“E
Venne ‘Il’
Giorno...”
Una
notte profonda, l’uomo guardò in alto verso il cielo stellato, e
disse “Io”; nacque ciò che ci differenzia irreversibilmente
dagli animali, da ogni animale, anche se “umanizzato” - e,
dunque, quelli che trattano il loro cane “come se” fosse un umano
sono individui dalla consapevolezza scarsa, ché, per prima cosa,
nulla hanno inteso della propria
umanità, perché l’essere umano è
l’essere consapevole di se stesso.
Sono
state le stelle, dunque, a rendere l’uomo un “Io”.
La
meraviglia della volta stellata fu, secondo Aristotele, la “molla”
che spinse l’uomo a guardarsi dentro, ed a filosofare, cioè ad
interrogarsi ed interrogare, in cerca della ragione delle cose. Ma,
in quell’epoca - lontana e precedente ancora l’uso della parola
scritta -, il “non-Io” non era ancora tale.
Era
un “Tu”!
Nello
stesso Kosmos
l’uomo
vedeva il “Tu” divino, ed a tale “Tu” egli attribuiva il suo
esser “Io”, e cioè effettivamente diverso dagli animali, nei
quali pure vedeva il Divino stesso, ché n’erano gli emissari, e
tuttavia non erano, direttamente, quello stesso “Tu” divino.
In
una lunga fase intermedia, le religioni “rivelate” fornirono un
terzo “medio” della (e nella) relazione: Dio, che sussisteva in
un Cosmo ormai solo semi-divino.
In
una terza fase, l’Io, da tempo nato, e dopo che l’IO
si
era tante volte interrogato - senza però giungere ad un punto fermo
che fosse comune -, iniziò a interrogarsi meno e, poi, cominciò a
moltiplicarsi.
Infine,
ogni individuo umano rivendicò il suo “Io-ino”, il suo
“micro-io”,
spesse volte incapace di quella stessa interrogazione sostanziale,
centrale
che,
unica, potette, in un tempo ormai lontano, dare a tale Io l’Origine:
l’Io
e l’Origine andavano su due binari separati,
ormai! Ed incapaci di congiungersi...
E
l’Io si fece sempre più ristretto e restrittivo, e l’Io si ruppe
in frammenti sempre più piccoli.
Cominciò
sempre più a produrre oggetti, finché il sistema degli oggetti,
vivificato dalle energie elettro-magnetiche, ormai funzionava per suo
conto, fino a, di fatto, dominare
l’uomo.
L’Io
era divenuto schiavo del non-Io, del sistema semovente ed automatico
degli oggetti elettronici ed elettrificati.
L’uomo
si sente ormai alla mercè di tale sistema oggettivato ed
oggettivante lui stesso.
In un
tale momento della storia del mondo, l’uomo ritorna a vedere il
cielo.
Ma
non c’è più alcun “Tu” in esso, e tuttavia vi cerca di nuovo
“un ‘che’ di divino”, preso com’è da una nostalgia tanto
nascosta quanto insondabile, come il suono che, forse, Ulisse dovette
ascoltare, il suono delle sirene.
Ed
allora, le potenze demoniache, che lo attendevano al varco, al
termine della lunga avventura-disavventura chiamata da noi uomini
“storia”, le potenze demoniache ritornano sulla scena visibile di
quella stessa “storia”, per proiettarsi nella realtà umana, di
nuovo, ancora una volta, perché i fantasmi prendan vita e gli incubi
si corporeizzino...
Era
un giorno qualunque, e Carlo si alzò stanco, per un motivo non
apparente. Pensò che forse aveva dormito dal lato sbagliato, o che
forse aveva mangiato troppo la sera precedente, ma, se vi faceva
mente locale, aveva mangiato solo un po’ di verdura e del pesce
lesso.
In
una parola: non sapeva perché diavolo
si
era svegliato così devitalizzato quel giorno. Si rifiutò di
accendere la Tv, non voleva rimbambirsi col cumulo di notizie
presentate in modo filtrato per condizionare l’opinione pubblica,
né voleva connettersi per parlocchiare su qualche “a-social
network”, ancora imperante, sfogo di un mondo in piena crisi, non
più solo economica ormai.
Fece
la sua classica colazione: caffellatte – molto caffè poco latte!
-, poi müsli
alla
frutta secca, energizzante, messo in dell’altro latte. Nel latte,
del miele come dolcificante. Infine, fette biscottate con burro e
marmellata.
