“Riduceva la portata della sua visione per voler guardare le cose troppo da vicino. […] La verità non sta sempre in fondo ad un pozzo. In realtà, per quanto riguarda le nozioni più importanti, credo che sia invariabilmente in superficie. La cerchiamo in fondo alla valle e non sulla cima delle montagne dove si trova. Modi e fonti di quest’errore li possiamo trovare nell’osservazione dei corpi celesti. […]
Una profondità esagerata indebolisce il pensiero e ci rende perplessi: un’osservazione troppo sostenuta, troppo concentrata o troppo diretta potrebbe far scomparire dal firmamento persino Venere”.
E. A. POE, I delitti della Rue Morgue, I libri dell’Altritalia, 12 agosto 1992, p. 22.
“Hanno commesso l’errore più grande e comune, di confonder lo straordinario con l’astruso”.
Ivi, p. 24.
“Le Vie di Dio in Natura, come nella Provvidenza, non sono
come le nostre vie; né i modelli che noi costruiamo sono in alcun
commensurabili con la vastità, la profondità e
l’imperscrutabilità delle Sue opere, che hanno in sé
una profondità maggiore del pozzo di Democrito.
JOSEPH GLANVILLE”.[1]
In ID., Racconti del terrore, Newton Compton editori, Roma 2013 (1989, 2007), p. 83, corsivi in originale.
“Impia tortorum longas hic turba furores
Sanguinis innocui, non satiata, aluit.
Sospite nunc patria, fracto nunc funeris antro,
Mors ubi dira fuit vita salusque patent.
(Quartina composta per l’ingresso d’un mercato da costruire sul
posto dov’era sorto il Club dei Giacobini a Parigi)”.
In ivi, p. 110, corsivi in originale.[2]
“Neptunalia. Feste romane in onore di Nettuno. Si celebravano il 23 luglio”.
D, CINTI, Dizionario mitologico, Tascabili Sonzogno, Milano 1989, p. 198, corsivo e grassetto in originale.
Cf. P. GALIANO, L’armonia dell’anno romano, Simmetria edizioni, Roma 2007, pp. 65-66, sul Dies alliensis del 18 luglio, quando i Romani furono sconfitti dal Galli Sènoni, un giorno “nefasto” che va “propiziato” e – per poterlo espiare – lo si faceva per mezzo di sacrifici animali.
“ALLIA. Affluente del Tevere a ca. 15 km da Roma (oggi probabilmente il «Fosso della Bettina») presso cui il 18 luglio 387 (opp. 390) a.C. i Romani vennero battuti dai Galli. Anche molto più tardi il ricordo di questa battaglia rimase vivo in Roma; il 18 luglio era un dies ater, cioè una giornata nera”.
Dizionario della civiltà classica, Il Saggiatore, Milano 1959, p. 26, corsivi e grassetto in originale.
Dopo questa data cominciava tutta una serie di feste, anche molto antiche, fino ad ottobre. Terminava il periodo di espiazione, in altri termini. Va poi precisato che, da quando Brenno[3] – capo dei Galli – conquistò Roma sino ad Alarico, mai Roma fu conquistata, nemmeno dallo stesso Annibale: per questo la caduta di Roma per mezzo di Alarico ebbe ben più vasta eco in quel tempo della convenzionale data che oggi si ricollega con “la fine dell’Impero romano”[4] cui ci si dimentica – quasi sempre – d’aggiungere: Impero romano d’ Occidente …
“VAE VICTIS! (= guai ai vinti!). In Plauto, Pseudolo, 1317 e altrove; Livio, V, 48: così avrebbe detto Brenno[5], duce dei Galli vincitori”.
Ivi, p. 795, grassetti e corsivo in originale.
“ULTRA POSSE NEMO OBLIGATUR (= nessuno è obbligato a fare più di quel che può).
Tal proverbio risale ad una frase del giurista Celso nel Corpus iuris”.
Ivi, p. 793, grassetti e corsivi in originale. Ovviamente, il Corpus iuris è quello fatto raccogliere da Giustiniano, circa nel 534 dell’era corrente.
“Ogni istante è importante e quindi è necessario concentrarsi sempre sul momento presente”.
YAMAMOTO TSUNETOMO, Hagakure, Modnadori, Milano 2000, p. 114.
“Sconfiggere il nemico è una questione di fede e di destino”.
Ivi, p. 189.
