martedì 12 maggio 2026

Federico II e gli “Assassini” – 1976-2026, cinquant’anni fa, 5. 2006-2026, vent’anni fa, 4 – interessante ricordarlo de ‘sti tempi non certo desti!

 

 

 

 

 

È chiaro che il soggiorno di Federico in Terrasanta, e particolarmente i suoi rapporti con gli Assassini (con un ramo dei quali, gli ismailiti del Libano, egli ebbe realmente uno scambio d’ambascerie) eccitarono al massimo la fantasia dei contemporanei. Gli Assassini, come raccontò Marco Polo una generazione dopo, erano una setta di fanatici, i quali, educati dal loro capo Hassan Sabbah (il Vecchio della Montagna) ad obbedire ciecamente, venivano adoperati per ogni strage che servisse alla causa dell’Islam. […] Con questa terribile setta dunque (sotto i pugnali della quale perirono molti nobili crociati) Federico II era stato per breve in relazione, e si favoleggiava persino d’una sua visita al Vecchio della Montagna. Il quale, per mostrargli l’ubbidienza degli adepti, fece cenno a due Assassini che stavano in cima ad un’alta torre, che si buttassero giù: e quelli, felici di ritornare in paradiso, ubbidirono senza esitare[1]. Una leggenda più tarda racconta addirittura che Federico stesso si mise ad allevare un corpo speciale di «ubbidienti pugnalatori». […] Non ci fu assassinio di principe a quel tempo che non fosse attribuito agli Assassini dell’Imperatore, e i papi aiutarono la diffusione della diceria.

Benché tutto questo sia destituito d’ogni realtà storica, è curioso tuttavia come le storie di eventi meravigliosi e raccapriccianti di un determinato periodo si condensino sempre attorno ad un personaggio, cercando un sostegno in esso, vuoi per essere credute […] vuoi per quel piacere di vedere inclusi in un sol uomo due mondi diversi — nel caso nostro, il mondo di Maometto e quello di Cristo, dell’imperatore e dei califfi”.

E. KANTOROWICZ, Federico II, Garzanti editore, Milano 1976, pp. 178-179[2].

Cinquant’anni fa …!

 

Notissima l’accusa all’imperatore di aver fatto ammazzare dagli Assassini il duca Ludovico di Baviera […] [di rimando] Federico accusa il duca d’Austria d’essersi legato al «Senior Montane» contro di lui”.

Ivi, p. 197, note finali al cap. IV, miei commenti fra parentesi quadre.

 

 

 

 

Fermo restando che proprio il seguente libro ci fa ben capire la deviazione in atto fra gli Ismailiti, – dove, a seconda di come “la pensasse” il Gran Maestro in carica, si doveva “seguire” la legge coranica o non, ed dunque, quel che davvero contava, si era l’obbedienza a detta “Guida” per l’appunto –, riveniamo alla questione delle relazioni tra Federico II e gli Assassini.

I rapporti fra Assassini e Cristiani restarono […] molto vivaci, fino alla totale espulsione di questi ultimi. Mentre quelli continuarono a pagar tributi ai Templari e poi anche agli Ospitalieri, per una presunta “protezione” (!), questi, a loro volta, considerarono naturale pagar pedaggi agli Assassini, fino al punto che, nel 1245, il Concilio di Lione sancì la scomunica  contro chiunque si facesse loro fautore o in qualche modo sostenitore, avendo in mente – è chiaro – Federico II, che nel 1228 aveva compiuto la sua pacifica crociata[3] a Gerusalemme, dove si era fatto incoronare re nella chiesa del Santo Sepolcro (per i diritti derivatigli dall’aver sposato Isabella di Brienne, presunta regina di Gerusalemme) d’accordo col sultano d’Egitto al-Kāmil, già armato cavaliere in Acri da Riccardo Cuor di Leone, e gli Assassini. A costoro Federico elargì doni cospicui, in seguito ai quali il capo dā’ī Mağdu ‘d-Dīn concesse il richiesto salvacondotto per l’Imperatore e le sue truppe. I doni imperiali, ammontanti circa a 80.000 dīnār di moneta sonante non poterono esser inoltrati all’Alamūt, dato che la strada era interrotta dalle truppe dello Ĥwārezm-šāh. Per lo stesso motivo sappiamo che il Gran Maestro dell’Alamūt aveva permesso a Mağdu ‘d-Dīn di riscuoter lui direttamente il tributo annuale di 20.000 dīnār che il Sultano selğūchide di Qōniyya pagava agli Assassini. Fra le ultime imprese degli Assassini di Siria contro i regnanti Cristiani si ricorda anche un preteso complotto contro la vita di San Luigi, quando era ancor fanciullo, in Francia. Più consistente è, però, la tradizione dei rapporti dello stesso re con gli Assassini, poco dopo il suo arrivo in Palestina, ricordati dal suo biografo Jean de Joinville[4]. I messi del Vecchio della Montagna si abboccarono ad Acri col re e gli chiesero il pagamento d’un tributo «come aveva già fatto l’Imperatore di Germania, il re d’Ungheria ed il Sultano di Babilonia (Egitto) e come altri fanno ogni anno, perché tutti costoro sanno bene che possono vivere tanto a lungo solo quanto aggradi a Lui (al Vecchio della Montagna)». Se il re non avesse voluto pagare il tributo – aggiunsero da bravi levantini – essi si sarebbero contentati della remissione del tributo da loro pagato ai Templari ed agli Ospitalieri. Il re rispose negativamente e con fermezza: avendo compreso che con quel Franco non c’era nulla da fare gli ambasciatori si ritirarono, dopo un amichevole scambio di doni”, P. FILIPPANI RONCONI, Ismailiti ed “assassini”. Storia, mistica e metafisica di una setta che fece tremare il Medio Oriente, Il Cerchio, Rimini 2004, pp. 183-184, corsivi in originale, grassetti miei.

