mercoledì 14 ottobre 2026

*SE* … – 10 anni fa, 12bis – 1966-2026 sessant’anni fa, 2 – 110 anni fa, 3 (nascita di J. London: 1876 [150°], scomparsa: 1916 [110°]) – ed altri link(S) [“LYNX” 3] – 1926-2026 cent’anni fa, 3 –1976-2026, cinquant’anni fa, 9 – “Acque d’autunno” … (anche se ORA si è di nuovo in una fase più asciutta)

 

 

 

 

 

“L’uomo bianco era molto malato.

Si teneva a cavalcioni sulla schiena d’un selvaggio dai capelli lanosi, dalla pelle nera”.

J.  LONDON, L’Avventura, Casa Editrice Sonzogno, Milano 1966, p. 9.

 

“Il 1904 rappresentò l’inizio logico dello sviluppo che, settant’anni dopo, avrebbe costernato tutto il mondo. La guerra russo-giapponese si svolse nel 1904 e gli storici del tempo decretarono in tono solenne che l’avvenimento aveva segnato l’ingresso del Giappone nel consesso delle nazioni. Esso in realtà segnò il risveglio della Cina. Tal risveglio, atteso da tempo, sembrava fosse un’illusione. Le nazioni occidentali avevano cercato di ridestare la Cina, ma senza successo.

Per il loro innato egoismo e per il loro orgoglio razziale erano giunte alla conclusione che quel compito era impossibile e che la Cina non si sarebbe mai risvegliata. Non avevano considerato un fatto: esse e la Cina non si servivano di un identico linguaggio psicologico. I processi psicologici delle due parti erano radicalmente diversi. Non riuscivano a comprendersi in profondità”.

ID., La peste scarlatta, Edizioni di Ar, Padova 2016, p. 79, corsivi in originale, grassetti miei. E questo problema – tanti anni dopo – è, in sostanza, rimasto sul tavolo.

 

“Contrariamente alle attese, la Cina non si mostrò aggressiva. Non coltivava sogni napoleonici […]. Dopo un periodo d’inquietudine, ci si abituò all’idea che la Cina fosse temibile non in guerra ma nel commercio. Come vedremo, non si colse il vero pericolo. La Cina proseguì nella costruzione della civiltà delle macchine. Anziché dotarsi d’un grande esercito permanente[[1]], essa formò una milizia infinitamente più grande e di un’efficienza impeccabile. […] Il vero pericolo era rappresentato dalla fecondità dei suoi lombi e fu nel 1970 che fu lanciato il primo grido d’allarme. Già da qualche tempo i territori confinanti con la Cina erano in subbuglio a causa dell’immigrazione cinese.

Ma ora, all’improvviso, il mondo si rese conto che la popolazione della Cina aveva raggiunto il mezzo miliardo.[[2]] […]

Per molti secoli la popolazione cinese era rimasta stabile. Il suo territorio aveva raggiunto il punto di saturazione. Essa, cioè, aveva raggiunto il limite massimo di popolazione sostenibile consentito dal suo metodo di produzione primitivo. Ma quando si risvegliò ed entrò nell’èra della civiltà delle macchine, la sua capacità di produzione aumentò enormemente. Perciò, essa riuscì a sostentare, nello stesso territorio, una popolazione assai più numerosa. Di conseguenza, il tasso di natalità prese ad aumentare e quello di mortalità a decrescere. Prima d’allora, quando la pressione demografica era superiore ai mezzi di sussistenza, le carestie provvedevano ad eliminare la popolazione in eccesso. Ora, […] grazie alla civiltà delle macchine, i mezzi di sussistenza della Cina crebbero a dismisura e non si verificarono più carestie”.

Ivi, pp. 84-85.

 

“La Convenzione del 1975 venne convocata a Filadelfia. […] Non si approdò a nulla. […] Le Potenze Unite rivolsero un appello alla Cina e la minacciarono; questo fu tutto ciò che la Convenzione riuscì a concludere. E la Cina si fece beffe sia della Convenzione che delle Potenze Unite. Li Tang Fwung [sic! meglio: Fung o Fong: 豐 = “abbondante”], l’eminenza grigia che agiva nell’ombra del trono del Drago, si degnò di rispondere. – Che cosa importa alla Cina del comitato delle nazioni? – Disse […].

– Siamo la razza più antica, più rispettabile e più regale di tutte [sic; peraltro, tutto il discorso è la parte “negativa” di ciò che – in senso positivo – era il discorso che riportai nella nota finale “ii” del Breviario di “Metapolitica”[[3]], interessante ciò]. Dobbiamo compiere il nostro destino. È spiacevole che il nostro destino non coincida con quello del mondo, ma che ci potete fare? Avete parlato a vuoto delle razze regali e dell’eredità della Terra. Vi possiamo rispondere che su queste questioni tutto resta ancora da decidere. Non potete invaderci. Non c’importa nulla delle vostre flotte. Non urlate. Sappiamo bene che la nostra flotta è piccola. Come avete notato, la impieghiamo solo per compiti di polizia. Non abbiamo alcun interesse per il mare [solo in parte vero]. La nostra forza consiste nella popolazione, che presto raggiungerà il miliardo.[[4]] Grazie a voi ci siamo dotati di tutti i più moderni strumenti di guerra. Inviate pure le vostre flotte: ci lasceranno del tutto indifferenti.[[5]] Inviate pure le vostre spedizioni punitive, ma prima ricordatevi della Francia. Far sbarcare sulle nostre coste mezzo milione di soldati [quasi prevedendo lo Sbarco in Normandia … ma chiaramente si riferisce alle guerre napoleoniche] prosciugherebbe le vostre risorse. E le nostre migliaia di milioni d’abitanti farebbero un sol boccone di quell’esercito. Inviate pure un milione di uomini, o anche cinque: li divoreremo con la stessa rapidità. Puf! […] Annientate pure, come voi, Stati Uniti d’America, avete minacciato di fare, i dieci milioni di coolie che abbiamo sospinto con la forza sulle vostre coste. Ebbene? Questa cifra raggiunge appena la metà del nostro tasso di natalità annuale. – Così parlò Li Tang Fwung. Il mondo rimase sgomento […]. Egli aveva detto la verità. Non si poteva combattere contro il tasso di natalità spaventoso della Cina. Se la sua popolazione raggiungeva il miliardo ed aumentava di venti milioni all’anno, in venticinque anni sarebbe salita ad un miliardo e mezzo, cifra pari alla popolazione totale mondiale nel 1904. E non ci si poteva far nulla”.

Ivi, pp. 88-89, miei commenti fra parentesi quadre.

 

“Era l’epoca della Grande Tregua”.

Ivi, p. 90, grassetti miei.

“Grande Tregua” … ormai finita … lo si è capito? Davvero? Mah! Sinceramente, NON lo credo, NON lo credo affatto!

