venerdì 12 luglio 2019

FRA SETTA




















“Il motto ‘E’ meglio finirla con la paura che vivere in una paura senza fine’ non è particolarmente antico. Schill, l’animoso maggiore prussiano, lo lanciò alla sua schiera di volontari nel 1809, ad Arneburg sull’Elba, prima di tornare a marciare contri i francesi. Ecco dunque un eminente testimone germanico di una delle più enigmatiche di cui abbiano avuto ad occuparsi gli storici: il suicidio del vecchio re ostrogoto Ermanarico alla vista delle schiere unne. Le fonti antiche sono insolitamente magre su questo punto, che dovette avere il valore di un segnale, e il testimone di maggior affidamento è ancora una volta Ammiano Marcellino, l’ufficiale che ha senza dubbio combattuto di persona gli unni e avuto accesso, negli stati maggiori, a tutte le informazioni sul lor conto” (H. Schreiber, Gli Unni, Garzanti Editore, Milano 1976, p. 24).

Questa frase fa parte del libro appena citato, la cui copertina si trova in questo post, cf.
 














Andrea A. Ianniello


















Copertina di “PRIMAVERA e AUTUNNO”




















Copertina di: Primavera e Autunno. Con il Commentario di Tso, Introduzione traduzione di F. Tomassini, Rizzoli Editore, Milano 1984.


“Tra le generazioni future, quelli che mi conosceranno, mi conosceranno a causa di Primavera e Autunno; quelli mi criticheranno, mi criticheranno a causa di Primavera e Autunno”. (Confucio)








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giovedì 11 luglio 2019

La certezza














La certezza è **sempre** sovrarazionale, purché non se ne meni vanto, non è, infatti, cosa di cui “convincere” alcuno con le armi della dialettica, salvo sia una missione dataci da Altri. 



 

In ogni altro caso, cercare di “convincere” altri è un totale controsenso, che dimostra solo la scarsezza della comprensione da parte di chi così agisce.






@i






















mercoledì 10 luglio 2019

L’ “ACCIDENTE POSTMODERNO”














L’Occidente postmoderno è destinato a vivere nella decadenza perenne della modernità senza sapere perché.






Andrea A. Ianniello










NESSUN “INCIDENTE DI PERCORSO”, ma – “forze” – “natura profonda”, SENZA FORZE ….

















Il populismo non è un “incidente di percorso” della democrazia, che mi pare quel che non è venuto fuori nella pur interessante discussione su di esso su La7 con il giornalista Luca Telese e David Parenzo (“In Onda”, dal 2 luglio c.a.), trasmissione del 6 luglio scorso, dove tra l’altro M. Tarchi dava dei consigli utili: si sa, secondo lui – e su questo ha ragione – in realtà il populismo, nelle sue varie espressioni, corrisponde ad una specifica mentalità, cf.
https://www.pandorarivista.it/articoli/populismo-come-mentalita-marco-tarchi/2/.
E non è “fascismo”, perché il fascismo usava, sì, la mentalità populista, che c’era ai suoi tempi così come c’è oggi – in particolare, non è un caso, in italietta – ma per dei fini non “populistici”, questo è un importante, decisivo discrimen.

Ma torniamo al nostro tema.
In una parola: il populismo non è un “incidente di percorso” della democrazia.

Al contrario, n’è la sua natura **profonda** che vien fuori.
E qual è?? E’ la **doxacrazia** la sua natura profonda. E far capire ad uno di “destra” che la Traditio non è – né mai sarà né mai potrà essere – la “doxacrazia” è impossibile, in pratica è votarsi alla proverbiale “fatica di Sisifo”. La destra, infatti, si definisce su e in base a questa totale incomprensione. Totale.

Ora, come dissi tempo fa, chi domina la “doxa (l’ opinione) domina il mondo.

E sempre come dissi: in una società ciò non può esser fatto da un gruppo “casuale” d’individui ....
Ora trattare di populismi senza esser consapevoli di questi fattori è zero. Perché si perde di vista l’essenza del phenomenon. Si perde di vista la sostanza di “ciò che appare” = tò phenomenon.
Questo è il punto che non mi ritrova d’accordo con quella trasmissione.








Andrea A. Ianniello