venerdì 13 settembre 2013
mercoledì 11 settembre 2013
venerdì 6 settembre 2013
In relazione al post precedente, una rappresentazione più tradizionale...
In relazione al post precedente, una rappresentazione più tradizionale della Testa di Medusa
“Lo sguardo della Gorgone”, libro dedicato alle “Immagini dal Museo Provinciale Campano di Capua”
- LA TESTA DELLA MEDUSA SCACCIA LA MEDUSA -
Recentemente è stato pubblicato Lo sguardo della Gorgone. Immagini dal Museo Provinciale Campano di Capua, Claudio Grenzi Editore 2012, fotografie di Luigi Spina, Introduzione di Maria Luisa Nava, con contributi della Provincia di Caserta edella Vincenzo Modugno srl., Capua.
Le foto sono molto ben fatte, ed il libro inizia con le foto del Gorgoneion che era l’antefissa che aveva funzione apotropaica, ovvero doveva allontanare o annullare gli influssi maligni, simbolizzati di solito esattamente da ciò che l’antefissa effigiava.
In altre parole, la Faccia della Medusa scacciava la Medusa stessa.
Ed i suoi malefici influssi astrali...
Dopo questo primo capitolo, vi ne sono altri, come Capua altera Roma, ma, soprattutto, quelli relativi al Medioevo, che entrano direttamente in relazione con l’argomento di questo blog.
E sono: Da Capua antica alla Nuova, p. 111 e sgg., che presenta uno splendido Frammento di pluteo in marmo raffigurante Giona, dei secoli X-XI. Giona era fondamentale nel Medioevo come simbolo della resurrezione. E poi vi è il capitolo: la Maestà di Federico, p. 117 e sgg., ovvero dedicato a Federico II di Svevia.E dunque entra in relazione con questo blog.
Sono particolari dei resti di quel Arco di Trionfo che Federico II fece costruire a Capua, negli anni 1234-1239. Si tratta del busto di Pier delle Vigne, ricordato nel Canto XIII, vv. 55-78, della Commedia dantesca, due antefisse dallo stesso Arco, infine la testa di Zeus Silvano sempre dallo stesso Arco di Trionfo. Questo fatto dimostra come fonti classiche fossero mescolate ad altre nell’Arco di Trionfo federiciano. Zeus ha senso perché la Giustizia era adorata da Federico e Giove è il protettore delle Leggi giuste.
“Gorgoneion” -- “Nell’antica Grecia, il gorgoneion (greco: Γοργόνειον) era, in origine, un pendente orrorifico apotropaico che rappresentava la testa di una Gorgone. Il gorgoneion è associato sia a Zeus che ad Atena, che secondo il mito lo hanno entrambi indossato come pendente. Era anche frequentemente presente sulle egide reali, come esemplifica il Cammeo Gonzaga.” (ibid.)
La Gorgone - o Medusa - è legata all’ Anfisbena -- Anfisbena di rosso
“GORGONE”, Enciclopedia Italiana (1933)
La più pericolosa stella dello Zodiaco al 29° (grado “anaretico”) del segno zodiacale del Toro: La Caput Medusæ, o “Algol”, corruzione di al-Ghûl, lo Spettro, donde i Nazgûl di Tolkien, i “Nove Spettri”: “Fixed Star Algol”
Il suo impietramento, come ricorda quest’ultimo articolo appena citato, è quello della Grande Prostituta di “Babilonia” dell’ Apocalisse di Giovanni. E’ anche un libro: John Symonds, “Medusa’s Head: or, Conversations Between Aleister Crowley and Adolf Hitler”
Hitler: “And are you an angel of darkness?” Crowley: “You’ll find out in good time all about me. For the present, I’ll say this: if I were an angel of light, you wouldn’t want to know me.” Da: “Aleister Crowley—The “Greatest” Magician of the 20th Century?”
