Di R. Trifin voglio, come prima cosa, ricordare un vecchio libro che, a leggerlo oggi, seppur datato in molte sue parti, fa specie davvero: R. Triffin, Il sistema monetario internazionale. Ieri, oggi e domani, Einaudi editore, Torino 1973 (si ponga bene mente a tale data...).
Detto questo, veniamo brevemente a noi.
E’ vero, il sistema monetario e valutario globale è drogato: le critiche che vengon fatte a tale dato di fatto son giuste. Solo che le critiche vengono da parte di chi “mitizza” sia le capacità imprenditoriali individuali sia il fatto che il sistema capitalistico sarebbe potuto esistere senza interventi statali. In realtà, tal Sistema non avrebbe mai e poi mai raggiunto la sua potenza presente senza degli “aiuti dallo stato”, per la semplicissima ragione che, all’inizio, si richiedono grossi investimenti - e molto rischiosi -, cosa che un singolo, o gruppi di singoli, non sono in grado di fornire.
Non c’è mai stata la “libertà” sognata da tanti - da troppi -, ma è altrettanto vero che oggi effettivamente siamo a dei controlli senza precedenti. E questo non è avvenuto per causa delle “ubbie” dei complottisti (sì, c’è anche un fortissimo controllo individuale, questo è vero, ma sarebbe insufficiente alla bisogna). Questa situazione si è prodotta per la semplice, e tuttavia fortissima, ragione che si il Sistema si controlla dall’ inizio. Si controlla, cioè, come non mai prima, la diffusione del denaro stesso, sia in forma concreta che, ancor più, in forma digitale, al punto tale che, se non ci fossero le Banche Centrali, il mercato sarebbe già crollato più volte.
Questa è la situazione sul campo, oggi.
Per la giusta ragione di voler evitare un grosso crollo, che, però, sarebbe “naturale” nel sistema capitalistico - se il sistema capitalistico fosse naturale, e, come ho detto altrove (*), non lo è affatto - si “abboffa” il mercato di valuta, sia per mezzo di operazioni di “QE”, sia per mezzo di “svalutazioni competitive”, come si sarebbe detto in altri tempi.
Si dev’esser chiari; le “svalutazioni competitive” e le operazioni di “QE” SON DUE FACCE DELLA STESSA MEDAGLIA.
Dal punto di vista “sistemico”, tutto ciò non può che portare alla DEFLAZIONE, e ad una deflazione diffusa e ad una deflazione potenzialmente “non reversibile”, che poi è il punto in esame vero.
Quest’ultima, dunque, vale a dire la deflazione, non è un fenomeno “casuale”, come non lo è la diminuzione del prezzo delle cosiddette “commodities”.
Ora, le critiche rivolte a quest’andamento son sempre più frequenti, e, come spesso accade, mascherano delle “intenzionalità molto diverse fra di loro.
Ne ho scelta una, un po’ difficile da leggersi, ma ben fatta, purtroppo in inglese: “On the global ZLB economy ”, Ricardo Caballero, Emmanuel Farhi, Pierre-Olivier Gourinchas 05 November 2015.
Da tale analisi deriva che chi si ritrova all’interno di una “trappola di liquidità”, come la chiamano gli autori testè citati, si trova in una sitazione di debolezza, rispetto a chi svaluta stando all’esterno della “trappola di liquidità” stessa. La “trappola di liquidità” è quel che nasce da ciò che ho chiamato, volendo semplificar la cosa, ma cercando di venire alle cose macroscopiche ed essenziali, “abboffare” il mercato.
E’ solo un’immagine ma credo efficace, perché rende immediatamente l’idea di cosa stia succedendo qui ed ora.
--
(*)
APPENDICE AL POST PRECEDENTE - per chi volesse approfondire -.
(**) Son questioni legate agli Accordi di Bretton Woods: Wikipedia, “Conferenza di Bretton Woods”.
Immagine del Mount Washington Hotel, Bretton Woods, fonte: Wkimedia Commons.
Detto questo, veniamo brevemente a noi.