“Dieci ciechi camminavano in montagna, quando si trovarono di fronte a un precipizio: a tutti tremarono le gambe per la paura indicibile. Il primo della fila inciampò e precipitò giù nel burrone. Gli altri dissero: «Accidenti, poveraccio», e piangendo rimasero paralizzati, senza riuscire a fare un passo avanti. In quel momento, l’uomo caduto gridò dal fondo del precipizio: «Non preoccupatevi. Sebbene sia caduto, non mi sono ferito e adesso son tranquillo. Anche voi, se volete essere senza preoccupazioni, buttatevi giù»”.
Ivi, p. 181.
In relazione al vecchio post, cf.
https://associazione-federicoii.blogspot.com/2018/09/un-tale.html, aggiungo il link del post cancellato: cf.
http://associazione-federicoii.blogspot.com/2018/08/il-punto-di-svolta.html.
Et addivengo ALLO MOMENTO di POR lo PASSO che “FUE ‘SCANGELLATO’”:
“Quando nel gioco d’azzardo uno continua a perdere e giunge a rischiare quel poco che ancora gli rimane, l’avversario farebbe bene a rifiutarsi di continuare, considerando che può esser vicino il momento in cui per l’altro la fortuna cambierà e incomincerà a vincere a sua volta. Buon giocatore è colui che sa riconoscere questo momento. Così mi ha detto un esperto”, Kenkô, Ore d’ozio, SE, Milano 1995, p. 80.
Ad esso aggiungo tal passo: “Sebbene l’oro sia più pregiato, non può certo uguagliare il ferro nella molteplicità dei suoi usi”, ivi, p. 78.
“Un tale, famoso per la sua abilità nel salire sugli alberi, stava insegnando a uno come arrampicarsi su una pianta per tagliarne i rami più alti, e anche quando sembrava che costui fosse in grave pericolo non disse nulla. Solo quando, nel discendere, fu giunto più o meno all’altezza dei tetti, gli disse: «Stai attento, non far sbagli!». Qualcuno osservò: «Da quell’altezza potrebbe anche saltar giù agevolmente: perché, dunque, gli avete detto così?». «È proprio questo il punto» rispose l’esperto. «Se uno ha le vertigini e si trova in pericolo su un ramo, ha già tanta paura per conto suo che non gli dico nulla: i passi falsi si fanno sempre quando si crede di stare in un luogo sicuro». Sebbene fosse un uomo di umili condizioni, i suoi ammonimenti erano quelli d’un saggio. Così avviene nel gioco del calcio: quando si è lanciato il pallone per un tiro difficile e si è convinti che il successivo sarà più facile, proprio allora si sbaglia”, ivi, p. 71-72.
@i
PS.
“Quando cambiare non porta alcun beneficio, è meglio lasciare le cose come stanno”, ivi, p. 80.[6] “Quando le persone s’incontrano non stanno mai zitte un momento, hanno sempre qualcosa di cui discorrere; ma se si ascolta quel che dicono, si tratta quasi sempre di futilità”, ivi, p. 101.
“Giocando alle conchiglie […] I giocatori abili non attaccano mai le conchiglie lontane, ma per lo più si limitano a quelle vicine e ne catturano molte. Così, se si pone una pedina in un angolo […] e si fa una mossa tenendo fisso lo sguardo su quelle dell’avversario, l’attacco non avrà successo. Se invece si guarda attentamente solo la pedina che si ha davanti, e la si fa avanzare in linea retta lungo le divisioni della scacchiera, essa colpisce infallibilmente il bersaglio. Anche in molti altri casi non dobbiamo volgerci a cercar lontano, ma agire nel modo migliore che le circostanza presenti consentono. Ch’ing Hsien-kung diceva: «Pensa solo a far bene ciò che stai facendo, e non curarti di quello che avverrà dopo». La stessa cosa vale per governo d’un paese. […] Il fatto è che nessuno riesce a capire che alleviando le sofferenze di quanti ci vivono accanto, usando la carità e seguendo la Via del Buddha, l’effetto di queste virtù giungerà lontano. Yü era partito per assoggettare le tre tribù dei Miao, ma solo dopo aver rimandato a casa le truppe riuscì, con le proprie virtù, nel suo intento”, ivi, pp. 104-105.
[1] Cf. https://it.wikipedia.org/wiki/Joseph_Glanvill.