Marco Pasi, “Aleister Crowley e la Tentazione della Politica”
Damon Berry, “White Blood”, giugno 2006
“ALGOL”, Constellation of Words website
“Il tocco della medusa”, con Richard Burton (1978)
Foto “The Medusa Touch”
“Il Tocco della Medusa”
“Il Tocco della Medusa” 2
“Il Tocco della Medusa” 3
“Il Tocco della Medusa” 4
“Il Tocco della Medusa” 5
“Il Tocco della Medusa” 6
“Il Tocco della Medusa” 7
“Il Tocco della Medusa” 8
“Il Tocco della Medusa” 9
“Il Tocco della Medusa” 10
Il modello dell’aereo che si abbatte su di un grattacielo ne “Il Tocco della Medusa” (1978), con Richard Burton
‘The medusa touch’ (1978) - quando lui fa cadere un aereo su di un grattacielo -
Lo vidi anni prima, per caso, una notte tardi, su di una piccola emittente privata, e poi dopo l’11 Settembre...
Film of Telekinesis in ‘The Medusa Touch’ Richard Burton 1978 ITC Lino Ventura
“I will bring the whole edifice down on their unworthy heads”
‘The Medusa Touch’ (cathedral collapse)
‘The Medusa Touch’ soundtrack by Michael J. Lewis
Giusto per porre una musica meno “inquietante”: ‘My Name is Nobody’ -- Ennio Morricone (diciamo un’Italia meno sconquassata dal mito della ricchezza facile, ed anche il “canto del cigno” del genere “spaghetti western”)
Le foto sono molto ben fatte, ed il libro inizia con le foto del Gorgoneion che era l’antefissa che aveva funzione apotropaica, ovvero doveva allontanare o annullare gli influssi maligni, simbolizzati di solito esattamente da ciò che l’antefissa effigiava.
In altre parole, la Faccia della Medusa scacciava la Medusa stessa.
Ed i suoi malefici influssi astrali...
Dopo questo primo capitolo, vi ne sono altri, come Capua altera Roma, ma, soprattutto, quelli relativi al Medioevo, che entrano direttamente in relazione con l’argomento di questo blog.
E sono: Da Capua antica alla Nuova, p. 111 e sgg., che presenta uno splendido Frammento di pluteo in marmo raffigurante Giona, dei secoli X-XI. Giona era fondamentale nel Medioevo come simbolo della resurrezione. E poi vi è il capitolo: la Maestà di Federico, p. 117 e sgg., ovvero dedicato a Federico II di Svevia.E dunque entra in relazione con questo blog.
Sono particolari dei resti di quel Arco di Trionfo che Federico II fece costruire a Capua, negli anni 1234-1239. Si tratta del busto di Pier delle Vigne, ricordato nel Canto XIII, vv. 55-78, della Commedia dantesca, due antefisse dallo stesso Arco, infine la testa di Zeus Silvano sempre dallo stesso Arco di Trionfo. Questo fatto dimostra come fonti classiche fossero mescolate ad altre nell’Arco di Trionfo federiciano. Zeus ha senso perché la Giustizia era adorata da Federico e Giove è il protettore delle Leggi giuste.
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Una serie di fonti online sulle Gorgone/Medusa
“Gorgoneion” -- “Nell’antica Grecia, il gorgoneion (greco: Γοργόνειον) era, in origine, un pendente orrorifico apotropaico che rappresentava la testa di una Gorgone. Il gorgoneion è associato sia a Zeus che ad Atena, che secondo il mito lo hanno entrambi indossato come pendente. Era anche frequentemente presente sulle egide reali, come esemplifica il Cammeo Gonzaga.” (ibid.)