Si
rifocillò, ne aveva ben donde dopo una nottata passata male per
chissà quale motivo, né benché minimamente prevedeva, quel calmo
mattino, che la sua solita colazione sarebbe avvenuta in un giorno
particolare...
Ah,
non era sposato, viveva da solo, in un appartamentino in periferia,
quarto piano, niente di che, molto piccolo, ma passabile.
Non
si poteva certo definirlo ricco, riusciva comunque ad arrivare a fine
mese, con il fiato grosso certo, ma ce la faceva ancora.
Ascoltava
la trasmissione della radio, un po’ di notizie: il mondo andava a
rotoli. Cambiò perché non voleva sentire dei disastri,
dell’impotenza, né voleva sentire qualche dannatissimo programma
di cosiddetto “intrattenimento”, non aveva nulla di e con cui
intrattenersi.
Decise
allora per un programma di musica, blues e jazz, ma con incursioni
nella classica e nella commistione dei generi, che ora era piuttosto
diffusa, più di una volta.
Terminata
la colazione, si era recato a lavarsi.
Dopo
lo attendeva il suo dannato lavoro, noiosissimo ma, di ‘sti tempi,
non c’era una grande scelta... E, in ogni caso, arrivava a fine
mese.
Fece,
come ogni mattino, buon viso a cattivo gioco, come suol dirsi. Venuto
fuori dal bagno, continuava comunque ad ascoltare i diversi brani che
si succedevano, molto brevemente presentati, quando la radio prese a
fare cose strane!
Dei
suoni strani si sovrapponevano alla musica, distorcendola. Per quanto
dovesse uscire per andare al lavoro, gli dava fastidio che la sua
nuova radio già facesse delle bizze: quindi cominciò ad armeggiare
cercando di risintonizzarla: usando la sintonizzazione elettronica,
accese e spense, ma le cose non andarono meglio, finché tutto fu una
sorta di ffffffffff...
ffffffffff...
qqqqqqqqqquuuuu....
fffffff....
ffffffffff...
sssssshhhhhhh...,
ffffffffff...
shhhhffffqqqqquuufffffsssshhhhh...
Stizzito
spense tutto! “Dannazione!”, disse ad alta voce.
Avendo
spento finalmente la radio per la prima volta, come un velo che cada
dagli occhi, si accorse che intorno a sé non vi erano i soliti
rumori, un po’ ovattati, provenienti della strada.
Un
silenzio tombale.
Un
silenzio totale.
Un
silenzio così assordante.
Non
l’aveva.
Mai.
Ascoltato...
Pensò
che, se anche i ragnetti facessero le fusa come gatti, pur nella loro
inaudibile voce, ora stavano zitti!
Tutto!
Zitto!!
Incuriosito
si precipitò alla finestra del suo quarto piano. Sotto le macchine
stavano ferme!
La
gente aveva tutta il naso in aria...
“Che
diavolo...!”, esclamò ad alta voce.
Prese
di corsa la giacca e si recò sul tetto dello stabile condominiale,
qualche piano più su di lui, usando l’ascensore.
Uscì.
Guardò.
In
alto, su di sé.
E
vide!
Vide
una moltitudine di strane sfere, che parevano metalliche, ma non lo
erano, che parevano luminose, ma non lo erano.
Stavano
coprendo tutto l’orizzonte.
Si
dirigevano chissà dove.
“Diavoli!”,
disse.
Si
guardò attorno a sé: non c’era nessuno.
A
nessuno era venuto in mente di salir su a vedere!
“La
dannata piattezza mentale umana! Il loro conformismo innato” pensò,
senza dirlo, sarebbe stato come confessare i mali costitutivi della
specie umana.
Ed
una sola cosa era certa: quella roba lì non
era umana...
Nello
scender giù, stava per prendere l’ascensore, ma qualcosa lo
riscosse, come un dubbio.
A
volte l’istinto salva.
Non
vi entrò.
Immediatamente
l’ascensore fu chiamato da giù.
Scese
a piedi.
Stava
per rientrare in casa, quando sentì battere con forza sulle pareti
metalliche delle porte dell’ascensore.
Controllò:
l’elettricità non c’era più.
