domenica 11 gennaio 2026

Frasi 1 – del “‘nuovo’ anno” – che poi “ciò che c’è di ‘nuovo’” lo stiamo ancor aspettando … “On verra” (SI VEDRÀ …) – insomma, l’anno “nuovo” sa molto di “vecchio” – ma “chi sa” … “macchi s’ha” …

 

 

 

 

 

Ambrogio era stato un grande vescovo ed aveva pure posto il suggello alla conversione di Agostino, battezzandolo a Milano molti decenni prima. Ma in quella circostanza si era mostrato un po’ […] superficiale, come non aveva mancato di rilevare con la consueta perfidia Girolamo, scrivendo in qualcuno dei suoi infiniti commentari biblici che la contrario di Ambrogio tutti gli autentici eruditi avevano l’abitudine di chiamare i Goti piuttosto Geti che Gog e Magog. Flavio Giuseppe, lo storico degli ebrei, e qualche cristiano che simpatizzava un po’ troppo con loro, pensavano invece che si trattasse degli Sciti, una popolazione immediatamente fuori dell’Impero ed i cui costumi erano da tempo immemorabile considerati così selvaggi e inumani che erano sinonimo di empietà. A ben leggere la Bibbia, poi, si scopre che Magog è il nome di un nipote di Noè, figlio di Jafet. Ma il profeta Ezechiele lo considera il nome di una gente sconosciuta e terribile che assalirà Israele sotto al guida del suo re Gog”.

M. RIZZI, Anticristo. L’inizio della fine del mondo, Il Mulino, Bologna 2012, p. 59, grassetti miei.

Corretto – nonostante i gravi errori contenuti nel testo un passo del qual s’è riportato “quivi suso” – che l’apparizione dell’ “A.” – che NON È la “replica” di A. Hitler, attenzione! – segnerà l’ INIZIO della “FINE dei tempi”, attenzione, di nuovo!

Inizio della Fine. Inizio del Termine[1].

In ogni caso – in poche parole – le “stirpi di Gog e Magog” NON sono (erano) i Goti gli Sciti. alcun popolo specifico.

 

 

L’importante è che la conversione degli ebrei rappresenterà il segno del compimento dei tempi. Dopo esser stato annunciato [NB!] a tutte le genti, il vangelo finalmente convincerà anche chi per primo si era rifiutato d’accoglierlo e continua  a respingerlo con pervicace ostinazione. Per il nuovo Israele, la chiesa, il permanere del popolo ebraico costituisce un monito a non venir meno alla fede in Cristo e, al tempo stesso, un segno che il tempo non è ancora compiuto. […] Del resto, gli occhi di Agostino vedevano già compiute le parole della profezia che aveva annunciato: «Nel suo nome spereranno le genti». Infatti, si domandava Agostino con uno dei giochi di parole che utilizzava per sottolineare un passaggio importante, chi mai avrebbe potuto sperare che i popoli avrebbero posto la loro speranza nel nome di Cristo, quando […] i suoi stessi discepoli avevano perso la speranza che avevano appena incominciato a riporre in lui? Ciò che allora aveva sperato solo il ladrone sulla croce, ora lo sperano genti sparse per ogni dove […]. Con simili parole, Agostino concludeva l’affresco dei tempi finali, disegnato a partire dal minuzioso esame dei tanti dettagli raccolti dai testi sacri percorsi fin lì.

Si trattava di un messaggio […] destinato a durare anche se Roma sembrava cedere, mentre della conversione degli ebrei non si vede ancora traccia.

Abbiamo dunque appreso che durante quel giudizio o in prossimità di quel giudizio accadranno tali cose: la venuta di Elia il Tesbite, la fede dei giudei, la persecuzione dell’Anticristo [error evidente, ancorché giustificabile, visto i tempi: se – infatti – la “conversione dei giudei” avvenisse PRIMA di ciò che Agostino chiamava “la persecuzione dell’Anticristo” su COSA si baserebbe costui? Che senso avrebbe la “ricostruzione del Tempio” e il “porsi dentro” di esso? Non avrebbe alcun senso!], il giudizio da parte di Cristo, la resurrezione dei morti [che anch’essa deve avvenire PRIMA dello “Finale Judicium” sennò chi o cosa giudica Cristo?], la separazione dei buoni e dei cattivi [che avviene dopo il Giudizio che implica la resurrezione, a meno che non si parli del giudizio “comune” (ma NON di quello “Finale”!) dopo la morte corporale d’ognun di noi, ma tal giudizio è ben noto, dai tempi degl’antichi Egizi! Pertanto **NON** si parla della stessa cosa, PUR essendoci un’evidente affinità tra i “duo Judicia”], la conflagrazione del mondo e il suo rinnovamento [che a loro volta, per LOGICA, “debbono” avvenir PRIMA della resurrezione … dico per logica, ma non per cronologica …]. Si deve credere che tutti questi avvenimenti si verificheranno [e qui ci siamo]; come e in quale ordine [ed è “IL” punto vero, direi], sarà allora l’effettiva esperienza a mostrarlo [correttamente pensava così dopo aver proposto un’ “esegesi” della successione possibile, ma, come s’è visto, un’esegesi poco credibile come successione LOGICA, e NON cronologica], più di quanto ora [cioè ai tempi nei quali scriveva] l’intelligenza umana possa afferrare [nessun dubbio su questo punto] perfettamente. Ritengo tuttavia che avverranno nell’ordine in cui li ho elencati [ed è “IL” punto in cui NON funziona; il passo di Agostino qui riportato è da: La Città di Dio, cap. XX, 30, 5]”,

