mercoledì 1 marzo 2017

In ...



Nel Commento al precedente - breve - post (http://associazione-federicoii.blogspot.it/2017/02/vivere-il-proprio-tempo.html), ho scritto: ‘Quei pochi punti di aggregazione nati dalla crisi del 2011 si sono “slabrati” e sono in via di scioglimento (alias “dissolutio”), direi quasi di “sfaldamento”, tanti ma tanti segni concordanti lo dimostrano, “al di là d’ogni ragionevole dubbio” ...’.

Dove sta la radice di tale ricorrente “perdersi” ...??

Sta nella pochezza culturale, nell’aver perso il kulturkampf per non aver ben focalizzato i punti centrali ed aver invece proceduto “alla cieca” o, al più, cercando di copiare vecchia orme, ormai sbiadite. IN COSE DEL GENERE NON SI PUO’ PROCEDERE “ALLA CIECA”, CERCANDO UN “TRADIZIONALISMO” D’ACCATTO E POI MESCOLANDOSI A MODERNISSIME PULSIONI NAZIONALISTICHE, PERCHE’, ALLA FIN FINE, ALLA FINE DEI CONTI, NIENTE E’ CAMBIATO E TUTTO RIMANE INCAGLIATO, BLOCCATO, FISSATO ALLE SUE LINEE ESSENZIALI E STRUTTURALI. 


In altre parole: un problema di natura essenziale strutturale, non lo puoi risolvere dipingendo le facciate ... 


Ci sia, dunque, consentito concludere citando un passo di tanto tempo fa: 


“Noi entriamo in un’epoca in cui sarà particolarmente difficile ‘distinguere il grano dalla mala erba’, effettuare realmente ciò che i teologi chiamano la ‘discriminazione degli spiriti’; ciò, per via di manifestazioni disordinate che s’intensificheranno e moltiplicheranno, e altresì per difetto di vera conoscenza in coloro, la normale funzione dei quali dovrebbe esser di guidare gli altri, mentre oggi troppo spesso non sono che delle ‘guide cieche’. Si vedrà allora se, in tali condizioni, le sottigliezze dialettiche saranno di una qualche utilità, e se una ‘filosofia’, sia anche la migliore possibile,basterà per arrestare lo scatenamento delle ‘potenze infernali’” (R. Guénon, La Crisi del mondo moderno, Mediterranee, Roma 1972[1], p. 160, corsivi e maiuscoletti miei; verrebbe però da chiedersi, di nuovo, se il “mondo moderno” ormai non più pienamente tale, tardo moderno e in crisi esiziale, sappia davvero cosa siano le “potenze infernali”: domanda retorica la mia, credo le scambino per qualche scena di “fiction” e tratta da qualche film …).
Tale libro è stato recentemente ripubblicato, nel 2015[2], ma l’edizione originale francese – ahinoi - è del lontano 1927, sì, di Novanta Anni fa[3]!!, quant’Acqua sotto i Ponti, eppur nulla è davvero cambiato di sostanziale … Il che dimostra quel “nodo” incredibile occorra tagliare, sì, come il “Nodo di Gordio” famoso …).
Queste stesse frasi apparvero in una vecchia community nel 1999-2000, poi nel 2004 in un’altra, infine nel 2008 in un’altra ancora, finché, col 2008, le cose iniziarono a precipitare. Ma nessuna invocazione”, nessun “richiamo” ha mai avuto successo, e non certo da parte di chi scrive solo, bensì da parte di chiunque l’ha fatto, chiunque, senza distinzioni, e torniamo alla “centralità” del “Nodo” in questione. Il che dà da pensare, e seriamente sul serio - non Orio al Serio – ma Sul Serio … Non diciamocelo (Ssshhhhh …) - non loquar, non loquar – ma “Si” è capito …

Andrea A. Ianniello 









[1] Aggiungeva poi: “Non vi è ragione di disperare” (ivi, p. 161). Eh no!!, nel 2015-17 ed oltre vi è “ragion di disperare”, anzi solo da tale “disperazione” può venire un “Richiamo” serio, mentre oggi tutti ostentano un sorriso soddisfatto, ma soddisfatto di che??, verrebbe da chiedersi …. Penso, invece, che solo il “terrore della situazione”, solo l’adamantina e rigorosa spada del realismo più impietoso possa contribuire a liberare chi ancora voglia e possa esserlo, come la fornace che separi il buon metallo dalla spessa ganga.
Allora sì, ma solo a questo patto – solo e soltanto rigorosissimamente a questo patto – che possiamo concludere, con Guénon illo tempore; “Non vi è dunque ragione di disperare; e quand’anche non si potesse sperare di raggiungere un risultato sensibile prima che il mondo moderno precipiti [e noi Oggi sappiamo bene che così è la situazione, e cioè che siamo nella fase di dissolutio; nota mia], questo non sarebbe un motivo per non cominciare un’opera la cui portata reale va ben oltre l’epoca attuale. Coloro che fossero tentati di cedere allo scoraggiamento debbono pensare che nulla di quanto vien compiuto in quest’ordine può mai andar perduto; che il disordine, l’errore e l’oscurità possono trionfare solo in apparenza e in modo affatto momentaneo; che tutti gli squilibri parziali e transitorî debbono necessariamente concorrere alla costituzione del grande equilibrio totale e che nulla potrà mai prevalere in modo definitivo contro la possanza della verità: la loro divisa sia quella adottata in altri tempi da certe organizzazioni iniziatiche dell’Occidente: Vincit omnia Veritas [corsivo in originale]” (ibid., corsivi e maiuscoletto mio). Queste parole ancora risuonano, chiare come luce mattutina, nell’epoca presente, a risvegliar dal sonno le menti ottenebrate, sul far del crepuscolo, quando il “Tramonto del Sole cosmico” già c’è stato … Se “Si” è consapevoli di questo, di questi cambiamenti, del fatto che le cose cambiano nella sostanza e non chiedono certo il permesso di farlo, allora Sì. Sennò è solo sonno, è solo un’altra illusione, quella del “tradizionalismo”, dei Ritorni impossibili.
Detto questo, però, necessita una mente fredda, occorre sangue freddo ed avere un’idea chiara, netta e precisa di 1) cosa si può fare, hic et nunc; 2) che cosa ci attende, senza “farsi dei film in testa”; 3) che cosa non fare, che non è una conoscenza di minor valore … stante la nostra pessima situazione …
[2] Che differenza leggerlo negli Anni Settanta e nel 2015!!!! In quest’ultimo anno si sa già che non avrà effetto se non minimo, su qualche minoranza che “sogna” un impossibile Ritorno e dunque, conseguentemente, necessariamente, mal intende la sostanza del problema …
[3] In quel tempo (Olim) – vale a dire ben Novant’Anni Fa (!!) -, noi “entrammo” – solo entrammo - nella fase di cui Guénon disse, illo tempore











