[Non
questo sabato scorso – il 17 ottobre –, ma il precedente – il
10 ottobre –, profittando dello spazio libero, mi son recato in
montagna, ed ho fatto il punto della situazione per così dire:
quanto cammino – e in quanto tempo – abbiamo fatto, ANCHE SOLO
RISPETTO A POCO TEMPO FA, e quanto ve n’è ancora, di CAMMINO, da
fare …]
“Tutta
la vita di San Bernardo potrebbe sembrare destinata
a
dimostrare
[…] che
esistono per risolvere i problemi di
ordine
intellettuale e anche di ordine pratico, dei mezzi
completamente
diversi da quelli che da troppo tempo
si
è abituati a considerare come i soli efficaci,
indubbiamente
perché essi sono i soli alla portata di una
saggezza
puramente umana che non è neppure
l’ombra
della vera sapienza”.
(R.
Guénon, San
Bernardo, Il Cinabro
editore,
Catania
1990,
corsivi miei).
E’,
poi, forse un mero “caso”
che, quando il Cristianesimo
perse
la capacità d’ “integrare”
dei “dati
simbolici”
provenienti
da altre forme tradizionali,
che
il fenomeno della “stregoneria”
esplose?
(L’autore)
“Multa
incredibilia vera.
Multa
credibilia falsa”.
(In calce a
Cosmopolita,
Operazione filosofica.
L’alchimia segreta dei
Filosofi
Incogniti rivelata dai manoscritti,
Edizioni Mediterranee,
Roma 2016).
“Veritatis
sigillum simplicitas.
Il
segno della verità è la semplicità”.
(Michael
Sendivogius, De lapide
philosophorum, 1604,
in calce in
ibidem).
“E
venne il tempo di distruggere coloro
che
distruggono la Terra”.
(Apocalisse
di Giovanni, 11, 18)
Nel
“tradizionalismo” (che già Guénon illo
tempore,
in modo assolutamente preveggente,
criticava),
insomma, ci si attarda nella critica di una modernità ormai passata,
senza capire nulla
della post-modernità “in cui viviamo e siamo”, letteralmente
“annacquati” e sommersi dalla “società liquida”, secondo la
definizione molto
azzeccata di Zygmunt Baumann. Fuor
di dubbio
che la modernità derivasse da un residuo di “struttura portante”
dalle
società tradizionali,
i cui “residui” permanevano nelle società (e qui si potrebbe far
riferimento a certe teorie “sociologiche” di Jean Baudrillard,
dove quest’autore sosteneva che i residui “simbolici” delle
società precedenti permanessero come sottofondo nelle epoche
seguenti: ma questo ci condurrebbe troppo lontano dal tema in oggetto
qui). Ma vi è qualcosa in più: non
ha soltanto fallito una civiltà, è l’ uomo
tout
court
che è fallito.
Non vi è alcun dubbio al riguardo, ma, oggi, tornando a noi, con la
fine della modernità, non è certo successo che tali immagini
residuali risorgessero: la
fine della modernità ha sostanzialmente portato via con se stessa
pure i residui tradizionali che erano presenti nelle società
moderne;
ecco ciò che i “tradizionalisti” son del tutto incapaci di
vedere.
Di
conseguenza, siamo all’interno di quel che, illo
tempore,
Guénon chiamava la “dissoluzione”,
e che qualcuno, oggi, ha chiamato “l’età del caos”.
la
modernità è nata dalla religione
e solo
dalla religione potrà essere abbattuta. Altro che secolarismo …
Il
secolarismo è stato una
fase.
Il materialismo è stato una
fase
anch’esso:
attardarsi nella “critica” di fenomeni del genere vuol dire
mancare
il bersaglio.
Questo
però, a sua volta, non
significa che siamo “al di là del moderno”, perché la
post-modernità non
è
un vero superamento della modernità, ma una sua dissoluzione
interna,
e qui sta l’incapacità dei vari “tradizionalismi” di usare
tale decadenza e dissoluzione interne
per i propri
fini.
Troppo
spesso, infatti, il “tradizionalismo” viene usato per puntellare
i traballanti scranni di una modernità ormai molto “post” ed in
pieno - lungo - processo di dissoluzione; non si cada nell’errore
di pensare che tal processo sia breve: in realtà, è in atto da più
d’un ventennio, ed ha raggiunto una nuova fase d’intensità
post-2011. La cosiddetta “destra” e la cosiddetta “sinistra”
non sono altro che un sistema di autoregolazione interna del sistema
finanziario detto della “Grande Prostituta” (se vogliamo usare il
termine dell’ Apocalisse
di Giovanni), la “destra” compie i cambiamenti
sistemici
- cosa che “a destra” non si ama vedere, su ci si “glissa” -,
e la “sinistra” interviene una volta che siano compiuti, quando
si necessita dell’elaborazione del “consenso”: gli eventi
dell’ultimo decennio, e più, in Italia lo attestano “al di là
di ogni ragionevole dubbio”.
Forse
l’unica differenza vera - ma
del tutto residuale
- fra destra e sinistra è che a destra per lo meno rimane un barlume
di quanto sia illusoria
la democrazia, anche se quasi sempre la si vuole usare, con
un’incoerenza caratteristica delle destre, mentre nelle sinistre
quasi
sempre prevale
un atteggiamento
da
ingenuo
credente
nella democrazia. Che poi, quest’atteggiamento spesso mascheri
“altre intenzioni”, nessun dubbio, ma si parla qui di
atteggiamenti.
Viviamo
nelle duplici “degenerescenza” e “senescenza” del mondo
moderno.
Tra
i pochi, pochissimi, ad aver capito di tal sistema di “regolazione
interna sistemica”, si può ricordare Anthony C. Sutton,
ricercatore su materie economiche “controverse”. Per quanto
decada, dunque, per quanto “post-moderna” sia la nostra epoca,
siamo ancora nell’ “Autunno del moderno” e nel suo –
gigantesco – processo di auto-dissolvimento.
Viviamo
nel processo di dissolvimento
della modernità,
ma non abbiamo davvero superato
la modernità stessa, nonostante
gli sforzi di taluni autori.
“L’aquila
scaccia le tenebre dal cuore dell’uomo”.
(Proverbio
dei Kazaki dell’Altaj)
“Presso
i popoli sedentari la spirale doppia si trasforma […]
in
un ornamento di carattere vegetale, lo stelo ondulato.
[…]
Essa conserva generalmente la propria forma
primitiva
nell’arte dei popoli nomadi […]. E se tuttavia,
attraverso
il contatto con una civiltà sedentaria,
un’arte
nomade subisce l’interferenza di un’arte figurativa
[…],
sono piuttosto le forme animali e non quelle
vegetali
ad essere assimilate agli ornamenti derivati dalla
spirale.
La corrispondenza logica tra alcuni simboli
spiraloidi
come lo yin-yang
e la coppia di serpenti
o
di draghi n’è probabilmente l’origine”.
(T.
Burckhardt,
Considerazioni
sulla Conoscenza sacra,
SE,
Milano
1989,
capitolo I (“Il folklore nell’arte ornamentale”), p. 16).
Un
esempio: Sant’Eligio a Napoli.
[Si
può leggere al link:
https://www.scribd.com/document/47674156/7-Sant-Eligio-Napoli]
Altro
che sogni di “restaurazione”!
Prendiamo
atto della realtà e diventiamo capaci di “andare oltre”, ecco la
via vera, qui-ed-or,a oggi, hic
et nunc.