sabato 11 marzo 2017

“La leggenda dell’investitura” (dell’**Anticristo**)





L’investitura
‘Il vento si levò rabbioso sulla collina, frustando le nubi come tanti cavalli neri. Dalle viscere profonde della terra coperta di sterpaglie, si levò una voce tremenda, imperiosa, che scuoteva la sua crosta gialla: prendi la sacca e dirigiti verso la collina, ordinò il Maligno al suo diletto Figliolo. E questo gettò sulle spalle la sacca di viandante e partì per raggiungere la collina. Ma più affrettava il passo e più la collina si allontanava, spinta da una forza sovrumana. Il Figlio, stremato nelle forze, si adagiò sul bordo della strada e venne colto dal sonno, durante il quale ebbe un sogno: vide un guerriero con la spada e un manto trapunto d’oro, nel qual era segnato il numero dieci[1]. Su questa strada, gli disse il guerriero, orientai il mio passo per glorificar gli dèi e trovai la morte; oggi mi affianco a te per cercare la rivincita. Scuotiti e riprendi il cammino, la collina non ti sfuggirà  più perché io l’incatenerò ad altre sei colline. E il Figlio si destò, riprese il suo cammino e prima che la terza sorella si unisse al tempo, arrivò ai piedi della collina. Era questa a piani. Sul versante occidentale verdeggiavano le foglie e su quello orientale biancheggiavano i marmi di mille deità. Una piccola scala scavata nel terreno raggiungeva piano dopo piano. E i piani eran otto, mentre i gradini eran settantotto. Un tempo la collina dava uva e frutta saporita, mentre ora è tutto una selva orrenda, dove i grappoli selvatici inacidiscono sulla pianta, e dove i pruni generano dei frutti simili alle bacche della Cainia. Ai piedi della collina c’è una pianta d’olivo eternamente secca, per dire che al di là, anche se la fogli appare verde, non c’è che il regno incontrastato della Morte. Il Figlio s’incamminò lungo la scala, superò i piani, mentre la terra accarezzava le palme dei suoi piedi. Si fermò al settimo piano, dove la selva era meno ribelle e una corona di piante aveva formato da tempo la sala delle rivelazioni. Il Figlio gettò qui la sacca e preparò un giaciglio, mentre ventun piante incrociavano i loro rami per formare un riparo dal sole e dalla pioggia. Nella sacca c’erano rape, fiori d’acqua e pane di segala. Poco lontano c’era uno zampillo d’acqua non ancora scoperto dall’uomo. Il Figlio mangiò e poi cadde nuovamente in un sonno profondo. Una gigantesca mano uscì allora dalla Terra e lo trasse a sé. E il Figlio si trovò in una grande caverna tutta addobbata con velluti rossi. Al centro era seduto un essere mostruoso, attorno al quale si snodava una processione salmodiante di grandi dignitari della chiesa di Roma.
“Accòstati”, comandò il Maligno. E poi, senza proferì parola, posò le sue mani sul capo dell’uomo.
Infine disse: “Io, Sommo Imperatore della Grande Inganno, ti ho generato. Io, Dominatore Assoluto del regno delle ombre ti comando di concludere sulla Terra la battaglia che da sempre ho ingaggiato con la luce. L’ unica tua arma sarà la sapienza e l’astuzia. L’ unica tua collaboratrice sarà la colomba bianca e gialla: puoi servirtene fino alla fine; poi gettala sul rogo degli ultimi tempi. Io sono con te, da ora a quando le forze della terra e del cielo si scateneranno nel rinnovato caos. Alla porta troverai la mia legge. Va’ e diffondila nel nome della sognata giustizia”’.
Questa è la ‘leggenda dell’investitura’, o ‘del riconoscimento paterno’ che era comune alla maggior parte delle sette dell’Anticristo. Una seconda leggenda, che veniva considerata ‘il proseguimento dell’investitura’, ci presentava l’incontro dell’Anticristo con il primo discepolo. ‘Scendendo dalla collina l’Anticristo trovò un uomo del gregge che gli disse:
“Ho camminato per lunghi sentieri sotto la luce e i miei occhi sono abbagliati; dammi un po’ della tua ombra, perché di ombra è fatta la mia carne”. L’Anticristo guardò l’uomo negli occhi e poi disse:
“Solo tu che hai conosciuto tanta luce hai il coraggio di cercare l’ombra. Vieni dunque sulla mia strada, ma prima dimmi chi sono io”.
“Tu sei colui che verrà a demolire il castello fatto di sospiri e di speranze. Tu sei colui che incrocerà la spada con i giganti, per preparare l’ultimo giudizio. Tu sei colui che chiuderà la parte [sic, forse refuso per “porta”] di una civiltà fondata sulla pazzia e sulla rabbia”. E’ questa una della parti più sostanziali dell’anticristologia. L’Anticristo è difatti riconosciuto dal Maligno come il suo ‘messaggero sulla Terra per concludere la battaglia contro la luce’. L’Anticristo è ancora riconosciuto dagli uomini. Il primo discepolo dice infatti: ‘Tu sei colui che verrà a demolire il castello fatto di sospiri e di speranze’”[2].