 

Andrea A. Ianniello

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 



[1] Si tratta dell’episodio reso noto – “popolarmente” parlando – in quel passo dal film “Conan il Barbaro” (J. Milius, 1982), laddove il mago nero Thulsa Doom parla con Conan dopo averlo catturato, e gli rivela “il segreto dell’acciaio” e, nel farlo, prima ordina con un cenno – in tal episodio ad una ragazza – di gettarsi giù da un’alta rupe: lei lo fa senza esitare. Allora gli dice: “Questa è la forza! Questo è il potere! Il potere della carne. Che cos’è l’acciaio a paragone della mano che lo brandisce?” … Insomma, gli rivela che l’arma non ha senso se tu puoi controllare la mente di chi la usa. Con qualche modifica e adattamento cinematografico, in buona sostanza è lo stesso episodio che rimonta direttamente dall’epoca delle Crociate.

[2] In nota, a p. 197, si parla della fonte medioevale – NOVELLINO, n. 86 – della leggenda sulla visita di Federico II al “Vecchio della Montagna” stesso. Nell’edizione che ho, tuttavia, il numero non è l’istesso:

“C COME LO ‘MPERADORE FEDERIGO ANDÒ ALLA MONTAGNA DEL VEGLIO Lo ‘mperadore Federigo andò una volta, infino alla montagna del Veglio e fulli fatto grande onore. Il Veglio, per mostrarli come era temuto, guardò in alto e vide in su la torre due assassini. Presesi la gran barba: quelli se ne gittaro in terra e moriro incontanente. Lo ‘mperadore medesimo volli provare la moglie, però che li era detto ch’uno suo barone giaceva con lei.  Levossi una notte, ed andò a lei, nella camera. E quella disse – Voi ci foste pur ora, un’altra volta!”, Il Novellino. Le ciento novelle antike [1525] in ANONIMO, I fioretti di San Francesco. Il Novellino, La Grande Letteratura Italiana, n. 25, Fabbri Editore – RCS Libri, Milano 2006, p. 308. 1 5 2 5 = cinquecento un anni fa! Peraltro, sono spassosissime tali “novelle” poiché in vecchio italiano, molto divertente. Inoltre, molte delle fonti – anche su Federico II – sono lì come, per esempio, l’episodio dei due giuristi cui l’imperatore chiese un parere, ricordato da E. Horst come da degli altri storici. Anche il passo, importante, della Lettera del Prete Gianni a Federico II … Cf. ivi, pp. 242-243. “Lo titulo” ène: “DELLA RICCA AMBASCERIA, LA QUALE FECE LO PRESTO GIOVANNI AL NOBILE IMPERADORE FEDERIGO”, ivi, p. 242, grassetti miei. Federigo ricevé pietre “preciose” dallo Presto Giovanni, però che essolui nol chiesene de la “vertude” d’esse! Si tratta di quelle “pietre preziose” di cui si tratta in altre fonti, ad esempio … Peraltro, l’istesso J. Evola ricordòssi di detto episodio de lo Presto Johannes che arreca lo ‘mperadore una serie di dona. Et lo ‘mperadore non comprese … siffattamente “signando” lo destin suo …

[4] La “Cronaca” della Vita di San Luigi, cf. https://www.ordo-militiae-templi.org/militia/wp-content/uploads/Joinville_San-Luigi.pdf.  

 

 

 

 

1976-2026, cinquant’anni fa, 4 - 110 anni fa ... link ...

 

 

 Cf.

https://associazione-federicoii.blogspot.com/2025/06/condiviso-altre-volte-ma-stavolta.html

 

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1976-2026, cinquant’anni fa, 3 - “Lotta dei magi”, link

 

 

 

 

Cf.

https://associazione-federicoii.blogspot.com/2023/04/lotta-dei-magi-maghi.html

 

 

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lunedì 11 maggio 2026

2006-2026, vent’anni fa, 3. 1976-2026, cinquant’anni fa, 2. – Le cose cambiano … –

 

 

 

 

 

2. 24. Il Maestro disse: ‘Venerare divinità che non sono le vostre è adulazione [qui divinità (cioè “shen”) è unito a “gui” cioè “antenati = guishen)]. […]’”.

I Detti di Confucio, a cura di S. Leys, Adelphi Edizioni, Milano 2006, p. 44, mie osservazioni fra parentesi quadre.

 

 

9. 28. Il Maestro disse: ‘È nel freddo dell’inverno che ci si accorge di quanto siano verdi pini e  cipressi’”.

Ivi, p. 78, grassetti miei.

 

 

[…] dal punto di vista esoterico, il numero undici eguaglia il numero dodici [per delle ragioni “aritmosofiche”]. Inoltre, essendo il dodici il numero del sacrificio, dell’azione temporale, cioè della guerra, ben si confà alla condizione  di esilio […]. Quanto al numero undici, esso è il numero della pura spiritualità, il numero dell’esoterismo e della comunione mistica con Dio, e simboleggia l’unità della creatura che raggiunge l’Unità del Creatore”.

