giovedì 24 settembre 2026

RIPRESENTAZIONE, 10 ca. – 1 anno fa [2025] – (“Ricordo quel” … poi CANCELLATO … – [1945-2025, ottant’anni dopo 5 – 1975-2025, CINQUANT’ANNI dopo, 4]) - dalla “SOLIDIFICATIO” allo “DISSŎLŪTĬO” [siam sempre lì, al “NODO” di “fondo” ed alla “CERNIERA” DEI “TEMPI” …]

 

 


 

Ricordo quel passo da Guénon (ne Il Regno della Quantità), secondo cui la mentalità “solidificata” poteva sussistere nell’occidentale moderno indefinitamente, poiché divenuta ormai una “seconda natura”, ma non era più lì che si sarebbe svolta l’azione deviante, o più che deviante, ormai; era il lontano  **1945**, ne son passati d’ anni! E danni enormi son stati fatti, ma pare Guénon abbia parlato invano. Quando leggo certe cose pare non sia mai stato letto, o seppur letto, non sia [MAI] stato [DAVVERO] inteso.

Ultimamente – poi – Guénon viene usato da parte di ciò che rimane il più lontano dal suo modo di vedere: non solo più (dunque) della mera “incomprensione” ma direi che è qualcosa di più ... E di peggio! 

 

Oggi la “materia” è un flusso, un pulviscolo, inconsistente: ad essa mancano le caratteristiche tipiche della “materia”, come chi sa qualcosina solo delle basi, non dei calcoli (difficilissimi), di meccanica quantistica, sa bene; solo che un certo Monsieur G. lo vedeva … nel 1945! 

Prima delle fasi finali: avviene la polverizzazione dell’ormai ex “materia”, non più “positivisticamente” intesa … La “materia” del positivismo – e delle varie forme di ridicolo scientismo – conservava tuttavia delle caratteristiche della materia signata quantitate della Scolastica [medioevale], a sua volta derivata da Aristotele.

Cosa che l’attuale pulviscolo non possiede più; e tal pulviscolo è immagine perfetta dell’attuale società frammentata, che alcuni s’illudono di poter chiamare “popolo” e di poter così, per mezzo di questo simulacro, tornare all’ “età delle nazioni”, ormai  passata. Guénon aggiungeva che il “flusso”, il pulviscolo, **non è ancor sufficiente** per poter, poi, far davvero “il Passaggio di stato” cosiddetto: qui è la “Clavis”, Magna Clavis ... Chi ha orecchie per intendere, in tenda (vada) …

Se tutto è un flusso, ergo anche gli “eventi” son fluttuanti.

Ci possono esser “eventi” come quelli postulati da qualcuno, i “momenti” style “vecchie” guerre??[1] [post, cancellato, del 2019; risposta: Sì … ci sono stati (2025)] Oggi anche la guerra è un flusso, a volte avvolto in indistinte nebbie …  Viviamo tra “flussi” di eventi a loro volta fluttuanti, ed è difficile capire quelli importanti separandoli dall’indistinto flusso che tutto mescola: chi vuole “nozioni chiare e precise” ben poco ha capito della “nostra” epoca. Quindi – se così stanno le cose (così stanno) – e se la direzione dello “sviluppo” è quella, dunque: “velo” dico molto piatto e chiaro: vivete dei e nei resti del ‘900. E che noi, oggi, si viva nel mondo delle conseguenze di ciò ch’è stato, è scontato. Ciò però non significa, per niente, che la direzione degli eventi si attardi nel passato, perché non è così affatto. Pertanto, le cose vanno nella direzione dell’illusione crescente, di un mondo secondo, che non è più “materiale”in senso ottocentesco, dove i referenti sociali svaniscono sempre più, sempre più frammentandosi. Appunto la potenza dell’illusione: e dove sta, qui, la “materia”? Questo Guénon lo scrisse apertamente, ma, a quando vedo, non si è letto, o, se lo si è fatto, non si è capito.

La solidificazione “is over”, e da qualche decennio, per lo meno: per lo più anche da più tempo …

La sostituzione dei corpi, cioè la simulazione di un altro corpo, cioè il sogno della Totale Manipolazione: e cos’ha a che spartire col “positivismo”? Colle macchine puzzolenti di olio ed i calessi ed i treni a vapore?

Tanti – veri o presunti non sembra fare differenza – “guénonisti” non riescono, costitutivamente, ad andare oltre la fase della “solidificazione”; quanto agli evolomani: è impossibile si schiodino da “certezze” che, al massimo, giungono alla prima metà del secolo passato. Se il Guénon de Il Regno ha ragione, dunque il paradigma è cambiato – il paradigma di riferimento –, ed dunque rimaner legati ad “ateismo” e “materialismo” è fuori epoca.

Solo perché ne rimangono i resti – e sarebbe impossibile sparissero in due minuti, anzi per inerzia permangono sine die – non significa che lì stia la forza oggi attiva. Di conseguenza, che coloro i quali sostengono che gli “alieni” – od “Ufo” – sarebbero “angeli”, a livello personale possono anche essere “atei”, non è questo che conta, poiché sono usati da “altre” forze, non possono che ritrovarsi sulla via di queste forze, che “credano” in tali forze o non. Allo stesso modo, oggi la scienza “materialista” e “positivista” è usata per altri fini, ha modificato i suoi obbiettivi.

Che tanti siano ancora “positivisti” non significa che i fini siano quelli ottocenteschi o dell’inizio del secolo scorso. Anzi, tanto meglio permangano tali resti: son come un “punto cieco” per cui chi vive di tale passata mentalità non potrà che seguire passivamente l’andamento preso, proprio perché non lo vede! Che non potesse – ma in alcun modo – il “materialismo” essere il prossimo passo fu ben compreso da Guénon – sembra esser tra i pochissimi, però – nel lontano 1945! **1945** … Svegliatevi un po’, se potete … Ma si sa che non possono. Infatti **nessuno** – quanto a centralità in un sistema di relazioni internazionali – può prendere il posto della “America”, e crisi di un modello non si equivale, sic et simpliciter (o: “sic et grass” …), ad un **novello** modello. Un modello è in crisi, ma nessun altro modello può prenderne il posto: questo è oggi. Ma le cose non potranno andar a lungo così, in questo vuoto, per cui vi sarà un “pieno” che si manifesterà, cf.

https://associazione-federicoii.blogspot.com/2019/05/secondo-me.html. 

