domenica 21 giugno 2026

Solstizio d’estate, link

 

 

 

Solstizio d’estate – deh state –, ché ‘o so ‘l Tizio (non Caio né Tal de’ Tali)

 

Adesso, di colpo, […] i nostri occhi vedono dovunque”moltitudini. Dovunque? Non dovunque; precisamente nei luoghi migliori, prodotto relativamente raffinato della nostra cultura umana, prima riservati a gruppi selezionati, in definitiva a minoranze. La moltitudine, improvvisamente [saggio del 1930!, e, d’allora in poi, questo è divenuta il “fatto” dominante], s’è fatta visibile, s’è installata nei luoghi migliori della società.

Prima […] passava inosservata, occupava il fondo dello scenario sociale; adesso è avanzata nelle prime linee, è […] il personaggio principale. Ormai non ci son più protagonisti: c’è soltanto un coro. Il concetto di moltitudine è quantitativo e visivo. Traduciamolo […] nelle terminologia sociologica. Allora troviamo l’idea di massa sociale. La società è sempre stata un’unità dinamica di due fattori: minoranze e masse.[1] Le minoranze sono individui o gruppi d’individui particolarmente qualificati. La massa è l’insieme di persone non particolarmente qualificate. Non s’intende, però, per massa soltanto né principalmente, «la masse operaie». Massa è l’uomo medio.

In questo modo si converte ciò che era mera quantità — la moltitudine — in una determinazione qualitativa: è la qualità comune, […] è l’uomo in quanto non si differenzia dagli altri uomini, ma ripete in se stesso un tipo generico. […] È evidente, perfino banale, che la formazione normale d’una moltitudine implica la coincidenza di desideri, d’idee, del modo d’essere, negl’individui che la costituiscono.

Si dirà che è quel che avviene in ogni gruppo sociale […]. Certo; però c’è una differenza essenziale.

Nei gruppi che si caratterizzano per non essere moltitudine e massa, la coincidenza effettiva dei suoi membri consiste in una certa aspirazione, idea o ideale, che di per se stessa esclude il gran numero. Per formare una minoranza, qualunque essa sia, è necessario che prima ciascuno si separi dalla moltitudine per ragioni speciali, relativamente individuali. La sua coincidenza con gli altri, che formano la minoranza, è dunque secondaria [NB], posteriore, rispetto al fatto che ciascuno si è reso singolare […] A rigore, la massa può definirsi, come fatto psicologico, senza necessità di attendere che appaiono gli individui come agglomeramento. Anche per una sola persona possiamo sapere se è massa o no. Massa è tutto ciò che non valuta se stesso — né in bene né in male — mediante ragioni speciali, ma si sente «come tutti», e tuttavia non se ne preoccupa, anzi si sente a suo agio nel riconoscersi identico agli altri. […] Quando si parla di «minoranze scelte», il consueto malcostume è solito fraintendere il senso di quest’espressione, fingendo d’ignorare che l’uomo scelto non è il petulante che si crede superiore agli altri [NB], anche se non arriva a realizzare nella sua persona queste esigenze superiori”.

J. ORTEGA Y GASSET, La ribellione delle masse, TEA 1988, su licenza UTET 1979, pp. 37-38, mie osservazioni fra parentesi quadre.[2][3][4]

 

La tesi era che la civiltà del secolo XIX ha prodotto automaticamente l’uomo-massa. […]. Questa civiltà del secolo XIX, dicevamo, può riassumersi in due […] dimensioni: democrazia liberale e tecnica. Consideriamo adesso soltanto quest’ultima. La tecnica contemporanea nasce dall’accoppiamento [incestuoso] del capitalismo con la scienza sperimentale. Non tutta la tecnica è scientifica. Chi fabbricò nell’era preistorica l’ascia di selce, mancava di senso scientifico e tuttavia creò una tecnica. La Cina giunse ad un alto grado di tecnicismo senza sospettare minimamente l’esistenza della fisica [quella moderna!]. Soltanto la tecnica moderna europea [che nel XIX SECOLO ERA soltanto europea, ma che, ormai da tempo, è mondiale!] ha una radice scientifica, e da questa radice [NB] le deriva il suo carattere specifico, la possibilità di un progresso illimitato [NB: questa “illimitatezza” – che deriva dal capitalismo nella sua reale, vera essenza, come smascherato da qualche – in vero pochi, pochissimi! – autori]. Le altre tecniche — mesopotamica, nilota, greca[5], romana, orientale, — si dispiegano fino ad un certo punto di sviluppo che non possono sorpassare [NB], e, appena lo raggiungono, cominciano a retrocedere […] [ma la scienza moderna può retrocedere, sta retrocedendo, non però la scienza applicata alla tecnica][6].

