sabato 1 agosto 2015

Scomparso ieri Roddy “Rowdy” Piper, indimentcato protagonista di “Essi vivono”

Scomparso ieri Roddy “Rowdy” Piper, indimentcato protagonista di “Essi vivono” (1988, di J. Carpenter). 

Di “Essi vivono” ricordo il detto: “Il principio informatore: quello che maneggia l'oro detta legge”, da: “Essi vivono”, Wikiquote.

Altri link: “ESSI VIVONO, NOI DORMIAMO” (e non è un pesce d’aprile...).

Ed ecco qui “Il Principio informatore”.

Anche (però attinente in guisa realtiva), “Il problema della tradizione demolita”




 

“Le cose sono spesso diverse da come sembrano”

Le cose sono spesso diverse da come sembrano.

Nondimeno, le date segnano delle specie di “scalette”, per questo non vanno disprezzate. Andiamo, senza dubbio, verso la fine della “crisi del mondo moderno” (Guénon), vale a dire verso la parte finale dello stesso processo, la cui data d’inizio si può senz’altro far risalire all’inizio della Prima Guerra Mondiale, il 1914. 

 

In una tale atmosfera l’esempio di Benedetto di Norcia, che visse un tempo analogo, ma ben diverso, di profonda crisi, può essere molto interessante:

Quando Benedetto adolescente studiava a Roma, si vide posto di fronte al problema della decadenza. Al declino generale egli reagì in un primo momento ritirandosi dal mondo. Questa fu la sua risposta provvisoria, non la risposta definitiva. Solo con la costruzione di Montecassino diede la risposta cristiana al fenomeno della decadenza. Essa non consistette in una protesta o in una manifestazione, né nel semplice restauro di condizioni precedenti, il che si è sempre rivelato sterile. Cercò di dare una risposta positiva e alla decadenza contrappose una vigorosa ricostruzione. Aveva un’alternativa. In epoche di dissoluzione la cosa decisiva è sempre quella di non starsene disorientati con le mani in mano. Chi non conosce una soluzione migliore è sconfitto in partenza. Lamentele e critiche non hanno mai combinato nulla” (W. Nigg, Vita di San Benedetto di Gregorio Magno e la Regola, Città Nuova Editrice, Roma 1975, p. 31, corsivi e grassetti miei).





La risposta è “avere un’alternativa”, senza, però, l’illusione di tentare di restaurare le condizioni precedenti, che è il perenne errore d’ogni “tradizionalismo”, con il qual errore esso si condanna all’inevitabile sterilità1. Ecco, dunque, che ripensare all’esempio benedettino può diventare di grande interesse in questa nostra fase storica.





1 

E’ molto interessante, a tal proposito, vedere come una scrittrice la cui potenza critica supera di gran lunga le soluzioni che propone, vede le cose. Immagina che vi sia un “Commissione Lugano”, perché riunitasi lì, composta d’anonimi studiosi, cui si dà un tema: la sopravvivenza del “sistema” nel secolo prossimo (la “Commissione” si sarebbe riunita nel 1997, il libro, in inglese, è del 1999, l’anno dopo in italiano). La conclusione cui giungono è semplice ma chiara: occorre “sfoltire” la popolazione se si vuole che il “sistema” perduri e dunque gli enormi guadagni operati da pochissimi. Sebbene si tratta di un’invenzione letteraria, “non è un libro a effetto. Non è neanche una ‘satira’ (…). I contenuti (…) si basano interamente su voluminosi dossier di materiali. (…) le (…) affermazioni sono sempre solidamente fondate” (Susan George, Il Rapporto Lugano. La salvaguardia del capitalismo nel ventunesimo secolo, asterios editore 2000, p. 211). Molte delle previsioni dell’autrice, nel frattempo, son diventate realtà.

 

E, ragionamento che non fa una grinza, solo questa strategia possono avere le “forze che dominano il mondo”. Qualche anno dopo le stesse cose possono dirsi, cambiando solo delle cifre. Ciò per causa di un fatto sostanziale: sebbene la mentalità “meccanicistica” postuli che l’economia sia totalmente reversibile, già dagli anni Settanta del secolo scorso si sa che la “reversibilità (…) data come presupposto da quasi tutti gli economisti neoclassici, keynesiani e marxisti” (ibid., p. 19) è “un’operazione del tutto artificiale” (ibid.). Reputare che nessun evento lasci “segni indelebili” (ovvero: reversibilità) e che “tutto, con il tempo, tornerà alle condizioni iniziali” (ibid.) è un’affermazione “priva di senso” (ibid.).

