domenica 1 dicembre 2013

Che cosa è la democrazia

 

Democrazia: estendere a tutti il privilegio

di accedere a cose che non sussistono più”.

(R. Calasso: La Rovina di Kasch,
Adelphi 1983, p. 394)

“Gli imperi nascono. Gli imperi muoiono”

“Gli imperi nascono e muoiono”
 
“Gli imperi nascono e muoiono”, inizia così un classico cinese, la Storia dei Tre Regni. Che l’Occidente moderno termini, non è per niente una cosa negativa in sé; anzi, è come un cadavere che dev’essere bruciato perché i germi che reca in sé son potenzialmente patogeni e venefici1. E’ una crisi per chi ha seguito l’ebbrezza nata dalla Rivoluzione Francese (e poi, mutatis mutandis, da quella Russa). “L’ebbrezza di partecipare al movimento in avanti, come se l’onda non fosse del mare ma della propria volontà, fu a lungo considerata una generosa illusione, ma alla fine nauseava le menti lucide (…). A quasi due secoli di distanza [pubblicato nel 1983] da quel grandioso inizio, è un’illusione che merita soltanto il disprezzo – e ancora nutre la buona coscienza dell’intelligencija occidentale (ma è un Occidente che fascia il mondo come un nastro adesivo)” (R. Calasso, La Rovina di Kasch, Adelphi 1983, p. 83, corsivi miei). Dopo l’’89 quel che è finito è proprio quest’illusione, diventata insostenibile. E’ un percorso chiuso e terminato: è la fine “dell’ingegneria sociale” (F. Fukuyama)2, cioè la fine della spinta iniziata con la Rivoluzione Francese; ed è l’inizio dell’emersione di un tema tutto diverso: la contesa totale per l’ordinamento da dare alla Terra, ormai riempitasi, cioè di cui sono stati raggiunti i limiti. Gli attuali dirigenti non sono preparati a questo cambiamento.