Questa […] tecnica occidentale ha reso possibile la [...[ prolificità […] europea [in quel tempo! Oggi, come sanno anche le pietre!, la prolificità “NON europea” è moltissimo superiore, tuttavia confermando che, dopo l’introduzione della tecnica “scientifica” europea in altri contesti, anche questi ultimi siano andati incontro ad una fase di prolificità et tuttavia, le proporzioni si stanno rimettendo “in pari” poiché l’Europa – storicamente – NON è MAI stato troppo prolifica, per TANTI motivi, ANCHE per le malattie, mentre soprattutto l’Asia, ed oggi anche l’Africa e l’America Latina, è stata (l’Asia) sempre più prolifica dell’Europa]. Si ricordi il dato statistico da cui è partito questo saggio […]. Dal secolo V al 1800 l’Europa non raggiunge una popolazione maggiore di 180 milioni [oggi si calcola sui 190 milioni: siamo lì]. Dal 1800 al 1914 ascende a più di 460 milioni [oggi sui 43o milioni]. Il salto è unico nella storia dell’umanità. Non si può dubitare che la tecnica — insieme alla democrazia liberale — ha generato l’uomo-massa nel senso quantitativo di quest’espressione. Però queste pagine hanno cercato di mostrare che è anche responsabile dell’esistenza dell’uomo-massa nel senso qualitativo e peggiorativo del termine. Per «massa» — ed è un’avvertenza che facemmo fin dal principio — non s’intende specialmente l’operaio [che sarebbe l’interpretazione “marxisteggiante”]; non designa qui una classe sociale [marxismo], ma un tipo o un modo d’essere dell’uomo che si ritrova oggi in tutte le classi sociali [NB], che perciò stesso rappresenta il nostro tempo, su cui esso prevale e domina. ”.

Ivi, pp. 107-108, mie osservazioni fra parentesi quadre.

Il secolo XX è tutto una ribellione – fallita, e fallimentare! (e ne vediamo gli avvelenati frutti nel XXI secolo) –, è tutto una ribellione al XIX secolo! 

 

Chi sa nuotar davvero, se vuol tornare a riva, deve nuotare solo con l’onda favorevole.

Ma non deve aver paura di affogare …!

«“Maybe you’re afraid of sinking,” he would chide his companions if they began to panic in the water. “Don’t think about it. If you don’t think about it, you won’t sink. If you do, you will.”».[7]

 

 

 

 

 

Cf.

 https://associazione-federicoii.blogspot.com/2019/06/buon-solstizio-destate_20.html 

 

 

Cf.

https://associazione-federicoii.blogspot.com/2022/06/link-sul-blog-gemello-solstizio-destate.html[[8]]

 

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[1] Oggi NON SANNO cosa sia una “minoranza” che non è altro che una maggioranza minore. Qual è la differenza vera? Che la minoranza è QUALIFICATA, cioè si distingue non per il numero, ma per l’appartenenza ad un fattore comune che li rende un fattore “scelto” – scegliere: eligere in latino, donde viene il termine francese di élite ovvero chi HA scelto – mentre il termine “minoranza” è inteso in senso ALTRETTANTO QUANTITATIVO di “maggioranza” oggi, tipo la minoranza degli immigrati in Occidente, o la minoranza omosessuale, o cose di questo genere. Ma queste sono minoranze SOLO quantitativamente, senza contar poi che, spesso, NON sanno “difendere” nemmeno le maggioranze: per esempio, si registrata un leggera preminenza, ma costante, del genere femminile, che, però, spesso va incontro a problemi specifici ed aggiuntivi come genere femminile, pur essendo maggioranza. Tutto ciò nasce dalla totale incomprensione del fatto che la “minoranza” NON è tale per un fatto quantitativo, che appare solo come conseguenza, ma lo è per scelta o di un modo di vivere oppure di valori che la distinguono, pur non separandola, dalla maggioranza. In pratica, è come il significato del termine di “aristocratico” come usato da Nietzsche? In pratica, è questo. E tu sei “aristocratico” solo perché hai un censo superiore? Non è così, tant’è che vi è tanta gente ricca, ma che non è affatto “aristocratica” in tal senso, mentre accade spesso che “aristocratici” – ma in tal senso – non siano affatto ricchi! Di nuovo, dunque, un concetto costruito solo quantitativamente perde di vista l’ essenziale sia del tema sia della questione. Ortega y Gasset intendeva per minoranza un gruppo d’individui particolarmente qualificati, non, meramente, un numero minore d’individui rispetto ad una maggioranza! Chiaro che, poiché legati da un qualcosa di particolare, una minoranza non può che essere meno numerosa del resto: dunque “il fatto” quantitativo si aggiunge –, ma come mera conseguenza –, rispetto al “fatto” sostanziale, iniziale, originale: quello qualitativo. Di conseguenza, la maggioranza e la minoranza, in democrazia liberale, non sono distinte da niente se non dal fattore quantitativo, e non da quello qualitativo.

