“Mi domando perché io mi sia sentito più debole, più vulnerabile dopo la sconfitta della prima guerra mondiale che non dopo quella della seconda, benché la catastrofe sia stata nella seconda ancor più grande. Probabilmente si erano aggiunti allora strati più profondi, soprattutto grazie alle radiazioni della rivoluzione russa. Questo genere di cose si avverte non tanto nei fatti, quanto piuttosto nei mutamenti dell’atmosfera, quei mutamenti che Alexander von Humboldt ha descritto nei suoi studi equinoziali. L’aria si fa pesante, prima che le città vacillino, prima che chiese e palazzi crollino”.
E. JÜNGER, Avvicinamenti, droghe ed ebbrezza, Multhipla, Milano 1982, p. 207, grassetti miei.
[Passo “riciclato” da un post cancellato]
Tornando e ripensando al mio consiglio, in questi tempi nefasti, nemmeno cattivi – nefasti, ch’è peggio –, di “accettare ma senza dare il consenso”[1], unica risposta quando si è molto più deboli, nel tempo della “marea cattiva”, cioè il “nostro” tempo. [E – dal 2019 ad OGGI – le cose sono MOLTO, ma MOLTO peggiorate!]
“La cosa migliore è la fuga.
Spiegazione
Conservare intatto l’esercito evitando il nemico.
L’esercito si ritira. [Ma] non è un’onta. Infatti non si devia dalla condotta abituale [della guerra]”[2]. Quest’ultima frase vien tratta dalle spiegazioni dell’esa. 7 dell’ I-Ching, frase che il commentatore moderno (Gawlikowski) così spiega, in nota: “L’esagramma [ovviamente il n°7, “L’esercito”] indica che la ritirata si mette in atto quando noi siamo deboli e ci troviamo per di più in una situazione sfavorevole, che rende il nemico ancor più arrogante”[3].
Solo che la nostra situazione è ancor peggiore: che l’esercito sia “intatto” è chimerico: comunque, bisogna però tentare di salvaguardare quel po’ che ne rimane con una ritirata ordinata. Non vi è molta scelta, oggi.
La situazione oggi, difatti, non è cattiva, è pessima, da ogni punto di vista.
E le cosiddette “riforme” amministrative han complicato le cose ancor di più: più tutto diventa complicato, più la digitalizzazione si sviluppa = essa c’è per far andare in stallo il System.
Questo libro faceva parte probabilmente di “libri segreti conservati in particolari scuole, come, ad esempio, le scuole monastiche delle tecniche di combattimento cinese”[4]. Questo perché di esso non v’è traccia nei Cataloghi delle varie biblioteche imperiali: in Cina, infatti, vi era l’obbligo di dare una copia di ogni pubblicazione – come in Europa s’inizierà a fare dopo la Rivoluzione francese – a biblioteche imperiali, e c’era l’obbligo di formare un Catalogo. Guerre e rivoluzioni spesso disperdevano o incendiavano molti testi, dei quali s’è persa traccia; ne rimaneva, però, la menzione nei Cataloghi. De I trentasei stratagemmi, al contrario, non v’è menzione d’alcuna parte.
“Il libro I trentasei stratagemmi [appartiene] a questa tradizione culturale ed è pieno di simbolismo. Esso presenta la Via dell’Inganno (opposta alla Retta Via di Confucio). Mediante la quale un individuo poteva [e può] proteggersi e vincere le forze maligne dei suoi nemici”[5]. Lo yin dell’interesse individuale a difendersi, contro i nemici, va riconciliato, ed armonizzato, con lo yang della Retta Via.