 

“È necessario ricordare che cosa diceva Gurdjieff dell’ipnotismo occidentale: “È solo un primo balbettio d’una scienza, che in Mongolia e in Tibet è enormemente sviluppata ed anche nella regione russa in cui egli, Stalin ed anche Raspùtin eran cresciuti. E perfino quell’ipnotismo era un mero frammento di qualcosa di molto più antico e sconosciuto. Ha qualcosa a che vedere con l’antichissima pratica tibetana della proiezione del “corpo sottile” di un mago fuori dal suo corpo fisico per penetrare nel corpo di un’altra persona, viva o morta,[[6]] e farlo operare sotto una volontà aliena anche se questa non lo sappia e creda di decidere di propria volontà? Anche in questo modo si resuscita un moribondo o si trasforma un vivente in un Golem. Mao affermava che la bomba atomica contro di loro non avrebbe potuto niente [§]. Ed il Vietnam ha provato di essere superiore alla tecnologia più avanzata dell’Occidente. Si sono maneggiate potenti forze spirituali in suo favore, da un qualche punto della Terra. Si potrebbe pensare, probabilmente a ragione [no: A TORTO!], che la “Centrale delle Forze Telepatiche ed Ipnotiche”, funziona nella regione comunista della Terra [non è né “comunista” – totale ridicolaggine anche solo pensarlo = non aver capito niente – né sta solo nella regione “ex comunista” del globo, ché sta molto in M.O.], se non fosse per il destino di Stalin [se n’è accorto! Strano!], in certo senso affine a quello di Nixon. […]

È lo stesso linguaggio di Rudolf Hess. A Stalin non si poteva perdonare di aver concluso un Patto di Non Aggressione con Hitler. Con la dichiarazione sui medici giudaici, ha suggellato il suo destino […]. […] È insignificante dove si trovi [non è “insignificante” ma da tutt’altro punto di vista, e, nel senso che può spostarsi, per cui la localizzazione rimane problema relativo, questo è vero] la centrale ed anche i suoi mezzi [neanche questo =0], o medium, che utilizza. Importante è che essa dirige e controlla nel buio del Kali-Yuga [fine del …!]”.

M. SERRANO, Il Cordone dorato, Edizioni Settimo Sigillo, Roma 2007, pp. 260-261, corsivi in originale, grassetti miei, mie osservazioni fra parentesi quadre. Disclaimer: Che qui si citi un passo di Serrano NON VUOL DIRE che si sia d’accordo con lui su molti punti. Ciò non toglie si è che tali “forze telepatiche” – così le chiama Serrano illo tempore – non sia che un’ipotesi (chiaramente, nel livello pubblico È – E RESTA! – *solo* un’ipotesi) ma un’ipotesi non “campata per aria” quanto, invece, basata su indizi , ma NON su solide prove, che NON siamo in grado di fornire. Dunque, ognuno è liberissimo di accettare, criticare, prendere una parte sì ed un’altra non prenderla, e così via dicendo. Unica cosa d’aggiungersi: non si tratta di mero “complottismo” e vi son solo indizi, vero, ma non “peregrini”. Ed inoltre, altro punto: tutto converge – ma non sono il solo ad averlo notato: ciò è di **comune constatazione** di chiunque abbia studiato, seriamente, quest’intricatissima materia, intricatissima – sulle società segrete francesi tra fine XIX secolo e inizio del XX. Tutto converge lì e Verne fu membro di una di esse: di qui l’interesse …Tout se tient, suol dirsi en fransè … Vi sarebbe molto altro da dire, per esempio la “contiguità” di Serrano con “certi” ambienti all’origine dell’ “affaire”, ma ce ne andremmo troppo alla lontana.

 

“— Vi sono delle cifre! —  esclamò lady Helena — Guardate, signori, guardate! … — Procediamo con ordine, — disse lord Glenarvon — incominciamo dal principio. Permettetemi d’esaminare una alla volta queste parole sparse ed incomplete”.

J. VERNE, I figli del Capitano Grant lib. I America del Sud, RBA Italia, Milano 2019, p. 17, grassetti miei.

 

“— Che cosa?

— Ma la frase è in francese ed è scritta a rovescio! Leggete!”.

ID., Mathias Sandorf lib. I, RBA Italia, Milano 2018, p. 65. 

 

“Vi sono persone che danno molto da fare alla fama, che con la sua tromba sparge nei paesi vicini e lontani. Di tal numero era il celebre dottor Antekirtt […] giunto nel porto di Gravosa. […] Ma egli era un viaggiatore tutt’altro che dei soliti. D’alcuni anni, attorno al dottor Antekirtt, si era formata, nel favoloso Oriente, una fama di leggenda. […] Nei tempi andati, quando era diffuso in Oriente l’uso della lingua ebraica, l’avrebbero chiamato Epifane.

Nei paesi dell’Eufrate, l’avrebbero venerato come discendente degli antichi Magi. Che c’era di falso in questa reputazione? L’attribuirgli, come si faceva, dei poteri sovrannaturali. Il dottor Antekirtt poi non possedeva alcun segreto meraviglioso”.

Ivi, p. 171. In realtà, scopriremo che Antekirtt è un ipnotizzatore.

 

“— Signor Bathory, — disse il dottore alzandosi — sono molto contento della vostra visita. E a un cenno che il dottore gli fece. Péter Bathory sedette all’altro angolo della sala.

Il dottore aveva adoperato la lingua ungherese, che sapeva essere quella del giovane”.

Ivi, p. 214.

 

“La signora Bàthory era caduta in ginocchio […]. In quel momento, si aprì la porta della camera …Il dottor Antekirtt comparve ed avanzò verso il letto del morente. La signora Bàthory stava per slanciarsi verso di lui, ma egli la trattenne con un gesto. Allora il dottore si piegò su Péter e lo esaminò con attenzione, senza pronunziare una sola parola. Poi raccolse su di lui lo sguardo fisso e potente. Come se dai suoi occhi emanasse un’irresistibile virtù magnetica, pareva ch’egli facesse discendere, in quel cervello, dove il pensiero stava per estinguersi, la propria vita con la propria volontà. Péter si sollevò, i suoi occhi si spalancarono, guardò il dottore e ricadde inanimato. La signora Bàthory si gettò sul figlio, gettò un grido e svenne tra le braccia del vecchio Borik. In quel momento, il dottore chiuse gli occhi del povero giovane, poi si rialzò, lasciò la camera, mormorando questa massima, tolta alle leggende indiane:

«La morte non distrugge; rende solo invisibili»”.

Ivi, pp. 250-252, grassetti miei.

 

“Il dottore, rimasto solo, si piegò su quel corpo amato e le sue labbra baciarono la fronte scolorita. — E ora, Péter, svegliati! — disse — Lo voglio!

E subito, interrotto quel sogno magnetico che è tanto simile alla morte, Péter riaprì gli occhi.

Una specie di avversione si manifestò sulla sua fisionomia quando scorse il dottor Antekirtt.

— Voi! — egli mormorò — Voi che mi avete abbandonato!

— Io Péter!

— Ma chi siete dunque?

— Un morto … come te.

— Un morto?

— Io sono il conte Mathias Sandorf”.

Ivi, pp. 261-262, grassetti miei.

