venerdì 4 settembre 2015

Incontro alla libreria Feltrinelli, 1 settembre, organizzato da “Liberalibri”



Incontro alla libreria Feltrinelli, Caserta 1 settembre, organizzato dall’Associazione “Liberalibri”

***



Si è svolta alla Libreria Feltrinelli (Caserta), alle ore 18.00, un incontro dal titolo “San Leucio, l’Archivio di Stato, Beni Culturali: mancanza di progetto nell’identità scomparsa. Appunti di riflessione”. 

Gerardo del Prete esponeva dei disegni fatti per l’occasione. Presentava il Coordinatore dell’Associazione Liberalibri Enzo De Rosa, che ricostruiva le ragioni dell’incontro, andato sorprendentemente bene. 

A seguito dell’Introduzione, e del successivo intervento di Paolo Broccoli, si sviluppava un interessante dibattito, cosa rara in certi “climi” mentali. 


Interveniva anche don Battista Marello, parroco di San Leucio, che parlava della situazione reale sul campo e degli interventi e dei tentativi del locale Comitato, ed imprenditori locali (Traettino e Marzano), oltre che di altri presenti: una rara occasione di pubblico confronto, che poi era la vera ragion d’essere dell’incontro stesso.
Per quel che riguarda l’andamento concreto dell’incontro si rimanda alle cronache locali (*), qui l’intenzione è riflettere con prospettive più vaste sull’occasione che San Leucio fornisce e che va ben oltre Caserta stessa. 

Su Caserta è presto detto: non è assolutamente all’altezza di un luogo come San Leucio, così come delle altre notevoli emergenze culturali locali, dal Medioevo all’ indimenticabile stagione della romanità, che qui ha lasciato tracce rilevantissime ma pare non esserci mai stata; che dire poi di Federico II, dei Longobardi, dei Normanni, degli Angioini, ma gli stessi Borbone, il Decennio francese, che dire di Vanvitelli (e mi taccio). Insomma ci sarebbe da sedersi e vivere di rendita. 

Ma son tutte cose da “valorizzare”, sì, ma non meramente in termini pecuniari, come si fa da sempre a Caserta, con risultati pessimi, eh sì, pessimi, non solo da parte dei politicanti espressione di una borghesia asfittica, perennemente priva di una qualsiasi progetto e sempre ultima ruota di scorta, per di più bucata, ma pure da parte di una classe imprenditoriale che ha fallito miseramente. 

Durante l’incontro c’è chi ha evocato la “Brianza del Sud”, e viene da ridere a questo nome: vero, verissimo che a Caserta – ma, in Campania, non è certo l’unico posto così - abbiano il “pallino” dell’imprenditorialità, ma son così slegati da qualsiasi “cultura territoriale” che i risultati sono molto ma molto scarsi. Non mai verrà per il capo ad un imprenditore locale che il valore dei beni è quello che diamo loro, è quello conferito. Nessuno farà mai qualcosa per qualcosa di cui non ri-conosce il valore, e non ne ri-conosce il valore non solo perché “nessuno glielo ha mai detto” (anche per questo), ma perché la sua identità non “riconosce” quei luoghi come “fondanti”, lui “non è” lì. Quelle emergenze si trovano in quel territorio ma “slegate” dagli abitanti, e viceversa. 

Nel corso del suo intervento, Paolo Broccoli non ha mancato di ricordare come Napoli sia fondamentale per Caserta, il che è verissimo essendo il caso Caserta quello tipico di una città-satellite, ma il problema rimane quello dell’ “identità” casertana. Per quanto siano senza dubbio grossi i difetti di Napoli, il problema dell’identità di Caserta è di Caserta, la quale non riesce a competere non certo con città di un ordine di grandezza con il quale non può avere a che fare, ma con città dello stesso ordine di grandezza, per esempio Aversa. 