Prese
le chiavi, andò su a piedi ad aprire la cabina dell’ascensore,
manualmente portò l’ascensore al piano più vicino, dove scese,
forzò la porta e n’estrasse la persona intrappolatavi. “Per
fortuna siamo al mattino, e la gente non è al lavoro, sennò
qui...”, pensò.
Trafelata
e spaventata, ne venne fuori la signora Giovanna, pensionata di due
piani sotto di lui. L’accompagnò in casa, e le disse: “Per
fortuna ho tardato ad andare al lavoro signora Giovanna! Non si
preoccupi, vedrà, tutto si aggiusterà, sarà solo un calo della
potenza elettrica, cosa non inusuale di questi tempi, con tutti i
problemi di bilancio che ci sono. Non si preoccupi e si chiuda bene
dentro, eh!”, le disse.
Ma
in testa sua pensava: “All’occorrenza so mentir bene, eh!”.
Questo suo retro-pensiero, sebbene la signora si sprecasse in
ringraziamenti, la influenzò in qualche modo, per cui chiuse la
porta e si chiuse a chiave, però aveva il viso poco convinto...
Tornato
in casa, chiamò all’ufficio col cellulare, che aveva ancora la
carica, lo usava poco e dunque era ben in carica.
Gli
dissero che poteva anche non venire, era tutto fermo!
Dappertutto,
dovunque, in tutto il mondo.
“Ma
che succede, Jim?”, chiese.
Gli
fu risposto: “Nessuno sa nulla. Nessuno, e dico nessuno, sa un
cavolo di nulla!”.
“Bah”,
pensò.
Guardava
la gente da sopra, come impazzita, gioivano di non si capisce cosa.
Saltavano
e ridevano, chi portava da bere.
Difatti
le sfere metallico-luminose non avevano nessuna cattiva intenzione
verso nessuno e, dopo, si sarebbe saputo che stavano sopra le
principali città di tutta la Terra, senza distinzioni.
Non
volevano nulla, non chiedevano nulla, non reclamavano nulla, nessuna
rivendicazione, non siamo nei film, con il solito “cattivo” che
vuole ricattare le nazioni esibendo il suo potere.
N-u-l-la.
Nulla
di nulla.
Ah,
solo una cosa.
Con
la loro sola presenza… la storia esplose, finì, terminò, un
cammino di secoli non aveva più alcun senso...
In
un momento terminò, né grandi stragi o lotte, né sangue, né
discorsi magniloquenti, terminò e basta, come un capitolo
secondario, o come un attrezzo troppo usato, che ha stancato.
Guardando
la folla festante quel giorno, festante perché aveva capito che le
sfere metallico-luminose non ce l’avevano con lei, pensò:
“Qualcosa non va”, ma non aveva tempo per pensare troppo a cose
troppo più grandi di lui.
Allora
si mise a leggere qualcosa, finché decise di mangiare.
Si
fece dei toast di formaggio e verdura e dell’insalata con pomodori.
“Sto mangiando molto sano di questi tempi e le notti non dormo”,
pensò.
“Qualcosa
non va” si ridisse...
Intanto,
poco prima di pranzo, la corrente elettrica era stata ripristinata.
Dopo
pranzo, dunque, accese – si era deciso! – la Tv per vedere un po’
che aria tirava.
Tutti
parlavano solo di quell’evento, che aveva sconvolto le genti.
Ogni
altro problema precedente – e ce n’erano di problemi!! - era
stato, letteralmente, dimenticato,
messo da parte, accantonato!
Gli
sembrava che la gente fosse presa da una sorta di epidemia psichica.
Ovunque
s’invocava la divulgazione delle notizie sugli Ufo, da parte di
qualunque governo, e di qualunque tipo esso fosse.
Una
sorta di movimento globale per “la verità” era, di fatto,
nato...
E
nessuno
l’aveva
fondato, od annunciato! Spuntato come un fungo dopo una pioggia
autunnale, di quelle, regolari,
che
si ricordava c’erano quando era giovane, e che ora erano strane,
aleatorie, o secco totale o diluvio!
Quante
volte aveva pensato a queste cose, che aveva leggiucchiato qui e lì,
quante volte si era chiesto come sarebbe stato se...
Ma
mai
nulla era
successo, il flusso degli eventi si era succeduto, chiuso e regolare,
una cosa dopo l’altra, per anni ed anni per danni e danni...
Ed
ora...
Era
lì!
E
lui era in esso.
Ed
ora...
Era
qui!
Qui
ed Ora!
E
capitava a lui!