La “dissoluzione” in realtà è quel fenomeno per mezzo del quale le società si perdono: cioè le **basi** stesse della società si disperdono, e cioè non vengono abbattute da “atei” o pericolosi “bolscevichi”, ma le basi delle società svaniscono pian piano, un fenomeno qualitativamente **differente** …

Vediamo di ben capire questo punto con una citazione di un autore dimenticato: “Anche nelle parole del Signore [Matteo, XXIV, 38] l’analogia tra i tempi quantitativi che precedettero il diluvio e i tempi che precederanno il Suo ritorno, vale a dire i tempi anch’essi quasi del tutto quantitativi in cui si affermerà il regno dell’Anticristo, è perfetta ed evidente”[2].

No che non è affatto così, non è come dice l’autore, un tipico “tradizionalista” cattolico, per cui la polemica era tutta contro il mondo “ateo e materialista”, insomma “comunista”, dell’epoca. Ecco che quel mondo è passato – dall’interno, non ci si dimentichi mai di questa circostanza storica! – e state peggio di prima: una costatazione del tutto aliena a costoro, ma è un fatto. Oggi, poi, è la democrazia liberale la “grande malata” della storia, in un modo o nell’altro, per una via o per un’altra.

Il punto che questa gente non ha mai e poi mai capito – e che continua a non capire: il blocco è sostanziale, un “punto cieco” della visione – è stato che hanno scambiato una fase per il processo, ch’è ben più vasto di quanto i loro occhi potessero vedere. Per cui, questi stessi che tanto parlavano contro “il materialismo” erano – e sono ancor oggi – altrettanto “materialisti” di coloro ai quali si opponevano, ma quelli contro cui si opponevano non ci son più, per cui stanno lì a cercare spaventapasseri contro cui andare, e conferiscono, molto  sopravvalutandoli, a dei fenomeni, tutto sommato secondari, una importanza decisiva che invece questi fenomeni non hanno.

Vediamo di rimettere “sulla testa” quel che costoro vedono “a testa in giù”, perché ha natura  radicale l’errore commesso, e che continuano a commettere, errore che li porta inevitabilmente fuori strada: e, a questo punto, che possano esser soggetti a determinate “suggestioni” diventa del tutto inevitabile. Come prima cosa: l’anticristo non è chi segua la “quantità” o il “mondo quantitativo”, come scriveva Mordini. Quindi egli non appartiene al “Regno della Quantità” di guénoniana memoria. Questo punto è decisivo. E l’anticristo non ha niente a che spartire – pur avendolo “sponsorizzato” in altri tempi, ma solo come mero strumento e nulla più – con la fase della “solidificazione” cui tutti costoro, alla fin fine, son rimasti legati, nemmeno lontanamente potendo immaginare che ve ne potesse essere un’altra di fase, seguente alla solidificazione. Sia detto per inciso: ecco la ragione per la quale non vi sono al giorno d’oggi delle guerre come la Prima e la Seconda Mondiali, pur essendovi incontestabilmente un conflitto mondiale, o “globale”, siccome dicesi oggi. Il conflitto nella “nostra” epoca non può prendere le forme dei passati conflitti “mondiali” perché non vi son più degli stati “solidi  a sufficienza” per poter farli. Ma il conflitto globale permane, quindi esso prende altre forme. Secondo punto: il “quantitativo”, riferito all’anticristo, rivela un errore alla radice, una totale incomprensione del Il Regno di Guénon, la cui influenza, peraltro, si può leggere “tra le righe” del e nel libro di Mordini. Il punto è questo: il “Passaggio delle acque” – cui si è fatto qualche sparso riferimento qua e là in questo blog –, il “Passaggio delle acque” non può avvenire per mezzo della mera frammentazione che oggi vediamo imperare quasi dovunque, e crescere sempre. esso può avvenire solo dopo – dopo – che si abbia una fase in cui qualcosa di “non solo ‘materiale’” si manifesti. E l’anticristo è allora colui che evocherà questo particolar “qualcosa”, provenendo esso lui da questa dimensione,quella di questo Qualcosa …

Dunque non parliamo in alcun modo di “quantitativo”, anzi diceva Guénon (con molta chiarezza, ma una “chiarezza” oggi **oscura** per i nostri contemporanei) che l’anticristo tenterà il reinserimento della “qualità” nel mondo quantitativo – chi ha orecchie per intendere, intenda –, solo che sarà un “qualitativo” all’ inverso, à rebours …

 

[A distanza di ormai 6 anni [ripubblicato l’anno scorso, il 2025 cioè]: proprio non ci siamo, e la “comprensione” rimane a zero [nel 2026 – **il presente anno** cioè –: è anche peggio!! …]. Rimanere “rocciosamente” – direi “testardamente” – legati ai “fatti” ed alle cifre, agli “imperi” ed alla “geopolitica” oppure alle relazioni internazionali – che dir si voglia … –, cioè l’esser “realisti” è la via giusta oggi per essere del tutto irreali –, perché non sono queste cose in questione – … Che, poi, vi siano ANCHE tutte queste cose NON ci piove, ma SOLO queste? NO! Il “realismo” è –dunque –, oggi, del tutto irreale …]

 

PS. Cf.

https://associazione-federicoii.blogspot.com/2018/08/una-segnalazione.html

Il “Meridiano zero” = “Il punto d’indecibilità” … Cf.

https://associazionefederigoiisvevia.wordpress.com/wp-content/uploads/2024/12/incontro-alla-feltrinelli-recuperato-1.-2018.pdf 

 

Andrea A. Ianniello

 

[Per il link cancellato, cf. https://associazione-federicoii.blogspot.com/2026/08/ripresentazione-8-ca-1-anno-fa.html] 

 



