“E l’esoterico è tale innanzitutto perché gli dèi lo amano, a
differenza di […] quell’ ‘odio
del segreto’ su cui, secondo Guénon, si sarebbe fondato l’Occidente”.
(R.
Calasso, L’Ardore, Adelphi
Edizioni, Milano 2010, p. 44,
corsivi miei)
“I grandi paesi muti si
estenderanno a lungo.
A. de Vigny”.
(in
R. Grousset, Il Conquistatore
del mondo. Vita di Gengis Khan, Adelphi Edizioni, Milano 2011, p. 11, maiuscoletto in originale)
“La vittoria o la sconfitta
sono solo una questione di governo. Se il governo guida il popolo e gli
inferiori obbediscono ai superiori, allora l’esercito è forte.
Se il popolo domina il governo e gli inferiori si ribellano ai superiori,[i]
allora l’esercito è debole”.
(T.
Cleary, Il Libro degli
insegnamenti di Lao tzu, Oscar Mondadori Editore, Milano 1993, p. 224, corsivi miei)
“– L’avvenire!
Vuoi conoscere la tua vita futura; credi che questa sia scritta su di te com’è
scritto il passato. nel passato si trova veramente il germe dell’avvenire: il
rgyu (la causa prima) è là, ma non le rkyen (le cause secondarie). Non
è scritto come il germe sarà modellato … se sarà fortificato o indebolito … se
nascerà un albero possente oppure se il germoglio sarà distrutto prim’ancora d’aver
visto la luce del cielo. L’avvenire esiste, ma solo nelle cause che sono in
grado di partorirlo, proprio come l’albero esiste nel seme. Le possibili
combinazioni di queste cause sono infinite … comprendono incontri tra le forze
di questo mondo e quelle di altri universi. Come potrebbe chi appartiene ad un mondo
particolare, la cui percezione è limitata alle cose di quel mondo, prevedere l’irruzione
di forze estranee la cui natura e attività sono diverse da tutto quello ch’egli
è in grado di conoscere? Sai che forma prende l’avvenire quando lo si osserva? E’
simile alla danza della polvere lungo le strade nei giorni di siccità. Essa è
là … giace sulla strada immobile ma pronta ad essere mossa al primo accenno di
vento. Il veto soffia, e la polvere subito si solleva, viaggia e danza … si
compone di mille figure e disegni diversi, imprecisi, che si dissolvono prim’ancora
che si abbia il tempo d’individuarli. Sono abbozzi andati a male di quello che
sarebbe potuto essere, ma che non sarà perché qualche urto imprevisto ha
disperso il nucleo che si stava organizzando. Tutte le immagini del futuro che
puoi contemplare non sono che possibilità … mai certezze”.
(Lama Yongden – A. David Neel, Mipam. Il Lama delle cinque saggezze, Arcana
Editrice, Roma [Via Giulia 167] 1975,
p. 199, corsivi in originale)
“Si è detto che la tragedia, oggi, è la politica. E’ una visione sorpassata. La
tragedia è il laboratorio. […] La tecnica non è affatto […] l’applicazione
pratica della scienza. Al contrario, essa si sviluppa
contro la scienza”[ii].
«Il segreto non è l’effetto della volontà
di colui che lo detiene, ma un effetto che deriva dalla sua stessa natura.
Nel nostro mondo attuale noi costatiamo l’esistenza d’un
fenomeno simile. Uno sviluppo incessantemente
accelerato delle tecniche induce quelli che sanno al desiderio, poi alla necessità
del segreto. L’estremo pericolo conduce
all’estrema discrezione. […] Al limite,
quelli che detengono, come diceva Einstein, “il potere di prendere grandi
decisioni, per il bene e per il male” formano
una vera criptocrazia»[iii].
[NB. Le correzioni apportate
all’originale (di dicembre di tre anni fa) sono poste fra parentesi quadre, le citazioni
iniziali, le note finali sono aggiunte all’originale del 2017]
“Il nuovo pessimismo deriva dal fatto che le cose stanno andando
sempre meglio”[1].
Oggi,
sebbene le cose vadano ben peggio dell’epoca
in cui Baudrillard scriveva le frasi qui
sopra riportate, in ogni caso tantissimi continuano a guardare le
cose in quel “certo modo” [si preparava in realtà un “tiro mancino”, 2020]; al
contrario, in quel tempo, in quell’epoca, era
proprio il fatto che le cose
“funzionassero” ad esser inquietante:
ma dietro questo “buon” funzionamento s’intravedeva
come l’ombra di un’oscura catastrofe futura; oggi, che ci si vive dentro, non si vede più alcuna ombra … Nel
frattempo, la domanda per la corsa agli acquisti è in piena ripresa, “come se” nulla fosse accaduto, e la “sindrome
da shopping”, di nuovo, colpisce duro, di nuovo e sempre,
come sempre … [Considerazioni molto calzanti,
pur scritte nel 2017, per la fine del
2020 …]
Viviamo in un mondo senza speranza, dove mancano le
prospettive che altro non siano se non la mera ripetizione del già noto: puoi
solo seguire la direzione in cui ti trovi, che tu l’abbia scelta o non.
Non vi è alcun glorioso
tramonto nella fine del mondo moderno: solo un’ opaca – e lattiginosa – nebbia grigia e
oscura copre tutto come un manto
in un amante abbraccio mortale di mantide irreligiosa. Ed è annegamento, non è
arsione. Non vi son più né Hitler né Stalin, niente fuochi distruttori, forse
qualche esplosione qua e là, poca roba in verità: ma lentamente, con lento
passo, si sprofonda.
