venerdì 31 marzo 2023

Fra 7

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tra gli esoteristi che hanno condiviso questa visione delle forze sottili che operano nella storia possiamo sicuramente annoverare René Guénon (cfr. ad esempio Le Règne de la Quantité et les Signes du Temps)”, A. ORLANDI, Genius familiaris, Genius loci, eggregori e forme pensiero, Stamperia del Valentino, Napoli 2019, pp. 48-49, nota a pie’ pagina n°24, corsivi in originale, grassetti miei.

 

 

 

 

 

 

Andrea A. Ianniello

 

 

 

 

 

domenica 26 marzo 2023

In primo luogo … [“Repetita juvant”]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Veniamo al “nocciolo” della questione, scusandomi se dovrò semplificare dei “nodi” complessi, ma occorre pur venire a certi “snodi” fondamentali, oggi.

 

In primo luogo, Guénon **NON È** un “tradizionalista”, come lui stesso dice nel cap. XXXI (“Tradizione e tradizionalismo”) de Il Regno della Quantità, per cui – prima cosa – occorrerebbe prender sul serio ciò che un autore dice di sé stesso: legittimoDEL TUTTO legittimo – il non esser d’accordo, ma illegittimo attribuirgli cose che lui stesso rifiutava.

Seconda cosa: Guénon non è mai stato “l’oracolo di Delfi” e poteva dunque aver suoi limiti umani, ma occorre sempre distinguere ciò che proveniva dai princìpi e ciò che veniva dall’ “individualità R. Guénon”, ovviamente ricordandoci sempre che una totale separazione È IMPOSSIBILE da farsi … piccolo particolare sgradevole quest’ultimo, ma rimane che son due “insiemi” differenti. Tra queste cose, di secondo livello – per così dire –, rientrava pure il fatto che Guénon non apprezzava “l’intellettualità slava”, per usare la sua stessa terminologia, cosa che a chi scrive non piace fare (intendo: lo scimmiottare la terminologia di Guénon). Può piacere o non piacere questo suo pensiero, lo si può accettare o non, tuttavia così è: sarà stato un suo punto debole – o magari potremmo anche esser d’accordo con lui, eh … –, come che sia: ogni scelta è legittima, massima libertà (vera), ma ogni scelta è anche sempre a carico di chi la fa e dunque non basta dire che “Guénon ha detto”. Siamo così giunti al cuore del problema: che Guénon è stato considerato “normativo”, quando lui stesso – e di nuovo: bisognerebbe prender sul serio quel che un autore dice DI SÉ – più volte affermava di non poterlo essere. Ve ne sarà stata una ragione, no? L’avrà detto tanto per dire, per schernirsi, “ma poi, in realtà …”, eh …? Eh no, niente “ma poi”, era così proprio.

Evidentemente anche lui doveva “render conto” ad “Altri”, quelli erano i limiti della sua “missione”, per niente al mondo avrebbe superato quei limiti. Ma si sa gli uomini come son fatti: essi non ascoltano … Per cui, Guénon è stato “arruolato” malgré lui meme – come dico – tante volte (1). Invece – prima cosa – dobbiamo accettare quel che un autore dice di sé stesso, come prima cosa, e non cercar d’usarlo per fini allogeni ad esso lui, FERMO RESTANDO che NESSUNO è “tenuto” ad “esser d’accordo” con Guénon. Ma in realtà tanti vogliono esser “d’accordo” con Guénon perché lo hanno eletto a “norma”, cosa che lui rifiutava: solo questo dà l’idea delle incomprensioni, gravi, che, ormai, si sono andate incrostando su tali temi! Molto meglio si dica: NON son d’accordo con quel che Guénon sostiene sul tal punto che, invece, si cerchi “d’arruolarlo” di qua o di là che sia. La legittimità del dissenso è ovvia, è chiao. L’alterazione, al contrario, è illegittima. Guénon non era – né può esserlo – “normativo” poiché NON si poneva su di un piano RELIGIOSO. Una religione, qualsiasi, ha un ruolo, piaccia o non, d’accordo che sia o non d’accordo che sia, “normativo” per un’intera società o un’epoca. Può naturalmente abusare di tal suo ruolo? Certo che può, e succede, ma sta di fatto che ce l’abbia questo ruolo, questa “funzione” (questo era il termine usato da Guénon), poiché si pone “verso tutti”, verso un’intera società, ruolo (“funzione”) che Guénon, anche formalmente, negava di avere. E questo perché si poneva su di un altro piano. La funzione che lui aveva era un’altra. Ogni altra discussione che non parta da questi fatti, è futile; peggio, porta fatalmente ad incomprensioni.

