mercoledì 4 marzo 2020

Un piccolo particolare, di 25 anni fa … Ma in QUESTO momento lo “SI” sta “implementando” …

























Quelle che seguono sono frasi di 25 anni fa (1995)! Poi facenti parte della sua riedizione: un libro uscito, in edizione inglese, nel 2002, in quella italiana nel 2005, cioè quindici anni fa ormai.
Dunque alcune cose vanno corrette: il punto è che non si attende una “replica” del nazismo, ma invece: quelle forze che stavano dietro il nazismo, ritrovano una diversa presentazione, non più la replica di Hitler (tipo “Lui è tornato”, il film), ma uno “Hitler hippie”; sì, vi era questa tendenza nel nazismo.
Ricordiamo il culto della natura.
E ricordiamoci che Hitler era astemio e vegetariano: la prima cosa – astemio – era necessaria perché era una sorta di medium. Anche lo stesso Evola ammise che c’era la possibilità che Hitler fosse come un medium, di un tipo, però, molto particolare, ma che fosse tale comunque.


Ma veniamo a questo passo.
Va precisato che l’autore citato è specializzato nella ricerca dei nazisti rifugiatisi nel Sud America, e narra delle sue, davvero fortunose, vicende nel corso delle sue ricerche in Cile, il Cile della fine degli anni Settanta … Occorre inoltre precisare che proprio la prima metà degli anni Novanta del secolo scorso furono gli anni nei quali s’iniziò a parlare di questi temi in maniera molto più diffusa, ma questo dimostra solo che “certe cose” hanno radici profonde … un tal “piano” comincia proprio a prendere forma specifica con la seconda metà degli stessi anni, per mezzo di un “cambiamento di livello”, cioè quando decisero – tali forze, tali gruppi – di uscire dalla “clandestinità” dei piccoli gruppi, delle conventicole – ch’erano proprie di quel tempo –, gruppi che “guardavano la fiamma” salvaguardando i “semi” e il retaggio ricevuto dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale.
Lo scopo era l’uscire dalla clandestinità per poter presentare una forma, per l’appunto, “presentabile” (non solo: recepibile da parte del cosiddetto “grande pubblico”), di un qualcosa le cui radici la gente comune – né la stragrande maggioranza dei politicanti o del “ceto colto” (comunque denotato) – è in grado di poter vedere.
Da tal punto di vista, quel che “si diceva”, in quel tempo, è, dunque, tutto vero, solo che ha preso delle forme ben diverse: chi si attendeva la mera ripetizione di forme passate è risultato deluso. Dopo di ciò, pian piano si è avuta una crescente “emersione” di “certe” tematiche, a livello di “opinione pubblica” cosiddetta.
Lo scopo? Lo scopo è abbattere la globalizzazione, questo è.
I mezzi? Sfruttarne le debolezze, della globalizzazione – processo caotico come pochi e sommamente ingestibile – per poter poi spingere il mondo nella direzione che stiamo esperendo[1]. Ed epidemie varie non possono che favorire una tale direzione. Che, poi, anche costoro siano usati è ovvio, e neanche costoro sono in grado di potere vedere … Ma questo è un altro discorso.
Veniamo al passo in questione: sono le conclusioni del libro, prima del resoconto della disavventura vissuta dall’autore in Cile, che, per sua grandissima fortuna, si sarebbe risolta bene.
“Se dopo tutto quanto si è detto nelle pagine precedenti ancora si dubita che Hitler fosse il leader di un culto (e che il Partito nazista fosse un culto [e non si vede grossa comprensione di tutto ciò, ancor oggi, e chiaramente il Partito nazionalsocialista era il culto dell’individualità di Hitler il quale – a sua volta – era al centro del vero culto, nel senso quasi di “setta”, come s’intende tal termine di “culto” in inglese]), probabilmente è perché ha avuto tanto più successo di tutti gli altri. Più acuto, più pragmatico e più carismatico della maggior parte di leader occulti [vero, e qui si chiarisce che l’autore citato intende per “culto” quasi una settaoccultistica”], arrivò al momento giusto in una Germania che soffriva l’umiliazione della sconfitta nella Prima guerra mondiale, che pativa una grave crisi economica e che vedeva i paesi confinanti annettersi i suoi territori. La sensazione di subire un assedio, che così spesso prelude all’adozione di un culto [ma guarda un po’, ma guarda …], era già ben viva prima che Hitler entrasse in scena e promettesse il paradiso sulla Terra a coloro che erano disposti a morire per la causa. Alla resa dei conti, le uniche milizie di cui si fidava (in particolare dopo l’attentato del 1944) erano le nere ss di Himmler [cioè i veri “aderenti” al culto], l’ ordine scelto ideato su un modello esclusivamente pagano – oltre che anticristiano e antiebraico –, una casta sacerdotale [o parodia di essa …] che a Wewelsburg, una sorta di Camelot nietzschiana, doveva ricevere il Santo Graal ariano, P. Levenda, Satana e la svastica, Oscar Mondadori, Milano 2005, p. 322, corsivi miei, mie osservazioni fra parentesi quadre[i]. Ma questo per il passato: l’incomprensione del “culto”, in realtà, ha segnato, tuttavia, tutte le vicende post Secondo conflitto mondiale, veniamo a quanto scriveva Levenda, e si ricorda che l’originale del libro è di ormai ben venti cinque anni fa …
