lunedì 19 luglio 2021

Noi **siamo** entrati …

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Noi entriamo in un’epoca in cui sarà particolarmente difficile ‘distinguere il grano dalla mala erba’, effettuare realmente quel che i teologi chiamano ‘la discriminazione degli spiriti’; ciò, per via di manifestazioni disordinate che s’intensificheranno e moltiplicheranno, ed altresì per via del difetto di vera conoscenza in coloro, la funzione normale dei quali dovrebbe essere di guidare gli altri, mentre oggi troppo spesso non sono che delle ‘guide cieche’. Si vedrà allora se, in tali condizioni, le sottigliezze dialettiche saranno d’una qualche utilità, e se una ‘filosofia’, sia anche la migliore possibile, basterà per arrestare lo scatenamento delle ‘potenze infernali’”.

R. Guénon, “La Crisi del mondo moderno”, Mediterranee **1972** (!), p. 160, corsivi miei.

 

 

 

@i

 

 

 

 

 

 

mercoledì 14 luglio 2021

Don Raimondo, 2

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Barone Andrea di Kempelen, canonico della cattedrale di Presburgo, durante un viaggio a Napoli (avendogli fatto credere i medici che avrebbe trovato sollievo alla malattia cronica di cui era preda, respirando l’aria di Pozzuoli) conversando familiarmente con l’autore, raccontò tra l’altro, che una volta un certo Mercante Giudeo che era al contempo Rabbino della Sinagoga di Costantinopoli, gli mostrò, in un nascondiglio segreto del suo studio, una specie di calice di vetro, con diverse parole ebraiche a spirale, peno d’acqua e con un bastoncino all’interno, che emetteva una piccola luce nell’oscurità. Toltone il coperchio, e fattane uscire un poco d’acqua, quella piccola parte di bastoncino che emerse, cominciò a gettare scintille e ad accendersi.

(…) allora (il Rabbino) gli dichiarò, che questo Fuoco Nascosto gli era pervenuto di mano in mano, in qualità di Capo della Sinagoga di Costantinopoli, da parte di un certo Rabbino chiamato Levi della Città di Gerusalemme, che era un uomo assai stimato per la sua scienza, e che era vissuto duecento anni prima; e che fu questo stesso Rabbino che fece ornare il vaso nel modo, in cui ora lo si vedeva, nell’intenzione di conservare questo fuoco con maggior sicurezza, e di onorare più decentemente la grande memoria, che rappresentava per la Nazione Giudaica. Il Sig. Barone gli chiese allora a quale memoria si riferisse: il Rabbino gli rispose che era quello del Fuoco Sacro, di cui i suoi beati Padri erano stati un tempo i depositari, e di cui i loro discendenti ebbero la sfortuna di essere privati; ma poiché i loro Antenati avevano per lungo tempo, e con dolore,  subìto questa disgrazia, in capo a qualche secolo Dio ispirò ad alcuni dell’ultima diaspora di ripararne in qualche modo il danno con l’aiuto di una così nobile scoperta, destinata a mantenere nella nazione Giudaica una viva speranza della venuta del Messia, simboleggiata dal Fuoco Nascosto. Questi uomini eletti non formarono che dodici di questi fuochi, di cui uno era quello conservato con tanta cura: fu così che il Barone ebbe la curiosità di domandargli dove potessero essere gli altri undici. Il Rabbino disse che egli sapeva solo delle particolari memorie, pervenutegli insieme al fuoco del Rabbino Levi, che uno era arrivato a un celebre Rabbino chiamato Isaac Abrabaniel, e che era andato perduto con tutti i suoi averi quando fu obbligato ad abbandonare Lisbona, per mettersi al riparo dalla furia del Re Giovanni II di Portogallo, che lo voleva vivo o morto; quanto agli altri dieci non poteva dirne niente di concreto, e che li credeva dispersi nei luoghi più diversi della Terra; una sola cosa era certa: tutti coloro che li avevano in custodia avevano sempre cura di affidarli prima della loro morte ad altri Rabbini, e specialmente a quelli, che erano tenuti in grande considerazione all’interno della nazione.   