“Dannazione!”,
pensò.
Ma fu
solo un lampo.
Le
difficoltà si affrontano, senza troppo pensarci. Questa era sempre
stata la sua filosofia di vita.
“Vabbeh”,
si disse, “facciamo quel che si può. Stiamo a vedere come le cose
evolvono nel tempo”.
Il
giorno dopo, nulla era come prima.
Nulla!
In
ufficio non si faceva che parlare di questo.
Gli
stessi capi confabulavano tra loro, chiusi nelle loro stanze.
Per
la verità, questo era il comportamento delle “autorità”, di
ogni
colore
politico, di ogni
colore
religioso, di ogni
colore
razziale.
L’umanità,
unita per una volta!
Che
cosa incredibile, incredibile davvero!
Stentava
a crederci, ma era sotto i suoi stessi occhi... Gli venne in mente
quel vecchio
discorso di R. Reagan all’Onu, ma tanti
e tanti anni fa….
Insomma,
le cose andavano per la loro strada, strane, come giorni fermi.
Non
si parlava che di questo, come se si fosse entrati in un’ansa di un
fiume, un’ansa temporale, però, dalla durata indefinita.
E
tutto era indefinito.
Gli
stessi rapporti umani erano indefinibili.
Pace
o guerra? Boh! E chi lo sa...
Si
decide “A” o “B”? Mah! Vallo a capire tu...
Si
limitava a non lasciare che la mente abbandonasse la quotidianità, e
teneva sempre chiusa la Tv.
Sempre.
La
radio pure la chiuse.
Dai
social network si allontanò, usava solo le e-mail con qualche amico
di vecchia data.
Qualche
sito starnazzava, e la gente rideva di questi, talvolta davvero
imprensentabili,
individui.
Poche
cose si salvavano e con esse rientrò in contatto.
Tenne
duro al lavoro e ritirò pian piano i soldi dal conto corrente, che
dopo chiuse, chiuse pure l’assicurazione previdenziale, andò dal
dentista per l’ultima volta.
E
prese a comprare provviste e cose paramediche.
Era
un giorno qualunque, e Carlo si alzò stanco, per un motivo non
apparente. Pensò che forse aveva dormito dal lato sbagliato, o che
forse aveva mangiato troppo la sera precedente, ma, se vi faceva
mente locale, aveva mangiato solo un po’ di verdura e del pesce
lesso.
In
una parola: non sapeva perché diavolo
si
era svegliato così devitalizzato quel giorno.
Si
rifiutò di accendere la Tv, non voleva rimbambirsi col cumulo di
notizie presentate in modo filtrato e per condizionare l’opinione
pubblica, né voleva connettersi per parlocchiare su qualche
“a-social
network”, ancora imperante, sfogo di un mondo in piena crisi.
Totale!
Lesse
solo delle e-mail, mangiando patate lesse con l’olio d’oliva, a
crudo, sopra. Le condì anche con delle gocce di tabasco ed
accompagnate da molto yogurt.
Frutta.
Latte
e miele.
The
verde.
Andò
ancora in ufficio dove guardava altamente il silenzio.
Si
limitava ad esser d’accordo, qualche volta dava delle dimostrazioni
“fattive” di condividere il punto di vista generale, perché,
come mentitore, non era proprio un granché, ed ovviava a questa sua
evidente mancanza con degli atti e delle manifestazioni esterne,
convincenti più delle parole: dava sostegno alla causa per la
rivelazione di tutta
la
materia Ufo.
In
apparenza, era diventato un “credente”!
Finché...
Finché,
un bel dì, andando al lavoro – non poteva saperlo perché non
vedeva la Tv e su internet leggeva solo le e-mail ed andava solo su
“certi” siti, quanto alla radio l’aveva anch’essa abolita...
-, andando al lavoro, si diceva...
Tutti
a parlare!
E che
fermento!
Non
si parlava d’altro se non di una famosa trasmissione televisiva,
durante la quale sarebbero avvenute guarigioni!
E
tutto ciò in quell’atmosfera già surriscaldata, con i vari fedeli
di varie religioni in subbuglio, vuoi per questo, vuoi per quello...
Chi
diceva: “E’ tutto vero!”, e chi: “Tutto falso!”, e chi la
voleva cotta e chi la voleva cruda.