Corretta l’interpretazione di Baschera della collina come metafora del “mondo” tutto, si rovina però, poi, con le sue solite elucubrazioni di sommatorie, dalle quali “deriverebbe” – ed ovviamente, manco a dirlo, è stato smentito, e alla grande … - la “data” dell’apparizione dell’Anticristo, e cioè vent’anni fa, il 1997 … anno che, nel 1985 quando Baschera scriveva, credeva chissà cosa fosse! Ah, beata ignoranza! Con tutte le immagini di “chissà che cosa” ci sarebbe dovuto essere: solo fango, dolore, illusioni a iosa, e decomposizione delle realtà umane, ingolfato in una crisi tanto inespiabile quanto irrisolvibile, come i fatti non avrebbero mancato d’attestare, “al di là di ogni ragionevole dubbio”: a furia d’invocarla, “lafine non arriverà mai. Ma il giorno de “la” fine sarà un giorno come tanti altri …
Secondo tanti, infatti, qualcuno dovrebbe “avvertire” che “la” fine inizia: ma che fine sarebbe mai, allora ?? …

Altre interpretazioni di Baschera lasciano a desiderare oppure riflettono troppo spesso il contesto dell’epoca in cui furono scritte, senza cercare dei significati più “universali” e meno “inchiodati” ad un tempo particolare. 
Un passo, però, meriterebbe di esser sottolineato: “Infine va considerato il contenuto della sacca. Su questo punto i pareri sono stati moltissimi. Le sette americane dell’Anticristo hanno dato interpretazioni alle volte argute, altre volte prive di fondamento. La più interessante mi sembra quella della setta dell’Oregon, la quale precisò appunto che ‘in diverse località della Cina si usa confezionare una conserva con rape e loto. Quest’ultima è una pianta acquatica’. Ciò confermerebbe ancora una volta la ‘visione profetica’ secondo la quale l’Anticristo sarebbe nato in territorio cinese”[3]. Per quel che ne so, il pane di segala è proprio dei paesi del Nord, e scende giù al massimo nelle steppe della Russia meridionale -, mentre il pane cinese a vapore è fatto di grano o riso (c’è anche quello di mais), ma non mi consta vi sia quello di segala, ma potrei non avere tutte le informazioni. In ogni caso, sarebbe possibile il Mar Caspio o certe zone del Mar Nero piuttosto che il Mar Giallo.





