Una interessante riflessione di Antonello Cresti, sulla cultura “underground” ed il problema dell’ “antropocentrismo” nel Cristianesimo :
venerdì 20 dicembre 2013
venerdì 6 dicembre 2013
“Il mio nome è Nessuno” - Storiella dell’uccellino + morale -
Insegnamento utillimo, e che dà da pensare, in specie nei nostri tempi...
... la vita è uno stato mentale.
“... quando ero bambino, mi dissero che Iddio ci aveva creato a sua
immagine e somiglianza, fu allora che decisi di fabbricare specchi...”
“... la vita è uno stato mentale.”
immagine e somiglianza, fu allora che decisi di fabbricare specchi...”
“... la vita è uno stato mentale.”
giovedì 5 dicembre 2013
domenica 1 dicembre 2013
Che cosa è la democrazia
“Democrazia: estendere a tutti il privilegio
di
accedere a cose che non sussistono più”.
(R.
Calasso: La
Rovina di Kasch,
Adelphi
1983, p. 394)
“Gli imperi nascono. Gli imperi muoiono”
“Gli
imperi nascono e muoiono”
“Gli
imperi nascono e muoiono”, inizia così un classico cinese, la
Storia
dei Tre Regni.
Che l’Occidente moderno termini, non è per niente una cosa
negativa in sé; anzi, è come un cadavere che dev’essere bruciato
perché i germi che reca in sé son potenzialmente patogeni e
venefici1.
E’ una crisi per chi ha seguito l’ebbrezza nata dalla Rivoluzione
Francese (e poi, mutatis
mutandis,
da quella Russa). “L’ebbrezza di partecipare al movimento in
avanti, come
se l’onda non fosse del mare ma della propria volontà,
fu a lungo considerata una generosa illusione, ma alla fine nauseava
le menti lucide (…). A quasi due secoli di distanza [pubblicato nel
1983] da quel grandioso inizio, è un’illusione che
merita soltanto il disprezzo
– e ancora nutre la buona coscienza dell’intelligencija
occidentale (ma è un Occidente che fascia il mondo come un nastro
adesivo)” (R. Calasso, La
Rovina di Kasch, Adelphi
1983, p. 83, corsivi miei). Dopo l’’89
quel che è finito è proprio quest’illusione, diventata
insostenibile.
E’ un percorso chiuso
e terminato: è la fine “dell’ingegneria sociale” (F.
Fukuyama)2,
cioè la
fine della spinta iniziata con la Rivoluzione Francese;
ed è l’inizio dell’emersione di un tema tutto diverso: la
contesa totale per l’ordinamento
da dare alla
Terra,
ormai
riempitasi,
cioè
di cui sono stati raggiunti i limiti.
Gli attuali dirigenti non
sono preparati a questo cambiamento.
Ma
non c’è solo il Piccolo Passaggio. Tuttavia, prima di arrivare al
Grande Passaggio, che va ben
oltre il presente breve scritto (e che, d’altra parte, pur non
potendo non lasciar tracce, non può certo rinchiudersi in
un’espressione qualsivoglia), occorre qui far qualche precisazione,
indispensabile a chiarificare i limiti
entro i quali si può eventualmente operare3
.
In qualche altro scritto [di quelli appwena postati su questo blog] ho alluso al feng-shui,
la cui filosofia
sottesa è alla base della riflessione presente. Ora, date le
“pseudo-idee” oggi diffuse, molti considerano il feng-shui
una specie di “religione”, ma ciò significa prendere per
“religione” quel ch’è scienza
nel senso più generico e tuttavia etimologico del termine, vale a
dire: studio della Natura pure oltre
il suo aspetto corporeo.
Scienza, dunque, ma tradizionale,
ed è questo
il punto veramente difficile da accettare per la mentalità
“moderna”; una scienza, poi, che rimanda e fa riferimento ad una
filosofia, che è poi quel che c’interessa direttamente. In che
senso “tradizionale”? Nel senso che tale scienza, in specie nella
sua parte filosofica,
ma non
solo
lì, fa riferimento ad una “trasmissione” d’origine “non
umana” (traditio
da tràdere,
in latino verbo che deriva da trans,
attraverso, dare, cioè dare
attraverso, consegnare). Quindi, una scienza che non si basa solo su
esperimenti, metodi e formalismi descrittivi matematici, ipotesi
teoriche, ma che reca in sé un nucleo
di Princìpi.
Però ciò non riguarda direttamente l’interiore dell’uomo e
l’aldilà (religione), ma la Natura (scienza), Natura concepita
qualitativamente.
La
confusione può essere stata favorita dal fatto che il feng-shui
è stato incorporato nella religione taoista. Epperò, nell’epoca
Han (206 a.C. – 220 d.C.) il feng-shui
faceva parte del Confucianesimo religioso, in specie
nell’interpretazione di Dong Zhongshu [Tung Chung-shu]4,
per passar poi alla religione taoista nata col finire della dinastia
Han e col cosiddetto Medioevo cinese (220-589). In realtà, i
Princìpi
del feng-shui,
come dottrina, cioè il nucleo
suo, rimandano alle basi
della civiltà sinica: per tal motivo quel “passaggio” poté
avvenire. Ma tale dottrina devesi confrontare con la situazione del
“mondo dell’uomo” (mânava-loka)
attuale.
In
tal senso, precisando ancor meglio il nostro pensare, ci son due
concezioni della Natura: la prima, quantitativa,
che riduce tutto a corpo e lo descrive matematicamente; la seconda,
qualitativa,
che riconosce l’esistenza di gradi non corporei d’energia. In tal
concezione. La matematica quantitativa e descrittiva ha il suo posto,
ma un posto molto minore che nell’altra concezione.
Ora,
noi optiamo decisamente
per la seconda concezione, che, per
i nostri
bisogni
presenti,
riconosciamo espressa nella filosofia sottesa, nella dottrina della
pratica del feng-shui.
Questa dottrina vien fatta nostra con
tutto quel che tale filosofia implica.
Pertanto applicata in tutta la sua estensione. Un feng-shui,
dunque, ben diverso da quello unicamente individuale, che però non
neghiamo per nulla, forma individuale di applicazione che va
diffondendosi anche in Occidente oggi, e che in Cina, continentale o
no, è durata sino al presente.
Secondo
la dottrina del feng-shui,
la Terra intera è traversata da correnti sottili, dette le vene
del Drago.
Il Drago
n’è il generatore,
le vene
i canali.
Le vene portano delle correnti
che il mondo moderno ha del tutto sovvertito.
La sovversione iniziò con la ferrovia; difatti nella dottrina le
linee continue generano shaqi.
Ma non c’è solo questo: è anche la posizione delle linee ferrate
che è importante; difatti, ci sono veri e propri punti nevralgici
d’emersione delle correnti sottili - “vene del Drago”: sono i
punti nei quali le “influenze erranti” si comunicano con
particolar facilità con/al/nel mondo corporeo. Del resto, si sa che
nella Cina del Celeste Impero interi villaggi si tassarono per
togliere i binari della ferrovia: non a caso.
La
sovversione, iniziata con la ferrovia, e stata fatta continuare con
il reticolo elettrico, le strade col bitume, le telecomunicazioni,
l’energia nucleare. I punti, chiusi o deviati, non hanno certo
fatto sparire quelle influenze erranti. Che fine hanno fatto, allora?
Discorso interessante, che però qui non si può approfondire5.
Quel che conta notare è che è come se si sapesse dove far passare
la ferrovia in corrispondenza o vicinanza con quei punti. Certo, vi
può essere un’affinità naturale fra la ferrovia, la via ferrata,
ed il passaggio delle vene del Drago, affinità collegata al ferro.
Senz’altro vi è questo; ma sarebbe molto ingenuo non vedere una
seppur lontana volontà direttrice. Difatti, non è per nulla
necessario esser pesanti o sempre presenti; talvolta basta una
parolina…
Se
così è, queste conoscenze dovevano sopravvivere in forma degenerata
in Europa. Se così è, dovevano un tempo essere legittime
conoscenze tradizionali. Che i Romani antichi sapessero di tali cose
davvero è “preclaro”; ma non
da noi, nei paesi neolatini, son sopravvissute tali conoscenze, per
molti motivi riassumibili in due ordini di considerazioni: 1) il
magismo presente da noi è sempre stato più debole, più combattuto,
più ostacolato che nei paesi non neolatini; 2) il magismo forte,
che però da noi è per lungo tempo continuato, ha radice di tipo
ermetico-neoplatonico,
quindi Grecia, Egitto, Caldea, Qabbalà, influssi arabi, ed è un
magismo evocatorio.
La nostra radice è squisitamente mediterranea (sebbene il sapore di
questa radice non
è sempre stato squisito…). L’accento non
è
sulle influenze erranti, ma su altri tipi d’influenze non corporee.
Lo stesso simbolo del Drago non ha lo stesso valore che nella
dottrina e nella pratica del feng-shui,
né si trova presente allo stesso titolo6.
Nei
paesi germanici, per motivi differenti,
nemmeno vi è questo tipo di tradizione. Rimangono solo
i paesi celtici. Prova: il magismo vi è sempre stato particolarmente
diffuso, e sino ad oggi, sebbene in forma decadente; il simbolo del
Drago vi è sempre stato particolarmente diffuso, e non
il Drago dell’Ermetismo, ma il
Drago come potenza vitale:
dunque
il Drago del feng-shui!
Prova del nove: nei paesi celtici il
drago è il simbolo del Re;
non
solo,
ma
il comportamento del Re si lega con i moti celesti e le
precipitazioni meteorologiche,
quindi
con la Terra e la sua fecondità.
Come
in Cina!
Ora,
la ferrovia è nata in Inghilterra. In questo paese è nata la
Rivoluzione Industriale. In questo paese il retaggio celtico
decadente
ha incontrato l’attività e la determinazione germaniche alla fine
del XVIII come, su tutt’altro
piano e nella giusta
direzione, tale incontro era successo nel Medioevo (ed è il mythos
di Re Artù). E’ dunque possibile che quel che in questo scritto si
sostiene sia realmente stato. La forma negativa e decaduta, la
ferrovia, ha incontrato e si è scontrata con quella ben più vicina
all’origine, che si era preservata in Cina. Che poi tutto ciò non
possa per sua natura esser provato con documenti alla mano è vero,
ma è un
altro discorso.
Il sapere indiziario
è fondamentale: dalle tracce si riconosce la preda; un tempo ciò
era ragione di vita o di morte: lo è ancora oggi, ma in senso ben
differente…
La
dottrina che qui si sostiene come sfondo
come si è visto può essere applicata oggi, con risultati
rivoluzionari senz’altro. Ma tale filosofia deve accompagnarsi con
un “impatto” etico,
una riforma “morale”. “Le riforme morali sono tentativi di
scuoterci il sonno di dosso. (…) Essere svegli significa essere
vivi” (H. D. Thoreau: Walden
o Vita nei boschi,
BIT 1995, pp. 92-93). E ciò sia detto senza per
nulla
condividere l’idea della “disobbedienza civile” di Thoreau, che
è ancora sonno.
La violenza talvolta è necessaria, e gli eserciti possono servire,
pur non dovendosi esser militaristi. A tal proposito, la penso come
l’eremita Xu Wu-Gui nel Chuang-tzu: “Il Signore di Wei gli disse:
‘(…) Vorrei risparmiare il mio popolo e mettere in pratica la
giustizia sopprimendo le mie forze militari. E’ una cosa
desiderabile secondo voi?
‘Non
è affatto desiderabile’ disse l’eremita Xu. ‘Risparmiare il
popolo significa cominciare a rovinarlo. Disarmare con il pretesto
della giustizia è fonte di un nuovo riarmo. Se agirete così non
avrete successo, perché ciò che è troppo perfetto è causa di
mali. (…) Ogni apparenza di virtù genera negli altri l’ipocrisia.
(…) Quando un principe semina la morte fra i suoi vicini e
s’impadronisce delle loro terre per accrescere la propria ricchezza
e la propria influenza senza sapere se la sua guerra è un bene,
dov’è allora la sua vittoria? Se non potete evitare di agire,
coltivate la sincerità del vostro cuore, obbedite alla legge del
Cielo e della Terra e non violatela mai. (…) Perché volete
sopprimere la vostra forza militare?” (Zhuangzi
[Chuang-tzu],
Adelphi 1982, pp. 221-222). Così, la vera riforma “morale” non
è
apparenza di virtù, non
è
ipocrisia, ma sincerità.
Il che, a volte, implica pure un’adamantina chiarezza, un “rigore
adamantino; rigore che, in determinati casi, è la sola carità
possibile” (F. Schuon: L’esoterimo
come Principio e come Via,
Mediterranee 1984, p. 187). Tale punizione può essere diretta o
indiretta, che si attui per intermediari o non, e che tali mezzi
siano umani o non. [Pertanto spesso la “punizione” avviene per mezzo della Natura, si potrebbe aggiungere ora]
Decemberwolf
Marzo-Aprile
1997, revisione
Con
aggiunta di note del 02/10/1998 A.D.