aggiungeva Agostino […]. In quel momento si concluderanno le vicende della storia, di questo mondo [TUTTO], dell’ intreccio delle due città [punto sul quale Agostino AVEVA RAGIONE: le “DUE” città – quella dell’ “uomo” e quella “di Dio” – SONO **effettivamente** intrecciate, in un modo INESTRICABILE, cosa che ciò che si è convenuto chiamare “gnostici” – sbagliando, perché si è costruita un’ “unità posticcia”, di “risulta” ed ex post, che ha posto assieme correnti, nella realtà storica, fra loro differenti, ed il cui unico punto comune si era che fossero “contro” ciò che si è convenuto chiamare – ma stavolta con molta più ragione – la “grande chiesa” –, cosa che, si stava dicendo, ciò che **si è convenuto** chiamare “gnostici” *non* potevano capire, poiché postulavano che una cosa del genere potesse accadere nei loro tempi, cosa del tutto impossibile; il processo di “fine dell’ Imp. Rom.” pareva – pareva solo! – dar loro ragione, ma non era così]. Gli restava ormai solo di scrivere due libri per illustrare il destino eterno dell’ una e dell’ altra [dove lui aveva più ragione, nessun dubbio], l’inferno per la città dell’uomo, il paradiso per la città di Dio [qui possiamo esser più sfumati … per mill’e una ragioni!].

Nel frattempo, grazie ad Agostino, l’Anticristo aveva trovato la forma e l’agenda definitiva con cui varcare le soglie del medioevo occidentale [ma qui vi è “un” problema di **non** piccola entità, fermo restando che davvero quella forma perdura sin oggi, ma è solo parzialmente vera NON alla luce del proprio raziocinio, quanto al contrario, alla luce – oscura e tenebrosa – dei tempi “FINALI” che “Si” vive … ]”.

Ivi, pp. 63-64, corsivi e grassetti miei, mie osservazioni fra parentesi quadre.

 

 

«… Dunque tu chi sei?»

«Una parte di quella forza che vuole costantemente il Male ed opera costantemente il Bene».

GOETHE, Faust”.

M. BULGÀKOV, Il maestro e Margherita, Einaudi editore, Torino 1967, 1991, 1996 (trent’anni fa esatti), in esergo al testo – dopo la Nota introduttiva –, corsivo in originale.

 

 

 

@i

 

 

 

[1] Terminus era un antico dio romano (“antiquus deus romanus” …), “Terminus (lat.) divinità romana protettrice dei confini (il nome terminus indica […] la pietra di confine e il confine stesso); fu introdotta nel pantheon romano dal sabino Tito Tazio. Aveva un sacrario sul Campidoglio, all’interno del tempio di Giove Ottimo Massimo; si raccontava che, quando questo tempio fu costruito, le altre divinità si ritirarono per cedere il posto al nuovo dio, tranne T.; ciò attesta sia il carattere sacro e inamovibile del segno di confine sia il vincolo tra Giove e T.[1], entrambi tutori del diritto. Si festeggiavano annualmente, in onore di T., i Terminalia, il 23 febbraio”, Antichità Classica, vol. II, “l’Universale” Garzanti Libri, Milano 2005, pp. 1411-1412, corsivi e grassetto in originale.

TERMINALIA Festa del Dio Terminus: si sacrifica una pecora alla VI pietra miliare della Laurentina, cioè verso Lavinio, città del padre Enea, in cui i consoli si recavano per sacrificare entrando in carica. È il Dio del confine di Stato ma anche del confine dei campi e della stessa casa, per cui in questo giorno aveva altresì un culto privato; il Tempio del Dio era situato entro quello di Iuppiter Capitolinus ed era ad esso preesistente: quando il secondo fu costruito, i presagi rivelarono che il sacello di Terminus non poteva esser spostato, per cui esso rimase all’ interno del recinto del nuovo Tempio. I confini assegnati dagli Dèi a Roma non possono essere spostati”, P. GALIANO, L’Armonia dell’anno. La sapienza del tempo nel Calendario di Roma antica, Simmetria edizioni, Roma 2007, pp. 30-31, corsivi e grassetti miei.  

