giovedì 1 ottobre 2026

[“CORO. BORE.” – Di qui la sua importanza] – 10 anni fa, 9 – passi da “La Dea bianca” (di R. Graves) – [e “ODYSSEO SCELSE IL SEGRETO”]

 

[“CORO. BORE.” – Di qui la sua importanza] – 10 anni fa, 9 – passi da “La Dea bianca” (di R. Graves) – [e “ODYSSEO SCELSE IL SEGRETO”]

 

“Non nasconder nulla! Perché il tempo, che tutto

vede e tutto ode, dispiega ogni cosa.

SOFOCLE”.

P. VANDERBERG, Oracoli, Longanesi, Milano 1980, p. 7.

 

“A Dodona – disse – era andato, a sentir

il consiglio di Zeus, dalla quercia alta chioma

[del dio,

come deve tornar fra il ricco popolo d’Itaca,

da cui manca da tanto, se apertamente o in segreto.[1]

OMERO, Odissea XIV, 327-330

Per quanto riguarda i greci, abbiamo a che fare

con un popolo la cui credenza nei vaticinii era

davvero illimitata, e la cui preoccupazione per il

futuro, nelle cose grandi e piccole, per il destino

degli individui come degli Stati, era quotidiana e

continua.

JACOB BURCKHARDT”.

Ivi, p. 29, corsivo in originale.

 

“Il tempio ivi consacrato dalle genti libiche non

è ricco né vi splende un tesoro raccolto di gemme

orientali. Sebbene Ammone sia l’unica divinità

comune ai popoli d’Etiopia, agli abitanti dell’Arabia

felice e agli indi, è finora un dio povero

ed i suoi delubri non son stati profanati da ricchezze;

conserva la semplicità primitiva ...

LUCANO, Pharsalia 9, 515

La fondazione dell’oracolo non risale comunque

fino alla XVIII dinastia. Certo, si possono seguire tracce

d’oracoli egizi fino ai primordi del Regno

Nuova, ma solo al tempo della decadenza della

civiltà egiziana, dalla XX dinastia in poi, i sacerdoti

di Ammone a Tebe si son appropriarti

di questo strumento di potere ed hanno fatto diventare

il loro dio una divinità oracolare di primo

piano.

GEORG STEINDORFF, archeologo”.

Ivi, p. 47, corsivo in originale.[2]

 

“I greci credevano nei loro oracoli, non perché

fossero degli sciocchi superstiziosi, ma perché

senza questa fede non potevano sopravvivere.

ERIC ROBERTSON DODDS,

storico dell’antichità”.

Ivi, p. 163, grassetti miei.

 

“Non molto tempo dopo, verso il 630 a.C., gli abitanti dell’isola di Santorino nelle Cicladi, l’antica Tera, fondarono la colonia di Cirene non lontano dall’oasi di Ammone. Questo ramo della cultura greca in Nordafrica influenzò senza dubbio anche il santuario di Siwa. E in realtà esistono delle connessioni; comunque la scienza fino ad oggi non può dire quali fossero le influenze originarie, cioè chi abbia influenzato l’altro.

Sia Curzio Rufo (IV, 7, 23), sia Diodoro (XVIII, 50, 6) riferiscono che al tempio di Siwa non era esposta nessuna immagine sacra di Ammone, bensì uno strano feticcio, un uovo diviso in due, incrostato di smeraldi ed altre gemme. Anche nella cella dell’oracolo di Delfi c’era un uovo dimezzato, detto onfalo (in greco, ombelico).

Ma anche nel tempio di Ammone a Napata, la capitale degli etiopi [in effetti, Sudàn], era venerato un misterioso onfalo. Archeologi tedeschi han ritrovato un dono votivo foggiato ad imitazione di quest’idolo. […] Ma la questione di questi collegamenti non si può risolvere. Vi sono storici che descrivono l’itinerario di questo simbolo del culto oracolare dall’Etiopia, attraverso l’Egitto, fino in Grecia. Altri credono che l’onfalo di Delfi si sia propagato, attraverso Cirene e Siwa, in Egitto”.

Ivi, pp. 60-61, grassetti miei, mia osservazione fra parentesi quadra.[3]

 

“[...] Amon, il cui nome significa ‘il nascosto’ secondo Manetone riportato da Plutarco (Plutarco, Is. Et Os., 9, 354d [...])””.

Commento di M. Gabriele in PORFIRIO, Sui simulacri, Adelphi Edizioni, Milano 2012, p. 259, corsivi in originale.