A. HAMPATÈ BÂ, Il Saggio di Bandiagara, L’Ottava Edizioni, Milano 1986, p. 56, corsivi e grassetti miei, miei commenti fra parentesi quadre.

 

 

E il racconto continua: Adamo nota questa Perla e si familiarizza con essa, ma non la riconosce, non vede in essa che una perla qualunque.

Ma ecco che, per volere divino, la Perla comincia a parlare:

Adamo, mi riconosci? –

No. –

Davvero Satana (Šayṭān) ha trionfato su di te se hai cancellato il ricordo del tuo Signore”.

A questo punto la Perla assume la sua forma originaria, quella dell’Angelo che era il compagno di Adamo in paradiso:

Adamo! dov’è la tua promessa ed il tuo impegno?”

Adamo trasalisce: il ricordo del patto divino gli ritorna in memoria e piange.

Bacia la Perla bianca – l’Angelo – e rinnova il suo consenso alla promessa e al patto. Allora Dio conferisce alla Perla bianca pura e splendente […] l’aspetto della Pietra, ed è questa Pietra che Adamo porta sulla sua spalla fino in Arabia.

Durante questo viaggio egli ha per compagno l’angelo Gabriele, […] perché: quando Adamo è stanco per il peso della Pietra l’angelo Gabriele gli dà il cambio.

Magnifico simbolo, come a dire che soltanto un altro Angelo può sollevare momentaneamente l’uomo dal peso dell’Angelo, cioè del patto che impegna tutto il suo destino nei confronti del mondo spirituale. Ogni giorno ed ogni notte Adamo rinnova il suo impegno mistico verso questa pietra che fu testimone del suo paradiso”.

H. CORBIN, L’immagine del Tempio, Boringhieri, Torino 1983, p. 115, corsivo **in originale**, grassetti miei. Potente simbolo …!

 

 

[…] “Quando Adamo ebbe tradito e fu cacciato dal paradiso, dimenticò la promessa che Dio aveva ricevuto da lui (...) Quando Dio tornò da Adamo (Coran. 2,37), egli diede a quest’Angelo l’apparenza d’una Perla bianca e la gettò dal paradiso verso Adamo, quando Adamo era ancora nella terra d’India”. La tradizione che fa apparire Adamo a Ceylon è corrente nello sciismo; nella gnosi ismailita essa si riferisce a un Adamo primordiale, universale, Pananthrōpos, che non è ancora l’Adamo iniziale del nostro ciclo attuale: l’isola di Ceylon significa soltanto una prima tappa nell’avvento dell’uomo fisico terrestre”.

Ibid., corsivi in originale grassetti miei.

Significa anche questo, ma NON solo “una prima tappa nell’avvento dell’uomo fisico terrestre” … trattasi di dottrina che riecheggia nella “Kabbalah” ebraica: l’uomo è sceso “A FASI” NEL mondo corporeo … Qui naturalmente occorre sempre ricordarsi degli errori di Corbin …

 

 

 

 

Cf.

https://associazionefederigoiisvevia.wordpress.com/copertina-di-h-corbin-limam-nascosto-celuc-libri-milano-1979/

Copertina di: H. CORBIN, L’Imâm nascosto, a cura di G. Cerchia, Postfazione di P. Flecchia, Celuc libri, Milano 1979.[1]

Qui vediamo alcuni dei più gravi errori di Corbin, peraltro in perfetto accordo con la  sintomatologia dei più classici “errori del Novecento” alias: i *sogni* del Novecento! Sogni perennemente sogni, e perennemente infranti! “Perennialismo” anche questo …? Per riassumerli: l’osservazione che Corbin faceva – ed anche qui e che viene molto opportunamente ricordata nella Postfazione – si è che il Cristianesimo avrebbe “il genio della storia” mentre l’Islàm – in modo particolare nella sua “versione” sciita – sarebbe rimasto collegato ad una visione “metastorica” ed “atemporale” delle cose; ovviamente – super ovviamente, chiaramente –, che il primo (il Cristianesimo) sia “collegato alla storia ‘particolarmente’” ha sfumatura peggiorativa: è di “serie B”. Mentre la “serie A” di diritto appartiene all’Islamismo ed all’ “Oriente intemerato e – supposto – ‘puro’” … Il “succo” è questo, e Corbin NON poteva commette errore più EVIDENTE, più chiaramente dimostrato tale – cioè un errore – appena dopo la sua morte, proprio con la Rivoluzione iraniana del 1978-1979 -, vera e propria summa dell’attaccamento al potere, della storicità e della *nazionalità* e “corporeità” delle religioni, “se mai v’en fûro” casi più chiari, più netti: un’ode al potere politico, altro che lo “spirito” e i suoi “valori”…! Corbin NON poteva sbagliar più evidentemente! Dunque **anche** l’Islamismo È STORICO.

Ed ha conosciuto “il” peccato. PUNTO. Il resto? Chiacchiere. Anzi: si configura un “peccato contro lo spirito”, cosa che, peraltro, non è certo una novità né in ambito islamico né – tanto meno – in ambito sciita: si vedano le note vicende nelle quali la cosiddetta “volontà” di un singolo diventò “la volontà di Dio” tout court, deviazione accaduta spesse volte in ambito precisamente sciita. Interessante poi, a tal proposito, riflettere sulle relazioni – “ambigue” – tra Federico II e gli Ismailiti, nel novero dei quali (Ismailiti) si è presentata, per prima, detta deviazione, con le loro modalità specifiche, chiaro. Tra l’altro, la “storicità del Cristianesimo è proprio “al centro” delle varie considerazioni della Postfazione del libro suddetto, sia detto en passant.