 

“I crittogrammi abbondano in tutta l’opera di Verne. Così in I figli del capitano Grant, troviamo un triplo testo, redatto in tre lingue diverse, che prende la forma d’un messaggio in codice, con i manoscritti resi illeggibili dall’acqua di mare. La loro interpretazione assomiglierà alla costruzione d’un puzzle e gli errori successivi trascineranno i protagonisti da un capo all’altro del mondo, con l’unica immutabile informazione del parallelo terrestre sul quale si è verificato un naufragio. D’altro canto, solo il caso permetterà di ritrovare il capitano Grant. Tutto ciò è notevole, poiché non è il lavoro dell’uomo, ma quasi sempre il caso, o meglio la Provvidenza, che aiuta a decodificare il messaggio cifrato, intervenendo tuttavia come ricompensa alla tenacia degli eroi verniani nella loro Cerca. Contrariamente a quanto hanno scritto alcuni, la mano di Dio si stende sui “Viaggi Straordinari”. In Mathias Sandorf all’origine di tutta la storia vi è ancora una volta un crittogramma decifrabile con l’aiuto d’una griglia, e Jules Verne si dilunga alquanto sull’utilizzo delle griglie […]. […] In effetti, tutto il linguaggio di Jules Verne è codificato”.

M. LAMY, Jules Verne e l’esoterismo, Edizioni Mediterranee, Roma 2004 (1a edizione francese: 1994), pp. 27-28, corsivi in originale.

 

“Sì, il cerchio sembra costituire un’autentica ossessione verniana, onnipresente nei “Viaggi Straordinari” con tutto ciò che ad esso è legato. Esso prende talvolta l’aspetto del ciclo storico, spiegazione tradizionale della storia del mondo basata sulla legge dell’analogia.

Per Verne, ogni ciclo termina con un cataclisma e, un giorno, un novello diluvio d’acqua o di fuoco metterà fine a quello che viviamo attualmente; allora, alcuni sopravvissuti ripartiranno da zero rilanciando un nuovo ciclo, una nuova vita; distrutta ormai ogni forma di civiltà, costruiranno un secolo dopo l’altro un nuovo mondo che non mancherà, in fin dei conti, di presentare molteplici analogie con quello attuale. Perlomeno, questa teoria è alla base dell’ Eterno Adamo, la cui azione si svolge tra l’anno 2000 e il 3000, ed è, come segnala René Pillogeré, assai vicina ai temi propugnati da Nietzsche […]. Teoria ciclica che lascia comunque all’uomo il libero arbitrio: egli può regolare il mondo durante il ciclo e accelerare o ritardare il corso degli eventi [che poi è la battaglia in atto]. Lo scopo è sempre quello di purificare la materia per arrivare alla spiritualità, il che fa scrivere a Mireille Coutrix-Gonaux e a Pierre Souffrin: “Verne sembra dire in tutta la sua opera che, a partire della propria comparsa, l’Uomo può decidere della sorte della ‘sfera’ terrestre, accelerare la ‘trasmutazione’ [od opporcisi![[7]]], preparar l’avvento d’un nuovo regno, quello del puro Spirito. Questo è per lo meno il fine che Verne assegna agli sforzi dell’umanità, e più particolarmente alla rivoluzione scientifica avviata alla fine del XIX secolo, a quella scienza che divenne strumento di questa trasformazione [per poi sfuggir totalmente di mano, come ben si sa]. Ma l’umanità sembra aver preso un’altra strada [esattamente!] la quale, lungi dall’avviarsi verso l’ultima metamorfosi, la conduce nel vicolo cieco d’una micidiale catastrofe” [vicolo cieco in cui siamo da – ormai! - molto tempo]. L’opera di Jules Verne è un ciclo dei cicli e tutte le strade sono piene di curve. L’autore sembra ignorare la linea retta, risalendo lungo al spirale del tempo di una ricerca incessante dell’origine. E dal momento che i suoi romanzi son geografici, il cerchio si manifesterà incessantemente nel percorso. L’esploratore o l’eroe partirà sempre per ritornare, sia che faccia il giro del mondo come Phleas Fogg [cioè nebbia, in francese: Le Brouillard …], che si lancia in una sorta di gioco dell’oca su territorio americano [quell’ America che sempre Verne amò], o che faccia il giro passando per il centro della Terra prima di ritornare a casa. La storia non termina se lo scopritore di nuove terra non torna per raccontare le proprie scoperte. Per perseguire la sua ricerca, l’eroe non può rimanere statico, è necessario che parta e ritorni come i pellegrini d’un tempo che si recavano a San Giacomo di Compostella [Il “campo della Stella” cioè: ma quale stella?, inoltre: simbolo di san Giacomo è la **conchiglia** …!]. Bisogna che “circoli” come il sangue e che lo faccia in senso “circolare”. Poco importa in fondo lo scopo del viaggio; per Jules Verne l’essenziale è il viaggio in sé, poiché questa stato errabondo rappresenta una destabilizzazione, una rottura con il quotidiano, uno stato privilegiato  nel quale l’esperienza, e in particolare l’esperienza iniziatica, si fa possibile.

Circolare senza sosta per imparare ad essere? Forse, perché per l’autore le città funeste sono quelle in cui non si circola [quelle “bloccate”, infognate]. Tentare il vagabondaggio come via d’accesso allo spirituale nonostante il rischio che ciò comporta: pellegrinaggio dello spirito, la follia colpisce il capitano Hatteras [e la follia colpisce spesso in Verne!, a dimostrazione del rischio, vero!]”

Ivi, pp. 29-30, corsivi in originale, grassetti miei, mie osservazioni fra parentesi quadre.

 

“Analogamente, il cerchio appare come un vero rito di appropriazione. Circondare un luogo significa prenderne possesso. Quest’aspetto è forse all’origine dell’importanza dell’isola per Jules Verne: isola misteriosa, isola sommersa o isola galleggiante. Essa costituisce un mondo che va avanti per conto suo, “circondato” dall’acqua, un microcosmo. Raggiungerne le rive vuol dir entrare nel cerchio […]. Lo scopo è sempre quello di scoprire il luogo arcano in cui l’enigma torva la sua soluzione. Qual enigma? Che importanza ha! Non si risolvono forse tutti nell’interrogativo supremo sul senso della vita? […] Ma attenzione, l’esploratore corre un rischio enorme, poiché nessuno ha mai potuto impunemente [NEMO ME IMPUNE LACESSIT] cercar di scoprire il segreto nascosto nel centro assoluto del cerchio di tutti i cerchi. […] La ricerca del punto centrale è altresì ricerca d’un tesoro. […]

Per trovare il centro del cerchio e scoprire il tesoro, bisogna saper fare il punto [NB]. Jules Verne non esita ad indicare la via da seguire, e un po’ dovunque nell’opera i paralleli e i meridiani giocano un ruolo importante […] e per Verne non vi son quasi luoghi degni di rilievo che non siano rapportati per distanza al meridiano zero [che, in nota, si dice che – al tempo di Verne – NON ERA l’attuale “Meridiano 0” - cioè quello di Greenwich -, ma era quello di Parigi! Verne va visto tutto, tutte le sue “distanze” insomma, vanno sempre viste in relazione al “Meridiano reale ‘occulto’” – dove occulto va inteso etimologicamente come “nascosto” (divenuto nascosto!) –- di oggi: quello di Parigi, vale a dire, in effetti, quello dell’Aude ovvero di Rennes-le-Chateau …]. Sotto quest’aspetto, il romanzo più interessante è indubbiamente Le meravigliose avventure di Mastro Antifer (1894), che ci narra la storia d’un capitano di Saint Malo partito alla ricerca d’un favoloso tesoro. Al momento in cui sta per impadronirsene, l’isola che lo conserva scompara in fondo al mare [altra circostanza tutt’altro che insolita in Verne! (peraltro cognome d’origine celtica)]. Come accade spesso, tutto ha inizio con un manoscritto da decifrare e, come nei Figli del capitano Grant, vengono successivamente seguite delle false piste fino alla conclusione della storia. Partendo dal fatto che un cerchio può esser sempre fatto passare per tre punti, la ricerca viene costruita sotto forma di triangolazione [interessante indizio sulla “fissazione” di certi ambienti per il triangolo …]. In effetti, ciò che si cerca non son triangoli, ma sempre cerchi […]

Curiosa ricerca […] questa di Mastro Artifer”.