Un’ultima nota, d’obbligo, sull’arte della guerra, detta pure “arte del vantaggio”, “come stare in vantaggio sui propri opponenti”, cioè. “La guerra provoca distruzione e morte ed è, dunque, chiaramente governata dalla forza yin, ma ha bisogno di una certa durezza e di armi affilate. Perciò, la stagione adatta è l’Autunno, dominato dall’energia mistica del Metallo. La sottile arte della guerra era anche identificata con l’Acqua, che è l’essenza della forza yin, col color Nero e con la notte che è il tempo più favorevole. La guerra era perciò un’arte ‘nera’, segreta, e il suo principio di base era che ‘il molle vince il duro’ (come l’acqua sgretola la pietra). Chiunque la praticava doveva esser ‘molle’ e ‘mite’, doveva, come l’acqua, adattarsi alle circostanze, ma, con manovre nascoste e segrete, doveva anche creare ‘fratture’ nel campo avversario e indebolirlo poco alla volta [come si è visto nel post precedente,[6] da lungo tempo, non s’indebolisce né “frattura” proprio un bel nulla nel “campo avversario”!!], usando le stesse forze del nemico per distruggerlo. Doveva colpire solo nei punti più deboli dove non c’è resistenza, e solo al momento propizio. Con queste manovre la vittoria della giustizia era assicurata, come il trionfo della forza yang segue il culmine della forza yin [noi oggi siamo al culmine dello yin, dopo la fine di tal culminazione – che impone questa serie di ritirate – si andrà, dunque, al culmine dello yang], e come la pace risulta dalla guerra e la Primavera nasce dall’Inverno. L’espressione simbolica della lotta, dell’Acqua e dell’Inverno erano i Guerrieri Neri: il serpente nero, che lotta contro la tartaruga [lotta cosmica, molto importante dal punto di vista simbolico], può esser sconfitto solo con un morso ben assestato”[7].
La storia di questo libro è significativa. È stato riscoperto durante la Repubblica Popolare Cinese. Un generale, “al corrente del fatto che Mao amava molto gli stratagemmi e li usava con grande maestria, gli mostrò il libro sperando che egli esprimesse per iscritto i suoi apprezzamenti”[8]. [Mao – tra l’altro: scomparso nel settembre del 1976 – cioè cinquant’anni fa, invece, proibì la pubblicazione del libro …][9]
Di seguito, dopo la morte di Mao, esso è stato infine pubblicato, prima nella Repubblica Popolare, poi nel resto del mondo. Quindi Mao faceva sì che non si pubblicasse quel che pure stimava e che, ancor più, di fatto, praticava, ed anche bene; sembra un atteggiamento piuttosto contraddittorio, ma è soltanto apparentemente contraddittorio. La domanda che vien posta all’intervistato è relativa al fatto che Mao, pur sostenendo il “realismo socialista”, però scrisse delle poesie in pieno stile classico cinese. In tal modo, si osserva, lo stesso Mao non rispettava quelle direttive che aveva imposto. Ecco la risposta: “Le poesie di Mao sono stilisticamente impeccabili e ricalcano illustri modelli della poesia tradizionale. […] Cos’aveva spinto Mao a pubblicarle? Era la necessità di un autore il quale poteva permettersi d’ispirarsi ad antichi modelli, che, però, sconsigliava ai giovani e poteva pubblicarle in base all’antico adagio latino, a lui sconosciuto, ‘quod licet Iovi non licet bovi’?”[10].
Si noti che l’intervistato, in effetti, non risponde propriamente. Rimane che si auto conferiva un tal diritto. Ma, se così è, nulla toglie che potesse praticare la “scienza degli stratagemmi” e proibir la pubblicazione di una nuova fonte che, temeva, potesse essere “male” utilizzata, vale a dire: contro di lui …
Tra l’altro – ponendo all’intervistato una domanda molto sentita in ambienti “evolizzanti”, e cioè se, OLTRE al “tramonto dell’Occidente” di spengleriana memoria, vi fosse ANCHE il “tramonto dell’Oriente” di cui Evola parlò una trentina d’anni fa (cosa verissima, ma non è vera la deduzione che ne traggono tanti: cioè che l’Occidente venga “rivalutato” dalla contemporanea, e verissima, come s’è detto, decadenza dell’Oriente – in tal modo rispondeva illo tempore Lanciotti: “Se l’Occidente è tramontato e l’Oriente tramonta [si noti la differenza di tempo], che cosa ci rimane? E non è sempre meglio quest’Oriente della Coca-Cola? In secondo luogo, bisogna vedere qual è l’Oriente destinato a tramontare, se quello asiatico o quello islamico. Quest’ultimo sta salendo, sta invadendo: è un forma di tramonto o è piuttosto una forma da cui bisogna difendersi, anche se non nella maniera di Oriana Fallaci? Io direi che ogni civiltà ha i suoi alti e bassi. Si pensi alla Cina, che forse il punto più basso lo raggiunse nel diciannovesimo secolo ed oggi è una superpotenza”[11]. Lo scopo del “comunismo” cinese, pur fra mille giravolte, mille contraddizioni, questo era: che la Cina tornasse ad essere una delle nazioni più importanti della Terra, cosa che, tutto sommato, pur fra degli alti e dei bassi, è sempre stata, alla fin fine. Fino al termine del XVIII secolo, prima della Rivoluzione industriale, il commercio che davvero arricchiva era quello con la Cina, cosa che, nell’Impero inglese, ben si sapeva. Sull’ “effervescenza” islamica: è anch’essa un “tramonto”, ma espansionista, in quanto la forma delle società islamiche non è così “compatta” e forte come quelle dell’Asia orientale, capaci di “riorientarsi” come blocco, come un intero.
