lunedì 26 maggio 2014

Sui risultati elettorali e il M5S

I 5S han commesso grossi errori, primo fra tutti la quasi totale assenza di dialettica interna e di possibilità di scalare il movimento da dentro. Sono ad un bivio: diventare davvero un partito oppure continuare come movimento di protesta. Poi la natura profonda della nazione Italia, la quale natura profonda, come le nature profonde delle altre nazioni europee, **non può essere modificata dalle parole**, ha fatto il resto.

Vediamo che fanno, arrivati dove stanno. 

Più in generale, senza riflessioni di più profondo respiro, non si va lontano, lo dico in generale, non solo ai 5S, ma riflettendo sulla natura reale della situazione attuale. Un contributo è: http://associazione-federicoii.blogspot.it/2014/05/baudrillard-la-sinistra-divina-e-il.html. 

Ci vorrebbe un nuovo situazionismo....  

domenica 27 aprile 2014

Errata Corridge

Un post il cui link è stato citato - E. Fortunia, “L’età delle masse”, cancellato dalla fonte originaria (il blog Idee/inoltre [http://ideeinoltre.blogspot.it/]) è stato però salvato su di un altro sito, quello dell’Arianna editrice, una Casa editrice con titoli piuttosto interessanti: “L’età delle masse”. 

Questo blog, Idee/inoltre [http://ideeinoltre.blogspot.it/], è già stato riportato in questo blog con un altro link, ancor attivo: LINK ONLINE DAL BLOG IDEE/INOLTRE: “LA FINE DEL MONDO MODERNO”. 


mercoledì 2 aprile 2014

“Rhetorique” - a “go-go”

Non si è mai tanto parlato di “popoli” da quando non esistono più. Sembra che le risorgenze accadano nell’universo mondo delle parole, con grandissima facilità.... 

La più grande forza sta nella lingua.... 

