giovedì 1 gennaio 2026

Riguardo al presente anno ... (link)

 

 

Cf

https://associazione-federicoii.blogspot.com/2025/02/riguardo-al.html 

 

 

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17 commenti:

  1. Il “nodo” rimane quello, rimane là “Il Nodo di Gordio” Symbolico. Va’ dove ti pare, fa’ quel che ti pare: “Il Nodo di Gordio” rimane lì e intoccato! E nessuno vi è che lo tolga! Tanti anni fa vi era la canzone del gruppo Ultravox intitolata: “Fear in the Western world” (**1977**!)) col suo verso: “I can feel the fear in the Western world” … eran gli ultimi scampoli della stagione musicale detta “Punk” e, in seguito, lo stesso gruppo sarebbe rientrato in altri movimenti musicali dell’entrante epoca degli Anni Ottanta del secolo scorso: i nomi hanno poco significato qui, le cose significano invece … E, dagli Anni Ottanta del secolo scorso quella **paura** non fa che “accompagnare” l’ “Occidente” cosiddetto e si è diffusa in tutto il mondo in realtà … Dietro la reazione sbagliata ed isterica rispetto alla guerra in Ucraina vi è questa paura, che – come ogni paura – non fa che far commettere dei grossissimi errori di valutazione: mai agire sotto la paura, si sa.
    Che cos’è tale paura? È la “ paura dell’irreparabile” che cioè possa succeder un qualcosa che non può essere contrastato e controllato: questo è in poche parole, la vedi che trascorre per le cancellerie, per i quartier generali militari, nell’economia e, in pratica, per ogni dove … A partire dagli Anni Ottanta del secolo scorso si è cominciato a sentire la paura che potesse accadere – si sentì a partire dai “sinistri scricchiolii” della “Crisi Systemica” **degli Anni ‘70** –, che potesse avvenire l’ irreparabile: sta tutto qui. Tutte – ma dico tutte – le scelte che, d’allora in poi, sono state fatte dal conservatorismo systemico più **ottuso** delle storia **nascono** da **questa** paura.

    Ma ecco il paradosso – apparente – che abbiam visto funzionar benissimo durante questa fase della guerra in Ucraina: quelli che vogliono “preservare” IL SYSTEM in realtà sono quelli precipitano la crisi, poiché invece di sedare, cioè “contenere” la “crisi sistemica” (Wallerstein. **1 9 9 5** !! [e della quale sui s’è detto varie volte, in questo blog intendo]), ne diffondo l’infiammazione cronica … mentre chi appare “attentare” alla – supposta! – stabilità sistemica ne sta costruendo il prossimo stadio, ed dunque dandogli (al “System”) una, seppur breve, “nuova” vita. Tutte cose che qui, su questo blog, si conoscevano dal 2014, tal blog – **non** casualmente – cominciando infatti l’anno precedente, cioè nel 2013 … “Tout se tient” dicheno lè fransè …
    Le anti-élite al comando – in particolare in Europa (cosiddetta) – confondono la stabilità con l’immobilismo del loro perdurare - “sine die” (cosiddetto) … Al contrario, un Systema **storico** che voglia **davvero** perdurare *D E V E* saper modificarsi e “modificarsi” NON vuol dire il permanere “sine die” di una classe dirigente formatasi in epoche diversa, ma sapersi aprire ad altro, mentre, come ben si sa, l’entrare in Europa (cosiddetta) = accettare una determinata, specifica **ideologia** particolare, su questo non si transige. Ma ciò vuol dire che INTERI settori delle società europee permangono senza rappresentanza, cosa che costituisce un “vulnus” ed una chiara contraddizione sostanziale della tanto decantata democrazia, e che però non intacca il consenso poiché oggi quest’ultimo non si elabora più in via “politica” novecentesca.







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    1. Questa necessità di “saper modificarsi” secondo i tempi è un discorso che può farsi “pari pari” per il sistema delle relazioni internazionali, oggi crollato. Dunque due piani che s’intersecano e si relazionano **S E N Z A** risolversi l’uno nell’altro: il piano dell’ EFFETTIVA “tenuta” systemica, e quello delle classi dirigenti – spesso solo digerenti – al suo, apparente, spesso – comando.