 

“Ammone divinità dell’Egitto. Assunse grandissima importanza durante il Nuovo Regno (1575-1080 a.C.) quando venne assimilato al dio sole (Rā); a Tebe formava una triade con la dea avvoltoio Mut e il dio lunare Khonsù; fu dai greci identificato con Zeus.

Anche nell’oasi di Siwa era adorato un A. (dal libico aman, acqua), identificato con il dio tebano; l’oracolo, famoso quanto quelli greci di Delfi e Dodona, fu visitato nel 332 a.C. d’Alessandro Magno, che i sacerdoti del dio proclamarono suo figlio”.

Antichità Classica vol. I, l’Universale, Garzanti editore, Milano 2005, p. 57, corsivi e grassetto in originale.

 

“Ammone. Divinità egizia. Specialmente adorata a Tebe nei tempi più antichi, fu poi assimilata con la divinità solare Amon-Ra o Amon-Rie (V). — In Grecia, questa stessa divinità fu nell’epoca tarda identificata con Zeus e raffigurata con testa d’ariete e corpo umano. Molte e diverse le favole relative a Zeus Ammonio. Una narra di Dioniso, che, stanco e assetato nel deserto libico, invocò Zeus e lo vide apparire in forma di Ariete. Quest’ariete indicò al dio una fonte, sul luogo della quale fu eretto un tempio che divenne famoso per gli oracoli che vi si ascoltavano,[4] apparentemente pronunciati dall’idolo del dio”.

D. CINTI, Dizionario mitologico, Tascabili Sonzogno, Milano 1989, p. 24, corsivi e grassetto in originale.[5]

 

“Skanda. Nella mitologia indiana, dio guerriero, immaginato con sei teste[6] e a cavalcioni d’un pavone.”.

Ivi, p. 275, grassetto in originale. Skanda è figlio di Shiva e Parvatì.

 

“La chiaman, per antico uso di culto,

Madre Idea molte genti, e l’accompagna

una sorta di Frigi, ché per prima

fra tutte narran che la terra loro

dal suo sen partorite abbia le messi.

T. Lucrezio Caro, De rerum natura, II”.

In E. O. JAMES, Nascita della religione, Il Saggiatore, Milano 1961, didascalia dietro una tavola illustrata, corsivi in originale.

 

“Luna, o Madre Luna, o Madre Luna,

Madre delle cose viventi,

ascolta la nostra voce, o Madre Luna,

ascolta la nostra voce, o Madre Luna,

 o Madre Luna,  o Madre Luna.

Canto dei Pigmei africani”.

In ivi, didascalia dietro una tavola illustrata, corsivi in originale.

 

“Salute o fecondissima, tu che tutto nustrisci.

Come portano il kalathos quattro cavalli dalla bianca criniera,

così la grande dea, la sovrana,

ci porterà la brillante primavera,

brillante l’estate,

brillante anche l’inverno e l’autunno ...”.

In ivi, didascalia dietro una tavola illustrata, corsivo in originale, grassetti miei.

 

“Bottini ed armenti ci procuri l’arco,

l’arco vinca nel furor della battaglia,

l’arco terrorizzi ed abbatta il nemico,

l’arco vittorioso ci renda padroni del mondo.

Dal Rig Veda”.

In ivi, didascalia dietro una tavola illustrata, corsivi in originale.

 

“... Con tale aspetto,

fra il devoto terror, di terra in terra

l’immagin va della divina Madre.

T. Lucrezio Caro, De rerum natura, II”.

In ivi, didascalia dietro una tavola illustrata, corsivi in originale.

 

 

“Caer Arianrhod (non la città sommersa al largo della costa del Caernarvon, ma la vera Caer Arianrhod) è […] la costellazione nota come Corona Borealis. Attenzione: non Corona Septentrionalis, ‘corona del Nord’, ma Corona Borealis, ‘corona del vento del Nord’. Forse troviamo qui la risposta alla domanda di Erodoto: ‘Chi sono gli Iperborei?’. Questi ‘uomini che stanno oltre il vento del Nord’ erano adoratori di questo vento, come i Traci del Mar di Marmara?[7] Credevano che alla loro morte le anime fossero portate da Ermes Psicopompo fino al quieto castello cinto d’argento al di là del vento del Nord, custodito dalla luminosa stella Alfeta?[8] 

Non mi azzarderei a proporre questa fantasiosa soluzione, se non fosse per la menzione di Enopione e Tauropolo fatta dallo scoliaste alle Argonautiche di Apollonio Rodio.

