sabato 5 febbraio 2022

Riflessione breve …

 

 

 

 

 

 

 

E del Danese, che ancor vivo sia,

perché tutto può far chi fe’ natura,

dicon alcun, ma non la istoria mia,

e che si truova in certa grotta oscura,

e spesso armato a caval par che stia,

sì che, chi il vede, gli mette paura:

[…]

e così della spada Durlindana,

e come Carlo la gittò nel mare,

 e il dì della battaglia dolorosa

si vede sopra l’acqua galleggiare

e mostrasi ancora tutta sanguinosa,

e s’alcun va per volerla pigliare,

sùbito sotto si torna nascosa

[…]

Io mi confido ancor molto qui a Dante,

che non sanza cagion nel Ciel sù misse

Carlo ed Orlando in quelle croce sante”.

L. PULCI, Morgante,  LA GRANDE LETTERATURA ITALIANA, RCS Libri, Milano 2006, p. 945, corsivi miei.

 

 

 

Frattanto, però, nuove nubi di tempesta si addensano all’orizzonte. Chissà, può darsi che tutti noi si abbia di nuovo bisogno di Oggeri il Danese”.

P. ANDERSON, Tre cuori e tre leoni, Casa Editrice Nord, Milano 1992, p. 274, corsivi in originale (si tratta di Holger Danske, paladino di Carlo Magno, come Orlando, che si dice “dorma” sotto il castello di Kronborg in Danimarca).

 

 

 

IN RELAZIONE al post precedente (*), continuiamo la breve riflessione con un passo, forse, utile.

L’immagine più suggestiva di questa funzione iniziatica della spada è forse quella contenuta nel Ciclo Arturiano. Il fanciullo Artù vien riconosciuto quale legittimo Re d’Inghilterra in quanto è l’unico che sia riuscito ad estrarre senza sforzo una spada infissa profondamente in un blocco di pietra. La ‘Spada nella Roccia’ è il simbolo della sapienza esoterica nascosta profondamente nella materia: soltanto chi è segnato da stirpe reale [e qui si “evoleggia” immediatamente …] (cioè il predestinato [questo è invece vero] discepolo dell’ Ars regia, come veniva chiamata la disciplina iniziatica [come veniva chiamata in una DETERMINATA forma tradizionale]) è capace di portarla alla luce del Sole. In tal modo, trasforma se stesso, in quanto da uomo comune diviene Re”, G. DE TURRIS – S. FUSCO, Il simbolismo della spada – Fantastico e Mito –, il Cerchio - Iniziative Editoriali, Rimini 1990, p. 37, corsivi in originale, miei commenti fra parentesi quadre.

 

Andrea A. Ianniello

 

 

 

 

PS. “Infine, il significato della spada spezzata può esser illustrato a contrario con il racconto della morte d’Orlando. Secondo la leggenda il paladino, unico sopravvissuto fra i cristiani a Roncisvalle, sentendosi prossimo alla morte per le ferite ricevute, non vuole che la sua bella spada, la Durlindana che fu di Ettore, il più puro degli eroi, cada in mano ai suoi nemici, gl’infedeli. E vuol spezzarla: ma inutilmente la vibra contro una roccia, perché la magica lama è più dura della più dura pietra, e s’affonda in essa senza nemmeno scheggiarsi. Lo stesso è della sapienza tradizionale: tramandata a chi n’è degno, vive tuttavia di vita propria, né muore con l’uomo, ma con i suoi distinti anelli forma un’ininterrotta catena che tiene avvinta la struttura del cosmo”, ivi, p. 41, corsivi in originale, grassetti miei. Episodio che rimane stampato nella mia mente da quando, piccolino, ne lessi, senza molto capirci, ma rimanendo colpito soprattutto dal non suonare come dal (finale) suonare il corno, e quando suona il corno ad Orlando gli esce il sangue dalla bocca, corno d’avorio, tra l’altro, e detto “l’ olifante”, cioè l’elefante. Ora: che cos’è allora – “symbolicamente” – il corno che Orlando si rifiuta di suonare, ma che suonerà solo “ALLA FINE”, per esempio? E’ il corno di Heimdallr, quello che annuncia “LA fine”, siamo, cioè, in un sostrato di prima cristianizzazione: Orlando prega Dio, vero, ma tanto del passato germanico rimane ancora in lui, cosa che, da piccolo, non potevo ancora capire. Comunque, difficile far capire ad un ragazzino di oggi perché mai Orlando, pur potendo salvarsi semplicemente suonando il corno, sceglie di non farlo, facendolo solo alla fine, quando era ormai finito. Come i 47 Ronin, “scelse l’onore, scelse la gloria”. Una gloria cristianizzata, nessun dubbio al riguardo, ma sempre gloria: se dall’altra parte avesse dovuto scegliere il disonore, ma cristianizzandolo anch’esso, forse Orlando l’avrebbe scelto? Mai. MAI!

Il che, tra l’altro, ci conferma di esser in presenza nuovo d’un sostrato piuttosto recente di cristianizzazione. Il culto della spada – dell’arma, in tal caso la spada – è poi chiaramente d’origine germanica, peraltro patrimonio comune dei popoli guerrieri di tutto il mondo.  

