniscono solo di fronte al nemico comune, per poi ritornare a “baccagliare” o a bisticciar fra loro.
Se uno si mette a studiare, seriamente, senza “spirito di parte”, questo genere di temi, non può giungere che ad una conclusione: che, ben lungi dall’essere un “campo” (come quello elettromagnetico) unitario, è un campo di lotte.
Peraltro assai “darwiniano”, nel senso che vince il più forte. Cioè oggi: chi più sa garantirsi il consenso, la grande, vera moneta della modernità, il consenso. Sta tutto qua.
Sto qui condensando alcuni aspetti di studi durati degli anni (per non dire decenni), ma solo alcuni aspetti, ché vi sarebbe ben di più da dire, ma chi ascolterebbe, poi … domanda retorica … Va bene così, dunque; ma torniamo al “filo” del presente discorso.
La “sorpresa”, di fa per dire (per chi non ne capisce niente […]), si è che “quel” campo è tutto un bisticciare, tutto una serie, quasi senza fine, di lotte intestine. Quel che “impedito”, una volta che “chi” o “ciò” che trattiene non c’è stato più, quel che [ha] impedito l’esteriore manifestarsi dell’ “A.” è stato la disunione nel loro campo proprio. Il “loro campo proprio” è, per noi, il campo “avverso”, chiaramente. Dal loro punto di vista, è ovvio, le cose non stanno affatto così, tuttavia, e ciò va precisato.
Le loro, perenni, lotte intestine, peraltro inevitabili, hanno impedito l’esteriorizzarsi, lotte tuttavia inevitabili, poiché il campo “avverso” si definisce contro e **non** per. E non possono che bisticciare, sempre. Ma questo comporta inevitabilmente una debolezza.
Peraltro debolezza strutturale, nonostante che il mondo intero sia stato dato nelle loro mani per lo meno dalla ristrutturazione anni Settanta del secolo scorso, perché questo ha significato, tra l’altro, quella “ristrutturazione” sistemica.
Ed è questa l’apocalisse, come evento, non come libro, e cioè che “tutto il mondo”, entro certi limiti (chiaro), sia stato dato ai “nemici d’Iddio” – chiamiamoli così per intenderci – e nemici “dell’ uomo” (!!), e nulla succede: vi è il consenso.
Lo scandalo non è affatto la vittoria (temporanea) del male, ma invece lo è il consenso. Generale, globale.
Consenso al System che, a sua volta, deve preludere al consenso – altrettanto generale, altrettanto globale – al dominio della “bestia” cosiddetta, cioè all’emersione della figura dell’ “A.”, che emerge, ma non da solo, invece con “altre” forze a supporto. Stringi, stringi, al nocciolo, questo è il messaggio dell’ Apocalisse di Giovanni, il libro. Questo secondo consenso non è affatto quel che se ne immaginano tanti uomini religiosi e cioè una cosa che avvenga per costrizione, in sostanza questo sostengono, di qui le tiritere sull’ “Urss” ed altre sciocchezze che dimostrano che non han capito molto (eufemismo, chiaro) di ciò di cui parlano. Il consenso, infatti, non si ottiene con la forza o con gli armati per strada. Di conseguenza, se il libro dell’ “Apocalisse” ci dice che vi è consenso non solo alla “Grande Prostituta” bensì anche alla cosiddetta “bestia”, questo significa che vi è convincimento, entro certi limiti – ovvio – verso determinate realtà.