venerdì 20 gennaio 2017

Sul “katèchôn”, un riferimento



Sul “katèchôn” e uno scritto del 2013 di Cacciari, a tal proposito, cfr. in “Tre Sfumature di Blu Trafalgar Square”, la nota n°15 
 a pie’ pagina. 




 

“Attenti a Voi” (“Woe to You”)







Attenti a voi, o “cavalcatori di tigri”, nei vostri giochetti evocativi e più o meno realmente ermetici[1]!

Che giocando giocando, la tigre non vi mangi!!

Che giocando giocando, non evochiate qualcosa che non siate più in grado di controllare …


E fu illo tempore emesso un “Attenzione” su/in cotesto blog … Ma, si sa, l’ apprenti sorcier non impara mai …



“L’Apprenti Sorcier”
https://www.youtube.com/watch?v=ELC1vzm0NXE

E dunque, all’Or … :


The Number of the Beast

https://www.youtube.com/watch?v=9eg8HkSzjBo


Woe to you O Earth and Sea

https://www.youtube.com/watch?v=cQYZyIgDHcc









[1]  Peggio se reali … peggio … 




‘LA RELAZIONE TRA “CENTRO” E “PERIFERIE”, AL CENTRO (E NON IN PERIFERIA) DEL DIBATTITO ATTUALE … MA … MAH!!’





Il dibattito attuale – sulla crescentemente destabilizzata relazione fra “il” centro” e “le” periferie – non ha alcun senso, salvo che lo s’inserisca dentro un capitolo ben preciso ed altamente significativo: la “crisi della globalizzazione”, alias la “fine del System della Grande Prostituta”. 
Ma – si badi bene – può essere davvero la fine della “Grande Prostituta” (“G.P.”) se e solo se la “crisi della globalizzazione” diventi effettivamente la fine della globalizzazione.
Vi son segni chiari di tutto ciò, manca però ancora il compimento di un movimento in realtà nato nel 2008, lo si è detto – tra le righe – varie volte in e su cotesto blog.


Ed allora, dentro questo quadro, vi è il sottocapitolo – soprattutto urbanistico – della relazione fra “il” centro e “le” periferie, per definizione plurali.


Questo però, a sua volta, non fa un passo avanti se non si chiarisca un punto decisivo: la confusione tra periferie e marginalità. Quando e come le periferie sono diventate marginali? 
E perché precisamente?

Vi son posti marginali – o a forte rischio di marginalità – per lunga consuetudine, divenuta abitudine, Caserta n’è un classico esempio, quello delle “città satelliti”, marginali per definizione, rispetto ad un grande centro, con la “grave aggravante”, però, di aver scelto e gradito ed abbracciato il ruolo della marginalità stessa, che diventa uno stato d’animo. Davvero è divertente – si fa per dire … -  che piani di “sviluppo” siano dati a quei “ceti dirigenti” che hanno costruito la loro carriera sulla marginalità, e che solo e soltanto nella marginalità potevano prosperare.


Le periferie – dunque – possono essere “centro” della storia?, del movimento storico stesso?

Possibilissimo senza dubbio, ed il caso di Gesù - “un ebreo marginale” recita il sottotitolo di un noto libro su di lui (di Meyer) - lo dimostra senz’alcun dubbio e per sovrammercato.


Ma solo e soltanto ad una condizione: quella di esser propositivi (e positivi) per così dire “in proprio”, di rappresentare qualcosa di significativo “in quanto tale”, ovvero di non essere “a ruota” di nessun altro.
Questo è valido per i piccoli centri “marginali” – o “marginalizzati”, anche volontariamente, il caso peggiore – così come per le periferie della grandi città, Napoli o Roma o Milano; ed altrettanto ciò è vero per le “periferie del mondo”. Finché seguiranno i passi altrui, finché cammineranno in orme più grandi di loro, giocheranno ad un gioco nel quale son perdenti, per principio. Non ha nessun senso fare cose che si fanno meglio altrove. Ha senso fare cose che altrove non si fanno, allora sì.

Ma si necessita di visione …
Piccolo ed antipatico particolare …


Andrea A. Ianniello