Ivi, pp. 30-32, corsivi in originale, mie osservazioni fra parentesi quadre.[[8]][[9]]

 

“Il metodo da seguire è quello stesso comune a tutti i libri di Jules Verne: è necessario, secondo le leggi dell’arte goth, scoprire il senso nascosto delle parole”.

Ivi, p. 73, corsivo in originale.

 

“— Ebbene, Ygene?

— Professore, tutto è pronto, il collocamento dei tubi è compiuto.

— Finalmente! Ora opereremo in grande, sulle masse!”.

J. VERNE, Il Dottor Oss in Dalla Terra alla Luna. Tragitto diretto in 97 ore e 20 minuti - Il Dottor Oss, RBA, Milano 2019, p. 256.

 

“Mentre gli eruditi identificavano Vulcano e Tubalchain, gli alchimisti e gli ermetisti dal canto loro gli attribuivano carattere alchemico ed ermetico. Gerhard Dorn (seconda metà del XVI secolo) chiama «alchimista quel Vulcanico Abraham Tubalchain astrologo ed aritmetico massimo che portò dall’Egitto nella regione di Canaam … le varie arti e scienze». (G. Dornei, Congeries Paracelsicae in Teatr. Chem., 1613, II, 592 — gli scritti del Dorn apparvero nel 1567-69). Michael Maier riferisce (Symbola Aureae Mensae, 1617, p. 22), come non senza ragione «da molti si attribuisce il primo uso della Chimica» a Tubalchain. Olao Borrichio, storico ed apologista dell’alchimia, identifica anch’egli Vulcano e Tubalchain (De Ortu ed de progressu Chemiae, Hafniae, 1668).

Quest’identificazione e questo carattere alchemico di Tubalchain si mantennero in una certa voga per tutto il XVIII secolo, voga che non fu probabilmente estranea all’adozione di Tubalchain come «parola di passo» da parte delle logge massoniche di Francia e del Reno tra il 1730 e il 1742. Essa compare infatti primieramente nell’ Ordre des Franc-Maçons trahi …, Genève, 1742, e nel Der Neu-afgesteckte Brennende Leuchter …, Leipzig, 1746, nel periodo cioè in cui nella massoneria, specie nel continente, cominciarono a fiorire i gradi spiccatamente ermetici.

Il Tubalchain della nostra laminetta è ben dunque il Tubalchain inventore dell’arte di lavorare i metalli, inventore quindi della trasmutazione, di cui può ben a diritto vantarsi di poter dare il segreto; ma anche quest’identificazione ci riporta presso a poco alla prima metà del XVII secolo, momento della massima sua voga [Vulcano = Tubalchain, cioè; nota mia], e così tutto concorda nell’assegnare questa data alla fabbricazione del libretto alchemico”.

P. NEGRI, Commento[[10]] posto in Appendice a Un libretto d’alchimia. Inciso su lamine di Piombo nel Secolo XIV, a cura di Stefano Andreani, Edizioni Mediterranee, Roma 1985, pp. 85-86, corsivi in originale, grassetti miei.

 

“Il Leopardo è così nemico dell’Uomo, che credendo d’incrudelir contro di lui, si frange i denti, e le unghie contro l’Immagine”.

L’Antimonio. Trattato delle meravigliose virtù dell’antimonio, a cura di Stefano Andreani, Edizioni Mediterranee, Roma 1991, p. 41.

 

“Che nell’Antimonio sta il potere e lo spirito dell’Elleboro, come nell’Arsenico quello del Napello”.

Ivi, p. 97, corsivi in originale.

 

“Il cerchio rappresenta l’interezza e la completezza e le struttura rotonde ritraggono adeguatamente questo principio. Nell’antico trattato alchemico, il Rosarium philosophorum, leggiamo:

‘Traccia un cerchio intorno all’uomo ed alla donna, e ricava da questo un quadrato e dal quadrato un triangolo. Circonda il tutto con un cerchio, ed avrai la pietra filosofale.’

Il cerchio è qui raffigurato intorno all’immagine dell’uomo, come nel famoso disegno vitruviano di Leonardo da Vinci”.

N. PENNICK, Magia simboli e segreti dei luoghi sacri, Hermes Edizioni, Roma 1984, p. 24, corsivi in originale.

 

“Il mondo dei ‘fantasmi’ o mondo ‘astrale’ non è che quello di forze profonde, in parte individuali, in parte collettive e superindividuali, agenti nell’uomo integralmente considerato. Tali forze, non appena la coscienza sia svincolata dalla sua connessione col cervello, si proiettano e visualizzano in immagini simboliche. L’uomo vede allora come un’esteriorità quello che prima, essendogli interiore, non poteva realmente conoscere. Nel mondo dei fantasmi (o ‘Simili Nature’, come lo chiamava il Kremmerz), egli può dunque conoscere sé stesso e non deve conoscere che sé stesso. Allora le apparizioni si rivelano larve, fantasmi, e subentra un temibile senso di solitudine. Quest’esperienza è pertanto superata da un’altra, a cui più sotto alludeva lo stesso Meyrink col parlare del ‘senso più profondo’ di ciascuna apparizione: dalle varie energie, di cui le immagini astrali son simbolo, si può effettivamente risalire ad enti reali e cosmici, al cui influsso l’uomo ha soggiaciuto e che son stati essenziali per la sua vita.

Se un fuoco di conoscenza e di purificazione arde il mondo dei fantasmi, affiora da esso la prima esperienza col regno di ‘Color che sanno’.

Tutto ciò valga come anticipo di quel che sarà detto a suo tempo”.

“N. d. U.” [Nota di Ur] in Introduzione alla magia vol. I, cit. (in nota), p. 45, corsivi in originale, grassetti miei.

 

“A tal riguardo, potrà esser utile riferire queste istruzioni contenute in un antico codice del convento di Monte Athos, dovuto all’abate Xerocarca:

«Mettiti a sedere solo, in un angolo. Sta attento a quello che ti dico. Chiudi la porta che eleva il tuo spirito al disopra d’ogni cosa vana e temporale. Quindi abbassa il mento sul petto e con tutte le forze dell’anima apri l’occhio percipiente, che è nel mezzo del tuo cuore. Frena anche le uscite dell’aria, tanto da non respirar troppo facilmente. Sforzati di trovare il sito preciso del cuore, dove sono destinate ad abitare tutte le forze dell’anima. Da principio, incontrerai oscurità e resistenza di masse impenetrabili; ma se perseveri e continui questo lavoro, di giorno e di notte, finirai per provare una gioia inesprimibile; poiché, appena ha trovato il sito del cuore, lo spirito vede ciò che prima non è mai stato in grado di conoscere. Egli vede allora l’aria, che sta tra lui ed il cuore, splendere chiara e percettibile d’una luce miracolosa»”.