Non dunque costrizione. Certo propaganda. Certo anche manipolazione, ma per niente “costrizione”, ed i mezzi di oggi consentono di ottener ciò, cosa che in altre epoche non sarebbe potuto darsi o avvenire. Ecco spiegato perché l’ “apocalisse com’evento” non è mai potuta succedere: perché essa si sarebbe dovuta manifestare come costrizione, non per mezzo del consenso. E quest’ultimo fatto, tuttavia, sarebbe stata la negazione stessa dell’ “apocalisse” come “evento” (non come libro). Coloro i quali stan lì a sognare di pseudo “Urss” e scemenze del genere non son altro che gente rimasta con la mente in una situazione passata, trapassata e super finita. Tra i pochissimi – ma davvero pochissimi – a sfuggire a questa super sciocchezza gigantesca dell’emersione dell’Anticristo come costrizione, vi è stato Vladìmir Sergéevič Solov’ëv. Ma tra i pochissimi, mosche bianche davvero. Ha sempre prevalso, e, purtroppo, continua nel farlo – solo che, di questi tempi, una tale cecità ha conseguenze molto peggiori – l’idea dell’Anticristo “super guerriero” che “conquista il mondo” e “costringe” il mondo alle sue leggi. Costrizione, non consenso. Sbagliato: consenso, non costrizione, l’esatto contrario.
Chiaro perché lo dicono, perché lo scritto giovanneo, o a lui attribuito, dopo – dopo – parla di una persecuzione: appunto, dopo. Dopo il consenso. E verso chi non si conforma. E, se vogliamo dirla tutta, guardando attentamente il testo, si vedrà che la “persecuzione” è molto particolare, diversa da quelle storicamente dimostrabili, senza contare che c’è la questione dei cosiddetti “due testimoni” ed anche altre questioni di non piccolo momento. Infatti, sembra piuttosto che sia la “Grande Prostituta”, la potenza di “Babylonia”, quella che fa un sacco di vittime tra i “santi” e i seguaci della “bestia”, volendo il potere, paradossalmente operino una “vendetta” contro tale potenza. La “Grande Prostituta” è, in sostanza, il sistema capitalistico nella sua natura profonda, con il cosiddetto “dovere ‘morale’ dell’Occidente” quando l’ “Occidente” si è identificato con tal sistema, per tanto tempo, ma ora in crisi, definitiva. Non è possibile farlo tornare allo stato precedente, checché ne dicano i sostenitori del “dovere ‘morale’ dell’Occidente” – a favore della “libertà” – o dei neo nazionalisti, i “sovranisti” cosiddetti: comunque si vada, il problema del System è come funziona: ha funzionato fino ad un cero punto non perché “moralmente” superiore, ed ora non funziona più bene, cosa che, di nuovo, con la “morale”, non a niente a che spartire, quel che l’ “occidente” non ha mai voluto capire è che la sua “superiore moralità” sarà sempre presa per evidente ipocrisia. E comunque oggi l’alternativa tra “sovranisti” e “difensori dell’ ‘Occidente” è fasulla, in nessun caso con tali vie si può risolvere un problema “strutturale”, cioè relativo al “come funziona” il System.
Poi – solo poi – vi sono le “guerre” dell’ “Anticristo” cosiddette, ma sono anch’esse guerre particolari, focalizzate ad impedire alla “donna vestita di Sole” di poter dare alla luce il suo frutto. Siamo di fronte – dunque – ad un “dramma in Cielo” che si “riversa” sulla Terra. E tal dramma non può esser preso troppo letteralmente. Ma torniamo a noi. Torniamo quindi alla situazione concreta. Torniamo al processo in atto, nella misura in cui possa – se debba – “confluire” in un qualcosa che ponga termine alla storia, tutta la storia umana.
Se ne deve dedurre che la dissoluzione deve giungere ad un punto tale da costringerli, letteralmente, a mettersi assieme, da forzare questi gruppi a porsi assieme, nonostante le – perenni – loro lotte intestine. Perenni.
