domenica 14 marzo 2021

Due precisazioni

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ci son qui due importanti precisazioni da farsi, al riguardo de Il Regno della Quantità di Guénon, libro che, si è detto più d’una volta, è poco compreso.

 

 

1 [alpha]) Primo punto: il procedere del ciclo, con la “presa di comando” da parte dei seguaci di quelle forze che han costrastato il “System”, pur tra mille maschere, al contempo – sta tutta qui l’incomprensione sostanziale da parte di “complottisti & C.” [*]al contempo dando il potere al sistema della “Grande Prostituta (di ‘Babylonia’ [symbolica])”, porta verso la dissoluzione. Guénon è chiaro – nel passo (da Il Regno [chi legga se lo ritrovi da sé, sennò non è interessato e va tutto benissimo, nulla cambia eh: uno vuol comprendere per se stesso, non per altri, e se non vuole, come la stragrande maggioranza peraltro, vuol solo dire che non ne ha bisogno, ecco tutto]) – nel passo in cui afferma che proprio l’unimirante scopo della “contro-iniziazione” spinge fatalmente verso la dissoluzione. Vi è una premessa in quest’affermazione: che la “contro-iniziazione” non è che “voglia” la “dissoluzione” in quanto tale, proprio il contrario: cerca di “costruire”, ma quel che accade si è che, dopo un’iniziale “successo” – dove apparentemente (apparantemente) si ha un effetto positivo –, il processo di dissoluzione riprende, sino a giungere al suo fine. Sono allora le premesse che sono errate: per questo accade tutto ciò. Il punto, il “gran cambiamento” sta in questo: che le pubbliche amministrazioni – “all over the whole world – si ritrovano nella situazione di aver bisogno della – falsa, ma questo lo diciamo noi, attenzione, per loro è “vera” (e rimando alle varie discussioni, su questo blog, al riguardo della simulazione) – della forza che, in apparenza, può permetter loro di recupare quel controllo sulla situazione che, così evidentemente, gli è sfuggito. E, si noti, ciò molto più in Occidente che in Oriente. La causa? Quella detta varie volte: in Oriente dei “pezzi” di società continuano, nonostante tutto, a sussistere, residuali sinché si vuole; in Occidente, al contrario, la società si è spappolata: vittima del processo d’ “implosione”, analizzato da J. Baudrillard sin dalla fine degli anni Settanta! N’è passata d’acqua sotto i ponti! Ed abbiam visto queste società implodere, pezzettino dopo pezzettino: sino ad oggi, dove tu hai difficoltà nel chiamare a raccolta intorno ad un qualcosa – qualsiasi – di “comune”. E la tecnologia digitale, più avanza, più spappola le società, perché il suo modello – lo si è detto varie volte – non è se non quello di “dare” al cosiddetto “individuo” delle “possibilità” d’ “interazione” o “d’interfacciamento” – come dicono – tali da ridurre il ruolo dello stato ma non delle burocrazie, che solo cambiano forma ed aspetto, per cui tu hai il mantenimento dei gruppi al potere con loro crescente deresponsabilizzazione, che lo stato detto “moderno” ancor aveva, nei confronti del cosiddetto “cittadino”.

Questa deresponsabilizzazione nasce dal fatto che la tecnica digitale crescentemente si occuperà dell’interfacciamento fra privati e sistemi pubblici. Ogni individuo potrà, portando al limite la cosa, ovviamente inattingibile completamente, come ogni “limite” (ma rimane la tendenza, ch’è quella verso la dissoluzione delle strutture sociali), ogni individuo potrà scaricarsi documenti e qualsiasi altro atto pubblico, e di tale “scaricamento” sarà lui stesso responsabile, per cui le possibilità che l’individuo avrà di “scaricarsi prestazioni” avrà come controparte un ulteriore scarico di responsabilità da parte dele pubbliche amministrazioni.

Al limite – di nuovo: limite inattingibile – ogni individuo sarà il suo proprio controllore.

Tutto ciò in nome della “libertà” e della “democrazia”, e senza che costoro neanche riescano a percepire la flagrante contraddizione fra mantenimento di “rendite acquisite” e deresponsabilizzazione, contraddizione che non potrà durare a lungo. Essa prima o poi esploderà. Nella forma di una rivolta globale, poiché ogni sistema burocratico, che sia digitalizzato o non, necessita di qualcuno “in cima” che lo controlli. “Chi controlla i controllori” è – sempre – “il” problema centrale di ogni organizzazione “politica e amministrativa”, del tutto indipendentemente dalla forma che detta organizzazione ha, cioè se sia “democratica” o non lo sia. Ciò significa che questo fatto è parte della natura – della sostanza – del “potere politico ed amministrativo” in quanto tale.