La Gorgone - o Medusa - è legata all’ Anfisbena -- Anfisbena di rosso
“GORGONE”, Enciclopedia Italiana (1933)
La più pericolosa stella dello Zodiaco al 29° (grado “anaretico”) del segno zodiacale del Toro: La Caput Medusæ, o “Algol”, corruzione di al-Ghûl, lo Spettro, donde i Nazgûl di Tolkien, i “Nove Spettri”: “Fixed Star Algol”
Il suo impietramento, come ricorda quest’ultimo articolo appena citato, è quello della Grande Prostituta di “Babilonia” dell’ Apocalisse di Giovanni. E’ anche un libro: John Symonds, “Medusa’s Head: or, Conversations Between Aleister Crowley and Adolf Hitler”
Hitler: “And are you an angel of darkness?” Crowley: “You’ll find out in good time all about me. For the present, I’ll say this: if I were an angel of light, you wouldn’t want to know me.” Da: “Aleister Crowley—The “Greatest” Magician of the 20th Century?”
Marco Pasi, “Aleister Crowley e la Tentazione della Politica”
Damon Berry, “White Blood”, giugno 2006
“ALGOL”, Constellation of Words website
“Il tocco della medusa”, con Richard Burton (1978)
Foto “The Medusa Touch”
“Il Tocco della Medusa”
“Il Tocco della Medusa” 2
“Il Tocco della Medusa” 3
“Il Tocco della Medusa” 4
“Il Tocco della Medusa” 5
“Il Tocco della Medusa” 6
“Il Tocco della Medusa” 7
“Il Tocco della Medusa” 8
“Il Tocco della Medusa” 9
“Il Tocco della Medusa” 10
Il modello dell’aereo che si abbatte su di un grattacielo ne “Il Tocco della Medusa” (1978), con Richard Burton
‘The medusa touch’ (1978) - quando lui fa cadere un aereo su di un grattacielo -
Lo vidi anni prima, per caso, una notte tardi, su di una piccola emittente privata, e poi dopo l’11 Settembre...
Film of Telekinesis in ‘The Medusa Touch’ Richard Burton 1978 ITC Lino Ventura
“I will bring the whole edifice down on their unworthy heads”
‘The Medusa Touch’ (cathedral collapse)
‘The Medusa Touch’ soundtrack by Michael J. Lewis
Giusto per porre una musica meno “inquietante”: ‘My Name is Nobody’ -- Ennio Morricone (diciamo un’Italia meno sconquassata dal mito della ricchezza facile, ed anche il “canto del cigno” del genere “spaghetti western”)
“Elpidio Jenco e il Giappone” - Segnalazione Volume degli ATTI - Convegno sul Giappone, Napoli 2012
Nel ringraziare i proff. G. Amitrano e Silvana De Maio per il vol. degli ATTI “Nuove Prospettive di ricerca sul Giappone”, in collaborazione tra l’AISUGIA (Associazione Italiana per gli Studi Giapponesi e Istituto Universitario Orientale di Napoli), Napoli 2012, si segnala questo articolo su Elpidio Jenco: Adolfo Tamburello, L’incontro col Giappone del mondo letterario napoletano, ibid., pp. 19-37. Jenco vi è citato a p. 30.
Personalmente mi capitò di segnalare l’interesse di Jenco per il Giappone quando Maraini era ancora in vita, citando Gaetano Andrisani, Diario casertano. Persone e vicende, Quaderni della “Gazzetta di Gaeta”, Gaeta 1994, in due articoli: A Viareggio per Jenco, pp. 258-263, e La formazione di Jenco, pp. 264-282, articolo molto approfondito su Jenco, che è quello in cui palra della influenza della poesia nipponica su Jenco stesso. Jenco è citato in Diario casertano. Persone e vicende perché nativo di Capodrise, provincia di Caserta.