Di conseguenza: che la “polemica del giorno” sia giusta o non, essa non ha niente che spartire con la questione dell’ “A.”, salvo nel senso che, finché ci saranno “polemiche del giorno”, non saremo ancora in “quella” situazione, poiché vi son altri temi a monopolizzare l’attenzione, ergo non ci siamo ancora. Insomma: finché questa questione qui non giunga infine a “monopolizzare” il mondo intero e la storia – tutta – come questione “dominante”, se ne deve dedurre che “non ci siamo ancora”; questa è la prova ex absentia. E, se non monopolizza la storia, quest’ultima – la storia – non può finire. Vi è, chiaramente, circolarità logica, spia del fatto che vi è qualcosa che eccede la logica …
Tiriamo le somme: non può esistere un uso “politico” della figura dell’ “A.” senza profonde forzature del suo senso reale. Questo perché l’ “A.” porrà termine alla “politica”, e ad ogni politica, tanto buona come cattiva. Questo a sua volta perché la figura dell’ “A.” pone termine alla storia, alla storia tout court (o, come dico per “i-scherzo” - toute courte), in altre parole: pone termine a tutta la storia umana.
Che poi è ciò che Hitler avrebbe voluto fare, ma non poté fare perché fu fermato, per la verità rocambolescamente, “per il rotto della cuffia”: è vero. E’ infatti ben noto che la minaccia di Hitler fu assolutamente sottovalutata, compreso dalle chiese, o non fu proprio compresa, per vari motivi, che son attivi anche oggi, peraltro; ma stavolta, oggi, non è più possibile fermare queste forze, nemmeno “per il rotto della cuffia”, come accadde all’epoca da parte dei pochi che “si rendevan conto” e che occupavano, sempre in modo fortuito e rocambolesco, delle posizioni di più o meno (relativo) comando, cosa quest’ultima oggi super impossibile da qualsiasi punto la si veda (c’è la “democrazia”, quindi è totalmente impossibile): la “cuffia” stessa si è rotta, ormai … Non vi è più “katèchôn”[2], insomma …
Il concetto fondamentale dell’ “A.”, dunque, si è che pone termine alla storia umana, pone termine a tutta la storia umana. Questo è il senso. E mancando di questa caratteristica fondamentale, se ne deve dedurre che non siamo in presenza dell’Anticristo, ma dell’uso “politico” delle tematiche escatologiche, altra cosa che si è sempre fatta nella storia = siamo ancora ben dentro la storia, signori. E, di conseguenza, di tutto si sta parlando fuorché di tematiche “escatologiche”, quando – in apparenza – le si sta solo usando; di conseguenza: per favore, non veniteci a vendere vecchia merce da robivecchi sempre un po’ riaggiustata, perché, nei vostri termini, la “fine” non c’è mai stata e non ci potrà mai essere. Essa – “fine” – potrà effettivamente darsi se e solo se il tema in questione possa giungere a “monopolizzare” o, almeno, a “dominare” ogni altro possibile tema, che sia quello dell’ambiente, della crisi delle religioni, della crisi della politica o dei destini del sistema di distruzione delle culture, come della natura, noto col nome di “capitalismo”; insomma: di ogni altro tema sulla faccia della Terra. E non ci siamo ancora.
Il fatto che – su ed in questo blog – si è lungamente dibattuto della crisi della politica e della rappresentanza, oltre che di temi storici più o meno legati a Federico II, sta qui a pubblicamente dimostrare che non ci siamo ancora. Già il fatto che abbia detto, con chiarezza, che Federico II non è (stato) l’Anticristo[3], la dice lunga.
Vero è che – col 5G – stan facendo un passo in avanti allo scopo di avere un comando unico[4], che potrà, se del caso, bloccare tutte le attività, ormai digitalizzate ad un livello pazzesco[5] – con la follia collettiva che tutto ciò sta sempre più chiaramente generando, perché sono una droga ed una dipendenza pubbliche –, e operare nel senso della “emersione pubblica”, come da qualcuno pensato anni fa[6].