Ed ecco la necessità di un princeps, ed ecco il falso “Monarca” e cioè “l’anticristo” come lo concepiva Guénon, il quale però non sarà il capo di detta “organizzazione”, che è uno stato digitalizzato senza il “grande fratello” orwelliano, senza lo stato totalitario, ma col controllo, controllo che, dunque, sarà operato da macchine digitalizzate, in regime di deresponsabilizzazione, come s’è appena detto. Come scriveva – in senso positivo, ma si può usare la cosa in senso negativo, come dimostra la vicenda del cosiddetto “populismo”! – una nota scrittrice: “Più lo Stato si sviluppa, serrando l’uomo nelle sue maglie fredde e rigorose, più la fiducia umana aspira a collocare al polo estremo di quest’interminabile catena l’immagine adorata d’un uomo protettore”, M. Yourcenar, Memorie di Adriano, Einaudi editore, Torino 1988 (edizione orig. 1963), p. 139, corsivi miei. Solo alcuni accademici – noti per la loro incomprensione – son capaci di non coglierne il punto centrale, disprezzandone il senso – evidente –, senso che rimane del tutto vero

E cosa potrà dire un “uomo protettore”, oggi, al termine della “catena interminabile” di procedimenti che prendono il posto di “dio”, perché questo sono le procedure informatiche, non fermabili (se falliscono il loro fine devono essere ripetute: in tal caso sono però un altro procedimento, un secondo procedimento che reca un numero differente dal precedente)? Cosa potrà mai dire: che bella questa gabbia weberiana, non di ferro ma di bit, e dunque “che non si vede”, come la minaccia di un virus, e quindi adattissima a disorientare la gente, che anche quando protesta, non riesce mai a focalizzare l’obiettivo davvero? Potrà mai dire una cosa simile? Due più due fa quattro: e quindi non dirà questo. Ed allora cosa potrebbe dire se non richiamare ad una sorta di “rivolta globale” o come la vogliamo definire? Non potrà che dire “le parole che daranno inizio all’esplosione del mondo” suggeritegli dal diavolo nell’orecchio come nell’affresco di Luca Signorelli. Dopo la lunga, lunghissima fase dell’ implosione del mondo, dunque, vi sarà quella dell’ esplosione.

Nel Taccuino allegato al libro appena citato, libro che fu scritto in prima stesura – solo dopo sarebbe stato ricorretto e ripensato – appena prima della Seconda Guerra Mondiale (dal 1937 al 1939), l’autrice così scriveva: “L’esser vissuta in un mondo in disfacimento mi aveva fatto capire l’importanza del Princeps”, ivi, p. 286, corsivo mio. Chi, oggi, è “ilPrinceps? Ecco la domanda centrale che questi manco s’immaginano si possa porre. Per questo, tutto ciò che tenteranno non farà che accrescere il problema. Il “Princeps” non è più quello moderno, non certo più il Principe machiavelliano dell’inizio dell’epoca moderna, ciò è certo, ma nemmeno più il succedaneo dell’ “epoca delle masse”, cioè “il partito”. E allora, chi è?

Nessuno. Nessuno. Nessuno.

Non vi è “Principe” nell’epoca postmoderna.

Non vi è “principe” nell’epoca della digitalizzazione totale, succeduta all’epoca dei “partiti di massa”, cioè l’epoca della “mobilitazione totale” (Jünger), ecco la risposta. Ma può durare una risposta che non risponde? Non può durare. 

 

 

2 [beta]) Secondo punto: perché il mondo termini davvero, e non si abbia – semplicemente – un ripetersi – ma molto peggiorato, eh – di un quadro di dissolvimento sociale simile, ma, di nuovo, non uguale, a quello del termine dell’Impero romano (cioè una società in dissolvimento ma una struttura statale, l’Impero, che riuscì a perpetuarsi, in ciò diversamente da oggi), perché il mondo termini davvero, è necessario – necesse est – che si appalesi un elemento che viene da fuori di “quell’ambito tutto sommato piuttosto limitato” de “Il Regno della Quantità”, e questo è un altro passo di Guénon (chi vuole se lo cerchi, trattasi di parafrasi ma d’un passo effettivamente scritto da Guénon). 

 

 

 

 

Mancando la comprensione – o almeno la percezione – di detti due punti tal libro permane chiuso.

 

 

Andrea A. Ianniello

 

 

 

 

[*] Cf.

https://associazione-federicoii.blogspot.com/2021/03/quando_12.html.

Anche cf.

https://associazione-federicoii.blogspot.com/2021/03/parlando-un-po-piu-seriamente-vecchio.html.