Su Elpidio Jenco, cfr.: JENCO, Elpidio Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 62 (2004) -. Vi si dice: “Determinante per la sua [di Jenco] formazione poetica fu, come si è già accennato, la collaborazione con La Diana, fondata a Napoli da G. Martone nel 1915, dove apparivano le firme di personalità quali F. De Pisis, A. Onofri, E. Pea, C. Carrà, A. Savinio, Ungaretti, C. Govoni, L. Fiumi; i frequenti contatti con la redazione fecero sì che lo J. potesse ampliare i suoi orizzonti culturali in anni in cui la poesia italiana si apprestava a radicali innovazioni. La Diana [rivista], infatti, si faceva promotrice di una poesia libera dalle tradizionali costrizioni retoriche e svincolata dal realismo, contribuendo a creare l'humus ideale per la nascita dell'ermetismo; nella medesima prospettiva vanno inquadrati gli ampi spazi dedicati alla diffusione della lirica giapponese, tanto cara allo Jenco.” (Sempre dal link appena citato, cioè JENCO, Elpidio Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 62 (2004) -.
Tra l’altro, a Jenco han dedicato un Teatro a Viareggio: Teatro Jenco, via E. Menini, 51 - Viareggio.
L’AISUGIA è stata fondata dal compianto prof. Fosco Maraini, di cui ricordo con molto piacere il vol. Paropàmiso, che trovai per caso ad Arezzo in agosto in una sorta di fiera popolare, edizione originale, che conteneva quel resoconto del suo viaggio tra i Kàfiri del Kafiristàn, appunto, dove “kâfir” significa infedele in arabo, ovvero, in altre parole: si trattava di pagani. E questo suo viaggio è ripreso in F. Maraini, Gli Ultimi Pagani. Appunti di viaggio di un etnologo poeta, BUR Rizzoli, Milano 2001. Mi ritrovavo in saccocia esattamente quaranta euro e... le spesi tutte e subito: follie di bibliofili. Lo so, è difficile capire... Magari non mangiano ma spendono tutto. Il punto è che a “magna’” ci si rifa’, ritrovare un esemplare originario non capita tutto i dì, diciamo così, per dire...
Segnalo inoltre questo altro articolo davvero molto interessante, semrpe dal detto volume degli ATTI: Shindô Masahiro, Semiologia della letteratura gourmet. L’Italia vista, mangiata e bevuta dai giapponesi, pp. 1-17.
Tornando a Maraini, lo scritto sul Kafiristàn è semplicemente straordinario: si tratta di relitti di “paganesimo” indoeuropeo, in stato sì di grave degenerescenza, e tuttavia presentanti relitti di divinità tipicamente indoeuropei, nell’attuale Afghanistàn. E Maraini usava non caso termini squisitamente longobardi: fara, arimanni, eccetera eccetera.
Beh trovare un qualcosa del genere nel cuore dell’Asia del XX° secolo ha dell’incredibile... Notevole la “figlia di re barbari”, questa figura che parrebbe uscita da un libro di Kipling, quello da cui fu tratto il film: “L’uomo che volle farsi re (film)”.
Chi ha letto il libro, sa di cosa parlo.
Ricordo poi, in Paropàmiso, come Maraini ricordasse Paolo Avitabile, strana figura di avventuriero agerolese [*], che fece fortuna in Afghanistàn con metodi diciamo brutali ma molto efficaci (cfr.: Paolo Avitabile).
[*] Si legge spesso napoletano, e non agerolese: in quell’epoca napoletano non voleva dire, come oggi, della città di Napoli, ma del Regno di Napoli o delle Due Sicilie. Più anticamente, nel Primo Medioevo, si legge di “longobardo” che avrebbe dato una grossa mano divulgando un certo metodo bellico. Beh, voleva dire che era del Principato di Benevento. I nomi cambiano ciò cui si riferiscono, nel corso delle varie epoche.
Personalmente mi capitò di segnalare l’interesse di Jenco per il Giappone quando Maraini era ancora in vita, citando Gaetano Andrisani, Diario casertano. Persone e vicende, Quaderni della “Gazzetta di Gaeta”, Gaeta 1994, in due articoli: A Viareggio per Jenco, pp. 258-263, e La formazione di Jenco, pp. 264-282, articolo molto approfondito su Jenco, che è quello in cui palra della influenza della poesia nipponica su Jenco stesso. Jenco è citato in Diario casertano. Persone e vicende perché nativo di Capodrise, provincia di Caserta.