Avendo finito il Rabbino il suo racconto, il Barone gli fece ancora due domande. La prima era al riguardo del danno di averne perduto uno, quello d’Isaac Abrabaniel. La seconda era se tutta la Nazione Giudaica fosse a conoscenza di questi Fuochi Nascosti. Riguardo alla prima il Rabbino rispose che ciò non contava niente. Non avendo mai pensato che potessero rimanere tutti e dodici fino alla fine dell’ultima diaspora. Alla venuta del Messia. A riguardo della seconda domanda disse che non era mai stato rivelato a nessun’altra persona; per questo era chiamato il Fuoco Nascosto”, RAIMONDO DI SANGRO Principe di Sansevero, Il Fuoco Nascosto in FUORI TEMPO – Scritti di Brummell – Pasquale De Luca – Dino Buzzati – Charlie Chaplin – Lichtenberg & Kraus – Raimondo di Sangro – Peppe Barra -Paolo Mantegazza – Jean-Paul Manganaro – Wodehouse – Dalì, Colonnese Editore, Napoli 1989, pp. 27-28, corsivi in originale, color rosso in originale. Si legge anche: “In occasione dell’apertura del numero trentadue in aggiunta al trentatré in via s. Pietro a Majella offriamo questo piccolo libro agli amici e a chi tangibilmente sostiene il nostro lavoro”, ivi, carta di guardia. Inoltre, quanto alla fonte del passo di Don Raimondo di Sangro: “La leggenda del Fuoco Nascosto è tratta da Dissertation sur une lampe antique … Napoli, Morelli 1976”, ivi, p. 59, corsivi in originale, grassetto mio. Si noti, da parte del Principe di Sansevero, l’uso della maiuscole, che c’è proprio in originale.  

 

 

 

 

 

 

 

Andrea A. Ianniello

 

 

 

 

 

PS. Per Don Raimondo, 1, cf.

http://associazione-federicoii.blogspot.com/2017/06/don-raimondo-e-federico-ii.html.

 

 

 

 

 

 

 

domenica 11 luglio 2021

‘La “DROMOCRAZIA” (P. Virilio) ha vinto la “DEMOCRAZIA”, IN FRANTUMI

 

 

 

“DROMOCRAZIA” (P. Virilio[i])] ha vinto la “DEMOCRAZIA”, IN FRANTUMI, ormai.

Ovvero:

IL PERENNE “STATO DI EMERGENZA” (Virilio, Idem) ‘GLOBALE’.

 

 

 

 

 

 

 

Ma è necessario – anche se impopolare – innanzitutto domandarsi: se si considera irrazionalista la rottura di una vetrina, è forse razionale la ‘non-rottura’ di una vetrina?

Se si considera irrazionalista la distruzione di un’automobile, è forse razionale la ‘non-rottura’ di un’automobile?

Il senso di queste domande non è provocatorio. Al contrario.

Si vuole affermare […] che la connotazione in negativo (ir-razionale) o viene fatta in relazione al suo contrario positivo (razionale) o non ha alcun significato (1).

 

 

 

 

Razionale” non ha senso, se, con tal termine, s’intende in qualche modo “buono”, e, di converso, ed all’ inverso, “irrazionale” significherebbe “cattivo”. Inoltre, vero, o si dà senso a qualcosa – e in modo positivo –, o il “giudizio di valore” che se ne trae non è che una petizione di principio. Ma, purtroppo, il “nostro” mondo vive delle rimanenza, nella degenerazione, senza fine, di queste categorie. Dunque un mondo senza significato, al quale molta gente – che non ha gli strumenti culturali per affrontare la deriva senza fine – reagisce chiudendosi, in un qualche modo. Tutto il comportamento contemporaneo è infatti dominato dalla rimozione e da varie di escapismo. Spesso rabbiose.

Sempre ottuse però …

 

E chissà se mai vedremo il redde rationem, il momento – al momento incomprensibile, inimmaginabile –, in cui si affronteranno – finalmente!! – questi “nodi” che si son andati accumulando in cinquecento anni, e passa. Ma il problema vero è che non passa!

