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sabato 18 aprile 2026

Frasi 7 – del “nuovo anno” –

 

 

 

 

 

E disse Dio:

«Ecco, susciterò un popolo feroce e impetuoso — i Caldei — che percorrerà i vasti spazi della terra per conquistare le dimore non sue. Popolo feroce e terribile, che dalla forza trae il proprio diritto. I suoi cavalli son più veloci dei leopardi, più agili dei lupi della sera. Vengono da lontano a cavallo dei loro destrieri, veloci come l’aquila che piomba per divorare. Superano ogni altra gente nella rapina. La loro faccia è color del fuoco come il vento d’oriente; ammassano i prigionieri come sabbia; se la ridono di re e di potenti; e si fan gioco d’ogni fortezza: vi ammucchian contro un terrapieno e la prendono d’assalto».

La Bibbia, Abacuc, 1, 6-10 (600 a.C.)”.

G. MANDEL, Gengis Khan. Il conquistatore oceanico, SugarCo Edizioni, Milano 1979, in esergo, corsivi in originale, grassetti miei.

 

 

 

 

 

Il settentrione del mondo è la Geenna, l’estremità settentrionale[1], sede della terra di Babele, anche se i caldei son fuori dalla zona. Oltre, ci son gli scrigni di fuoco della Geenna, gli scrigni di neve, grandine, vapore e bruma, tenebra e bufera. […] A una distanza di altri cinque anni [le distanze sono in “anni” […] c’è la dimora di demoni, spiriti maligni e spettri nefasti. Là è la Geenna […]. Laggiù, nelle sette dimore della Geenna, con passati in giudizio gli empi. Qui si trova la schiera di Sama’èl. E l’estremità settentrionale non è protetta, com’è detto: Egli distende il settentrione sul caos (Giobb. 26.7). È di cinque anni la distanza che separa la dimora dei demoni ed il luogo in cui risiede l’ estremità settentrionale. Se non fosse così, essi devasterebbero il mondo [siccome dicesi delle “stirpi” …].

Principe della Geenna è […], suo secondo è Ngdsgy’l [combinazione non leggibile di lettere], terzo principe è Sama’èl: essi son preposti alle tre grandi porte.

La prima porta è deserto […]. La seconda è il Dumah[2] di Tarsis […]. La terza porta è […] di fronte a Sion e Gerusalemme”.

Mistica ebraica, a cura di G. Busi ed E. Loewenstein, Einaudi edizioni, Torino 1995 e 1999, pp. 60-61, corsivi in originale, grassetti miei. Le – “symboliche” … – “‘stirpi’ di GOG & MAGOG” vengono, sempre symbolicamente!, dal Nord

 

 

Sopra l’orbe (tevèl) vi è l’abisso; sopra l’abisso vi sono caos e informità, tenebra, mare e acqua. Sopra le acque vi è il globo terracqueo (heled); sul globo terracqueo ci sono esseri umani e bestiame. […]

Così si conclude la misura dei mondi inferiori.

Procediamo ora con al misura dei mondi superiori.

Sopra il globo terracqueo (heled) c’è il velo (wilon), che non ha altra funzione se non di entrare al mattino ed uscire la sera, rinnovando ogni giorno l’Opera della creazione. Donde si deduce che è chiamato anche cielo? Da quanto è detto: Tiene stesi i cieli come un velo (Is. 40.22). […] Sopra il velo ci sono i cieli”.

Ivi, p. 69,corsivi in originale, grassetti miei.

 

 

Cf. ivi, p. 228. Si parla del golem, e si distingue tra la “mutazione” e la “permutazione”. La seconda è come la successione fra due re, per “generazione” di simili tra loro. La prima è il “ritorno all’ ‘informe’ (golem, per l’appunto!)” e cioè quel che “ci” attende: il “ritorno al Chaosfinale “cyclico” … “Chi ha orecchie per  …” …

 

 

La forza vitale affluisce continuamente, in ogni istante, a tutte le cose create”.

Ivi, p. 634.

 

 

I nome Elohìm, Dio, è quello che indica l’attributo della potenza ed il ritrarsi […]. Esso nasconde infatti la luce superna, che fa esister e dà vita al mondo, e genera quindi l’impressione che il mondo stesso si regga e si comporti secondo le leggi di natura”.

Ivi, p. 637.

 

 

Andrea A. Ianniello

 

 

 

 



[1] I “sette buoi” – septem triones – dallo stesso Guénon ricordati.

[2] Silenzio di tomba” sarebbe.

 

mercoledì 1 ottobre 2025

“VERDI CUPI” …

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

NEL PARCO DI CASERTA

 

Dove il cigno crudele

si liscia e si contorce,

sul pelo dello stagno, tra il fogliame,

si risveglia una sfera, dieci sfere,

una torcia dal fondo, dieci torce,

 

e un sole si bilancia

a stento nella prim’aria,

su domi verdicupi e globi a sghembo

d’auracaria,

 

che scioglie come liane

braccia di pietra, allaccia

senza tregua chi passa

e ne sfila dal punto più remoto

radici e  statue.

 

Le nocche delle Madri s’inaspriscono,

cercano il vuoto.

EUGENIO MONTALE, Le occasioni, 1937”,

in A. GENTILE, Caserta nei ricordi dei viaggiatori italiani e stranieri, Società Editrice Napoletana, Napoli 1982, p. XV, corsivi in originale, grassetti miei.

 

Il fascino “agrodolce” del Parco si esplicava pienamente solo quando non vi erano quei turisti, così tanti, come oggi: occorre che vi sia poca gente, com’era un tempo nient’affatto lontano[°]. Solo allora il Parco esplica il suo “sentore” un po’ “arcadico” direi – nel pieno senso del termine … –, poiché la zona era tutta, nell’antichità classica, considerata sacra – guarda caso –  a Diana …

Quel VERDE CUPO che si sussegue, IN APPARENZA *senza* soluzione di continuità sul far della sera, le ombre crescono ma non sono ancora dominanti, l’aria diventa fresca in previsione d’un autunno alle porte, ormai. O al mattino presto, un sole debole pian piano alza, col suo chiarore, le brume di una notte un po’ più fresca: l’autunno è – di nuovo – alle porte, ormai. Vi è poca gente, gli spazi son vasti, ricordano un po’ certi dipinti di De Chirico ma senza citarli, no: è più “sentore di” che un effettivo rimando esplicito … Il richiamo alle “Madri” mi par PIÙ ESPLICITO, invece … si tratta delle “Matres matutae” di Capua …[*] 

 

 

 

 

 

@i

 

 

 

 

 

[*] Cf.

https://associazione-federicoii.blogspot.com/2019/02/copertina-1-le-madri-di-capva.html

 

 

 

[°] Naturalmente so cosa cercano i visitatori, anche se proprio con la loro presenza l’allontanano: è il senso di “distanza” e di “lontananza” – effetto barocco, “finto” –, poiché in realtà siamo in piena città rumorosissima.

Parrebbe di star “chissà dove” quando si è BEN DENTRO il tessuto urbano invece … Lontananza, distanza … ma in realtà è un dreckeffekt ed una “macchina” barocca …