Futile
per lui, giunti a quel punto, discutere: “Che c’è da discutere,
ormai?”, pensava, e tal era pure l’idea di quelli con i quali
aveva qualche relazione, soprattutto e-mail, ma ormai anche i
cellulari...
A
quel punto, seppe cosa fare, finalmente!
“Ora,
ora so!”, si disse.
Andò
a casa, prese le cose che aveva accumulato, qualche libro
d’interesse, prese la macchina, e lasciò definitivamente la città
ed il lavoro.
“Son
sicuro che nessuno mi noterà immediatamente”, si disse.
“Sono
un pesce ben piccolo”, si disse.
Con
qualche amico aveva stabilito una località dove vedersi, per quelli
che stavano ragionevolmente vicini.
Per
il resto, se anche non si fossero visti, come dice il detto: “Ognun
per sé, e Dio per tutti”...
A
tanto eravamo giunti, ormai.
Era
un mondo in cui ognuno era battitore libero, ma tutti era schiavi,
resi totalmente impotenti a decidere alcunché, in qualunque forma.
Nessun legame sociale legava gli atomi, in folle moto browniano, tra
loro.
Baita.
Da
qualche parte, laggiù, o lassù, o là, o lontano...
Con
un amico, uno piuttosto colto, discuteva, al lume di un camino
acceso, la notte fonda.
Il
rosso nettava piccoli variopinti arabeschi sulle lignee nude pareti.
Un
frondoso pino fuori, con un buon melo montano.
Erano
in tre, che si erano riusciti a ritrovare.
Con
altri erano in contatto via cellulare, l’odiato aggeggio si
dimostrava utile. Ed era, in effetti, intendo l’uso dei telefonini,
come una sorta di auto-denuncia, ma chi, ormai, aveva l’illusione
di essere “alternativo”? Di esser “fuori” del sistema? Se
volevano, potevano prenderli senza problemi. No, l’unica vera
difesa era solo e soltanto l’esser piccoli, pesci molto piccoli.
C’era
sempre il problema di scroccare la presa per la corrente, e di pagare
per usare il servizio!
Nessuno
navigava nell’oro, in realtà, e chissà per quanto tempo ancora
sarebbero potuti andare avanti.
Nessuno
lo sapeva, il futuro era quanto mai incerto.
Parlavano,
tranquilli conversari serotini in un tempo inquieto, un tempo di fine
di cose, di assenza di prospettive, se non fasulle.
Un’inquietudine
nuova, mai
esperita prima, era nell’aria, e loro non potevano negarlo,
potevano solo sottrarvisi.
I
religiosi e le persone colte discutevano...
Di
aria fritta!
I
giochi son fatti, illustri ottusi!
Dov’eravate
in tutto questo tempo, eh?!
Ed
ora fanno aria fritta!
L’aria!
Sì,
anch’essa era invasa da tale atmosfera, un’inquietudine
sì, ma dolce,
cui era molto facile abbandonarsi e, una volta fatto questo, non la
si percepiva più come inquietudine, ma era come carne cruda, come un
miasma primordiale.
Però
ben profumato!
Bastava
concentrarsi sul profumo… O
non
concentrasi sul profumo...
“San
Leucio, un castello di aspettative mai realizzate”
****
***
**
*
Diciamo
pure che le autorità locali così come i locali stessi sono del
tutto inadeguati
alla visione necessaria per poter amministrare un bene della portata
di San Leucio e del Belvedere. Ci vorrebbe una unione di gestione con
la Reggia di Caserta, la quale pure avrebbe bisogno urgentemente di
visione. Laddove i locali sono, per
i motivi più diversi,
del tutto e in modo continuativo incapaci di gestire un bene, per il
bene di quel bene, ci deve essere una potestà sostitutiva, una
“sussidiarietà” che si sappia sostituire ai locali siano
incapaci di gestire un bene di un gran valore.
Ma
non facciamoci troppo trascinare dalle vicende locali, si potrebbe
dire anzi “localistiche”, nel senso deteriore che ha preso questo
termine, e cioè come sinonimo di visione chiusa e ripiegata su di
sé.
Facciamo
invece l’operazione opposta: allarghiamo lo sguardo.
Oggi
viviamo i tempi delle dissoluzione della borghesia, senza, però, che
alcunché ne prenda posto, ed è un problema senza dubbio tanto più
grave quanto più non visto.
