Premessa storica, inevitabilmente da farsi, ad anni di distanza e a danni di distanza … tanti ma tanti danni …! Robin infatti parlava del “pericolo” della “sovietizzazione” dell’Islamismo, e pensava – chiaramente – all’Iràn come a varie forme di sunnismo aggressivo, quelle che poi avremmo visto – a iosa – in seguito … Voleva intendere il pericolo di una spinta “rivoluzionaria” (o **pseudo** tale) “integralistica” che, in nome di un’azione “politica” INEVITABILMENTE FALLIMENTARE, “intaccava” la stessa dottrina islamica come tale: tutto ciò è avvenuto, solo il termine, però, è **SBAGLIATO** e “sa” di altra epoca: teniamone il fenomeno, ma NON il termine.
Detto questo, veniamo al punto: la “guerra occulta del petrolio” appunto. Ovviamente, il titolo del libro da cui si “estrae” qualche passo parlava di “ultima chance” ed altrettanto ovviamente tale “ultima chance” NON È stata colta: ma ça va sans dire, per dirlo “en fransè” … ma era ovvio che NON sarebbe MAI stata colta!
Dopo aver parlato della “sovietizzazione” dell’Islamismo – un termine *sbagliato*, ma un concetto giusto –, così continuava:
“vogliamo parlare della ‘guerra occulta del petrolio’ i cui tenebrosi misteri son legati all’aspetto essenzialmente malefico dell’oro nero [NB], che il Medioevo non chiamava per niente aqua infernalis [oppure anche: aqua diaboli].
Il petrolio, dopo aver giocato un ruolo eminentemente marcescente ben conforme alla sua natura, riguardo delle società arabe tradizionali che si proteggevano ancor abbastanza bene dall’Occidente, è ormai divenuto un’arma terribile e ancora sconosciuta [nel 1983 sconosciuta però …] — per paradossale che possa sembrare quest’affermazione — nelle mani dei dirigenti segreti d’un Islàm sovvertito”.
J. ROBIN, René Guénon. La Dernière chance de l’Occident, Guy Trédanel Editeur, Parigi 1983, p. 64, corsivi in originale, grassetti miei, mie considerazioni fra parentesi quadre; traduzione di servizio.
Segue un passo da un libro di Reverendo P. Martin, quello del libro sui “Compagni segreti” di De Gaulle, dal quale Martin lo stesso Robin avrebbe preso le distanze, ma rimane il significato interessante della cosa, cioè che De Gaulle trascelse un ceto numero di suoi “compagni della resistenza” per un gruppo segreto con lo scopo di “preparare” la via per il “Gran Monarca” … solo che si sa che il “Gran Monarca” – come scrisse Guénon illo tempore – può esser usato come “controfigura” per l’ “A.” …
Siamo sempre lì cioè al “dunque” o all’ hic per dirla con Shakespeare …
Ma continuiamo.
“Gli obiettivi para-religiosi dei maestri occulti [della deviazione islamica] si uniscono […] alle mire del ‘mahdismo’ corrotto del quale abbiamo avuto già occasione d’occuparci e che si ritrova all’incrocio di certi cammini — che non portano né a Roma né alla Mecca! Questa perversione raggiunge non solamente l’essoterismo musulmano ma ugualmente certi aspetti dell’esoterismo. […] La perversione della nozione tradizionale di Califfato è da mettere in parallelo con quella [cioè con la perversione …] del Santo Impero [quello di Federico II per intenderci], queste due contraffazioni dovendo essere “l’espressione della «contro-tradizione» nell’ordine sociale [NON È solo un “fatto sociale” tuttavia …!]; ed è ugualmente perché l’Anticristo debba apparire come quello che si potrebbe chiamare, seguendo il linguaggio della tradizione indù, un Chakravartî [“il” Sovrano “universale” ovvero l’ Imperator!] […] alla rovescia” [da GUÉNON, Il Regno della Quantità, parte finale …]”, ivi, pp. 65-66, corsivi in originale, grassetti miei, mie considerazioni fra parentesi quadre; traduzione di servizio. A p. 67 vi son quei passi, del 1937 – cioè **DIECI ANNI** DOPO la ripubblicazione (del 1927, cioè 99 anni fa!) de Il Re del mondo, la cui ***PRIMA** PUBBLICAZIONE* però era stata in Italia (e ne abbiamo ricordato il centenario in un vecchio post) –, dalle lettere **private** di Guénon, dove lo stesso R. Guénon “situava” le 7 torri, ma ne mancavano alcune all’appello, e faceva delle ipotesi, ben fondate senza dubbio, ma pur sempre ipotesi.
