domenica 15 marzo 2026

Ripresentazione 6, ca. – In relazione ad un precedente post – Nettuno in Ariete, 4

 

 

 

 

 

 

 

 

In relazione al precedente post, cf.

https://associazione-federicoii.blogspot.com/2026/01/piu-volte-condiviso-parti-di-questo.html

 

 

 

 

Cf.

G. de SANTILLANA – H. von DECHEND, Il Mulino di Amleto, Adelphi Edizioni, Milano 1983.[1]

 

Anche cf. ivi, in nota.[2]

 

 

 

Andrea A. Ianniello

 

 

 

 



[1]In Il Mulino di Amleto, - CITATO QUI SOPRA - Santillana e Dechend intesero temerariamente recuperare la sapienza pre-storica dell’umanità attuale, quella che l’epoca delle forme tradizionali dalle quali tutti veniamo e che oggi si sono incrinate, grazie alla modernità, per sempre, già bramava come necessario ritorno alle origini. Platone stesso biasimava la perdita dell’antica conoscenza della quale non rimangono che preziose “reliquie, i frammenti e le allusioni sopravvissuti al violento attrito dei tempi” (Santillana-Dechend: Il Mulino di Amleto, Adelphi 1983, p. 409).” [Da: FIRFIS, corsivi in originale, grassetti aggiunti]

Cosa di solito SUPER DIMENTICATA, OGGI …

[2][2] Anche stare sull’Elburz è significativo; Elburz è forma tarda di Alborj, il corrispettivo persiano del monte Mêru indù, dove simbolicamente ha sede il Centro del mondo. Tra l’altro, l’ Elburz persiano è lo stesso della più alta cima, l’Elbruz, del Caucaso, catena dove c’erano le “Porte Caspie” dell’antichità, dove Alessandro Magno costruì il muro per fermare le stirpi di Gog e Magog. Alessandro Magno (Surah XVIII del Corano) costruisce il muro, “uno dei grandi temi delle tradizioni popolari medioevali, mantenuto vivo e pauroso dall’improvvisa comparsa delle orde mongole. Dice la leggenda che Alessandro aveva fatto costruire delle porte di ferro nei valichi di montagna e che la mostruosa genia degli Unni, spargendosi sulle sconfinate pianure dell’Asia, era stata tenuta a bada dal suono di trombe proveniente dal passo, che significava la presenza di un conquistatore apparentemente immortale, l’ eroe bicornedi guardia ai passi.

Ma improvvisamente le trombe avevano taciuto, e un nano dell’ orda s’arrischiò a salire fino al passo e trovò la porta abbandonata. Le trombe erano soltanto arpe eolie, ridotte al silenzio da una tribù di gufi che vi aveva nidificato” (G. de Santillana - H. von Dechend: Il Mulino di Amleto, Adelphi 1983, pp. 371-372).” [Da: Idem, corsivi in originale, grassetti aggiunti]

Trovò la “porta” ABBANDONATA come la Fortezza Bastiani ch’è – di fatto – incustodita, SALVO alcuni, pochi, rimasti, del tutto insufficienti. E un pugno di Tartari poté così prenderla. È scritto.


 

 

Link di alcuni post (poco cliccati) 2

 

 

 

 

 Cf.

 https://associazione-federicoii.blogspot.com/2017/03/la-leggenda-dellinvestitura.html


Cf.

 https://namaqua-land.blogspot.com/2018/03/ogni-uomo-del-kali-yuga.html


Cf.

https://ideeinoltre.blogspot.com/2014/05/andrea-ianniello-baudrillard-la.html
 

 

Cf.

https://ideeinoltre.blogspot.com/2014/10/andrea-ianniello-le-ragioni-dellimpasse.html
 

 

Oggi ancor più vero del 2014, quando fu scritto ... 

Cf.

https://ideeinoltre.blogspot.com/2014/01/andrea-ianniello-la-fine-del-mondo.html
 

 

 


 

 

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sabato 14 marzo 2026

10 anni fa 3, “Ester”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Talmud Yerušalmi Megillah I, 70d, dov’è detto che in futuro tutte le altre parti degli Agiografi e perfino i libri profetici perderanno il loro valore e solo il Pentateuco e il libro di Ester resteranno quello che sono”, L. GINZBURG, Le leggende degli ebrei, Adelphi Edizioni, Milano 2016, p. 522, corsivi in originale, Note finali di Ginzburg. Su Ester, come correlata con Venere, cf. ivi, p. 253, Note finali di G.[1]. Insomma, vi è relazione – anche di radice linguistica – tra Ester ed Ishtàr, la Venere babylonese, peraltro non solo “dea dell’ ‘amore’” ma pure della guerra, particolare di NON secondaria importanza[2]; inoltre, si tratta della dea che desiderava Gilgamesh, ma che quest’ultimo rifiutò facendola, quindi, arrabbiare moltissimo, così da “maledire” lo stesso Gilgamesh[3].

 

Una nota, sul Tempio. Parlando di Zorobabele – con i suoi collaboratori e aiuti –, e della sua opera di “ritorno” in Palestina – NON tutte le tribù d’Israele ritornarono, come ben si sa –, le leggende raccolte da Ginzburg riportano le parole di Zaccheo, Aggeo e Malachia, i tre profeti. Ora, “il terzo insegnò loro che si poteva cominciare a celebrare i sacrifici ancor prima che il Tempio fosse ultimato”, ivi, p. 273. Di conseguenza, non è necessario che il “terzo t.” sia pienamente “ricostruito” – men che meno che sia “filologicamente” ricostruito! – ma è, al contrario, fondamentale che i riti riprendano. Ma i riti richiedono condizioni molto stringenti, e sinora non è stato possibile “farli” – o “rifarli” – per dir meglio, anche se stan costruendo una “situazione” DEL – e NEL – mondo dove tutto ciò diventa concretamente possibile. La cosa può piacere o non, tuttavia il destino del mondo si decide in MO, non in India, non in Cina, il che non vuol dire che queste nazioni siano ininfluente, che non è affatto vero! Ah, nemmeno in Russia! Quindi, andate dove vi pare, ma “il destino del mondo” si decide in MO.

Piaccia o non.

 

 

 

 

Andrea A. Ianniello

 

 

 



[1] Testo che ho avuto modo di citare in uno scritto passato, non so se sopravvissuto …

[2] Sul quale molto “infiorettò” J. Evola …

[3] Cf. Th. GASTER, Le più antiche storie del mondo, Einaudi editore, Torino 1975, ristampa: 1999