Vero è poi che – nella storia – vi sia sempre stata una corrente che vorrebbe porvi “termine” (alla storia, intendo), ma è sempre stata frustrata e perennemente, storicamente peraltro, è stata perdente. Finché non avvenga un “qualcosa” che cambi qualitativamente il corso della storia stessa, consentendo all’ “A.” di poter manifestarsi: ed è ciò che sta succedendo al giorno d’oggi, pur mantenendosi la forza inerziale del passato storico appena trascorso. Per cui che i fantasmi – i simulacri – delle ideologia novecentesche svolazzino attorno a noi ancor oggi, ma come fantasmi, come meri simulacri – non per questo meno potenti: la forza dei simulacri è grande – non deve stupire.
Ma non è più questa la “linea di forza” crescente. Né potrà essere questa la linea di forza crescente.
E che, poi, una tale situazione sia del tutto incomprensibile ai nostri contemporanei, ch’essi non sappiano realmente “riconoscerla”, neppur questo deve, o può, stupire: poiché trattasi di movimento dissolutivo. Cioè, in luogo dell’ “A.” cosiddetto “grande conquistatore” – che non avrebbe alcun senso se l’ “A.” deve “por termine” alla storia tout court – quel che vediamo è una situazione di crescente dissoluzione delle strutture non solo statali, ma storiche: vi è qui una differenza qualitativa tra le due affermazioni, pur essendo esse correlate.
Ed è precisamente questa situazione “dissolutiva” che, quando giunta ad un certo punto – a noi tuttavia ignoto e, in sostanza, inconoscibile, ma solo da noi constatabile ex post (ovviamente da parte di chi sappia dove e come guardare) –, consente all’ “A.” di poter manifestarsi apertamente. Vi è sempre stato l’ “A.”, infatti, ma in “quel” momento, nel momento in cui il processo di dissoluzione giunga finalmente ad un determinato punto, può manifestarsi apertamente.
Quel che loro non riescono a capire, nemmeno ad accettare, neanche a concepire, è l’essenzialità della fase di dissoluzione che, unica, può consentire di aversi quello spazio che “serve” all’ “A.” per poter manifestarsi apertamente. Il “poter” manifestarsi apertamente discende da una possibilità; ma il dover manifestarsi apertamente, al contrario, è per lui una necessità.
Proprio quest’ ultima “necessità” – questo “apertamente” insomma – gli è indispensabile, non è una scelta, insomma, quanto invece un suo obbligo. Ciò per molti motivi, discutere dei quali ci porterebbe molto lontano: qui ci si limita invece ad annotarlo, in modo “apodittico”, come suol dirsi[7].
Se l’umanità – tutta – va posta di fronte ad una scelta, che senso avrebbe un qualcuno che ti obbliga non allo scegliere, ma invece a farti fare una determinata scelta? Nessun senso. Che ti seduca a farlo, questo sì, ha più senso. E, dietro un fatto del genere, l’assenza o la presenza di senso, non vi è forse un “fatto” metaphysico ben chiaro? Direi di sì. Tornando al “sistema” di oggi, esso funziona così: la bicicletta gira, ma non va da nessuna parte: oggi.