[1] Gli eventi han perso la loro “caratteristica” anche spettacolare, per eccesso di “spettacolarizzazione”, per anche il “situazionismo” à la Guy Debord è ormai fuori mercato. “Più generalmente, il socialismo ha forse per unico risultato quello di favorire una società in cui non v’è traccia di anti-società?, oppure è esso stesso la risultante di una storia in cui poco a poco ogni progetto di anti-società, in altre parole ogni progetto di un’ altra società […] è svanito? […] L’ultimo grande soprassalto di anti-società, il Maggio ‘68, ha ritardato il suo avvento di dieci anni. Finché è rimasto un fermento minimo d’insubordinazione, di fronda, di rifiuto, d’ironia e di disaffezione, di esigenza radicale (anche fantasmagorica) – niente socialismo. Non è la destra, trasparente, limitata e polverosa, che si oppone veramente a che la sinistra ‘passi’, come si dice (e in effetti è passata), è un altro genio maligno, più radicale e più testardo, che ha finito per estinguersi negli anni Settanta. (Perciò il socialismo, la forma riconciliata del sociale, fa la sua comparsa molto prima nei paesi liberali e protestanti del Nord, imponendosi come il regime normale, il regime di gestione […] d’una società moderna, che in quelli latini, nei quali la forma estetica, culturale, ironica, il progetto di sovversione, di rivolta e di gioco son rimasti più vivi – l’Italia rimane il miglior esempio di questo socialismo ‘ritardato’ [l’Italia degli anni Settanta, però, non quella di oggi, epoca la “nostra” dove per quanto i risultati volgano a destra, ma non sempre, i partiti socialdemocratici sono in recessione ovunque: quindi vi è dell’altro, la fine del “riformismo incrementale”, per usare la giusta espressione di Wallerstein]”, J. Baudrillard, La sinistra divina, Feltrinelli Editore, Milano 1986, p. 59, corsivo in originale, grassetti miei, miei commenti fra parentesi quadre. All’epoca, come poi s’è visto: “la sinistra resta perché ci sarebbe un’affinità certa (che andrebbe misurata) fra una sinistra ideologicamente defunta e una società politica indifferente, fra una sinistra trasparente e una società senza segreti, fra la rassegnata rinuncia da parte della sinistra ad ogni obiettivo storico e la rinuncia, da parte della società civile, ad ogni volontà politica. Ma non si potrebbe dire lo stesso della destra? Certo, ma l’ inesistenza ideologica della destra è di lunga data, mentre la sinistra è una forza storica pentita […]. La sinistra si adopererà a far dimenticare il suo passato [e proprio così è successo], come tutti i pentiti, e a dar prova delle proprie capacità. La destra, invece, si metterà in cerca di nuove ‘idee’ – un cattivo segno per lei, perché una destra che avesse delle idee perderebbe ogni legittimità [il problema l’han risolto con il “populismo” e il ritorno alla nazione, il neo nazionalismo: si torna indietro, alle idee moderne, ma di una fase precedente, così si risolve il problema, per loro impossibile, di avere “nuovo” sedicenti “idee”]”, ivi, p. 75, corsivi miei, miei commenti fra parentesi quadre. La “destra” che cerca idee? Ma scherziamo? Vince perché non ne ha! Il social figurativo più becero che c’è, senza l’ipocrisia ch’è la cifra caratteristica delle “sinistre” – plurali per definizione – che hanno qualche barlume della “crisi”, ma Dio ce ne guardi dal prenderne atto, mentre nella “destra” c’è il social figurativo più ottuso ma senz’alcun spirito “critico”, dunque “il” popolo, “la” nazione (l’ “interesse nazionale”) son presi come sono, non vi può esser alcun retrobottega o retroscena, che vien lasciato a qualcuno da loro eletto malgré lui meme rappresentante di chissà cosa e di qui il “complott®ismo” caratteristico di chi è meno “sintonizzato” a capirlo. Per loro c’è sempre un qualche cattivo che fa qualche complotto, ma attribuiscono a detto “cattivo” la loro mentalità: manco gli passa per l’anticamera del cervello che non potrebbe – tal “cattivo” – “manipolare il mondo” se la pensasse come quelli che manipola. Hanno la “mentalità da poliziotto” de “I soliti sospetti” (1995), di B. Singer: “Tutto è sempre semplice per i poliziotti” (“To a cop, the explanation is never that complicated. It’s always simple. There’s no mystery to the street, no arch criminal behind it all. If you got a dead body and you think his brother did it, you’re gonna find out you’re right”), cf.

https://en.wikiquote.org/wiki/The_Usual_Suspects#Roger_%22Verbal%22_Kint. “La” destra riesce sempre nel gioco delle tre carte in cui fa coincidere, in sostanza, le sinistre con “la” modernità (anch’essa plurale, in realtà: ma la destra deve far sì che la modernità sia unica, cosicché potrà farla coincidere con le “sinistre”), ma è altrettanto moderna: i suoi referenti son sempre il “basso”, il popolo e cose simili, ma il punto è che ne postula un’unità che non esiste: le serve per far sì che “la” modernità sia come “la” tradizione (anch’essa plurale, in realtà).

Ma torniamo al punto di partenza, cioè alla perdita di rilevanza degli eventi: “Ciò che si è perduto o si è sfumato negli ultimi anni è la tonalità degli eventi, il piccolo evento singolare prodigioso, che faceva di alcuni di essi una situazione paradossale, originale […]. Mi sembra […] che gli ultimi vent’anni, gli anni Sessanta e Settanta, abbiano offerto una molteplicità d’indizi, di peripezie fornite d’un carattere spiritoso, paradossale, di una trasversalità, di una tonalità singolare. Il Maggio ‘68 fu appunto un evento del genere […]. Sembra che questa congiuntura un po’ prodigiosa sia completamente scomparsa, che gli eventi non abbiano più conseguenze energiche, […] non riescano più a rimbalzare. Forse perché il terreno è troppo imbevuto d’acqua […]? Il socialismo è così un evento-clone, non sessuato, senza tonalità, nato in modo puro e semplice dalla storia di Francia. Ma si può dire lo stesso della Polonia [i famosi eventi polacchi degli anni ‘80]. I cui sussulti si susseguono su uno sfondo di monotonia inquietante. Non sono né il coraggio né la determinazione dei protagonisti ad essere in causa: ma le condizioni di apparizione dell’evento stesso: la cassa di risonanza della storia non funziona più, le sole a funzionare sono le camere d’eco artificiali, in cui l’evento è concepito e forzato e decodificato in anticipo, dato con le istruzioni per l’uso: precessione della storia morta sulla storia vivente. Citatemi qualche evento che vi abbia veramente sorpreso negli ultimi anni, che non faccia parte di una routine crudele o di una solidarietà altrettanto rituale”, J. Baudrillard, La sinistra divina, cit., p. 83, corsivi in originale, grassetti miei. Quel che Baudrillard notava negli anni Ottanta del secolo scorso era solo l’inizio di una deriva che oggi è la condizione normale.