Diceva J. Cage: “Qualsiasi tentativo di escludere l’ ‘irrazionale’ è irrazionale. Qualsiasi strategia compositiva totalmente ‘razionale’ è supremamente irrazionale” (2).

 

Cf.

https://associazione-federicoii.blogspot.it/2015/12/la-rovina-del-cash.html

 

Come ho detto altrove, cf.

https://associazione-federicoii.blogspot.com/2019/12/con-questultimo-post-credo.html (3),

speriamo che, dunque, con questo ed eventualmente il prox. Post, possasi, al fin, venire a cose **solo** di “piccolo cabotaggio” – come amo dire per i-scherzo. Com’era poi, peraltro, mia intenzione alla fine di due anni fa, sennonché, la pandemia – “pan de nostra”, mica è solo mia! … – mi ha costretto a rivedere tale decisione già presa in quel tempo.

Il vulcano dovrebbe ormai essere a fine della fase detta “eruttiva” per entrare in fase di riposo, si spera possasi, al fin, lasciar solo fenomeni piccoli di vulcanesimo, ma indebolito …

Chi avrà quindi avuto “orecchie per intendere”, avrà inteso, mentre chi non ne ha, mai ne avrà, pertanto è del tutto inutile cercare di cambiarlo: “fatica di Sysipho”, come suol dirsi.

 

 

 

@i

 

 

(1) Citazione un po’ da “preistoria”, ma, comunque, interessante: G. Lerner - L. Manconi - M. Sinibaldi, Uno strano movimento di strani studenti. Composizione, politica e cultura dei non garantiti, Feltrinelli opuscoli marxisti, Milano 1978, p. 59, corsivi miei. [Commento aggiunto al post originale: i “non garantiti” oggi son divenuti una parte assai significativa della società, ma nessuna rivolta epocale si è **mai** verificata: il “consensusrimane **il** problema decisivo … Altro problema, grosso, è la definizione di “razionale” a fronte d’ “ir-razionale”, dove per “razionale” s’intende, de facto, “funzionale al sistema vigente”, la qual cosa implicherebbe, a sua volta, che le basi di questo tal “System” siano “razionali”, cosa che, a sua volta, non è affatto vera …!]

 

(2) J. Cage, Silenzio, Feltrinelli Editore, Milano 1971, p. 37, nota a pie’ pagina.

 

(3) Peraltro in questo post, precisamente nell’ Aggiunta, si parla dei cagot …  

 

 

PS. Vi è chi parla di “mobilitazione totale” al riguardo della situazione presente, il che significa non aver capito niente dei cambiamenti cominciati negli anni Settanta, per cui: di qual interesse si fanno gl’interessi col diffondere siffatte chimere?

Di “chi” (ma “il suo nome è legione”) vuol prendere il potere davveroquest’oggial cui riguardo cf. Ap., XVI, 12, e Ap., XVII, 18.

Parlerei – al riguardo del momento cominciato con la “pan-de-nostra” – non di “ mobilitazione globale”, ma, invece, al contrario, di smobilitazione globale!

 

 

i La velocità è la speranza dell’Occidente”, P. VIRILIO, Velocità e politica. saggio di dromologia, Multhipla Edizioni, Milano 1981, p. 53. “«Non ragionate!» Federico II [di Prussia] ai suoi soldati”, ivi, p. 69, corsivi in originale, mie osservazioni fra parentesi quadre. lo stesso Virilio parlava, “in tempi non sospetti”, di quel che una certa vulgata retorica (molto persistente) martella oggi: la costruzione di uno “stato d’emergenza” come stato permanente (cf. ivi, pp. 113-127), ma con ben altra “sostanza” rispetto a questo “chiacchericcio” attuale, fatto con lo stampino: son sostanzialmente gli stessi “argomenti” che ritornano, con lo scopo di far “dubitare” ma senza mai proporre quadri alternativi di spiegazione generale: non son in grado di farlo. Semplice.