Tornando al “nostro” tema, l’ “A.” sarà un momento di crisi – cioè di scelta – per l’ intera umanità, l’intera umanità; e chi questo punto non lo capisce, si vota conseguentemente ad un’ inevitabile scelta errata. La mera riproposizione dei vari dati “tradizionali” oppure dei “dogmi” non può rispondere ad una sfida che – sebbene dietro abbia sempre “certe” forze (nessun dubbio al riguardo) – si presenta in forme nuove, diverse: a quelle forme nuove devi rispondere, se sai e se capisci la sfida. E non basta, ripetiamolo, dire: “Eh beh, dietro c’è sempre lo stesso”, non basta. Dicendo ciò si vuol solo avvertire (“uomo avvertito, mezzo salvato”, ma l’altra metà la deve far lui, se vuole), per il resto a me “personalmente” non ne viene nulla e non interessa nulla. Le cose riguardano solo la coscienza di chi eventualmente possa comprendere queste cose. Ed è chiaro ed evidente che il problema è in primo luogo interiore. Come suol dirsi: a buon intenditor …
Andrea A. Ianniello
PS. Oggi la “porta” ai “re dell’Oriente” è stata finalmente aperta, e non si è verificata nessuna “terza” guerra mondiale – o già si è verificata, solo che non è stata la mera “copia” della seconda – “come-se-l’immaginano” i soliti illusi. (La storia è complessa serie d’onde contrastanti[8] …)
[1] Ed ovviamente, per questi ambienti, per quanto l’Anticristo debba cercare d’impadronirsi della Chiesa cattolica, saranno loro – i “conservatori” – che, resistendo, gl’impediranno di aver successo. Questa è la mentalità di tanti, oggi, ma, con l’Anticristo biblico, ciò ha ben poco, se non niente, a che spartire. Il concetto di Anticristo, il concetto di “Apocalisse” – l’evento e non il libro! – son precedenti a quelli di “Chiesa”, concetto – quest’ultimo – che ha polarizzato l’attenzione per duemila anni ma che non consente di giungere al nocciolo del problema, poiché l’Anticristo è “anti” (cioè “contro”) l’ “umanità” ed anche contro la “Chiesa” (non solo cattolica, in realtà contro qualsiasi religione), ma è possibile l’inverso, per cui uno può essere “contro” la Chiesa e tuttavia non contro l’ “umanità”, e, per quanto una cosa tale possa essere indigesta a certi ambienti, ciò può accadere senza che l’Anticristo si manifesti. Naturalmente potrà sempre stare “dietro le quinte”, ciò è possibile, ma quando si parla di “Anticristo” si deve necessariamente intendere l’ “esteriorizzazione” dell’Anticristo stesso (che, dunque, si “manifesta” apertamente, non più indirettamente), prima cosa, e, secondo punto, che si tratti dell’Anticristo biblico, il cui concetto precede la nascita del Cristianesimo. Quest’ultimo punto non è secondario. Mancando questi due assunti, parliamo dell’uso storico del concetto di Anticristo, ed anche, poi, da una certa epoca in poi, di un uso politico del concetto di Anticristo. In ambedue i casi non stiamo parlando dell’ “A.” biblico, il primo uso essendo nato nelle diatribe sull’Arianesimo, con l’attribuzione all’imperatore Costanzo della qualifica di “anticristo”, mentre per l’uso politico senza dubbio la stagione delle polemiche fra Papato ed Impero è stata quella della nascita della diffusione di un tal uso, che, poi, avrebbe avuto un enorme successo, enorme successo, che ancor oggi perdura (ani noi), ma che con l’ “A.” biblico non ha niente a che spartire.
[2] Termine che, significativamente, può esser sia di genere maschile che di genere neutro, può essere una “persona” così come un’istituzione, così come ambedue.
[3] Cf.
https://associazione-federicoii.blogspot.com/2019/11/federico-ii-e-l-antichrist-breve.html.
[4] Per quel che riguarda i tempi, si parla del 2022; sui tempi, cf.
https://associazione-federicoii.blogspot.com/2018/04/su-duna-non-sud-duna-ri-cor-renza.html.
[5] Questo perché stan ponendo le basi del controllo: è lo stesso modello delle guerre dell'oppio – ma è il modello della modernità direi –, di tutta la modernità, soltanto che oggi tali tattiche sono applicate ad “altro”, per così dire … Beh straordinario, proprio ciò che dico – tra le righe – nel blog da tempo, sulle tattiche nascoste: prendi la fortezza in modo che i suoi stessi occupanti te la cedano come nella “Fortezza Bastiani”, saran così pochi che alla fine son zero. E contano per zero …
Sulle tattiche non evidenti, cf.
https://associazione-federicoii.blogspot.com/2019/01/da-il-montaggio-13-punti-tratti-da-sun.html.
[6] Cf.
http://www.lulu.com/shop/enrico-fortunia/su-maitreya-e-sul-new-age/paperback/product-590994.html.