[2] A. Mordini, Il mistero dello Yeti, Società Editrice Il Falco, Milano 1977, p. 33, corsivi in originale: libro datato, ma con qualche “spuntino” ancor interessante. [Aggiunta del 2026. Cf. M. Bernardi Guardi, Le opere e i giorni di Attilio Mordini, “Abstracta” n.17, Anno 2° del luglio-agosto 1987, pp. 58-64, seguita da una testimonianza di F. Cardini su Mordini a p. 65; vi è citato anche M. Tarchi. Poi, segnalo anche di S. Ribichini, Il marchio di Caino, ivi, pp. 26-33, cioè un articolo piuttosto interessante … per altri temi, tuttavia …]

Il 1977, che è come la fine di un ciclo, quarantadue anni fa [post originale del 2019]: quell’anno veniva pubblicato un libro alcuni passi del quale son a questo link, cf.

https://associazione-federicoii.blogspot.com/2019/01/lo-zombie-del-potere-oggi.html. In quel tempo, il sistema si ristrutturava in maniera decisiva, ed ecco la cosiddetta “globalizzazione”, nome errato per il passaggio alla simulazione, al codice, dopo l’era della “produzione”, della quale parlava, per l’appunto, Baudrillard nel libro alcuni passi del quale son al link appena riportato. Vi sarebbe molto, ma molto ma molto da dire a tal proposito … è la storia “vera” della fine del XX secolo … Non quella “ufficiale”, ma nemmeno quella dei “complott®isti” – inconsapevolmente  per la loro grande maggioranza – sulla stessa direzione di quelle forze che stan minando il System “proponendo” un impossibile “ritorno” all’epoca delle nazioni come grimaldello per far stallare il sistema. Tu la gente la manipoli solo “proponendole” qualcosa che già conosce. E come tutti i tentativi di “ritorno”, non può che far scender ancor più giù, non dimentichiamoci come, nella storia, i tentativi di “ritorno” sempre abbiano spinto ad una discesa. Non è possibile semplicemente riportare indietro l’orologio della storia, si veda la frase citata qui, dal libro sugli Hohenzollern, cf. https://associazione-federicoii.blogspot.com/2019/09/frase-da-gli-hohenzollern-ricordando-il.html.

Comunque qualcosa queste forze hanno alla fine ottenuto, non ciò che volevano – ma è impossibile – e, come sempre, volendo il ritorno al passato spingono il futuro ulteriormente nella direzione della “perdizione”, ma quest’ultimo fatto l’hanno avuto, alla fin fine: cf. https://associazione-federicoii.blogspot.com/2018/12/and-so-nwo-is-definitively-over-sonido.html. Nondimeno – ma con zero nostalgia – eran tempi nei quali c’era più tempo: ma proprio quei tempi furono proprio quelli dove si ponevano i semi della ristrutturazione che oggi sta al suo termine, e della quale ristrutturazione le “sinistre” – mentalmente sinistrate – non capirono il bel resto di nulla. Vi era però più tempo, oggi tutto è “hectic”, tutto troppo rapido: un disastro, dove cose importanti e scemenze stanno sullo stesso piano. Comunque, si va verso il falso radicale crescente, cosa intravista in quel tempo, ma tutt’altro che “capita”, non lo è neanche oggi! Per un  suggerimento di “atmosfera” sul “falso”, cf. WarGames OST - 12 - Edge of the World (End Title), linkhttps://www.youtube.com/watch?v=WaRpkYL3LmM. Lo scienziato di questo vecchio film (un cui link, della colonna sonora, è stato appena riportato) ricorda un po’ J. Vallée: in quei tempi si aveva la corretta percezione della debolezza della “civiltà” e della natura transitoria delle sue strutture. Si vide, tuttavia, nella tecnica e nel suo sviluppo la via per fermare tale debolezza intrinseca, in un nuovo patto “faustizzante” fra tecno-scienza e grande capitale, che vedeva i suoi – del grande capitale – saggi di profitto inesorabilmente scendere, e che, per questo, decise di ristrutturare la società e sconfiggere ogni critica vera nel suo interno, e “globalizzarsi”, come si dice oggi, dove, però, la “globalizzazione” non era il fine, ma il mezzo. Ci sarebbe molto da dire a tal proposito, come pure sulle cause – vere – delle crisi attuali nel sistema capitalistico, ma ci sono ben poche orecchie cui dirlo: dunque ci si ferma qui. 


 

martedì 22 settembre 2026

“Sgangellato-ri-presendato-ri-sgangellato-ri-ri-presendato”, 1 - «Un “Consiglio”, et …» (2019) – “[H]A ‘u tunnu” ovvero: “Le ‘tempeste equinoziali’” 2 … - 1976-2026, cinquant’anni fa 6 – 1986-2026, quarant’anni fa, 2 -

 

 

 

 

“Mi domando perché io mi sia sentito più debole, più vulnerabile dopo la sconfitta della prima guerra mondiale che non dopo quella della seconda, benché la catastrofe sia stata nella seconda ancor più grande. Probabilmente si erano aggiunti allora strati più profondi, soprattutto grazie alle radiazioni della rivoluzione russa. Questo genere di cose si avverte non tanto nei fatti, quanto piuttosto nei mutamenti dell’atmosfera, quei mutamenti che Alexander von Humboldt ha descritto nei suoi studi equinoziali. L’aria si fa pesante, prima che le città vacillino, prima che chiese e palazzi crollino”.