Altro tema interessante: la spada “speciale”, forgiata per mezzo della “siderurgia”, cioè per mezzo del metallo meteoritico, sceso dalle “stelle” …

 

Si sciolse dal collo    un cerchio d’oro,

il re d’intrepide idee,    lo regalò al suo vassallo,

al giovane armato di lancia,    l’elmo splendente d’oro,

l’anello e la cotta,     gli disse di goderseli:

«Tu sei l’ultimo avanzo     della nostra casata,

[…]    la sorte li ha sedotti

tutti, i miei familiari,    verso i disegni del fato,

i conti valorosi:    e a me tocca seguirli».

Fu l’ultima parola    del vecchio, salita

dai pensieri del suo petto,    prima di abbandonarsi

al rogo, alla guerra rovente    delle fiamme. Dai visceri

l’anima gli partì,    diretta al giudizio

di chi è fermo nel giusto”, Beowulf, Einaudi editore, Torino 1987, p. 139.

Qui vediamo, di nuovo, un velo di cristianizzazione: vi è il fatum e lo “IudiciumASSIEME, ma la fase dell’ Orlando è, senz’alcun dubbio, posteriore a questa, e tuttavia ne condivide le basi, ormai, però, inespresse, basi che nel Beowulf, invece, parlano ancora con una lingua materna. IN PARTE, Tolkien ha voluto (e coscientemente) far riferimento a questa fase (peraltro complessa, e con diversità secondo tempo e luogo) nella quale il passato cosiddetto “pagano” e il presente, per l’ epoca!, cristiano, vivevano ASSIEME.

 

 

 

 

(*) Cf.

https://associazione-federicoii.blogspot.com/2022/02/spada-nela-rocka-spa-nero-ck.html.

NON È dunque affatto solo “sapienza” bensì anche un “potere” avviluppato “nella” materia, e che ne va “liberato” perché possa essere “agente”, nel senso di Guénon: cos’è mai, dunque? Il lettore dovrà pensarci da solo …

 

 

 


 

 

 

 

 

 

Data …

 

 

 

 

 

«“Laicizzati, degradati, camuffati, dice Eliade, i miti e le immagini mitiche s’incontrano ovunque”».

D. FASCIANO, Dio presso i Romani,  ARQ – Ed. Victrix, Forlì 2014, p. 49.

 

 

Anche le candele sono portatrici di luce, per esempio le candele pasquali e le candele d’accendere nelle case, quando vengono benedette per la «Candelora di Maria» (2 febbraio)”.

.Simboli –  L’Universale. La Grande Enciclopedia tematica, Garzanti Libri -  Edizione speciale Periodici Mondadori, Milano 2005, Voce: “Luce”, p. 275

 

 

 

 

«CANDELORA, festa cristiana celebrata il 2 febbraio,  anche chiamata festa della purificazione della Vergine Maria e della presentazione di Gesù al Tempio [di Gerusalemme]. Nel Medioevo, in questo giorno venivano consacrate le candele consacrate nel corso dell’anno liturgico. Esse simboleggiavano Gesù Cristo “luce del mondo”. La festa è ancora osservata dalla Chiesa cattolica e anglicana. La cerimonia della candele deriva forse dall’antico uso romano di recare torce accese in onore di Giunone Februata. Un antico adagio recita così:

Se il dì di Candelora

nevica o plora

l’inverno è fora.

Se invece il Sol risplende

nuovo inverno ci attende”.

Negli Stati Uniti, la festa religiosa è stata sostituita da una secolare e il 2 febbraio si celebra il Groundhog Day, “il giorno della marmotta”. 666», Anthony S. MERCATANTE, Dizionario universale dei miti e delle leggende, Newton & Compton editori, Roma 2001, p. 158, grassetti in originale, mie osservazioni fra parentesi quadre.

 

Andrea A. Ianniello

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

venerdì 4 febbraio 2022

SPA(da)-ne(la)-ROC(ka), SPA-nero-C(k)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Secondo la leggenda, Arthur dimostrò il suo diritto innato ad esser re di tutta l’Inghilterra superando la  p r o v a  d e l l a  s p a d a, riuscendo cioè ad estrarre una spada infissa in una grande pietra quadrangolare posta sull’altare del tempio, pietra che appare evidentemente essere una variante della «pietra dei re» già appartenente all’antica tradizione dei Tuatha dé Danann. Qui ci si presenta un duplice, convergente simbolismo. Da un lato si ha il simbolismo generale della «pietra di fondamento», che riporta all’idea «polare» […]. In secondo luogo, estrarre la spada dalla pietra può significare anche liberare un potere dalla materialità, poiché la pietra ha frequentemente questo significato”, J. EVOLA, Il mistero del Graal, Edizioni Mediterranee, Roma 1972, p. 36.

 

 

 

Andrea A. Ianniello

 

 

 

 

PS. “L’imperatore atteso, latente, mai morto, ritiratosi in un centro invisibile o inaccessibile, qui si trasforma nell’uno o nell’altro dei maggiori rappresentanti del Sacro Romano Impero: Carlo Magno, Federico I, Federico II. E il tema complementare, di un regno devastato isterilito che attende la restaurazione, trova il suo equivalente nel tema dell’  A l b e r o  S e c c o. L’Albero Secco, associato ad una figurazione della sede del «Re del Mondo», [...[ rinverdirà al momento della nuova manifestazione imperiale e della vittoria contro le forze dell’ «età oscura», presentate […] in termini biblico-cristiani: come le genti di Gog e Magog prorompenti nell’età dell’Anticristo. Ciò non impedisce che l’immagine di Federico II o di re Artur sul monte […]  ci riportino anche ad antiche concezioni nordico-pagane”, ivi, p. 46.