martedì 17 febbraio 2026

Frasi 4 – del “nuovo anno” – “Corbin stavolta” n.3

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Interessante ricordar quel che segue proprio il dì di Carnevale …

In epigrafe ad uno dei suoi libri più toccanti, Il giuramento di Kovillág, lo scrittore ebreo […] Elia Wiesel ha posto queste parole prese dal Talmud: “Se i popoli e le nazioni avessero saputo quanto male si facevano distruggendo il Tempio di Gerusalemme, avrebbero pianto più dei figli d’Israele.” Mentre stavo ancor meditando le risonanze lontane di queste righe mi son imbattuto, leggendo un’opera recente, in quest’altra epigrafe tratta dallo storico Ignaz von Döllinger: “Se mi chiedessero d’indicare il dies nefastus della storia del mondo, mi verrebbe alla mente soltanto il 13 ottobre 1307” (il giorno, cioè, dell’arresto in massa dei Templari francesi per ordine di Filippo il Bello). Qualche pagina più avanti, nello stesso libro, viene ricordata “una leggenda che ha come teatro il circo di Gavarnie nei Pirenei, dove, in una cappella, riposano sei cavalieri del Tempio. Il 18 marzo di ogni anno, anniversario dell’ultimo gran maestro dell’Ordine, si vede comparire un cavaliere del Tempio in tenuta di combattimento, con la lancia in resta e il famoso mantello bianco crociato di rosso al posto del sudario funebre. A lenti passi si dirige verso il centro della cappella, e qui manda un richiamo lacerante la cui eco si ripercuote in tutto l’anfiteatro montano. ‘Chi difenderà il Santo Tempio? Chi libererà il sepolcro di Cristo?’ A questo punto i sei Templari sepolti si rianimano e si levano per rispondere tre volte: ‘Nessuno! Nessuno! Nessuno! Il Tempio è distrutto!’”

Il lamento dei saggi talmudisti e il funebre clamore che risuona in un anfiteatro dei Pirenei si fanno eco, individuando una stessa catastrofe al centro della storia universale: la distruzione del Tempio, dello stesso Tempio. Ma nel corso dei secoli ricorre anche un’altra immagine, […] che oppone […] la tenacia di una sfida permanente”, H. CORBIN, L’immagine del Tempio, Editore Boringhieri, Torino 1983, pp. 151-152, corsivi in originale. La seconda immagine non è più “il Cosmo come Tempio” ma, invece, “il Cosmo come cripta del Tempio”  e, quindi, promessa del “Tempio” futuro.

La “spiritualità” di oggi , tuttavia, che cos’ha perso? Anche l’ “imago cryptae” cioè anche il Cosmo come “cripta” del Tempio. Di conseguenza, essa non sa più – per dir meglio: essa non è più in grado – di lanciare  quella “sfida permanente” che ha consentito di non “andar in stallo” per secoli. Di qui la crisi, per sua stessa natura, irreversibile per l’appunto. Ma vi è ancora un altro fattore – del tutto trascurato da Corbin, il che, tra l’altro, dà delle indicazioni – oh quanto precise! – sui suoi errori di valutazione al riguardo dei veri e propri tradimenti (ed ecco il nostro vecchio “amico” – si fa per dire! – del “peccato contro lo Spirito” …!) – dei veri e propri tradimenti, si diceva, compiuti dai “Guardiani” della “Terra Santa” … qui Corbin è cieco. Qui Corbin non sorregge più …