Proprio per questo motivo i regimi democratici non possono mai cambiare, se non per crollo interno, svuotamento e fenomeni del genere. Se però il fenomeno perdita di valore della democrazia – sua fine in tal senso –, svuotamento, decadenza, rimane fenomeno lento e controllato, detti regimi non crollano, ma si dissolvono pian piano. Il processo di loro discesa e dissoluzione può, dunque, durar dei tempi lunghissimi. Controllando tal fenomeno, le minoranze dominanti – alcune di esse sono vere minoranze nel senso di Ortega y Gasset, ed altre lo sono solo quantitativamente (la grande maggioranza di esse) –, possono mantenerne il controllo nonostante il sempre più rumoroso, silente fallimento generale dei sistemi democratici liberali. Questi sistemi non sono stati capaci di mantenere alcuna promessa, salvo quella tecnologica: ma essa non dipende certo dalla democrazia! Semplicemente, i regimi democratici liberali sono i più “trasparenti” ed inconsistenti per la “potenza della tecnica” in senso heideggeriano, ma ciò non significa proprio per niente che altre forme di regimi, non liberali, siano “alternativi” alla potenza della tecnica, sempre in senso heideggeriano! ma proprio no! Ma è altrettanto chiaro che, per questa sua caratteristica, il sistema democratico liberale può sì crollar da dentro, svuotarsi e cose del genere, tipo decadere senza fine, ma non può esser sovvertito: ecco il suo pregio più importante, per questo viene scelto preferibilmente dalla potenza della tecnica – sempre in senso heideggeriano –, pur NON certo essendo scelto come unica scelta! ma proprio NO! Abbiamo dunque visto la nascita di regimi strutturalmente insovvertibili. Gli altri regimi debbono ricorrere all’uso della forza, tipo in Iràn – e NON perché non abbia dalla sua parte quel regime, ancora, la maggioranza: ce l’ha, però ha una forte minoranza quantitativa che potrebbe poi essere usata per sovvertir l’ordinamento politico attuale –, quando invece, nei regimi democratici liberali, il controllo sociale, poiché garantito dalla tecnologia, non necessita più di apparati repressivi così forti. Ed ecco ciò che Ortega y Gasset poteva difficilmente prevedere, nella situazione “anni Trenta” del XX secolo che lui stava, in quel momento, vivendo. Ed è chiaramente giustificato. I nostri contemporanei, al contrario, non lo sono.

Su Heidegger, cf. A. MAZZARELLA, Il mondo nell’abisso. Heidegger e i Quaderni neri, Neri Pozza editore, Vicenza 2018. Siamo – di nuovo – nell’abisso – per esser più precisi: sull’orlo dell’abisso! –, et tuttavia, sulla questione Heidegger, si può esser d’accordo con quest’autore: la pubblicazione dei “Quaderni neri” di Heidegger precisa delle cose, ma non aggiunge nulla di nuovo di quanto già ben noto su tal autore e sulla sua – di Heidegger – relazione col nazismo.