Su Elpidio Jenco, cfr.: JENCO, Elpidio Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 62 (2004) -. Vi si dice: “Determinante per la sua [di Jenco] formazione poetica fu, come si è già accennato, la collaborazione con La Diana, fondata a Napoli da G. Martone nel 1915, dove apparivano le firme di personalità quali F. De Pisis, A. Onofri, E. Pea, C. Carrà, A. Savinio, Ungaretti, C. Govoni, L. Fiumi; i frequenti contatti con la redazione fecero sì che lo J. potesse ampliare i suoi orizzonti culturali in anni in cui la poesia italiana si apprestava a radicali innovazioni. La Diana [rivista], infatti, si faceva promotrice di una poesia libera dalle tradizionali costrizioni retoriche e svincolata dal realismo, contribuendo a creare l'humus ideale per la nascita dell'ermetismo; nella medesima prospettiva vanno inquadrati gli ampi spazi dedicati alla diffusione della lirica giapponese, tanto cara allo Jenco.” (Sempre dal link appena citato, cioè JENCO, Elpidio Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 62 (2004) -.
Tra l’altro, a Jenco han dedicato un Teatro a Viareggio: Teatro Jenco, via E. Menini, 51 - Viareggio.
L’AISUGIA è stata fondata dal compianto prof. Fosco Maraini, di cui ricordo con molto piacere il vol. Paropàmiso, che trovai per caso ad Arezzo in agosto in una sorta di fiera popolare, edizione originale, che conteneva quel resoconto del suo viaggio tra i Kàfiri del Kafiristàn, appunto, dove “kâfir” significa infedele in arabo, ovvero, in altre parole: si trattava di pagani. E questo suo viaggio è ripreso in F. Maraini, Gli Ultimi Pagani. Appunti di viaggio di un etnologo poeta, BUR Rizzoli, Milano 2001. Mi ritrovavo in saccocia esattamente quaranta euro e... le spesi tutte e subito: follie di bibliofili. Lo so, è difficile capire... Magari non mangiano ma spendono tutto. Il punto è che a “magna’” ci si rifa’, ritrovare un esemplare originario non capita tutto i dì, diciamo così, per dire...
Segnalo inoltre questo altro articolo davvero molto interessante, semrpe dal detto volume degli ATTI: Shindô Masahiro, Semiologia della letteratura gourmet. L’Italia vista, mangiata e bevuta dai giapponesi, pp. 1-17.
Tornando a Maraini, lo scritto sul Kafiristàn è semplicemente straordinario: si tratta di relitti di “paganesimo” indoeuropeo, in stato sì di grave degenerescenza, e tuttavia presentanti relitti di divinità tipicamente indoeuropei, nell’attuale Afghanistàn. E Maraini usava non caso termini squisitamente longobardi: fara, arimanni, eccetera eccetera.
Beh trovare un qualcosa del genere nel cuore dell’Asia del XX° secolo ha dell’incredibile... Notevole la “figlia di re barbari”, questa figura che parrebbe uscita da un libro di Kipling, quello da cui fu tratto il film: “L’uomo che volle farsi re (film)”.
Chi ha letto il libro, sa di cosa parlo.
Ricordo poi, in Paropàmiso, come Maraini ricordasse Paolo Avitabile, strana figura di avventuriero agerolese [*], che fece fortuna in Afghanistàn con metodi diciamo brutali ma molto efficaci (cfr.: Paolo Avitabile).
[*] Si legge spesso napoletano, e non agerolese: in quell’epoca napoletano non voleva dire, come oggi, della città di Napoli, ma del Regno di Napoli o delle Due Sicilie. Più anticamente, nel Primo Medioevo, si legge di “longobardo” che avrebbe dato una grossa mano divulgando un certo metodo bellico. Beh, voleva dire che era del Principato di Benevento. I nomi cambiano ciò cui si riferiscono, nel corso delle varie epoche.
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