“N. d. U.” [Nota di Ur] in Ivi, p. 55 (in nota), corsivi in originale.

 

“Vi è un altro caso da considerare: quello in cui i residui psichici e i fac-simile vengano animati ed assunti da forze oscure dell’aldilà, ed è su questa base che va spiegato un numero di fenomeni metapsichici [come si diceva in quel tempo!] maggiore di quel che non si creda. Vi sono infine le possibilità della necromanzia, nella quale l’operatore presta la vita e l’ «Io» ad una larva, traendola momentaneamente dallo stato spento che nelle tradizioni classiche corrispondeva all’ Ade [si veda l’ evocazione “fatta” da Ulisse]”.

“N. d. U.” [Nota di Ur] in Ivi, p. 159 (in nota), corsivi in originale, grassetti miei, mie osservazioni fra parentesi quadre.

 

“Questo punto fondamentale, di far scendere mediante il ritmo nel proprio ente corporeo una conoscenza fino a trasfondervela, può chiarire il perché di tante ripetizioni, concettualmente inutili, dei discorsi del Buddha, come anche di quelle che s’incontrano in preghiere ed evocazioni magiche e così via via, sino all’impiego concomitante di pratiche respiratorie dell’hatha-yoga”.

“N. d. U.” [Nota di Ur] in ivi, p. 20 (in nota), corsivo in originale, grassetti miei.

 

“C’è un ritmo in ogni cosa. Ma in Heiho il ritmo non può essere padroneggiato senza una vasta esperienza pratica. […] In ogni destrezza ed abilità esiste un tempismo. Questo ritmo esiste anche nella mente vuota d’un guerriero. Il bushi trova il ritmo dell’azione nel successo come nel fallimento, nel raggiungere l’obiettivo come nel mancarlo (nel suo fiorire e declinare, nell’armonia e nella discordia). Tutte le cose implicano un tempo per crescere ed uno per ritirarsi: anche nella Via del commerciante c’è un ritmo nell’arricchire e nel perdere il capitale. Devi sensibilizzarti su quest’idea: il momento in cui le cose progrediscono e in cui vanno male deve essere avvertito e compreso. […] La tua conoscenza di Heiho non sarà valida finché non capirai che il ritmo con cui vuoi vincere deve sovrapporsi armonicamente a quello dell’avversario. Heiho riserva la vittoria a chi combatte comprendendo il ritmo del nemico, a chi lo attacca senza farsi anticipare e a chi conosce cos’è il ‘ritmo del Vuoto’. Il ritmo è l’argomento principale in ciascuno dei miei cinque libri”.

MIYAMOTO MUSASHI, Il libro dei cinque anelli, Oscar Mondadori, Milano 1993, pp. 57-58, corsivi in originale.

 

“Era giunto il tempo delle acque d’autunno e i cento fiumi si riversavano nel Ho”.

Chuang-tzu, a cura di F. Tomassini, Introduzione di L. Lanciotti, TEA, Milano 1989, p. 126, cap. XVII “Le acque d’autunno”.

 

“– non c’è morte senza peccato –”.

Zohar. Il libro dello splendore. Passi scelti della Qabbalah a cura di G. Scholem, a cura di G. Busi, traduzione di E. Loewenthal, Einaudi editore, Torino 1998, p. 17.

 

“La storia di Giona può considerarsi la rappresentazione della vicenda umana in questo mondo”.

Ivi, p. 65.

 

“Tuttavia, per parte nostra non possiamo fare a meno di guardare oltre”.

Ivi, p. 82, grassetti miei. Cioè cò che sempre occorre: “Guardar oltre” …! Sempre!

 

 

 

 

SE …

Cf.

https://associazione-federicoii.blogspot.com/2025/10/riproposizione-16-se.html

(Vi sono altre più recenti edizioni del 2013 nel testo citato nel link di qui sopra, ma la più “fededegne” è la più vecchia, quella dell’Astrolabio, Roma 1972[[11]])

 

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PS. Altri link[S] (“LYNX”)

 

1. DETTI!!

https://associazione-federicoii.blogspot.com/2026/03/detti-3-link.html

Che dà – poi – al seguente link, cf.

https://associazione-federicoii.blogspot.com/2021/08/detti.html

 

2. “LE società TARGET”

Cf.

https://associazione-federicoii.blogspot.com/2019/12/le-societa-target.html

 

3. “Direi che” …

Cf.

https://associazione-federicoii.blogspot.com/2025/02/direi-che.html

 

4. ALTRI LINK, I

Cf.

https://associazione-federicoii.blogspot.com/2025/08/gana-senza-l-acca-h-1975-2025.html

https://associazione-federicoii.blogspot.com/2025/08/riproposizione-15-possiamo-dir-ex-2.html

https://associazione-federicoii.blogspot.com/2023/04/la-notte-di-valpurga-walpurgisnacht_29.html

https://associazione-federicoii.blogspot.com/2024/05/frammento-8-da-s-hutin.html

https://associazione-federicoii.blogspot.com/2024/11/due-vecchi-link-sullo-stato-deccezione.html

https://associazione-federicoii.blogspot.com/2020/01/lo-stato-di-eccezione-globale-c-schmitt.html

https://associazionefederigoiisvevia.wordpress.com/wp-content/uploads/2023/06/impolitiche-con.jpg

https://associazione-federicoii.blogspot.com/2024/11/un-passo-da-3-24-anni-fa-ovvero-buon_30.html

https://associazione-federicoii.blogspot.com/2025/05/per-l-80-della-fine-della-seconda.html

https://associazione-federicoii.blogspot.com/2020/11/repetita-juvant-un-altro-link-sullaltro.html

 

5. ALTRI LINK, II

Cf.

https://associazione-federicoii.blogspot.com/2025/10/frasi-9.html

https://associazione-federicoii.blogspot.com/2025/10/verdi-cupi.html

https://associazione-federicoii.blogspot.com/2019/04/il-crollo-delle-democrazie.html

Ed è un “crollo” come quello dell’ “Imp. Rom. d’Occ.”, cioè “a fasi” – et talvolta afasiche –, anche se “punteggiate”, A VOLTE (“avvolte”!), da delle “cadute” più spettacolari: ma NON vi è un “SINGOLO” momento “che-tutto-racchiude” in poco tempo: NON FUNZIONA così …

 

PS.2 Ma – in definitiva –, la Manica esiste? NO, la Manica non esiste, NON esiste affatto! … Cf.

https://associazione-federicoii.blogspot.com/2021/02/la-manica-non-esiste.html

Vi sarebbe “di che dir” – a tal ultimo proposito –, ma si andrebbe troppo lontano …

 

