giovedì 29 ottobre 2026

Ricorrenza di Guénon – 1886-2026 – Ben cento quarant’anni fa! - ormai!, 8 – Frasi 15bis – del “nuovo anno” – Una frase spesso citata (di G.) - Fonte – 1976-2026, cinquant’anni fa, 12

 

 





Questa è una frase che si è letta varie volte, ma spesse volte, tuttavia, non riportandone l’esatta fonte.

Premessa: Guénon sta parlando di Dante, del suo senso essoterico, e sta criticando chi confonde i due piani, l’esoterico e l’essoterico – in italiano, guarda caso, quasi uguali (italiano: lingua SOMMAMENTE imprecisa ed AMBIGUA) –; trattasi d’un errore molto comune, quando si confonde l’eresia con l’ “esoterico” per esempio. Di solito, si tratta di errori, spesso in malafede, che vengono da incomprensioni e, per Guénon – chiaramente –, NON AVEVANO base alcuna, salvo due casi, che lui esplicitamente cita: quello di al-Hallâj nel mondo islamico, un’intempestiva rivelazione, fatta male, che non rispettò i legittimi diritti degli essoterismi religiosi, e il caso dei Templari, un “intervento a gamba tesa” del potere temporale in un ambito di non sua competenza, mercé la debolezza dell’autorità spirituale papale nel periodo in cui avvenne. Tal evento ebbe dei sensi ben maggiori, ma qui rimaniamo a quanto scritto nel testo di Guénon.

Altra precisazione, cosa che ho detto varie volte: da NON confondersi l’ “esoterico” con l’ “occulto”, che NON sono lo stesso, per quanto siano – effettivamente, NON si può negarlo – ricollegati, ma NON si equivalgono affatto! Altra confusione diffusissima.

Ciò detto, veniamo al passo.


La precisazione sulla confusione tra l’esoterico e l’essoterico è necessaria, proprio per intender questo, seguente, passo. Guénon stava trattando delle interpretazione di Aroux, che parlavano dei legami fra Rosacroce e Lutero, che, secondo Aroux, avrebbero professato la “stessa dottrina di Lutero” – per niente vero! –, quindi “opposta alla dottrina cattolica” … proprio no!

“Questa è l’interpretazione d’Aroux, testimoniante la confusione, in lui frequente [NON SOLO in lui …!!], fra i due domini dell’esoterismo e dell’exoterismo: il vero esoterismo dev’esser oltre le opposizioni che si affermano nei movimenti esteriori agitanti il mondo profano [NB], e, se questi movimenti sono qualche volta suscitati o diretti invisibilmente da potenti organizzazioni iniziatiche, si può dire che queste ultime dominino quelli senza mischiarvisi [ovvero: NON si trovano sullo STESSO piano, ergo: NON si può attribuire a chi “domini” gli stessi interessi, le STESSE motivazioni che agitano, animano, muovono, spingono, trascinano, a volte seducono, i “movimenti esteriori”, per dirla con G.], in modo da esercitare ugualmente [NB] la loro influenza su ciascuno dei partiti contrarii [idem]”.

R. GUÉNON, L’Esoterismo di Dante, Atanòr, Roma 2001 (1976), p. 24, corsivi e grassetti miei.1

Questo è un passo che, di solito, viene ZERO capito, e soprattutto da “complottisti” & C., in particolare il punto: “la loro influenza su ciascuno dei partiti contrari” … Non riescono a capire – non possono proprio! – perché non riescono neanche ad immaginare scopi o interessi diversi da quelli più evidenti, che **loro** riescono a vedere.2 Ma, per definizione, poiché coloro i quali esercitano tali “influenze” – nel BENE come nel MALE! – si pongono sur un piano diverso, e superiore! – soprattutto superiore: lì è “il” punto vero! – al loro, a quello sul quale si pongono loro stessi: gli “interessi” economici, o politici, e/o il dominio esteriore, che, sì, contano, ma son strumenti per tali forze, NON i loro SCOPI!

