mercoledì 24 giugno 2026

APPUNTO = A. PROPOSITO [= APRO POSI T’ HO] di … San Giovanni …

 

 

 

 

 

NB. Le note a pie’ pagina sono aggiunte all’originale (del 2003) in quest’anno 2026.

 

 

(2)

Riporto qui, in citazione, i passi che nel N° 22bis ho citato a memoria. Mi riferisco al rapporto fra il segno dell’Acquario (Aquilone) con i popoli Turchi, ed alle affermazioni di Mencio. Quest’ultimo difendeva il governo “caritatevole”, ed è il campione del lealismo confuciano (due cose molto lontane dall’oggi).

Partiamo da Mencio. La risposta è data da Mencio al re Hsüan di Ch’i che gli diceva che amava l’ardimento. “– O re – disse Mencio – ti prego di non amare il piccolo ardimento. Poiché, brandire la spada guatando con occhio truce e gridando: ’Come osa costui mettersi alla pari con me?’, è l’ardimento di un uomo comune che affronta un solo uomo. O re, ti prego di renderlo grande! Nell’Ode (III, 7, 5) è detto: ’Il re (Wên) arse d’ira. Schierò le truppe per arrestare la marcia su Chü, per consolidare le fortune di Chou e per rispondere ai voti dell’Impero’. Questo era l’ardimento del re Wên: una sola volta egli s’abbandonò all’ira, ma portò alla tranquillità i popoli dell’Impero. Nei Documenti (V, I, pt. I, 7) è detto: ’Per proteggere il popolo soggetto, il Cielo gli dette principi e maestri. Disse: “Son gli aiutanti del Dio Supremo. Dispensino benefici a tutto il mondo”. Colpevoli e innocenti, son qua io (per punirli o premiarli). Chi osa trascendere attuando i suoi intenti (perversi)?’ Un uomo (cioè l’imperatore, Chou Hsin) agiva con perversità e il re Wu sentì l’onta (di sopportarlo): questo era l’ardimento del re Wu. Anch’egli s’abbandonò all’ira una sola volta, ma portò la tranquillità ai popoli dell’Impero. Ore, se anche tu con un solo scatto d’ira portassi la tranquillità alle genti dell’Impero, i popoli temerebbero soltanto che tu non ami l’ardimento” (Mencio, Libro I, Parte Seconda, 10) [edizione TEA, Milano 1991, traduzione di F. Tomassini, su licenza della UTET].

Questo detto in relazione al piccolo, e miserabile, ardimento dei cosiddetti “integralisti” islamici, mentre ci vuole il grande ardimento, che però l’Islâm non può più dare perché la sua natura nomadica si è corrotta e persa come possesso generale, come clima e forza capaci d’influire, d’essere agenti.

La componente nomadica è fondamentale in tal àmbito di discussione, perché l’unica che possa riequilibrare gli eccessi della “civiltà” resa distruttiva e distruttrice: il coccodrillo.

Tra l’altro, il coccodrillo è il modello del Drago; lo si nota dal fatto che i Draghi europei hanno il naso all’insù, come solo il coccodrillo, fra i rettili, ha. Il coccodrillo ha il naso all’insù perché vive nelle acque, ma il legame fra Draghi ed acque è sempre stato forte in Cina e Giappone. Infine: il coccodrillo ruggisce; ora, il Drago ha un legame con il leone. Il coccodrillo “simboleggia la fecondità, la cultura umana e la potenza terrestre. L’antica cultura egizia lo metteva in relazione con l’arcobaleno e gli attribuì il potere di minacciare il cielo (...), dato che il coccodrillo è l’unico animale la cui gola è diretta verso il cielo” (M. Schneider: Gli animali...[Gli animali simbolici, Rusconi, Milano 1986], […] p. 292).