____

[§] Per far riferimento al post a sua volta citato in https://associazione-federicoii.blogspot.com/2026/10/un-ricordo-di-b-spinelli-10-anni-fa-11.html - cioè cf. https://associazione-federicoii.blogspot.com/2016/09/copertine-di-varia-evola-dada.html -, eccovi un passo da un libro la cui copertina è “ivi” riportata: “Dato che non vi è cosa al mondo che non racchiuda in sé una duplice natura (questa è la legge dell’unità degli opposti), anche l’imperialismo e tutti i reazionari hanno una duplice natura — sono al tempo stesso tigri vere e tigri di carta”, Citazioni dalle opere del presidente Mao Tse-tung [che poi sarà “Il libretto rosso”], Casa Editrice in lingue straniere, Pechino 1969, p. 77. Per inciso, vi è una frase sfiziosa nel testo, peraltro vera: ci son quelli che, pur avendo “affrontato […] nemici, non sono tuttavia capaci di resistere alle pallottole ricoperte di zucchero”, ivi, p. 251. È vero. Ma la frase sulla bomba atomica, cui fa riferimento Serrano – e che viene citata pure dallo stesso Jünger[*] – è riportata nell’altra copertina del link di qui sopra; ed ecco la frase: “Mao Tse-tung ebbe a dire nel 1955: «Il bluff atomico degli Stati Uniti non può certo spaventare il popolo cinese. Il nostro paese conta seicento milioni d’abitanti [all’epoca!, nota mia] e un territorio grande 9,6 milioni di chilometri quadrati. Quel po’ di armi nucleari [sic!] che gli Stati Uniti posseggono non possono distruggere il popolo cinese. Se anche gli Stati Uniti disponessero di bombe atomiche più potenti e le usassero contro la Cina, se anche facessero un bel buco sulla Terra o la riducessero in frantumi, esso sarebbe pur sempre una vicenda di poco conto per l’universo». Mao aveva sicuramente idee molto originali [certo!]. Anche Žirinovskij ha idee originali, fra cui non ultime una forte propensione alla minaccia nucleare e il sogno ossessivo di vedere un giorno i soldati russi lavarsi gli stivali sulle sponde dell’Oceano Indiano. Esse tuttavia sono intrecciate in un’aggrovigliata matassa di «opinioni», un vero e proprio coacervo di banalità e luoghi comuni articolati in una calcolata combinazione d’idee avventate e dichiarazioni misurate, di proclami bellicosi e di più caute affermazioni. Da consumato demagogo – o, se si preferisce, da consumato uomo politico (secondo Žirinovskij i due concetti son più o meno sinonimi) – possiede una straordinaria capacità di captare pregiudizi, sogni, paure e aspirazioni prevalenti in Russia [quella del tempo, nota mia] e confeziona su misura i suoi discorsi”, G. FRAZER - G. LANCELLE, Il Libretto Nero di Vladimir Žirinovskij, Garzanti, Milano 1994, pp. 21-22, Premessa degli autori. A sua volta la fonte si è: “Xuanji V., Mao’s Selected Works, pp. 136-137, «A Conversation between Mao and Finland’s First Ambassador to China»”, in ivi, nota finale 1 alla Premessa, corsivi in originale.

 

[*] Per la frase di Mao – come riportata da E. JÜNGER, – cf.

https://associazione-federicoii.blogspot.com/2021/11/bisogna-fare-prima-il-pieno-daria-ernst_2.html

Poi – nella citazione iniziali qui su, di London – si parla dell’ “orgoglio razziale” occidentale: beh verissimo, chiarissimo; sennonché anche i cinesi ce l’hanno ma meno aggressivo, questo sì. Per gli occidentali, essi sono il modello che tutto il mondo “deve” seguire, per i cinesi non è affatto così, al massimo son un insegnante, se si vuol studiare, cosa che loro non faciliteranno affatto, sia ben chiaro, poiché temono che si usi la loro conoscenza contro i cinesi stessi. Tuttavia, sono due forme di “orgoglio razziale” a confronto, questo è certo. All’occidentale rimane molto super difficilissimo – per non dir impossibile! – accettare questo: cf.

https://associazione-federicoii.blogspot.com/2018/08/in-attesa-di-peste-terremoti-eccetera.html

 

Da tutto ciò non può che dedursi che: IL “MISTERO” È IN PIENA LUCE … E nessuno nasconde alcunché … si è che MANCANO gli OCCHI!

 



[1] In realtà si sa che dalla grossa milizia si è passati all’esercito, ch’è più efficiente. E cioè l’esatto inverso.

[2] In realtà si sa ch’erano ben di più già nel 1970, quando si contavano – ufficialmente – 829.920.000 individui.

[3] Cancellato dal presente blog, ma ritrovabile ancora sul blog “Namaqualand” (blogspot), post con data luglio 2017, 9 anni fa ormai. Ho già notato come spesso ritorni la cifra 9 – per venire al (cosiddetto) “misticismo” dei numeri – su questo blog. Ora, in Cina il numero 9 si è l’acme dello yang così come il 6, a sua volta, è l’acme – il culmine – dello yin. Chi ha orecchie per …

[4] In realtà è quasi precisa: nel 1975 la popolazione cinese ufficialmente contava in 924.200.000 individui.

[5] Quella di London era l’epoca della cosiddetta “‘diplomazia’ delle cannoniere” con la “dottrina del randello” di Th. Roosevelt (1858-1919), come può vedersi – chiaramente, a mo’ di “fiscion” – nel film: “Il vento e il leone” del 1975 (e mo’ ce vo’ cioè nello stesso anno !) di J. Milius. Ovvio che, nel 1975, la cosiddetta “diplomazia delle cannoniere” – da un bel po’! – non era più (e in alcun modo), de facto, possibile. L’anno seguente, il 1976 – per una “coincidenza junghiana”! –, sarebbe morto Mao Tse-tung [Zedong], ed allora poté apparire questo testo – che peraltro lo stesso Mao usava ma ne proibiva la diffusione, poiché testo “potenzialmente nocivo” per la società, cf. Introduzione di K. Gawlikowski a I trentasei stratagemmi. L’arte cinese di vincere, a cura di G. Casacchia, Guida editore, Napoli 1990, pp. 28-30. Ed il 1976 fu accompagnato da varie inondazioni, come si conviene alla scomparsa di un “imperatore” – o “dominatore” – secondo la tradizione cinese … Ecco l’inizio del “Discorso Generale” al testo: “Sei volte sei fa trentasei [l’apice dello yin]: nel numero dimora [l’arte dell’inganno]  e nell’arte il calcolo. Lo yin e lo yang son armonicamente uniti nel principio: la scaltrezza dimora in questa [armoniosa combinazione]. La scaltrezza non si può prestabilire: in tal caso, non coglierebbe nel segno”, ivi, p. 39, corsivi in originale, grassetti miei. Il testo propugna una “via intermedia” fra l’interesse “personale” – il 36, culmine dello “YIN” – e la “VIA” dei “Princìpi” di Confucio e dei Saggi antichi. Diciamo molto “attuale”? Molto attuale …! Il curatore, poi, così commenta sulla “scaltrezza” nel testo: “per «scaltrezza» s’intenda «astuzia di guerra, stratagemma flessibile», accezione che si trova comunemente nei classici di strategia militare. Ad esempio, nel Maestro Wei Liao si legge: La scaltrezza consiste nell’adattarsi alle circostanze. Oppure, nelle Sei faretre: L’arte di vincere la guerra consiste nell’esplorare segretamente le scaltrezze del nemico”, in ivi, p. 40, corsivi in originale, grassetti miei. Ma torniamo all’Introduzione dove l’autore parla – esplicitamente – di “misticismo” dei numeri: cf. ivi, Introduzione, p. 17. Anche cf., ivi, p. 20.