Facciamo un esempio per capirci: Versailles e Parigi, è un rapporto molto simile a quello fra Caserta e Napoli, molto simile. Bene, se vedo Versailles vedo una città che, ovviamente, non ha alcun interesse di competere con Parigi, ma che tuttavia possiede un suo proprium, un suo “pedigree”, una sua caratteristica identità. Quando vedo Caserta mi chiedo: che identità ha? Attorno a cosa coagula la sua natura? E la risposta è molto ma molto difficile: ha un’identità sfuggente, abbozzata, parziale, incompleta, è una “urbs” che con grosse difficoltà riesce a diventar davvero “civitas”, un “paesone”, come ce ne sono molti (non è certo l’unico caso, peccato però che ci sia la Reggia e tante altre cose…), con le classiche lotte intestine “da paese” e che non riesce mai a diventare “massa critica” per ottenere dei risultati effettivi. Non stupiscono, allora, le perenni vicissitudini negative delle quali l’ultima è quella della “Terra dei fuochi”, che in effetti ingloba anche una grossa parte del napoletano (ma rimane “bollata” significativamente quasi alla sola Provincia di Caserta). 

Detto questo come introduzione al problema, veniamo all’intervento di Paolo Broccoli e dei molteplici spunti proposti. 

Come prima cosa, l’incontro non è “politico” in nessun senso, salvo “politica” la s’intenda nel senso antico, e cioè come occasione di dibattito pubblico, il che dà legittimità ad un gruppo di cittadini di proporre un tema di discussione essendo - e rimanendo - solo e soltanto semplici cittadini, con l’aiuto di una semplice Associazione che abbia funzioni organizzative, e di un luogo d’incontro: nulla di più, nulla di meno. Che, poi, questa pubblica discussione sia “il sale” della democrazia, lo si dimentica praticamente sempre oggi, dove la democrazia è una “tecnica di votazione”, in poche parole. La franca discussione, tra le altre cose, è precisamente il significato della “parrhesìa” evangelica, e non dimentichiamoci che “ekklêsìa” in origine non era altro che “assemblea”: l’assemblea dei “credenti”, prima che la “gerarchia” dei ceti dirigenti romani entrasse con forza nella Chiesa cristiana rendendola quel che, storicamente, poi è stata effettivamente. 

Il fulcro del suo intervento è stato l’assenza di progettualità, non solo sulla specifica questione in esame, riguardante i Beni Culturali in oggetto. Quest’assenza di progetto e di una visione di più lungo periodo nasce dalla chiusura, come per l’Ulisse dantesco (**), dell’orizzonte “delle” modernità nel solo ridottissimo sguardo monco della dittatura del “mercato”. Secondo lui, in Italia la politica è sempre più schiacciata sull’immediato, in un mondo in cui le prospettive si restringono o sono già sparite. Il punto decisivo, aggiunge, è che nello “schiacciamento sull’immediato” l’uomo contemporaneo non si sente parte di una “tradizione”, ha tagliato ogni legame reale col passato, che, al massimo, è un contenitore, o mero “turismo”. Questo rende fatalmente le “prospettive” semplicemente non sussistenti. Vi è poi, in questa parte della Campania, in modo specifico, una caratteristica incapacità di mettere la struttura museale interessante di questa zona in rete comune. 

