giovedì 25 maggio 2023

1923-2023 – “100 anni fa”, 1

 

 

 

 

 


 


 


 


 


 

Esattamente cent’anni fa … «Nella rivista “Krur”, diretta da Julius Evola, nel 1919, viene pubblicata, a firma Ekatlos, una “Relazione” dal titolo La Grande Orma: vi si narra che alla fine del 1913 “cominciarono a manifestarsi segni che qualcosa di nuovo richiamava le grandi forze. Nel solstizio d’inverno, in un sepolcro romano era stato rinvenuto uno scettro avvolto in una benda: vi son tracciati i segni di un rito, d’allora in poi svolto per mesi per evocare, scrive Ekatlos, ‘forze di guerra e forze di vittoria’. La guerra immane che divampò nel 1914, noi la conoscevamo. L’esito lo conoscevamo. L’uno e l’altra furono visti là dove le cose sono, prima di essere reali”», G. GALLI, Hitler e l’esoterismo, OAKS Editrice, Sesto San Giovanni (MI) 2020, p. 64, corsivi in originale, grassetti miei. Il passo è presente nella serie “GRUPPO di UR” – originariamente del 1928, poi rivista e riordinata in seguito, in varie edizioni, poi con ristampe successive. Il passo si trova in cf. EKATLOS, «LA GRANDE ORMA»: LA SCENA E LE QUINTE in Introduzione alla magia, a cura del “GRUPPO di UR”, vol. III, Edizioni Mediterranee, Roma 2006, p. 380, con la stessa data del 1913, ma con qualche piccolo cambiamento, che sarebbe interessante da sottolinearsi.

In nota si legge: “Relazione trasmessaci nel 1929 e che qui si pubblica a semplice titolo di documento”, ibid., grassetto e corsivi miei. Vuol dire che la redazione non “prende partito” né a favore né contro quel documento: sia dunque ben chiaro questo punto. La seconda parte del passo che, poi, nel 1919 Galli cita direttamente (quella sulal guerra del 1914), non sta, nel vol. III del “GRUPPO di UR” a p. 390, ma invece a p. 381, la pagina successiva (ora non so se, dell’articolo del 1919, Galli abbia legato i due passi o si trovavano nella stessa pagina già sin dall’inizio: non sono in grado di controllarlo; il significato della cosa, però, NON CAMBIA: darsi alle centinaia, migliaia di MINUZIE del “nostro” tempo NON CAMBIA i significati ESSENZIALI, che lezione per i nostri contemporanei!!).

Ma continuiamo a leggere: “Più tardi. Dopo la Marcia su Roma [del 1922]. Fatto insignificante, occasione ancor più insignificante: fra le persone che rendono omaggio al Capo del Governo, una, vestita di rosso, s’avanza, e gli consegna un Fascio. Le stesse forze [“risvegliatesi” nel 1913, questo intendeva questo chi scriveva] vollero questo: e vollero il numero esatto delle verghe e il modo del loro taglio e l’intreccio rituale del nastro rosso; e ancor vollero — di nuovo il «caso» — che l’ascia per quel Fascio fosse un’arcaica ascia etrusca, a cui vie parimenti misteriose ci condussero”, ivi, p. 382, corsivi in originale, mie osservazioni fra parentesi quadre.

In nota si legge: “Il fatto fu ripreso in un comunicato che p. es. si può trovare sul «Piccolo» di Roma del 24 maggio 1923, ove si può leggere appunto che nel fascio offerto «l’ascia di bronzo è proveniente da una tomba etrusca bimillenaria che ha la forma sacra … Alcuni esemplari simili son conservati nel Museo Kircheriano. Le dodici verghe di betulla secondo la prescrizione rituale sono legate con strisce di cuoio rosso, che formano al sommo un cappio per potervi appendere il fascio come nel bassorilievo della scala del Palazzo Capitolino dei Conservatori»”, ibid., corsivi in originale, grassetti miei. Ed ecco, siamo esattamente cent’anni fa …

Che voglio dire”? Niente di specifico. “Sincronicità”, solo “sincronicità”, tutto qua. It’s sincronicity, baby…!

