Il 14 agosto 1956, a Berlino Est, muore a 58 anni B. BRECHT.
“E […] Baal intorno a sé non vedeva che morti”.
B. BRECHT, “Baal” (1918) in Teatro, Einaudi editore, Torino 1963, p. 7.
“Epilogo.
Uno degli attori esce dal sipario e, in atteggiamento di scusa, recita al pubblico il seguente epilogo:
Egregi spettatori, or non siate scontenti.
Forse v’aspettavate che finisse altrimenti.
Una leggenda d’oro avevamo inventata,
ma poi, strada facendo, in male s’è cambiata.
E sgomenti vediamo a sipario caduto
che qualunque problema è rimasto insoluto.
Per di più, siete in diritto di dirci:
«Volete che veniamo? Dovete divertirci!»
Inutile inseguire pretesti e schermi vani:
siam falliti, se voi non battete le mani!
Forse che la paura ha spento l’invettiva?
Si è già visto altre volte. Ma un’altra via d’uscita
neanche i vostri soldi han saputo ispirarla.
Deve cambiare l’uomo? O il mondo va rifatto?
Ci voglion altri dèi? O nessun dio affatto?
Siamo annientati, a terra, e non solo per burla!
Né v’è modo di uscir dalla distretta
se non che voi pensiate sin da stasera stessa
come a un’anima buona si possa dare aiuto,
perché alla fine il giusto non sia sempre battuto.
Presto, pensate come ciò sia attuabile!
Una fine migliore ci vuole, è indispensabile!”.
“L’anima buona del Sezuan” (1939-40) in ivi, p. 1651, corsivo in originale, grassetti miei.
Brecht intendeva – ovviamente – una “fine migliore” per la sua pièce teatrale, laddove “alla fine il giusto non sia sempre battuto” ma qui per “fine” s’intende quella generale, che sta qui avvenendo come un lento macello, un oscuramento progressivo e costante ma privo di soluzioni di continuità poiché divenuta ormai uno stato fisso cioè il – famoso, su questo blog – “stato d’emergenza permanente” in vista dello “stato d’eccezione” che però richiede a sua volta molte condizioni, non facili a verificarsi almeno nella maggioranza delle varie condizioni. Su questa via il lento macello continuerà … ci può essere allora – visto che fine “DEVE” pur DARSI ed essere –, una “FINE MIGLIORE” …? Ecco “IL” punto.
“Una fine MIGLIORE ci vuole” …
@i
Cf. https://associazione-federicoii.blogspot.com/2026/05/due-pleniluni-maggio.html
RispondiEliminaPost cancellato: conteneva delel interessanti indicazioni, chi se lo è salvato: bene, chi non lo ha salvato: bene lo stesso.
Come si “fa” – oggi – a “diminuire” il tempo? Questo è il tema “vitale” oggi, questa è l’interrogazione reale sul campo. Vi è stato un tempo in cui era necessario “allungar” il tempo. Ma perché? Per rallentare la “presa di possesso” del mondo da parte di “certe” forze. Ma, quando ciò sia ormai avvenuto, la cosa s’inverte: quel che conta è **diminuire** il tempo: accorciarlo per così dire!
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