Manca “l’amicizia”, continua, nel senso di Toqueville (***), che, a sua volta, usava tal termine nel senso antico: una pòlis che non avesse “amicitia” (ovvero Concordia, che è l’opposto di Discordia-Eris (****)) è destinata a fallire o a rimanere un’ urbs che non diventa civitas. Quando la Discordia vinceva in una pòlis, per quest’ultima si verificava uno “scisma nel corpo sociale” (per dirla con Toynbee) ed era il segnale della fine della stessa pòlis, che, presto, sarebbe stata conquistata dall’esterno o sarebbe stata prima o poi abbandonata per altri lidi o luoghi. Questa è la via, per una città dai grossi problemi d’identità, una città che, ovviamente, non può certo essere una grande città, ma non riesce nemmeno ad esser quel che può effettivamente davvero essere. Sicuramente, con Napoli così vicino, Caserta è una “variante” di cose “napulitane”, e non potrebbe essere diversamente per ovvi motivi geografici, con in più delle altre cose “miste”, nessuna delle quali, però, davvero integrata in una sintesi che produca una fisionomia precisa o anche soltanto una fisionomia “eclettica”, forse più adatta al luogo “mercuriale” che Caserta poi è. Questo si può evincere anche dall’etimo latino-longobardo del nome “Caserta” = casa (radice latina) più hirt/hert/herd (radice germanica), il che rimanda ad un luogo dove si conservavano le greggi e, poi, per estensione di significato, un “mercato” ed un luogo di transito. La natura profonda del luogo questa è e questa rimane, ma evidentemente un “qualcosa” è intervenuto che ha bloccato il processo di pieno passaggio da urbs a civitas. 

Tema “ultimo ma non ultimo” (last but not least), il tema dell’ utopia, che ha costellato il Novecento nei vari tentativi – comunisti, fascisti, nazionalisti, nazisti – d’ “inveramento” dell’utopia stessa. Dopo aver puntualizzato che “l’intellettuale” – “gramscianamente” – non può darsi senza un riferimento sociale ad un gruppo preciso ed interessi specifici, Broccoli ribadisce che il tentativo comunista è chiuso e finito, fa parte della storia. Rimane il problema, gigantesco, delle prospettive su di un livello più vasto. 

Qui discutere di San Leucio tornerebbe utile come “spunto” ed occasione, al di là dei problemi “identitari”, che ovviamente ci sono e che nel dibattito l’han fatta da padrone, mentre il tema generale è stato compresso soltanto all’inizio degli interventi della serata. Lo stesso Broccoli puntualizzava che, sebbene gli studi sull’architettura di San Leucio siano stati tanti e profondi  ed ha ricordato il suo importante contributo all’organizzazione della Mostra del 1984 a San Leucio – proprio la tematica dell’utopia è stata relegata ai margini e, chissà come, la cosa non stupisce affatto. Infatti un tale “relegare” una tale tematica “ai margini” è perfettamente conforme alle tendenze dominanti la “nostra” epoca. 

A mio avviso, invece, trattare le tematiche generali è la giusta direzione, senza dimenticare i problemi pratici, ovviamente. Oggi si pensa che i problemi pratici debbano star lontani dai quadri di rifermento generale, per non disturbare l’assoluta predominanza del quadro imposto al mondo. 

Quel che segue è solo una serie di spunti riguardo al tema generale che sta “sottotraccia” ed insieme “oltre” la tematica di San Leucio.
Dove si ricollega San Leucio alla vicenda globale che stiamo vivendo (la vicenda globale è questa: l’implosione sistemica del capitalismo). San Leucio è una “comunità utopistica” di produzione formata dall’ “assolutismo illuminato”, che cos’è l’assolutismo illuminato: il tentativo, da parte di alcune corone europee, di dominare lo sviluppo economico-tecnologico che il capitalismo è. La grande piazza antistante la Reggia “che sta” a Caserta, detta “i Campetti”, ma che erano Campo di Marte o Piazza d’Arme, la più grande d’Italia (fuori San Pietro, che è Città del Vaticano) e tra le più grandi d’Europa, ha un messaggio come piazza S. Pietro a Roma. A Roma, città dove Vanvitelli ha lungamente lavorato, il messaggio è che la Chiesa abbraccia tutti. Alla Reggia detta “di” Caserta, ma separata psicologicamente dalla città, doveva essere che la monarchia “illuminata” abbraccia il progetto di “sviluppo economico-tecnico” delle borghesie. Significativamente, la piazza è incompleta sin dall’inizio, e poi vari interventi hanno peggiorato la cosa: la monarchia non poteva guidare il progetto borghese, progetto peraltro molto fallimentare nel Sud (ulteriore paradosso).
San Leucio, quindi, si trova all’inizio della vicenda della modernità e del capitalismo, vicenda della quale oggi stiamo vedendo le battute finali (sviluppare questo punto ci porterebbe troppo lontano ma vi sono molteplici spunti in questo blog, in particolare negli ultimi post, che hanno come spunto la crisi ultima, di quest’anno s’intende). Questo è il significato di San Leucio.
Se non abbiamo la consapevolezza, profonda, di questa vicenda che si conchiude, di un fil rouge che passa per eventi e luoghi ed epoche, facciamo aria fritta. 

