venerdì 2 gennaio 2026

Una frase del “Mencio” e “Ch’i” [di quest’ultimo è un’altra traslitterazione, oggi più in uso, quella di: “Qi”, in giapp. “Ki”]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per meglio comprendere il misticismo di Mencio, leggiamo la conversazione tra un discepolo e il Maestro (Mencio, II a, 2). Il discepolo chiede a Mencio in che cosa sia specialista e questi risponde: ‘So ciò che è corretto e scorretto nel parlare, sono in grado di coltivare il mio Hao Jan Che Ch’i’. L’interlocutore chiede il significato del termine e Mencio replica: ‘E’ il Ch’i, supremamente grande, supremamente forte; se coltivato senza impedimenti, allora pervade tutto tra Cielo e Terra. E’ il Ch’i, attuato combinando rettitudine e Tao [la Via, la Verità]; senza questi sarebbe debole’.

Nei tempi antichi, il termine Hao Jan Che Ch’i compare unicamente in questo contesto; più tardi, in seguito alla crescente influenza di Mencio, venne frequentemente adoperato. Lo stesso Mencio afferma che ‘è difficile dire’ che cosa precisamente voglia dire (Ibid.)”[1].

 

 

Andrea A. Ianniello

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 



[1] Fung Yu-lan, Storia della filosofia cinese, Oscar Mondadori, Milano 1975, pp. 65-66, corsivi in originale.

Anche utile può essere questa frase di Sri Ramana Maharishi, cf.

https://associazione-federicoii.blogspot.it/2017/06/frase-di-ramana-maharishi.html 


 

 

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