venerdì 22 maggio 2026

“A proposito” di … (1) – 1976-2026, cinquant’anni fa 6 – Un interessante parallelo (di epoca) –

 

 

 

 

 

 

 

 

Ante fatto: l’incidente di Gurdjieff, del 1924 – 102 anni fa, ormai –, che gli rese impossibile di portar avanti la sua idea dell’ “Istituto” e senza dimenticarsi che: “Non sappiamo cosa avvenne tra Gurdjieff ed Ouspensky che portò alla loro separazione nel gennaio del 1924 [cioè nello stesso anno], quando Gurdjieff stava partendo per l’America [dove sperava di poter rivitalizzare la sua idea d’ “Istituto” ma, per una serie di motivi – il suicidio di Orage, sul quale contava,e l’incidente aereo di un senatore americano, su cui contava per aver un appoggio – di nuovo un incidente! –, impedirono la realizzazione dell’idea], ma è assai probabile che avesse qualche attinenza con il denaro, nei confronti del quale Ouspensky era molto suscettibile e Gurdjieff non aveva il minimo scrupolo [come si sa dall’Appendice al testo della “seconda serie”[1]]”, J. G. BENNETT, Gurdjieff. Un nuovo mondo, Ubaldini Editore, Roma 1981, p. 179[2], corsivo mio, mie osservazioni fra parentesi quadre. Questo fu per lui un periodo molto difficile, che portò alla decisione di chiudere il Prieuré e però …: “Alcune allusioni che fece più tardi confermano l’opinione che la decisione di chiudere l’attività dell’Istituto [cioè il Prieuré[3]] non fu dovuta unicamente al suo debole stato di salute. Parlava del suo incidente di macchina come fosse la manifestazione di un potere contrario al suo scopo, un potere con cui non poteva competere. Decise che doveva cambiar tutti i suoi piani. Disse testualmente: “Poiché quando ero nel pieno delle forze e della salute non ero riuscito all’atto pratico ad introdurre nella vita della gente le verità che recano giovamento e che io avevo spiegato loro, devo allora, ad ogni costo, riuscire a farlo sul piano teorico prima di morire”. Questo fu scritto nel 1934[4], esattamente al termine del suo periodo di scrittore [dopo reiniziò l’attività d’insegnare, ma come fatto privato in un piccolo gruppo, e non più “apertamente” in un “Istituto” che dava pure pubbliche manifestazioni, quelle che, al tempo, l’avevano reso famoso, tra l’altro], sicché si presume che rappresenti la sua ponderata opinione personale”, ibid., corsivi e grassetti miei, mie osservazioni fra parentesi quadre.

Va precisato che, anche sul piano teorico, riuscì fino ad un certo punto – in modo parziale, cioè –, ciò per vari motivi, non ultimo quello che alcune cose sarebbero potuto essere malintese, quindi potenzialmente abusate. Tranne la “seconda serie” – scritta bene, in modo chiaro –, la prima serie (la terza, s’è detto, è solo parziale) fu costretto a riscriverla pari pari, tutta daccapo, per renderla più complicata, sempre nell’ambito di pensiero dove l’esser troppo espliciti espone ad un potenziale tradimento – e anche travisamento – del pensiero stesso.

Altro antefatto: abbiam visto come G. dovette, nella metà degli Anni Trenta del secolo scorso, abbandonare le sue ultime speranze di rivitalizzar l’Istituto con fondi ed appoggi americani, ovviamente non più con sede al Prieuré com’era stato negli Anni Venti, perché il Prieuré stesso era stato chiuso, come s’è brevemente accennato.

Gurdjieff dovette affrontare la caduta definitiva ed irrevocabile del suo progetto di fondare un Istituto. Può darsi che abbia pensato di tornare a Tashkent e di ricominciare […]. L’informazione proveniente dall’ambasciata sovietica, secondo cui non sarebbe stato autorizzato ad insegnare [pur potendo tornare: attenzione[5]], chiuse quella porta. La morte del senatore nel quale aveva riposto le sue speranze gli ricordava minacciosamente i suoi incidenti, nonché la morte di Orage avvenuta poche settimane prima, proprio quando anche costui era in procinto di ritornare da Gurdjieff. Tutto sottolineava la necessità di prendere una grande decisione [un po’ come oggi …]. Ai fini della nostra valutazione del collegamento di Gurdjieff con i Maestri di Saggezza, è molto importante che noi sappiamo se andò o no a consultarli, prima che smettesse di scrivere e riprendesse ad insegnare”, ivi, pp. 232-233, corsivi e grassetti miei.