“Ad
alcuni piace”, avrebbe detto del disgelo in aprile, il cacciatore nel film
“Corvo Rosso non avrai il mio scalpo”.
Un
passo, pubblicato in Italia ormai trentun anni fa [scritto nel 2017 ed oggi – nel 2020
– ancor più vero], ci offre
un interessante piccolo spunto –
direi uno spuntino – di
riflessione.
Questo passo,
infatti, fa ben capire che cosa si sia “rotto”,
nella cosiddetta “sinistra”, e come questo stesso “qualcosa” sia
successo senza che ne fosse compresa la natura irreversibile, cioè non si
può revertere, cioè non lo
si può far rigirare sul suo “vertice”,
facendolo tornare allo stato precedente.
[Il che significa: Lo stato precedente è
irrecuperabile] Quel “ciò”, di cui non sei consapevole, per te,
è “come se” non esistesse. [Al contrario: esiste, esiste …]
Veniamo
al punto: “La storia moderna nel suo insieme offre lo spettacolo di uno strano
rovesciamento. Tutto comincia nel XVIII secolo con lo slancio umanistico e
filosofico dei Lumi, con la volontà della classe politica (reale,
rivoluzionaria o borghese, poco importa) di socializzare la società, di
strappare le popolazioni feudali al loro modo di vita eterogeneo e selvaggio
per acculturarle al progresso tecnico e sociale, per imporre alle masse, con la
forza se necessario, i benefici effetti della modernizzazione. Attraverso il
suffragio universale, la medicina, la scuola, la pedagogia e la terapia mentale
o fisica (la clinica o lo sport), il lavoro e il capitale, tutti i poteri senza
eccezione si sono assegnati il compito di strappare le masse al loro modo di vita
aleatorio per convertirle alla forma razionale e protettiva del sociale. Ciò è
stato fatto a costo di resistenze straordinarie. Per nulla sedotte da questa
mutazione, le masse si son opposte a tutto, al lavoro, alla medicina, alla
tecnica, alla sicurezza – contrariamente a tutti i presupposti della classe
politica, esse non hanno voluto nulla di tutto ciò, in ogni caso non sono state
loro a deciderlo, e la lotta è stata lunga per convertirle – una lotta storica,
perché la storia non è solo quella del progresso sociale, ma anche quella della
resistenza ad esso. Il successo
della modernizzazione peraltro non è stato mai altro che relativo, e se questa
lotta continua dappertutto non è per nostalgia del passato o inerzia congenita
delle popolazioni [miei corsivi]. E’ che nulla, assolutamente
nulla consacra il progresso come cosa desiderabile, il quale appunto è
rimasto solo quello di una certa classe
politica e intellettuale [corsivi miei]. Oggi le cose si sono invertite [corsivi
miei; si tenga conto della data in cui tali parole
furono scritte].
Ecco che
la classe politica (la stessa, si badi,
proprio quella che è riuscita a determinare la socializzazione della società)
vuole trascinare, sempre con lo stesso desiderio di far del bene (fuori da ogni
ambizione personale), le masse in una direzione diametralmente opposta:
de-centrare, de-proteggere, de-zavorrare le strutture sociali, rimettere
ciascuno di fronte alle proprie responsabilità e a un modo di vita aleatorio,
alla gestione in prima persona delle proprie possibilità, ecc. E, questa volta,
sono le masse che non vogliono più mollare il boccone, che si aggrappano alle
conquiste del sociale, che resistono a questo disimpegno liberale o
‘neo-liberale’, alla revisione di tutto ciò cui sono state duramente acculturate. Tutto
questo è perfettamente logico [corsivi miei; questa “logica” non è stata
mai capita “a sinistra”]. Non si
capisce proprio perché esse dovrebbero di colpo obbedire al decreto della
classe politica, certamente ben ispirato (il protettorato sociale è un vicolo
cieco), ma che non è altro che un nuovo decreto della classe politica.
Dopo
aver instaurato il benessere delle masse sotto il protettorato sociale dei
Lumi, dopo averle super-protette, ecco che si vuole sovra-esporle. Le masse
sognavano un salariato universale all’ombra del sociale, o almeno la
disoccupazione assicurata, e adesso ognuno deve creare il proprio lavoro. Che
ci costringano a lavorare, passi – ma che ci costringano a trovare da soli il
modo d’impiegare la nostra esistenza, è il colmo! Insomma le masse non sono
convinte da questa nuova piega delle cose più di quanto lo fossero della
precedente. Dopo che per tanto tempo si è loro imposto il diritto alla
rappresentazione e alla delega del loro potere, ecco che si sentono dire: siete
i rappresentanti di voi stessi, decidete da soli, prendete in mano il vostro
destino!
Non se
ne parla neppure! [Ecco perché la delega – totale – non è diminuita: le masse
vorrebbero delegar tutto, se
possibile, il che spiega tanti e tanti fenomeni] Ciò che i politici, socialisti o meno, non capiscono
[tutti, ma le “sinistre” hanno maggiori
difficoltà nel solo ammetterne la possibilità] è che una massa o un individuo possono opporsi alla
libertà, o al liberalismo, con la stessa forza […] con cui si opporrebbero
all’oppressione – perché l’essenziale è il rifiuto del fatto che altri pensino
per voi, elaborino per voi, tramino per la vostra felicità.