[2]L’Occidente, nel momento in cui chiude il cerchio della propria storia, rischia di chiudere la propria storia. Non per un eccesso del potere delle masse, come si sosteneva sessanta-settant’anni fa (singolare abbaglio d’intellettuali!) [è chiaro che si sta riferendo ad Ortega y Gasset], ma, proprio all’opposto, per una crisi delle sue élites [e questo è risultato verissimo!], colpite da un difetto sostanziale di motivazioni [], da una povertà mostruosa della loro morale [], come se, […] raggiunto il proprio traguardo, esse avessero dimenticato tutte le ragioni migliori per le quali, alla fine, ci sono pur giunte []. Tra Cristo e Cesare non solo l’Occidente ha scelto Cesare, al quale la sua vocazione più profonda da sempre lo portava – e non può quindi esser motivo di stupore che ciò finalmente sia accaduto, anche se stupiscono le dimensioni del fenomeno –, ma ha anche fatto di Cristo un bonario, accomodante mediatore fra il proprio istinto di potenza [il vero “istinto” dell’ “Occidente”!] ed i propri bisogni di sopravvivenza, – invece che un giudice severo [un lato che la tradizione medioevale, in particolare, ci ha consegnato ed oggi non c’è lato di Cristo più obliato!] o il temibile intermediario fra la terra e il cielo [quel lato – “l’Agnello” – che Calasso tanto trovava incomprensibile o indigeribile, come abbiam visto in qualche vecchio commento!], l’ennesimo politico alla moda [in tal senso, tutte le proteste verso il precedente papa Francesco era la maschera del fatto che tendeva, seppur assai debolmente, ad opporsi ad alcune di tali ambizioni “paranoiche” occidentali, come le chiamava Asor Roa]. Non abbiamo più tante cose, ognuna delle quali contiene anche l’altra (come alle origini, e poi per gran tempo ancora): ma cose che ormai contengono ognuna soltanto se stessa, e ferocemente si combattono per dividersi [ed ecco l’oggi!]. Una volta pensavamo – si pensava – che l’Apocalissi sarebbe venuta da fuori, che fosse una «cosa di fuori». Ora sappiamo con certezza [e già nel 1992 era più che chiaro …!] che la nostra Apocalissi può venire soltanto da dentro [e così è stato, e così è …]. E l’Apocalissi che viene da dentro, non ha affatto bisogno […] di assumere vesti particolarmente terrificanti [e questa è un’ulteriore trappola, molto evidente – quanto molto invisibile! – oggi!], anche se la Guerra del Golfo [la Prima (2 agosto 1990-28 febbraio 1991), ma ciò si è ripetuto varie volte: se del caso, si torna alle “vecchia” modalità …!] ci ha insegnato che questo può ancor avvenire [ED AVVIENE … sta. ormai da qualche tempo, avvenendo]. Possiamo piuttosto paragonarla ad un deserto, ad un’immensa distesa arida, dove venti di gran lunga superiori alle forze di qualsiasi essere umano, fanno volar granelli di sabbia praticamente senza peso e senz’alcuna capacità di resistenza. I principî oppositivi si son dissolti [punto d’importanza fondamentale], le fonti si sono disseccate. Possiamo informare, non comunicare; guardarci e vedere, non parlare. O il frastuono del vento è troppo forte, o la nostra voce troppo fioca, tanto basta per sapere che il fiume mielato delle parole di conforto e di persuasione, cui tante generazioni hanno attinto per essere aiutate a vivere, non scorre più fra noi. Sappiamo soltanto emettere bestiali urla di trionfo o inarticolati lamenti di protesta [e tutto ciò che abbiam visto – dopo il 1992 – non ha fatto che confermarlo, solo i nomi delle “inarticolate urla di protesta” o dei “bestiali urli di trionfo” son cambiati …]”, A. ASOR ROSA, Fuori dall’Occidente: ovvero Ragionamenti sull’ «Apocalissi», Einaudi editore, Torino 1992, pp. 102-103, corsivi in originale, grassetti miei, mie osservazioni fra parentesi quadre. “Rischiava” nel – lontano! – 1992! Oggi l’ha chiusa, definitivamente, la “propria” storia … Quanto alle pubbliche opinioni: come dice un personaggio di un film[*], “L’opinione pubblica in Italia conta quanto il due di briscola” … È vero, ma oggi va così corretto: l’opinione pubblica NEL MONDO conta quanto il due di briscola … finché qualcuno, qualcosa non la scateni …

[*] Il film è “I banchieri di Dio. Il caso Calvi” (2002), di G. Ferrara, cf. https://it.wikipedia.org/wiki/I_banchieri_di_Dio_-_Il_caso_Calvi.

