Il “bignami” della
storia recita: quando le classi medie sono impoverite vanno a destra, mai
a sinistra. E’ storia. Se capita che vadano a sinistra è solo perché ci
sono dei forti partiti che sanno indirizzare il malcontento delle classi medie.
Nel caso di Trump, però, l’America profonda (quella del finale del film “Easy
Rider”[1])
sta con lui di per sé, con l’aggiunta di parti di elettorato che non stavano,
però, con le destre repubblicane[2].
La “sinistra” stessa
non esiste più, la sua è una sconfitta storica ed irreversibile. La differenza
destra sinistra è sì sparita, ma a tutto vantaggio delle destre. Oggi vi è il
centro e la destra moderata, da un lato, e dall’altro le destre isolazioniste e
nazionalistiche. Le sinistre non esistono, al massimo sono una variante del
centro e della destra moderata. E giustamente le sinistre non esistono più,
poiché han fallito nel kulturkampf prima di fallire politicamente ed
elettoralmente[3].
Al centro vi sono il
mercato, l’individuo, la meritocrazia
ecc. ecc. Poi in America la libertà dell’individuo si misura dal fatto che
possa comprare armi senza restrizioni: ecco una manifestazione che in Europa
non si accetta, ma non è che Europa ed America siano diverse culturalmente in ordine
alla centralità di mercato, individuo e meritocrazia.
E quest’egemonia è dominante
da più di vent’anni, da quarant’anni direi, alla faccia di chi ancor oggi nell’italietta
parla di egemonia culturale della sinistra, che sta solo in alcuni cervelli rimasti
bloccati agli anni Settanta, in una situazione diversissima da quella odierna, diversissima
proprio dal punto di vista culturale
in primis. E la cura di queste cose
non è l’ “onestà”, infatti la critica “morale” non funziona, come dimostra per l’ennesima
volta - ma certa gente non impara mai –
proprio il caso di Trump, dove la Clinton ha fatto tutta la sua campagna sui
problemi “morali” del candidato Trump ed ha perso.
La critica vera la fai
cambiando le idee, fai un kulturkampf
prima. Dopo e solo dopo verrà un’eventuale
applicazione politica. Ora però, non ti puoi certo limitare a riproporre la
retorica dell’ “uguaglianza” che era il vecchio cavallo di battaglia della
sinistra – quando esisteva effettivamente – perché hanno ucciso proprio il
cavallo, e se lo son pure mangiato. Hai bisogno
d’idee nuove.
E qui si vede il vuoto spinto. Soprattutto nei residuati dell’ex sinistra.
Non
vi è nulla, nulla più. Nulla è rimasto e vivono alla giornata
senza prospettive di alcun tipo proprio. Puoi anche riciclare alcuni temi cari
alla sinistra, quando essa esisteva, ma con dei cambiamenti radicali.
Nulla di tutto questo.
Per questo, non c’è né
può esserci “sinistra”, e d’alcun genere, nella situazione attuale salvo
chiamar così politiche di centro oppure di destra moderata di una volta.
E ci si ricordi, una
buona volta e per sempre, che Hitler è stato eletto democraticamente ovvero
legalmente, mentre la Rivoluzione d’ottobre fu un colpo di mano con, sì, l’appoggio
della classe operaia di San Pietroburgo, ma con il consenso solo dei “soviet”
di “base”, se avessimo fatto le elezioni per decider se fare o non la
rivoluzione – ci si consenta quivi questo paradosso “per amor di discussione” –
certamente l’idea di “fare la rivoluzione” sarebbe stata sonoramente bocciata. Sì,
questa è una previsione, altrettanto – se non più – facile di quella che
sosteneva l’alta probabilità che Trump vincesse le elezioni[4].
Dal punto di vista
economico, come sempre, i soliti complott®isti han “toppato”, e Trump è un arrocco, fatto per difendere il dollaro, come si è visto subito. L’unica sarebbe che Trump
davvero voglia applicare il suo programma isolazionista e protezionista, allora
sì, come se lui, alleandosi con la Russia in senso anti cinese (speculare all’alleanza
di Nixon con la Cina in funzione anti russa), davvero s’inimichi la Cina. Ma tutto
questo è da vedersi da gennaio dell’anno prossimo. E non è affatto scontato che
sarà così.
In una parola, per
tornare al tema d’origine di questo post, è il patto socialdemocratico di dopo
la Seconda Guerra Mondiale che è – da tempo – saltato e non è che basti solo il mero
tentare di ripresentarlo, cui si riduce – tutto sommato – l’effetto del più tenace
duro spietato sforzo di pensiero dei residuati della sinistra storica[5].
P.S.
Ed han scelto Trump,
alla fine, ecco la cosa che i famosi e fumosi complott(r)istissimi non riescono
mai, ma proprio mai, a comprendere che possono ora appoggiare Tizio e domani
Caio, senza *****nessun***** problema, non lo potranno mia accettare perché
credono che chi manipola abbia le loro convinzioni o sia contro le loro
convinzioni: aprano le orecchie, NON HANNO convinzioni, difficile a capirsi
eh?? