martedì 18 febbraio 2025

Frasi 2

 

 

 

L’idea che la distruzione del Tempio non sia mai avvenuta ad opera dell’uomo, ma che siano stati gli angeli (o il fuoco celeste [NB! …!]) a bruciarlo, s’incontra spesso nella tradizione. […]

Una versione alternativa dice che fintanto che la Šekinah vi dimorò, il Tempio non poté esser distrutto, ma essa a poco a poco si ritirò dalla sua sede tra i cherubini [DEL *TEMPIO*] e tornò in cielo, lasciando indifesi il Tempio e la città. […] Alcune fonti sostengono invece [NOTA BENE] che la Šekinah non abbia mai lasciato il Muro del Pianto”.

L. GINZBERG, Le leggende degli ebrei, VI. Da Giosuè ad Ester, Adelphi Edizioni, Milano 2016, Note finali dell’autore, p. 472, corsivi in originale, grassetti miei, mie osservazioni fra parentesi quadre. Se la Šekinah non ha mai lasciato il Muro del Pianto, ergo è ancora  e, DI CONSEGUENZA, l’edificazione del “3° T.” – che NON È la “riedificazione ‘filologicamente corretta’” del “2° T.” (sarebbe solo “DISNEYLAND” del sacro in tal caso ed un “Effetto Beaubourg” di mera simulazione!) –, l’edificazione del “3° T.” avrebbe un’evidente soluzione in vista: ed dunque NON si tratterebbe di “riprendersi” l’ INTERA “spianata della Moschee”, ma SOLO ricollegar suppellettili e arredi riconsacrati con il “Muro del Pianto”, e ciò con tutte le “conseguenze politiche” del caso, NON piccole. “Si potrebbe fare”, nel senso di: diventerebbe possibile, concretamente, NON sogni di registi e fantasie di romanzieri, ma quel che davvero È possibile, cioè … Chi dice di voler “opposi” a questo – peraltro quasi NESSUNO, ed “alla ‘FINE’” ci arriveremo al “Nessuno! Nessuno! Nessuno!” –, a questo momento cosmico, e CREDE di poterlo fare “politicamente” (in un QUALSIASI “senso” di tal termine) NON ha CAPITO “un bel” niente di niente. NON è infatti una “questione politica”, per quanto abbia delle grosse, direi ENORMI conseguenze in ambito politico, pur NON essendo “politica” in sé stessa come questione. Ciò si perde di vista spesso. Per tal motivo, se ci si oppone ad un problema la cui natura è “METAPOLITICA”, rimanendo in ambito politico, DI FATTO, NON si sta opponendo se non in modo FITTIZIO. “SIMULACRALE”, NON “sacrale”.

 

Alla distruzione del Tempio (il primo? [IL SECONDO!]) il dono profetico fu tolto ai profeti e dato a bambini e pazzi; Baba’ Batra’ 12b; cfr. anche Mt, 21, 16. Baba’ Batra’ 12a dice anche che benché il dono della profezia sia stato tolto ai profeti, esso rimase presso i saggi, per questo si può dire che questi ultimi son più grandi dei profeti [il testo citato SI PRENDE la responsabilità di questo detto]”.

Ivi, pp. 498-499, corsivi in originale, grassetti miei, mie osservazioni fra parentesi quadre. Il “toglier” il “dono della profezia”  a profeti è la causa – remota, ma reale – del movimento “apocalittico”, il quale NON fu solo un “genere letterario” pur essendo stato ANCHE questo, senza dubbio. È il “silenzio di Dio” per l’appunto …

Sia detto solo en passant: fu Esdra a separare, di fatto, gli israeliti dal resto dei popoli, avversando i matrimoni misti, cosa che però – in quel tempo – produsse comunque molte proteste. Prima di Esdra, però, NON ERA così “fermo” l’interdetto ed i matrimoni misti erano frequenti.

