sabato 15 agosto 2026

Frasi 12tris – del “nuovo anno” – 1956-2026, settant’anni fa, 2 - (Tra l’altro, “Buon Ferragosto” [le “Feriæ Augusti”])

 

 

 

 

 

 

 

 

Il 14 agosto 1956, a Berlino Est, muore a 58 anni B. BRECHT.

E […] Baal intorno a sé non vedeva che morti”.

B. BRECHT, “Baal” (1918) in Teatro, Einaudi editore, Torino 1963, p. 7.

 

 

 

Epilogo.

Uno degli attori esce dal sipario e, in atteggiamento di scusa, recita al pubblico il seguente epilogo:

Egregi spettatori, or non siate scontenti.

Forse v’aspettavate che finisse altrimenti.

Una leggenda d’oro avevamo inventata,

ma poi, strada facendo, in male s’è cambiata.

E sgomenti vediamo a sipario caduto

che qualunque problema è rimasto insoluto.

Per di più, siete in diritto di dirci:

«Volete che veniamo? Dovete divertirci!»

Inutile inseguire pretesti e schermi vani:

siam falliti, se voi non battete le mani!

Forse che la paura ha spento l’invettiva?

Si è già visto altre volte. Ma un’altra via d’uscita

neanche i vostri soldi han saputo ispirarla.

Deve cambiare l’uomo? O il mondo va rifatto?

Ci voglion altri dèi? O nessun dio affatto?

Siamo annientati, a terra, e non solo per burla!

Né v’è modo di uscir dalla distretta

se non che voi pensiate sin da stasera stessa

come a un’anima buona si possa dare aiuto,

perché alla fine il giusto non sia sempre battuto.

Presto, pensate come ciò sia attuabile!

Una fine migliore ci vuole, è indispensabile!”.

L’anima buona del Sezuan” (1939-40) in ivi, p. 1651, corsivo in originale, grassetti miei.

Brecht intendeva – ovviamente – una “fine migliore” per la sua pièce teatrale, laddove “alla fine il giusto non sia sempre battuto” ma qui per “fine” s’intende quella generale, che sta qui avvenendo come un lento macello, un oscuramento progressivo e costante ma privo di soluzioni di continuità poiché divenuta ormai uno stato fisso cioè il – famoso, su questo blog – “stato d’emergenza permanente” in vista dello “stato d’eccezione” che però richiede a sua volta molte condizioni, non facili a verificarsi almeno nella maggioranza delle varie condizioni. Su questa via il lento macello continuerà … ci può essere allora – visto che fine “DEVE” pur DARSI ed essere –, una “FINE MIGLIORE” …? Ecco “IL” punto.

Una fine MIGLIORE ci vuole” … 

 

 

 

@i

 

 

 

mercoledì 12 agosto 2026

Ricorrenza di Guénon – 1886-2026 – Ben cento quarant’anni fa! - ormai!, 7 – La (ben poco capita) “legge ermetica”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Continuiamo con piccole frasi, data la pressione costante del caldo. Eccone, dunque, una MOLTO interessante, ANZI: fondamentale oserei dir …

[…] d’altronde, come orientamento di carattere generale, quel che appare è sempre [SEMPRE!!], secondo le leggi stesse che reggono la manifestazione, una conseguenza piuttosto che una causa, un punto d’arrivo piuttosto che un punto di partenza[*], e, in ogni caso, non è mai in tale sede che bisogna ricercare quel che agisce in maniera veramente efficace […], si tratti di un’azione che si eserciti in senso normale e legittimo, oppure del contrario”, R. GUÉNON, Il Regno della Quantità e i Segni dei Tempi, Edizioni Mediterranee, Roma 1982 (ed. “Gli Adelphi” 2009), p. 103, corsivi e grassetti miei.

Ci siamo capiti? NON credo proprio …! Ma se stanno appresso sempre alle apparenze, lì credendo di ritrovarvi la forze causanti: tutto il “complottismo” ed il “tradizionalismo” si concentrano su questo, così sbagliando completamente bersaglio! …

 

In nota, poi, aggiungeva, in relazione al punto [*] di qui sopra:

Se si preferisce si potrebbe anche dire che si tratta d’un ‘frutto’ piuttosto che d’un ‘seme’; il fatto poi che il frutto stesso contenga dei nuovi semi, indica che la conseguenza può [NB!], a sua volta, svolgere una funzione casuale ad un altro livello, conformemente al carattere ciclico della manifestazione; ma anche in questo caso essa deve passare [NB!] dall’ ‘apparente’ al ‘nascosto’”, ibidem, corsivi e grassetti miei. Attenzione: “può” ma NON “deve” …= fa parte del “possibile” ma NON del “necessario” …

 

 

Andrea A. Ianniello

 

 

 

 

 

 

Avviso “a’ naviganti” cioè per: “Chi ha orecchie per” … 

 

 

 

 

 

 

 

domenica 9 agosto 2026

Frasi 12bis – del “nuovo anno” – Ricorrenza di Guénon – 1886-2026 – Ben cento quarant’anni fa! - ormai!, 6

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Del resto, anche fra coloro che si sforzano di reagire contro il «materialismo» moderno, quanti son capaci di concepire la spiritualità al di fuori di ogni forma specifica, più in particolare al di fuori di una forma religiosa, e di svincolare i princìpi da ogni applicazione a circostanze contingenti?”.

R. GUÉNON, Autorità spirituale e potere temporale, Adelphi Edizioni, Milano 2014, p. 136, corsivi e grassetti miei. Attenzione: “al di fuori” non vuol dire contro … ma continuiamo.

Rispondiamo alla domanda, pensando NON ad eccezioni – che “confermano la regola” suol dirsi – ma, invece, alla realtà dei fatti di OGGI:

Nessuno! Nessuno! Nessuno!

Ecco parole totalmente – totalmente! – dimenticate oggi, fissati come sono con le “bandierine” poste sulle “recinzioni” delle “terre mentali” quasi come un parallelo dell’ “espulsione dalle terre” di proprietà e cioè quel fenomeno che – secondo lo stesso Marx – avrebbe segnato l’ “accumulazione originaria” vale a dire il primo processo di trasformazione della proprietà “feudale” IN proprietà “capitalistica”. Dal colono (ed anche servo della gleba, nelle fasi precedenti) al lavoratore salariato della terra. Ora un tal processo di “recinzione”/appropriazione/messa a frutto passa dal materiale alle “terre” (**metaforiche**) mentali! Ciò accade oggi ANCHE nella spiritualità e molti non si rendono conto, nemmeno nella più lontana delle maniere, che **questo** è un “peccato contro lo Spirito” … Lo Spirito, infatti, NON ammette “ proprietà” di alcun genere poiché si “deve” andar “OLTRE” l’ “io” …

 

Parole moleste ad orecchie moderne” avrebbe detto Colli …

 

 

@i

 

 

 

 

PS. Così continuava Guénon: “Quanti, fra coloro che si pongono come difensori dell’autorità spiritale, immaginano che cosa possa essere quest’autorità allo stato puro, come dicevamo sopra? Quanti si rendono veramente conto di quali sono le sue funzioni essenziali e non si fermano ad apparenze esteriori, riducendo tutto ad una semplice questione di riti (le cui ragioni profonde rimangono peraltro totalmente incomprese) o addirittura di «giurisprudenza», che è cosa puramente temporale?”, ibid., corsivi e grassetto miei. Ma se, in definitiva, tutto non è altro se non “giurisprudenza” …? Questa della “giurisprudenza” è la deriva dominante in ambito islamico, ma il resto non è che stia un granché bene! “Se Sparta piange, Atene non ride” …!