Questa Corona Borealis, detta anche ‘corona cretese’, era in epoca antica saca ad una dea cretese moglie di Dioniso e, secondo questo scoliaste, madre di (ossia venerata da) Stafilo, Toante, Enopione, Tauropolo ed altri. Costoro erano gli antenati eponimi di clan o tribù pelasgotraci insediati nelle isole egee di Chio e Lemno, nel Chersoneso tracio ed in Crimea, e imparentati culturalmente con l’Europa nordoccidentale. La dea era Arianna (Ariadne, ‘la sommamente sacra’), alias Alfeta, perché alpha ed eta sono la prima e l’ultima lettera del suo nome. Era figlia (o un doppio più giovane) dell’antica dea-Luna cretese Pasifae, ‘colei che rifulga per tutti’, e i Greci la fecero sorella del loro antico eroe della vita Deucalione, che sopravvisse al Diluvio. Arianna, su cui sembra formato ‘Arianrhod’, era una dea dai tratto orgiastici e, come risulta evidente dalle leggende di Lemno, Chio, del Chersoneso e della Crimea, il sacrificio umano maschile era parte integrante del suo culto, come lo era per i devoti della Dea Bianca della Britannia preromana. Orfeo, che viveva ‘tra i selvaggi Cauconi’ presso la casa di Enopione, fu la sacra vittima della sua furia: venne dilaniato da una torma di donne in delirio orgiastico provocato dall’edera[9] nonché, a quanto pare, dall’agarico moscario[10] sacro a Dioniso. Eratostene di Alessandria, citando le Bassaridi di Eschilo, riferisce che Orfeo rifiutò di adeguarsi alla religione locale e che ‘credeva che il più grande degli dèi fosse il Sole, da lui chiamato Apollo. Levandosi la notte, salì prima dell’alba in cima al monte detto Pangeo[11] per poter vedere per primo l’orba solare. Dioniso, adiratosi, gli scatenò contro le Bassaridi che lo fecero a pezzi’ [qui si vede un esempio della – secondo Colli, tarda – rivalità fra Dioniso ed Apollo]. Ma raccontare la storia in questo modo è disonesto [perché?]. Proclo, nel suo commento a Platone, è molto più rigoroso [questo sì]: ‘Si dice che Orfeo, in quanto capo dei riti dionisiaci [NB], abbia sofferto lo stesso destino del dio’. Ma la testa d’Orfeo continuò a cantare e a vaticinare, come quella del dio Bran. Secondo Pausania, Orfeo era venerato dai Pelasgi e la terminazione -eus di un nome greco è sempre indice d’antichità. ‘Orfeo’, come pure ‘Erebo’, il nome del mondo infero su cui regnava la Dea Bianca [NB!], è fatto derivar dai grammatici dalla radice ereph, che significa ‘coprire’ o ‘nascondere’.

Era la dea-Luna e non il dio-Sole, che in origine ispirava Orfeo”, R. GRAVES, La Dea bianca, Adelphi Edizioni, Milano 1992, pp. 113-114, corsivi in originale, grassetti miei, mie osservazioni fra parentesi quadre. Solo dopo, dunque, si vide in Orfeo un personaggio “solare” o “apollineo” ma, in origine, anch’egli era seguace della Dea bianca …

NB: “Il dio del frassino Poseidone e il dio della quercia Zeus erano entrambi un tempo armati di folgore, ma quando gli Achei sconfissero gli Eoli, il fulmine di Poseidone fu mutato in un tridente o in una fiocina e solo Zeus mantenne il diritto d’impugnare la folgore”, ivi, p. 203. Probabilmente anche Shiva, un tempo, aveva, in effetti, avuto la folgore in  luogo del tridente …

Anche: “Posso finalmente suggellare qui la mia tesi sul castello di Arianrhod e la ‘ruota volventesi immota fra tre elementi’. Il sacro re della quercia veniva ucciso a mezza estate e traslato nella Corona Borealis, retta dalla Dea Bianca, che cominciava proprio allora ad inclinarsi sull’orizzonte settentrionale. Ma dalla canzone che Apollonio Rodio ascrive ad Orfeo sappiamo che la Regina dell’universo ruotante, Eurinome, alias Cardea,[12] era identica alla Rea cretese. Quindi Rea dimorava, oltre che nella Via Lattea, nell’asse della macina, dove roteava immota. Questo suggerisce che in una tradizione mitica più tarda il re sacro si recasse a servirla nel Mulino [di Amleto …], anziché nel Castello; e infatti Sansone, accecato e privato della sua forza, gira la macina nella casa-prigione di Dalila. Un altro nome della dea del mulino era Artemide Calliste, o Callisto (‘la bellissima’), cui in Arcadia era sacra l’orsa”, ivi, p. 205, corsivi in originale, grassetti miei, miei osservazioni in parentesi quadre.