Infine (per non finire considerazioni che, sviluppandole pienamente, ci porterebbero MOLTO ma molto lontano) – last but not least – è MOLTO significativo che Corbin osservi – sì – che spesse volte il successo “politico” sia per una religione una causa d’insuccesso ed un problema: ma lo fa per il solo Ismailismo! Singolare strabismo! L’Ismailismo, infatti, a riguardo della legge coranica, spesse volte oscilla, e con la tendenza verso il liberarsene (cioè che la figura imamita “superasse” in importanza quella profetica), pur non andando incontro a ciò che si è usi chiamare lo “sciismo estremista” che, invece, tende a rigettar del tutto la legge coranica: in tal caso, nel caso dell’ **Ismailismo**, Corbin vedeva la possibilità di deviazione nel senso di un estremismo “spirituale” che vuole che “l’avvenire dello spirito” si realizzi “qui ed ora” (hic et nunc) mentre, al contrario, **non** vedeva la deviazione che stava per succedere sotto i suoi occhi, cioè una hyper osservanza della legge coranica da parte dello sciiismo “duodecimano” come lo si chiama! Singolare strabismo! Se infatti la deviazione avviene in un senso, la vediamo; nell’altro però no che non la vediamo.

Le deviazioni possono avvenire sempre – sempre! – in DUE sensi.

Un “eccesso” può avvenire in un senso E nell’altro.

 

 

Il mio collega F. W. Förster, di cui personalmente ho la massima stima […] ma dal quale […] dissento nel modo più netto, crede di poter sormontare la difficoltà con questa semplice tesi: dal bene può derivare soltanto il bene, e dal male soltanto il male. Allora l’intero problema evidentemente cesserebbe di esistere. È però sorprendente che 2500 anni dopo le Upanishad si sia potuto ancora sostenere una simile tesi. Non soltanto l’intero corso della storia del mondo, ma anche un esame spregiudicato dell’esperienza quotidiana c’insegna esattamente l’opposto. Lo sviluppo di tutte le religioni della terra è fondato proprio sul fatto che è vero il contrario. Il primo e fondamentale problema della teodicea consiste appunto nella questione di come sia ammissibile che un potere definito al tempo stesso buono e onnipotente, abbia potuto creare un siffatto mondo irrazionale del dolore immeritato, del torto impunito e della stupidità insanabile. […] Questo problema dell’esperienza dell’irrazionalità del mondo ha costituito la forza motrice dell’intero  sviluppo di tutte le religioni. La dottrina indiana del Karma e il dualismo persiano, il peccato originale, la predestinazione e il Deus absconditus, discendono tutti da questa esperienza. Anche i primi cristiani sapevano perfettamente che il mondo è governato da demonî e che chi s’immischia nella politica, ossia si serve della potenza e della violenza, stringe un patto con potenze diaboliche e, riguardo alla sua azione, non è vero che soltanto il bene possa derivar dal bene il male dal male, bensì molto spesso il contrario. Chi non lo capisce, in politica non è che un fanciullo”, M. WEBER, Il lavoro intellettuale come professione, Einaudi editore, Torino 1991 (edizione orig. 1948), a cura di D. Cantimori, pp. 112-113, corsivi in originale, grassetti miei.

NESSUNA SCUSA: ci si serve della potenza e della violenza. Dal bene può venire il male così come dal male può venire il bene: “la strada dell’inferno” – recita un noto detto – “è lastricata di buone intenzioni”.

Le “buone intenzioni” nulla mai han potuto fare contro il male. Punto. E quanti “fanciulli” NON POCO ingenui ci son oggi!

Di seguito, tuttavia, Weber parlava del fatto che le differenti etiche religiose si sono dovute adattare al fatto che viviamo SU ed IN piani diversi.

E questo, poi, avrebbe spinto lo stesso autore a parlare dell’etica della “convinzione” VERSUS l’etica della “responsabilità” con un’espressione divenuta SIN TROPPO nota, ma BEN POCO CAPITA![2] 

 

 

Antefatto di questo passo: René Alleau sta parlando degli “strani esercizi” di R. von Sebottendorff (dei quali s’è detto altrove[3]) …

Non esiste nell’Islàm, come sottolinea Henri Corbin, né ‘clero detentore di mezzi di grazia, né magistero dogmatico, né autorità pontificia, né Concilio che definisca i dogmi’[4]. La ‘gnosi’ di un’interpretazione spirituale e l’ispirazione profetica vi sono state durevolmente opposte ad una ‘coscienza storica’, caratteristica del genio del cristianesimo[5]. La conseguenza paradossale di questa situazione[6], consiste nel fatto[7] che, lungi dall’essere limitata dogmaticamente, la ‘volontà di Dio’ è divenuta troppo spesso la volontà dell’Islàm. La sottomissione che essa pretende dagli ‘infedeli’ […] non ha costituito […] la minima prova di una qualunque superiorità religiosa. Che ci si riferisca al passato della lettera o all’avvenire dello spirito, qual è la differenza se il presente è consegnato alla negazione della libertà?[8] […] La volontà di Dio ci è sconosciuta; al contrario, la volontà delle religioni e dei sistemi mistico-politici si mostra senz’alcun mistero. Quello che un iniziato come von Sebottendorff pretendeva insegnar e rivelare, era una menzogna totale: un sistema di divinizzazione illuminato da un’auto ipnosi, capace di abbandonare le sue vittime a tutti i fantasmi della magia dell’Io”, R. ALLEAU, Le origini occulte del nazismo, Edizioni Mediterranee, Roma 1989, p. 166, corsivi in originale, grassetti miei[9].   