Interrogativi profondi tutto ciò suscita in noi, questa vicenda, vista come un percorso unitario pur unitario non essendolo affatto. 

Vi era “un’altra” modernità possibile? Non lo sappiamo.

Vi era un solo esisto possibile al percorso della modernità? Questo lo sappiamo, i fatti storici stan lì a dirci che una sola via c’era, di fatto. Se io brucio del legno produco una certa energia, ma, se dal legno bruciato voglio tornare al legno, ci vorrebbe un’energia ben maggiore. Questo, se chiude la porta ad ogni “nostalgico”, “orienta” il processo storico in una direzione precisa e, di conseguenza, quando quel sistema orientato entra in fase implosiva, impedisce una soluzione al problema della implosione sistemica. 

@ndrea ianniello






NOTE
 
(*) http://www.ilcasertano.it/di-notte-e-di-giorno/san-leucio-e-archivio-di-stato-incontro-liberalibri-alla-feltrinelli/.



 (**) “Infin che ‘l mar fu sovra noi richiuso” (Dante, Divina Commedia). (“Infin che ‘l mar fu sovra noi richiuso”, tra l’altro, è anche un articolo Wikipedia:   https://it.wikipedia.org/wiki/Infin_che_'l_mar_fu_sovra_noi_richiuso).


(***) Noto autore della Demorazia in America. (Articolo Wikiquote su Toqueville: https://it.wikiquote.org/wiki/Alexis_de_Tocqueville#La_democrazia_in_America).



(****) Cfr. Esiodo, Le opere e i giorni, vv. 10-25.





 

giovedì 3 settembre 2015

“Liberi di **non** scegliere” (1995)

Si tratta di uno scritto di ben vent’anni fa (1995), scritto in risposta a Liberi di scegliere, di Milton e Rose Friedman, pubblicato dalla TEA (Tascabili Editori Associati) nel 1994, l’anno prima. 
Ovviamente l’attuale forma è ridotta a soli due capitoli, quindi ridotta, e con qualche correzione, ma la sostanza quella era e lo scritto rimane com’era vent’anni fa. 

Nella Prefazione si dice che ben pochi - all’epoca . avrebbero avuto il coraggio di questionare le “ragioni” del mercato. Dopo ben vent’anni fa di dittara del “mercato” e di neo-liberismo imperante forse qualche chance in più ci sta. 








Miscellanea di frasi, soprattutto, ma non solo, da “Il Signore degli Anelli”







“ ‘“(…) Tu sei venuto, era quello lo scopo del
mio messaggio. E qui rimarrai, Gandalf il
Grigio, e ti riposerai dei lunghi viaggi. Perché
io sono Saruman il Saggio, Saruman creatore
d’anelli, Saruman Multicolore”.
‘Lo guardai, e vidi che le sue vesti non erano
bianche come mi era parso, bensì tessute di
tutti i colori (…)’.
‘“Preferivo il bianco”, dissi’.
‘“Bianco!”, sogghignò.
“Serve come base. Il
tessuto bianco può essere tinto. La pagina
bianca ricoperta di scrittura, e la luce bianca
decomposta”.
‘“Nel qual caso non sarà più bianca”, dissi.
“E
colui che rompe un oggetto per scoprire cos’è,
ha abbandonato il sentiero della saggezza”’”.
(J.J.R. TOLKIEN: Il Signore degli Anelli,
Rusconi  1977,  p. 327)