Non vi è
mai valore assoluto in politica [miei corsivi]: la classe politica,
quella che fa la storia, rappresenta forse il progresso ‘oggettivo’ in termini
di libertà, di felicità, d’intelligenza, ma ciò non impedisce che la resistenza
delle masse (di ciascuno di noi [corsivi miei]) abbia un egual valore
storico […].
Il
centro di gravità della storia non è dato tanto dalle peripezie intrinseche
della classe politica (della quale fanno parte [facevano parte …] quei professionisti del
discorso e dei Lumi che sono gli intellettuali), né dal paganesimo
delle masse [corsivi miei], da sempre e per sempre, a
quanto pare, impermeabili ai Lumi [idem],
l’intensità consiste in questo duello insolubile. Per questo la storia non può
avere fine – oppure, se la si considera nella prospettiva di uno svolgimento
universale, essa semplicemente non è mai cominciata. […] Scacco alla
rappresentazione [corsivi miei]”[2].
Sono
molto importanti le righe finali: qui vi è la radice della “crisi
della rappresentanza” nella quale siamo immersi, vale a dire il fatto – il
fatto – che, oggi, nessuno “rappresenti” più alcun altro. Ed è ovvio che, di
tanto in tanto, “il cosiddetto popolo” si
stufi, non perdendo alcuna occasione per poter dare un bel calcione nel
didietro alla cosiddetta “classe politica”, in qualsiasi modo sia essa denotata
o colorata. Si tratta di un “segnale di vita”, certo, che però non cambia
il System, il quale continua però a funzionare, sinché non s’incaglia, o
s’inceppa, in un qualche meccanismo del credito, o della finanza
divenuta elettronica, e siamo, di nuovo,vicini a qualche
altra crisi [frasi del 2017].
Se vi è, come vi è,
“il pilota automatico”, che senso ha – oggi, hic et
nunc – la rappresentazione, dunque: che senso ha anche la
rappresentanza politica??
Nessun senso. Questo è
un tema decisivo. La “sinistra”, essendo molto più legata con la
fase, ormai trapassata, dell’ “acculturazione” delle masse, quando, a partire
dagli anni ’80 del secolo scorso, la storia moderna compie quel profondo
cambiamento di cui s’è detto, essa si è ritrovata sempre più marginalizzata, e
questo anche se rimane pessima la “soluzione” che i suoi
rappresentanti hanno proposto: quella di tessere le lodi del “disimpegno” e del
“crearsi il ‘proprio’ lavoro”, insomma tanto “destra” che “sinistra” si sono, di
fatto, soltanto limitate a seguire la via sistemica. Con una
differenza, però. La differenza consiste in questo: se lo fa la “destra”,
sopravvive, rimanendo in ogni caso pronta per eventuali cambiamenti di
opinione, pronta quindi a “cavalcare le masse”; se lo stesso lo fa la
“sinistra” invece – proprio perché più legata all’idea “pedagogica”
del sociale – paga dazio. […] devi “andar oltre”: non si può rimanere nelle
pastoie di “destra e sinistra”, che già Baudrillard, illo
tempore (anni Settanta del
secolo scorso) considerava
meri simulacri, “alternative false”, in quanto “codificate” all’
“interno” di un sistema, nel quale la scelta è prevista dal funzionamento
stesso: il System occupa tutti gli spazi.
Quando
è, dunque, avvenuto il fenomeno di un tal “riempimento” di tutti gli spazi, si
è giunti ad un livello qualitativamente diverso, e qualitativamente
superiore (nella direzione discensiva), del funzionamento “systemico” stesso. Se
l’opera di Baudrillard non si può ridurre in ed al “palleggio” fra “massa e potere”[3], però un tal tema vi permane
centrale. Ancor più decisiva, e produttiva, è, tuttavia, la dura critica che Baudrillard rivolse al
concetto di “lavoro”, inteso come “valore d’uso” – in Marx[4] –, perché proprio il
tema del lavoro, ha
consentito al “potere”, cosiddetto, di alterare la bilancia, nel “palleggio”
statico fra massa e politica, in suo favore. E
tale alterazione dell’equilibrio è avvenuta grazie alla fine del lavoro come “valore d’uso”,
avvenuta in modo irreversibile:
quest’alterazione (della bilancia) è (stato) un evento che mai e poi mai le
“sinistre” manco han preso in super lontanissima considerazione. E
continuano a non farlo.
Dunque
il lavoro è – oggi – un mero simulacro, come lo è la
rappresentanza, come lo sono i “valori” borghesi, residuali, al qual “simulacro
dei valori borghesi” oggi si riduce, di fatto, la “sinistra” stessa. Se non
vi è (più) alcun “valore d’uso” – “marxiano” – nel lavoro, che quest’ultimo, il lavoro,
sia del tutto assunto ed annullato dal e nel “valore di scambio”, diventerà ovvio e “normale”.
Ed
è altrettanto chiaro come, a questo punto, quest’ultimo – cioè
il lavoro – possa esser sostituito [almeno in parte] da dei robot. Una
tale sostituzione non è un
fatto casuale, non è tanto una mera “estensione” del profitto, [quanto] è
la necessaria conseguenza della riduzione del lavoro a mero “valore di scambio”, o, sempre se uno
vuol seguire Marx – nella sua radicalità di studioso dell’economia […] – nella
vittoria “finale” del valore di
scambio su quello d’ uso. Ed era
proprio questa vittoria finale che Marx, alla fin fine,
avrebbe voluto evitare, ma, come si sa, ha del
tutto fallito in questo.