 

Questo però ci porta direttamente alla questione della “contro iniziazione” (contro i.), senza dubbio un punto – ma davvero e realmente – “oscuro”, NON del “tradizionalismo”, ma della “TRADITIOtout court, ovvero elle meme …, dunque dell’opera di Guénon lui meme … Infatti, è tale questione che si nota, “in filigrana”, dietro tutte queste varie operazioni di “arruolamento”, come le chiamo: l’ incomprensione della contro i., sta tutto qui.

Qui è il “motore” – la forza nascosta – dietro le varie forme d’incomprensione, che si sono manifestate (forme che, ahi noi, continuano a manifestarsi) CON ed IN quest’ “arruolamento magré lui meme” di cui sì è brevemente detto qui su.

A questo punto, voglio qui citare un passo – che avrò riportato decine di volte (altrove), ma Repetita juvantproprio da un’opera dello stesso Guénon: “il vero esoterismo dev’essere oltre le opposizioni che si affermano nei movimenti esteriori agitanti il mondo profano, e, se questi movimenti son qualche volta suscitati o diretti invisibilmente da potenti organizzazioni iniziatiche, si può dire che queste ultime dominino quelle senza mischiarvisi, in modo da esercitare ugualmente la loro influenza su ciascuno dei partiti contrarii”, R. GUÉNON, L’esoterismo di Dante, Editrice Atanòr, Roma 1976 (2), p. 24, corsivi e grassetti miei. Ciò vale per il “mondo dell’ i.” COME per quello della “contro i.”, esattamente vale uguale, anche se le due forme (o “funzioni”!) NON sono affatto uguali! Ma proprio per niente! Solo che le modalità di “azione” specifica sono simili, ecco il punto depistante!

Questo perché, diceva lo stesso Guénon, la contro i. NON È “una creazione ‘solo’ umana” (non vi è, quindi, “qualcuno” che “s’inventa” un’ “iniziazione” o una “religione”, che si alza il mattino di buon’ora e dice(va) “mamma’ famme ‘o zzabbajone che m’aggia ‘nventa’ ‘na nova religgione”), ma invece la contro i. “viene dal mondo dell’ i.”, viene da quel mondo, per deviazione che vada oltre un certo limite, fino alla sovversione vera e propria.

Di qui l’idea di tanti che il mondo “iniziatico” sia tutto “male”, ma nemmeno qui le cose sono così semplicistiche: le cose non funzionano così. Più vicini al vero coloro i quali si siano resi conto della presenza di un “qualcosa”, di una quantità “nascosta”, di un’ “incognita ‘X’”, che CONDIZIONA OGNI “DECISIONE” REALE, al di là – o al di qua! – di ogni “parere” di “esperti” più o meno veri o più o meno presunti che siano, e si son resi conto che questo “qualcosa”, in realtà ed in effetti, ha “l’ ultima parola” su sempre più cose nel mondo. Se trattasi di persona seria, lascia e si dà quindi “a vita privata”, come suol dirsi (o “all’ippica”, si diceva un tempo …). Sennò è solo un pupazzo (un “pupo”, dicono i siciliani), qualunque cosa creda o dica. Stop.

Ogni altra discussione “is futile” (“few tile”) …

Rimane però, per tornare al passo di Guénon appena citato, che le modalitànon i fini – sono simili, tra le due funzioni esaminate: PERTANTO (cioè: di conseguenza, deduzione dalla premesse di Guénon, che uno che dice di volerlo “seguire” dovrebbe accettare, ma sappiamo quante volte ciò NON accade!), pertanto la contro i., ben lungi dallo “sposare” UNO dei “partiti in lizza”, STA “da” tutt’e due le parti. Il che, a sua volta, NON SIGNIFICA, non vuol dire che – a volte, a seconda di fini che il “profano” ha enormi difficoltà solo anche ad ammettere, non dico a “concepire” – la contro i., per sue motivazioni, sta di più da una parte che dall’altra. Ma mai da una parte sola. Finché non emergerà “come tale” … E che vuol dire questo? Vuol dire, vuol dire… Ci devi rifletter su seriamente, senza però “abboccare” agli pseudo quadri e scenari e alle pseudo “soluzioni” che vengono “fornite” oggi.

Se la contro i., dunque, stesse da una parte sola, sarebbe un partito DEL mondo PROFANO (cioè appartenente al “mondo profano” stesso!), dunque non sarebbe “oltre” le opposizioni proprie a questo mondo, dunque non sarebbe la “contro I.”, ma sarebbe solo uno dei partiti che oggi son in lizza NEL MONDO: non sarebbe dunque “oltre” questo mondo ma sarebbe semplicemente originata da questo mondo perché sarebbe solo parte di una delle “opposizioni che si affermano nei movimenti esteriori agitanti il mondo profano”, per dirla con Guénon; il che va contro la DEFINIZIONE STESSA di contro I. … E dunque non può esser così, e difatti non lo è … Chi la pensa diversamente, semplicemente, non ha capito che cosa Guénon effettivamente intendesse con il termine di “contro i.”, ecco tutto.    