 

Per finire: a tutti i sognatori dell’ ““Oriente”” – sempre SUPPOSTO “intemerato” e (PSEUDO) “puro” (nella capa dei sognatori inguaribili, che han fatto tanti danni!) –, vanno sempre ricordate queste parole, peraltro VECCHIE, MOLTO vecchie[10]

Antefatto: la prima metà del XX secolo e le relazioni tra le nazioni asiatiche e l’allora rampante – oggi morta – Europa. “È vero che per un certo tempo hanno fallito nella vita, dove invece le nazioni europee che facevano affidamento sulla carne  e sull’intelletto hanno avuto successo; ma quel successo, speciosamente completo ma solo momentaneo, si è sempre risolto in una catastrofe. Eppure l’Asia ha fallito nella vita, è caduta nella polvere, ed anche se la polvere in cui giaceva era sacra, come ha dichiarato il poeta moderno dell’Asia [Tagore] — benché si possa dubitare di quella sacralità — resta il fatto che la polvere non è il posto adatto per l’uomo, né il giacervi prostrato è il suo giusto atteggiamento. L’Asia fallì temporaneamente non perché stesse dietro alle cose spirituali, come alcuni dicono per consolarsi — come se lo Spirito potesse essere una debolezza — ma perché non seguì abbastanza lo Spirito [vero], non imparò a farne totalmente [NB] il suo maestro di vita [che, poi, è la difficoltà VERA sul Cammino]. La sua mente, o scavò un fossato e tracciò una divisione fra la vita e lo Spirito [nelle culture dell’Asia orientale ciò è chiaro ED evidente], o si adagiò in un compromesso fra di loro ed accettò come definitivi dei sistemi socio-religiosi basati su quel compromesso [questo ha invece storicamente dominato il e nel mondo islamico]. Per questo l’adagiarsi è pericoloso; perché la chiamata dello Spirito, più di qualsiasi altra, esige [esige: NB] che la seguiamo sempre fino in fondo, e il fondo non è né una separazione o un allontanamento  un compromesso, ma la conquista di tutto da parte dello Spirito […].

È importante notare questa verità [questo è: Verità], perché gli errori commessi sul sentiero sono spesso più istruttivi di quelli commessi allontanandosi dal sentiero”.

Sri AUROBINDO GHOSE, Il ciclo umano, Arka Editrice, Milano 1985, p. 227, corsivi e grassetti miei, mie osservazioni fra parentesi quadre.

Eh no che non è più così …! La polvere non è più sacra: ci dispiace[11].

 

In ogni caso: girano pseudo idee sull’ “A.” ed anche pseudo idee sul Mahdi.

Oggi si dovrebbe metter “pseudo” prima di tante parole …

 

Ultima notazione: vero ch’era impossibile – come lo è ancor oggi (e a fortiori) – che l’Asia seguisse lo Spirito “fino in fondo” e i compromessi erano inevitabili; ma il punto di fondo, di base, sostanziale, si è che quel che han tradito in Oriente (il caso iraniano è solo l’ultimo e forse il più eclatante, ma nient’affatto l’ unico) è stata la forza che manteneva la tensione verso l’Alto in atto, ed in funzione. Questo è “il” punto, quello vero. Nessuno si aspettava, e men che meno quest’oggi si aspetta, che delle tradizioni tarde, abusate, sconquassate, siano come dei giovincelli pieni di d’energia, ma il punto si è che la “tensione” stessa “verso l’Alto” è stata smarrita, e colpevolmente, irreparabilmente, per sostituirla con una tipica “volontà di potenza” che può toccare non solo le religioni, ma pure i “sistemi mistico-politici” una volta divenuti, appunto, politici. Ed è su questo – preciso – punto che Corbin è affondato.

Errore tanto più grave quanto più tocca un punto sensibilissimo. Proprio questo è il “ciò” che non va in Corbin.

In Iràn han dimenticato – se mai l’abbiano capito (e non lo credo) – quel che scriveva illo tempore Weber: “chi s’immischia nella politica, ossia si serve della potenza e della violenza, stringe un patto con potenze diaboliche e, riguardo alla sua azione, non è vero che soltanto il bene possa derivar dal bene il male dal male, bensì molto spesso il contrario. Chi non lo capisce, in politica non è che un fanciullo” …

Può darsi che sia una “missione” l’ “entrare” in “politica”? Può darsi, ma, in tal caso, NON lo farà certamente arrendendosi alle cose politiche cosicché queste ultime, di fatto, siano lo scopo DOMINANTE! E cioè le più importanti preoccupazioni di ogni giorno, poiché – una volta commesso questo ERRORENON v’è ritorno possibile. Dà character indelebilis

Perché sostanzialmente Federico II fallì, pur fra tanti rimarchevoli successi, tuttavia “in fine” perse? Proprio per la questione di un sistema religioso, e, nel suo caso, con anche più o meno forti “accenti” di tipo “mistico-politico” (per usar il termine di R. Alleau)  che, “corporeizzandosi” ma in senso “politico”, smarrisce fatalmente le sue ragioni di fondo. Si veda l’Ordine Teutonico che, per una NON singolare vicenda ed un per niente “strano” esito (anzi, un esito BEN usuale!), divenne l’embrione dello stato prussiano. Più chiaro di così

 

 

Cosa “concluderne” …? Nessuna conclusione …

Solo ricordar questo – nell’anno del ricordo de “La Fortezza dei Tartari” (1976!!) –, “Chi difende la ‘Terra Santa (Terra Santa symbolica, dunque reale)”?