Di qui l’importanza della questione: che la CORONA BOREALIS è RI-COLLEGATA con la Dea Bianca …

Ed ecco perché ALCUNI attendono quest’esplosione, che GIÀ sarebbe dovuta succedere, ma – in realtà – NESSUNO SA quando può avvenire, poiché l’evento È IMPREVEDIBILE.

Dunque “tarda” … come la primavera! … o l’inverno! 

@i

 

 

PS. L’autore citato (Graves) parlava pure di GOG E MAGOG: “La History of Ireland di Keating riporta un’antica tradizione che integra quella dell’invenzione dell’alfabeto ogamico da parte di Ogma Volto-di-sole: ‘Feniusa Farsa, nipote di Magog e re della Scizia, bramoso di padroneggiare le settantadue lingue create dopo la confusione di Babele mandò settantadue persone di fiducia [ma perché quest’ “insistenza” sul 72 …? solo allusione ai LXX della famosa traduzione biblica? no] ad impararle.

Fondò un’università a Magh Seanair presso Atene, che presiedette insieme a Gadel e Caoith. Essi formarono gli alfabeti greco, latino ed ebraico. Gadel classificò l’irlandese (goidelico) secondo cinque dialetti: il feniano per i soldati, quello poetico e quello storico rispettivamente per i senachies [cantastorie] e i bardi, quello medico per i dottori, e l’idioma volgare per il popolo’. Questa storia, che a prima vista si direbbe un pasticcio di frammenti di tradizione monastica […], si fa più interessante a mano a mano che la si approfondisce. ‘Magh Seanair presso Atene’ fa pensare che la menzione di Babele abbia indotto qualche monaco ad emendare un testo oscuro assegnando l’evento a Magh Seanair, ‘la pianura di Shinar’, in Mesopotamia, e postulando nei suoi dintorni un’altra Atene. Che l’alfabeto sia stato inventato in Grecia (Acaia) è quanto sostengono ripetutamente le Udienze dei dotti, anche se alcuni manoscritti danno come nome della regione ‘Accad’ ed altri ‘Dacia’; nonostante il taglio decisamente monastico del racconto, la mia opinione è che l’originale dicesse ‘Magnesia presso Atene’, ossia Magnesia nella Tessaglia meridionale [la Tessaglia era la “nota” regione delle streghe nell’antica Grecia], detta ‘presso Atene’ presumibilmente per distinguerla da altre Magnesie pelasgiche: quella della Caria presso il fiume Meandro, e quella lidia sull’Ermo, legata al culto del titano Tizio, dalla quale anticamente Eracle mandò una colonna a Gades in Spagna [è una delle due “colonne d’Ercole” …!]. […]Feniusa Farsa è Foenus ho Farsas (‘il vignaiolo che congiunge’), ovvero Feneo, il padre di Atalanta [legata con Atlantide, secondo Guénon …!], il primo a piantare una vigna in Grecia. Secondo la leggenda, questo Feneo, ovvero ‘Eneo’ [sarebbe a dir “èneo” ovvero legato al bronzo … “età del” …?] quando perse il digamma iniziale [il “digamma” valeva come F = V (o F)], era figlio di Egitto e veniva dall’Arabia, col che forse s’intendeva la Giudea meridionale [quest’ultima è ipotesi di Graves!]. I bardi irlandesi raccontano una storia identica a proposito di Feniusa Farsa, che fu cacciato dall’Egitto [ritorna l’Egitto …] ‘per essersi rifiutato di perseguitare i figli d’Israele’, vagò nel deserto per quarantadue anni, poi si diresse a nord, agli ‘altari dei Filistei presso il lago dei salici’ [e si legga sui “salici” quel che ne dice, in tutt’altro contesto – ma il riferimenti “symbolico” è simile – Guénon ne La Grande Triade] (presumibilmente Ebron nella Giudea meridionale, celebrata per i suoi laghetti pescosi e per gli altari in pietra), passò in Siria e giunse infine in Grecia. Moglie di Feneo era Altea, la dea della nascita associata a Dioniso [che di nuovo ritorna …]; ed è noto che la parola foinos, ‘vino’ [in origine: “Fòinos” = vòinos, poi il digamma iniziale “cadde” quindi divenne: òinos = vino], è di origine cretese. Ma perché Feniusa Farsa, antenato dei Milesi irlandesi [uno dei popoli che precedettero i celti “goideli” sul territorio dell’ “Isola verde” – antico nome –, “ISOLA VERDE” identificata, POI, con l’Irlanda], è descritto come uno scita [UNA “i” e cioè della “Scizia”], nipote di Magog e fondatore della stirpe milesia? Gog e Magog son nomi strettamente legati. Gogmagog, ‘Gog figlio di Gog’, si chiama il gigante che ‘Bruto il troiano’ [il mitico antenato dei “Britanni”] sconfisse a Totnes nel Devonshire quando invase la Britannia, sul finire del II millennio [infatti esistono ancora, in Inghilterra, dei rilievi chiamati “Gog and Magog Hills”].