Con la preghiera – importantissima – di non leggere questo testo attraverso le spesse lenti distorcenti del conservatorismo “tradizionalista” venuto a dominare che è, sì, “nemico” del “new age”, ma per delle ragioni che dimostrano che non ne han capito molto, senza contare che – questo sì che si è ormai ben capito – è proprio il “tradizionalismo” che fa da “volata” per la fase successiva, ogni cosa, per sua natura, necessitando di un opposto per poter manifestarsi, ed è questo che tanti non riescono nemmeno ad immaginare. Il “new age” ha i suoi pericoli non perché – meramente – “panteismo” che spesse volte non è affatto aggressivo (spesse volte il “panteista” contentandosi di starsene a casa per i fatti suoi, senza esigenze di “proselitismo”), ma perché, da un lato, fa un “fritto misto” di cose molto diverse, troppo eterogenee, creando pericoli per la stabilità fisica, ed anche la salute (“tecniche” troppo diverse non si armonizzano bene fra loro), e, dall’altro lato, soprattutto, perché fa da “volano” ad altro: per esempio ha fatto da “volano” per il “tradizionalismo” becero dei “nostri” tempi, anche se pure quest’ultimo non è altro che uno “stadio” ed una “fase” in un “processo” più vasto. Nessuno di questi “anelli” del “flusso”, infatti, riesce ad esser “stabile”, dunque a fungere da fase “ultimativa”: di conseguenza, il processo, dopo aver sostato un po’ in queste pozze d’acqua poco pulita, riprende, muovendosi verso la sua foce, verso il suo vero e reale obiettivo. E l’obiettivo potrà esser solo quel punto in cui un processo instabile si stabilizzi, cioè quando i due fattori che necessariamente lo compongono convergano fra di loro e, in conseguenza di tale convergenza, tal processo è impossibilitato a procedere oltre nel suo moto. Quindi, si arresta. Di conseguenza: esso ha raggiunto il suo reale obiettivo.
Sul fatto che il “tradizionalismo” faccia “da volano” alla fase successiva, cf.
https://associazione-federicoii.blogspot.com/2019/10/si-e-ormai-capito-che.html.
Non si può esser più chiari, dunque, la situazione attuale necessitando che si emetta questa cauzione, questa cautela, decisiva, e che lo sarà sempre più. Quanto alle lunghe – inutili – “polemiche di sole parole” che hanno affogato, e ridotto all’impotenza, quel po’ che si realmente “tradizionale” (non “tradizionalistico”) c’è stato, vi è quel detto di Guénon, da La Crisi del mondo moderno (vecchia edizione), passo citato qui (nel libro è alla p. 160, vecchia edizione), cf.
https://associazione-federicoii.blogspot.com/2017/03/in_1.html.
Si sono fatte troppe parole, ma, come suol dirsi, “i giochi son fatti” ormai. Peraltro anche questo fu detto, dunque nessuna vera sorpresa, questo non giustifica le “polemiche di sole parole”, tuttavia.
[7] Un solo riferimento voglio fare ad un vecchio post: la citazione di cui alla nota (3) vi son i riferimenti nel seguente link, cf.
https://associazione-federicoii.blogspot.com/2016/01/sul-trittico-dellepifania-ladorazione.html.
Va detto che l’Anticristo di Bosch è trattenuto, come vi si può chiaramente vedere, vien trattenuto dal manifestarsi troppo presto … Inoltre, ha una tunica, cosa molto importante da notarsi. Su questa “tunica” si son costruito dei cicli di leggende cristiane, molto interessanti. Essa, tra le altre cose, simbolizza il potere temporale,che Cristo non ebbe ma che l’Anticristo avrà, potere che – oggi – può avvenire solo e soltanto col consenso, mai altrimenti. E torniamo al punto essenziale, al punto decisivo,al discrimen.
[8] Cf. Postfazione di E. Judica Cordiglia all’ I-Ching, Edizioni Mediterranee, Roma 1991, seconda edizione del 2000.