Attenzione al punto, dirimente! …


Peraltro, tale opera (L’Esoterismo di Dante) apparve per la prima volta in Italia sulla rivista “Atanòr” ma sotto altro titolo, diversamente da Il Re del Mondo che apparve con questo titolo. E noi lo si è ricordato su questo blog a suo tempo. Ma non perdiamoci su tali cose.

Vi è di più importante.

Infatti così Guénon continuava, passo che c’interessa in particolar modo qui, poiché si è trattato della tarda Rosacroce, spesso deviata, e della sua influenza su Verne, per esempio, in qualche vecchio post. E così scrive: “Ma dobbiamo dire che questa Rosa-Croce del principio del XVII° secolo era già molto esteriore, e molto lontana dalla vera Rosa-Croce originale, la quale mai costituì una società nel senso proprio del termine [NB]; e, nei riguardi di Lutero, sembra sia stato soltanto una specie di agente subalterno, senza dubbio anche assai poco cosciente della parte che doveva rappresentare; questi diversi punti, d’altronde, non sono mai stati completamente chiariti [e NEANCHE OGGI, d’altro canto, sono stati “completamente chiariti” …!]”, ibid., corsivi e grassetti miei, mie osservazioni fra parentesi quadre. Che dire, dunque, della Rosacroce del XIX secolo, allora! Essa era già deviata …

Ed allora, certe “contiguità” – molto esplicite – con il tenebroso affaire di Rennes-le-Chateau non possono sorprendere …





@i



1 Nell’edizione Adelphi 2001 il passo è alle pp. 36-37.

2 Ricorda quel passo da La lettera rubata di Poe: “Prendono in considerazione solo la propria idea d’ingegnosità e, cercando di svelare cose nascoste, pensano solo a come loro avrebbero voluto nasconderle. Sono nel giusto solo nel ritenere la loro ingegnosità una fedele rappresentazione di quella della massa; ma di fronte a […] una più raffinata intelligenza, chiaramente son travolti. […] Non cambiano mai il loro sistema d’indagine; al massimo, quando sono sollecitati da emergenze insolite, […] esagerano esasperando i loro abituali metodi, ma i principi restano invariati”, E. A. POE, I delitti della Rue Morgue, I Libri dell’Altritalia di “Avvenimenti” del 12 agosto, Libera Informazione Editrice, Roma 1992, p. 106, corsivi e grassetti miei.

 

 

giovedì 22 ottobre 2026

Un anno fa, 2: “Tutta la vita” … o “della fine del ‘tradizionalismo’” … [post ripubblicato nel 27-10-2025, e cancellato] (Certo: la disfatta del “tradizionalismo”, ma lo dico da tanto tempo né però aiuta il constatarlo qui-ed-ora soltanto)

 

 

 



[Non questo sabato scorso – il 17 ottobre –, ma il precedente – il 10 ottobre –, profittando dello spazio libero, mi son recato in montagna, ed ho fatto il punto della situazione per così dire: quanto cammino – e in quanto tempo – abbiamo fatto, ANCHE SOLO RISPETTO A POCO TEMPO FA, e quanto ve n’è ancora, di CAMMINO, da fare …]




“Tutta la vita di San Bernardo potrebbe sembrare destinata

a dimostrare […] che esistono per risolvere i problemi di

ordine intellettuale e anche di ordine pratico, dei mezzi

completamente diversi da quelli che da troppo tempo

si è abituati a considerare come i soli efficaci,

indubbiamente perché essi sono i soli alla portata di una

saggezza puramente umana che non è neppure

l’ombra della vera sapienza”.

(R. Guénon, San Bernardo, Il Cinabro editore,

Catania 1990, corsivi miei).



E’, poi, forse un mero “caso” che, quando il Cristianesimo

perse la capacità d’ “integrare” dei “dati simbolici”

provenienti da altre forme tradizionali,

che il fenomeno della “stregoneria” esplose?

(L’autore)




“Multa incredibilia vera.

Multa credibilia falsa”.

(In calce a Cosmopolita, Operazione filosofica. L’alchimia segreta dei

Filosofi Incogniti rivelata dai manoscritti, Edizioni Mediterranee,

Roma 2016).


“Veritatis sigillum simplicitas.

Il segno della verità è la semplicità”.

(Michael Sendivogius, De lapide philosophorum, 1604,

in calce in ibidem).