Ma qual è l’origine di Gog mac Gog [“Gog figlio di Gog”]? La risposta va cercata in Genesi, X, 2 dove Magog è detto figlio di Iafet (che nel mito greco compare come Giapeto, il titano che dalla dea Asia [NB] ha i figli Atlante [e torniamo qui a quel che diceva Guénon sull’ Atlantide …], Prometeo ed Epimeteo) e fratello di Gomer, Madai, Iavan, Tubal, Mesech e Tiras – nei quali si riconoscono concordemente i Cimmeri, i Medi, gli Ioni, i Tibareni, i Moschi e i Tirreni [cioè “gli Etruschi”, come li chiamiamo NOI OGGI]. I Moschi e i Tibareni, che lavoravano il ferro [NB], erano tribù della costa sudorientale del Mar Nero; i  nomadi Cimmeri del Mar Nero diventarono poi i Cimri; gli Ioni eran considerati greci in età storica, ma erano forse egei migrati dalla Fenicia; i Tirreni erano una tribù egea che dalla Lidia emigrò in parte in Etruria, in parte a Tarso (la città di san Paolo) e a Tartesso in Spagna; i Medi si consideravano discendenti della dea pelasgica Medea [NB]. Gog è identificato con la tribù settentrionale di Gagi, menzionata in un’iscrizione di Amenofi III [XVIII dinastia]; all’epoca di Strabone ‘Gogarene’ era il nome d’una parte dell’Armenia situata ad est del territorio dei Moschi e dei Tibareni. Il nonno di Magog era Noè [NB], e poiché il monte Ararat si trova in Armenia, Magog è solitamente inteso come sinonimo di Armenia. Giuseppe Flavio, invece, ritiene che significhi ‘Sciti’, termine che all’epoca sua indicava genericamente tutte le tribù del Mar Nero. Il ‘re Gog di Mesech e Tubal’ menzionato in Ezechiele, XXXVIII, 3, è oggi genericamente identificato con Mitridate VI del Ponto [132-63 a.C., quello famoso che ingeriva piccola quantità crescenti di veleno per immunizzarcisi], il cui regno comprendeva le terre dei Moschi e dei Tibareni. La storia di Feneo è legata a certe migrazioni di massa da Canaan. Ai Cananei allude il mito di ‘Agenore, o Chnas, re della Fenicia’, fratello di Pelasgo, Iaso e Belo e padre di Egitto e Danao, che invase la Grecia e divenne re di Argo [nell’ Argolide, laddove vi sono, non a caso, piramidi …]. Si tratta probabilmente dell’invasione che espulse dalla Grecia i Tuatha dé Danann [i “figli della dea Dana o Diana” che si rifugiarono, per l’appunto, in Irlanda]. Oltre a Feneo, Egitto e Danao, Agenore ebbe altri figli, o tribù affiliate: Cadmo (parola semitica che significa ‘orientale’), che conquistò parte della regione poi si chiamò Beozia; Cilice, che diede noma alla Cilicia; Fenice, che rimase in Fenicia e si semitizzò del tutto; Taso, che emigrò nell’isola omonima presso Samotracia; e Fineo, che andò a Tinia, presso Costantinopoli, dove gli Argonauti lo trovarono tormentato dalle Arpie. Cananei, secondo Genesi X, erano anche gli Amorrei, che in parte vivevano in Giudea e che all’epoca dei profeti conservavano ancora le antiche usanze egee delle feste del topo, delle crocifissioni regali, degli oracoli-serpenti, della preparazione delle focacce d’ orzo in onore della Regina del cielo e della prostituzione prematrimoniale [tutte cose delle quali si sente l’eco nel tenebroso affaire di Rennes-le-Chateau], mentre si erano completamente semitizzati nella lingua. Nel Genesi l’impero cananeo si estende a sud fino a Sodoma e Gomorra, all’estremità del Mar Morto.

Deve trattarsi d’una leggenda molto antica, perché secondo Genesi, XIV, i Cananei furono espulsi dalle regioni meridionali del loro territorio dagli Elamiti intorno al 2300 a.C.