Se  l’Occidente perdesse completamente la fiducia nei suoi rappresentanti [frasi di venticinque anni fa eh, tra l’altro non è necessario che perda fiducia “completamente”, vi è una soglia al di sotto della quale la fiducia sociale non può sostenere la società stessa, per cui basta si raggiunga la soglia minima e si vada appena un pochettino al di sotto e la reazione si potrà porre in moto facilitata da un catalizzatore], nei suoi organi politici e giudiziari [lo spettro dell’ “anomia”], ecco che questa patetica manciata di culti sparsi sul territorio darebbe vita a un nuovo Messia [stavolta non “occulto”, come invece fu per il “caso Hitler” … chi ha orecchie per intendere, intenda] e gli americani [ma è vero dovunque in Occidente, questo va detto, e potenzialmente in tutto il mondo, a giudicare dal successo dei capi politici “neonazionalisti”] – molti dei quali non credono nemmeno che l’Olocausto sia avvenuto, anche se sanno che cos’è [dati recenti, del 30 gennaio di quest’anno, dimostrano che gli italiani che non credono che l’Olocausto sia mai avvenuto (pur anch’essi “sapendo cos’è”) in 15 anni, dal 2004 al 2019, quand’è stato fatto il sondaggio (l’anno scorso), son cresciuti sette volte, passando dal 2,7 al 15,6] – abbraccerebbero un leader di culto di cui non si è mai visto l’eguale [qui Levenda, pur non rendendosi davvero conto della portata di quel che dice, ha un’ intuizione notevole, forse per le sue lunghe ricerche su “certi” gruppi: una sola cosa va, però, corretta, che, cioè, non si può trattare, né si tratterà, d’una “riedizione” di Hitler, e i vari “gruppi” che credono alla mera “riedizione”, o alla “vendetta”, stanno, in realtà, lavorando per “qualcos’altro”, ed è questo qualcos’altro che sta cercando di “dare vita (si noti questo termine)” ad un “leader di culto di cui non s’è mai visto l’eguale”, leader di “culto” che, però, come Hitler, avrà un ruolo pubblico, e cioè non dirà mai apertamente le sue intenzioni, come Hitler, ma presenterà, di nuovo come Hitler, un volto pubblicoaccettabile”]. Il panico millenarista di fine secolo [ridiamo di esso, oggi, perché era solo un prodromo] farà nascere culti apocalittici [questo c’è stato, ma molto meno di quanto sospettabile] che prometteranno la salvezza a spese del resto dell’umanità [questo è venuto, sì, ma non come “culto ‘apocalittico’” ma come dottrina (pseudo) politica, cioè neonazionalista, il vero problema sarà proporre la salvezza “come tutta l’umanità”, deduzione: il pericolo dev’essereglobale” …]: un processo di autoselezione che comprenderà eletti e non eletti [ma per fare questo la “razza” sarà sufficiente??, non credo]. Gli odi razziali saranno manipolati e sfruttati da tutti i contendenti [questo è successo, e succede ancora], perché sarà più facile discriminare sulla base di caratteristiche oggettive, come il colore della pelle, che sulla base di valutazioni filosofiche, politiche o religiose [che c’abbiano tentato e ci tentino, è chiaro, che, però, sia così è un errore: il gran cambiamento è stato il lasciare il terreno strettamente razziale per giungere a quelloculturale”, lato sensu inteso: questocerte” forze hanno attuato, senza essere vistecapite dai “globalisti”]. […] Segni e premonizioni diranno della venuta di un Uomo Nuovo, un Messia al quale si dovrà obbedire per evitare un’imponente distruzione [ecco la chiave di volta: “per evitare un’imponente distruzione”, questo è il punto vero]. E la gente – confusa, amareggiata, arrabbiata, impaurita [si noti che l’ iter è stato esattamente questo: 1) confusione, 2) amarezza da delusione per la globalizzazione, 3) rabbia, la fase post 2010, 3) ed ora: la paura, anche grazie a certe concomitanze naturali, il virus] – piegherà la testa e accetterà l’inevitabile [questa è la reazione la più probabile possibile: basti vedere il consenso del quale godono politicanti neonazionalisti mediocrissimi]. Rinuncerà a essere libera per sempre per sentirsi protetta nell’immediato [basti vedere le recentissime vicende sul virus: è una reazione normale, prevedibile: bisogna vedere chi la usa, chi la piega per i propri interessi, e quali siano tali “interessi” …]. E l’inferno, ancora una volta, sarà colmo di gioia segreta, ivi, pp. 322-323, corsivi miei, mie osservazioni fra parentesi quadre. E non sarà, per niente, la “copia” di Adolf Hitler: di questo possiamo star certi.