“‘Dovresti esser contento, Re Théoden, disse
Gandalf, ‘poiché ora non è solo la vita breve
degli Uomini che corre pericoli, bensì anche la
vita di ciò che reputavi unicamente soggetto di
leggende. Hai degli alleati, pur non
conoscendoli’.
‘Eppure dovrei anche esser triste’, disse
Théoden; ‘poiché, qualunque sia l’esito della
guerra, non è forse probabile che molte cose
belle e meravigliose scompaiano per sempre
dalla Terra di Mezzo?’
‘E’ probabile’, disse Gandalf. ‘Il male provoca_
to da Sauron non potrà mai essere del tutto
sanato, né distrutto come se non fosse esistito.
E’ il destino che vuole così. Proseguiamo il
Viaggio intrapreso!’”.
(Ibidem, p. 608)

“Aragorn gli s’inginocchiò accanto. 

Boromir

aprì gli occhi, sforzandosi di parlare.
Infine,
lente, gli uscirono di bocca queste parole:
‘Ho
cercato di togliere a Frodo l’Anello. Chiedo
perdono. Ho pagato’. Il suo sguardo si posò sui
nemici caduti: ve n’erano almeno venti. ‘Non
ci sono più i Mezzuomini: gli Orchetti li hanno
legati’.
S’interruppe, e gli occhi, già spenti, si
chiusero. Dopo qualche attimo parlò
nuovamente:
‘Addio, Aragorn! Va’ tu a Minas Tirith e salva
la mia gente! Io ho fallito’.
‘No!’, disse Aragorn, prendendogli la mano e
posandogli un bacio sulla fronte.
‘Hai vinto.
Pochi hanno conosciuto un simile trionfo.
Rasserenati!
Minas Tirith non soccomberà!’.
Boromir sorrise”.
(Ibidem, p. 508)

“‘Avrei tanto desiderato che tutto ciò non fosse
accaduto ai miei giorni!’, esclamò Frodo.
‘Anch’io’, annuì Gandalf, ‘come d’altronde
tutti coloro che vivono questi avvenimenti.
Ma
non tocca a loro decidere.
Tutto ciò che
possiamo decidere è come disporre del tempo
che ci è dato’”.
(Il Signore degli Anelli, cit., p. 84)

 *
*   *
**

“Ich in mir, wir sind das Sein”.
(Zacharias Werner: Die Söhne des Thâls)



Vincit Omnia Veritas




Babylonia e la “prostituta famosa”, o fumosa...

Il Capitolo dell’ Apocalisse di Giovanni è il 17, che invito a cercare. Quanto agli scopi di tale blog, se ne riposta un passo soltanto, e poi link utili.

Il Passo:

“Et mùlier erat circumdata pùrpura, et còccino, et inaurata auro, et làpide pretiòso, et margaritis, habens pòculum aureum in manû suâ, plenum abominatiòne, et immundìtia fornicatiònis èius.
Et in fronte èius nomen scriptum:
Mysterium:
Bàbylon Magna, mater fornicatiònum et abominatiònum terræ.
Et vidi mulìerem ebriam de sanguine sanctòrum, et de sanguine màrtyrum Ièsu.
Et miratus sum cum vidìssem illam admiratiòne magnâ.
Et dixit mihi angelus : Quâre miràris?”