Il significato storico del mito di Agenore è che verso la fine del III millennio a.C. una confederazione di tribù indoeuropee – parte d’una estesa orda proveniente dall’Asia centrale che travolse l’Asia Minore, la Grecia, l’Italia e la Mesopotamia settentrionale – si spinse dall’Armenia in Siria e di qui nella regione di Canaan, raccogliendo alleati lungo il cammino. Alcune tribù, rette da governatori noti agli Egiziani come Hyksos, irruppero in Egitto intorno al 1800 a.C. e furono scacciate con difficoltà due secoli più tardi [non stettero poco; inoltre – ça va sans dire – gli Hyksos adoravano Baal, nota divinità semitica, che tuttavia identificavano con … Seth!]. Il flusso e riflusso di questi spostamenti, complicati da invasioni semitiche dall’altra riva del Giordano [in effetti, è un quadro complesso da ricostruirsi a tanta distanza di tempo!], allontanò dalla Siria, da Canaan e dal delta del Nilo numerose popolazioni che veneravano la Grande Dea con nomi quali Betili [sic!] o Baalith [forma “femminile” di Baal …], o anche la Sanguinaria (Phoinissa) [che “bel” nome! un bel “programma” direi!]”, ivi, pp. 275-277, corsivi in originale, grassetti miei.

Anche: “L’ Omega (‘grande O’) sembra significare l’uovo cosmico dei misteri orfici che il Demiurgo divise in due per creare l’universo: l’ Omega maiuscola (W) infatti rappresenta l’uovo cosmico posto sull’ incudine, la minuscola (w) lo mostra già aperto in due metà. Le due Omicron (‘piccola O’) maiuscola e minuscola (O o) mostrano l’uovo dell’anno in attesa di schiudersi. Il glain, l’ ‘uovo rosso del serpente di mare’, che figurava nei misteri druidici, può esser identificato con l’uovo cosmico degli orfici, secondo i quali la creazione del mondo era il risultato dell’accoppiamento tra la Grande Dea e il serpente cosmico Ofione. Per tal congiungimento la Grande Dea assumeva forma di serpente, ed è per questo che nella Grecia arcaica l’accoppiamento dei serpenti era uno spettacolo proibito. L’uomo che vi assisteva era colpito dal ‘morbo femminile’: doveva vivere come donna per sette anni, punizione che fu comminata in perpetuo agli Sciti che saccheggiarono il tempio della Grande Dea ad Ascalona. Il caduceo di Ermes, la bacchetta che costituiva l’insegna del suo compito di psicopompo, aveva la forma di due serpenti che si accoppiano. La Dea deponeva poi l’uovo cosmico, che conteneva una potenzialità infinita ma che non era nulla in sé fino a quando non veniva diviso in due dal Demiurgo. Questi era Elio, il Sole, con il quale gli orfici identificavano il loro dio Apollo – identificazione naturale, perché è il sole a schiudere le uova dei serpenti – e il dischiudersi del mondo veniva celebrato ogni anno nella festa primaverile del Sole, cui nell’alfabeto è assegnata la lettera Omicron. Poiché il gallo era per gli orfici l’uccello della resurrezione, sacro ad Esculapio [il che ricorda le ultime – cosiddette “mysteriose” – parole di Socrate come raccolte da Platone il quale, tra l’altro, era vicino all’orfismo …], figlio di Apollo [Esculapio], nei misteri druidici le uova di gallina presero il posto di quelle di serpente e vennero colorate di rosso in onore del sole; da qui le nostre uova di Pasqua. Ma la piccola O non è la grande O”, ivi, p. 289, corsivi in originale, grassetti miei, miei osservazioni fra parentesi quadre.

Ed ecco l’uovo diviso del tempio di Amon a Siwa …

E del “numero della bestia” - che Graves, al tempo, - ricollegava con Domiziano e NON con Nerone (cf. ivi, pp. 396-400) … ma commentarlo richiederebbe un altro post …

 

NB. Cf.

https://associazione-federicoii.blogspot.com/2016/01/da-cronache-di-guerra-di-alessandro-il.html

 

Naturalmente – diec’anni dopo! – va precisato che molti link youtube non funzionano più nel post il cui link è qui su riportato…

 

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[1] E come ben si sa, Odysseo – cioè Ulysse – SCELSE IL SEGRETO, su “consiglio del dio” …! e SOLO per QUESTO, – SOLO PER QUESTO! –, ALLA “FINE”, vinse - ALLA “FINE” -, tornò …