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  2. Sul “Nodo di Gordio” cf. E. JÜNGER – C. SCHMITT, “Il Nodo di Gordio”, la prima parte (quella di Jünger cioè) cap. 4, Adelphi Edizioni, Milano 2023, pp. 18-19 …







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  3. Che dire? “Il cuore ha delle ragioni che la ragione non conosce” (Pascal) … Vero, a patto che per “cuore” – con R. Guénon – s’intenda **N O N** l’emozionalità ed emotività, bensì l’ **I N T U I Z I O N E** che va OLTRE la ragione pur **non** negando quest’ultima.
    Ecco la “nostra” risposta rispetto alla domanda “Che dire?” …

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    1. E alla domanda “Che fare?” qual è la “nostra” risposta? La “Crociata” (un termine peraltro **non** d’origine medioevale, poiché comincia il suo uso generale, generico, verso il XVI° secolo: si vede subito la sua relazione con la modernità …!, altro paradosso …) di Federico II … E che c’entra si dirà … Oh c’entra e centra, in quanto “IL” problema è – sempre – quello del **T A G L I A R E** il – SYMBOLICO – “Nodo di Gordio” per l’appunto … Tagliare che quindi è un “fare” non un “dire” … Peraltro, Jünger interpretava il gesto di Alèxandros ‘o mègas (l’ “omèga” …!) come un gesto “illuministico” dettato dal “dubbio” quando – **al contrario** – è il gesto di chi **decide** appunto “tagliando” il “dubbio” stesso!
      Decidere > incidere > “uccidere” nel senso del latino “occidere” da cui: “occasus” = il tramonto cioè la Discesa del Sole “in the Nether Regions” ovvero il “Sole Nero” del viaggio – “Symbolico” – del Sole “in” aldilà … (“Osiride è un dio nero” diceva qualcuno …)
      Questo è – OGGI! – il “taglio” del SYMBOLICO “Nodo di Gordio” …





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  4. I colori sbiadiscono e tutto diventa più accelerato, è semplicemente così che funziona: molti non se ne accorgono ma sappiamo benissimo che i nostri contemporanei per la grandissima parte sono come dei sonnambuli. Non stupisce affatto, insomma e differenza.







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  5. La “decadenza” è ancora “presenza” mentre (AL CONTRARIO!) LA “fine” è – PIENAMENTE! – “assenza” …
    Non siamo sufficientemente ancor assenti per sì dire …






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    1. Lo scopo **è** giungere all’ “irreparabile” …! Ma deve poter essere un “irreparabile” che “certe” forze possono cotnrollare.
      Per quanto paradossaale ciò possa sembrare, questo è “il” punto dirimente. Siamo sempre lì … quello è “il” nodo … e quello rimane.







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  6. Sempre sonnambulizzati dai device digitali, non si accorgono di quanto il - cosiddetto! - “nostro” mondo sia pericolante ...









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  7. “Tutto questo fa pensare ad un mito in evoluzione, il cui nucleo rimarrà lo stesso, mentre i dettagli sono ancora in fase di elaborazione”, L. PICKETT C. PRINCE, “La missione del Priorato di Sion”, Sperling & Kupfer Editore, Segrate (MI), 2006 (vent’anni fa ormai!), p. 109. E non vi era, in queste prima fonti dell’ “affaire” di Rennes-le-Chateau, alcun cenno ai merovingi … Il “mito” è dunque ancora in fase di modifica, nel momento in cui si scrive … Nel testo si dice che, se non fosse stato per la complicata messinscena – sullo stile dello spionaggio (cf. ivi, p. 152, sottocapitolo intitolato: “Una missione di menzogne”) – molti più ricercatori avrebbero visto *ben prima* la costruzione fittizia. Intanto, quegli anni persi han consentito varie operazioni d’insediamento e di “acclimatazione” delle pubbliche opinioni … quindi, dal loro punto di vista, sono state operazioni giustificate. Peraltro, gli autori citati – come anche tanti altri – sanno che il Priorato di Sion fu fondato solo nel 1956, settant’anni fa ormai!, ma il problema è **sempre stato** quello delle forze che l’hanno ispirato!
    Sui “compagni segreti” di de Gaulle, cf. ivi, pp. 225-227.
    Il punto di vista – non quel che han trovato che, in sostanza, è corretto – dei due autori è solo politico, in poche parole tuttavia, e qui vi è il punto debole. Le stesse organizzazioni di cui parlò Bizzarri, più massoneria “di frangia” cosiddetta, e, dietro, “martinisti” e Saint Ive d’Alveydre, ma molto malinteso, e cioè: gli “Stati Uniti d’Europa” questo vecchio sogno, che, oggi, stiamo vedendo mal realizzato, peraltro. Ma dietro vi è un’intenzione che ***non* è affatto** “politica” soltanto, meramente politica …






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  8. Come sempre, va ribadito che, se ci son commenti, essi fanno parte del post come un tutto. Se non ci sono, va bene solo il post. L’avrò ripetuto varie volte, ma va ribadito.