“Et mùlier erat circumdata pùrpura, et còccino, et inaurata auro, et làpide pretiòso, et margaritis, habens pòculum aureum in manû suâ, plenum abominatiòne, et immundìtia fornicatiònis èius.
Et in fronte èius nomen scriptum:
Mysterium:
Bàbylon Magna, mater
fornicatiònum
et abominatiònum
terræ.
Et vidi mulìerem ebriam de sanguine sanctòrum, et de sanguine màrtyrum Ièsu.
Et miratus sum cum vidìssem illam admiratiòne magnâ.
Et dixit mihi angelus :






martedì 25 agosto 2015

“Terza fase” del “contagio” ... Avvenuta, ormai ...


In relazione al post precedente (Cina. Seconda fase del “contagio”, a quando la terza??): “Terza fase” del “contagio”: ormai avveuta... 

Qualunque cosa facciano. Certo, il QE in Cina è giusto  ed è bene lo facciano, ma il “contagio” è avvenuto e punta verso gli Usa... 

La G.C. (“Grande Crisi”), quindi, ritorna là dove ha avuto inizio. Vedremo le mosse che saran fatte, ricordandoci due cose: 1) nel gioco degli scacchi i finali sono i più “necessitati” (eimarmènê, la necessitas, il circolo del samsâra); 2) secondo un detto scacchistico: nel “finale di partita la strategia supera la tattica”. I tatticismi servono a poco, quando gli scopi sostanziali sistemici son messi in questione dall’esplosione delle contraddizioni contentute all’interno di un determinato sistema. 

*
*    *
* *


P.S. 


sabato 22 agosto 2015

Intervista a Luttwak su Medio Oriente, Usa e Cina (G. Scancarello), Lettera 43, link - “Terza fase”?? -


Allora in relazione al post precedente (‘Cina. Seconda fase del “contagio”, a quando la terza??’), ecco un interessante link della Intervista a Luttwak su Medio Oriente, Usa e Cina, di Gea Scancarello, Lettera 43.it. Ovviamente, molte delle posizioni di Luttwak son solo sue e non condivisibili. 

Ciò non toglie che Luttwak lucidamente, come spesso gli accade, affermi due cose importanti. La prima è che gli USA vogliono - e stanno - lasciando il Medio Oriente; e la seconda è che vi è largo consenso interno riguardo a tale fatto. 
Che, poi, occulti i poderosi guadagni di certi ambienti americani in tutta questa faccenda, fa parte dell’opinione dominante negli ambienti ai quali lo stesso Luttwak fa riferimento. 

Una terza cosa è interessante: che ammetta che quello di democratizzare il Medio Oriente è stata un’illusione: fa piacere che lo ammetta. Naturalmente, vi è una profondissima contraddizione in questo in quato, nell’intervista qui sopra citata, vi è un passo in cui afferma: “Gli americani sono molto ideologici, e così possano dettare le regole dell’ideologia americana. L’America è l’unico Stato ideologico al mondo: non è uno Stato linguistico, etnico o razziale. Non è uno stato nazionale: è uno stato ideologico”. Come può, dunque, l’ “America” agire non ideologicamente?? Ma, se così è, allora l’errore da lui stesso ammesso è conseguenza necessaria delle premsse dell’ “Ideologia americana” (sulla quale necessiterebbe una pubblicazione analoga alla famosa, ed ormai ben vestusta e molto ma molto datata, Ideologia tedesca). 

Si può, ifatti, pensare che “l’America”, nel suo cieco ideologismo, sia stata manipolata, facendole balenare, come Bianca Balena (Moby Dick [*]), l’ illusione della democratizzanzione - senza basi serie nei luoghi e nelle storie locali - del Medio Oriente, che si è dimostrata no balena, ma somma bufala... 

E chi si è manipolato una volta, può sempre di nuovo esserlo... 

Naturalmente vi è un problema. Il vuoto che così si è già, parzialmente, generato da qualcosa deve esser riempito: Natura abhorret vacuum. Quel che sta riempendo il “vacuum” è il cosidetto IS, Islamic State, o Da’èsh che dir si voglia.  