E. JÜNGER, Avvicinamenti, droghe ed ebbrezza, Multhipla, Milano 1982, p. 207, grassetti miei.

[Passo “riciclato” da un post cancellato]

 

 

Tornando e ripensando al mio consiglio, in questi tempi nefasti, nemmeno cattivi – nefasti, ch’è peggio –, di “accettare ma senza dare il consenso”[1], unica risposta quando si è molto più deboli, nel tempo della “marea cattiva”, cioè il “nostro” tempo. [E – dal 2019 ad OGGI – le cose sono MOLTO, ma MOLTO peggiorate!]

“La cosa migliore è la fuga.

Spiegazione 

Conservare intatto l’esercito evitando il nemico.

L’esercito si ritira. [Ma] non è un’onta. Infatti non si devia dalla condotta abituale [della guerra]”[2]. Quest’ultima frase vien tratta dalle spiegazioni dell’esa. 7 dell’ I-Ching, frase che il commentatore moderno (Gawlikowski) così spiega, in nota: “L’esagramma [ovviamente il n°7, “L’esercito”] indica che la ritirata si mette in atto quando noi siamo deboli e ci troviamo per di più in una situazione sfavorevole, che rende il nemico ancor più arrogante”[3]. 

Solo che la nostra situazione è ancor peggiore: che l’esercito sia “intatto” è chimerico: comunque, bisogna però tentare di salvaguardare quel po’ che ne rimane con una ritirata ordinata. Non vi è molta scelta, oggi.

La situazione oggi, difatti, non è cattiva, è pessima, da ogni punto di vista.

E le cosiddette “riforme” amministrative han complicato le cose ancor di più: più tutto diventa complicato, più la digitalizzazione si sviluppa = essa c’è per far andare in stallo il System.

Questo libro faceva parte probabilmente di “libri segreti conservati in particolari scuole, come, ad esempio, le scuole monastiche delle tecniche di combattimento cinese”[4]. Questo perché di esso non v’è traccia nei Cataloghi delle varie biblioteche imperiali: in Cina, infatti, vi era l’obbligo di dare una copia di ogni pubblicazione – come in Europa s’inizierà a fare dopo la Rivoluzione francese – a biblioteche imperiali, e c’era l’obbligo di formare un Catalogo. Guerre e rivoluzioni spesso disperdevano o incendiavano molti testi, dei quali s’è persa traccia; ne rimaneva, però, la menzione nei Cataloghi. De I trentasei stratagemmi, al contrario, non v’è menzione d’alcuna parte.

“Il libro I trentasei stratagemmi [appartiene] a questa tradizione culturale ed è pieno di simbolismo. Esso presenta la Via dell’Inganno (opposta alla Retta Via di Confucio). Mediante la quale un individuo poteva [e può] proteggersi e vincere le forze maligne dei suoi nemici”[5]. Lo yin dell’interesse individuale a difendersi, contro i nemici, va riconciliato, ed armonizzato, con lo yang della Retta Via.

Un’ultima nota, d’obbligo, sull’arte della guerra, detta pure “arte del vantaggio”, “come stare in vantaggio sui propri opponenti”, cioè. “La guerra provoca distruzione e morte ed è, dunque, chiaramente governata dalla forza yin, ma ha bisogno di una certa durezza e di armi affilate. Perciò, la stagione adatta è l’Autunno, dominato dall’energia mistica del Metallo. La sottile arte della guerra era anche identificata con l’Acqua, che è l’essenza della forza yin, col color Nero e con la notte che è il tempo più favorevole. La guerra era perciò un’arte ‘nera’, segreta, e il suo principio di base era che ‘il molle vince il duro’ (come l’acqua sgretola la pietra). Chiunque la praticava doveva esser ‘molle’ e ‘mite’, doveva, come l’acqua, adattarsi alle circostanze, ma, con manovre nascoste e segrete, doveva anche creare ‘fratture’ nel campo avversario e indebolirlo poco alla volta [come si è visto nel post precedente,[6] da lungo tempo, non s’indebolisce né “frattura” proprio un bel nulla nel “campo avversario”!!], usando le stesse forze del nemico per distruggerlo. Doveva colpire solo nei punti più deboli dove non c’è resistenza, e solo al momento propizio. Con queste manovre la vittoria della giustizia era assicurata, come il trionfo della forza yang segue il culmine della forza yin [noi oggi siamo al culmine dello yin, dopo la fine di tal culminazione – che impone questa serie di ritirate – si andrà, dunque, al culmine dello yang], e come la pace risulta dalla guerra e la Primavera nasce dall’Inverno. L’espressione simbolica della lotta, dell’Acqua e dell’Inverno erano i Guerrieri Neri: il serpente nero, che lotta contro la tartaruga [lotta cosmica, molto importante dal punto di vista simbolico], può esser sconfitto solo con un morso ben assestato”[7].

 

La storia di questo libro è significativa. È stato riscoperto durante la Repubblica Popolare Cinese. Un generale, “al corrente del fatto che Mao amava molto gli stratagemmi e li usava con grande maestria, gli mostrò il libro sperando che egli esprimesse per iscritto i suoi apprezzamenti”[8]. [Mao – tra l’altro: scomparso nel settembre del 1976 – cioè cinquant’anni fa, invece, proibì la pubblicazione del libro …][9] 

Di seguito, dopo la morte di Mao, esso è stato infine pubblicato, prima nella Repubblica Popolare, poi nel resto del mondo. Quindi Mao faceva sì che non si pubblicasse quel che pure stimava e che, ancor più, di fatto, praticava, ed anche bene; sembra un atteggiamento piuttosto contraddittorio, ma è soltanto apparentemente contraddittorio. La domanda che vien posta all’intervistato è relativa al fatto che Mao, pur sostenendo il “realismo socialista”, però scrisse delle poesie in pieno stile classico cinese. In tal modo, si osserva, lo stesso Mao non rispettava quelle direttive che aveva imposto. Ecco la risposta: “Le poesie di Mao sono stilisticamente impeccabili e ricalcano illustri modelli della poesia tradizionale. […] Cos’aveva spinto Mao a pubblicarle? Era la necessità di un autore il quale poteva permettersi d’ispirarsi ad antichi modelli, che, però, sconsigliava ai giovani e poteva pubblicarle in base all’antico adagio latino, a lui sconosciuto, ‘quod licet Iovi non licet bovi’?”[10].