Ma non c’è solo il Piccolo Passaggio. Tuttavia, prima di arrivare al Grande Passaggio, che va ben oltre il presente breve scritto (e che, d’altra parte, pur non potendo non lasciar tracce, non può certo rinchiudersi in un’espressione qualsivoglia), occorre qui far qualche precisazione, indispensabile a chiarificare i limiti entro i quali si può eventualmente operare3 .
In qualche altro scritto [di quelli appwena postati su questo blog] ho alluso al feng-shui, la cui filosofia sottesa è alla base della riflessione presente. Ora, date le “pseudo-idee” oggi diffuse, molti considerano il feng-shui una specie di “religione”, ma ciò significa prendere per “religione” quel ch’è scienza nel senso più generico e tuttavia etimologico del termine, vale a dire: studio della Natura pure oltre il suo aspetto corporeo. Scienza, dunque, ma tradizionale, ed è questo il punto veramente difficile da accettare per la mentalità “moderna”; una scienza, poi, che rimanda e fa riferimento ad una filosofia, che è poi quel che c’interessa direttamente. In che senso “tradizionale”? Nel senso che tale scienza, in specie nella sua parte filosofica, ma non solo lì, fa riferimento ad una “trasmissione” d’origine “non umana” (traditio da tràdere, in latino verbo che deriva da trans, attraverso, dare, cioè dare attraverso, consegnare). Quindi, una scienza che non si basa solo su esperimenti, metodi e formalismi descrittivi matematici, ipotesi teoriche, ma che reca in sé un nucleo di Princìpi. Però ciò non riguarda direttamente l’interiore dell’uomo e l’aldilà (religione), ma la Natura (scienza), Natura concepita qualitativamente.
La confusione può essere stata favorita dal fatto che il feng-shui è stato incorporato nella religione taoista. Epperò, nell’epoca Han (206 a.C. – 220 d.C.) il feng-shui faceva parte del Confucianesimo religioso, in specie nell’interpretazione di Dong Zhongshu [Tung Chung-shu]4, per passar poi alla religione taoista nata col finire della dinastia Han e col cosiddetto Medioevo cinese (220-589). In realtà, i Princìpi del feng-shui, come dottrina, cioè il nucleo suo, rimandano alle basi della civiltà sinica: per tal motivo quel “passaggio” poté avvenire. Ma tale dottrina devesi confrontare con la situazione del “mondo dell’uomo” (mânava-loka) attuale.
In tal senso, precisando ancor meglio il nostro pensare, ci son due concezioni della Natura: la prima, quantitativa, che riduce tutto a corpo e lo descrive matematicamente; la seconda, qualitativa, che riconosce l’esistenza di gradi non corporei d’energia. In tal concezione. La matematica quantitativa e descrittiva ha il suo posto, ma un posto molto minore che nell’altra concezione.
Ora, noi optiamo decisamente per la seconda concezione, che, per i nostri bisogni presenti, riconosciamo espressa nella filosofia sottesa, nella dottrina della pratica del feng-shui. Questa dottrina vien fatta nostra con tutto quel che tale filosofia implica. Pertanto applicata in tutta la sua estensione. Un feng-shui, dunque, ben diverso da quello unicamente individuale, che però non neghiamo per nulla, forma individuale di applicazione che va diffondendosi anche in Occidente oggi, e che in Cina, continentale o no, è durata sino al presente.
Secondo la dottrina del feng-shui, la Terra intera è traversata da correnti sottili, dette le vene del Drago. Il Drago n’è il generatore, le vene i canali. Le vene portano delle correnti che il mondo moderno ha del tutto sovvertito. La sovversione iniziò con la ferrovia; difatti nella dottrina le linee continue generano shaqi. Ma non c’è solo questo: è anche la posizione delle linee ferrate che è importante; difatti, ci sono veri e propri punti nevralgici d’emersione delle correnti sottili - “vene del Drago”: sono i punti nei quali le “influenze erranti” si comunicano con particolar facilità con/al/nel mondo corporeo. Del resto, si sa che nella Cina del Celeste Impero interi villaggi si tassarono per togliere i binari della ferrovia: non a caso.
La sovversione, iniziata con la ferrovia, e stata fatta continuare con il reticolo elettrico, le strade col bitume, le telecomunicazioni, l’energia nucleare. I punti, chiusi o deviati, non hanno certo fatto sparire quelle influenze erranti. Che fine hanno fatto, allora? Discorso interessante, che però qui non si può approfondire5. Quel che conta notare è che è come se si sapesse dove far passare la ferrovia in corrispondenza o vicinanza con quei punti. Certo, vi può essere un’affinità naturale fra la ferrovia, la via ferrata, ed il passaggio delle vene del Drago, affinità collegata al ferro. Senz’altro vi è questo; ma sarebbe molto ingenuo non vedere una seppur lontana volontà direttrice. Difatti, non è per nulla necessario esser pesanti o sempre presenti; talvolta basta una parolina…