E
tuttavia, che il valore di scambio avesse – “alla fine” – potuto […] vincere,
era […] qualcosa che Marx, sia detto en passant, “intravide” in
certi suoi appunti e in certo suo materiale pubblicato postumo, ma, come tutti, poiché quei
dati non si armonizzavano col suo “sistema”, e poiché, in
qualche modo, ne minavano le basi, li eliminò, li espunse.
Marx, come
tutti, fece “com’è sempre stato”, come diceva una vecchia canzone dei Talking
Heads[5].
Se ho un
problema, lo rimuovo: e “vivo bene”.
[“Vivevo”, passato recente; aggiunta del 2020:
sull’ affaire coronavirus, quel ch’è
avvenuto è stato una gigantesca rimozione]
E cosa vuole “laggente” se non viver
“bene”?? Se mai vi sia stata una concreta “‘ricetta’ per la felicità”, è questa, e nessun’altra: la
rimozione … Se volessimo fondare il nostro studio del comportamento umano,
ponendo come sua base, come “centro di
gravità permanente”, l’eliminazione di ciò che pone in questione, o
indebolisce, il nostro mondo di “credenze”, ci ritroveremmo perfettamente con
tale quadro. Quest’assioma si potrebbe chiamare come quello della “inerzialità”
sostanziale del mondo delle “credenze”; ed esso rimane valido tanto per gli
individui, più fragili, quanto, in una maniera molto maggiore,
per le istituzioni, essendo queste ultime caratterizzate da una ben più potente
inerzia “fondativa”, per di più molto coagulata.
Questa
ben nota reazione – l’eliminazione del perturbante, come di tutto ciò che
può disturbare l’equilibrio, tanto
di un “sistema di credenze” quanto di assunti “scientifici” –,
fa parte, di diritto, dell’ “umano troppo umano”.
L’attuale
sistema è “Il” System dello
“storaggio” di cose morte: si pone però il problema di come si sia generato: la
“genealogia” del capitalismo; in tal caso, si giunge al tema delle tre fasi del “simulacro”, la prima e la terza essendo fra loro
collegate, la prima con
la terza, per l’esattezza[6]. La prima fase del
“simulacro” è quella caratterizzata dalla contraffazione; la
seconda fase si caratterizza per la produzione; la terza, infine, lo è
dalla simulazione, il paradigma basato sul codice, cioè quel paradigma che ha dominato sin da quando si è imposto, negli
anni Settanta, anni che sono
stati “il” momento del passaggio dall’
esplosione all’ implosione.
Non
solo, ma di potenza straordinaria sono stati, e son ancora, la prima e
la terza fase, molto di più della
seconda fase, quella studiata da Marx,
la fase della produzione. In tal caso, non può sorprendere la solidarietà,
profonda, il legame, profondo, che sussiste tra il momento “barocco” e quello
dominato dal codice, cioè il “nostro” presente, e né, a questo punto, potranno
sorprendere “le sorti” dello stato moderno, che si stava elaborando nella prima fase,
si sta distruggendo nella terza, la seconda essendone invece stata
la fase di massima potenza (dello stato moderno). Vi è una solidarietà
profonda tra le due fasi, la prima e la terza, ben più che
di ognuna di esse con la fase della produzione, la seconda, quella centrale
in Marx.
Tale
solidarietà profonda fra la prima e la terza fase riguarda proprio
il tema del “falso” e dell’anamorfosi: nel passaggio tra i due momenti il
“falso” passa dal singolo oggetto intriso
di “meraviglioso” (l’ automa) – o
“curioso”, il termine dell’epoca –, al “falso radicale”, che denota le attuali società, funzionanti per
mezzo di codici. Ed eccoci [quindi
giunti] alla [fase attuale della] “codificazione totale”: Die Totale
Kodifizierung.
In
queste società iper codificate, la
“realtà” stessa vi è “riprodotta” dai/nei sistemi codificanti, e codificati: in esse (società), dunque,
non si dà più il problema dell’
“originale” e della “copia” – parola
italiana –, con anche
l’inquietudine, lo straniamento che ancora il “barocco” percepiva: cioè il dover seguire
un sistema in cui non si credeva
(più), questo è “il” barocco.
Tutto ciò
[…] significa: oggi non vi è più l’ “originale”,
ma, se così è, e dunque non vi è più l’ “originale”, allora, in tal caso, non
esiste più né l’originale né l’ “Origine”; forse, ci si
renderà conto, forse …!, della radicalità di
una cosa simile. Non credo.
Il “System”
oggi funziona “in quanto tale” (vale a dire col “pilota automatico”): questo
significa ch’ “esso” (“It”) è ormai
una realtà sempre più autonoma, ed
essa realtà si “autonomizza” sempre di più. Non è per caso, allora, che il termine “cibernetica”
derivi dal termine greco per “pilota”.