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  9. “**In ictu oculi: D’un sol colpo gli occhi** [sottinteso: *si apriranno*!], tradusse Eugène Canseliet [“Quand Sel Y Est”]. D’un sol colpo gli occhi si apriranno alla Gloria di Dio e si fermeranno a quella [la gloria] del mondo [“Sic transit Gloria Mundi” suol infatti dirsi]. D’un sol colpo il sole brucerà la paglia con quel fuoco che non s’estingue mai, e gl’occhi s’apriranno e gl’occhi si fermeranno.
    D’un sol colpo infine, a causa della colera celeste, un mondo vano s’affonderà, una nuova terra nascerà e gli occhi piangeranno e gli occhi supplicheranno mentre i figli dei Saggi renderanno grazie a Dio.
    Sic transit Gloria Mundi
    Lì 3 gennaio 1983
    J. L.”, J. LAPLACE, “Finis Gloriæ Mundi”, Archè, Milano **2025** - l’anno scorso -, p. 52, corsivi espressi con “”**-**”” e il gressetto con “*-*”, miei commenti fra parentesi quadre, traduzione di servizio poiché l’originale si è an frasè.
    Dalla Prefazione di Alexandre de Danann (un “nome de plume” come si sa) in ivi, p. 18 e sgg., vi è la lista delle ultime carte di E. Canseliet, fra di esse i riferimenti al dipinto “In ictu oculi” di Valdés Leal – presentato allegato al teso di Laplace – così come i riferimenti al “Trittico di Isenheim” di Grünewald ovvero quel dipinto un frammento del quale – guarda caso – sarebbe dovuto apparire nell’edizione del 2008 di “Pietre che cantano” lo studio più completo, non i vari “brani” pubblicato qua e là e che – lo studio del 2008 intendo – pare aver salvato chi scrive da qualche parte …
    Tra l’altro, questi ultimi asseriscono che l’omonimo “Finis Gloriæ Mundi” a firma di Fulcanelli – che fa riferimento, come il testo del qual hanno scritto la Prefazione, ad un dipinto di Leal (“Finis Gloriæ Mundi”[1]) –, edito dalla Mediterranee, Roma *2007*, non sia di Fulcanelli, cosa peraltro suggerita, tra l’altro, anche dal prefattore del testo del 2007, M. Bizzarri. Insomma, il testo del 2007 è “pseudoepigrafo” come suol dirsi; non ne discende sia tutto falso quel che ivi si sostiene, come paiono invece suggerir i prefattori del testo del 2025 che, tuttavia, è “filologicamente” ben più valido di quello del 2007, che permane dubbio. Tra l’altro, sia detto “en passant” …, nel testo del 2007 si diceva che l’Europa e gli usa si sarebbero sempre più distanziati: come sta poi succedendo … Ma, detto, questo, veniamo alle cose più importanti, che ci riguardano, proprio in relazione all’anno in corso


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    1. [1] Sul dipinto, citato qui su, sempre di V. Leal (1622-1690), intitolato: “In icto oculi” cioè “in un batter d’occhio” sarebbe a dire il “passaggio ciclico” – che però loro fanno molto più “rapido” di quanto sia effettivamente per il detto ciclo di 2400 anni – al termine del ciclo presente, per “passare” – “Passaggio delle Acque” – al ciclo “futuro” (rispetto a quello presente, chiaro!) vi è di che dir molto: prima cosa, a quanto pare – ma credo che ciò sia voluto da parte dell’autore – si “mescolano le carte” su “fine del mondo” e “diluvio”. Perlomeno – tuttavia – si è chiaro, e in modo limpido, sul fatto che la fine del mondo NON È la “fine della Terra” come spesso si pensa. È, come diceva Guénon, “la fine di **un** mondo” – o fine di **un** ciclo, ma MOLTO più grande di quello cui si fa, esplicitamente, riferimento nel testo (vedremo che si tratta di un’informazione data “confidenzialmente” per sì dir) –, e NON la “fine del mondo” per così dire “tout court” – an fransè mo’ cve vo’ – ovvero “fine della Terra” come tale, sua riduzione al pulviscolo cosmico: no! Su questo si è limpidamente chiari.
      Ma procediamo pian piano avanti.

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    2. A p. 40 della Prefazione, nella nota n.29 a pie’ p., si parla del ciclo di 12.000 anni del mazdeismo, diviso in 4 parti – uguali, si vederà (se si potrà chiaro) come questa questione dell’ **uguaglianza** delle differenti quattro “ère” del Cyclo generale sia decisiva, e sia “il” punto – di 3.000 anni ciascuna. Si sa che negli “Yugas” indù la durata delle differenti “ère” non sia uguale, ma discendendo nel corso del Cyclo stesso.







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  10. Altra osservazione nel testo si è che si parla della “calcinatio” finale della Terra in **questa** “fine” del cyclo: sì - oui - yes! E di tale “calcinazione finale” s’è detto qua e là nel corso del blog.
    Ma continuiamo.






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