Se così è, queste conoscenze dovevano sopravvivere in forma degenerata in Europa. Se così è, dovevano un tempo essere legittime conoscenze tradizionali. Che i Romani antichi sapessero di tali cose davvero è “preclaro”; ma non da noi, nei paesi neolatini, son sopravvissute tali conoscenze, per molti motivi riassumibili in due ordini di considerazioni: 1) il magismo presente da noi è sempre stato più debole, più combattuto, più ostacolato che nei paesi non neolatini; 2) il magismo forte, che però da noi è per lungo tempo continuato, ha radice di tipo ermetico-neoplatonico, quindi Grecia, Egitto, Caldea, Qabbalà, influssi arabi, ed è un magismo evocatorio. La nostra radice è squisitamente mediterranea (sebbene il sapore di questa radice non è sempre stato squisito…). L’accento non è sulle influenze erranti, ma su altri tipi d’influenze non corporee. Lo stesso simbolo del Drago non ha lo stesso valore che nella dottrina e nella pratica del feng-shui, né si trova presente allo stesso titolo6.
Nei paesi germanici, per motivi differenti, nemmeno vi è questo tipo di tradizione. Rimangono solo i paesi celtici. Prova: il magismo vi è sempre stato particolarmente diffuso, e sino ad oggi, sebbene in forma decadente; il simbolo del Drago vi è sempre stato particolarmente diffuso, e non il Drago dell’Ermetismo, ma il Drago come potenza vitale: dunque il Drago del feng-shui! Prova del nove: nei paesi celtici il drago è il simbolo del Re; non solo, ma il comportamento del Re si lega con i moti celesti e le precipitazioni meteorologiche, quindi con la Terra e la sua fecondità. Come in Cina!
Ora, la ferrovia è nata in Inghilterra. In questo paese è nata la Rivoluzione Industriale. In questo paese il retaggio celtico decadente ha incontrato l’attività e la determinazione germaniche alla fine del XVIII come, su tutt’altro piano e nella giusta direzione, tale incontro era successo nel Medioevo (ed è il mythos di Re Artù). E’ dunque possibile che quel che in questo scritto si sostiene sia realmente stato. La forma negativa e decaduta, la ferrovia, ha incontrato e si è scontrata con quella ben più vicina all’origine, che si era preservata in Cina. Che poi tutto ciò non possa per sua natura esser provato con documenti alla mano è vero, ma è un altro discorso. Il sapere indiziario è fondamentale: dalle tracce si riconosce la preda; un tempo ciò era ragione di vita o di morte: lo è ancora oggi, ma in senso ben differente
La dottrina che qui si sostiene come sfondo come si è visto può essere applicata oggi, con risultati rivoluzionari senz’altro. Ma tale filosofia deve accompagnarsi con un “impatto” etico, una riforma “morale”. “Le riforme morali sono tentativi di scuoterci il sonno di dosso. (…) Essere svegli significa essere vivi” (H. D. Thoreau: Walden o Vita nei boschi, BIT 1995, pp. 92-93). E ciò sia detto senza per nulla condividere l’idea della “disobbedienza civile” di Thoreau, che è ancora sonno. La violenza talvolta è necessaria, e gli eserciti possono servire, pur non dovendosi esser militaristi. A tal proposito, la penso come l’eremita Xu Wu-Gui nel Chuang-tzu: “Il Signore di Wei gli disse: ‘(…) Vorrei risparmiare il mio popolo e mettere in pratica la giustizia sopprimendo le mie forze militari. E’ una cosa desiderabile secondo voi?
‘Non è affatto desiderabile’ disse l’eremita Xu. ‘Risparmiare il popolo significa cominciare a rovinarlo. Disarmare con il pretesto della giustizia è fonte di un nuovo riarmo. Se agirete così non avrete successo, perché ciò che è troppo perfetto è causa di mali. (…) Ogni apparenza di virtù genera negli altri l’ipocrisia. (…) Quando un principe semina la morte fra i suoi vicini e s’impadronisce delle loro terre per accrescere la propria ricchezza e la propria influenza senza sapere se la sua guerra è un bene, dov’è allora la sua vittoria? Se non potete evitare di agire, coltivate la sincerità del vostro cuore, obbedite alla legge del Cielo e della Terra e non violatela mai. (…) Perché volete sopprimere la vostra forza militare?” (Zhuangzi [Chuang-tzu], Adelphi 1982, pp. 221-222). Così, la vera riforma “morale” non è apparenza di virtù, non è ipocrisia, ma sincerità. Il che, a volte, implica pure un’adamantina chiarezza, un “rigore adamantino; rigore che, in determinati casi, è la sola carità possibile” (F. Schuon: L’esoterimo come Principio e come Via, Mediterranee 1984, p. 187). Tale punizione può essere diretta o indiretta, che si attui per intermediari o non, e che tali mezzi siano umani o non. [Pertanto spesso la “punizione” avviene per mezzo della Natura, si potrebbe aggiungere ora]