Il
pilota automatico …
Il che ci riconduce alle radici, in un’altra epoca,
in quella della contraffazione, di ciò la cui potenza oggi vediamo:
è quella citazione di Wallerstein, più volte riportata nel blog,
che funge – la citazione – da chiave
di volta. Ora però, un tal sistema, raggiunto un tale potere, di
certo non cederà mai: e
mica il capitalismo è stato costruito dai comunisti!:
“I comunisti credono al valore d’uso del lavoro, del sociale,
della materia stessa (come vuole il loro materialismo), della storia. Credono alla ‘realtà’ del sociale, delle
lotte, delle classi, che so?, credono a tutto, vogliono credere
a tutto, è questa la loro moralità profonda. Ed è
questo che toglie loro ogni capacità politica”[7].
Baudrillard
era – giustamente – illo tempore assai caustico verso il “moralismo”
comunista, vale a dire verso la critica verso il sistema costruita su delle basi
“morali”, alla quale critica si
riduce anche quella di tanti altri movimenti “di protesta” di oggi, seppur
diversi fra loro; sia detto in modo chiaro: il comunismo è stato una cosa ben
precisa, e con delle sue caratteristiche precise. Esso si apparenta a chi oggi
“protesta” solo per il tipo di critica, basata su delle argomentazioni
“morali”, vale a dire quel tipo di
critica che Baudrillard, come Marx,
contestava. Marx infatti detestava – proprio detestava – i
socialisti “utopisti”, del tipo di Saint Simon, che, per lui, erano solo dei
poveri ingenui senza speranza.
Al contrario, Marx si sentiva più vicino a Ricardo, più vicino al volto
“spietato” del capitale. Che la stessa critica di Marx poi abbia fallito, è
vero, ma occorre rilevare questa sua vicinanza, non certo casuale, come si
devono rilevare anche certe sue posizioni sul mondo ebraico e giudaico, cosa su
cui si usa glissare[8]. Tipico degli ambienti
vicini al System è il demonizzare gli
avversari, occultando la natura profondamente,
costitutivamente demoni(@)ca del System stesso.
Per
“demoni(@)co” s’intende qui una forza che non si può controllare, una forza che, una volta scatenata, non si può fermare, come il
famoso Poema sinfonico “immortalato”, si fa per dire, in “Fantasia” di W.
Disney[9].
Eh sì: That’s Capitalism, baby:
“Nella
sua etica ‘selvaggia’, il capitale, per parte sua, non si curava del valore
d’uso […] Perché questo è il capitale, il regno senza
limiti del valore di scambio [corsivi miei]. Non è vero che all’ordine
simbolico e rituale il capitale opponga un ordine razionale
[corsivo mio] dell’interesse, del profitto, della produzione e del lavoro,
insomma un ordine di finalità positive [corsivi
miei]. Esso impone […] una deterritorializzazione di ogni cosa [miei
corsivi], un’estensione smisurata dell’investimento a ogni costo (il
contrario del calcolo razionale secondo Weber [miei corsivi]). La
razionalità del capitale è una baggianata: il capitale è una sfida
all’ordine naturale del valore [corsivi
miei]. Questa sfida non conosce limiti [miei corsivi: ci
meditino su, se possono (non lo credo) i cantori del sistema
e la “sinistra” persa: questa sfida non conosce limiti]; essa mira
al trionfo del valore (di scambio [miei corsivi]) ad ogni
costo [idem], e il suo assioma è l’investimento non la
produzione [idem]. Tutto deve essere rigiocato, rimesso in gioco,
il vero capitalista non tesaurizza, non gode, non consuma, la sua produttività
è una spirale senza fine [corsivi miei, come oggi il credito, che ha riportato il capitalismo alla sua vera natura, che non è mai cambiata], riporta
ogni produzione su una produttività ulteriore [corsivi miei] – senza
tener conto [idem] di bisogni o di fini umani e sociali. Almeno è
questo capitalismo, senza morale né misura, che ha dominato dal XVIII
secolo agli inizi del XX [corsivi miei; vi è stata la versione
“morale” del dopo il Secondo Conflitto Mondiale; a partire dalla fine
degli anni Settanta, però, si è “ritornati all’origine” – questo esprime il
neoliberismo, che passa dal campo produttivo al mondo finanziario grazie
all’esplosione della tecnica: la serpe cambia pelle, ma rimane venefica]”[10].
Queste
parole di Baudrillard – che il capitalismo si basi su di un’ illusione, sur un “Dreckeffekt” – andrebbero scritte sui muri:
“La razionalità del capitale è una baggianata”.
La radicalità di
tale affermazione di Baudrillard, in ogni caso, andrebbe realmente meditata. Perché qui – su questo punto – vi è il nocciolo
duro (hard kernel) del “Gran
Dybbuk”, il gran “le revenant”.
Tra le altre
osservazioni che si possono fare, vi è quella sulla “deterritorializzazione”
di ogni cosa, punto notevole sul quale riflettere dopo più di
40 anni: e non vediamo, dietro questo
punto, anche la cosiddetta “immigrazione”? La cosiddetta
immigrazione [è] conseguenza (necessaria)
[del] “funzionamento” [sistemico],
contro la quale si protesta se e soltanto se le conseguenze ci tocchino
“personalmente”, tuttavia ben lesti ad
approfittarne, una volta che tocchino altri. [Considerazioni
incredibilmente vere alla luce tenebrosa
degli eventi del 2020 … e la
“tenebra” non è affatto quella che
“vedono” (proiettano) i “complottisti”]
“E’ come
una precipitazione chimica che solidifica i cristalli e pone
fine alla soluzione in sospensione attraverso una risoluzione il cui
effetto è irreversibile”[11]. Questo è accaduto
[frasi del 2017]. Tutto ciò
è già accaduto [scritto
nel dicembre 2017], e fa, dunque,
parte del passato: per questo influenza il presente, anzi, lo domina. E, sì, il
capitalismo è ancor oggi “tigre di ferro”, il socialismo era la
“tigre di carta” … Anche le tigri di ferro hanno i loro punti deboli[12] …
Questa
visione, della Rivoluzione francese, per certi versi ricorda quella di G.
