domenica 8 dicembre 2024

1924-2024 – “100 anni fa”, 7 – Due testi di Guénon – brevi, ma significativi: un Ricordo

 

 

 

 

 

Non conosco i titoli dei libri di Meyrink di cui mi citate i titoli, perché non sono stato informato delle traduzioni italiane che ne sono state fatte […], e non penso che esse siano state tradotte in francese; è la Faccia Verde che mi ha provocato la peggiore impressione, e potrei persino dire un’impressione “sinistra”, che d’altra parte ha trovato conferma in virtù d’un certo numero di cose spiacevoli con cui avevo a che fare”.

R. GUÉNON, Lettere a Julius Evola (1930-1950, SeAr Edizioni, Borzano (RE) 1996, p. 119, corsivi in originale, grassetti miei.

 

Questa è l’interpretazione d’Aroux, testimoniante la confusione, in lui frequente, dei due domini dell’esoterismo e dell’exoterismo: il vero esoterismo dev’essere oltre le opposizioni che si affermano nei movimenti esteriori agitanti il mondo profano, e, se questi movimenti sono qualche volta suscitati o diretti da potenti organizzazioni iniziatiche, si può dire che queste ultime dominino quelle senza mischiarvisi, in modo da esercitare ugualmente la loro influenza su ciascuno dei partiti contrarii”.

ID., L’esoterismo di Dante, Atanòr, Roma 2001, p. 24, grassetti miei.

 

[...] da Pitagora a Virgilio e da Virgilio a Dante, la ‘catena della tradizione’ non fu senza dubbio rotta sulla terra d’Italia”.

Ivi, p. 17.

 

 

 

 

Ricordiamo che cent’anni fa – esatti! – uscirono due libri piuttosto significativi: R. GUÉNON, L’esoterismo di Dante in “Atanòr” n.4, aprile 1924 (appunto!) e continuò, a puntate, nel numero successivo, di maggio; non apparve in quello di giugno, per ritornare in quello di luglio, sempre dello stesso anno, chiaro, per proseguir nel numero di agosto-settembre, numero unico per due mesi, ed infine concludersi nel numero di ottobre. Poi fu ripreso, tal materiale, nel libro dallo stesso titolo (L’esoterismo di Dante), che, in sostanza, è lo stesso degli articoli. Discorso diverso avvenne per l’altro testo, sempre di Guénon, chiaro: Il Re del Mondo, il quale apparve in “Atanòr” n.12, dicembre 2024, ESATTAMENTE CENTO anni fa!, cioè; ma, “stranamente”, in un unico numero.

Ma il libro – dallo stesso titolo, chiaro – che ne fu estratto, POI, fu “aumentato” con delle aggiunte rispetto a quest’edizione del 2024, cioè quella originale. “Atanòr”, la rivista, aveva, poi, siccome orientamento di base quello (in sostanza) massonico, ma di tipo “pitagorico”, cioè della corrente “pitagorizzante” all’interno del “massonismo”. Con qualche INCURSIONE “paganizzante”; per esempio, vi è una prima forma – o tra le prime – d’ “Imperialismo pagano” di J. Evola, giusto per ricordarlo, di nuovo, in quest’anno di ricorrenze.  

È la prima edizione di ambedue i – brevi, ma significativi – testi “guénoniani” (**non** “guénonisti”, sterile scolastica ripetitiva, ma di lui même), ed uscì IN ITALIA, NON in Francia, ANCHE per questo – ma NON CERTO solo per questo! – tale “data” va qui ricordata.

Questo testo – Il Re del Mondo –, come già detto, verrà di seguito modificato per dar luogo alla versione definitiva, che è Il Re del Mondo che oggi tutti possono acquistare, però con, come data di pubblicazione, il 1927. Ci sentiamo tra qualche tempo – se si sarà nel novero dei viventi –, e si ricorderà tale data.

Nel frattempo, infatti, possono ancora succedere molte cose! 

Altro testo, che ripresenta la forma originale de Il Re del Mondo (quella del 2024, come s’è detto), cosicché si possano “fare” i “raffronti”, è: R. GUÉNON, Il risveglio della tradizione occidentale. I testi pubblicati inAtanòre Ignis, a cura di M. Bizzarri, Atanòr, Roma 2003, pp. 41-57. Vi si legge molto più facilmente “l’essenza” della questione, per così dire … Seguono al testo le Note originali (del testo della rivista, per intenderci), sempre in ivi, pp. 58-62. 

 

 

Andrea A. Ianniello
 

 

 

 

sabato 7 dicembre 2024

VENERE ... VENERE ... (link di un passato post)

 

“Allora gli dèi capirono quanto fosse difficile estirpare il male dal mondo”.

R. BOSI, Miti nordici, Convivio/Nardini Editore, Firenze 1993, p. 111.

 

Un antico cinese disse di aver udito che quando i regni devono perire hanno molte leggi”.

F. NIETZSCHE, Volontà di Potenza. Frammenti postumi ordinati da Peter Gast ed Elisabeth Förtser-Nietzsche (Nuova edizione italiana a cura di M. Ferrarsi e P. Kobau), RCS Libri & Grandi Opere, Milano 1994 (e 1995), p. 404.

 

BEOWULF, lupo del campicello, figlio dell’orso; Beow, dio anglosassone del grano, nelle leggende britanniche medievali, eroe dell’omonimo poema epico, redatto da un anonimo monaco della Northumbria dell’inizio dell’VIII secolo. Nell’opera si combinano leggende e miti pagani e cristiani”.

