martedì 28 aprile 2026

Egypt 2 – la “spola” (2) –

 

 

 

 

 

 

 

Cf. G. de SANTILLANA – V. DECHEND, Il mulino di Amleto, Adelphi Edizioni, Milano 1983.[1]

 

Anche cf. ivi, in nota.[2]

 

«[…] sappi che la spola di Neith non si ferma mai. Il tuo errore non dipende dal principio, ma dall’applicazione che ne hai fata. La caratteristica del tessuto è l’incrocio fra ciò che è Mobile, il filo (nu), con il Fisso; la sua funzione è quest’andirivieni di quest’elemento Mobile portato dalla spola; il Motivo è ciò che fissa l’ordito e lo tiene in tensione».

«Signore, ciò che tende i fili dell’ordito son i blocchetti di terra (ta) appesi sotto il telaio!»

«Molto giusto. Dimmi, allora, qual è nell’albero al cosa fissa?»

«Dev’essere … ciò che resta fisso a terra: la radice

«Ottima risposta, poiché proprio dalla radice derivano e s’innalzano le fibre e i vasi che sono l’ ordito del fusto. La trama è la sostanza, opera misteriosa della spola o, se preferisci, delle due guglie di Neith, poiché è Neith il vero Neter della tessitura. Neith fornisce il filo (nu), la spola lo porta e lo guida (seshem). Neith è la grande tessitrice del mondo. Nella sua opera sono da notare due cose: la sostanza e il movimento. Come il tuo petto si dilata e si restringe, così le due frecce[3] di Neith forniscono il doppio principio della forma.»

«Maestro, freccia e spola non sono la stessa cosa!»

«Certo, c’è una differenza: la freccia, come tale, si fissa nel bersaglio, mentre la spola non si fissa, ma imprime il movimento, e andando e venendo attraverso l’ordito, porta il filo, lo depone e si ritira dopo aver fatto il suo lavoro; essa però lascia il segno del suo passaggio nel disegno del tessuto, della pianta o dell’animale. Ma oggi non ti devi soffermare sui problemi di cui non possiedi ancora tutti gli elementi. Lo studio della composizione delle parole è effettivamente la chiave del nostro insegnamento.[…]»

[…]

Il cuore di Cecio ribolliva di domande, ma Menkh[4] si rifiutò di ascoltarle.

«Non dilapidare il tuo tesoro. L’esuberanza è un buon incentivo all’azione, ma la luce interiore si accresce nel silenzio e nel raccoglimento»”.

I. SCHWALLER de LUBICZ, Her-Bak (Cecio), L’Ottava Edizioni[5], Milano 1985, pp. 233-235, corsivi in originale, grassetti miei.

 

 

 

SAIS (antico nome egizio: Saît) era la capitale del nômo[6] del Basso-Egitto, situata sul ramo Bolbitino[7] del Nilo, verso il centro del Delta. La fondazione del tempio di Neith a Sais è citata su tavolette che datano dal regno di Aha, re della I dinastia[8]. Sais assume una grande importanza storica a partire dalla XX dinastia[9]. La XXIV dinastia[10] è Saita.

La sua fama religiosa si spiega con il culto reso alla Vergine cosmica Neith, Vergine-madre della quale si dice, nell’iscrizione incisa sul suo tempio: «Io sono ciò che è, ciò che sarà, ciò che è stato. Nessuno ha sollevato il velo che mi copre. Il frutto che ho prodotto è il Sole».

Vi si celebrava la festa delle “lampade ardenti” (probabilmente simile alla Candelora cristiana), in cui, per far risaltare il trionfo della luce sulle tenebre, si accendevano tutte le lampade;  e, dice Erodoto, «si accendono non soltanto a Sais, ma in tutto l’Egitto»”, I. SCHWALLER de LUBICZ, Her-Bak (Cecio), cit., p. 401, Appendice di documentazione, corsivi in originale, grassetti miei. Questo per risponder ad un quesito fattomi, tempo fa, sulla “spola” e il suo ricorrere su ed in questo blog: ha un suo senso …

Ma veniamo ad una questione interessante. Peraltro ricollegabile anche alla questione nubiana[11].

TANIS, antica capitale del XIV nômo del Basso-Egitto, è la moderna Sân el-Haggar (dal nome  egizio Zânt) situata a Sud del lago Manzalieh. Mariette ha scoperto a Tanis dei resti di monumenti costruiti dal “Pastori”[12] durante il periodo della loro invasione (fine Medio Impero). […] si sono anche ritrovate tombe di re della XXI e XXII dinastia […] in conformità alle parole di Erodoto (II, 169) il quale diceva che i re Saiti eran sepolti «entro il recinto di Minerva (Neith) accanto al tempio».