[2] Si tratta della chiesa in cui ebbe sede per la prima volta il Club dei Giacobini, così detto proprio per la sede, cioè il Convento di San Giacomo, appunto, ed un cui simbolo è sulla copertina de A. A. IANNIELLO, Alcune note di uno scritto apocrifo di Tommaso d’Aquino sull’alchimia, Giuseppe Vozza editore Caserta-Casolla 2021. Su di esso, prima Convento e poi sede del Club dei Giacobini, venne poi edificato il mercato di Saint Honoré; oggi vi è la Piazza del mercato di Saint Honoré.
Sulla copertina in questione, cf. https://www.ibs.it/images/9791280312006_0_0_536_0_75.jpg
[3] “In verità Brenno non è un nome proprio, ma la designazione latina del termine celtico per «re»”, ivi, p. 112. Tant’è che tal nome ritorna in un’altra, significativa, occasione: si chiamava Brenno il capo della spedizione celtica (in tal caso i “Galati”) del 279 a.C., che invase Grecia e Macedonia. Pur essendo fermata da un esercito ateniese – guarda caso alle Termopili! –, il Brenno del III sec. a.C. riuscì a sfuggire, per invadere Delfi, là dove alla fine venne sconfitto (cf. l’Universale. Antichità classica, vol. I, Garzanti editore, Milano 2005, p. 194.). Tutta questa questione rimase, nell’an0tichità, collegata con l’ aurum tolosanum detto anche l’ oro maledetto di Delfi, oro che i Galati di Brenno avrebbero comunque sottratto a Delfi. Non ricorda un po’ il tenebroso affaire di Rennes-le-Chateau?! Che, dunque, avrebbe radici piuttosto antiche …
[4] Il 376 d.C. cioè quando fu deposto Romolo Augustolo da parte di Odoacre, che però fu solo atto conclusivo d’una lunga crisi, già in atto da molto tempo …
[5] “Brenno” che, come s’è detto, NON È un nome proprio. Da “Brenno” ad Alarico in effetti mai Roma fu conquistata. “BUSENTO. In questo fiume, che scorre nelle vicinanza di Cosenza, si cercò, nel 1774 e nel 1880, la tomba di Alarico, ma senza successo. È probabile che non la si trovi più, anche se non si ha motivo di dubitare dell’esattezza della notizia di Giordane (Getica, XXX, 158), secondo cui Alarico era stato in questo fiume cum multis opes (con molti tesori)”, ivi, p. 115, corsivi e grassetto in originale. Di seguito alle date qui ricordate, ben altri e successivi tentativi sono stati portati avanti, ma l’ assenza di successo ha continuato ad incoronare la vicenda …
[6] “Anche nei libri si legge, mi pare, che non bisogna considerar preziose le cose che vengono da lontano, e non si deve tener in conto di tesori le cose ch’è arduo procurarsi”, ivi, p. 77.
In effetti, il “succo” di TUTTA la spiritualità di TUTTE le epoche, **indipendentemente** dalle sue forme specifiche o particolari, sta in quel “buttatevi giù” …
RispondiEliminaDopo il 18 luglio – “dies atri” dell’antico Calendario romano – veniva un periodo più positivo, almeno al tempo., diversamente dall’epoca contemporanea, quando fu proprio il 19 luglio ad iniziare l’epoca nucleare o “atomica” che dir si voglia …
RispondiEliminaMa veniamo al presente anno. Con oggi comincia il cosiddetto “Barbault basket” ovvero la “culla” – figurazione astrale, non molto frequente – di cui parlò A. Barbault “illo tempore” come d’un periodo positivo. Barbault fece varie predizioni, ragionando, chiaramente, NON per mezzo di “visioni” cosiddette!, talune valide, altre non valide. Vide bene la fine dell’Urss e la pandemia del 2020. questa “culla” da oggi a domani – ma poi vi sarà la fine del periodo retro di Mercurio il 23 come altri aspetti che ci accompagneranno sino a fine mese – questa cosiddetta “culla” fu da lui interpretata come un momento positivo, **non** di fine della tensione (attenzione: NO!) ma di una sorta di “prima indicazione” d’una “via d’uscita” dalla crisi “di civiltà generale” che lui – già “illo tempore” – intravedeva in modo chiaro. Come noi la si vede, si tratta invece del primo germe della nascita – la culla, per l’appunto – di ciò che deve seguire il “System “della GP in crisi: il “R.d.A.” appunto.