G. Deleuze, “Cultura e crisi”, con sottotitoli in italiano, link


“Deleuze. Cultura e crisi”

Alcune considerazioni senza dubbio son datate, ma delle altre considerazioni son perfettamente valide ancor oggi ed è questo fatto un qualcosa di molto, ma molto (negativamente) significativo... 
 

lunedì 27 luglio 2015

Contagio avvenuto....

Come si diceva (in: Primo contagio, compiuto), il Contagio in Cina è pienamente avvenuto. Tra le varie “lezioni di luglio” - molteplici ed interessanti, su cui ci sarebbe molto da dire, senza dubbio - possiamo sostenere che il 2015 ha fatto da pendant al 1989. Allora il blocco in Cina si riverberò nella crisi in Europa mentre oggi è l’inverso. 

La caduta della Borsa di Shanghai di oggi è come quella del febbraio del 2007, che aprì all’inizio della Grande Crisi nel 2008. I movimenti son lunghi e richiederebbero ben più di un blog per poter essere partitamente, attentamente analizzati e “misurati”, ma il tutto si ricollega alla discesa della materia prime, fatto che avviene allo scopo di mantenere i profitti alti (questi ultimi discesi a loro volta per varie ragioni strutturali), ed al problema della sovrapproduzione del petrolio. Quest’ultimo fattore, a sua volta, corre il rischio di portare alla penuria poiché il boom dello “shale oil” sta scemando. A ciò si aggiunga che la Fed sta per rialzare i tassi d’interesse, la qual cosa non potrà non avere delle ripercussioni sull’Euro (e quindi rafforzare, indirettamente, la convenienza e la necessità del Trattato Ttp).

Su questa via, giungeremo al blocco di Wall Street (*). 

Dal punto di vista positivo, tuttavia, tutto ciò spinge le grandi potenze residue - USA, Russia, Cina - a mettersi assieme: prove delal Grosse Coalition. Da un lato, lo “Stato” islamico è rettamente visto come un pericolo dissolutorio mondiale, com’è poi, solo nell’italietta e nell’Europina dei bottegai non riescono a vederlo perché non ne capiscono proprio la sfida. La sfida è questa: si alza una forza terroristica e costruisce uno stato, in barba ad ogni legalità internazionale! E non succede nulla! Questo è tipico degli abusi legali dei paesi dove c’è una forte criminalità organizzata. Chiaro che le gradi potenze residuali si siano svegliate ed abbiano capito che conviene mettere, almeno temporaneamente, da parte le proprio forti divergenze per giungere al capezzale della situazione mndiale in via di crescente dissoluzione. Le considerzioni che possonsi far, a tal proposito, son due: 1) l’anello debole non è la Russia, è la Cina, per causa dei problemi economici, strutturali: questi ultimi derivano dalla diffolctà di trasformare uno stato esportatore in uno almeno parzialmente basato sul consumo interno e sulla importazione; né Italia né Giappone son riusciti nell’impresa; 2) l’Europa è fuori dai giochi globali, totalmente incapace di produrre un qulsivoglia progetto che non siano cose molto ma molto miopi: e si merita questa inarrestabile degenerescenza. 

Tal il qudro globale, en attente di ulterior sviluppi... (**)



(*) Seguetutto ciò a considerazioni già dette: Grecia, Cina, Ipee: problemi sistemici non visti esattamente.

(**) En Attendant Godot. Ma stavolta God-Oh comes?? 
Who konws... 

 

martedì 14 luglio 2015

Possibile ora una “via cinese” per l’Iran

Oggi è, fialmente, possibile una sorta di “via cinese” anche per l’Iran. Per “via cinese” s’intende sviluppo economico sì, ma non parallelo sviluppo delle cosiddette “libertà civili” e della democrazia. 

