In relazione al precedente post, cf.
https://associazione-federicoii.blogspot.com/2026/01/piu-volte-condiviso-parti-di-questo.html
Cf.
G. de SANTILLANA – H. von DECHEND, Il Mulino di Amleto, Adelphi Edizioni, Milano 1983.[1]
Anche cf. ivi, in nota.[2]
Andrea A. Ianniello
[1] “In Il Mulino di Amleto, - CITATO QUI SOPRA - Santillana e Dechend intesero temerariamente recuperare la sapienza pre-storica dell’umanità attuale, quella che l’epoca delle forme tradizionali dalle quali tutti veniamo e che oggi si sono incrinate, grazie alla modernità, per sempre, già bramava come necessario ritorno alle origini. Platone stesso biasimava la perdita dell’antica conoscenza della quale non rimangono che preziose “reliquie, i frammenti e le allusioni sopravvissuti al violento attrito dei tempi” (Santillana-Dechend: Il Mulino di Amleto, Adelphi 1983, p. 409).” [Da: FIRFIS, corsivi in originale, grassetti aggiunti]
Cosa “di solito” SUPER DIMENTICATA, OGGI …
[2] “[2] Anche stare sull’Elburz è significativo; Elburz è forma tarda di Alborj, il corrispettivo persiano del monte Mêru indù, dove simbolicamente ha sede il Centro del mondo. Tra l’altro, l’ Elburz persiano è lo stesso della più alta cima, l’Elbruz, del Caucaso, catena dove c’erano le “Porte Caspie” dell’antichità, dove Alessandro Magno costruì il muro per fermare le stirpi di Gog e Magog. Alessandro Magno (Surah XVIII del Corano) costruisce il muro, “uno dei grandi temi delle tradizioni popolari medioevali, mantenuto vivo e pauroso dall’improvvisa comparsa delle orde mongole. Dice la leggenda che Alessandro aveva fatto costruire delle porte di ferro nei valichi di montagna e che la mostruosa genia degli Unni, spargendosi sulle sconfinate pianure dell’Asia, era stata tenuta a bada dal suono di trombe proveniente dal passo, che significava la presenza di un conquistatore apparentemente immortale, l’ eroe ’bicorne’ di guardia ai passi.
Ma improvvisamente le trombe avevano taciuto, e un nano dell’ orda s’arrischiò a salire fino al passo e lì trovò la porta abbandonata. Le trombe erano soltanto arpe eolie, ridotte al silenzio da una tribù di gufi che vi aveva nidificato” (G. de Santillana - H. von Dechend: Il Mulino di Amleto, Adelphi 1983, pp. 371-372).” [Da: Idem, corsivi in originale, grassetti aggiunti]
Trovò la “porta” ABBANDONATA come la Fortezza Bastiani ch’è – di fatto – incustodita, SALVO alcuni, pochi, rimasti, del tutto insufficienti. E un pugno di Tartari poté così prenderla. È scritto.