 

Detto questo, veniamo al punto: il parallelo con la situazione attuale, FATTE LE DEBITE DIFFERENZE. Nel senso che anche noi – OGGI – viviamo questa fase d’incredibile “bassa marea” mentale, che, peraltro – poiché s’è detto di Plutone “out-of-bounds” (cioè “fuori” dai “limiti” del Sole, vale a dire: dell’eclittica) – continuerà e si accrescerà inevitabilmente[6].

Da quanto Gurdjieff disse una o due volte nel 1949, sembra che nel 1935 [NB perché ciò è “di supporto” ad alcune osservazioni fatte da G. Galli!] effettuò una visita in Asia (lui dissePersia”, il che potrebbe comprender il Turkestan [NB]). Dovette trattarsi d’un viaggio breve, con lo scopo presumibilmente di consultare persone di cui aveva fiducia a proposito della fase successiva della sua vita[7]. Ai primi del 1949 [NB la data], durante una cena, disse che una fase critica della storia umana era cominciata quando Hitler era salito al potere e ch’egli era stato costretto ad aspettare finché non fosse diventato chiaro il modo in cui l’umanità avrebbe reagito. In Life is Real Only Then, When “I Am” [e cioè la “terza serie”, frammentaria] vi accenna come ad un momento di massima tensione periodica in relazione alla terra[8]. In Beelzebub’s Tales [la “prima serie” cioè[9]] la legge cosmica della tensione periodica viene vitata diverse volte, specie nel capitolo intitolato “Russia”[10], dove si dice che essa è “uno dei due fattori che determinano guerra e rivoluzione”. Gurdjieff attribuì la sua inazione esteriore allo stato generale del mondo, ma mise in rilievo che lo stesso stato che nella gente desta un “bisogno di libertà” è anche il più favorevole per autoperfezionarsi”, ivi, p. 233, corsivi in originale, grassetti miei, mie osservazioni fra parentesi quadre[11].

Ed ora – dopo siffatta lunga introduzione[12] – veniamo al punto:

La situazione mondiale tra il 1934 e il 1939 fu una delle più insolite della storia; né popoli né governi avevano voglia di esaminare la situazione quale essa era in realtà [pare oggi!]. La religione decrebbe fino al suo livello più basso: l’opportunismo negli alti gradi e l’indifferenza nel laicato formavano una caratteristica comune alla religione cristiana, al giudaismo, all’islamismo, al buddismo e all’induismo [ed anche a tutte le altre: dunque come prima, idem]. Lo stesso lavoro di Gurdjieff si trovava nella sua fase meno attiva […]. Lo stesso Ouspensky abbandonò la speranza di stabilire un nuovo contatto con la fonte dell’insegnamento di Gurdjieff”, ibid., corsivi e grassetti miei, mie osservazioni fra parentesi quadre. In realtà, continua Bennett. G. stava preparando una nuova fase, ma molto più intimistica, più chiusa e più privata, l’ “espansione” rimaneva legata al solo testo de I Racconti di Belzebù, secondo Bennett. Il che è vero. Anche. Ma NON dobbiamo affatto sottovalutare l’osservazione sull’ atmosfera – MENTALE – dell’epoca, che si è ripresentata oggi, su di “un’ottava inferiore” per parlar di problemi, musicali

 

 

Andrea A. Ianniello

 

 

 



[1] Vale a dire: Incontri con uomini straordinari. La “terza serie”, invece, rimane “monca”, parziale: ne rimangono solo alcuni brani e parti. Fu lo stesso Gurdjieff che decise di fermarsi, ed alcuni scritti li bruciò anche, per sue motivazioni.

[2] Tra l’altro, il 1904 era stato importante anche per Gurdjieff, cf. ivi, p. 108. Peraltro è la pagina in cui si riporta il passo, da Incontri, nel quale Gurdjieff parla della sua visita a Roma, “probabilmente nel 1896”, ibid., corsivo e grassetti miei, passo da me riportato anche in altro post.

[3] Il qual Prieuré aveva sede nel castello di Fointainebleu, come si sa. 

[4] In un brano dello scritto – incompleto, come s’è già detto in nota precedente, volutamente incompleto – della “terza serie” cosiddetta. 

