martedì 17 febbraio 2015

Le guerre attuali seguono la linea delle “sette torri del diavolo”

Tutte le guerre attuali, non a caso, seguono la linea delle “sette torri del diavolo”, sulle quali rimando ad un Vecchio post, e tutto un mese passato è stato dedicato ad esso: (Post agosto anno scorso)

La linea delle “7 torri” [*], di cui han parlato Guénon e poi Dolcetta (2005), è la linea delle guerre attuali, con una differenza tra Guénon e Dolcetta [**]: secondo Dolcetta, nel Sud della Russia - oggi fra Russia ed Ucraina (la zona della guerra...!), vi sarebbe una Tour du diable

Dunque facciamo un po’ il punto, il “remainder”: 1) una torre sta in Nigeria (dove c’è Boko Haram); 2) un’altra in “Sudàn”; 3) poi nella zona dei Drusi, fra Libano ed ex-Palestina; 4) poi nella zona fra ex-Siria ed ex-Iraq, la zona yezida del Monte Sinjàr; 5) nel Sud della Russia, fra Russia ed Ucraina orientale; 6) nel Türkistàn cinese (zona dell’attuale Xinjiang, Nuovi Territori); 7) Nella Siberia occidentale, nella zona dell’Ob, forse alla foce (Articlo Wikipedia, fiume Ob; Foto del corso superiore del fiume Ob). 

Tranne quest’ultima torre, che probabilmente ha un effetto più sul clima che sulla politica, tutte le altre torri sono in azione hic et nunc e nello stesso tempo. A mia conoscenza, una cosa così non si è mai verificata. Chiaro che questo ha delle implicazioni anche cosiddette “politiche” perché implica che delle altre “agende” - non “politiche” - interpenetrino gli eventi. E questo cambia tante cose. 

A questo punto, l’unica osservazione con un minimo di senso di questi tempi è stata quella del giornalista Quirico, che noi si vede solo dei pezzi di un piano ben più vasto. Ovviamente, Quirico non può vedere il sottofondo non-politico della situazione, ma pare l’unico a vedere che c’è un piano complessivo

Per il resto: SIAMO GUIDATI DA COMPLETE NULLITA’ CHE, IN SOSTANZA, NON SANNO COSA FARE, NE’ HANNO UNA VISIONE COMPLESSIVA
LA CAUSA E’ CHIARA: SI CREDEVANO CHE LA COSIDDETTA “FINE DEL COMUNISMO” SAREBBE STATO IL TEMPO DEL BENGODI E NON SON PREPARATI AD AVERE A CHE FARE CON I RINNOVATI NAZIONALISMI, FUORI - E DENTRO - L’EUROPA STESSA. 

Voto da dare ai digerenti mondiali: sotto zero. 

Va invece detto loro, a brutto muso, e con chiarezza: AVETE SBAGLIATO, AVETE FATTO UN CALCOLO SBAGLIATO.

La storia non è finita con la “fine” del “comunismo”, qualsiasi cosa sia stato, anche di cattivissimo. Anzi, per certi versi si è ritornati alla  situazione immediatamente precedente al 1914, come se il mondo moderno - nella sua “seconda fase” (Guénon) - fosse tornato alle sue scaturigini, con gli stessi problemi, non mai risolti per davvero.



---------------------------------------------------------------------
---------------------------------------------------------------------



mercoledì 11 febbraio 2015

“Apocalisse”, cap. 16, vs. 12 - L’Eufrate, l’Iraq (e le Sette torri) -

Ben si sa quanto le Chiese abbian sempre “disinnescato” l’ Apocalisse di Giovanni, per le sue potenzialmente pericolose applicazioni, una volta che il Cristianesimo era divenuto religione dominante l’Occidente e, dunque, non poteva più tollerare posizioni potenzialmente “rivoluzionarie”. Di qui le interpretazioni dell’ Apocalisse di Giovanni come di un libro non di “sciagure”, ma come un messaggio, come lor dicono, di “ottimismo”. Tuttavia, l’ Apocalisse di Giovanni è un libro di sciagure, ma il più giudaizzante libro del Nuovo Testamento appartiene pienamente all’ambito detto “apocalittico”: l’apocalittica era quel genere letterario che ci parla esattamente dei disastri nati dal fatto che la storia è crescentemente dominata da potenze anti-divine. Tali forze anti-divine (demoniache) “alla fine” saranno sconfitte. Si tratta di ciò che Tolkien avrebbe chiamato una “eu-catastrofe”: catastrofe, blocco improvviso di un processo in atto ma verso il male; eu-catastrofe è una catastrofe in positivo. Il male pare averla quasi vinta, ma, alla fine... Tutto cambia! 
Questo phenomenon di “positiva inversioè l’ essenza dell’ “apocalittica” come genere letterario. Chi non capisce questo punto, semplicemente, si vieta di capire questo genere letterario, che ha le sue regole specifiche. Si devono accumulare guai su guai, però, alla fine, vi sarà l’inversione positiva. Tutto pare perduto, quando...