[2] E, dopo più di duemila trecento anni, ricordiamo ancora alcune parole di Alessandro Magno … Ma veniamo ad Alessandro a Siwa. “Alessandro arrivò senza farsi preannunciare, ma senza dubbio degli esploratori avevano già diffuso il memorabile evento; infatti, quando il condottiero giunse al tempio, «il sacerdote di Ammone lo salutò a nome del dio, cioè di suo padre» (Plutarco, Aless. 27). Comparvero donne e fanciulle vestite di bianco, che eseguirono canti e danze. Alessandro fu condotto al tempio in mezzo ad una solenne processione. I suoi uomini furono testimoni della scena, quando Alessandro rivolse al sacerdote di Ammone la domanda: «Nessuno degli assassini di mio padre è sfuggito al castigo?» Il sacerdote lo ammonì di rimando: «Esprimiti in modo più cauto; perché tuo padre non è mortale!» Alessandro formulò la domanda in altro modo: «Il dio ha inflitto al giusta punizione a tutti gli assassini di Filippo?» Allora il sacerdote rispose: «Filippo ha ottenuto piena soddisfazione». Alessandro volle sapere se il dio gli avrebbe concesso di diventare signore di tutti in popoli. Il gran sacerdote rispose che gli era consentito. Allora, racconta Plutarco, egli offrì al dio Ammone splendidi doni, e gli abitanti ricevettero una quantità di denaro. Infine anche alcuni componenti del seguito del generale ebbero occasione di consultar l’oracolo. E quando uno volle sapere se dovessero venerare il loro re come un dio, Ammone rispose che approvava. La storia non dice per quanto tempo Alessandro si trattenne presso l’oracolo, ma è certo che andò a consultarlo un’altra volta, da solo. La domanda che gli pose e la risposta che ne ricevette, appartengono ai grandi segreti della storia. Quando uscì dalla cella dell’oracolo, i suoi accompagnatori chiesero che responso avesse avuto. Ma Alessandro si limitò a dire che aveva sentito quel che voleva sentire. In una misteriosa lettera a sua madre Olimpiade scrisse di «alcune rivelazioni segrete che gli erano state fatte» (Plutarco, Aless. 27), e che al ritorno avrebbe riferito soltanto a lei. Ma qualunque cosa gli fosse stata profetizzata, egli portò con sé nella tomba il suo segreto. Alessandro morì nel 323 a Babilonia, senza aver mai riveduto sua madre. Se l’oracolo di Gordio l’aveva rafforzato nella certezza d’essere il re dell’Asia, l’oracolo di Ammone lo rafforzò nella convinzione d’essere d’origine divina, e nella sua breve vita il culto di Ammone occupò largo spazio. Prima di morire, Alessandro disse ad un amico che voleva esser sepolto vicino al tempio di Ammone a Siwa. Ma i posteri non esaudirono il suo desiderio. Certo per timore di saccheggi nel deserto privo d’ogni difesa, Tolomeo I, generale d’Alessandro e poi satrapo d’Egitto, fece innalzare un grandioso mausoleo nella nuova città d’Alessandria. Ma questo non fece diminuire l’afflusso di credenti nel deserto”, ivi, pp. 52-53, corsivi in originale, grassetti miei. Tra l’altro, sia detto en passant, sfogliando questo vecchio libro, si vede subito che le pagine al tempo erano più spesse. Ma torniamo al tema e, come ben si sa, il mausoleo di Alessandro non è mai stato ritrovato: cf. V. MASSIMO MANFREDI, La tomba di Alessandro. L’enigma, Mondadori, Milano 2010. Il mausoleo non è MAI stato ritrovato, NÉ lo è stato il corpo di Alessandro Magno, anche se vi è una teoria secondo la quale il corpo di Alessandro sarebbe il corpo di San Marco, a Venezia, oggi … Come che sia, ed in ogni caso: “Nei cieli, sfrecciando da una zona all’altra in un battito d’ali, l’aquila nera dagli occhi dorate, sovrana del cielo mongolo, emblema della carriera dell’Eroe […]. Altri dominatori dormiranno sonni costantemente turbati dalle folle accorse nelle loro tombe ad interrogare il segreto del loro destino. Lui invece riposa lassù, inaccessibile, ignorato da tutti, protetto e celato da quella terra mongola che l’ha voluto per sé e con la quale è ormai una cosa sola”, R. GROUSSET, Il conquistatore del mondo. Vita di Gengis Khan, Adelphi Edizioni, Milano 2011, pp. 328-329, corsivi in originale, grassetti miei. Anche Alessandro, però, “riposa” inaccessibile, “ignorato da tutti” cosicché NESSUNO POSSA MAI “accorrere” alla sua tomba “per interrogare il segreto del suo destino” … come, peraltro, alcuni fecero davvero in antichità, fra i quali lo stesso CESARE …

[3] Per il testo di Curzio Rufo su questa parte della vita di Alessandro Magno, con alcune sue particolarità, cf. Q. C. RUFO, Alessandro Magno, Messaggerie Pontremolesi, Milano 1989, pp. 212-216, Premessa di C. Gritti, riproduzione dell’edizione di Milano 1838, traduzione (dell’edizione del 1838) di P. Manzi (1785-1839); a sua volta, l’edizione italiana del 1838 era basata sulla traduzione di J. Freinsheim (Freinseimius) che, da buon erudito secentesco, “colmava” – per mezzo di “Supplementi” – le “lacune” del latino sia di Curzio Rufo che di Tito Livio. Era infatti l’epoca del “classicismo” come ben si dovrebbe sapere. “Nàpata” – capitale del regno Nubiano – poi diverrà Naphta, cf. https://associazione-federicoii.blogspot.com/2015/12/la-rovina-del-cash.html.