Colli: “La Rivoluzione francese, le idee democratiche e liberali non sono
che uno stadio, non in rottura, ma in continuazione,
con la direzione presa dallo Stato dal ’500-’600”[13]. Così ritorniamo al tema
dello “snodo” fra i due “ordini di simulacro”, la fase prima e la fase terza, solidali nella centralità del
falso, ma diversi, perché la terza può operare dopo aver acquisito una forza
straordinaria [una “potentizzazione”] dalla fase seconda: in tal modo, grazie
alla produzione, la terza fase ha potuto “moltiplicare” le sue forze in maniera
ben più potente di quella che poteva possedere il mondo degli
automi della contraffazione barocca. Dopo aver cambiato pelle, dopo
la moltiplicazione delle sue forze, il System ha potuto lasciar cadere anche la
centralità della produzione che, però, rimane comunque “la base”, per poter
entrare, poi, nella piena espressione della sua natura profonda: l’illusione,
il falso, cioè lo “storaggio” di cose morte, vale a dire il valore di scambio come unico e solo possibile
orizzonte.
“In
realtà, di ogni cosa si può far scambio”, dice Aristotele da qualche parte, ma,
nell’epoca di Aristotele, ciò
era sia impossibile sia inconcepibile.
La società, nel tempo di Aristotele, possedeva in se stessa, migliaia
d’interdetti simbolici, e di
“credenze” (vere o false che
fossero, qui non c’interessa:
bastava esistessero) che non potevano
che impedire al valore
di scambio di dominare pienamente in
modo assoluto, com’è accaduto
con la nascita del capitalismo.
Perché questo è il capitalismo: il dominio assoluto del valore di scambio.
In poche parole, questo è.
Oggi
siamo e viviamo dentro quel mondo nel quale ormai è avvenuta la
rimozione di ogni possibile ostacolo alla “libera” espressione
del “valore di scambio” come centro e
valore assoluto, indubitabile, mai questionabile, posto in luogo d’Iddio stesso; e che cos’è
stata, ed è ancora, la “bandiera”
dell’Occidente “storico”, l’Occidente “reale”
– come il socialismo reale, non quello
“utopico” – se non la rimozione,
per non dire l’ eliminazione, di ogni e qualsiasi
possibile ostacolo alla “libera” espressione (= dominanza)
del valore di scambio? A questo punto, nel mondo della “terza fase”,
nel qual mondo viviamo e siamo, il singolo governante ha sempre meno importanza: non vi
è più, né può esservi, “Il Principe” machiavelliano al centro del dipinto
anamorfico, quanto, piuttosto, vi sono dei gruppi, detti oggi “lobby”, anche se
questo nome è solo uno fra
i tanti possibili, nomi di una realtà introvabile, perché simulazione. Andar oltre … [14].
Andrea A. Ianniello

[1] J. Baudrillard, La sinistra divina,
Feltrinelli, Milano 1986 (edizione originale Francia 1985), p.
69, corsivi miei: ricordiamoci che sono frasi della metà degli anni Ottanta del secolo scorso,
quarant’anni fa, quarantadue …
[2] Ivi, pp. 78-81,
corsivi in originale, i corsivi miei son posti fra parentesi quadre.
[3] Dove – tra l’altro –,
poi, Baudrillard stesso comprese bene, tra i pochissimi, come l’andamento dal
’69 al ’77 sarebbe stato quello dall’esplosione all’implosione, cf.
Introduzione di P. Bellasi in Id., Dimenticare
Foucault, Cappelli Edizioni, Bologna 1977, pp. 12-24. E,
d’ allora in poi, saremmo rimasti nella fase
d’implosione, […] sebbene “a fasi”
e “a pezzi”, come tutto al
giorno d’oggi, […]. Quel che non era facile prevedere […] non era […] l’implosione,
[ma] il fatto che sarebbe durata così a lungo,
[,,,] che sarebbe divenuta lo status “normale”
delle società umane […] cosa davvero terrificante […] successa nel
mondo; e tutto ciò si è realizzato per mezzo di fasi, come s’è detto, ancorché
tale droga sia stata, poi, assunta in modo del tutto inconsapevole oltre che in
piccole dosi successive, si è verificata, quindi, nel mondo, come una sorta d’
“acclimatazione” delle società. Il successo di tale acclimatazione si misura
proprio dal consenso “dato per scontato” […]; proteste qua e là […] non
modificano tal dato di fatto. Questa relazione fra “masse e potere”, […] seppur
con modo diverso ed opposto, ricorda […] Elias Canetti, una cui
affermazione, non a caso, è riportata ne La sinistra divina, cit.,
p. 45.
[4] Cf., Id., Lo specchio della
produzione, Multhipla Edizioni, Milano 1979, pp. 24-26.
[5] “Same
As It Ever Was”, cf.
https://www.youtube.com/watch?v=XJlU_d186TU.