“E venne il tempo di distruggere coloro

che distruggono la Terra”.

(Apocalisse di Giovanni, 11, 18)




Nel “tradizionalismo” (che già Guénon illo tempore, in modo assolutamente preveggente, criticava1), insomma, ci si attarda nella critica di una modernità ormai passata, senza capire nulla della post-modernità “in cui viviamo e siamo”, letteralmente “annacquati” e sommersi dalla “società liquida”, secondo la definizione molto azzeccata di Zygmunt Baumann. Fuor di dubbio che la modernità derivasse da un residuo di “struttura portante” dalle società tradizionali, i cui “residui” permanevano nelle società (e qui si potrebbe far riferimento a certe teorie “sociologiche” di Jean Baudrillard, dove quest’autore sosteneva che i residui “simbolici” delle società precedenti permanessero come sottofondo nelle epoche seguenti: ma questo ci condurrebbe troppo lontano dal tema in oggetto qui). Ma vi è qualcosa in più: non ha soltanto fallito una civiltà, è l’ uomo tout court che è fallito. Non vi è alcun dubbio al riguardo, ma, oggi, tornando a noi, con la fine della modernità, non è certo successo che tali immagini residuali risorgessero: la fine della modernità ha sostanzialmente portato via con se stessa pure i residui tradizionali che erano presenti nelle società moderne; ecco ciò che i “tradizionalisti” son del tutto incapaci di vedere.

Di conseguenza, siamo all’interno di quel che, illo tempore, Guénon chiamava la “dissoluzione”2, e che qualcuno, oggi, ha chiamato “l’età del caos”.


la modernità è nata dalla religione e solo dalla religione potrà essere abbattuta. Altro che secolarismo …

Il secolarismo è stato una fase. Il materialismo è stato una fase anch’esso: attardarsi nella “critica” di fenomeni del genere vuol dire mancare il bersaglio.

Questo però, a sua volta, non significa che siamo “al di là del moderno”, perché la post-modernità non è un vero superamento della modernità, ma una sua dissoluzione interna, e qui sta l’incapacità dei vari “tradizionalismi” di usare tale decadenza e dissoluzione interne per i propri fini.

Troppo spesso, infatti, il “tradizionalismo” viene usato per puntellare i traballanti scranni di una modernità ormai molto “post” ed in pieno - lungo - processo di dissoluzione; non si cada nell’errore di pensare che tal processo sia breve: in realtà, è in atto da più d’un ventennio, ed ha raggiunto una nuova fase d’intensità post-2011. La cosiddetta “destra” e la cosiddetta “sinistra” non sono altro che un sistema di autoregolazione interna del sistema finanziario detto della “Grande Prostituta” (se vogliamo usare il termine dell’ Apocalisse di Giovanni), la “destra” compie i cambiamenti sistemici - cosa che “a destra” non si ama vedere, su ci si “glissa” -, e la “sinistra” interviene una volta che siano compiuti, quando si necessita dell’elaborazione del “consenso”: gli eventi dell’ultimo decennio, e più, in Italia lo attestano “al di là di ogni ragionevole dubbio”.

Forse l’unica differenza vera - ma del tutto residuale - fra destra e sinistra è che a destra per lo meno rimane un barlume di quanto sia illusoria la democrazia, anche se quasi sempre la si vuole usare, con un’incoerenza caratteristica delle destre, mentre nelle sinistre quasi sempre prevale un atteggiamento da ingenuo credente nella democrazia. Che poi, quest’atteggiamento spesso mascheri “altre intenzioni”, nessun dubbio, ma si parla qui di atteggiamenti.

Viviamo nelle duplici “degenerescenza” e “senescenza” del mondo moderno.

Tra i pochi, pochissimi, ad aver capito di tal sistema di “regolazione interna sistemica”, si può ricordare Anthony C. Sutton, ricercatore su materie economiche “controverse”. Per quanto decada, dunque, per quanto “post-moderna” sia la nostra epoca, siamo ancora nell’ “Autunno del moderno” e nel suo – gigantesco – processo di auto-dissolvimento.