Non che un tale problema “centrale”
non lo “si voglia” vedere: ma, invece, non lo “si può”
vedere, nella miopia che domina oggi, perché siamo troppo
compressi sul momento presente
e privi di uno straccio di prospettiva
storica
che abbia un “mini minimo” di respiro.
Qui
tocchiamo un punto decisivo: oggi è costume credere che si possa
agire senza visione generale, senza una teoria.
Al massimo, così si
può essere degli amministratori; e, per quanto sia senza dubbio
verissimo che ci son buoni e cattivi amministratori, occorrerebbe
sempre chiedersi: la politica si può ridurre all’amministrare?
Se
sì, continuiamo pure così.
Se,
però, non vogliamo continuare su di una via così riduttiva, se ne
deve dedurre che siamo del tutto e completamente fuori strada con
questa “praticoneria” senza visione del mondo, con questa
“praticoneria” senza uno straccio di teoria che tenti
d’interpretare i fatti e, chiaramente, sia del tutto disponibile al
“feedback negativo”
e, di conseguenza, sia disposta a rivedere
le proprie premesse in caso di fallimento ed errore. Ricordo quella
frase di Mao Zedong che sosteneva che non si dovesse aver paura di
sbagliare perché il fallimento forniva delle grandi lezioni. Siamo
giunti all’ “eclisse della politica” e delle teorizzazioni più
generali, anche grazie al fallimento del marxismo: quando ha
cominciato ad avere dei “feedback
negativi” il marxismo, in luogo di mettersi in questione, si è
chiuso a riccio.
Ma
questo elimina la necessità
di una visione più generale? Il fallimento di una determinata teoria
elimina
questa necessità
di una visione
più ampia?
Sta
tutto qui.
Se pensiamo che tale necessità rimanga, tentiamo un sentiero – o
più
sentieri - che ci permetta di “andare oltre”. Se, al contrario,
pensiamo che tale necessità non esista – o più non sussista -,
dobbiamo allora fermarci qui.
Noi
proseguiremo, tuttavia. E veniamo a San Leucio, chiedendoci se il
“caso S. Leucio” non propizi una riflessione più
ampia.
Ma
questo, di nuovo, fa sì che delle “levate di scudi”, molto ma
molto significative, si piantino davanti come piantoni.
Infatti,
quando si tratta di S. Leucio è molto facile che ci si trovi di
fronte ad un muro.
Il muro si chiama così:
“è-stato-detto-tutto-su-e-di-San-Leucio”.
Non
esiste una sola cosa
di cui si possa dire “si è detto tutto”.
E questo per una
ragione molto semplice, che potrà essere intesa pressoché da tutti:
un qualsiasi oggetto può esser visto da dei punti di vista diversi,
da delle angolazioni in teoria “indefinitamente” differenti, dove
qui, per “indefinito”, s’intende l’ infinitum
secundum quem
degli Scolastici medioevali.
E cioè: una infinità relativa ad un
dato “quid”,
non, dunque, una infinità in termini “assoluti” (quest’ultima
potendo esser postulata solo per l’Assoluto lui
même).
In
una parola, semplificando: un qualsiasi oggetto, se lo guardi da un
lato, mostrerà certi suoi lati; se lo guardi da un altro lato, ne
mostrerà degli altri. Questo significa che non
ci può proprio essere una visuale “da un lato solo”.
Ora,
perché questo non potrebbe darsi per San Leucio?
O questo posto gode
di una sorta di “extraterritorialità ontologica” e, dunque, può esser visto da un solo ed unico
punto di vista?
Tra l’altro, sarebbe l’unico “oggetto storico”
a godere di una tale restrittiva particolarità.
Un
“oggetto storico” è un “oggetto” solo parzialmente
materiale, è anche oggetto “immateriale”, perché è il portato
di una storia specifica, che lo fa esser “quell’oggetto lì”,
quella storia lì, quel significato specifico lì.
Ora, poiché
la storia cambia,
non è affatto impossibile che delle
differenti epoche leggano gli stessi eventi da diversi punti di
vista,
da delle diverse angolazioni.
Ma questo è possibile anche per i luoghi e per i loro significati.
Quindi
questa pretesa di “non-poter-dire-nulla-di-nuovo” significa solo
questo: che
si vuol perpetuare un angolo di visione
che, probabilmente, non risponde
più alle presenti esigenze.
Tutto
qui. Ed è tutto fuorché una novità che i custodi delle
interpretazioni vigenti si arrocchino e si chiudano a riccio, solo
che stanno facendo esattamente come ha fatto il marxismo.