Il Drago, la Grande Bestia (qhpion) che la Prostituta di Babilonia cavalca, che è il mezzo del potere della Prostituta, e non è la scienza-tecnica-economia moderna (ch’è invece parte essenziale della Prostituta), si rifà dunque, come simbolo, al coccodrillo degli Egizî; naturalmente, non è certo un caso, [un] animale simbolo di Seth! Precisamente di un suo “nome”: Sutekh, adorato a Kom Ombo, il suo primo centro d’adorazione, nell’Alto Egitto (è come dire che si tratta del Seth egizio delle origini). D’altro cento, che San Giovanni Evangelista s’ispirasse allo stesso simbolo non significa per nulla che lo riportasse come una “fonte”, ma che l’ispirazione divina gli fece dare una nuova forma a quell’antico simbolo. Il coccodrillo (il Drago) sfida il Cielo. “Nella lotta che avviene fra il Cielo e la terra, la gola del coccodrillo rappresenta la forza della terra che si oppone alla gola della montagna. Come la balena, che ha due boccacce (...), il coccodrillo si rappresenta spesso con la coda a forma di boccaccia. Nella cultura messicana si aggiunge a tale rappresentazione l’idea che quest’animale, simbolo della terra feconda e della cultura umana, sarà decapitato alla fine del mondo” (ibid., sottolineature mie).

Interessante il parallelo con la balena, inoltre la conferma, data dal lontano Messico precolombiano, che il coccodrillo verrà decapitato. Da notare come sia caratterizzato il coccodrillo: la fecondità della “cultura umana”, termine cultura sbagliato, mentre giusto è “civiltà”, cioè mezzi, costruzioni, commercio.

La Prostituta è l’esplosione di tale “fecondità” della civiltà, “fecondità” incontrollata e, quindi, distruttiva.

La dottrina che si adombra nel [suddetto] passo del Mencio è quella della “Perdita del Mandato” (Celeste) [ke-ming, geming]. Difatti, si parla di due casi: quello della giusta ribellione, e quello, più grave, simile al caso in cui siamo globalmente, di un governo mondiale che non ha il Mandato del Cielo, contro il qual è giusto e necessario combattere, ma nel modo giusto, non senza forza, ma con il grande ardimento. Oggi, però, a parte i mezzi che difettano a chi vorrebbe, quasi tutti i governanti son dalla parte della Prostituta (al di là delle apparenze), la cui possanza invidiano e desiderano.

Una notazione: “La funzione regale comprende tutto ciò che nella sfera sociale costituisce il governo propriamente detto, anche quando tale governo non abbia la forma monarchica” (R. Guénon: Autorità spirituale e Potere temporale, Rusconi [Milano] 1972, p. 33). Per “re”, “Regno”, s’intende questo; ed è anche l’uso biblico (Nuovo Testamento, Apocalisse in particolare).

Quanto all’appartenenza dei Turchi all’Acquario: “l’Acquario, secondo quanto dice Macrobio (...), è contrario ed avverso alla natura umana: sono familiari al segno i popoli ’della Sauromatica, Ossiana [la zona dell’Oxus, ovvero precisamente di Tamerlano, comprendente cioè Samarcanda] e Sogdiana (ovvero i paesi dei Turchi dell’Asia Centrale), che sono per ciò rozzi, aspri e selvaggi’ [da Tolomeo: Quadripartitum, II, 3], e ‘violenti, inumani, duri: hanno il temperamento delle fiere’ [al-Hamadânî]. Il re dei Turchi non può essere che il re delle bestie feroci’ [Mas’ûdî: Les prairies d’or, I]” (G. Bezza: Le Dimore celesti, Xenia [Como 1999], p. 114; da notare che Bezza sta svolgendo [al tempo, dunque: stava] un ruolo meritevole di riscoperta delle fonti antiche, medioevali ed arabe dell’astrologia, lungi dalle interpretazioni “psicologiste” oggi diffuse). Questo collegamento con l’essere “re delle fiere” è molto interessante, riconducendoci a Tamerlano e [al]la sua tenda. Ma è la qualificazione “nimrodiana”, in senso non necessariamente negativo, che che va sottolineata: cacciatore>“re delle fiere”, delle belve (fra cui tigre, leopardo).[1] Di seguito (p. 115) si dice, per affermare il doppio senso, positivo e negativo, che tutti i segni zodiacali hanno (talvolta sul piano orizzontale, talaltra su quello verticale, per far riferimento al capitolo sul doppio significato dei simboli ne Il Regno): “D’altro canto, il culto parentale dei Mani, in quanto espressione della pietas, potrebbe essere posto in rapporto al carattere d’umanità e di benignità ascritto all’Acquario”.

