“In questi anni, in qualsiasi parte d’Europa ci si trovi a conversare, […[ il discorso […] lascia trasparire un profondo avvilimento. Appare subito evidente che tutti, uomini e donne, sono preda di un panico che dalle nostre parti non si per più visto dagli inizi del Medioevo. In una sorta di cieco invasamento, li vediamo tuffarsi nel loro terrore, di cui esibiscono i timori senza pudore alcuno. Assistiamo ad una gara di spiriti che discutono animatamente se sia più opportuno fuggire, nascondersi o ricorrere al suicidio, e che, pur godendo ancora della completa libertà, già congetturano con quali mezzi e astuzie sarà possibile accaparrarsi il favore della plebaglia non appena questa si sarà impadronita del potere. Con raccapriccio ci accorgiamo che a nessuna bassezza costoro non darebbero il loro assenso se gli venisse richiesto. Eppure non mancano tra loro uomini sani e vigorosi, con una bella corporatura da atleti. Viene da chiedersi a che giovi tanto sport. Ebbene, questi uomini, oltre che pavidi, sono anche temibili. L’umore balza in essi dalla paura all’odio dichiarato non appena si accorgono che le stesse persone che poco prima incutevano timore mostrano ora qualche segno di debolezza. Siffatte congreghe non s’incontrano soltanto in Europa. Dove l’automatismo guadagna terreno e si avvicina alla perfezione, il panico si fa ancor più tangibile: in America, ad esempio, essa trova il terreno che gli è più congeniale, e si diffonde lungo reti più veloci del fulmine. Già è un indice di angoscia il sentire le notizie più volte al giorno: la fantasia si dilata e, girando vorticosamente su se stessa, finisce per paralizzarsi. Tutte quelle antenne su città gigantesche fanno pensare a capelli che si rizzano sul capo, sembrano evocare contatti demoniaci. Naturalmente l’ Est non fa eccezione. […] Il rozzo meccanismo della politica non è l’unica fonte di tanto timore. Oltre a quello esistono innumerevoli altre forme di angoscia, che implicano tutte quell’ insicurezza che si appella incessantemente a medici, messia, taumaturghi. Tutto, infatti, può dar adito al timore. E’ questo, inequivocabilmente, più di qualsiasi pericolo materiale, il segno premonitore del declino”.
E. Junger, Trattato del ribelle, Adelphi Edizioni, Milano 2009, edizione originale 1990, pp. 46-48, corsivi miei.
Notevolmente simile all’ “Europa” di oggi, nevvero?
@i
https://associazione-federicoii.blogspot.com/2025/10/not-born-to-be-wild-but-has-become-wild.html
[cancellato]
Solo che siam ben oltre il “declino” ma nella fase del capo reclino ...
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Cf.
http://associazione-federicoii.blogspot.com/2015/03/nuovo-medioevo-tuttaltro-che-nuovo.html,
e cf.
https://associazione-federicoii.blogspot.com/2017/11/ottobrata-ex.html,
nota n.14. [post non cancellato]
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