E’ vero, il sistema monetario e valutario globale è drogato: le critiche che vengon fatte a tale dato di fatto son giuste. Solo che le critiche vengono da parte di chi “mitizza” sia le capacità imprenditoriali individuali sia il fatto che il sistema capitalistico sarebbe potuto esistere senza interventi statali. In realtà, tal Sistema non avrebbe mai e poi mai raggiunto la sua potenza presente senza degli “aiuti dallo stato”, per la semplicissima ragione che, all’inizio, si richiedono grossi investimenti - e molto rischiosi -, cosa che un singolo, o gruppi di singoli, non sono in grado di fornire.
Non c’è mai stata la “libertà” sognata da tanti - da troppi -, ma è altrettanto vero che oggi effettivamente siamo a dei controlli senza precedenti. E questo non è avvenuto per causa delle “ubbie” dei complottisti (sì, c’è anche un fortissimo controllo individuale, questo è vero, ma sarebbe insufficiente alla bisogna). Questa situazione si è prodotta per la semplice, e tuttavia fortissima, ragione che si il Sistema si controlla dall’ inizio. Si controlla, cioè, come non mai prima, la diffusione del denaro stesso, sia in forma concreta che, ancor più, in forma digitale, al punto tale che, se non ci fossero le Banche Centrali, il mercato sarebbe già crollato più volte.
Questa è la situazione sul campo, oggi.
Per la giusta ragione di voler evitare un grosso crollo, che, però, sarebbe “naturale” nel sistema capitalistico - se il sistema capitalistico fosse naturale, e, come ho detto altrove (*), non lo è affatto - si “abboffa” il mercato di valuta, sia per mezzo di operazioni di “QE”, sia per mezzo di “svalutazioni competitive”, come si sarebbe detto in altri tempi.
Si dev’esser chiari; le “svalutazioni competitive” e le operazioni di “QE” SON DUE FACCE DELLA STESSA MEDAGLIA.
Dal punto di vista “sistemico”, tutto ciò non può che portare alla DEFLAZIONE, e ad una deflazione diffusa e ad una deflazione potenzialmente “non reversibile”, che poi è il punto in esame vero.
Quest’ultima, dunque, vale a dire la deflazione, non è un fenomeno “casuale”, come non lo è la diminuzione del prezzo delle cosiddette “commodities”.
Ora, le critiche rivolte a quest’andamento son sempre più frequenti, e, come spesso accade, mascherano delle “intenzionalità molto diverse fra di loro.
Ne ho scelta una, un po’ difficile da leggersi, ma ben fatta, purtroppo in inglese: “On the global ZLB economy ”, Ricardo Caballero, Emmanuel Farhi, Pierre-Olivier Gourinchas 05 November 2015.
Da tale analisi deriva che chi si ritrova all’interno di una “trappola di liquidità”, come la chiamano gli autori testè citati, si trova in una sitazione di debolezza, rispetto a chi svaluta stando all’esterno della “trappola di liquidità” stessa. La “trappola di liquidità” è quel che nasce da ciò che ho chiamato, volendo semplificar la cosa, ma cercando di venire alle cose macroscopiche ed essenziali, “abboffare” il mercato.
E’ solo un’immagine ma credo efficace, perché rende immediatamente l’idea di cosa stia succedendo qui ed ora.
Si tratta del ‘paradox of reserve currency’, detto anche il “Dilemma di Triffin”, sul quale vi è una interessante pagina: Wikipedia, “Dilemma di Triffin”. (**)
Un’altra pagina web interessante, sempre dedicata al Dilemma di Triffin, è: Triffins Dilemma, dal sito zerohedge.com.
Il Dilemma di Triffin viene sintetizzato in un’immagine piuttosto efficace, sempre tratta dal sito zerohedge.com appena citato: http://www.zerohedge.com/sites/default/files/images/user5/imageroot/2014/02/triffin%20dilemma_0.jpg.
Da quest’ultima immagine si evince chiaramente qual è il significato del Dilemma di Triffin.