Si andrà “in cerca” di qualche altra “sincronicità”,sempre in relazione al 1923, cioè cent’anni fa. Come ho detto in un commento: pare che il 1923 sia stato un anno importante, nel “lato occulto” della storia. Sembra esserlo – ma per motivi molto ma molto diversianche questo 2023 …

Si prepara, si semina …, e si raccoglie …


 


 


 

@i


 


 

 

mercoledì 10 maggio 2023

Rarità biblio

 

 

 

In relazione al post, cf

https://associazione-federicoii.blogspot.com/2021/06/von-sebo.html, ecco la copertina del testo: 


Copertina di: R. von SEBOTTENDORF, La pratica operativa dell’antica Massoneria turca, a cura di F. Tiboni e A. Boella, Editrice Il Delfino, Torino 1980. Von Sebottendorf - al secolo Rudolf Glauer, figlio di ferroviere - nacque il 9 novembre del 1875, sì, quel 9 novembre, come il dì del putch di Monaco, 9 novembre 1923 (un 9 novembre “cadde” il famoso “Muro di Berlino”), cioè un secolo esatto fa. Sempre nello stesso anno - che, dunque, significa molto per “l’occultismo” - Crowley lasciò l’ “Abbazia” (pseudo abbazia!) - di “Thelema” - precisamente nel maggio di cento anni fa, esatti! -, cacciato dal governo fascista dellepoca, e, sempre cento anni (1923), morì il (spesso sottovalutato) “mentore” di Hitler: Dietrich Eckart, al quale - non certo epr caso, dunque - sono dedicate le ultime parole nel Mein Kampf hitleriano. Tra l’altro, D. Eckart era nato un 23 di marzo (ma del 1868) . . . Ricordiamo pure l’esagramma n°23, dell’ I-ching [Yijing], e facciamo, così, “en plein” . . .

 


@i




 

 

martedì 9 maggio 2023

Appendice al post precedente

 

 

 

 

 

Appendice al link precedente, cf

https://associazione-federicoii.blogspot.com/2023/05/frammento-8-la-russia-e-come-il-baccala.html

 

 

 

Copertina di ALEKSEJ N. TOLSTOJ, Pietro il Grande (romanzo), Edizioni e/o, Roma 1986.
Si noti che antenato di Tolstoj era Lev Tolstoj, lo scrittore famoso, non solo, ma un Tolstoj, lontano avo suo, era stato collaboratore di Pietro il Grande, fra gli homines novi dei quali si servì lo zar.







Andrea A. Ianniello




 

 


 

 

Frammento 8 (“La Russia è come il baccalà, …”)

 

 

 

 

 

 

 

Durante il suo soggiorno a corte, Abraham, «il negro di Pietro il Grande» [in nota: “Tal è il titolo di un romanzo incompiuto di Puškin, dedicato al suo avo”], ha fatto anche lui la conoscenza col bastone, la dubina, dello zar. Ma questo genere di correzione non è solo riservato ai familiari di Pietro. Spesso egli convoca nella sua camera qualche eminente funzionario di cui ha da lamentarsi, e là, senza testimoni, lo picchia col bastone. Esser bastonati da Sua Maestà non è una disgrazia; la sanzione, esse4ndo segreta, confina con un favore. Uscendo dalla camera, il paziente s’impettisce e finge di aver partecipato ad un colloquio confidenziale della più alta importanza. Talvolta Pietro incarica uno dei suoi favoriti a sostituirlo. […] Durante la campagna di Persia, si avventura la notte fuori dalla tenda, picchia di santa ragione proprio il suo uomo di fiducia Volynski, che nell’oscurità ha scambiato per un altro; infine si accorge dello sbaglio, scoppia a ridere e dice: «Non importa, meriterai un giorno o l’altro ciò che hai ricevuto oggi; non avrai che da ricordarmi che sei già stato pagato» [la fonte e dalle Memorie del principe Golytzin]. Queste violenze sono dovute senza dubbio al carattere irascibile del sovrano, ma corrispondono anche alla sua concezione del modo di governare la Russia. Un giorno scorge tra le mani di un capitano di vascello un libro che costui cerca di nascondere; getta uno sguardo sulla pagina e legge: «La Russia è come il baccalà; se non è battuto e ribattuto, non se ne fa niente di buono». E allorché il capitano si vede già sul tavolaccio, lo zar sorride e dichiara: «Tu fai letture utili; avrai una promozione». Nella sua mente, la dubina è riservata a coloro che ama e che egli corregge per il loro bene. Gli altri son destinati ad un trattamento più severo. Non è raro che, dopo aver lisciato ben bene un familiare, lo inviti a pranzo lo stesso giorno. È il balsamo sulla ferita”, H. TROYAT, Pietro il Grande, Rusconi Libri, Milano 1986, pp. 265-266, corsivo in originale, mie osservazioni fra parentesi quadre. “Certi eccessi gli sono ispirati invece dal desiderio di ridere e di sorridere. Così, il 30 aprile 1729, egli fa suonare le campane a martello e risvegli di soprassalto gli abitanti di San Pietroburgo, i quali, credendo si tratti d’un incendio, si precipitano nei luoghi del presunto sinistro, e si trovano davanti ad un fuocherello acceso per ordine dello zar. I soldati che attizzano le fiamme dicono loro ridendo che si tratta di uno scherzo di Sua Maestà”, ivi, p. 270.

 

 

 

Andrea A. Ianniello

 

 

 

 


Copertina di  H. TROYAT, Pietro il Grande, Rusconi Libri, Milano 1986.