 

 

 

 



[1] In ciò analogamente al mondo etrusco.

 

 

 

8 commenti:

  1. Importante capir bene che l’ordine degli eventi non è quello che Agostino - inevitabilmente **molto** lontano dall’oggi - reputava il più possibile.









    RispondiElimina
    Risposte
    1. Nondimeno qui si chiariscono molte cose al proposito della successione - logica e **non** cronologica! - degli eventi.







      Elimina
  2. Attenzione al prossimo equinozio, che dopo c’è la cong. Saturno-Nettuno al punto vernale, 0° Ariete. Credo intorno al 20 febbraio prossimo vi sia l’allineamento di Saturno-Nettuno al punto vernale, in Aries.







    RispondiElimina
  3. Il cap. qui su citato da Rizzi è contenuto in un agile libretto: Sant’AGOSTINO, “La fine del Millennio” (“La città di Dio” libro XX), Edizioni di red/studio redazionale, Como **1995**, in particolare il passo è in ivi, p. 94. Nella Prefazione (di C. Carena) si dice quando fu scritto “La città di Dio” cioè dal 413 al 427, per cui che Agostino avesse idee sue particolari, a tanta distanza di tempo, è più che giustificabile. Averne oggi, al contrario, lo è molto ma molto meno!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Veniamo dunque ad un “riorientamento” della successione di quegli eventi - **necessari** - dei quali trattò sant’Agostino, ribadendo che qui **non è in questione** la loro **necessità** quanto la loro successione, precisando ancora che si tratta di ordine **logico** ben più che meramente cronologico, un “riorientamento” che si mostra necessario per i tempi che “si” vivono.

      Elimina
    2. Veniamo dunque ad un “riorientamento” della successione di quegli eventi - **necessari** - dei quali trattò sant’Agostino, ribadendo che qui **non è in questione** la loro **necessità** quanto la loro successione, precisando ancora che si tratta di ordine **logico** ben più che meramente cronologico, un “riorientamento” che si mostra necessario per i tempi che “si” vivono. Allora – per usar gli stessi termini d’Agostino qui su – si ha: “la venuta di Elia il Tesbite”, “la persecuzione dell’ A.”, “la conversione dei giudei” – che implica *necessariamente* il *fallimento* della “terza ricostruzione” del “Tempio gerosolimitano”!! (e questo implica che già l’ “A.” vi si sarebbe “insediato” – che sia reale o “simbolico” tal insediarsi...) –, “la conflagrazione del mondo ed il suo rinnovamento”, “il giudizio ad opera di Cristo”, “la discriminazione tra buoni e cattivi”, “la resurrezione dei morti”. Ciò perché – secondo Agostino – quando si avrà “la resurrezione dei morti” o rianimazione del mondo cosiddetto “conflagrato” – usiamo per intenderci tal termine – già i “resurrecturi” saranno divisi tra “buoni e cattivi” e, dunque, a lume di logica, lo “Judicio Final” da parte del Cristo già si sarebbe dovuto compiere, in quanto i “resurrecti” già saran divisi in due campi, ben distinti tra le altre cose.
      Or tutto ciò “sufficit”? Nein! Nein! Nein!







      Elimina
    3. E perché “non sufficit” …? Perché la parte finale dello schema, mero schema, che traduce l’intraducibile, che dunque va visto “con beneficio d’inventario” come suol dirsi, in quanto la parte finale – “il giudizio ad opera di Cristo”, “la discriminazione tra buoni e cattivi”, “la resurrezione dei morti” – si è **una sola “cosa” in più parti divisa** per ragioni, appountop, logiche, d’esposizione. La realtà è che il mondo “passerà nel non manifestato” – non nel “Non Manifesto” assoluto, attenzione!, nel non manifestato in manifestazione corporea – e, nell’istante senza tempo (“In Ictu oculi” … “Chi ha orecchie per …”) *tra* i due cicli, si avrà lo “Judicio” con discriminazione annessa. Quando vi sarà la rianimazione, dunque, “già sarà fatto” tutto, in quanto stiamo “traducendo” in termini mortali cose che vanno al di là della ragione.






      Elimina
  4. L’equinozio del 21 marzo (vi possono essere piccole variazioni di data poiché l’orbita terrestre non è un cerchio perfetto) è una cosa, la cong. Saturno Nettuno al punto vernale (quello dell’equinozio di primavera, punto d’inizio di tanti computi calendariali) è altra cosa. Naturalmente il Sole, passando all’equinozio di “Ver” col suo transito, riattiverà la cong. “moderandola” chiaramente, poiché il Sole rappresenta un principio d’ordine dunque di “limes” …







    RispondiElimina