A p. 68 Robin afferma di poter aggiungere dei dati. Tutte cose già risolte, ci sono i link nei quali si approfondisce questa tematica, e – SI SA – che ormai rimane il problema di una sola, ultima t. …
A p. 69 Robin ricollega l’ultima t., proprio con la regione “centrale” dell’ **Eurasia** (!!) e con le zone del fiume Ob, zona vastissima (la Russia è gigantesca, particolarmente nell’italietta non si ha la più pallida idea di quanto sia grossa!), laddove s’interseca con la parte Nord degli Urali.
Si tratta della zona dei Khanty Mansi, che lui traslittera in “Khanci-Manci” ma, si sa, la traslitterazione “a la fransè” va presa con MOLTE ma davvero MOLTE molle. Più correttamente: “Khanty Mansi” …
Sempre sui “Khanci-Manci” – cioè Khanty-Mansi – Robin scriveva che: “Non s’ignora […] in certi ambienti che il FIUME OB è una delle forme geografiche che costituiscono per certi «dèmoni» un supporto d’attività permanente. È a proposito UNA delle tradizioni costanti del Nord asiatico. Si noterà inoltre che la regione è ricca di petrolio e di gas [oh lo sappiamo bene!] e che, d’altra parte, i pesci del fiume son infettati da un «VIRUS» misterioso del quale si dice che avrebbe decimato la popolazione autoctona dei Khanci-Manci”, ivi, p. 70, maiuscole mie, miei commenti fra parentesi quadre[1].
Ma quella “zona” – in primo luogo – è ricollegata con il **mai davvero spiegato** “episodio” del Passo di Dyatlov, e – in secondo luogo –, poi, è “funestata” da varie esplosioni di gasdotto[2], tra l’altro, alcune dovute agli ucraini, chiaramente, ma non è detto che tutte provengano da questo.
Ma questo ci riporta alla questione delle SETTE “T.” ….
Stante la scarsezza di “notixie”, la loro dubbia natura, il controllo che c’è oggi e tanti altri fattori, ne abbiamo concluso ch’è inutile cercare notizie provenienti da quelle parti, e si deve ragionar diversamente. Ragioniamo così: noi sappiamo che “rimane UNA SOLA” torre da “risvegliare” oggi: l’ultima, quella più a Nord, e probabilmente ricollegabile con quella della zona dei Khanty Mansi. Ma sappiamo anche che, una volta completato il “risveglio” pieno della “catena che rinserra l’Europa” – per dirla con R. Guénon[3] –, si deve riattivare la “torre centrale” … ecco “il” punto!
Da quest’ultima “riattivazione” – che in realtà sarà una “potentizzazione” per esser precisi – si avranno le “conseguenze” che “SI SA” che devono avvenire …
Detto per: “Chi ha orecchie per …” …
@i
[1] Di seguito si parla del ruolo degli zar. Vi sarebbe da dire, però andremmo fuori argomento. Nelle pp. seguenti si parla del ruolo dei Soviet e di come certe vedute in Occidente non ne han capito certi “risvolti” per così dir “occulti” … avversai come sostenitori, eh, sia ben chiaro! ma sorvoliamo, poiché non essenziale per l’ora ed il momento, nondimeno argomenti alquanto interessanti ma in sede storica.
[2] Nella zona di Tyumen, nel 2024, questa è tra le poche notizie che si ritrovano su e da quella zona … Si sa del “blackout” – in perfetto “style” occidentale: cioè in nome di “libertà e democrazia” – che c’è sulla Russia, per cui è davvero difficile ricostruire le cose come stanno poiché le notizie sono scarse. Vi è anche la notizia – stavolta dell’anno scorso – degli uzbeki immigrati tra i Khanty Mansi per ragioni economiche, chiaramente, che stan tornando nella loro zona d’origine.
[3] Nel testo di Robin riportato in questo post è a p. 67 …
Fonte storica semi dimenticata, ma che ritorna di attualità ora ... comunque non priva di un qualche interesse, direi ...
RispondiEliminaJ. CARPENTER, “Il Seme della follia” (“In the Mouth of Madness” – e sarebbe stato meglio l’avessero tradotto (‘na vota, per sbaglio!) letteralmente! “Nella Fauci della follia” …) del 1 9 9 4 (!!), immagine: cf.
RispondiEliminahttps://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/9/9e/IlSemeDellaFolliaimmagine.png
(Fonte: Wikipedia)