In epigrafe ad uno dei suoi libri più toccanti, Il giuramento di Kovillág, lo scrittore ebreo […] Elia Wiesel ha posto queste parole prese dal Talmud:

Se i popoli e le nazioni avessero saputo quanto male si facevano distruggendo il Tempio di Gerusalemme, avrebbero pianto più dei figli d’Israele.” Mentre stavo ancor meditando le risonanze lontane di queste righe mi son imbattuto, leggendo un’opera recente, in quest’altra epigrafe tratta dallo storico Ignaz von Döllinger: “Se mi chiedessero d’indicare il dies nefastus della storia del mondo, mi verrebbe alla mente soltanto il 13 ottobre 1307” (il giorno, cioè, dell’arresto in massa dei Templari francesi per ordine di Filippo il Bello). Qualche pagina più avanti, nello stesso libro, viene ricordata “una leggenda che ha come teatro il circo di Gavarnie nei Pirenei, dove, in una cappella, riposano sei cavalieri del Tempio. Il 18 marzo di ogni anno, anniversario dell’ultimo gran maestro dell’Ordine, si vede comparire un cavaliere del Tempio in tenuta di combattimento, con la lancia in resta e il famoso mantello bianco crociato di rosso al posto del sudario funebre. A lenti passi si dirige verso il centro della cappella, e qui manda un richiamo lacerante la cui eco si ripercuote in tutto l’anfiteatro montano.

Chi difenderà il Santo Tempio? Chi libererà il sepolcro di Cristo?’

A questo punto i sei Templari sepolti si rianimano e si levano per rispondere tre volte: ‘NESSUNO! NESSUNO! NESSUNO! Il Tempio è DISTRUTTO!’” Il lamento dei saggi talmudisti e il funebre clamore che risuona in un anfiteatro dei Pirenei si fanno eco, individuando una stessa catastrofe al centro della storia universale: la distruzione del Tempio, dello stesso Tempio.

Ma nel corso dei secoli ricorre anche un’altra immagine, […] che oppone […] la tenacia di una sfida permanente”.

H. CORBIN, L’immagine del Tempio, cit., pp.151-152, corsivi in originale, grassetti e maiuscole miei.

CHI – OGGI! (punto NON secondario) – ‘difende’ la ‘Terra Santa’”?

NESSUNO. NESSUNO. NESSUNO.

E non parliamo degli **pseudo** “difensori” qui …

Ma non perdiamo di vista il “focus” centrale della situazione: quando la “tenacia” di una “sfida permanente” ha perso la sua permanenza – cioè non è più “permanente” –, si apre la “fine” cioè, di fatto, è finita. Quello è “IL” punto: la sfida NON può essere dimenticata, cosa che, tuttavia, NON potrà che accadere con CERTEZZA quando si “abbia” il cosiddetto “potere politico”.

La “sfida” NON è “politica” in alcun senso, non tocca “nazioni” e “popoli” ma è – al contrario – SPIRITUALE. Questo è “il”! Punto nodale, super colpevolissimamente obliato. Sta tutto qui. E la “sfida” è spirituale, non politica!

Altro punto del tutto dimenticato.

Uno cosa qui sì – tuttavia – si vuol concluderne, da tutto questo, “complesso” E “sfaccettato” – ma non sfaccendato –, ragionamento: che, come i vari “populismi” NON son affatto delle “alternative” alla modernità quanto invece un chiaro “signum” della sua crisi, ormai non più reversibile (“La Crisi del mondo moderno” appunto!) , allo stesso mondo NON esiste un’ “alternativa” religiosa, sempre a “La Crisi del mondo moderno” … Questo può sembrar contraddittorio rispetto a ciò che ho sempre detto, cioè che “la modernità è nata dalla religione e solo dalla religione può essere fatta finire” ma NON È così affatto. Perché si è la CRISI della risposta religiosa alla modernità che apre uno “SPAZIO” di manovra. Non esiste una via d’uscita “politica” dalla “Crisi del mondo moderno” ma NEMMENO n’esiste una di tipo religioso.

Ma la “DOMANDA” rimane! Domanda di una soluzione – sempre de “La Crisi del mondo moderno” – che non può essere solo “politica” ed dunque si apre uno spazio, di manovra … Ed è la situazione “eccezionale” che alcune forze volevano che “Si” raggiungesse sulla faccia del pianeta Terra nei primi decenni del XXI° sec. d.C.