Decemberwolf

Marzo-Aprile 1997, revisione
Con aggiunta di note del 02/10/1998 A.D.


NOTE
 

1 Venus è la Stella della Sera, quindi la Stella dell’Occidente. Essa è il Nomen segreto di Roma, e quindi è l’aspetto buono dell’Occidente tradizionale, ma, per deviazione e successiva decadenza, è divenuto il male che l’Occidente ha sparso per il globo. D’altra parte, l’ambivalenza è insita in Venere stessa, che vuol dire venerare e veneficio, venenum.
2 E’ questo che non è stato ben compreso di Fukuyama. La “fine della storia” non è un’affermazione che egli faccia “in assoluto”: è la fine del percorso iniziato con la Rivoluzione Francese, giunto al suo termine per aver avuto successo. E’ una classica “crisi da successo”, crisi che impone un cambiamento di rotta, salvo trasformare il successo in rovina. Anche il moto iniziato da Meiji in Giappone ebbe un rivolgimento analogo. In linea generale, si può affermare che storicamente questi processi di rivolgimento non sono mai stati dominati.
3 Sono in realtà i limiti cui vien sottoposto ogni operare “umano”, ogni umana intrapresa nella situazione data, cioè in relazione ai contenuti nascosti e alla dimensione verticale che non può non interpenetrare l’umano agire (che piaccia o non).
4 Si tratta di un membro del cosiddetto “testo nuovo” (xinwen), in realtà il più conforme allo spirito di Confucio e Mencio. Vinse il cosiddetto “testo antico” (guwen) per quell’apparente paradossale agire per il quale chi vuole alterare qualcosa di tradizionale si richiama sempre all’antico, però alterato e ridotto, senza poter dare, cioè la ricchezza e vastità di senso delle origini. Si veda il Protestantesimo in Occidente. Questa vera e propria riduttività si ripresenterà in Cina alla vigilia dello scontro con l’Occidente alla fine del XVIII e nel XIX sec., ma non più con la legittimità dell’epoca Han, perché intanto il tempo non era passato invano, e la Cina era in decadenza. E’ la cosiddetta scuola della “conoscenza pratica” (ed altri orientamenti vòlti al solo mondo sociale): questi avranno grande influenza nel divorzio consumatosi nel XX sec. Fra la Cina stato e larghe fasce di popolo, e la Tradizione sinica nella forma cinese. Ma sul ruolo negativo di tali scuole cfr. il mio Matteo Ricci e la Cina della dinastia Ming.
La strada dell’inferno è lastricata di buone intenzioni.
5 Nella misura del possibile approfondisco tali temi in un libro che sto scrivendo, sempre che le circostanze mi portino a terminarlo. [Poi non è stato così invece]
6 Il Drago nell’Ermetismo ha un altro senso ed un altro valore che nel feng-shui, un senso assai simile al Drago nell’alchimia cinese. E il drago imperiale cinese? E’ il Drago del feng-shui manifestato nel mondo umano, pertanto la fine del Celeste Impero ha segnato la fine del dominio sulle influenze erranti, dominio simbolicamente esercitato dal Figlio del Cielo che siede sul Trono del Drago. Notare: il Trono è del Drago, non colui che vi siede su. L’Impero Celeste è un gioiello che, nelle mani sbagliate è o sprecato o gettato ed usato per la soddisfazione delle pulsioni elementari dell’individuo; ma, nelle giuste mani, risplende.
A questo punto, se il Drago è questo, come meravigliarsi che la persona di colui che occupa il Trono del Drago abbia influenza sul clima e debba seguire un preciso rituale? La Tradizione sinica (e cinese) è assolutamente coerente; è un quadro preciso. Tra l’altro, il Drago è legato alle piogge ed ai fiumi.
La cosa interessante è fare il contrario: applicare tale quadro al mondo moderno. Ed allora si ottiene quel che qui ho potuto solo abbozzare. Applicando tale dottrina, però, il mondo che conosciamo e che abbiamo sotto gli occhi non può più essere lo stesso. Perciò dico quest’applicazione rivoluzionaria