sabato 22 giugno 2013

Il Mitreo, il culto di Mitra

Il culto di Mitra era molto diffuso nella fase finale dell’Impero Romano, al punto che taluni hanno sostenuto che avrebbe potuto essere un pericoloso concorrente per il nascente Cristianesimo. Era un concorrente, ma solo parziale, perché il culto di Mitra era “misterico”, in pratica “segreto”, ed era riservato solo agli uomini. In conseguenza di questo, era molto diffuso nell’esercito e, senza dubbio, influenzò anche Costantino il Grande. Mitra era il dio del sole, originario della Persia (attuale Iran). Il suo culto si strutturava in gradi successivi, ed era caratterizzato dalla segretezza, di cui s’è già detto, dalla fedeltà assoluta al giuramento e dall’obbedienza all’autorità. Lo stesso dio Mitra era garante della fedeltà alla parola data. La cerimonia principale vi era il “taurobolio”, vale a dire il sacrificio rituale del toro, che veniva poi ritualmente consumato in un’ “agàpe”. Va premesso che, oltre ai gradi ed al loro nome, non è che poi se ne sappia tantissimo in più oggi. Spesso si vedono le stesse informazioni ripetersi in vari testi. Il solo David Ulansey ha dato negli ultimi tempi dei contributi originali sulla questione, interpretando Mitra come il dio “sovracosmico”, simboleggiato dalla sfera delle stelle, sfera che si ritrova oltre il mondo planetario. Sette erano i gradi iniziatici del Mitraismo in evidente relazione con i sette pianeti all’epoca conosciuti e che tuttora hanno mantenuto una forte componente simbolica. Mitra prometteva, in sostanza, d’esser liberati dal peso della schiavitù alle forze che hanno costruito il mondo che vediamo sotto i nostri occhi, ma lo prometteva attraverso l’azione: si trattava, insomma, d’un culto guerriero, che non predicava la “rinucncia”, come si attribuisce alle correnti oggi dette, a torto o a ragione, “gnostiche”. Fermezza e rigore sottostavano alle “agàpi”, che non erano per niente delle sedute conviviali o, peggio ancora, “goliardiche”. Non vi si accedeva allo scopo di gustare una buona bistecca. 
Il motivo del culto era sempre il taurobolio: “Il dramma mitico, raffigurato nelle grotte del dio persiano, (...) è l’immolazione d’un toro considerato come il creatore ed il rinnovatore del mondo terrestre” (F. Cumont: “Le religioni orientali nel paganesimo romano”, Libreria Romana editore 1990, p. 117). Notare che il culto avveniva in una grotta, reale o artificiale: si svolgeva nel sottosuolo. In tal senso, sono interessanti i Templi di Mitra, i “mitrei”, che sono sempre sotterranei. Splendido e in un luogo di straordinaria sedimentazione religiosa è quello sotto S. Clemente a Roma, pure Ponza conta un mitreo, ed Itri, ed infine Santa Maria Capua Vetere, quest’ultimo particolarmente importante perché vi si conserva un affresco del mito fondante del Mitraismo: Mitra che uccide il toro. Inoltre, ai lati del tempio sono rappresentati piccoli gruppi che simboleggiano i sette gradi del cammino dell’adepto mitraico. Tale culto, però, aveva un suo lato “fosco”, e la grotta di Mitra poteva essere anche quella di Ahrimàn, al quale si rendeva un culto, di tipo “esorcistico”, volto ad impedirgli di fare del male: “Dottrine assai vicine a queste [Cumont parla di Porfirio, un neoplatonico] furono certo insegnate nei misteri di Mitra; vi si rendeva culto ad Ahriman (Arimanius), re del fosco regno sotterraneo, signore degli spiriti infernali. Questo culto ha persistito fino ai nostri giorni in Oriente fra gli Yezidi o adoratori del diavolo. Nel suo trattato contro i magi, Teodoro di Mopsuestia, parlando d’Ahriman, lo chiama Satana” (ibid., p. 118). Lo stesso Cumont si riferisce ad un breve passo di Giuliano imperatore, dove quest’ultimo sostiene che il dio Mitra dà dei “comandamenti” ai suoi seguaci. Lo stesso Cumont non può che ammettere: “Di tutti i culti orientali, nessun altro ebbe un sistema altrettanto rigoroso” (p. 123). Il Battesimo mitraico era l’abluzione nel sangue del toro sacrificato, cosa che oggi può sembrare disgustosa, ma è bene ricordare che le specie eucaristiche sono il corpo ed il sangue di Cristo, certo sotto le “spoglie” di altro: è intervenuta la “sublimazione” cristiana, fatto importante; ma in realtà non è un pezzo di pane azzimo, pochi lo ricordano. “Il battesimo mitraico cancellava le colpe morali; la purità a cui si aspirava era divenuta spirituale. (...) Mitra vive solo, Mitra è casto, Mitra è santo (sanctus)” (p. 120). 
Che potesse sostituirsi al Cristianesimo è più che dubbio, che abbia contribuito a creare l’atmosfera nella quale il Cristianesimo doveva vincere, al contrario, è indubbio. Ulansey ha pubblicato un libro sul Mitraismo, per i tipi della Mediterranee. Inoltre, il suo articolo “I misteri di Mitra”, “Le Scienze”, febbraio 1990, si trova, in inglese (cioè nella forma originale, “Scientific American” dicembre 1989) sul sito: “THE MITHRAIC MYSTERIES”, di David Ulansey

Andrea A. Ianniello 



Nessun commento:

Posta un commento