NOTE
NOTE
1
Venus è la Stella
della Sera, quindi la Stella dell’Occidente. Essa è il Nomen
segreto di Roma, e quindi è l’aspetto buono
dell’Occidente tradizionale,
ma, per deviazione e
successiva decadenza,
è divenuto il male
che l’Occidente ha sparso per il globo. D’altra parte,
l’ambivalenza è
insita in Venere stessa,
che vuol dire venerare
e veneficio, venenum.
2
E’ questo che non
è stato ben compreso di Fukuyama. La “fine della storia” non
è un’affermazione che egli faccia “in assoluto”: è la fine
del percorso iniziato con la Rivoluzione Francese, giunto al suo
termine per aver avuto successo. E’ una classica “crisi da
successo”, crisi che impone
un cambiamento di rotta, salvo trasformare il successo
in rovina.
Anche il moto iniziato da Meiji in Giappone ebbe un rivolgimento
analogo. In linea generale, si può affermare che storicamente
questi processi di rivolgimento non sono
mai stati dominati.
3
Sono in realtà i limiti cui vien sottoposto
ogni operare “umano”,
ogni umana intrapresa
nella situazione data,
cioè in relazione ai contenuti nascosti
e alla dimensione verticale
che non può non interpenetrare
l’umano agire (che piaccia o non).
4
Si tratta di un membro del cosiddetto “testo
nuovo” (xinwen), in
realtà il più conforme
allo spirito di
Confucio e Mencio. Vinse il cosiddetto “testo antico” (guwen)
per quell’apparente paradossale agire per il quale chi vuole
alterare qualcosa di tradizionale si richiama sempre all’antico,
però alterato e
ridotto, senza
poter dare, cioè la ricchezza
e vastità di senso delle origini.
Si veda il Protestantesimo in Occidente. Questa vera e propria
riduttività si
ripresenterà in Cina alla vigilia dello scontro con l’Occidente
alla fine del XVIII e nel XIX sec., ma non più con la legittimità
dell’epoca Han, perché intanto il tempo non era passato invano, e
la Cina era in decadenza. E’ la cosiddetta scuola della
“conoscenza pratica” (ed altri orientamenti vòlti al solo mondo
sociale): questi avranno grande influenza nel divorzio consumatosi
nel XX sec. Fra la Cina stato e larghe fasce di popolo, e la
Tradizione sinica nella forma cinese. Ma sul ruolo negativo di tali
scuole cfr. il mio Matteo Ricci e la Cina
della dinastia Ming.
La
strada dell’inferno è lastricata di buone intenzioni.
5
Nella misura del possibile approfondisco tali
temi in un libro che sto scrivendo, sempre che le circostanze mi
portino a terminarlo. [Poi non è stato così invece]
6
Il Drago nell’Ermetismo ha un altro senso ed
un altro valore che nel feng-shui,
un senso assai simile al Drago nell’alchimia cinese. E il drago
imperiale cinese? E’ il Drago del
feng-shui manifestato nel mondo umano,
pertanto la fine del Celeste Impero ha segnato la fine del dominio
sulle influenze erranti, dominio simbolicamente
esercitato dal Figlio del Cielo che siede sul Trono del Drago.
Notare: il Trono
è del Drago,
non colui
che vi siede su.
L’Impero Celeste è un gioiello che, nelle mani sbagliate è o
sprecato o gettato ed usato per la soddisfazione delle pulsioni
elementari dell’individuo; ma, nelle giuste mani, risplende.
A questo
punto, se il Drago è questo, come meravigliarsi che la persona di
colui che occupa il Trono del Drago abbia influenza sul clima e
debba seguire un preciso
rituale? La Tradizione sinica (e cinese) è assolutamente
coerente; è un quadro preciso.
Tra l’altro, il Drago è legato alle piogge ed ai fiumi.
La cosa
interessante è fare
il contrario: applicare tale quadro al mondo moderno. Ed allora si
ottiene quel che qui ho potuto solo abbozzare. Applicando tale
dottrina, però, il mondo che conosciamo e
che abbiamo sotto gli occhi
non può più essere lo stesso.
Perciò dico quest’applicazione rivoluzionaria.
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