[5] Dunque aveva conoscenze in ambito sovietico. Peraltro, Bennett riporta l’affermazione – che è di Gurdjieff stesso, attenzione! – secondo al quale da giovane avrebbe conosciuto Stalin, quando questi era seminarista peraltro. Inoltre, lo stesso Bennett afferma che la prima volta che sentì parlare di G. fu quando ricevette, funzionario dell’intelligence militare al tempo, la notizia che “una pericolosa spia zarista” sarebbe arrivata in territorio dell’Impero inglese: quella “pericolosa spia zarista” altri non era se non Gurdjieff. E quindi quest’ultimo aveva tanto pochi scrupoli sul denaro quanto in politica: ed è così ed era proprio quel che Ouspensky trovava difficilissimo d’accettare, anche perché Ouspensky era di parte zarista. Eh sì perché che si fosse ricchi o poveri, o “di che parte” si era sostenitori, a Gurdjieff non interessava: era interessato a “la condition humainedi per sé stessa. Questo era difficilissimo non parlo da condividerlo, ma solo d’accettarlo da parte di Ouspensky. Ed anche oggi è difficilissimo non dico da concepirsi o seguirsi, ma pure solo d’ accettarsi … “In tarda età [G.] era solito parlare dell’ingiustizia del regime zarista in un modo che scandalizzava Ouspensky ed altri che avevano fatto parte del partito aristocratico”, J. G. BENNETT, Gurdjieff. …, cit., p. 108.

[6] Questo poiché tale fase va dal 2025 al 2035.

[7] Era un uomo con “una ‘missione’” infatti, della quale non poteva esser l’unico giudice.

[8] Periodo che, con alti e bassi, è tuttavia continuato: è strutturale, pur presentando alti e basi, chiaramente. Come detto in una nota precedente, vi è un’altra fase in arrivo, dopo una di non poca tensione!, tuttavia la nuova fase rappresenta un’ eccezionale “bassa marea” …

[9] In effetti, l’unica davvero completa: la “seconda serie” lo è quasi del tutto, però mancano due parti. Quanto alla “terza” di serie, quest’ultima è del tutto incompleta. Frammentaria.

[10] Non certo per caso! Peraltro, è quel lo stesso Ouspensky riporta nel qui varie volte citato Frammenti d’un insegnamento sconosciuto, pubblicato in Italia nel 1976, cioè ormai 50 anni fa! Ouspensky ne tratta in maniera molto più chiara ed esplicita, soprattutto nella – di solito trascurata – prima parte iniziale di detto testo, dove si parla della guerra, che in quel tempo era in azione: la Prima Guerra Mondiale, riecheggiante negli eventi ultimi, tra l’altro. Ouspensky è sempre di notevole chiarezza, ed ha molti meriti, ma pure gravi difetti, di solito nascosti dai suoi ammiratori: Ouspensky non capì mai che “il partito” non contava ma che, per G., era la condition humanine “il” problem, “il” punto. E dunque, per Ouspensky, quello di Gurdjieff era una sorta d’incomprensibile tradimento. Altra cosa che Ouspensky non capì mai e che non abbandonò mai, è il “dualismo pratico” che lui condivise sino alla fine della sua vita: la credenza, “spiritualistica”, che l’attività “superiore” o poetica, la produzione, la creatività – che davvero ci distinguono dagli animali, è vero – siano di per sé stesse un “lasciapassare” per il vero mondo spirituale: non è così. Vi sarebbe la “materialità” e l’interesse verso di essa, da un lato, e la “spiritualità” e creatività dall’altro, ben separate. G. non condivideva proprio per niente tal dualismo pratico. Per Gurdjieff invece, contava la “condizione umana” generale, solo all’interno di essa vi era la sorte individuale: non mai l’inverso. Ouspensky avrebbe dovuto rinunciare a tali sue caratteristiche negative, ma non è mai facile: per nessuno. Perché? Perché tali caratteristiche negative, sorta di “fissazioni” e di “tratto fondamentale” – tratto che ci segna NEL PROFONDO – sono di solito correlate con delle nostre caratteristiche POSITIVE: questo è “IL” punto! Dunque: “come” si “fa” a togliere tal lato negativo – profondo, ripeto: *non esteriore* – SENZA perder quello positivo? Ci vuole la “sofferenza cosciente” intenzionale, NON imposta da fattori esterni, ma deliberatamente scelta. Lo stesso G., al termine della vita, lo disse apertamente: solo questo permette la trasmutazione delle sostanze psichiche interiori. Punto. È la legge che vediamo nel sacrificio di Cristo? . Dice, ma Mère. Ma cosa fece se non, alla fine, sacrificarsi? Per qualcosa di superiore, chiaro. Se fossimo “rimasti nel ‘giardino di Edèn’” questa dura legge non sarebbe più necessaria. Ma, come oggi siamo, lo è ancora. ATTENZIONE: sofferenza COSCIENTE, deliberatamente scelta. Se si trattasse di meramente soffrire, saremmo già su di un altro pianeta: questo pianeta Terra, oggi più che mai – oggi più che mai –, gronda di sofferenza da tutti i pori, ed in luogo di salire, scende vorticosamente verso stati sempre più simil infernali. Quindi, NON BASTA la mera sofferenza, non basta ficcarsi deliberatamente in situazioni difficili o ricercarle: non basta per niente! Infatti, la coscienza è il fattore decisivo, poiché lì è la causa della transmutatioChi ha orecchie per … Tanto Mère che Aurobindo dissero: “Non son più i tempi di Cristo, per andar oltre le legge cosmica non è più necessario morire sulla Croce”, il che risulta vero, ma in parte. Mère disse: “È tempo di ‘andar oltre’ la legge cosmica che impone il pagamento per ogni avanzamento”. Udì una voce dirle allora: “Sì puoi farlo, ma devi pagare per questo!” È come dire: si può “ andar oltre” la legge cosmica solo all’interno della legge cosmica stessa, altra cosa per “Chi ha orecchie per …” …