Sulla decadenza dell’Oriente “asiatico”, per dirla con Lanciotti, personalmente l’ho teorizzato vent’anni fa con la teoria del “judo storico”, decadenza [in ogni caso inevitabile, ma] voluta ed accettata per colpire l’Occidente, accelerandone la fine. Non è che un modo di applicare quelle tattiche indirette, quegli stratagemmi – e mo’ ce vo’ – cui si è, molto ma molto in breve, accennato qui sopra. La variabile “impazzita” è l’effervescenza dell’Islam “occidentalizzato”, che non rientra nel quadro immaginato – e praticato – in Asia orientale, ma che rientra in quello ipotizzato illo tempore da Guénon, come fatto non necessariamente negativo, ripetiamolo, a scanso d’equivoci. Guénon sempre si rifiutò di arruolarsi nel campo dei “difensori dell’Occidente”, e, per favore non arruolatelo dopo morto, malgré lui meme.
Nondimeno si sottolinea l’ esplicitezza di Lanciotti, a tal proposito – del rinnovato, molto caotico, espansionismo islamico –, ed è bene che lui lo dicesse, fuori dai “difensori dell’Occidente” altrettanto quanto dal cosiddetto “volemose bene” che ha sempre sopravvalutato la globalizzazione.
Il potere di effettiva “inclusione” di quest’ultima è bassissimo, visto che rompe e separa anche all’ interno le società occidentali e globalizzate – quindi anche non solo occidentali –, in irreversibile crisi. [E, d’allora in poi, si son visti gli effetti di questa forza che “rompe e separa” …]
Andrea A. Ianniello
https://associazione-federicoii.blogspot.com/2021/04/ripubblicazione-6-un-consiglio-et_21.html [cancellato]
Ripresentato in: https://associazione-federicoii.blogspot.com/2026/01/ripresentazione-1-ca-un-consiglio-et.html [ri-cancellato-yeah]
PS [aggiunte del 2026]. Che la Cina venga fuori dal proprio “sinocentrismo” è pura chimera: è come pretendere che l’Europa esca fuori del proprio eurocentrismo: impossibile. Al massimo, sono solo parole, al massimo …! Unica differenza tra l’eurocentrismo e il “sinocentrismo” è che l’Europa si auto considera il “modello” per tutto il mondo, la Cina – pur considerandosi “modello” e “typus” – non si considera un modello per altri, ma si lascia comunque la porta sempre aperta per influenzare – indirettamente – gli altri.
Ma sempre indirettamente, tant’è che gli “occidentali” si son creati il termine “soft power” che altro non è se non un nuovo modo per dire un qualcosa di MOLTO VECCHIO per la Cina! Per dire che si tratti di cosa molto vecchia nella civiltà cinese, si deve puntualizzare che lo stesso Mao non era per niente convinto che la Cina potesse in qualche modo essere un “modello” – al massimo, un “apripista” –: «“Dato che le condizioni sono diverse nei vari paesi socialisti e nei differenti partiti comunisti, non crediamo che gli altri paesi e gli altri partiti debbano o abbiano bisogno di seguire il modello cinese”. Mao Tse-tung (1893-1976)» in Storia Universale, vol. 14 Un mondo in guerra, “Il Mattino”, Napoli 2003, p. 112, grassetti in originale. I “seguaci” occidentali di Mao non avevano capito molto, tuttavia …
NB. Sul tema, un altro post [aggiunte del 2026], cf.
https://associazione-federicoii.blogspot.com/2026/08/un-22-agosto-di-tanto-tempo-fa.html
Lo stesso prefattore, del testo qui su riportato, parla del fatto che, quando Mao morì, vi furono eclissi e fenomeni atmosferici vari, a testimoniare la fine d’un regime, secondo un “classico” della tradizione cinese.