Ma solo in parte. Non potrebbe questo cosiddetto Stato Islamico esser la maschera di “altro”? E/o portare ad “altro”? E che proprio per portare a tal “altro” gli USA vengano manipolati, come un tempo per entrare in quella malaugurata zona sottostando ad una illusione, ora a lasciarla, sottostando ad un’altra illusione? Illusioni entrambe? 

Ma vi è un passo - altamente significativo - che ci lascia intravedere la “terza fase” del “contagio” (finalmente uscito dal Mediterraneo Sud), che deve poter portare alla chiusura temporanea di Wall Street ed alla “ristrutturazione” del debito sovrano USA, questo in vista di una nuova forma di valuta globale probabile o/e possibile. Ed è quando l’intervistatrice gli chiede del debito sovrano USA in mano cinese, dando l’esatta stima conosciuta: il 7%, non poi tantissimo, ma sufficiente per fare qualche danno reale, nonostante quel che Luttwak vada ostentando. 

Alle sottovalutazioni di Luttwak, l’intervistatrice gli risponde esternando le preoccupazioni espresse da vari economisti al riguardo da molti anni, ormai. E Luttwak le risponde così: “Il Tesoro degli Stati Uniti può revocare il debito in qualsiasi momento [corsivi miei]. Fra l’altro non è che i cinesi abbiano ipoteche di case americane: i loro dollari sono soltanto numeri su un computer della Federal Reserve. Quindi non costituiscono alcuna arma strategica”. A parte il fatto se siano, o non, un’arma strategica, la frase-chiave è: “Il Tesoro degli Stati Uniti può revocare il debito in qualsiasi momento [corsivi miei]”.

Beh questo è ciò che “si” vuol fare: la revoca del debito USA. 

Ma solo una evenienza di crisi fortissima e galoppante - non necessariamente crisi meramente economica, ma certamente accompagnata da vari problemi macro-sistemici, DI QUELLI CHE OGGI NOI ABBIAMO E VEDIAMO - potrebbe giustificare un cosa del genere (in vista di una modifica strutturale sistemica, di quella intravista nel link cui dà seguito il post precedente qui linkato, all’inizio di tale post [su questi temi, altro link interessante [**]]). 

[*] Moby Dick, da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

P.S. Led zeppelin moby dick full - Youtube link -. 

P.P.S. Top Ten ‘Moby Dick’ Trivia -- Youtube link. 

P.P.S.S. La ballena blanca Moby Dick ‘existe’ y surca las aguas de Australia -- Youtube link. 


ADDENDA

[**] “ECONOMIA E FINANZA: CONDIZIONATE DA FORZE OCCULTE?” Ricordando ANTHONY C. SUTTON.

Santana - Soul Sacrifice 1969 ‘Woodstock’ Live Video HQ - Youtube link -. 


venerdì 21 agosto 2015

Cina. Seconda fase del “contagio”, a quando la terza??

Dunque il “contagio” è avvenuto (“Contagio avvenuto....”), ma è la sua seconda fase (**). 

Nondimeno è fondamentale comprendere che quel che non accade nel 1998 (*), è accaduto ora: la Cina ha svalutata la sua valuta. E ci si ricordi che lo stesso 1998 è stato fondamentale, perché in quell’anno entrò in vigore la zona di cambio fisse che è l’area Euro.  

IL MESSAGGIO DI FONDO:   
QUEL CHE NON ACCADDE NEL 1998 
STA OGGI ACCADENDO.... 


Tutto questo nasce dal fatto che si tratta di problemi sistemici: “Grecia, Cina, Ipee: problemi sistemici non visti esattamente”. 

Eh già, “Le cose sono spesso diverse da come sembrano”.



(*) “Di una crisi passata, che si è ripresentata in forma diversa... interessanti certe cose scritte nel 1998...”

(**) p.s. La terza fase è quella che ritorna negli USA, con i cambiamenti sulla valuta globale cui si è accennato in questo blog = La fine del Sistema Attuale, Finis Systematis Actualis.