Si noti che l’intervistato, in effetti, non risponde propriamente. Rimane che si auto conferiva un tal diritto. Ma, se così è, nulla toglie che potesse praticare la “scienza degli stratagemmi” e proibir la pubblicazione di una nuova fonte che, temeva, potesse essere “male” utilizzata, vale a dire: contro di lui …

Tra l’altro – ponendo all’intervistato una domanda molto sentita in ambienti “evolizzanti”, e cioè se, OLTRE al “tramonto dell’Occidente” di spengleriana memoria, vi fosse ANCHE il “tramonto dell’Oriente” di cui Evola parlò una trentina d’anni fa (cosa verissima, ma non è vera la deduzione che ne traggono tanti: cioè che l’Occidente venga “rivalutato” dalla contemporanea, e verissima, come s’è detto, decadenza dell’Oriente – in tal modo rispondeva illo tempore Lanciotti: “Se l’Occidente è tramontato e l’Oriente tramonta [si noti la differenza di tempo], che cosa ci rimane? E non è sempre meglio quest’Oriente della Coca-Cola? In secondo luogo, bisogna vedere qual è l’Oriente destinato a tramontare, se quello asiatico o quello islamico. Quest’ultimo sta salendo, sta invadendo: è un forma di tramonto o è piuttosto una forma da cui bisogna difendersi, anche se non nella maniera di Oriana Fallaci? Io direi che ogni civiltà ha i suoi alti e bassi. Si pensi alla Cina, che forse il punto più basso lo raggiunse nel diciannovesimo secolo ed oggi è una superpotenza”[11]. Lo scopo del “comunismo” cinese, pur fra mille giravolte, mille contraddizioni, questo era: che la Cina tornasse ad essere una delle nazioni più importanti della Terra, cosa che, tutto sommato, pur fra degli alti e dei bassi, è sempre stata, alla fin fine. Fino al termine del XVIII secolo, prima della Rivoluzione industriale, il commercio che davvero arricchiva era quello con la Cina, cosa che, nell’Impero inglese, ben si sapeva. Sull’ “effervescenza” islamica: è anch’essa un “tramonto”, ma espansionista, in quanto la forma delle società islamiche non è così “compatta” e forte come quelle dell’Asia orientale, capaci di “riorientarsi” come blocco, come un intero.

Sulla decadenza dell’Oriente “asiatico”, per dirla con Lanciotti, personalmente l’ho teorizzato vent’anni fa con la teoria del “judo storico”, decadenza [in ogni caso inevitabile, ma] voluta ed accettata per colpire l’Occidente, accelerandone la fine. Non è che un modo di applicare quelle tattiche indirette, quegli stratagemmi – e mo’ ce vo’ – cui si è, molto ma molto in breve, accennato qui sopra. La variabile “impazzita” è l’effervescenza dell’Islam “occidentalizzato”, che non rientra nel quadro immaginato – e praticato – in Asia orientale, ma che rientra in quello ipotizzato illo tempore da Guénon, come fatto non necessariamente negativo, ripetiamolo, a scanso d’equivoci. Guénon sempre si rifiutò di arruolarsi nel campo dei “difensori dell’Occidente”, e, per favore non arruolatelo dopo morto, malgré lui meme.

Nondimeno si sottolinea l’ esplicitezza di Lanciotti, a tal proposito – del rinnovato, molto caotico, espansionismo islamico –, ed è bene che lui lo dicesse, fuori dai “difensori dell’Occidente” altrettanto quanto dal cosiddetto “volemose bene” che ha sempre sopravvalutato la globalizzazione.

Il potere di effettiva “inclusione” di quest’ultima è bassissimo, visto che rompe e separa anche all’ interno le società occidentali e globalizzate – quindi anche non solo occidentali –, in irreversibile crisi. [E, d’allora in poi, si son visti gli effetti di questa forza che “rompe e separa” …]

Andrea A. Ianniello

 

https://associazione-federicoii.blogspot.com/2021/04/ripubblicazione-6-un-consiglio-et_21.html [cancellato]

Ripresentato in: https://associazione-federicoii.blogspot.com/2026/01/ripresentazione-1-ca-un-consiglio-et.html  [ri-cancellato-yeah]

 

PS [aggiunte del 2026]. Che la Cina venga fuori dal proprio “sinocentrismo” è pura chimera: è come pretendere che l’Europa esca fuori del proprio eurocentrismo: impossibile. Al massimo, sono solo parole, al massimo …! Unica differenza tra l’eurocentrismo e il “sinocentrismo” è che l’Europa si auto considera il “modello” per tutto il mondo, la Cina – pur considerandosi “modello” e “typus” – non si considera un modello per altri, ma si lascia comunque la porta sempre aperta per influenzare – indirettamente – gli altri.

Ma sempre indirettamente, tant’è che gli “occidentali” si son creati il termine “soft power” che altro non è se non un nuovo modo per dire un qualcosa di MOLTO VECCHIO per la Cina! Per dire che si tratti di cosa molto vecchia nella civiltà cinese, si deve puntualizzare che lo stesso Mao non era per niente convinto che la Cina potesse in qualche modo essere un “modello” – al massimo, un “apripista” –: «“Dato che le condizioni sono diverse nei vari paesi socialisti e nei differenti partiti comunisti, non crediamo che gli altri paesi e gli altri partiti debbano o abbiano bisogno di seguire il modello cinese”. Mao Tse-tung (1893-1976)» in Storia Universale, vol. 14 Un mondo in guerra, “Il Mattino”, Napoli 2003, p. 112, grassetti in originale. I “seguaci” occidentali di Mao non avevano capito molto, tuttavia …

 

NB. Sul tema, un altro post [aggiunte del 2026], cf.

https://associazione-federicoii.blogspot.com/2026/08/un-22-agosto-di-tanto-tempo-fa.html

Lo stesso prefattore, del testo qui su riportato, parla del fatto che, quando Mao morì, vi furono eclissi e fenomeni atmosferici vari, a testimoniare la fine d’un regime, secondo un “classico” della tradizione cinese.