 

In epigrafe ad uno dei suoi libri più toccanti, Il giuramento di Kolvillág, lo scrittore ebreo […] Elie Wiesel ha posto queste parole prese dal Talmūd: “Se i popoli e le nazioni avessero saputo quanto male si facevano distruggendo il Tempio di Gerusalemme, avrebbero pianto più dei figli d’Israele.” Mentre stavo ancor meditando le risonanze lontane di queste righe mi son imbattuto […] in un’altra epigrafe tratta dallo storico Ignaz von Döllinger: “Se mi chiedessero d’indicare il dies nefastus della storia del mondo, mi verrebbe alla mente soltanto il 13 ottobre 1307” (il giorno, cioè, dell’arresto in massa dei Templari francesi per ordine di Filippo il Bello)”.

H. CORBIN, L’immagine del Tempio, Editore Boringhieri, Torino 1983, p. 151, corsivi in originale, grassetti miei.

 

Per gli apocalittici il post esilio, LUNGI dall’esser IL TEMPO della RESTAURAZIONE, è il tempo della MASSIMA PERVERSITÀ. […]

Lo stesso TEMPIO era CONTAMINATO”.

Apocrifi dell’Antico Testamento, a cura di P. Sacchi, TEA, Milano 1990, p. 227, dalle note di P. Sacchi, corsivi, grassetti e maiuscole miei. Era, infatti, allora iniziato il tempo del “silenzio di Dio” … Ed dunque, il Tempio **DOVEVA** esser DISTRUTTO DI NUOVO, proprio POICHÉ **CONTAMINATO** … Di qui lo STRUTTURALE “DISSENSO” – profondo ed irrecuperabile, RADICALE – fra religione organizzata – o “chiesa”, QUALSIASI “CHIESA” – ed “APOCALITTICI”. Inoltre, di qui vengono le correnti “apocalittizzanti” CRISTIANE – STAVOLTA –, dove il “3° T.” è “male”, solo che, a LORO VOLTA, queste stesse correnti sono STATE “ISTITUZIONALIZZATE” dunque così perdendo l’originaria carica. Finché oggi: “Nessuno! Nessuno! Nessuno!” ed anche questo fu detto. ERA SCRITTO. È un destino che la Terra deve subire. Ma guai a CHI lo “ATTUA” quel destino.

E che cos’è mai ‘sta “cosa” qui?”, chiederà qualcuno. “Cioè – continua – “tu sei spinto a far qualcosa che, SE la fai, sei poi punito, cioè ‘metti in moto’ un ‘qualcosa’ che poi paghi pesante in un qualche modo?”

Precisamente. PRECISAMENTE! E sai come si chiama questo?” “NO!”

Si chiama “APOCALISSE”! That’s apocalypse, baby! QUESTO È l’ “apocalisse” … Questo è, detto in poche parole. L’umanità NON può NON mietere le conseguenze del suo agire sbagliato ma è spinta precisamente a quell’agire; insomma, è una prova. Ma nel senso antico, di “ordalia”, dove la tua stessa vita – nell’ “‘ALTRO’ mondo”, chiaro, NON in “questo” mondo – viene messa sotto “giudizio”, appunto; “tutto si tiene”, dicono “lè fransè” … Sono tutte angolazioni diverse di una “stessa cosa” tuttavia una cosa, in sé stessa, NON vedibile se NON “syntheticamente” cioè in un’ “intuizione” quindi non in modo analitico, attraverso la mente analizzante. Ma NON È una cosa irrazionale, eh no! È una cosa “sovrarazionale”.

 

Risposi e dissi: «Com’è allora che noi troviamo Abramo che, per primo, pregò per i Sodomiti, Mosè per i (nostri) padri che avevano peccato nel deserto, Giosué, dopo di lui, per Israele al tempo di Achan, Samuele al tempo di Saul, David al tempo della pestilenza, Salomone per quelli presso il Tempio, Elia per coloro che ricevettero la pioggia, e perché quel morto vivesse, Ezechia per il popolo al tempo di Sennacherib, e tanti per tanti (altri)? Se dunque ora che è cresciuto quel ch’è corruttibile e si è duplicata l’ingiustizia, i giusti hanno interceduto per i peccatori, perché non sarà così allora?». Mi rispose e disse: «Il mondo attuale non è la fine, e la gloria di Dio non rimane sempre in esso. È per questo che quelli che avevano forza hanno pregato per i deboli, mentre il giorno del giudizio sarà la fine di quest’età. […] Allora, perciò, nessuno potrò avere compassione di colui che sarà stato vinto in giudizio, né sopraffare chi sarà stato vittorioso»”.

Ivi, dall’ apocrifo Quarto Libro di Ezra, pp. 444-445.

In poche parola: la funzione d’intercessione – che “consente” di “mutare la forma” (per così dire) del cosiddetto “esborso karmico” – verrà fermata e non sarà più attiva. Per questo dico “per fortuna ‘si può’ ancora” poiché non siamo ancor in “quel” tempo, seppur ben istradati su tal cammino …  “Abbiamo” – cioè “Si” ha, però – ancora qualche “CARTA RESIDUA” … finché non ve ne sarà più alcuna. Quando NON si hanno più carte = “LA” fine. Prima però si deve però concludere la Grande Crisi.

 

@i

 

 

 

COME SUOL DIRSI: A BUON INTENDITOR …

 

 

 

 

domenica 16 febbraio 2025

Frasi 1

 

 

 

 

 

Secondo il compilatore del Reshabat, la fama del giovane Ubeydallàh [Ahrar] si diffuse e a partire dalla prima infanzia fu giudicato particolarmente favorito da Dio. Tal fulgore ed intelligenza risplendevano sulla sua fronte […]. Da parte sua il giovane Khwaja era […] ignaro di esser diverso dagli altri […]. A quell’epoca attraversò la fase della perdita dell’identità personale, che anche nei ricercatori di valore eccezionale avviene solo dopo molti anni di ricerca. […] Quando aveva diciott’anni il suo zikr era diventato così forte che egli, al pari dei dei seguaci di Abdullàh Gujduvani, non udiva né vedeva nulla anche nella confusione d’un bazar affollato. Avendo trascorso due anni a Samarcanda, all’età di ventiquattro anni andò a Heràt dove rimase cinque anni, essendo […] discepolo dei Maestri sufi di primo piano della città.

A 29 anni tornò a Tashkent e si mise a far l’agricoltore. Cominciò con pochi acri di pascolo e con un paio di buoi, ma in quest’attività fu dotato di tali capacità e grazie che entro breve tempo divenne il più grosso coltivatore di Tashkent ed acquistò vaste proprietà. […]

Diceva […]: “Dio Onnipotente elargì sulle mie terre tali benedizioni che ogni anni inviavo dalla mia proprietà al nostro signore Ahmed Mirzà a Samarcanda 800 mila ‘bushel’ [“staja” che, in Italia, per esempio, variano di zona in zona] di grano, quanto basta per nutrire l’intera città” [questo dà la misura: siamo in epoca “timuride” per cui siamo intorno ai 150.000 abitanti al tempo]. A questo proposito, un giorno il Khwaja spiegò la frase Inna a’tayna (Noi ti abbiamo fatto vedere), che sta a significare che a quei ricercatori i quali perseguono un unico scopo viene data la facoltà di mostrare il potere di Dio. “Dio non Si manifesta direttamente alle creature, ma Lo possono conoscere per mezzo della sua attività coloro ai quali è stato dato il dono della visione interiore. Le loro opere diventano di per sé manifestazioni della potenza di Dio e sono testimoni [NB] della Sua presenza nella creazione. Coloro che hanno questo potere debbono [NB] mostrarlo [SON VINCOLATI, cioè]: non è il caso di vergognarsi [NB] o di nascondersi”. Finché non conseguì l’abilità di maestro, Ubeydullàh fu continuamente impegnato nel servizio [NB].