Andrea A. Ianniello









[1] Pur con lotte intestine che hanno portato a questa situazione, cf.








[i] “Chi interpreta il nazionalsocialismo solo come un movimento politico non ne sa praticamente nulla. E’ più che una religione: è la determinazione a creare un uomo nuovo. Adolf Hitler”, in P. Levenda, Satana e la svastica, cit., p. 299, maiuscoletto in originale, corsivi miei. La fonte della frase di Hitler è: J. C. Fest. Hitler, Rizzoli editore, Milano 1974 ed edizioni seguenti.  

















martedì 3 marzo 2020

La fine della globalizzazione
























Hitler aveva tratti che – oggi – noi diremmo di tipo “new age”, è un fatto questo, non lo dico io. Era vegetariano ed astemio, ed amava la natura e gli animali. Di certo più della maggior parte degli uomini li amava.
Tutti i profughi potenzialmente venienti in Europina non potranno esser messi da nessuna parte: i “sovranisti” faran casini e gli ottusi “globalismi” sogneranno di stare in un mondo che non c’è già più.
Come si è detto, in tempi non sospetti, il Nwo è finito: cf.

Matematico – ed anche questo è stato detto– che la “soluzione” sarà un ulteriore procedere nella direzione della malattia sociale che fa imploder il mondo … In quanto le strutture del mondo globalizzate son sotto stress, i voli aerei, il turismo, ecc. ecc., insomma quel mondo di “turisti e terroristi”[1] sta prendendo una legnata epocale, il famoso “cigno nero” che qualcuno tanto evocava è giunto, cioè l’imprevisto che scompagina i calcoli e le previsioni fatte solo in base a ciò che c’era nel recente passato, estrapolando tendenze in atto ma con zero consapevolezza di fattori non previsti che possano scompaginare le proiezioni stesse.


La fine dell’epoca di “turisti e terroristi” è anche la fine dell’ homo secularis (R. Calasso[2]). Ma non si “tornerà alla religioni”, come tanti ottusi pensavano. Quindi? Quindi “altro” … chi ha orecchie per intendere, intenda.