[7] Su Destino Provvidenza Volontà cf. cap. XXX de R. GUÉNON, La Grande Triade, Atanèr, Roma 1971, p. 128 e sgg.; cf. nella più recente edizione Adelphi (e successive ristampe) è alle corrispondenti pp. Anche cf. ID., “La riforma della mentalità moderna” in Simboli della scienza sacra, Adelphi Edizioni 1975, p. 18-19 (ristampa “Gli Adelphi” 1997). Detto articolo apparve nel giugno del 1926 (!!) cioè cent’anni fa! E, DOPO 100 lunghi anni, constatiamo che le cose sono solo peggiorate né alcunché di sostanziale MAI è stato fatto. Solo tante gente ha come “seguito” le pseudo opposizioni che – ovunque …! – sono state presentate, che ovunque continuano ad esserlo. A p. 18 in ivi, grassetti miei, si legge di “coloro che dirigono il mondo moderno in un senso che può soltanto portare a una catastrofe” … erano ben cent’anni fa, e possiamo dire – a 100 anni di distanza – che vi siamo ben istradati, ma nulla succede: il consenso, come si diceva in Impolitiche …!

[8] Alla fine, la ricerca del “tesoro” da parte di Mastro Artifer – complessa – rimane, alla fine, frustrata: “Corrono, lo scoprono … un’altra delusione. Un’isola del tesoro figurava sì nel punto indicato, affiorata un giorno dal mare in seguito ad un’eruzione vulcanica, ma un’altra eruzione la fa di nuovo scomparire nel regno degli abissi. Resta dunque tutto il mistero su ciò che deve figurare al centro del cerchio dei cerchi”, ivi, p. 32, grassetti miei. Si tratta, in sostanza, d’un viaggio iniziatico, tema che peraltro ricorre spesso in Verne: “Vi sono molti altri romanzi di Jules Verne che seguono un analogo schema iniziatico. Nelle Avventure del capitano Hatteras, tutta l’azione è tesa alla ricerca d’un luogo sacro, non senza rischiare la follia [non solo “si muore facile” in Verne, ma la follia “si rischia” piuttosto FACILMENTE!, nota mia]. Nei Figli del capitano Grant, il giovane eroe parte alla ricerca di suo padre, condotto da un altro padre “iniziatico”. In Michele Strogoff figurano altresì tutti gli elementi di un’iniziazione: lotta contro un mostro, sparizioni rituali, denudamento totale, immersione nella notte eterna, prove dell’acqua, della terra, dell’aria e del fuoco. È necessario evocare anche la “Caverna del Drago” associata ad una città-labirinto nei Cinque milioni della Begum? E poi c’è anche L’Isola misteriosa. Tuttavia, affermare che l’autore ricalcato la struttura dei suoi libri sullo schema iniziatico non è sufficiente. Bisogna spingersi oltre, e a tal fine ci è sembrato necessario dimostrare la volontà deliberata di Verne prendendo ad esempio uno dei suoi romanzi a nostro giudizio più belli ed affascinanti: Le Indie nere”, ivi, p. 37, corsivi in originale. Questo romanzo è legato con Il Flauto magico di Mozart, per cui conferma l’appartenenza di Verne alla massoneria, poiché quest’opera musicale di Mozart è nettamente massonizzante. Inoltre: “Bisognerebbe anche parlare, tra l’altro, dei Figli del capitano Grant con l’isola del sale, le saline, il Capo Sant’Antonio, le rocce in equilibrio, i punti di riferimento che non sono più al loro posto, il lago Salines (prosciugato), la montagna della Table e quella dei segnali, la scacchiera, le acque termali, le sorgenti ferruginose, i carri tirati da buoi, l’hotel della corona, le miniere d’oro, il carro-fortezza, le sorgenti salate, l’isola Thabor degna dei pastori d’Arcadia [che NON può esservi nella zona del mondo indicata dalle coordinate], senza dimenticare Paganel che dice: “Noi passeremo, ecco tutto, come l’onest’uomo della terra, facendo il più possibile il bene. Transire beneficiendo, ecco il nostro motto”. Potremmo citare altri romanzi, nessuno dei quali, però, sembra esser dedicato interamente alla faccenda di Rennes, salvo il Clovis Dardentor. Tuttavia, una volta messe in evidenza le conoscenze di Jules Verne concernenti il mistero del Razès, rimangono due domande: come ha saputo e perché ha voluto lasciare ai posteri un messaggio cifrato di questo genere?”, ivi, p. 91. Non certo dalla massoneria, della quale pur Verne faceva parte, cf. ivi, pp. 52-53, oltre che tale deduzione deriva direttamente da Le Indie nere già ricordato, ma da “Le Brouillard” ovvero altri nomi consimili di detta società segreta. Per esempio, come la chiama Lamy: la “Società angelica” – che, a sua volta, è “strobilata” in altre forme – con altri nomi; a sua volta (“Società angelica”) conosciuta pure come Aa (per esempio) …, cf. ivi, pp. 169-171. Si tratta d’una società segreta post massonica, cioè richiede che già si sia parte della massoneria – e del ramo rosicruciano (spesso deviato) della stessa massoneria (Verne frequentava dottrine simili a quelle del Golden Dawn, ma non n’era membro, attenzione: su questo Lamy ha ragione) –, per quanto potesse accettare tra i suoi membri anche chi, come G. de Nerval, non era massone (anche se, poiché “figlio di massone”, però poteva esser contattato, come lo fu). Siamo al “cuore” – si fa per dire! – della “contro i.” del ramo “rosa” cioè occidentale … Le ricerche ormai concordano su certi punti: da qualsiasi parte di “prenda” il problema, si giunge alle società segrete tra fine XIX ed inizio XX secolo, in Francia: è inevitabile il giungere a tale conclusione, c’è poco da fare. Per il ramo orientale – “verde” lo chiamiamo qui, ma solo per intenderci: non si prenda letteralmente questi colori!! – ne sappiamo ben di meno, invece. Per esempio, in S. SPERANDEO, Il serpente rosso. Le società segrete al potere in Occidente, Venexia, Roma 2013, correttamente si dice che, facendo la somma degl’indizi, si giunge alle società segrete in Francia, tra fine XIX e prima metà del XX secolo: è vero, è così proprio. E poi si parla di I. Trebitch-Lincoln, cf. ivi, pp. 143-145, che – in realtà – fu emissario dei “verdi” per, poi, dire che gli “invisibili” che governano si riuniscono tra i …. Bilderberger, ivi, p. 160 e sgg.! Eh no, eh no! Questi son grossi errori davvero. Bisogna sempre tornare alla – fondamentale! – strutturazione “a tre livelli” esposta da S. Hutin illo tempore, che poi si è riportata, “in soldoni” come suol dirsi, in un vecchio post. La massoneria fa parte del primo livello, tuttavia vi sono delle logge che si “aprono” al secondo livello: perché non si può esser schematici, ed evidentemente vi son dei “luoghi” dove i livelli si toccano … In queste logge si può esser contattati, “si conosce e si viene conosciuti” come suol dirsi. Ora, i Bilderberger sono una tipica associazione “di secondo livello” che si apre sul primo livello – si può essere invitati –, e così determinate logge massoniche. Su ciò qualcosa se ne sa, per quanto l’incomprensione dominante renda tutto complicato, e quindi qualsiasi **cosiddetta** “rivelazione” viene sempre percepita per mezzo di spesse lenti distorcenti, così difendendola, di fatto. Non vi è alcuna possibilità di risvegliare le masse, per cui si può dire che: “il mistero è in piena luce” sotto gli occhi di tutti … è che mancano gli occhi! Per tornare al tema, sulla relazione tra il secondo ed il primo livello, qualcosa se ne sa; la parte davvero, e realmente, “misteriosa” si è la relazione tra il terzo ed il secondo livello: il “caso Trebitch-Lincoln” appartiene a tal livello.  