Quanto al “fatalismo attivo”, Tamerlano ne diede prova in molte occasioni. Dire “fatalismo attivo” è come formulare un ossimoro, perché il “fatalismo” è passivo. Senonché, il rimettersi a Dio non implica il non agire. Nel qual caso (se s’agisce), siamo in diritto di parlare di abbandono attivo, e, per caratterizzare, con un’espressione forte, la distanza fra tale attivo “rimettersi [ad Altro]” ed il fatalismo, che è passivo. Quanto poi all’accusa di “fatalismo” (cioè di passività, in fin dei conti) rivolta all’Islamismo, si deve dire semplicemente che non è falsa, nel senso che per taluni è proprio così: un malinteso “abbandono” porta senz’altro al “fatalismo”; ma è del tutto sbagliato applicarlo all’insieme dei credenti, sbagliatissimo applicarlo alla Rivelazione.

La giusta via è quella di mezzo: agire, ma senza [però] attendersi nulla; abbandona, ma senza per questo lasciarsi andare. L’errore sta nel confondere abbandono e lasciarsi andare.

[“Firfis” 2003]

 

 

 

PS. 1

[5] Detto ciò, s’inserisce chi scrive, che aggiunge al quadro generale di Guénon, quadro che segue fedelmente, la questione dell’élite, e quindi del destino che l’Occidente può avere nel quadro in questione. Tolta la possibilità di un ritorno alla sua tradizione, tolto infine il passaggio all’Islamismo, che, in sostanza, in Orient et Occident, è detto essere l’ aiuto dall’Oriente nel caso in cui non fosse stato possibile “il ritorno dell’Occidente” alla sua forma, cioè un Cattolicesimo medioevale modificato per adattarlo alla situazione reale, quindi nessuna riproposizione meramente formale.

Se dunque all’Occidente, in cui alberga tuttora una potenzialità di Traditio, dev’essere data una chance, potrà essergli data soltanto nel quadro ultimo di quel quadro generale, perché solo un avvenimento shock può far sì che, per compensazione, si liberi quell’influenza spirituale “atta” a costituire la forma sottile dell’ élite.[2] Ma ciò implica che quest’ultima agisca di concerto con il ruolo del Mahdî, che, in termini di un’altra forma tradizionale, ricorda sostanzialmente quello di Ghesar di Ling del Tibet e della Mongolia, cioè ha un ruolo di difesa contro il Regno dell’Anticristo e d’opposizione ad esso, opposizione concreta. Ricordo che, nel quadro dell’ Apocalisse di Giovanni l’Apostolo (non di Giovanni il profeta, ma i due son collegati, e ricordo l’articolo di Guénon su I due San Giovanni)[3] si parla dei misteriosi due testimoni apocalittici,[4] che, secondo scritti apocrifi o illuminazioni di santi (rivelazioni personali loro) sarebbero tre, [...] c’è spazio ancora per altre funzioni – ognun d’essi esemplificando una funzione dell’economia tradizionale. I due-tre son detti: Enoch, cioè il rappresentante della tradizione ermetica, [ed] Elia, colui che simboleggia la tradizione monotesitica comune ad Ebrei e Cristiani; san Giovanni, a volte Apostolo ma – più spesso – [è] il Battista, che, essendo detto Elia ritornato, si confonde con l’altro Elia [quello biblico, il “Tisbita”], di qui le oscillazioni, – sono funzioni, ribadiamolo, staccate da individui in quanto tali – essendo, come funzione, staccata da un contesto tradizionale confessionale preciso, COM’E’ L’OPERA DI GUENON, [rispetto a] Guénon stesso[5].

[“Firfis” 2003]

 

 

PS. 2

[32] Echi del Libro di Enoch si trovano nell’ Apocalisse di Giovanni Apostolo, 11, 8-9, dove si parla dei duo testes, che vengono uccisi in “Sodoma” ed “Egitto”, ma quelli simbolici, dove pure Cristo fu ucciso, e molti pensano a Gerusalemme, ma allora il Terzo Tempio dev’essere già ricostruito, ed ecco la scena dell’affresco di Luca Signorelli nella Cappella di S. Brizio nello splendido Duomo d’Orvieto.