Mentre era a Heràt, soleva andare dall’ Hammàn […] per servir là i clienti senza ricevere compenso. Diceva: “Io non appresi le vie del sufismo dai libri, bensì servendo la gente. Dio guida ciascun spirito a Lui a suo modo: io fui guidato mediante il sentiero del servizio. Ecco perché amo ed apprezzo così tanto il servizio. Se qualcuno di cui desidero la prosperità viene da me, lo consiglio di mettere in pratica l’arte del servire” [un BUON CONSIGLIO]”. J. G. BENNETT, Gurdjieff. Un nuovo mondo, Ubaldini Editore, Roma 1981, pp. 55-56, corsivi in originale, grassetti miei, miei commenti fra parentesi quadre. Qua il punto centrale sta nel fatto che “Dio NON Si manifesta DIRETTAMENTE” – ma ciò cambierà con la “NOVA IERUSALEM” – ed dunque: chi ha ricevuto un “particolare” potere di “ATTIVITÀ” (per usare la terminologia islamica) “NON È il caso” che si nasconda cioè DEVE usare tal potere – cioè mostrarlo – , una cosa che, tra l’altro, lo salvaguarderà da tentazioni sempre – SEMPRE! – possibili e che, potenzialmente, SEMPRE potranno portarlo fuori strada. Sul servizio: sottoscrivo. Quanto allo zikr, esso è la pronuncia persiana – e turca – dell’arabo “dhikr” ovvero l’invocazione interiore, di solito con Nomi di Dio (ma NON de “IL” nome …) …

 

Ascriviamo ai corpi tutta una serie di cose che non potranno mai avere, e cerchiamo di contrabbandare il mondo fisico come risposta ai nostri problemi [ci sarà presto un “ritrovato tecnico” che “risolverà-ogni-problema”, o presto ci sarà “un programma elettorale” che “risolverà-ogni-problema”, o ci sarà una meditazione o una recitazione di formula che, presto, “risolverà-ogni-problema”, oppure ti convertirai a quell’altra religione e questo, presto, “risolverà-ogni-problema”, e così via: nessuna “cosa” che noi possiamo “fare” potrà MAI “risolvere-ogni-problema”, SE rimane soltanto corporea! Ed eccola la risposta per la quale taluni si danno a “ritualità magiche” senza – per loro, e NOSTRA, FORTUNA! – alcun successo (a volte trovano ciò che NON VOLEVANO invece!: il che PERÒ È BEN PEGGIO)]. Però nel mondo corporeo il vero cambiamento non è possibile: esso sottostà a troppe leggi [però è possibile che “altro” – dall’ “ALTO” così come dal “BASSO” – POSSA **MANIFESTARSI IN** QUESTO MONDO dei CORPI]. […]

Grazie alla conoscenza delle leggi che condizionano il mondo fisico siamo in grado di manipolarlo. In questo momento l’uomo ci riesce molto bene; però non si rende conto che ciò non significa nulla per il suo essere ed anzi lo allontana ancor di più dalla vita [VERA, che non può essere SE NON “divina”]. Dietro tutto questo vi sono gli influssi distruttivi delle leggi dell’illusione [NB], che Gurdjieff chiamò le ‘malefiche conseguenze dell’organo kundabuffer’ [legato ANCHE alla KUNDALINÌ]. Malgrado tutto ciò [NB] rimaniamo tenacemente attaccati a questo mondo e non vogliamo lasciarlo. […] Fanā-i akhām significa disillusione totale [si noti: TOTALE] rispetto al mondo corporeo [ma ciò è proprio l’ “ABC” della VERA spiritualità, OGGI così TANTO disattesa da TANTI che “anche” s’ “interessano” di questi “temi”, ma che, tuttavia, rimangono “attaccati” al “mondo CORPOREO” **ESATTAMENTE** COME QUELLI CHE NON s’ “interessano”] e a tutte [TUTTE] le percezioni ed i pensieri che l’accompagnano. È il rendersi conto che questo mondo non può soddisfarci e che nessuna combinazione [**NESSUNA**] di eventi in questo mondo [“IN] potrà mai soddisfarci. Essa [la disillusione TOTALE, totale] ci dà la possibilità di entrare nel mondo dello spirito [ciò è un “controsenso” SOLO APPARENTE]”.