Bisogna notare che a Tanis vi fu il culto di Seth, e che Tanis è anche il paese d’origine dei re della XIX dinastia, Ramesse I e Seti”, ivi, pp. 401-402, corsivi in originale, grassetti miei.

Un’unica osservazioncina: se Minerva è congruente con Neith, ergo Neith è congruente con Athena.

 

Andrea A. Ianniello

 

 

 

PS.

Cf.

https://associazione-federicoii.blogspot.com/2019/06/ramses-secondo-e-seth.html

 

 

 

 

 

 

 

 



[1] In Il Mulino di Amleto, - citato qui su - Santillana e Dechend intesero temerariamente recuperare la sapienza pre-storica dell’umanità attuale, quella che l’epoca delle forme tradizionali dalle quali tutti veniamo e che oggi si sono incrinate, grazie alla modernità, per sempre, già bramava come necessario ritorno alle origini. Platone stesso biasimava la perdita dell’antica conoscenza della quale non rimangono che preziose “reliquie, i frammenti e le allusioni sopravvissuti al violento attrito dei tempi” (Santillana-Dechend: Il Mulino di Amleto, Adelphi 1983, p. 409).” [Da: Firfis]

[2][2] Anche stare sull’Elburz è significativo; Elburz è forma tarda di Alborj, il corrispettivo persiano del monte Mêru indù, dove simbolicamente ha sede il Centro del mondo. Tra l’altro, l’Elburz persiano è lo stesso della più alta cima, l’Elbruz, del Caucaso, catena dove c’erano le “Porte Caspie” dell’antichità, dove Alessandro Magno costruì il muro per fermare le stirpi di Gog e Magog. Alessandro Magno (Surah XVIII del Corano) costruisce il muro, “uno dei grandi temi delle tradizioni popolari medioevali, mantenuto vivo e pauroso dall’improvvisa comparsa delle orde mongole. Dice la leggenda che Alessandro aveva fatto costruire delle porte di ferro nei valichi di montagna e che la mostruosa genia degli Unni, spargendosi sulle sconfinate pianure dell’Asia, era stata tenuta a bada dal suono di trombe proveniente dal passo, che significava la presenza di un conquistatore apparentemente immortale, l’eroe ’bicorne’ di guardia ai passi. Ma improvvisamente le trombe avevano taciuto, e un nano dell’orda s’arrischiò a salire fino al passo e lì trovò la porta abbandonata. Le trombe erano soltanto arpe eolie, ridotte al silenzio da una tribù di gufi che vi aveva nidificato” (G. de Santillana - H. von Dechend: Il Mulino di Amleto, Adelphi 1983, pp. 371-372).” [Da: Idem]

[3] Cf. l’immagine in copertina di A. A. IANNIELLO, Alcune note di uno scritto apocrifo di Tommaso d’Aquino sull’alchimia, Giuseppe Vozza editore, Caserta-Casolla 2021. Eh ma qui ci sono TRE FRECCE, si potrebbe dire … Certo! E non è per caso questo! Due frecce di Neith e tre frecce alchemiche … Per: “Chi ha orecchie per …” … 

[4] Cf. https://www.persee.fr/doc/bifao_0255-0962_1923_num_22_1_1800.

[5] La casa editrice che fu del fu – e compianto – Franco Battiato.

[6] Cf. https://it.wikipedia.org/wiki/Nomo_(Egitto).

[7] L’attuale città di Rosetta – sì proprio quella della famosa Tavola di Rosetta – è stata costruita nel IX secolo sopra l’antica città di Bolbitine.

[8] Cf. https://it.wikipedia.org/wiki/I_dinastia_egizia. Antichissime tavolette, dunque.

[9] Cf. https://it.wikipedia.org/wiki/XX_dinastia_egizia. Ben dopo, dunque.

[10] Cf. https://it.wikipedia.org/wiki/XXIV_dinastia_egizia. Proprio dopo la fine della XXIV dinastia, si ebbe il regno di chi aveva sconfitto, appunto, tale dinastia: i sovrani nubiani … ed è la XXV dinastia egizia: https://it.wikipedia.org/wiki/XXV_dinastia_egizia.

[11] La “terra dell’oro” in egiziano, col senso anche – anche – “sethiano” che aveva l’oro nell’antico Egitto.

[12] Si tratta degli Hyksos. Peraltro, gli Hyksos – d’origina cananea – adoravano Baal, identificato con Sethtout se tient dicesi an fransè …

 

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