Nel commento all’Apocalisse, E. Lupieri dice: “Come spiega Ep. Iud. 7, ’Sodoma e Gomorra e le città attorno ad esse’ hanno ’fornicato allo stesso modo’ degli angeli [caduti], andando dietro ad una carne diversa (cioè alla ’carne’ degli angeli (...) [VOLENDO DIVENTARE ANGELI, INSOMMA; nota mia]). Il peccato dei sodomiti è quindi il completamento umano del peccato angelico [quello di cui si parla nel Libro di Enoch; nota mia]; va contro natura poiché comporta un rapporto sessuale con una realtà non umana e per la quale non è prevista la riproduzione. Che anche gli angeli abbiano una loro ’carne’, è scontato in 1 En. 6-7 (LV [Lib. Vigilanti]), appare da 1 En 86, 4 (LS [Lib. Stelle]) (...) (... cfr. Apoc. 14,4); ma se gli angeli caduti sono anche gli dèi pagani, allora l’amore snaturato con loro [ma focalizzato ad “angelicarsi”, a mescolarvisi, [e] questo Lupieri non [lo] dice; nota mia] è quella ’prostituzione’ che definisce l’idolatria d’Israele nei testi profetici” (Commento di Lupieri ad Apoc., 11 8-9, Fondaz. Lorenzo Valla 1999, pp. 182-183). Il peccato di Sodoma è questo tentativo di mescolarsi con gli angeli caduti, parallelo al peccato degli angeli con gli uomini, che diede inizio al diluvio universale, PERCHE’ TOCCO’ L’EQUILIBRIO DELLE FORZE SOTTILI. In pratica, questo “peccato” dava agli uomini potere su [quel]l’aspetto sottile detto da Guénon “giganti” e “nani”[6]. Dato agli uomini questo potere, FRUTTO DELLA DEVIAZIONE DI UNA LINEA INIZIATICA, [ed] E’ QUESTO UNO DEI SENSI PRINCIPALI DEGLI “ANGELI CADUTI”, il Diluvio Grande fu inevitabile.

[“Firfis” 2003]

 



[1] Cf. R. Guénon, Simboli della scienza sacra, Adelphi Edizioni, Milano 1975. Il passo preciso dovrà esser ritrovato dall’accorto lettor …

[2] Nel senso di Guénon, cioè spirituale, spirituale! Ci si pensi bene. NB.

[3] R. Guénon, Simboli della scienza sacra, cit., cap. 38. Si tratta di artt., scritti per “Études Traditionelles” – nel corso degli anni –, e poi raccolti, dopo la morte di Guénon, in un unico testo, e suddivisi sulla base di vari temi che accorpano i differenti articoli. Il cap. 38 è l’ultimo sul tema del Simbolismo della forma cosmica.

[4] Testimone = testis = colui che attesta

[5] Che da un certo momento fu – lui meme – islamico, pur essendo errata, nei suoi confronti, l’espressione di “conversione” – che risulta riduttiva, e non specifica nel suo caso, particolare senza dubbio, e non normativo in alcun senso. E peraltro, non pretese mai di esser “normativo” – né di esser un “esempio” …

[6] Nel suo – di GuénonIl Regno della Quantità, nel cap. dedicato alle “Fenditure della ‘Grande Muraglia’” – symbolica – chiaramente … “Nella tradizione islamica le fenditure sono quelle attraverso le quali penetreranno, nell’ approssimarsi della fine del ciclo [NB!], le orde devastatrici di Gog e Magog”, R. Guénon, Il Regno della Quantità e i Segni dei Tempi, EST, Torino 1968, pp. 209-210, grassetti miei, mio commento fra parentesi quadre. Il passo può esser facilmente ritrovato, una volta saputo il titolo e l’argomento del capitolo, nella successiva edizione Adelphi, dell’ormai lontano 1983!, e sue ripubblicazioni seguenti.