Oggi le cose NON funzionano più così e le “fini” sono molto MENO “significative”[12] poiché avvengono nel silenzio interrotto da grida scomposte, nell’indifferenza più completa. “Le cose cambiano” … [ed anche questo è importante: “It’s dissolution, baby!” sulla quale cf.
https://associazione-federicoii.blogspot.com/2026/09/che-viviamo-in-acque-corrosive-oggi-e.html]
[1] Cf.
http://associazione-federicoii.blogspot.com/2018/07/nel-di-di-eclissi-sposa-siccome-lo.html. [cancellato] [Prima della recentissima eclissi di Sole – del mese scorso, non visibile per causa della nuvolaglia d’afa immonda –, ecco delle immagini d’un raro momento “chiaro” (relativamente chiaro …), cf. https://associazionefederigoiisvevia.wordpress.com/2026/09/14/to-apocalyptiko-to-imagins-sgrammaticature-volute/]
[2] I trentasei stratagemmi. L’arte cinese di vincere, Introduzione e spiegazioni al Classico dei Mutamenti [I-Ching (Yijing)] di K. Gawlikowski, Guida editori, Napoli 1990, p. 285.
[3] Ibidem, corsivi miei, mie osservazioni fra parentesi quadre. Questo consiglio rientra nello scopo detto qui: cf. http://associazione-federicoii.blogspot.com/2018/09/un-tale.html.
[4] I Trentasei stratagemmi, cit., Introduzione, p. 26.
[5] Ivi, p. 24, corsivi in originale, mia nota fra parentesi quadre.
[6] Del tempo di prima pubblicazione, cioè del 2019 … sette anni fa, ormai … e n’è passata d’acqua sotto i ponti! Questo passaggio di tempo, a me ricorda sempre un certo passo che, in apparenza!, non c’entra niente (ma un po’ i post vengon pensati come “in vista” di crisi ultime, sorta di “Vademecum” quindi “plurali” per definizione!) … “Era un antico disegno umoristico cinese che mostrava prima un ragazzo che s’avvia nelle solitudini con una verga ed un sacco, come un qualsiasi giramondo americano tipo Nat Wills del 1905, e nelle vignette seguenti lui scopre un bue, cerca d’addomesticarlo, cerca di cavalcarlo, finalmente ci riesce a domarlo e a cavalcarlo ma poi abbandona il bue e semplicemente si siede a meditare al lume di luna, ed alla fine lo si vede che scende dalla montagna dell’illuminazione e poi tutto ad un tratto la vignetta seguente non mostra assolutamente nulla, seguito da un’altra vignetta che mostra dei fiori su un albero ed infine nell’ultimo disegno si vede il ragazzo diventato un vecchio allegro birbante grande e grasso con un enorme sacco sulla schiena che in città a sbronzarsi insieme ai macellai, illuminato, e un altro giovanotto che sale la montagna con un fagottino ed una verga. ‘Così continua all’infinito, i discepoli ed il Maestro che passano dalle stesse esperienze, prima devono trovare e addomesticare il bue della loro essenza mentale, e poi lasciano perdere, poi finalmente raggiungono il nulla, che vien rappresentato da questa vignetta vuota, quindi senz’aver nulla raggiunto raggiungono tutto cioè i fiori primaverili degli alberi così finiscono con lo scendere in città per ubriacarsi con i macellai come Li Po’. Era una vignetta molto saggia”, J. KEROUAC, I Vagabondi del Dharma, Oscar Mondadori, Milano 1979 (II edizione, la I è del 1975), pp. 145-146. Nell’edizione più recente, del 2007 – e ristampe successive –, lo stesso passo è alle pp. 185-186. Tanti 9 in questo post, nevvero? … Era una vignetta molto saggia, sì …
[7] Ivi, p. 20, corsivi in originale, grassetti miei. Cf.