Viviamo nel processo di dissolvimento della modernità, ma non abbiamo davvero superato la modernità stessa, nonostante gli sforzi di taluni autori.




“L’aquila scaccia le tenebre dal cuore dell’uomo”.

(Proverbio dei Kazaki dell’Altaj)



“Presso i popoli sedentari la spirale doppia si trasforma […]

in un ornamento di carattere vegetale, lo stelo ondulato.

[…] Essa conserva generalmente la propria forma

primitiva nell’arte dei popoli nomadi […]. E se tuttavia,

attraverso il contatto con una civiltà sedentaria,

un’arte nomade subisce l’interferenza di un’arte figurativa

[…], sono piuttosto le forme animali e non quelle

vegetali ad essere assimilate agli ornamenti derivati dalla

spirale. La corrispondenza logica tra alcuni simboli

spiraloidi come lo yin-yang e la coppia di serpenti

o di draghi n’è probabilmente l’origine”.

(T. Burckhardt, Considerazioni sulla Conoscenza sacra, SE,

Milano 1989, capitolo I (“Il folklore nell’arte ornamentale”), p. 16).



Un esempio: Sant’Eligio a Napoli. [Si può leggere al link:

https://www.scribd.com/document/47674156/7-Sant-Eligio-Napoli]



Altro che sogni di “restaurazione”!

Prendiamo atto della realtà e diventiamo capaci di “andare oltre”, ecco la via vera, qui-ed-or,a oggi, hic et nunc.




1 Cfr. R. Guénon, Il Regno della Quantità e i Segni dei Tempi, Adelphi edizioni, Milano 1982, cap. 31 “Tradizione e tradizionalismo”, pp. 205-210. La confusione tra i due ambiti si è fatta, nel corso dei decenni, terrificante, cosicché oggi ci si può facilmente imbattere in “tradizionalisti” inneggianti all’ “identità” che, però, di ciò che davvero la Tradizione sia, non hanno la benché minima menoma idea. Nella distinzione interna al “mondo della Tradizione” fra “esoterismo” basato sul “Sé intellettuale”, ed “essoterismi” basati sul “Tu devozionale”, vi è un altro fronte di divisione: quello fra i due volti del mondo iniziatico stesso. In certe “fratture del mondo della Tradizione” - fratture che han dato inizio al mondo moderno – si deve vedere il riflesso di questa divisione interna al mondo iniziatico stesso, vale a dire interna a chi segue il cammino del “Sé intellettuale” ovvero spirituale: “L’eterna lotta fra le forze della luce e delle tenebre, si è perpetuata nel corso dei secoli, con adoratori del Dio unico che non ama il rito di sangue, contrapposti a coloro che hanno preferito servire gli altri Dei inferiori, spesso divenendone schiavi e succubi e succubi delle loro iniquità. I ‘Piccoli Misteri’ che a loro conducono, e i ‘Grandi Misteri’ che li superano sono i ‘sette gradini della sapienza’. Chi percorre solo i primi tre e in essi si perde, amerà sempre la violenza, dichiarandola forza” (F. G. Giannini, I figli degli Dei. Genesi “Capitolo VI”, Editrice New Style, Crema, Nuova edizione rivista e corretta 1997, p. 91. Come diceva Guénon, vi è, dunque, una contro-iniziazione, un cammino che, partendo dai Piccoli Misteri, vi si smarrisce, e poi mena verso le tenebre ...

2 Cfr. R. Guénon, Il Regno della Quantità e i Segni dei Tempi, cit., particolarmente i capp. 32-40, pp. 211-270, in particolare i due ultimi capp. 39 e 40, pp. 261-270. Ma son considerazioni particolarmente “ostiche” alle orecchie “tradizionaliste”, peccato però che il mondo stia da tempo andando nella direzione studiata e prevista da Guénon, piccolo problema … La soluzione che costoro sanno dare è tanto semplice quanto inefficace: basta non vedere il problema, e questo sa tanto, ma tantissimo, da mondo “liquido” dei “social network”, del flusso costantemente incostante, dell’inconsistenza dell’opinione tanto mutevole quanto alla fin fine del tutto inefficace. Un capitolo-chiave nel libro appena citato siano altresì i capp. 28 (“Le tappe dell’azione anti-tradizionale”, pp. 187-191) e 29 (“Deviazione e sovversione”, pp. 192-197). Sulla questione che qui si tratta, delle figure animali simboliche – i cui legami con lo Sciamanesimo sono effettivi – qualche spunto si può trovare nel cap. 26, intitolato “Sciamanesimo e stregoneria”, pp. 173-179.