Volevo solo togliermi qualche “sassolino dalla scarpa”, come suol dirsi … In realtà, non siamo in presenza di un puro “cigno nero”, di un evento del tutto imprevedibile, tipo un asteroide, non di quelli sempre evocati e mai caduti e che rientrano nel genere cosiddetto “catastrofico”, genere che ha un ruolo, invece, più o meno “securizzante”, ma è un cigno “grigio”, e cioè si sapeva sarebbe venuto – poiché la globalizzazione è strutturalmente fragile, in quanto tale, se ne facciano una ragione – ma non si sarebbe potuto prevedere la forma che tale crisi dei fattori strutturali, costitutivi, fondanti, organizzanti, costruenti quel che si è convenuto chiamare “globalizzazione” avrebbe potuto prendere. Quest’è tutto. I contrari alla globalizzazione, come me, ma non nazionalisti – siamo due gatti – se lo son sempre atteso un momento del genere. Che quindi è giunto, nelle forme meno attese, ma questo – la forma, non la sostanza – era l’aspetto imprevedibile, cioè non che sarebbe venuto ma che forma, che aspetto avrebbe rivestito: per questo parlo di cigno grigio, nero bianco. Per quanto son sempre stato contro la globalizzazione, che ha preso forza dopo la cosiddetta “fine del comunismo”, non ho niente a che spartire con i “sovranisti” che, anzi, non possono che peggiorare la situazione nel qual mentre si pretendono “soluzione” ad essa: ne son la dis-soluzione, l’anti-soluzione, il contrario della soluzione. Né alcunché ho a che partire con i no Euro di nuovo conio, pur essendo sempre stato contro l’Euro, ed ho posto in rete i vecchi scritti contro l’Euro. Infatti, si può esser contro qualcosa da punto di vista molto differenti.  
Personalmente non o mai fatto proprio quel detto che recita: il nemico del mio nemico è mio amico, perché è un detto dell’epoca di prima della globalizzazione, che non può misurare in modo adeguato il cambiamento avvenuto, cambiamento che ha confuso le acque, ha confuso la distinzione stessa di “amico” e “nemico”, e cioè ha alterato – irreversibilmente – la “categoria del politico” (C. Schmitt) in quanto tale.
La realtà è che la fragilità della globalizzazione era sotto gli occhi di tutti. Non si è rivelata perché ha goduto di un lungo periodo di bonaccia. Questo non toglie che la cosiddetta “soluzione” sarà l’ andare ancor più sulla via dell’iper tecnologismo[3], che è il tallone d’Achille della globalizzazione stessa.
E si giungerà – che gli auto nominati “sacerdoti” del neoliberismo e della globalizzazione se ne facciano una ragione – al punto in cui si dovranno dare i soldi direttamente alla “gente”, con sistemi digitali, ed ognuno sarà inevitabilmente schedato – ma per favore: non uscitevene con la Stasi!, né colla Gestapo eh!, son fenomeni diversi, non è detto che chi ti “scheda” lo faccia per le stesse ragioni …  – quindi si va verso quel “certo” quadro …
Ed anche di questo se n’è qui parlato, come di una “dystopia”[4]  cosiddetta …








Andrea A. Ianniello
























lunedì 2 marzo 2020

“Va considerato che …”





















Va considerato che, finché ci son terremoti, pesti o epidemie varie, o catastrofi economiche, siamo ancora **nella storia**, ergo **non siamo** nell’apocalisse ma solo nella “poca lisse”, molto poca – oh nella storia di morbi tremendi ce ne son stati tanti – e non è mai venuto alcun “anticristo” da questi morbi o in seguito ad essi –: consolatevi – se vi può consolar …

Il che significa, visto il panico che c’è stato: l’epidemia sottile ci va forte, l’esperimento ha successo, e si tenga conto che ciò avviene per un virus che non va sottovalutato, ma che è ancora gestibile nella sostanza.

Pensate se venissero gli “Ufo” … se si manifestassero.

Questo per dire i soliti: “non ‘ci’ dicono la verità” …

Beh se anche la dicessero – posto che la conoscano, e mica questo è certo (come sostiene J. Vallée non è così, e neanche i centri decisionali sanno con che cosa davvero abbiano a che fare …) –, chissà cosa succederebbe, “laggente” ha dimostrato le sue fortissime capacità di **panico** … Ed anche questo non era imprevedibile affatto …  





@i








PS. Piccolo particolare, di nessuna importanza: l’ “apocalisse” può avvenire se e solo se la storia sia “finita”, probabilmente non è chiaro ciò … La storia deve “terminare”, perché si abbia “la” cosiddetta “apocalisse”, e non solo la “poca lisse” …
Il mondo ha conosciuto epidemie tremende – basta studiarsi la storia – e non consta che alcun “anticristo” si sia manifestato. Di conseguenza non son questi gli “indicatori” della “sua venuta” cosiddetta, se vogliamo usare questo termine.
In una parola, l’ Apocalisse di Giovanni è un libro pericoloso, basta fare un piccolo errore interpretativo, o basta trascurare un piccolo particolare, in apparenza di scarsa importanza, e subito l’interpretazione devia[1].









[1] Su Tali temi, cf.
Ora quest’ultimo richiede, sì, che le strutture sociali siano “implose” – e ci siamo assai vicini o sempre più vicini – ma non ogni sociale “implosione” può dare quell’esito. Ergo vi è dell’ “altro”, e la chiave di volta è proprio nel comprender bene o per davvero questo “altro”, appunto …