Tout se tient dicesi en fransè …

Che dire, “in fine”? “È nel freddo dell’inverno che ci si accorge di quanto siano verdi pini e  cipressi”? Vi sono, è indubbio, “terre senza erbe cattive” (V. GHEORGHIU, La vita di Maometto, Garzanti editore, Milano 1991, p. 53) e, per le religioni, “accade lo stesso nei deserti. Nei deserti non ci sono eresie, così come non ci sono cattive erbe ai tropici. […] Le religioni, è noto, al contrario degli alberi, nascono e si sviluppano nei deserti. Una credenza può essere un’eresia, ma lo diventa solo dopo aver lasciato il deserto. Nel deserto tutte le religioni sono vere”, ibid., corsivi e grassetti miei. Ecco quindi che giunge “l’inverno del nostro scontento” (W. SHAKESPEARE, Riccardo III, Atto 1, Scena 1[12]) a mostrar quali alberi son restati verdi

 

 

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[1] Vi è la ripubblicazione per “i tipi” (quali “tipi” …?) della Casa Editrice SE, Milano 2008. E nel 2014, che non ho, laddove citasi G. Cerchia, ma non vedo (in copertina) il nome di P. Flecchia: se così è, trattasi di una mancanza notevole, in quanto “destoricizza” la religione islamica, ed in particolar modo il ramo sciita, così, di fatto, giustificandone il lato peggiore. Si “fa finta” che non ci sia la “storia”, cosicché possiamo affondarci dentro, senza problemi … Ben conosciamo il vecchio giochetto: ha funzionato a lungo – e soprattutto per l’ “Oriente” –, ma non funziona più oggi … Solo il Cristianesimo “avrebbe” una storia, dunque avrebbe “conosciuto” il male, l’errore, dunque si sarebbe “incagliato” con le potenze di **questo** mondo, mentre gli altri no: beh, questo è un falso storico, è propaganda. È come per tutto: chi sa – e davvero si “rende conto” – che può deragliare, **difficilmente** deraglia; chi, al contrario, “fa finta” che la cosa non lo riguardi, ci casca dentro pienamente: saltare NON abolisce la legge di gravità … errore GRAVISSIMO il crederlo. Come dico: MAI sguarnire le – symboliche! – frontiere SUD …! “IL” problema non sta “nell’alto” ma, spesso, “nel basso” e nelle relazioni con le potenze di QUESTO mondo! Chi “fa finta” che tal problema NON ci sia, o NON lo riguardi, e riguardi solo gli “altri”, ci cascherà dentro certamente. E così è proprio accaduto in Iràn. E questo senza dimenticarsi che analoghe devianze, anche se non al punto iraniano, sono accadute nel Sunnismo ed anche in altre religioni, oltre all’Islamismo. Dunque nessuno sulla faccia della Terra, oggi, nessuno è senza peccato. Tutti han compiuto, chi più chi meno, le loro brave schifezze. Nessuno può dunque “scagliare la prima pietra” come suol dirsi. Ma di certo il caso iraniano è uno dei peggiori, uno dove si è visto “andare a male” una religione in tempi rapidissimi. E questo non può non far pensare a Corbin ed ai suoi errori di prospettiva. Se le cose sono andate così rapidamente, vien da pensare che allora tutto è sbagliato, ma non è così: ora non andiamo da un eccesso ad un altro. Si tratta però di rimettere le cose nella giusta prospettiva. E questo è d’importanza vitale oggi, per NON cadere in altre, successive *illusioni*, che sono le tipiche, ben note illusioni degli occidentali sull’Oriente *SUPPOSTO* “intemerato” e puro.

[2]La misura di un uomo è cosa fa con il potere. Pittaco (650-569 a.C.)”. M. SCHWARZ, Manuale per leaders, Orizzonti Nuovi, Roma 1 gennaio 1978, p. 4.

[3] Cf . https://associazione-federicoii.blogspot.com/2021/06/von-sebo.html … Inoltre, Alleau parlava – nel passo precedente a quello qui su riportato, in breve – del seguente testo di von Sebottendorff, cf. https://associazione-federicoii.blogspot.com/2024/02/1924-2024-100-anni-fa-1-un-testo.html 

[4] In Storia della filosofia islamica, di H. Corbin.

[5] E siamo al “cuore” dell’errore di fondo di Corbin.

[6] Ma NON È affatto “paradossale” quanto – invece – strutturale.

[7] È un fatto, non un’opinione. E siamo, di nuovo, nel “cuore” dell’errore di fondo di Corbin. Poiché Corbin maschera, vela, “fa finta” che “non esista” questa cosa così evidente. La “volontà di Dio” nell’Islamismo è la “volontà dell’Islàm” stesso. Le prescrizioni della legge rivelata islamica sono la volontà di Dio. Stop. Non vi è alcuna distanza reale tra le due cose.

[8] Peraltro che non si capisca che lo spirito È – al suo centro, nel suo intimo – libertà (ma NON la libertà del mondo!, né dell’ “individuo” …!) è incredibile … ma vero. Fondamentalment,e nei vari cosmi religiosi si ha ben poca nozione della “libertà dello spirito” e, nel contesto islamico, men che meno: non sanno cosa sia o dove stia di casa nella stragrande maggioranza dei casi, pochissime vi sono le differenti eccezioni, ed esse confermano la regola. Dico questo non certo perché nel Cristianesimo ci sia chissà che, proprio no. Tuttavia, qualche barlume un po’ più diffuso si deve ammettere che vi sia. Poi, la deformazione “massonizzante” di detta libertà si è diffusa come “libertà ‘individuale’” che ha contribuito, non poco, alla genesi del mondo moderno: ma si è trattato di un grosso equivoco: è tutto un grosso equivoco. Incomprensioni si sono aggiunte ad incomprensioni precedenti, ed oggi è tutto un gran pasticcio! Stratificazioni di errori. Per questo, senz’aiuto divino, non se n’esce né ora né mai: è un labirinto, senza “fil d’Ariana” …! ma Dio può anche decider di non aiutarci: non ci “deve” nulla. Salvo la Sua “parola” che – “in fine” – deve pur qualcosa, ma con modalità e mezzi che non son dovuti, cioè non è legato né agli uni né agli altri. E così oggi questo mondo paurosamente oscilla sull’orlo del baratro … Il destino stesso dell’umanità è in questione, non più del solo singolo, come illo tempore ben capì A. Koestler … 