 

 

Andrea A. Ianniello

 

 

 

 

(1) Per esempio nella (pessima) ultima edizione di Crisi del mondo moderno, di R. GUÉNON, Edizioni Mediterranee, Roma 2015, dove si tenta una “conciliazione” fra Guénon ed Evola, che “non leva e non mette”, quando invece sarebbe stato più proficuo capire le ragioni della differenza, che, sì, si esplicita in certi temi, ma perché ci sta? E, soprattutto, cosa significa, cosa implica – come conseguenze – una tale differenza? Tutte questioni molto più interessanti che uscirsene con deboli “conciliazioni” che, alla fin fine, non sono mai conciliatorie. Per esempio, il contrasto sulla Massoneria era “spia” di altro, dove nessuno dei due negava la degenerescenza della Massoneria, ma non eran d’accordo quanto alle sue motivazioni (della degenerescenza massonica) così come sulla sua estensione. Ora, d’accordo come non d’accordo che si sia, tant’è, così stanno le cose. Peraltro, da questa divergenza derivavano scelte – anche “politiche” – differenti, e siamo così al punto …! Nella Massoneria vi è la contro i.? Sì. “Dunque” la Massoneria a “è” la contro i.? No. Le cose NON SONO così semplici. Si applichi questo ragionamento a tante, ma tante cose che oggi sono “tacciate” di contro i., e si comincerà dunque ad avvicinarsi al nòcciolo della questione. Non vi è un’ “organizzazione iniziatica” che sia “del tutto”, completamente “la” contro i., che “s’identifichi” con essa tout court, ma, invece, quest’ultima “prende ricetto” IN varie “organizzazioni iniziatiche” la cui degenerescenza sia oltre un certo livello – come “prende ricetto” IN “sette” che versano in uno stato simile [PS] – SENZA che si possa (NÉ che si debba) identificarle (NÉ le “organizzazioni iniziatiche” le “sette”) con la contro i., intesa come tale, elle meme … Vi è uno “scarto” che contempla in sé tutta l’ “oscurità” della questione scarto che non si può ridurre alla “questione del giorno” salvo perdere di vista il “centro” della questione stessa.

 

 

(2) Vi è l’edizione più recente, dell’Adelphi, Milano 2001, che si può controllare, il passo si trova (ovviamente) sempre nel cap. III. Assai significativamente, in quel cap., Guénon parlava dei Rosacroce …, della differenza fra chi è (dei Rosacroce) “ritornato in ‘Asia’” e chi è “rimasto” (ed abbiam visto che qui si ha UNA delle radici OCCULTE, “profonde”, della “deviazione moderna” ed UNA delle DUE COMPONENTI PRINCIPALI della contro i., a buon intenditor …). Dal punto di vista di chi scrive – dunque nient’affatto “normativo” ma solo e soltanto una sua opinione, riflettente un determinato “interesse” –, questo è uno dei testi più significativi dell’intera opera di Guénon, e, tra l’altro, un dei primi che ebbi modo di leggere illo tempore. Ma è l’opinione di chi studia il Medioevo, dunque “partigiana”, dunque va segnalata solo come un punto di vista e nulla di più importante. Vi è però la componente ORIENTALE di tale “deviazione”, oggi divenuta ben altro (e ben peggio), sulla quale – qui vi è un altro tema di perenni polemiche “al riguardo” dell’opera di Guénon – è in USO glissare: altro grossissimo errore. Anzi, è vero che le radici profonde della contro i., poiché antiche, PREMODERNE!, vengono da ORIENTE, non da Occidente, ma in Occidente si sono installate, venendo a dominare, nascostamente, chiaro. Poi, “dal nascosto al palese”, per cui dovranno venir fuori costoro: ma che vuol dire? Sì, “lo dice Guénon” (quanto detto è il “succo” di quanto lui scriveva sull’ “A.”), ma che vuol dire, alla fin fine? Vi è un senso … Cercatelo, comprendetelo, a che serve ripetere “a pappagallo”? A niente … Lo stesso accade per la questione dell’ “illusione”, non si parla dell’illusione COSMICA, che ci sta, ma di quella “sociale” o “collettiva”, che NECESSITA di quella cosmica, ma quest’ultima non necessariamente implica quella sociale …

 

 

 

 

[PS] Cf.

https://associazione-federicoii.blogspot.com/2023/03/30-anni-fa-ripubblicazione-di-un-post_24.html 

A buon intenditor