[1] “Secondo una leggenda il guerriero apparso in sogno all’Anticristo sarebbe Giuliano l’Apostata. Nel 361 questo imperatore tentò di restaurare l’antica religione pagana”, R. Baschera, L’Anticristo e le profezie sugli anni 90, Armenia Editore, Milano 1985, p. 115, nota (1). Si aggiunge: “Il numero che appariva su manto imperiale sarebbe dato dalla sommatoria dell’anno della grande persecuzione: 3 + 6 + 1 = 10” (ibid.); beh, quella di Giuliano fu tutto fuorché una “grande” persecuzione … probabilmente, l’autore si confonde con la precedente persecuzione di Diocleziano, questa sì numericamente “grande” …
[2] Ivi, pp. 110-112, corsivi miei.
[3] Ivi, p. 114. 






venerdì 3 marzo 2017

Su di una recente trasmissione …





Recentemente su “La7” vi è stata la presentazione dell’ultimo volume della rivista “Limes” intitolato Chi comanda nel mondo – forse vi ritorneremo, “se v’en sarà la possibilitade” (essendo che “il tempo è tiranno”) -, con L. Caracciolo; e vi era presente anche M. Tarchi, autore di vari studi sul “populismo” cosiddetto.

Ebbene condivido la posizione di Tarchi al riguardo del fatto che  l’attuale “populismo” è profondamente difensivo, come natura. Ed è questo che me ne separa irrimediabilmente.
Sostanzialmente trattasi di “difendere l’Occidente” ovvero quell’ “orientamento” criticato dallo stesso Guénon illo tempore già (in Crisi del mondo moderno, del lontano 1927).
Andrea A. Ianniello
















mercoledì 1 marzo 2017

In ...



Nel Commento al precedente - breve - post (http://associazione-federicoii.blogspot.it/2017/02/vivere-il-proprio-tempo.html), ho scritto: ‘Quei pochi punti di aggregazione nati dalla crisi del 2011 si sono “slabrati” e sono in via di scioglimento (alias “dissolutio”), direi quasi di “sfaldamento”, tanti ma tanti segni concordanti lo dimostrano, “al di là d’ogni ragionevole dubbio” ...’.

Dove sta la radice di tale ricorrente “perdersi” ...??

Sta nella pochezza culturale, nell’aver perso il kulturkampf per non aver ben focalizzato i punti centrali ed aver invece proceduto “alla cieca” o, al più, cercando di copiare vecchia orme, ormai sbiadite. IN COSE DEL GENERE NON SI PUO PROCEDERE “ALLA CIECA”, CERCANDO UN “TRADIZIONALISMO” D’ACCATTO E POI MESCOLANDOSI A MODERNISSIME PULSIONI NAZIONALISTICHE, PERCHE’, ALLA FIN FINE, ALLA FINE DEI CONTI, NIENTE E’ CAMBIATO E TUTTO RIMANE INCAGLIATO, BLOCCATO, FISSATO ALLE SUE LINEE ESSENZIALI E STRUTTURALI


In altre parole: un problema di natura essenziale strutturale, non lo puoi risolvere dipingendo le facciate ... 


Ci sia, dunque, consentito concludere citando un passo di tanto tempo fa: 


“Noi entriamo in un’epoca in cui sarà particolarmente difficile ‘distinguere il grano dalla mala erba’, effettuare realmente ciò che i teologi chiamano la ‘discriminazione degli spiriti’; ciò, per via di manifestazioni disordinate che s’intensificheranno e moltiplicheranno, e altresì per difetto di vera conoscenza in coloro, la normale funzione dei quali dovrebbe esser di guidare gli altri, mentre oggi troppo spesso non sono che delle ‘guide cieche’. Si vedrà allora se, in tali condizioni, le sottigliezze dialettiche saranno di una qualche utilità, e se una ‘filosofia’, sia anche la migliore possibile,basterà per arrestare lo scatenamento delle ‘potenze infernali’” (R. Guénon, La Crisi del mondo moderno, Mediterranee, Roma 1972[1], p. 160, corsivi e maiuscoletti miei; verrebbe però da chiedersi, di nuovo, se il “mondo moderno” ormai non più pienamente tale, tardo moderno e in crisi esiziale, sappia davvero cosa siano le “potenze infernali”: domanda retorica la mia, credo le scambino per qualche scena di “fiction” e tratta da qualche film …).
Tale libro è stato recentemente ripubblicato, nel 2015[2], ma l’edizione originale francese – ahinoi - è del lontano 1927, sì, di Novanta Anni fa[3]!!, quant’Acqua sotto i Ponti, eppur nulla è davvero cambiato di sostanziale … Il che dimostra quel “nodo” incredibile occorra tagliare, sì, come il “Nodo di Gordio” famoso …).
Queste stesse frasi apparvero in una vecchia community nel 1999-2000, poi nel 2004 in un’altra, infine nel 2008 in un’altra ancora, finché, col 2008, le cose iniziarono a precipitare. Ma nessuna invocazione”, nessun “richiamo” ha mai avuto successo, e non certo da parte di chi scrive solo, bensì da parte di chiunque l’ha fatto, chiunque, senza distinzioni, e torniamo alla “centralità” del “Nodo” in questione. Il che dà da pensare, e seriamente sul serio - non Orio al Serio – ma Sul SerioNon diciamocelo (Ssshhhhh …) - non loquar, non loquar – ma “Si” è capito …