EliminaDi buono, comunque, apporta un chiarimento, una chiarificazione delle cose: il che si conta tra le cose buone, nonostante tutto.
Precisamente la “culla” è dal 19 luglio, quest’oggi, al 21. poi chiaramente ci son altri aspetti. Da sottolinearsi le relazioni relativamente armoniose tra pianeti lenti fra loro in posizioni però contrastanti: ci parla di questo crollo al rallentatore. Non un “boom” ma un processo di lenta dissoluzione, però costante. Si atta molto ai nostri tempi!
EliminaSecondo Barbault, questa configurazione non indicava certo la fine dei problemi politici, sociali ed economici, no!, ma un inizio di cambiamento di scenario, quando avviene un inizio di cambiamento di direzione della corrente degli eventi poiché le condizioni che hanno sostenuto l’andamento sino a quel momento, quelle condizioni cominciano – solo cominciano – a cambiare, però cominciano a farlo effettivamente.
Leggenda vuole che il Busento fu momentaneamente deviato per seppellire il re... coincidenza vuole, invece, che intorno al 2013 la questione è stata riaperta (ovviamente con insuccesso) ma dovettero deviare un fiume sotterraneo nel centro città per la costruzione di un parcheggio. Da allora l'aria è parecchio peggiorata, ma se fosse venuto fuori il tesoro sarebbe andata molto peggio... (A pochi chilometri da Cosenza c'è un tumulo che si dice essere la tomba del Molosso, ma le indagini sembrano fortunatamente chiuse).
RispondiEliminaQuando i cinesi ci dicono di "non avere le tecnologie" per aprire la tomba di Qin Shi Huang e per "questioni di sicurezza" la terranno chiusa a chi vogliono darla a bere? In Calabria fantastichiamo con gli spettri, ma in Cina lo sanno benissimo che con i morti non si scherza, specialmente con quelli "illustri"... Certo che questa timidezza non basterà a fermare i "re morti" che verranno fuori dalle tombe nel nostro tempo presente, ma almeno evitiamo complicazioni!
Nuovo pezzo dei Dead Can Dance:
https://youtu.be/6CvjzVNYHGE?is=GYsKHd-uztbY09au
"Death cults are killing our world"
Conosco quella leggenda. Interessante la storia del parcheggio come la leggenda sulla “tomba del Molosso” … beh, si sa che i cinesi san mentire molto bene …! Chiaro che non vogliano aprire la tomba di Ch’in Shih Huang-ti [Qin Shi Huang di] poiché vi è uno “spell” contro l’apertura della tomba stessa …! Non solo in “Calabbea” si “fantastica con gli spettri” ma in tutto l’ “occidente” mentre in Cina le storie dei cosiddetti “spettri” e di “morti che ‘ritornano’” son quasi un “genere ‘letterario’” per quanto siano diffuse! Fan parte del nucleo più antico delle credenza cinesi, precedente allo sviluppo delle religioni organizzate, per questo in sostanza accettato dalle “tre religioni” cinesi ufficiali. Certo che i “re morti” non saran fermati né l’ “evocatio finalis cyclica” lo sarà … evocazione che “nous attend” in “the darks” …
EliminaGrazie del link! Ho visto: è dell’aprile di quest’anno. “Sposa” con la “situatzija” attuale “siccome lo càseo su li maccaruni” siccome suol dirsi …
In effetti, ma la cosa ci porterebbe troppo lontano – intendo a commentarla quo – siamo sotto lo scacco di vari, e confliggenti fra loro, “death cults” …
Per “Chi ha orecchie per …” …
Si sa:
EliminaWe Always Think There Is Going to Be More Time...
https://www.youtube.com/watch?v=fHgKI-GPImk
6 nov 2014
Ma ci sbagliamo ...
Infatti ... Dead Can Dance - Our Day Will Come
https://www.youtube.com/watch?v=LtGfmeomvQM
20 mar 2026
Eh eh, titoli che sposano ... sempre siccome lo càseo su li maccaruni, ça va sans dire ...
Dunque ci si potrebbe chieder allora:
RispondiEliminaThe Carnival Is Over [?]
https://www.youtube.com/watch?v=RWpSPlu-JzI
23 dic 2019
Non sembrerebbe ancor … Et tuttavia, tuttavia par ch’esso veda gli ultimi suoi scampoli, per portarci ancor più giù … di nuovo: ça va sans dire!!