[4] Si tratta dell’oracolo di Siwa.

[5] Interessante questo punto: “Alessandro. Altro nome di Paride (V)”, ivi, p. 20, corsivo e grassetto in originale. Le parole della Discordia (Eris) = Kallìstî [o: Kallìstê], “alla più bella”, furono dette da Paride Alessandro …

[6] Attenzione: 6 teste, non 7 …

[7] Ancor oggi noto come vardhàris.

[8] Cioè Alpha [a] CORONÆ BOREALIS.

[9] A Dioniso sacra.

[10] Più noto come “ovulo malefico” o amanita muscaria - nome che denota come venisse usato per uccidere le mosche -, contenente un notissimo allucinogeno, cioè quel bel fungo rosso accesso con i puntini bianchi, il “fungo delle fiabe” che, tra l’altro, fu usato per far addormentare Biancaneve in un sonno quasi di morte … 

[11] Monte della Macedonia, circa 40 km ad ovest di Kavala. È alto 1956m.

[12] Stessa radice di “cardine” come di “cuore” che, in greco, è kardìa.

4 commenti:

  1. Davvero notevole. Da solo, non avrei mai ricollegato tutti questi punti.

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    1. E in effetti un legame fra queste differenti - apparentemente ...! - cose vi è ... il che spiegherebbe della altre, per sì dir, “fissazioni” da parte di “certi” ambienti per “certe” stelle o posizioni astrali!
      E poi - effettivamente! - alcuni ambienti son davvero “en attente” … ovvero: in attesa, ma di cosa?



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  2. Questa triade orfica tra il Serpente cosmico, la Dea e il Demiurgo mi ricorda un po' lo I.A.O. della G.D. Si vede che in sede "misterica" il Serpente Cosmico ha sempre avuto un certo (e ovvio) ruolo. Ma qui viene il vero problema: "distinguere la piccola o dalla grande O"... alzare un velo di "mistero" su quelle sedi era più che giustificato. Se il mistero viene tradito l'intera questione cambia letteralmente di segno... o forse sto "poetando" troppo? Eppoi c'è Baal-Hammon oltre ad Amon-Ra: le lingue non suggeriscono una vera parentela tra i due, ma come si è visto il primo ha ricevuto una sinistra identificazione (e quella di Amon con Zeus invece è tarda, ragion per cui una certa parentela è sospettabile. Senza contare che il "numero della Bestia" è numero "solare", o sbaglio?)

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    1. In effetti, ricorda ciò, ed effettivamente ciò significa che, per nascosti rivoli, “certi” temi son giunti sino al G.D. …
      Oui lo Gran Serpe Cosmico ha sempre avuto un ruolo, ed importante, yeah … ed ovvio, chiaro.

      Beh sì davvero il nodo è “distinguere la piccola o dalla grande O” cioè laddove, ma non a caso, mi fermo: ciò è lasciato alla **seria** meditazione dello – sperasi benigno … – lettor …

      Sul “mystero” son d’accordo con quel che dichi. No niuna poesia (un po’? E sia!) … screzi a parte – si gioca un po’ – la cosa è mooolto importante: scherzo, dunque la cosa è serissima.
      Ed è vero: l’identificazione Ammòn-Zeus è tarda, e – come per Iside, Osiride (Separide) e via dicendo – serve a “disinnescare” la cosa, rendendo accettabile (“traducendo”) alcune istanze positive, in ogni caso presenti nel culto di Ammone.

      E sì così è in effetti: il “numero della Bestia” **è** un numero solare (R. Guénon) …
      Peraltro: Ammòn > Ariete > segno dove il Sole vien “esaltato” = ha la massima potenza, ma può divenire “Sole nero” vale a dire “infero” …
      A questo punto, si ricolleghi con: il “risorgere” del “dio spodestato” – l’ “Ariete” dell’ “età dell’Ariete” – e il tenebroso “affaire” … altri spuntini per “puntini” da ricollegarsi: ne vien fuori un profilo …







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