[Non più funzionante]
[6] Cf., Id., L’echange symbolique et la mort,
Gallimard, Parigi 1976, p. 77.
[7] J. Baudrillard, La sinistra divina,
cit., p. 14, corsivi miei.
[8] Cf., K. Marx, La questione ebraica,
Editori Riuniti, Roma 1969, pp. 86-88. Tra l’altro, in un libro si sostiene che
sarebbe stato Federico II il primo a consentire “libertà” agli Ebrei: per la
verità, la situazione ebraica nel Medioevo è piuttosto mutevole: in genere, se
il governante desiderava accrescere le sue ricchezze, dava loro possibilità di
esprimersi, ma subito dopo, non appena la cosa cominciava a far vedere
l’aspetto negativo dopo l’iniziale “boom” del credito, le cose cambiavano. Si
sostiene ciò in un vecchio libretto, del XVI secolo, riportato e commentato in
S. Panvini, Il tempo
della fine. Codice Arquer, Edizioni Il Punto d’Incontro, Vicenza 2006. La data di pubblicazione ha la sua importanza,
perché si sosteneva, pur con delle ragioni assai opinabili,
che Putin sarebbe il discendente di Federico II e al centro di un progetto di
“Nuovo Ordine Mondiale” (“NWO”) – cosa del tutto vera quest’ultima -,
solo che non si usava l’espressione di “NWO”: “alla guida di
questo processo ci sarebbe […] Vladimir Putin, in combutta con
organizzazioni esoteriche neotemplari”, ivi p. 329,
corsivi miei. Naturalmente, la cosa è diversa: si tratta di abbattere la
“Grande Prostituta” (“il” System),
ma dal di dentro e dall’ interno; il disimpegno della Russia dopo
aver sostenuto Assad vuol dire che lo scopo è “aprire le porte ai ‘re
dell’Oriente’” di cui disse l’ Apocalisse di Giovanni […]. E non accadrà
nulla: con Trump al comando negli Usa ciò è oggi concretamente possibile
[chiaro: con Biden ci sarà un cambiamento
nelle relazioni internazionali, ma, per quel che riguarda il M.O., “la
frittata è fatta”; il problema dell’oceano di ottusi dei “complott®isti” sta
nel fatto ch’essi ora ci “delizieranno” (cioè si piazzeranno nelle orecchie
come cani che abbiano alla Luna) sul fatto che l’esecutivo di Biden sia legati
agli ambienti della Grande Finanza internazionale e a “certi” interessi ma che
non siano disposti ad ammetterlo per Trump, quando invece niente fa pensare che ambedue
non siano altro che due strumenti di “termoregolazione” cibernetica systemica I
“complott®isti” non riescono proprio a capir questo: se tutto si fa per interessi
di gruppi, lobby, Wall Street, qualche super milionario, i plutocrati e le
grandi banche d’affari, le “corporation”, beh: dove sarebbe allora il
“mistero”, se tutto ciò è chiaro ed **evidente**?? Il lato “occulto” vuol dire che
c’è un lato non evidente, e che un tal “lato” sia individuato con il genere di
“osservazioni” banali che fa costoro fa solo ridere]. Come ho detto altrove –
nel[lo] […] scritto sulla Prima Guerra Mondiale –, questo “terzo
tentativo” deve aver successo, a quanto pare: non si riesce a
trovare da nessuna parte, in Occidente, un argine […] contro questo “terzo
tentativo”. A questo punto giunti, dedurne che deve aver
successo non sarà più cosa peregrina … Ma torniamo alla questione
giudaica.
Non nel testo di Arquer, ma
nei commenti vari che, l’autore appena citato sviluppa a riguardo
dei vari tempi trattati dallo stesso Arquer, vi è quest’interessante passo: è
un’intervista ad un prelato. “Don Gandolfo estrasse un minuscolo calepino dal
cassetto di una scrivania e lesse ad alta voce […] ‘Con queste parole’ concluse
Don Gandolfo, ‘le ho detto tutto. Esistono forze che tendono alla costruzione
del Tempio, sono queste forze quelle che poggiano la loro filosofia
nell’equilibrio e nella contemperazione dei poteri e altre che tendono
viceversa alla sua distruzione, credendo in una diversa articolazione della
società. A volte prevale l’una, a volte l’altra, qualche altra volta le due
forze sono in equilibrio. A volte ancora le due forze non riescono a
contemperarsi e avviene uno scontro di portata disastrosa’. […] Mi parlò quindi
dell’esistenza di alcune sette estremamente riservate che si ricollegavano
direttamente al padre fondatore della loro religione Abramo. Una di queste, mi
rivelò Don Emilio, era antichissima e aveva seguaci sparsi in tutto il mondo.
Si diceva praticasse sacrifici umani; il più terribile dei quali era quello del
figlio primogenito, per suggellare il patto d’Alleanza stretto da Dio e Abramo,
attraverso il sacrificio d’Isacco. Lo ringraziai per il tempo che mi aveva
dedicato e accomiatandomi da lui gli consegnai una copia della traduzione che
avevo fatto del libretto, pregandolo di farmi avere il suo ragionato responso
sulle rivelazioni di Arquer”, ivi, pp. 46-48.
[9] “Para los peques
Fantasia Aprendiz de brujo”, cf.
https://www.youtube.com/watch?v=UEYy3osi8Gs.