[3] Ma ecco che il senso, il significato delle cose della cultura – delle quali la massa s’impossessa silenziosamente – perdono il loro senso: è l’ “Effetto Beaubourg” sul quale spesso ci si è soffermati durante l’epoca “pandemica” cosiddetta. cf.

https://associazione-federicoii.blogspot.com/2020/06/dall-effetto-beaubourg-all-effetto-covid.html

Anche prima, cf.

https://associazione-federicoii.blogspot.com/2018/12/step-3-40-anni-fa-di-nuovo-allombra.html

E cf.

https://associazione-federicoii.blogspot.com/2017/04/ricordare-foucault.html

[4] In ivi, pp. 118-119, Ortega y Gasset parlava contro l’interventismo dello Stato” in style anni Trenta del secolo scorso, e criticava – giustamente – Mussolini per i suoi scarsi risultati, visto che “predava” ed usava le strutture del vecchio stato liberale per dei fini diversi. Giustamente aggiungeva, poi, che il fascismo era un tipo regime da uomo-massa: nessun dubbio, che dire, però, delle allucinazioni di quelli che vi han visto una pseudo “alternativa” all’uomo-massa stesso? Allucinazioni novecentesche

Detto questo, la difesa dello stato liberale, da parte di Ortega y Gasset, non spiegava il fascismo, ed inoltre lui stesso sosteneva, di nuovo giustamente, che l’uomo-massa era nato con i sistemi democratici liberali: ed è vero. Se il fascismo non è un’alternativa proprio a nulla – e tuttavia occorre spiegarlo, non facile! –, nemmeno la democrazia è mai stata un’alternativa al mondo “dell’uomo-massa” contro il quale Ortega y Gasset tanto, et pour cause, parlava …! anzi!

[5] Su questo, però, vi è il punto di vista – ben diverso – di Colli: “Agli scienziati moderni non è ancora venuto in mente ciò che era ovvio per gli antichi: che bisogna tacere le conoscenze destinate ai pochi, che le formule e le formulazioni astratte pericolose, capaci di sviluppi fatali, nefaste nelle loro applicazioni, devono essere valutate in anticipo e in tutta la loro portata da chi le ha ritrovate, e di conseguenza devono essere […] sottratte alla pubblicità. La scienza greca non raggiunse un grande sviluppo tecnologico perché non volle raggiungerlo. Tacendo, la scienza fa paura allo Stato, e ne è rispettata”, G. COLLI, Dopo Nietzsche, Adelphi Edizioni, Milano 1979, p. 55, grassetti miei. Ma non può “venirgli in mente” per la ragione detta: la scienza moderna è capitalismo più tecnica, dunque la produzione, la diffusione, pertanto il guadagno, è la sua funziona prima. Si tratta di produrre dei ritrovati tecnici (ovvero i “devices”) che possano esser venduti. E l’interlocutore non è più soltanto lo Stato – nella realtà non è mai stato solo esso (segreto di Pulcinella!) – quanto le grandi “concentrazioni finanziarie” cosiddette. In una tale situazione, che la scienza tecnica moderna possa essere regolata è chimerico. Ma neanche vogliono eh, salvo a chiacchiere, che costano men che zero …

[6] E ben se ne accorgeva – illo tempore! – lo stesso Ortega y Gasset, peraltro. E qui stiam parlando dell’ormai lontano 1930

[7] Fonte: un vecchio articolo di J. Spence su “Time” del 1998. Cf. https://time.com/archive/6598156/mao-zedong/.

Su tali temi, anche cf., https://associazione-federicoii.blogspot.com/2018/09/un-tale.html

[8] Nel link al quale dà l’accesso questo link – intendo quello di wordpress (in formato pdf) –, si riporta una vecchia frase di Poe, che risulterebbe molto interessante, per chi sa vedere … cioè NON CERTO i “complottisti” cosiddetti, o chi segue slogan vari ed altri simulacri, dove – per “simulacri” – qui s’intende oltre il 95% della politica di oggi. La politica di oggi ha in testa l’immagine di un mondo che NON esiste più ma è un mondo inesistente che però DEVE perdurare, per ragioni di consenso, come un simulacro – appunto –, cioè come un’ immagine