Andrea A. Ianniello 









[1] Aggiungeva poi: “Non vi è ragione di disperare” (ivi, p. 161). Eh no!!, nel 2015-17 ed oltre vi è “ragion di disperare”, anzi solo da tale “disperazione” può venire un “Richiamo” serio, mentre oggi tutti ostentano un sorriso soddisfatto, ma soddisfatto di che??, verrebbe da chiedersi …. Penso, invece, che solo il “terrore della situazione”, solo l’adamantina e rigorosa spada del realismo più impietoso possa contribuire a liberare chi ancora voglia e possa esserlo, come la fornace che separi il buon metallo dalla spessa ganga.
Allora sì, ma solo a questo pattosolo e soltanto rigorosissimamente a questo patto – che possiamo concludere, con Guénon illo tempore; “Non vi è dunque ragione di disperare; e quand’anche non si potesse sperare di raggiungere un risultato sensibile prima che il mondo moderno precipiti [e noi Oggi sappiamo bene che così è la situazione, e cioè che siamo nella fase di dissolutio; nota mia], questo non sarebbe un motivo per non cominciare un’opera la cui portata reale va ben oltre l’epoca attuale. Coloro che fossero tentati di cedere allo scoraggiamento debbono pensare che nulla di quanto vien compiuto in quest’ordine può mai andar perduto; che il disordine, l’errore e l’oscurità possono trionfare solo in apparenza e in modo affatto momentaneo; che tutti gli squilibri parziali e transitorî debbono necessariamente concorrere alla costituzione del grande equilibrio totale e che nulla potrà mai prevalere in modo definitivo contro la possanza della verità: la loro divisa sia quella adottata in altri tempi da certe organizzazioni iniziatiche dell’Occidente: Vincit omnia Veritas [corsivo in originale]” (ibid., corsivi e maiuscoletto mio). Queste parole ancora risuonano, chiare come luce mattutina, nell’epoca presente, a risvegliar dal sonno le menti ottenebrate, sul far del crepuscolo, quando il “Tramonto del Sole cosmico” già c’è stato … Se “Si” è consapevoli di questo, di questi cambiamenti, del fatto che le cose cambiano nella sostanza e non chiedono certo il permesso di farlo, allora . Sennò è solo sonno, è solo un’altra illusione, quella del “tradizionalismo”, dei Ritorni impossibili.
Detto questo, però, necessita una mente fredda, occorre sangue freddo ed avere un’idea chiara, netta e precisa di 1) cosa si può fare, hic et nunc; 2) che cosa ci attende, senza “farsi dei film in testa”; 3) che cosa non fare, che non è una conoscenza di minor valore … stante la nostra pessima situazione …
[2] Che differenza leggerlo negli Anni Settanta e nel 2015!!!! In quest’ultimo anno si sa già che non avrà effetto se non minimo, su qualche minoranza che “sogna” un impossibile Ritorno e dunque, conseguentemente, necessariamente, mal intende la sostanza del problema …
[3] In quel tempo (Olim) – vale a dire ben Novant’Anni Fa (!!) -, noi “entrammo” – solo entrammo - nella fase di cui Guénon disse, illo tempore