Manca oggi il Master
Wizard (il Magister), che fermi gli apprenti
sorcier [ormai] fuori controllo, cf. Fulcanelli, Finis Gloriae Mundi,
Edizioni Mediterranee, Roma 2007.
[10] Ivi, p. 13,
corsivi in originale, corsivi miei detti fra parentesi quadre, così come le mie
notazioni a margine: sempre fra parentesi quadre.
[11] Ivi, p. 51,
corsivi miei.
[12] Cf.,
http://associazione-federicoii.blogspot.it/2017/11/ottobrata-ex.html.
In
particolare, i due passi citati in calce all’inizio, alle note 2 e 3. La tigre
…
[13] G. Colli, La ragione errabonda,
Adelphi Edizioni, Milano 1982, p. 93, corsivi miei. Tra l’altro, è molto
interessante questo passo riguardante la relazione fra Dioniso e Apollo,
che Colli ereditò da Nietzsche, sia detto en passant: “Macrobio
nei Saturnali (libro I) stabilisce un’identità tra Apollo e
Dioniso. Lo stesso da Varrone. Aristotele (opera perduta) e un verso di
Euripide ‘Signore al quale piace l’alloro, Dioniso, Peana, Apollo, maestro
della lira’. Eschilo (fr.) scambia l’edera e la mantica tra Dioniso e
Apollo”, ivi, p. 549.
Tra
l’altro, se sbagliava sui rimedi,
Nietzsche, invece, come spesso gli
succedeva, individuava giustamente la causa scatenante – in tal
caso nelle forze, all’epoca, “liberiste”, che han portato, come poi
avrebbe davvero realizzato
il neoliberismo, alla decadenza e alla fine
dello “Stato” –, cf. F. Nietzsche,
Lo stato greco in Id., La
filosofia nell’epoca tragica dei Greci. E scritti 1870-1873,
Adelphi Edizioni, Milano1991, pp. 105-106.
[14] Cf.,
https://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=48516.
Qualche
altra considerazione, soprattutto relativa al “Muro del tempo” (per dirla con
Jünger), si può trovare nelle Appendici del libro qui recensito, cf.
http://www.simmetria.org/simmetrianew/contenuti/segnalazioni-mainmenu-304/804-pietre-che-cantano-di-andrea-a-ianniello-recensione.html.
[Non più funzionante]
1 commento:
Associazione “Federico II
Hohenstaufen”24 dicembre 2017 02:00
Sempre nel “Codice Arquer”,
citato in S. PANVINI, cit. qui sopra, si legge la “fine” ricollegata all’anno
5762 = 2001, il seguente anno – il 2002 = 5763, cui si deve aggiungere una
certa quantità, e la base 20 (=11), e si ha il 5771 = **2012**. L’**inizio**
della cosiddetta “fine”, il cui
conteggio, però, parte dal 5762 = 2001 (“”, ivi, p. ), giungerà al 5771 = 2012.
Quest’ultimo sarebbe “il Diluvio”, ibid. Ovviamente, nulla di tutto ciò è
accaduto, nessun “Diluvio”, né “concreto” e “letterale”, men che meno
“metaforico” e cosiddetto “simbolico”. Panvini, seguendo Arquer, manca di
vedere la cosa, la **più EVIDENTE** al mondo, e che, stando sotto gli occhi di
tutti, per il noto “principio della ‘Lettera rubata’ di Edgar A. Poe”, non la
si vede: vi sono forze – quelle stesse di cui parlava lo stesso Arquer – che
**non vogliono** che alcun “Diluvio” – né fisico né metaforico – avvenga mai.
Ed è questo il famoso “segreto” cui allude varie volte Arquer, il “Piano”
famoso. Ma chi ha mai detto che chi comanda, anche nascostamente, dovrebbe
volere la “distruzione” dell’umanità? Dopo tante fatiche per avere il dominio
globale, che oggi hanno, ed interposta persona? Non sono queste le follie
del cosiddetto “complottismo”?
Or dunque, immaginate di
avere l’intera Terra nelle vostre mani: vi giochereste tutto, che avete
conquistato, tra l’altro, dopo un vero e lungo “Piano” (quello **vero**, quello
del quale parlava Guénon “illo tempore”, **non** questo di tali chiacchieroni
“di nuovo conio” [i “compott®isti”. Nota del 2020] per “distruggerla”? Così distruggereste anche il vostro potere!
E sarebbe una cosa intelligente? O non andrebbe contro anche il **minimo** buon
senso? La risposta la lasciamo ai lettori eventuali … Vero è che un tal dominio
possa sfuggir di mano, questo è possibile. Vero è che le contraddizioni
accumulate nel **lungo periodo** di affermazione del domino e di sua
costruzione possano in qualche modo esplodere, perché più non le si controlla:
tutto ciò è, di nuovo, **più** che possibile. Vero si è che ci possono
essere delle forze **interne** al dominio globale che, in qualche modo, ne
minino la stabilità interna: e pur questo è possibilissimo. Ma
**deliberatamente** minare il **proprio stesso** dominio, via … non
scherziamo! Al contrario, la cosa ormai difficilissima è il **venir
fuori** da un tal System. L’opposto, quindi. Con il 2012, certo, è
iniziata una nuova fase del sistema, nessun dubbio al riguardo, ma **non
certo** un “Diluvio”, salvo che un tal “Diluvio” non lo s’intenda in senso
traslato, “à la” Rabelais, per esempio.
[i] Come
nell’Occidente di oggi.