Detto tutto ciò, questo “disinnescare” l’ Apocalisse di Giovanni non ha impedito che i secoli s’interrogassero sui tanti passi chiaramente oscuri dell’ Apocalisse stessa. Qui si cercherà di porre sotto attenzione un capitolo specifico, il cap. 16, versetto 12, dell’ Apocalisse di Giovanni. 

Questo perché ci consente di “misurare” il “processo” in atto. Infatti, l’ Apocalisse di Giovanni non è un libro di “storia”, ma di meta-storia: in una parola, la sua visione è metaphysica, non storica. Di qui tutti gli errori e gli “accapigliamenti” sulla sua interpretazione, come si è visto nel corso della storia. 

Ora, però, vi saranno necessariamente dei punti dove historia et metaphysica coincidunt. Questo perché l’ apocalyptica afferma la trasformazione della storia stessa, e cioè postula una non separazione fra storia e metafisica, che, però, rimangono pur sempre differenti. In pratica, vi devono essere dei punti di contatto. 

Se vi son punti di contatto, essi possono essere monitorati. Quelli presentati dall’ Apocalisse di Giovanni non son tanti, per la verità. Fra i pochi effettivamente possibili, dove il simbolismo animale si apre a monitoraggi effettivi, il cap. 16 è uno dei più importanti.

Il cap. XVII dell’ Apocalisse di Giovanni è quello dove si parla della caduta della “Grande Prostituta”, fatto storico-metaphysico, che però viene annunciato nel cap. 16 (anche nei capp. 11 e 13, per la verità, ma meno chiaramente). 

E il sesto angelo riversò la sua coppa
contro il gran fiume, l’Eufrate,
e si prosciugò la sua acqua
affinché fosse aperta la strada
ai re dell’Oriente” (Ap. 16, 12).

Ad esempio, se la situazione in Iraq si complicasse - in un qualsiasi modo (lasciamo al lettore d’immaginarselo nella certezza che le cose andranno come lui non immaginerà) al punto di “aprire la strada ai re dell’Oriente” dal sud Iraq, ciò confermerebbe questo verso.  

Sarebbe la situazione che alcuni vogliono evitare. Ma, ecco il punto, quel che accade immediatamente dopo (vss. 13-14) è che non avviene quel che taluni attualmente temono, ma la potestà dell’azione passa - a sorpresa - nella mani della “Bestia” e dei sui sgherri, vale a dire che quel che si avrà effettivamente sarà un cambiamento qualitativo. Se si ricollega tutto ciò con i link - su questo blog - relativi alle “sette torri del diavolo”, farebbe senso. Ed avrebbe senso.

Chiaramente, al momento in cui qui si scrive, vi sono molti ostacoli politici perché una cosa del genere si realizzi, per cui tutto questo rimane una ipotesi, ma non v’è ragione di non proporla.

 

 
 

lunedì 2 febbraio 2015

Forse un termine alle “Nuove Signorie globali” - aka ‘globalizzazione’? Verso un - ‘nuovo’ (a parole) - “Nuovo Impero”?

La fase che abbiam visto - la ’globalizzazione’ - ricorda una serie di “Signorie” medioeval-rinascimentali italiane, spartentisi il mondo. Sempre più in crisi, sta sparendo - i “Titani” evocati da Cardini (in Astrea e i Titani) sono in crisi definitiva.

Ma è lecito chiedersi: già si vede una via d’uscita?

Ma - forse - andiamo verso una sorta di “Nuovo” (a parole) Impero, **non** nel senso di T. Negri?

Soprattutto le “Nuove Signorie” sanno che ci sarebbe, in quest’ultimo caso, “chi” li controlla, e la cosa non gli piace; finisce il “Nuovo Medioevo”, ritorna il “Nuovo Impero”, ovviamente contraffatto, ma tant’è la situazione.