Come si legge nel libro di N. Ferguson, Il grande declino. Come crollano le istituzioni e muoiono le economie, Mondadori Editore, Milano 2013, dopo il 1989 - erroneamente creduto un nuovo inizio, quando invece, aggiungerei personalmente, non è stato altro se non l’inizio della fine dell’Occidente come “centro propulsore” della storia mondiale -, dopo il 1989 nulla se non l’idea democratica sembrava la vincitrice. Due decenni dopo, quello stesso Occidente è stanco e perdente, si avvia a ciò che Ferguson chiama lo stato stazionario, com’era la Cina alla vigilia della fine dell’Impero cinese, e nel confronto Cina/Inghilterra del XIX secolo, terribile oltre che perenne lezione. Quel che ha fatto cambiare il pendolo della storia è stato il successo cinese, che ha dimostrato come il successo economico si possa conseguire senza - dico senza - importare bell’e fatte le istituzioni occidentali, democrazia rappresentativa ivi comresa. Anzi: la tesi di Ferguson è precisamente che la crisi dell’Occidente derivi dalla degenerescenza delle sue istituzioni

Ne abbiamo avuto una riprova in questi giorni, nella crisi greca. 

Ferguson dà un suo contributo all’annosa questione della “fine dell’Imoero Romano” sottolineando la centralità delle istituzioni ed il legame Krisis istituzionale/declino economico. 

Con queste istituzioni, non andiamo da nessuna parte: la Crisis coninciata con la Prima Guerra Mondiale non è terminata ancora.  

Ora anche l’Iran, come altre nazioni, sta tentando la “via cinese”. Che è: istituzioni locali, come ch’esse siano - dunque diverse in Cina, in Iran o in Arabia Saudita, o in Brasile, India o Sudafrica - plus lo sviluppo economico, con aiuto statale ed insieme libero emrcato entro certi determinati limiti

Questa è stata la “via cinese”. 

Oggi il probelama è, invece, l’Occidente. 

E nulla, nulla più denota, strilla, urla, con voce grandissima, il fallimento delle istituzioni occidentali del “caso greco”. La patria della democrazia è uno dei posti di massima crisi. 

Le democrazie non funzionano. 

Le istituzioni nazionali e democratiche non funzionano. 

La sostituzione delle istituzioni democratiche con delle istituzioni tecnocratiche non risolve nulla. Anzi: precipita la crisi. 

Ma la chiave sta nella crisi delle istituzioni occidentali. 
Come che vada a finre: NON FUNZIONANO, non funzionano più. 
Funzionavano un tempo, ma ora non funzionano. 

Mancando ua vera consapevolezza di questi pochi, ma strutturali, punti decisivi, i tentativi di salvataggio, nel vecchio quadro, possono soltanto accrescere la crisi.   




mercoledì 8 luglio 2015

Primo contagio, compiuto

Grecia > Cina - contagio compiuto, dicevano era impossibile, ma le autorità cinesi lo sapevano ed han premuto, senza risultato però - Ora, a quando Cina > Usa?? Cina > Usa = fine attuale sistema globale per dei motivi che tanti analisti han “suggerito” **senza mai esporsi davvero** (*) - (**) -; e mi rendo conto che è difficile spiegar davvero la ragione, **non** perché sia difficile, no, ma perché l’opinione pubblica crede in delle premesse che non collimano con il modo con cui “Il sistema” funzioni, ci si trova insomma di fronte ad un blocco emotivo, difficile da cambiare. 

Ancora un crollo per le Borse cinesi, giù del 6% sia Shanghai che Hong Kong

AH E PERCHE’ LO SPREAD ITALIANO NON SALE? PERCHE’ LA BCE ACQUISTA TITOLI DI STATO E CIOE’ SOTTRAE FONDI CHE DOVEVANO SERVIRE CONTRO AL DEFLAZIONE IMPIEGANDOLI NELLA DIFESA DEGLI SPREAD DEI PAESI PIU’ DEBOLI ITALIA IN TESTA.... 

E IL PETROLIO CONTINUA A SCENDERE: SCHOCK SISTEMICO? OH YES....

CHI NON SA VEDERE LA RELAZIONE GLOBALE FRA QUESTI PROBLEMI SIN ORA E’ VISSUTO IN UNA NARRAZIONE E, IN SECONDO LUOGO, NON HA COMPRESO IL SISTEMA IN CUI VIVE, SISTEMA INC RISI STRUTTURALE....

(*)  “Grecia, Cina, Ipee: problemi sistemici non ...”
(**) Se l’Euro - zona di cambio fisso - termina...