Oggi le cose NON funzionano più così e le “fini” sono molto MENO “significative”[12] poiché avvengono nel silenzio interrotto da grida scomposte, nell’indifferenza più completa. “Le cose cambiano” … [ed anche questo è importante: “It’s dissolution, baby!” sulla quale cf.

https://associazione-federicoii.blogspot.com/2026/09/che-viviamo-in-acque-corrosive-oggi-e.html]

 



[1] Cf.

http://associazione-federicoii.blogspot.com/2018/07/nel-di-di-eclissi-sposa-siccome-lo.html. [cancellato] [Prima della recentissima eclissi di Sole – del mese scorso, non visibile per causa della nuvolaglia d’afa immonda –, ecco delle immagini d’un raro momento “chiaro” (relativamente chiaro …), cf. https://associazionefederigoiisvevia.wordpress.com/2026/09/14/to-apocalyptiko-to-imagins-sgrammaticature-volute/]

[2] I trentasei stratagemmi. L’arte cinese di vincere, Introduzione e spiegazioni al Classico dei Mutamenti [I-Ching (Yijing)] di K. Gawlikowski, Guida editori, Napoli 1990, p. 285.

[3] Ibidem, corsivi miei, mie osservazioni fra parentesi quadre. Questo consiglio rientra nello scopo detto qui: cf. http://associazione-federicoii.blogspot.com/2018/09/un-tale.html. 

[4] I Trentasei stratagemmi, cit., Introduzione, p. 26.

[5] Ivi, p. 24, corsivi in originale, mia nota fra parentesi quadre.

[6] Del tempo di prima pubblicazione, cioè del 2019 … sette anni fa, ormai …  e n’è passata d’acqua sotto i ponti! Questo passaggio di tempo, a me ricorda sempre un certo passo che, in apparenza!, non c’entra niente (ma un po’ i post vengon pensati come “in vista” di crisi ultime, sorta di “Vademecum” quindi “plurali” per definizione!) … “Era un antico disegno umoristico cinese che mostrava prima un ragazzo che s’avvia nelle solitudini con una verga ed un sacco, come un qualsiasi giramondo americano tipo Nat Wills del 1905, e nelle vignette seguenti lui scopre un bue, cerca d’addomesticarlo, cerca di cavalcarlo, finalmente ci riesce a domarlo e a cavalcarlo ma poi abbandona il bue e semplicemente si siede a meditare al lume di luna, ed alla fine lo si vede che scende dalla montagna dell’illuminazione e poi tutto ad un tratto la vignetta seguente non mostra assolutamente nulla, seguito da un’altra vignetta che mostra dei fiori su un albero ed infine nell’ultimo disegno si vede il ragazzo diventato un vecchio allegro birbante grande e grasso con un enorme sacco sulla schiena che in città a sbronzarsi  insieme ai macellai, illuminato, e un altro giovanotto che sale la montagna con un fagottino ed una verga. ‘Così continua all’infinito, i discepoli ed il Maestro che passano dalle stesse esperienze, prima devono trovare e addomesticare il bue della loro essenza mentale, e poi lasciano perdere, poi finalmente raggiungono il nulla, che vien rappresentato da questa vignetta vuota, quindi senz’aver nulla raggiunto raggiungono tutto cioè i fiori primaverili degli alberi  così finiscono con lo scendere in città per ubriacarsi con i macellai come Li Po’. Era una vignetta molto saggia”, J. KEROUAC, I Vagabondi del Dharma, Oscar Mondadori, Milano 1979 (II edizione, la I è del 1975), pp. 145-146. Nell’edizione più recente, del 2007 – e ristampe successive –, lo stesso passo è alle pp. 185-186. Tanti 9 in questo post, nevvero? … Era una vignetta molto saggia, sì …

[7] Ivi, p. 20, corsivi in originale, grassetti miei. Cf.

http://associazione-federicoii.blogspot.com/2018/09/del-vajra-sparse-considerazioni_16.html. [cancellato] [*] Tra l’altro, su quest’ultima “energia” e la sua rilevanza per la potenza dell’ “illusione” quando, però, volta verso il male (ovvio), vi sarebbe da scriver su dei volumi, ma non v’è né tempo né circostanze di luogo che lo permettano; si potrebbe solo accennare a Satprem, alla kundalini che va verso il basso, cosa che permette di “vedere i morti”, per così dire …, in altri termini all’erosione – in atto – del “velo” che separa il mondo corporeo da quello sottile “inferiore”, per dirla con Guénon, verso la “rottura del ‘velo’” di cui si parla nel libro cui dà l’accesso il seguente link:

https://apocalypticalafanzine.wordpress.com/2012/02/21/su-maitreya-e-sul-new-age-2/. [Il testo c’è ancora, ma i link riportati non funzionan più cioè son cambiati] Ma fermiamoci qui: a buon intenditor … 