[9] Supponendo fare cosa buona e – forse – persino giusta (mah!), se ne dà qui ‘l link in formato pdf, cf.

https://dn720003.ca.archive.org/0/items/le-origini-occulte-del-nazismo/Le%20Origini%20Occulte%20del%20Nazismo.pdf

[10] Voglio dire che queste sono cose che si sanno da SEMPRE, DAVVERO “dall’inizio del mondo” … “Il ‘culto della personalità’ costituisce il più profondo errore dei nostri tempi [quelli nei quali scriveva Alleau, edizione originale francese: 1969], poiché si avvicina alle più alte verità. Il grido di guerra che lo denuncia, è stato proferito già dall’inizio e dal principio stesso di ognibattaglia spirituale’, dall’arcangelo della Luce: ‘Chi come Dio?’”, R. ALLEAU, Le origini occulte del nazismo …, cit., p. 69, corsivi e grassetti miei, mie osservazioni fra parentesi quadre. E questa – questa! – è  la VERA “battaglia spirituale” che in Iràn – come in tutto l’Oriente, cioè in tutto il mondo, ivi COMPRESO l’ “Oriente”, *presupposto* “intemerato” e “puro” – si son dimenticati. E NON c’è cosa peggiore di questa. E sapete bene – ovvero si dovrebbe saperlo –  che quando uno ha “fatto” questo, NON v’è ritorno, NON v’è perdono possibile. Si può perdonar tutto TRANNE questo. TRANNE questo.

E proprio questo “peccato contro lo Spirito” è stato compiuto da Rudolf Glauer poi divenuto von (der Rose) Sebottendorff: “Non vi è più gran crimine che rivelare i misteri ad esseri che non ne son degni. Ciò che ha fatto il primo maestro della Thule Gesellschaft [von Sebottendorff], pubblicando questi esercizi segreti, svela la natura diabolica delle forze di cui fu strumento e che, secondo l’esatta espressione di René Guénon, sono le forze nascoste della ‘controiniziazionenel mondo moderno. Sotto pretesti diversi e maschere perpetuamente cangianti, attraverso dottrine e imprese che non sembrano avere alcun  rapporto apparente legame tra loro, si riconoscono al loro comune carattere parodistico e menzognero, alla caricatura del sacro, piuttosto che alla franca ed aperta opposizione alla religione [e qui ben pochi – ancor OGGI! – “capiscono” e continuano a “scaldare vecchie minestre” ormai SFATTE], una stessa ispirazione, una stessa corrente distruttiva che mostra il suo vero volto solo quando si tratta d’avvilire e degradare l’anima umana — quella dei carnefici come quella delle vittime [ché – se lo scopo è “d’avvilire e degradare l’anima umana”  – pari sono nel senso che lo scopo si applica, senz’alcun dubbio, ad ambedue le categorie]. Così si rivela, suo malgrado [non è che lo “voglia” infatti …!], lo scopo dell’ ‘avversario originale’ [NB!] di cui è stato insegnato in tutte le epoche che fu ‘omicida dall’inizio’ [e questo conta tra le tante, ma tante cose, oggi completamentecompletamente, colpevolmente – “dimenticate” …]”, ivi, p. 172, corsivi in originale, grassetti miei, mie osservazioni fra parentesi quadre. Giusto per “parlar chiaro” e senz’ “ambagi” di sorta …

[11] Non si può dirlo più chiaramente, ed Aurobindo lo scrisse, pur tra le oscillazioni che trovansi nelle sua opera; ripetiamolo: “la chiamata dello Spirito, più di qualsiasi altra, esige [ESIGE: NB] che la seguiamo sempre fino in fondo” … esatto. È così. E chi – oggi, NON ieri, non domani: oggi – rappresenta questo? Nessuno. Nessuno. Nessuno. La “Terra Santa” è sguarnita. Ed è questo il “successo del diavolo” più d’ogni altro successo. Se poi si maschera da “ritorno alle religioni” sta stappando lo champagne tanto dalla felicità … “la gioia segreta dell’inferno” non è vero? Non la “pace” o la “legge” rivelata o questo o quello: lo Spirito. Che l’umanità è nata per questo, non per tutte le tante cose che le si possono trovar di fronte, o proporre, o anche imporre. Che vi è qualcosa che va ben OLTREBEN OLTREqualsiasi cosa l’uomo possa MAI pensare o immaginare. E questo deve stare AL CENTRO.

[12] Cf. https://liberliber.it/autori/autori-s/william-shakespeare/riccardo-iii/. Qui “scontento” vien tradotto con “travaglio” che, in effetti, è una traduzione meno efficace. Una lettura del passo, con un commento “jazz”, è qui, cf.

https://www.youtube.com/watch?v=CW_4dkznI3g (Première trasmessa il giorno 19 gen 2026). Purtroppo con quella cosettina dove alla fine cantano il nome della serie, in tal caso: “Musical Monologues” … ahi noi!Tuttavia, non è male.