http://associazione-federicoii.blogspot.com/2018/09/del-vajra-sparse-considerazioni_16.html. [cancellato] [*] Tra l’altro, su quest’ultima “energia” e la sua rilevanza per la potenza dell’ “illusione” quando, però, volta verso il male (ovvio), vi sarebbe da scriver su dei volumi, ma non v’è né tempo né circostanze di luogo che lo permettano; si potrebbe solo accennare a Satprem, alla kundalini che va verso il basso, cosa che permette di “vedere i morti”, per così dire …, in altri termini all’erosione – in atto – del “velo” che separa il mondo corporeo da quello sottile “inferiore”, per dirla con Guénon, verso la “rottura del ‘velo’” di cui si parla nel libro cui dà l’accesso il seguente link:
https://apocalypticalafanzine.wordpress.com/2012/02/21/su-maitreya-e-sul-new-age-2/. [Il testo c’è ancora, ma i link riportati non funzionan più cioè son cambiati] Ma fermiamoci qui: a buon intenditor …
[*] Il post è stato, comunque, salvato qui, cf. https://associazionefederigoiisvevia.wordpress.com/wp-content/uploads/2021/04/altro-materiale3-del.pdf Va, poi, precisato che il “ninja tutto-vestito-di-nero” è una creazione teatrale che serve a “tipizzare” la spia: ovviamente una spia che si dichiari tale non è una spia! Compito della spia è quello di non essere riconoscibile, tenderà quindi a sembrare come quelli che vuol spiare, non certo ad avere un abito particolare, distintivo unicamente di sé come spia: sarebbe come dire “Ehi! Ti sto spiando!” … A tal proposito, cf. NATORI MASAZUMi, Shonin-ki. L’insegnamento segreto dei ninja, Feltrinelli Editore, Milano 2019, Introduzione di M. Panatero e T. Pecunia, pp. 33-37: il “ninja vestito di calzamaglia nera” è un’invenzione teatrale del tardo periodo Edo e serve, appunto, a “tipizzare” in modo inequivocabile, per lo spettatore, “chi” sia una spia. Ma è altrettanto chiaro ed ovvio come una spia non voglia certo essere smascherata ed auto denunciarsi tale per mezzo d’un un costume! “45. L’impiego dei ninja era mirato, li si usava per così dire a piccole dosi. Niente battaglie prolungate, ma solo azioni di spionaggio, infiltrazione, omicidi, raid notturni e guerriglia. E nell’antico Giappone, travagliato da instabilità politica e continui intrighi, un’abile spia o un micidiale sicario non restavano mai disoccupati”, Introduzione in ivi, pp. 36, corsivo in originale. Dal testo, non più dall’Introduzione, un passo: “Se necessario, puoi provare che sie davvero brillante, ma, in realtà, raramente è necessario. […] Uno shinobi esperto sembra un uomo molto stupido. È fondamentale lodare gli altri il più possibile per indurli a parlare […]. Devi tenerlo bene a mente, perché questo è un insegnamento impagabile per lo shinobi che desidera ottenere informazioni”, ivi, p. 128, corsivo in originale; lo sninobi è il vero nome originale di ciò che, poi, si sarebbe conosciuto come “ninja”, ed ottenere informazioni è IL punto cardine: SEMPRE. Seguono molti insegnamenti di fisiognomica. “Sebbene esistano miriadi d’insegnamenti per lo shinobi che sono al tempo stesso sottili e mutevoli, non è possibile trasmetterli nella loro interezza solo attraverso la tradizione. Una delle cose più importanti da fare è che tu cerchi sempre di conoscere quanto riesci in ogni luogo e provincia. Quando ti trovi nella provincia in questione, potrai leggere lo stato d’animo della popolazione locale e far ciò ch’è necessario a seconda della situazione. Se la tua mente è in sintonia totale con il corso delle cose e lavora con perfetto raziocinio e logica, potrai varcare “la porta senza porta”. Questa è […] la soglia che condurrà ai loro autentici pensieri, che conoscerai attraverso la loro osservazione. riuscirai a vacare questa barriera mentale perché avrai una mente chiara grazie al tuo addestramento. Non puoi comprendere quali valori e quali onori la mente umana può raggiungere in tutte le sue eterne possibilità di esistenza. Si estende per le vastità dell’intero universo, che sono i quattro punti cardinali e le due direzioni: l’alto e il basso. D’altro canto, è stupefacente come, se scrivi le caratteristiche umane su un rotolo, queste rientrano in una categorizzazione molto limitata. La mente umana è meravigliosa e flessibile. […] Con il tempo comprenderai l’essenza delle cose e la comprensione sorgerà dal nulla. A partire da questo principio, dovresti padroneggiare […] tutto ciò che puoi. […] Dato che la parola scritta non è la rappresentazione fedele della comunicazione orale, e la comunicazione orale non è la perfetta rappresentazione del pensiero umano umano, devi usare la tua immaginazione ed il tuo intuito per comprender e padroneggiare l’essenza”, ivi, pp. 149-150, corsivo in originale, grassetti miei. [2026]
Il Nero era il simbolo della Dinastia Ch’in [Qin] che unificò la Cina – le ha dato il suo nome, peraltro – e che impose il governo delle punizioni “draconiane”, il governo del rigore (il legame fra Nero e “Rigore” ricorda un po’ la Kabbalah ebraica: “Geburah” sull’Albero cabalistico [cioè “sephirothico”]).