[*] Il post è stato, comunque, salvato qui, cf. https://associazionefederigoiisvevia.wordpress.com/wp-content/uploads/2021/04/altro-materiale3-del.pdf Va, poi, precisato che il “ninja tutto-vestito-di-nero” è una creazione teatrale che serve a “tipizzare” la spia: ovviamente una spia che si dichiari tale non è una spia! Compito della spia è quello di non essere riconoscibile, tenderà quindi a sembrare come quelli che vuol spiare, non certo ad avere un abito particolare, distintivo unicamente di sé come spia: sarebbe come dire “Ehi! Ti sto spiando!” … A tal proposito, cf. NATORI MASAZUMi, Shonin-ki. L’insegnamento segreto dei ninja, Feltrinelli Editore, Milano 2019, Introduzione di M. Panatero e T. Pecunia, pp. 33-37: il “ninja vestito di calzamaglia nera” è un’invenzione teatrale del tardo periodo Edo e serve, appunto, a “tipizzare” in modo inequivocabile, per lo spettatore, “chi” sia una spia. Ma è altrettanto chiaro ed ovvio come una spia non voglia certo essere smascherata ed auto denunciarsi tale per mezzo d’un un costume! “45. L’impiego dei ninja era mirato, li si usava per così dire a piccole dosi. Niente battaglie prolungate, ma solo azioni di spionaggio, infiltrazione, omicidi, raid notturni e guerriglia. E nell’antico Giappone, travagliato da instabilità politica e continui intrighi, un’abile spia o un micidiale sicario non restavano mai disoccupati”, Introduzione in ivi, pp. 36, corsivo in originale. Dal testo, non più dall’Introduzione, un passo: “Se necessario, puoi provare che sie davvero brillante, ma, in realtà, raramente è necessario. […] Uno shinobi esperto sembra un uomo molto stupido. È fondamentale lodare gli altri il più possibile per indurli a parlare […]. Devi tenerlo bene a mente, perché questo è un insegnamento impagabile per lo shinobi che desidera ottenere informazioni”, ivi, p. 128, corsivo in originale; lo sninobi è il vero nome originale di ciò che, poi, si sarebbe conosciuto come “ninja”, ed ottenere informazioni è IL punto cardine: SEMPRE. Seguono molti insegnamenti di fisiognomica. “Sebbene esistano miriadi d’insegnamenti per lo shinobi che sono al tempo stesso sottili e mutevoli, non è possibile trasmetterli nella loro interezza solo attraverso la tradizione. Una delle cose più importanti da fare  è che tu cerchi sempre di conoscere quanto riesci in ogni luogo e provincia. Quando ti trovi nella provincia in questione, potrai leggere lo stato d’animo della popolazione locale e far ciò ch’è necessario a seconda della situazione. Se la tua mente è in sintonia totale con il corso delle cose e lavora con perfetto raziocinio e logica, potrai varcare “la porta senza porta”. Questa è […] la soglia che condurrà ai loro autentici pensieri, che conoscerai attraverso la loro osservazione. riuscirai a vacare questa barriera mentale perché avrai una mente chiara grazie al tuo addestramento. Non puoi comprendere quali valori e quali onori la mente umana può raggiungere in tutte le sue eterne possibilità di esistenza. Si estende per le vastità dell’intero universo, che sono i quattro punti cardinali e le due direzioni: l’alto e il basso. D’altro canto, è stupefacente come, se scrivi le caratteristiche umane su un rotolo, queste rientrano in una categorizzazione molto limitata. La mente umana è meravigliosa e flessibile. […] Con il tempo comprenderai l’essenza delle cose e la comprensione sorgerà dal nulla. A partire da questo principio, dovresti padroneggiare […] tutto ciò che puoi. […] Dato che la parola scritta non è la rappresentazione fedele della comunicazione orale, e la comunicazione orale non è la perfetta rappresentazione del pensiero umano umano, devi usare la tua immaginazione ed il tuo intuito per comprender e padroneggiare l’essenza”, ivi, pp. 149-150, corsivo in originale, grassetti miei. [2026]

Il Nero era il simbolo della Dinastia Ch’in [Qin] che unificò la Cina – le ha dato il suo nome, peraltro – e che impose il governo delle punizioni “draconiane”, il governo del rigore (il legame fra Nero e “Rigore” ricorda un po’ la Kabbalah ebraica: “Geburah” sull’Albero cabalistico [cioè “sephirothico”]).

Sul legame fra Nero e Dinastia Ch’in [Qin], cf. J. Lévi, Il grande Imperatore e i suoi automi, Einaudi editore, Torino 1986, pp. 191-196, parte del capitolo intitolato “Nero è l’inverno” [non a caso].

[8] I Trentasei stratagemmi, cit., p. 28, corsivi miei.

[9] Aggiunta del settembre 2026 posta – come altre – fra parentesi quadre.

[10] L. Lanciotti, Dove va la Civiltà Cinese?, a cura di F. Palmieri, Edizioni Settimo Sigillo, Roma 2005, p. 44.

[11] Ivi, p. 45, corsivi miei, mie osservazioni fra parentesi quadre. Per venire alla lotta fra “tartaruga e serpente”, vi è questa poesia di Mao, della primavera del 1927: “Ampi, ampi i nove affluenti solcano la Cina/ profonda, profonda una linea corre da nord e sud./ Confusi nei vapori azzurrini di pioggia/ i monti Tartaruga e Serpente rinserrano il gran fiume./ Chi sa dov’è andata la Gru Gialla?/ Questa è ormai solo una meta per gitanti./ Col vino brindo alla corrente impetuosa/ sulle onde s’innalza la marea del mio cuore”, Mao Tse-tung, Uno studio sull’educazione fisica. Tutte le poesie, a cura di R. Pisu, Sansoni, Firenze 1971, p. 57. La curatrice spiega che il padiglione della Gru Gialla si trova sulle rive dello Yangtze. Del 1934-1935, sulle onde: “I. Montagne!/ Con la frusta incito il cavallo, non scendo di sella./ Sbigottito sollevo la testa/ a tre piedi a tre sta il cielo./ II. Montagne!/ Come mari e fiumi sconvolti da enormi onde arricciate./ Affannosamente fuggono, avanzano/ come diecimila cavalli nella mischia di guerra./ III. Montagne!/ Trafiggono il cielo turchino come lance non smussate./ Il cielo cadrebbe/ se non ne sostenessero la volta”, ivi, p. 71. Del 9 settembre 1961, scritti su di una fotografia della Grotta degli Immortali: “Nella luce incerta del crepuscolo si scorge un pino possente/ tollera paziente le nuvole che disordinate gli veleggiano intorno./ Il cielo ha creato la Grotta degli Immortali./ Dalle cime impervie sconfinato è il panorama”, ivi, p. 93. E qui si termina, con un panorama sconfinato. Questo sguardo ampio, questa visione, mancano tantissimo nel nostro asfittico e “schiacciato” presente senza respiro. È importante che nel proprio cuore alberghi profumo di pini montani. E non si dovrà temere più alcuna cosa.

[12] Molto meno “finali” detto altrimenti … 12 note a pie’ pagine, in luogo delle undici … Infatti è “dodici il numero del sacrificio, dell’azione temporale, cioè della guerra [santa, interiore!, come della “santa” ma esteriore!, la quale però è la “piccola ‘guerra santa’” e non la “grande ‘guerra santa’” …!], [e] ben si confà alla condizione di esilio [che è la nostra] […]. Quanto al numero undici, esso è il numero della pura spiritualità, il numero dell’esoterismo e della comunione mistica  con Dio, e simboleggia l’unità della creatura che raggiunge l’Unità del Creatore”, A. HAMPATÈ BÂ, Il saggio di Bandiagara, L’Ottava Edizioni, Milano 1986, p. 56, mie osservazioni fra parentesi quadre.