mercoledì 22 agosto 2018

Il “Punto di svolta”

















“Quando nel gioco d’azzardo uno continua a perdere e giunge a rischiare anche quel poco che gli rimane, l’avversario farebbe bene a rifiutarsi di continuare, considerando che può esser vicino il momento in cui per l’altro la sorte cambierà e incomincerà a vincere a sua volta. Buon giocatore è colui che sa riconoscere questo momento. Così mi ha detto un esperto”[1].

“Ecco le cose che ricordo di aver trovato interessanti nello scorrere un libro intitolato, mi pare, Ichigon hôdan [“Conversazioni profumate in poche parole” – due libri –, autore sconosciuto], in cui sono raccolte le parole di venerabili saggi:
Quando si è in dubbio se fare o non fare una cosa, è bene astenersene.
Colui che tende alla vita futura non deve possedere neppure un vaso da miso [il famoso condimento nipponico che si ottiene da soia, riso e frumento bolliti, e poi fatti fermentare, più il sale, sin troppo, spesse volte …].
E anche per i testi e le immagini religiose, è futile averne di preziosi.
Le persone di alto rango dovrebbero comportarsi come se fossero di umili origini, i saggi come stolti, i ricchi come poveri, i capaci come incompetenti.
Colui che vuol seguire la Via del Buddha non ha altra strada da scegliere che questa: dare riposo al corpo e astrarsi dalle cose di questo mondo. E’ la via maestra.
Oltre a queste, atre cose interessanti v’erano, ma più non le ricordo”[2].






Andrea A. Ianniello







[1]  Kenkô, Ore d’ozio, SE, Milano 1995, p. 80. “Quando cambiare non porta alcun beneficio, è meglio lasciare le cose come stanno”, ibid. Ma il vero problema è, in particolare oggi, il cambiare quando il cambiamento sarebbe di certo beneficio: cosa impossibile, nei fatti, nella “nostra” fumosa epoca di fumisterie, che pretende di sempre cambiare quando, al contrario, è di una staticità e di un’inerzia mortali.
[2]  Ivi, pp. 65-66, corsivi in originale.













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