Ora, però, se, senz’alcun dubbio, è vero che chi si ritrovi dentro una “trappola di liquidità” si trova in una situazione più debole, ed è altrettanto vero il Dilemma di Triffin. Ma pure quest’ultimo ha un punto debole, poiché postula che, in seguito al “secondo corno” del Dilemma (e rimando all’immagine assai efficace citata dal sito zerohedge.com qui sopra, alla quale rimando), il valore del dollaro scenda.
Ma siamo sicuri sia l’ultimo esito o l’unico del “Dilemma” stesso? E se, invece, il valore si apprezzasse troppo e, in seguito a tal eccessivo apprezzamento, eccessivo apprezzamento, poi scendesse rapidamente?
La sua soluzione, però, essendo quella di una nuova valuta globale staccata sia dall’oro sia dalle fluttuazioni delle valute correnti, sta sempre più crescendo nell’attenzione globale. Essa non è completamente uguale ai cosiddetti “Diritti speciali di prelievo”, che è la valuta globale del Fondo Monetario Internazionale. Quest’ultimo agisce sempre per accordi fra stati, ovvero fra valute preesistenti, quando invece quel che sosteneva e proponeva Triffin era una valuta che si aggiungesse a quelle correnti, fungendo da “effetto volano”.
Si potrebbe, a questo punto, chiedersi se una cosa del genere possa davvero esistere senza un qualche legame con l’oro, legame non di vecchio stampo, non come il “gold standard” insomma, e certamente da ripensarsi, ma che non può escludersi del tutto.
Il legame dollaro/commodities, oggi in crisi, perché questo sta succedendo -, è insufficiente a reggere una riforma globale come quella intravista, e solo intravista, illo tempore da Triffin.
Un’altra pagina web interessante, sempre dedicata al Dilemma di Triffin, è: Triffins Dilemma, dal sito zerohedge.com.
Il Dilemma di Triffin viene sintetizzato in un’immagine piuttosto efficace, sempre tratta dal sito zerohedge.com appena citato: http://www.zerohedge.com/sites/default/files/images/user5/imageroot/2014/02/triffin%20dilemma_0.jpg.
Da quest’ultima immagine si evince chiaramente qual è il significato del Dilemma di Triffin.
Ora, però, se, senz’alcun dubbio, è vero che chi si ritrovi dentro una “trappola di liquidità” si trova in una situazione più debole, ed è altrettanto vero il Dilemma di Triffin. Ma pure quest’ultimo ha un punto debole, poiché postula che, in seguito al “secondo corno” del Dilemma (e rimando all’immagine assai efficace citata dal sito zerohedge.com qui sopra, alla quale rimando), il valore del dollaro scenda.
Ma siamo sicuri sia l’ultimo esito o l’unico del “Dilemma” stesso? E se, invece, il valore si apprezzasse troppo e, in seguito a tal eccessivo apprezzamento, eccessivo apprezzamento, poi scendesse rapidamente?
La sua soluzione, però, essendo quella di una nuova valuta globale staccata sia dall’oro sia dalle fluttuazioni delle valute correnti, sta sempre più crescendo nell’attenzione globale. Essa non è completamente uguale ai cosiddetti “Diritti speciali di prelievo”, che è la valuta globale del Fondo Monetario Internazionale. Quest’ultimo agisce sempre per accordi fra stati, ovvero fra valute preesistenti, quando invece quel che sosteneva e proponeva Triffin era una valuta che si aggiungesse a quelle correnti, fungendo da “effetto volano”.
Si potrebbe, a questo punto, chiedersi se una cosa del genere possa davvero esistere senza un qualche legame con l’oro, legame non di vecchio stampo, non come il “gold standard” insomma, e certamente da ripensarsi, ma che non può escludersi del tutto.
Il legame dollaro/commodities, oggi in crisi, perché questo sta succedendo -, è insufficiente a reggere una riforma globale come quella intravista, e solo intravista, illo tempore da Triffin.
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(*)
APPENDICE AL POST PRECEDENTE - per chi volesse approfondire -.
(**) Son questioni legate agli Accordi di Bretton Woods: Wikipedia, “Conferenza di Bretton Woods”.
Immagine del Mount Washington Hotel, Bretton Woods, fonte: Wkimedia Commons.