Ed ecco l’altra, grave molto, incomprensione, ma di molti, e non certo del solo Corbin. La si può esprimer bene come segue: il Tempio è caduto; del tutto inconsapevoli, gli uomini si son fatti del male. Ma c’è una speranza! Il mondo “come crypta” del Tempio! Questa speranza ci parla del Tempio futuro: ed anche qui, su questo punto, ci siamo. La “spiritualità” – tra molte virgolette – dei “nostri” (si fa per dire!) tempi ha tradito ciò e si è dimenticata della crypta del Tempio, non sa, dunque, più rappresentare il senso di qualcosa non di questo mondo ma che si manifesta in questo mondo. Ed anche questo è comprensibile, sbagliato ed orrendo, ma comprensibile nella generale decadenza dell’umanità e dell’uomo. Siamo sempre nel male UMANO cioè, quindi nel male STORICO. Ma ecco un qualcosa che non è più meramente “umano” né più meramente “storico” e che vien da un ALTRO mondo: la ricostruzione del Tempio, però alterato. La ricostruzione del Tempio, però falsificato, cioè la “ricostruzione” ma “non ‘voluta da Dio’” poiché né io né te né alcun altro possiamo volere “ciò che Dio ‘non vuole’” (per esprimersi con un linguaggio esteriore) … Siamo cioè in presenza di un male COSMICO, che vuole che il “Cyclo ‘giri’” all’incontrario, à rebours … E questo è qualcosa di qualitativamente diverso dalle altre cose di cui s’è brevemente qui su accennato!

E tutto ciò non è oggi capito, nemmeno da Corbin né se ne può avere alcun “sentore” leggendo Corbin.

Di tal male “cosmico” abbiamo avuto qualche rara emersione nella storia, l’ultima è nel lato “occulto” – non in quello politico, sia ben chiaro! – del nazismo. Prima possiamo, per esempio, andar dietro sino all’epoca dei Templari, ma pure a tutti i tentativi di dichiarare una “Resurrectionon “voluta da Dio”, o ad alcune sette particolari, ad alcune “emergenze” qua e là nella storia, ma, in sostanza, sempre in modo mediato. Beh proprio questo cambia oggi. Questo! E cioè – detto in altro modo – la storia va oltre la storia. 

 

 

Tornando all’ “Immagine del Tempio” comunque, così commentava, di seguito, Corbin: poiché l’ Imago [Templi] oltrepassa e regola ogni giudizio storico: non sarà dunque la critica storica a spiegarci questa persistenza. Per poterlo fare bisognerebbe che la critica si spostasse alla “confluenza dei due mari”, là dove le sentinelle notturne vegliano sulle mura del Tempio, spiando il ritirarsi della notte e l’avanzare dell’alba. Solo un’ermeneutica affatto diversa dalla critica storica “positiva” ci consentirà di valorizzare le ierofanie dell’ Imago Templi che formano la tradizione del Tempio. Sorgeranno forse, per questa via, come la norma segreta del suo persistere e delle sue ricorrenze possa far fronte alle norme profane dei nostri tempi, opponendosi, come testimone di un altro ordine, a un mondo desacralizzato [ma proprio qui vi è stato il punto super dolente di tutta la “spiritualità” dei nostri tempi, cioè dei tempi seguiti al tempo in cui Corbin scriveva (anni dal 1950 al 1974, N.B.) laddove non è sorto proprio alcunché di rilevante: quello di cui è stata più incapace la “spiritualità” dei “nostri” (famosi) tempi è stato, infatti, proprio l’esser “testimone di un altro ordine” e, direi, l’esser testimone tout court, se “Si” può dire!]”, ivi, p. 157, corsivi in originale. Di nuovo: qui siamo in un “nodo” – ed in uno “snodo” – laddove la storia oltre passa la storia … No, non viene Alba d’alcun genere – salvo falsamente “dorata” (“Chi ha orecchie per” ) –, ma, invece, siamo in attesa della notte più fonda. Certo: “non si è mai più vicini all’alba di quando si è nella notte più fonda” poiché vuol dire che questa tenebra è signum sicuro che l’Alba sorgerà e non lo nego affatto. Ma, intanto, la notte più fonda si profila laggiù all’orizzonte tenebroso delle residuali “speranze” della e nella “Crisi del mondo moderno” Crisi che procede, inesorabile, sul – e nel suo fangoso cammino …

 

@i

 

 

 

 

 

1 commento:

  1. Corbin cadde con la sua incomprensione di Federico II: altra cosa molto grave.
    Libro molto importante quello di Corbin, qui su.
    E al tempo stesso, lo stesso autore commette un siffatto errore - non certo piccolo! - di valutazione ...
    Non cadetemi sulle bucce di banana ... Please.
    Anche se si cade spesso proprio sulle piccole cose, lo vedo anche in me stesso: è facile abbassare la guardia nelle piccole cose!



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