Ante fatto: l’incidente di Gurdjieff, del 1924 – 102 anni fa, ormai –, che gli rese impossibile di portar avanti la sua idea dell’ “Istituto” e senza dimenticarsi che: “Non sappiamo cosa avvenne tra Gurdjieff ed Ouspensky che portò alla loro separazione nel gennaio del 1924 [cioè nello stesso anno], quando Gurdjieff stava partendo per l’America [dove sperava di poter rivitalizzare la sua idea d’ “Istituto” ma, per una serie di motivi – il suicidio di Orage, sul quale contava,e l’incidente aereo di un senatore americano, su cui contava per aver un appoggio – di nuovo un incidente! –, impedirono la realizzazione dell’idea], ma è assai probabile che avesse qualche attinenza con il denaro, nei confronti del quale Ouspensky era molto suscettibile e Gurdjieff non aveva il minimo scrupolo [come si sa dall’Appendice al testo della “seconda serie”]”, J. G. BENNETT, Gurdjieff. Un nuovo mondo, Ubaldini Editore, Roma 1981, p. 179, corsivo mio, mie osservazioni fra parentesi quadre. Questo fu per lui un periodo molto difficile, che portò alla decisione di chiudere il Prieuré e però …: “Alcune allusioni che fece più tardi confermano l’opinione che la decisione di chiudere l’attività dell’Istituto [cioè il Prieuré] non fu dovuta unicamente al suo debole stato di salute. Parlava del suo incidente di macchina come fosse la manifestazione di un potere contrario al suo scopo, un potere con cui non poteva competere. Decise che doveva cambiar tutti i suoi piani. Disse testualmente: “Poiché quando ero nel pieno delle forze e della salute non ero riuscito all’atto pratico ad introdurre nella vita della gente le verità che recano giovamento e che io avevo spiegato loro, devo allora, ad ogni costo, riuscire a farlo sul piano teorico prima di morire”. Questo fu scritto nel 1934, esattamente al termine del suo periodo di scrittore [dopo reiniziò l’attività d’insegnare, ma come fatto privato in un piccolo gruppo, e non più “apertamente” in un “Istituto” che dava pure pubbliche manifestazioni, quelle che, al tempo, l’avevano reso famoso, tra l’altro], sicché si presume che rappresenti la sua ponderata opinione personale”, ibid., corsivi e grassetti miei, mie osservazioni fra parentesi quadre.
Va precisato che, anche sul piano teorico, riuscì fino ad un certo punto – in modo parziale, cioè –, ciò per vari motivi, non ultimo quello che alcune cose sarebbero potuto essere malintese, quindi potenzialmente abusate. Tranne la “seconda serie” – scritta bene, in modo chiaro –, la prima serie (la terza, s’è detto, è solo parziale) fu costretto a riscriverla pari pari, tutta daccapo, per renderla più complicata, sempre nell’ambito di pensiero dove l’esser troppo espliciti espone ad un potenziale tradimento – e anche travisamento – del pensiero stesso.
Altro antefatto: abbiam visto come G. dovette, nella metà degli Anni Trenta del secolo scorso, abbandonare le sue ultime speranze di rivitalizzar l’Istituto con fondi ed appoggi americani, ovviamente non più con sede al Prieuré com’era stato negli Anni Venti, perché il Prieuré stesso era stato chiuso, come s’è brevemente accennato.
“Gurdjieff dovette affrontare la caduta definitiva ed irrevocabile del suo progetto di fondare un Istituto. Può darsi che abbia pensato di tornare a Tashkent e di ricominciare […]. L’informazione proveniente dall’ambasciata sovietica, secondo cui non sarebbe stato autorizzato ad insegnare [pur potendo tornare: attenzione], chiuse quella porta. La morte del senatore nel quale aveva riposto le sue speranze gli ricordava minacciosamente i suoi incidenti, nonché la morte di Orage avvenuta poche settimane prima, proprio quando anche costui era in procinto di ritornare da Gurdjieff. Tutto sottolineava la necessità di prendere una grande decisione [un po’ come oggi …]. Ai fini della nostra valutazione del collegamento di Gurdjieff con i Maestri di Saggezza, è molto importante che noi sappiamo se andò o no a consultarli, prima che smettesse di scrivere e riprendesse ad insegnare”, ivi, pp. 232-233, corsivi e grassetti miei.
Detto questo, veniamo al punto: il parallelo con la situazione attuale, FATTE LE DEBITE DIFFERENZE. Nel senso che anche noi – OGGI – viviamo questa fase d’incredibile “bassa marea” mentale, che, peraltro – poiché s’è detto di Plutone “out-of-bounds” (cioè “fuori” dai “limiti” del Sole, vale a dire: dell’eclittica) – continuerà e si accrescerà inevitabilmente.
“Da quanto Gurdjieff disse una o due volte nel 1949, sembra che nel 1935 [NB perché ciò è “di supporto” ad alcune osservazioni fatte da G. Galli!] effettuò una visita in Asia (lui disse “Persia”, il che potrebbe comprender il Turkestan [NB]). Dovette trattarsi d’un viaggio breve, con lo scopo presumibilmente di consultare persone di cui aveva fiducia a proposito della fase successiva della sua vita. Ai primi del 1949 [NB la data], durante una cena, disse che una fase critica della storia umana era cominciata quando Hitler era salito al potere e ch’egli era stato costretto ad aspettare finché non fosse diventato chiaro il modo in cui l’umanità avrebbe reagito. In Life is Real Only Then, When “I Am” [e cioè la “terza serie”, frammentaria] vi accenna come ad un momento di massima tensione periodica in relazione alla terra. In Beelzebub’s Tales [la “prima serie” cioè] la legge cosmica della tensione periodica viene vitata diverse volte, specie nel capitolo intitolato “Russia”, dove si dice che essa è “uno dei due fattori che determinano guerra e rivoluzione”. Gurdjieff attribuì la sua inazione esteriore allo stato generale del mondo, ma mise in rilievo che lo stesso stato che nella gente desta un “bisogno di libertà” è anche il più favorevole per autoperfezionarsi”, ivi, p. 233, corsivi in originale, grassetti miei, mie osservazioni fra parentesi quadre.
Ed ora – dopo siffatta lunga introduzione – veniamo al punto:
“La situazione mondiale tra il 1934 e il 1939 fu una delle più insolite della storia; né popoli né governi avevano voglia di esaminare la situazione quale essa era in realtà [pare oggi!]. La religione decrebbe fino al suo livello più basso: l’opportunismo negli alti gradi e l’indifferenza nel laicato formavano una caratteristica comune alla religione cristiana, al giudaismo, all’islamismo, al buddismo e all’induismo [ed anche a tutte le altre: dunque come prima, idem]. Lo stesso lavoro di Gurdjieff si trovava nella sua fase meno attiva […]. Lo stesso Ouspensky abbandonò la speranza di stabilire un nuovo contatto con la fonte dell’insegnamento di Gurdjieff”, ibid., corsivi e grassetti miei, mie osservazioni fra parentesi quadre. In realtà, continua Bennett. G. stava preparando una nuova fase, ma molto più intimistica, più chiusa e più privata, l’ “espansione” rimaneva legata al solo testo de I Racconti di Belzebù, secondo Bennett. Il che è vero. Anche. Ma NON dobbiamo affatto sottovalutare l’osservazione sull’ atmosfera – MENTALE – dell’epoca, che si è ripresentata oggi, su di “un’ottava inferiore” per parlar di problemi, musicali …
Andrea A. Ianniello