A. S. MERCATANTE, Dizionario universale dei miti e delle leggende, Newton Compton editori, Roma 2001, p. 125, corsivi e grassetto in originale.

 

Hrōðgār parlò. Scrutava l’elsa,

l’antica reliquia. C’era su incisa

la storia del conflitto secolare, di quando

il Diluvio distrusse, la gonfia mareggiata,

la razza dei giganti. Avevan subìto

cose tremende, quel popolo straniero

al Signore eterno. Il saldo del conto

glielo spedì il Padrone, a forza d’acque in fermento.

C’era, poi, sulle lamine di luminoso oro,

segnato per filo e per segno i lettere runiche,

scandito, scritto, per chi per primo

fosse stata fatta quella spada, la perla

dei ferri, con l’elsa a spirale e lucida come un serpente”.

Beowulf, Einaudi editore, Torino 1987, p. 149.

 

VENERE, nella mitologia romana, antica dea italica dell’amore, moglie di Vulcano ed amante di Marte; madre di Cupido; identificata con la dea greca Afrodite. In origine, Venere era la dea italica che presiedeva i giardini e proteggeva la vegetazione. […] Tuttavia, non fu come dea della vegetazione che Venere divenne una delle divinità più famose di tutta la mitologia romana. Fu, al contrario, per la sua associazione con la dea greca Afrodite. Il suo ruolo nella religione romana venne descritto da Lucrezio, nel De rerum natura che si apre con un’invocazione alla dea come la grande forza vivente di tutto l’universo”.

A. S. MERCATANTE, Dizionario universale dei miti e delle leggende, cit., p. 633, corsivi e grassetto in originale.

 

ISHTAR, nella mitologia del Vicino Oriente, dea madre semitica, in parte derivata dalla dea madre sumerica, Inanna. Ishtar era una dea benefica, madre del genere umano, e al contempo una divinità demoniaca, dea della guerra, «rivestita di terrore», che faceva tremare persino gli dèi.

Ishtar combinava così nella sua persona e nel suo culto quasi tutti gli attributi, buoni e cattivi, di numerose dee vicino-orientali ”.

Ivi, p.  352, grassetto in originale.

 

ANNA PERENNA, nella mitologia romana, antica dea italica associata al ciclo annuale, ogni mese, essa rinnovava la propria giovinezza e perciò era considerata come la dea che concedeva lunga vita. Alle Idi (il 15) di marzo (allora primo mese dell’anno), i Romani celebravano una festa in suo onore al primo miglio della via Flaminia. Nell’ Eneide (libro II), Anna Perenna è identificata con la sorella di Didone. […]

Nei Fasti (3), Ovidio narra della dea e della sua festa”.

Ivi, p. 67, grassetti e corsivi in originale.

 

MELUSINA, nel folklore europeo, un essere metà donna e metà pesce-serpente, che viveva parte del suo tempo in un pozzo. Melusina era una donna completa gran parte della settimana, ma il sabato doveva trasformarsi in pesce-serpente. In un racconto medievale francese, sposò Raimondo, nipote del conte di Poitier, a condizione di restare libera ogni sabato notte. Un giorno suo marito sorprese Melusina nelle sembianze di pesce-serpente, facendola fuggire. Lasciò due figli considerati gli antenati di tre nobili stirpi francesi. Nell’araldica inglese, Melusina è raffigurata come una sirena con due code. L’ouverture di Mendelssohn The Fair Melusina si basa su questa leggenda”.

Ivi, p. 433, corsivi e grassetto in originale.

 

GALVANO, piccolo falco, nel ciclo di leggende arturiane, nipote di re Artù; compare nei Mabinogion gallesi col nome di Gwalchmei. Galvano era noto col soprannome di “cortese”. Nel poema in medio inglese intitolato Sir Gawain and the Green Night (Galvano e il Cavaliere Verde), Galvano decapita in duello il Cavaliere Verde dopo avergli promesso d’incontrarlo nuovamente dodici mesi dopo alla Cappella Verde.

Nel giorno stabilito, giungono Galvano e il Cavaliere Verde. L’onore di Galvano è messo alla prova dalla sposa del cavaliere, ma l’eroe si dimostra puro e se ne illeso”.

Ivi, p. 285, corsivi e grassetto in originale.

 

La più notevole […] è la credenza nei vampiri, la loro varia natura e le loro origini, che avrebbero meritato molte pagine. Le ho tralasciate perché già tanto spazio è occupato dalle superstizioni maniote. Ma fortunatamente, o sfortunatamente, i vampiri esistono anche in altre regioni, sebbene con minor rilievo che nel Mani; sicché mi sarà possibile tirarli in ballo altrove”.

P. L. FERMOR, Mani, Adelphi Edizioni, Milano 2004, p. 14.

 

Nell’animo greco non c’è contrasto tra le due devozioni, bensì un armonioso e incontestato sincretismo, paragonabile alle osservanze di non pochi santuari calabresi. Una volta ho visto un prete cretese esorcizzato da alcune maghe per una fastidiosa sciatica causata dal malocchio.

Per questo soccorso il prete accese subito una candela di ringraziamento davanti all’icona del suo santo patrono”.

Ivi, p. 77. Va precisato che il viaggio dell’autore ha come data il 1958 …! Va notato che il Mani sta sotto – più a sud e verso il mare – dell’Arcadia …

 

 

 

 

Cf.

https://associazione-federicoii.blogspot.com/2018/08/segnalazione-2.html


 


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