Si sa bene
come questo chiudersi a riccio abbia segnato il destino del marxismo
e, forse non con le stesse spettacolari modalità, ma stanno prendendo
questa cattiva strada.
Contrariamente
a questi disorientamenti,
bisogna ribadire che è un dovere l’esser sempre aperti a vedere le
cose da delle angolazioni differenti: nessuna mente umana, infatti,
potrà mai esaurire la Possibilità Universale e rinchiuderla nelle
sue categorie.
La
storia ci dimostra che gli uomini s’intestardiscono a commettere
sempre gli stessi errori, ma in salse sempre diverse. Si guarda alla
salsa e non al piatto che la salsa condisce, e ci s’illude che “per
noi è diverso”.
La
natura umana è “triste”, diceva Machiavelli…
Quel
che segue non potrà, dunque, “fornire risposte”, ma non potrà che
prendere la forma di domande.
Si tratta di cercare, infatti, delle risposte a delle domande
diverse,
domande che nel recente passato, forse, non potevano che
intravedersi.
Infatti, rimane il punto centrale, anche se non visto:
che noi si viva nella fase ultima e finale della “vicenda” della
modernità.
E
questo implica necessariamente, anche se si comprende molto bene come
la cosa non
piaccia,
il ri-considerare tante cose, tante vicende, alla “luce oscura” di tale
fatto storico, nel quale viviamo e siamo immersi come pesci nel mare.
Il
tema è, dunque: perché, oggi,
nel 2015,
il “caso” San Leucio ci può ancora interessare? Ha dei
contributi da offrire ancora, non
certo
in maniera di mera
ricostruzione storica, che qui non
interessa, ma, invece, per focalizzar meglio le esigenze attuali,
non
del 1815, ma invece del 2015?
Ecco
il punto vero [1].
Qui
di seguito, si vuol solo proporre una serie di “nodi” per una
eventuale successiva discussione:
a.
Un primo problema è quello dell’industrialismo e della sua crisi.
b.
Vi fu un “Modello borbonico” o fu solo un evento riconducibile
all’ “Arcadia” settecentesca, cui le sanguinose vicende della
Rivoluzione francese posero termine?
c.
Insomma, il “dispotismo illuminato” aveva della reali chance
nella storia? Come si pone il fallimento, parziale, di quel modello?
d.
Ha quel modello degli spunti da fornire per i tempi presenti?
e.
Ancora: Utopia “ed” illuminismo? O invece, al contrario: utopia
od
illuminismo?
f.
Dal Settecento ad oggi possiamo tracciare un iter
della modernità come un tutto?
Questo
punto f
va visto alla luce della “crisi della democrazia”, ed è
importante osservare tutto ciò nell’ambito di una visione che dia
respiro
storico alle cose.
Questo
tema, quello della crisi delle democrazie, ci porterebbe davvero molto
ma molto lontano, e qui si può solo accennarne, ma le radici di quel modello
che oggi versa in grave crisi, le radici sono in quell’epoca, il
Settecento, della quale San Leucio è un significativo
rappresentante.
In
effetti, la democrazia è una radicale doxacrazia….
Chi domina la “doxa”, la mutevole opinione, quello ha il comando
apparente.
Si
porrebbe poi il tema se chi ha il comando apparente abbia poi il
comando reale, ma pure questo ci portarebbe molto ma molto lontano e
dunque qui ci fermiamo.
Molto
divertente, comunque, che coloro i quali tanto si rifanno ai Borbone,
non si rendano conto che un governo accentrato ed unitario passerebbe
sulle loro teste e non sarebbe per nulla vincolato alle loro più o
meno valide opinioni.
NOTA
[1]
Questo era il tema di base per
una discussione che non si è potuto fare, per vari motivi, assieme
ai punti detti “nodi”, espressi qui di seguito con le lettere
minuscole. Il tema era quello appena detto, i “nodi” erano
pensati per eventuali aprofondimeni successivi e da scegliersi.
Essendo venuto a mancare l’incontro, ecco che li si cita tutti di
seguito. Non erano
tutti da presentarsi al detto incontro,
insomma, per la semplice ragione che son molti
e decisamente complessi.
Tuttavia, in un post in un blog, tale necessità di “scandire”
nel tempo le temariche non esiste più, conseguentemente si possono
tutti presentare in semplice successione.