sabato 29 marzo 2014

Sul libro di M. Liverani (“Oltre la Bibbia”), recentemente ripubblicato


Sul libro di M. Liverani (“Oltre la Bibbia”), recentemente ripubblicato

E’ stato recentemente ripubblicato il libro di M. Liverani, Oltre la Bibbia. Storia antica di Israele, Laterza, Roma-Bari 2013 (ed. or. 2003, dieci anni prima cioè).
Il libro si compone di Tre Parti: Parte Prima, “Una Storia normale”; Parte seconda, “Una Storia inventata”, cui segue l’Epilogo “Storia locale e valori universali”, che è una riflessione su questo tema, piuttosto interessante d’altro canto. Le due Parti son separate da un Intermezzo che è la “chiave” del libro stesso.
Diciamone qualcosa in breve.
L’idea di fondo è che la storia d’Israele sia, in realtà, una storia del tutto comparabile a quelle di coevi regni semitici. La strada di Liverani è quella della “de-mitologizzazione”, strada comprensibile, anche se, diciamo, tende a spingersi troppo in là, in quanto tende quasi a negare del tutto che la storia d’Israele sia diversa da quelle di popoli semitici coevi, mentre, parrebbe di notare, che, se ad Israele è avvenuto quel che altrove non è avvenuto, evidentemente ve n’erano le basi, per meno potenziali e nascoste, basi assenti altrove.
Anzi Liverani, nella seconda parte, afferma chiaramente che, quella posteriore – cioè post esilica – non è solo (o meramente) una “rilettura” del passato, ma quasi una invenzione dello stesso passato. Direi che va troppo oltre, pur essendo la sostanza senza dubbio giustissima. Si è trattato non di mera “rilettura”, ma di vero e proprio cambiamento; tuttavia, non si è trattato di “invenzione” tout court, poiché vi erano delle basi precedenti, le quali basi, comunque, non era affatto detto potessero dare quell’esito che sappiamo, o soltanto l’esito che conosciamo: la storia biblica cioè.
Qualcosa è intervenuto nel frattempo. E qui, a mio avviso, vi è l’elemento più interessante di Liverani, nell’Intermezzo ricordato qui sopra, il cui titolo è tripartito: “L’età assiale”, titolo molto significativo; poi viene: “La diaspora” ed infine: “Il paesaggio desolato”.
Vorrei attirare sul primo titolo dell’Intermezzo: “L’età assiale”, perché, a mio avviso, costituisce la “chiave di volta” di ciò che è “intervenuto”, trasformando la storia, tutto sommato locale, del mondo ebraico, in qualcos’altro, in qualcosa di più e di oltre. E possiamo affermarlo senza problemi, perché l’epoca assiale, termine coniato da Jaspers nel 1949 – e che andò dal 800 al 200 a.C.1 -, ha influito profondamente su tutti i “cosmi religiosi” della erra, al punto di esser la “chiave di volta” delle basi del pensiero religioso ovunque sulla Terra, fatte eccezioni pochissime sperdute aeree, particolarmente lontane dai flussi basici di civiltà.
Ebbene, vorrei attirare l’attenzione su di un punto: qual è il senso basilare dell’epoca assiale. Il senso di base dell’epoca assiale è mettere al centro la responsabilità individuale rispetto a quella sociale o generale, che dominava prima. Per esempio, la teologia “assiale”, nella Bibbia, è quella di Ezechiele. Che cosa fa Ezechiele? Insiste sul fatto che la responsabilità degli atti è del singolo, non è una sorta di “miasma” che impesta l’aria, concezione, quest’ultima, che tuttavia perdurò tantissimo, anche nell’antica Roma ed in Etruria, tant’è che solo il Cristianesimo, per lo meno in Occidente, essa fu superata. In Cina, per esempio, vi fu Confucio, il quale insisté sulla possibilità del singolo di migliorarsi, divenendo “gentiluomo”, al di là dei legami rituali o meramente sociali.
Si trattava, in ogni caso, di fuoriuscire dai concetti di colpa e meriti generali, non individuali che, come “miasmi”, colpivano e “passavano” senza tener conto dei diversi individui e dei loro ruoli diversi, rispetto a quel merito, a quella colpa.
Nessun dubbio che tale “rivoluzione culturale” abbia fatto un gran bene all’umanità. Ma oggi noi dobbiamo chiederci: è tale mentalità ormai sufficiente?
Se osserviamo, infatti, tutti i problemi che, qual pietra al collo, portano giù l’umanità intera, noteremo immediatamente che la loro natura è sovraindividuale. E che non si possono risolvere nell’ambito di una mentalità focalizzata sulla colpa e sul merito dei singoli, essendo, invece, sia le colpe che i meriti ormai meriti e colpe di gruppi; e sono questo tipo di cose quelle che portano l’umanità al disastro. Non a caso, dunque, le religioni attuali non riescono a fornire una soluzione, rispetto a problemi la cui sostanza è sovraindividuale. Vi son tendenze che potremmo chiamare di “allargamento” di concetti già noti, per far sì che “comprendano” anche questo genere di problemi, per esempio: la “salvaguardia del creato”, ma son sempre allargamenti del noto, e non emersioni di altro.
Stiamo dunque parlando di uno “strato” molto profondo, precedente alle differenziazioni religiose e culturali. Sarebbe interessante focalizzare l’attenzione su tali questioni. 


 [@i]

1 Cfr.: http://it.wikipedia.org/wiki/Periodo_assiale.

martedì 25 marzo 2014

Il concetto basilare dell’ “Imperium” medioevale

Il concetto basilare dell’ “Imperium” medioevale



Come ho detto qui [http://associazione-federicoii.blogspot.it/2014/03/nazionalismo-etnicistico-e.html] e qui [http://associazione-federicoii.blogspot.it/2014/03/europa-dallatlantico-agli-urali-il.html], non si può passare dallo stato nazionale a quello sovra-nazionale, salvo in senso economico soltanto. E quando sia solo economico, non può essere altro se non dissolvente. Piaccia o non.

La qual cosa implica che si abbia un “modello”, che non può essere lo stato nazionale nato nel XIX secolo. Vero è che il XXI secolo appare sempre di più un ritorno al XIX piuttosto che un superamento del XX: sostanzialmente, le lezioni del XX secolo non sono state capite, né apprese. Temo vadano ripetute, in forma diversa, ovviamente, in forma da XXI secolo, ma con la stessa sostanza e lo stesso significato.

Il “modello” non può essere che l’ “Imperium” medioevale, più che quello romano, per la semplice ragione che era in grado di far coesistere organizzazioni politiche differenti e, cosa ancor più importante, non era una mera organizzazione politica, ma era un’idea: aveva, cioè, qualcosa di più.