ID., L’uomo superiore, Ubaldini Editore, Roma 1985, pp. 235-236, corsivi in originale, grassetti miei, miei commenti fra parentesi quadre. [*]                                                                                                                                                                                                                                                                                                                      

 

Sul “mondo DELLO spirito” o “DEGLI” spiriti: “Il modo di capire tutto ciò, è affermare che esiste un mondo popolato da spiriti, spiriti buoni, spiriti cattivi, spiriti umani, spiriti della natura e così via, si ottiene così un quadro errato [ESATTO!] nel quale questi spiriti son rappresentati come esseri. Questo non è esatto, malgrado sia vero che vi sono spiriti, ivi compresi spiriti non-umani, che hanno una specie di realtà [appunto: solo “UNA SPECIE” di realtà, ché NON SONO un “essere vivente”]. Il punto è che non sono una persona [ESATTO]. Non hanno un corpo [per questo alcuni di tali “spiriti” RICERCANO la “corporeizzazione”, che può esser “loro fornita” SOLO dagli esseri umani o dai viventi in generale, anche animali detti “superiori” per intenderci: si sta capendo “IL” PUNTO …?], e il tipo di organizzazione che hanno [e ne hanno PURE UNO!] è molto difficile da vedere in termini oggettivi [di qui quei TANTI PROBLEMI che attanagliano – e NON risolvibili nel loro punto di vista – coloro i quali “pensano” di tali “‘forze’ SOTTILI” come DI “persone” ORGANIZZATE: NON È così proprio per nulla!]”.

Ivi, pp. 221-222, mie commenti fra parentesi quadre.

 

 

@i

 

 

 

 

[*] Dopo aver parlato dell’uso del rito “sacrificale” per scopi di natura individuale, per “vantaggi materiali”, e, quindi, di assenza del sacrificio, anche nel senso devozionale, poi così continuava: “Oggi, purtroppo, per l’umanità irretita dalla cosiddetta civiltà della macchina che ha tutto ridotto al comun denominatore del ‘do ut des’, autentico Regno di Mammona, dove tutti, maschi e femmine, sono dei mercenari pronti a qualsiasi abiezione pur di guadagnar denaro per appagare quasi sempre inutili desideri fatti passare per bisogni; dove si parla in continuazione di libertà e ci si serrano sempre più le catene della più orrenda schiavitù (quella di servitori delle macchine), e si si riempie la bocca dei termini di uguaglianza e di fratellanza mentre imperano la prepotenza, la rapina, omicidio e la strage [pare contemporanea questa frase, non degli anni Settanta del secolo scorso …], il senso del sacrificio, sia pur moralistico o devozionale, è andato pressoché, se non del tutto [del tutto], perduto. Ed ecco perché coloro che si avviano o credono di avviarsi sulla via verso l’iniziazione finiscono quasi sempre [NB] su quella della contro iniziazione asservendosi sempre più a Mammona nella ricerca di potenza terrena [NB]: perché, mandando loro il senso del sacrificio moralistico, devozionale o materiale, non hanno un punto di riferimento per indirizzarsi verso quello rituale, oppure ritengono che, eseguendo o seguendo il rito, si ottengano gli effetti che pseudo maestri o scritturi professionisti nel senso del ‘do ut des’ già detto, autentici mercanti dell’occulto, hanno loro lasciato intendere. Se qualcuno di costoro riuscisse [fortunatamente molto ma molto pochi] (e purtroppo c’è sempre qualcuno che attira e scatena forze telluriche [per vari motivi lunghi a spiegarsi]) a far funzionare il rito sacrificale, non creerebbe il ponte col suo Creatore o con le forze che tale creazione hanno determinato, o con gli eroi della sua stirpe, acquistandone la gloria; creerebbe invece un’infida passerella verso forze temibili, oscure e incontrollabili [soprattutto questo: incontrollabili, son specialisti i “contro iniziati” nello scatenare delle “forze” del genere, delle quali le forze atomiche - “scatenate” degli ordigni nucleari - sono un’immagine PRECISA e CORRETTA] che lo travolgerebbero [ancor ancora un caso meno grave] o, se si servissero di lui e di chi gli ha creduto [il che, di certo, è peggio], ne farebbero degli schiavi incapaci di risalire verso la Luce. E ciò perché, generalmente, chi appartiene a questa categoria, non è entrato nello spirito del rito, non ha capito la sua genesi”, G. VENTURA, Il mistero del rito sacrificale, Edizioni “La Luna Nera” - Gruppo Brancato Editore, San Giovanni La Punta (CA) 2011, p. 22, corsivi e grassetti miei, mie osservazioni fra parentesi quadre.

A buon intenditor …