In Heliodromos. Contributi per il fronte della Tradizione, n. 25-26, Equinozio d’Autunno - Solstizio d’Inverno 2014, son raccolti vari interventi, diversi per accezione, qualcuno davvero ponendo l’accento, ed a ragione, sulla “solitudine” di Guénon ed il suo ruolo davvero inestimabile, ma tutti, chi più chi meno, questi contributi son viziati dall’idea di dover ricostruire un preteso “fronte” della Tradizione, che dovrebbe o potrebbe agire in modo “rivoluzionario” nel mondo attuale; si parla della vexata quaestio dell’ “élite intellettuale occidentale”, per usare la precisa espressione di Guénon stesso. Trattasi di un Guénon “filtrato” da Evola, insomma. Occorre, a questo punto, esser ben chiari, ed è assolutamente necessario, dato che si leggono tali cose ancora nel 2014, come se nulla fosse passato; occorre esser ben chiari sia a riguardo di Guénon, sia a riguardo di Evola. Guénon parla sì di “élite intellettuale occidentale”, ma, proprio ne Il Regno della Quantità e i Segni dei Tempi, pone la questione ormai in un’ottica “escatologica” e “finale”, che, si capisce bene, può non piacere a molti, ma tant’è. Quanto ad Evola: qui, senz’alcun dubbio, il livello dell’ “applicazione” politica e sociale vi è ben più presente, e tuttavia persino l’ultimo Evola sembra rivedere certe sue certezze precedenti, come si può leggere in J. Evola, Ultimi scritti, Controcorrente, Napoli 1977. Nella Prefazione, infatti, Gabriele Mazzocco non mancava di rilevare queste “oscillazioni” evoliane, ovviamente schierandosi per l’Evola dell’azione e via dicendo. Era, però, il lontano 1977, e se ne deve tener conto, salvo vivere nei propri sogni e nelle proiezioni dei propri desiderata, come tanti, che si dicono “tradizionalisti”, continuano a fare. Sembra più una modalità per dar significato alla propria vita invece di una visione tersa della realtà delle cose: senza visione vera, poi l’azione seguente sarà inevitabilmente cieca, e mi pare che Evola non consigliasse affatto un’azione cieca. Oggi si possono solo piantare dei semi, en attente della fine di un sistema in gravissima crisi, però non ancora mutato. Attenzione che la “mutazione sistemica” vien portata vanti da quegli stessi che hanno costruito detto sistema, gli “architetti del binario”; qualcuno così li chiamava. La cosa è, dunque, molto meno lineare d quanto tanti, troppi si figurano. Quindi mutazione sistemica, e poi si deve veder come giocarsi le carte, in quel preciso momento in cui le cose accadono: di nuovo, le cose sono assai meno lineari che fare appello all’ “identità”. Non è che parlare d’identità o di “élite intellettuale occidentale” faccia recuperare ipso facto quel centro che si è, di fatto, effettivamente perduto!

 

 

 

mercoledì 21 ottobre 2026

Nella fasi di crisi, - e nei sistemi (**storici**!) che sono “in fase” di crisi! - sono le parti più esterne le prime a venire sacrificate. In Italia, il Sud.

 

 

 





“E’ conquistata l’urbe che aveva conquistato

l’intero universo,

anzi muore di fame

prima che di spada […]. Una

città antica,

per secoli dominatrice del mondo,

sta crollando […].

E’ l’immagine stessa della morte”1.







Continuando il “nostro assolutamente, ma sanamente solitario cammino, a fronte di follia ed isteria sempre più dominanti” – ma cosa vuoi aspettarti con un pessimo Nettuno2 così potente nel cielo?? … –, l’espressione di “caduta senza rumore” – riferita alla fine dell’Impero romano – la si deve ad Arnaldo Momigliano3.