[11] Tra l’altro, questa fase interlocutoria venuta in seguito all’ascesa di Hitler è proprio ciò che – giustamente, peraltro – notò G. Galli, cf. G. GALLI, Hitler e la cultura occulta, BUR, Milano 2013, nel quale si descrive, in modo efficace, quell’atmosfera particolare che sorse intorno all’ascesa di Hitler, con varie scelte possibili: collaborazione, astensione, o lasciar l’Occidente, come fece Guénon, tra l’altro. Anche Schwaller de Lubicz, per altri motivi, ma occorre leggervi un non sostegno. Altri, come i “Polari” per esempio, collaborarono; altri ancora sostennero, come Marquès Rivière, che Marco Dolcetta ebbe modo d’incontrare, traendone alcune considerazioni alquanto particolari. “Gurdjieff, il quale, si è visto, si attendeva grandi cambiamenti dall’inizio degli anni Trenta, rimane a Parigi. Quando, dopo il 1945, gli venne chiesto cosa ci faceva, con la paradossale ironia che gli era consueta, che si occupava di borsa nera. Per avvicinarci alla realtà, occorre ricordare come l’interesse per l’esoterismo [per meglio dire: occultismo] nazista sia stato promosso da un suo allievo, Louis Pauwels, con il pionieristico Il mattino dei maghi, che quest’interesse intendeva promuovere, per dare continuità alla cultura esoterica, pur nella difficoltà di uno dei suoi aspetti più problematici come il rapporto con il nazionalsocialismo, ma senza dir troppo, per la forma d’occultamento verso l’esterno di cui s’è detto [quello che fece sì che Gurdjieff riscrivesse I Racconti di Belzebù, complicando e rendendo più difficile trovarsi “il cane” – non l’osso – il cane]. Questo difficile muoversi tra il dire e il non dire, mi aveva indotto […] in Hitler e il nazismo magico, a partire da una conversazione di Hitler nel suo quartier generale a Rastenburg durante la campagna di Russia, una conversazione che, trattando di Rosenberg, getta anche sui rapporti personali tra i provenienti, a vario titolo, dalla Società Thule”, ivi, p. 186, corsivi in originale, grassetti miei. Peraltro, il libro “ritirato” di Gurdjieff – Il Messaggero del bene futuro – è del 1933, e dopo, appunto, essere stato ritirato, venne poi ripubblicato però anni dopo, quando non avrebbe potuto significar lo stesso: “Ritrasformar l’uomo moderno nell’uomo completo è lo scopo dell’Istituto per lo sviluppo armonico dell’uomo ‘secondo il sistema Gurdjieff’ (p. 31), ma il libro non illustra questo ‘sistema’, per cui non dice troppo, le espressioni usate sono, come si è visto, generiche, mentre sono molto precise le date: ‘dal giorno del mio primo appello sino ad oggi, cioè dal 13 settembre al 13 gennaio 1933’ (p. 73). Egli scrive il libro nello stesso periodo in cui Hitler passa dal successo elettorale alla cancelleria del Reich, evento delle ‘ultime settimane’ per il quale [G.] corre il rischio di ‘esser frainteso’, avallando le attese esoteriche di cui si è detto”, ivi, p. 43, corsivo e grassetto miei.

[12] Che si vede necessaria, per questo non è opportuno trattare di tal tema senza tale introduzione. 

 

 

 

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