In ogni caso: per il lato “rosa” - in certa misura - ci siamo; per il lato “verde” mancano anelli molto importanti: dobbiamo leggere in quest’ultima allusione un riferimento alla “7 t.” …? oui …

Sicuramente questi pochi appunti – frutto in realtà di lunghe ricerche – saranno sottovalutati, e passeranno per del cosiddetto “complottismo” e varie isterie collettive: bene così. Poi, anche lo stesso modo di scrivere non facilita, ed dunque si dirà: “ma che cosa vuol dire tutto questo?” al che si risponde: idem. Va bene così. Infatti, non ci si può attender nulla di meno, data la temperie mentale dominante praticamente ovunque.

Qual è “il” problema, per cui tante volte si è giunti a quasi che “il cavallo di ricorsa” entrasse – metaforicamente – nel (metaforico) Palio (del mondo) …? Che “rosa” e “verdi” non siano riusciti a trovare un accordo, non parlo di “Unità trascendente” al di là di ognuno d’essi – che non può esistere nel campo “contro i.” –, ma di unità pratica, d’unità d’intenti. Quando l’avranno – definitivamente – raggiunta (tale “unità pratica”) il mondo lo saprà poiché avranno raggiunto quel che tanto stanno cercando da qualche tempo a questa parte …

[9] Meridiano scelto: dal 13 ottobre 1884 è Greenwich, ma il meridiano originale passava per Parigi! Vi sarebbe di che dirne, non so se potremo ritornarvi su. Solo un’osservazione, per ora: mentre il “Meridiano 0” - degli eventi esteriori - è Greenwich, quello interiore - al contrario! - è rimasto Parigi, per l’esattezza – symbolicamente – Saint-Sulpice, laddove, al suo interno, vi è la rose ligne, la “linea rosa” che segna il Meridiano – symbolico!, ché quello effettivo però passa poco fuori dalla chiesa stessa – “interiore” del mondo. Vale a dire che ogni evento, che avviene “sotto Greenwich” esteriormente, in realtà va visto “sotto St.-Sulpice” in effetti! Ma ciò - a sua volta – vuol dir che, dal 1884, il “vero senso” degli eventi è stato mascherato, dalla fine del XIX secolo, è avvenuta una “mascheratura” dei veri obiettivi, che vengono presentati con una “distorsione d’occhio” … Per capirne davvero le fattezze, quindi, occorrerebbe – sempre – far sì che tale “distorsione” sia riassorbita. Peraltro, et termino costì con considerazioni che potrebbero portarci lontano assai, detta rose ligne passa – ma guarda un po’ – per Rennes-le-Chateau … Anche qui: simbolicamente, ché quello reale passa poco fuori detta località e precisamente laddove VI ERA la tomba di N. Poussin, oggi trasportata in Roma: la si può vedere nella Basilica di san Lorenzo in Lucina. Peraltro – e non certo per caso – Lucina era una dea romana, di probabile origine etrusca, dunque preromana, ma che veniva identificata con Giunone, la quale, a sua volta, poteva essere identificata con la Dea bianca. Ed il - sì caro (a Verne) - “cerchio” così si chiude … Sul meridiano “rosa” cf. S. SPERANDEO, Il serpente rosso, cit. pp. 136-137. Più che “serpente rosso” direi … rosa!

[10] P. NEGRI [cioè A. REGHINI], “L’ANDROGINO ERMETICO E UN CODICE PLUMBEO ALCHEMICO ITALIANO” in Introduzione alla magia vol. I, Edizioni Mediterranee, Roma 2012, prima ed. 1971, pp. 297-320. Va precisato – e questo non è privo d’importanza! – che per “magia” s’intende, in tali 3 voll., NON il mero “compiere” cosiddetti “prodigi” – vi è anche questo, però anche –, ma una “scienza dell’ ‘Io’” inteso in senso superiore, NON come io individuale, cioè. Inoltre, interessante in ivi, la “PREMESSA”, ove si legge: “La materia raccolta nei presenti volumi è stata originariamente pubblicata in una serie di fascicoli, sotto il titolo  di «Ur» dal 1927 al 1928, e di «Krur» nel 1929. Le tre annate apparvero già in volumi col titolo complessivo di Introduzione alla Magia quale scienza dell’Io e la presente deve considerarsi come la seconda edizione aggiornata di tale opera collettiva. Rispetto al testo originario, le differenze consistono nel fatto che non si è creduto opportuno ristampare alcune monografie, che nel frattempo sono state sviluppate o aggiornate in libri degli stessi autori, libri facilmente riconoscibili e che ognuno può trovare. Inoltre certe monografie sono state sostituite da altre dello stesso indirizzo […]. In ossequio al principio, che nelle scienze tradizionali è l’insegnamento che conta, non la persona di chi l’espone, anche in questa redazione è stato mantenuto il criterio dell’anonimia dei collaboratori»”, p. 5, corsivi in originale. Bene: data iniziale: il 1927 = ben 99 anni fa! Ora, in tutto questo tempo non è apparso nulla di paragonabile! Attenzione, NON parlo di studi monografici – ce n’è a iosa –, né di punti di vista particolari, relativi ad una determinata “forma tradizionale” oppure a questo o a quel membro specifico della “determinata ‘forma tradizionale’” ma, invece, sto parlando d’una VISIONE COMPLESSIVA; e, dicendo questo, SO BENISSIMO dei profondi LIMITI del “Gruppo di ‘Ur’” … et tuttavia! Tuttavia nessuno c’ha manco provato! Che dico: non gli è proprio passato “pel capo” come avrebbero detto in quel tempo! “Nessuno! Nessuno! Nessuno!” Zero, in poche parole. La dice lunga … “Che tristezza!” Chuang-tzu avrebbe affermato … Nulla di più di tali piccole cose ci dice tanto sulla nostra reale situazione, sul pianeta Terra, nei primi decenni del XXI secolo d.C.!

[11] Molto bella la copertina di questa vecchia edizione, cf.

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