Sul legame fra Nero e Dinastia Ch’in [Qin], cf. J. Lévi, Il grande Imperatore e i suoi automi, Einaudi editore, Torino 1986, pp. 191-196, parte del capitolo intitolato “Nero è l’inverno” [non a caso].
[8] I Trentasei stratagemmi, cit., p. 28, corsivi miei.
[9] Aggiunta del settembre 2026 posta – come altre – fra parentesi quadre.
[10] L. Lanciotti, Dove va la Civiltà Cinese?, a cura di F. Palmieri, Edizioni Settimo Sigillo, Roma 2005, p. 44.
[11] Ivi, p. 45, corsivi miei, mie osservazioni fra parentesi quadre. Per venire alla lotta fra “tartaruga e serpente”, vi è questa poesia di Mao, della primavera del 1927: “Ampi, ampi i nove affluenti solcano la Cina/ profonda, profonda una linea corre da nord e sud./ Confusi nei vapori azzurrini di pioggia/ i monti Tartaruga e Serpente rinserrano il gran fiume./ Chi sa dov’è andata la Gru Gialla?/ Questa è ormai solo una meta per gitanti./ Col vino brindo alla corrente impetuosa/ sulle onde s’innalza la marea del mio cuore”, Mao Tse-tung, Uno studio sull’educazione fisica. Tutte le poesie, a cura di R. Pisu, Sansoni, Firenze 1971, p. 57. La curatrice spiega che il padiglione della Gru Gialla si trova sulle rive dello Yangtze. Del 1934-1935, sulle onde: “I. Montagne!/ Con la frusta incito il cavallo, non scendo di sella./ Sbigottito sollevo la testa/ a tre piedi a tre sta il cielo./ II. Montagne!/ Come mari e fiumi sconvolti da enormi onde arricciate./ Affannosamente fuggono, avanzano/ come diecimila cavalli nella mischia di guerra./ III. Montagne!/ Trafiggono il cielo turchino come lance non smussate./ Il cielo cadrebbe/ se non ne sostenessero la volta”, ivi, p. 71. Del 9 settembre 1961, scritti su di una fotografia della Grotta degli Immortali: “Nella luce incerta del crepuscolo si scorge un pino possente/ tollera paziente le nuvole che disordinate gli veleggiano intorno./ Il cielo ha creato la Grotta degli Immortali./ Dalle cime impervie sconfinato è il panorama”, ivi, p. 93. E qui si termina, con un panorama sconfinato. Questo sguardo ampio, questa visione, mancano tantissimo nel nostro asfittico e “schiacciato” presente senza respiro. È importante che nel proprio cuore alberghi profumo di pini montani. E non si dovrà temere più alcuna cosa.
[12] Molto meno “finali” detto altrimenti … 12 note a pie’ pagine, in luogo delle undici … Infatti è “dodici il numero del sacrificio, dell’azione temporale, cioè della guerra [santa, interiore!, come della “santa” ma esteriore!, la quale però è la “piccola ‘guerra santa’” e non la “grande ‘guerra santa’” …!], [e] ben si confà alla condizione di esilio [che è la nostra] […]. Quanto al numero undici, esso è il numero della pura spiritualità, il numero dell’esoterismo e della comunione mistica con Dio, e simboleggia l’unità della creatura che raggiunge l’Unità del Creatore”, A. HAMPATÈ BÂ, Il saggio di Bandiagara, L’Ottava Edizioni, Milano 1986, p. 56, mie osservazioni fra parentesi quadre.