E una tale espressione si adatta mirabilmente a quel che stiamo vivendo da qualche tempo. 

 Ormai …





@i



PS. Chiaro che sia una prova …, ancora! …











1 Frase di San Girolamo nel risvolto di copertina di Diocleziano e la caduta senza rumore dell’Impero romano, a cura di Maurizio Felici, RCS Media Group e “Corriere della Sera”, Milano 2015.

2 Oggi nel segno di Aries …

3 A. Momigliano, La caduta senza rumore di un impero, in Sesto contributo alla storia degli studi classici, Edizioni di Storia e Letteratura, Roma, 1980.

 

 

sabato 17 ottobre 2026

Un anno fa: “Il mondo nell’abisso” … e non di bisso! - (Il bisso è una fibra tessile ottenuta da certi molluschi bivalvi) … - [link sul gemello blog]

 

 

 

 

“Non giudicate una persona da quello che dice: cercate e scoprite perché l’ha detto”.

M. SCHWARTZ, Manuale per leaders, Orizzonti Nuovi, Roma 1978, p. 42, grassetto mio.

 

“La Rivoluzione francese avrebbe potuto rimanere facilmente un semplice riaggiustamento – un pochino violento […] ma non cataclismatico – di un sistema antiquato di condizioni sociali secondo le esigenze moderne, se non fosse stato per due fattori strettamente connessi, ed entrambi assai favorevoli ad arrampicatori sociali del tipo di Bonaparte”.

J. Ch. HEROLD, Vita di Napoleone, Il Saggiatore, Milano 1967, p. 30.

 

“Napoleone amava solo se stesso, ma a differenza di Hitler non odiava nessuno. Nel bene come nel male, egli era privo di passioni, e dell’uno o dell’altro compiva solo quanto riteneva necessario per i suoi fini. Inoltre, egli fu l’unico grande dittatore dei tempi moderni a non essere schiavo di una particolare dottrina politica”.

Ivi, p. 412, grassetti miei. Quest’ultimo punto è molto importante.

 

“Ci si sente disorientati quando si tenta d’inserire nel processo storico la breve èra del dominio di Napoleone. In certo qual modo, egli non sembrava appartenergli. Le sue realizzazioni positive non fecero che continuare le tendenza accentratrici di Richelieu e di Luigi XIV. In quasi tutti gli altri campi, il suo ruolo storico fu quello d’un inconsapevole strumento di distruzione, spianante la strada ad un’età moderna che ben poco rassomigliava all’età ch’egli credeva di star forgiando. Il primo dei dittatori moderni, egli fu meno la creatura dei suoi tempi di quanto lo furono i suoi successori ed imitatori, e rimase un caso unico”.

Ivi, p. 415.

 

“Ho fatto male a rimanere al Cremlino trentacinque giorni.

Avrei dovuto rimanervi due settimane soltanto ...

Avrei dovuto proporre ai russi di ritirarmi senza distrugger nulla.

Attribuito a Napoleone dal generale Gourgoud”.

Ivi, p. 311, corsivi in originale.

 

“L’odio dei contadini per i loro oppressori non si estendeva allo zar”.

Ivi, p. 317, grassetti miei.

 

“Napoleone si rese conto solo a poco a poco del genere di guerra ch’era condotta contro di lui”.

Ivi, p. 319, corsivi e grassetto miei.
 

 

 

Cf.

https://associazionefederigoiisvevia.wordpress.com/il-mondo-nell/

 

 

La “domanda chiave” oggi, cf.

https://associazione-federicoii.blogspot.com/2021/03/la-domanda-chiave-oggi_68.html

E ad essa (DOMANDA) dopo 5 anni, – ANCOR OGGI! –, NON È STATA DATA RISPOSTA …! 

 

@i

 


 

 

PS. TANTI ANNI FA fu detto [2003], ma … cf.

https://associazionefederigoiisvevia.wordpress.com/tanti-anni-fa-fu-detto-2003-ma/

 

 

NB. Da un vecchio post, un frammento cancellato, cf.

https://associazionefederigoiisvevia.wordpress.com/da-un-vecchio-post-un-frammento-cancellato/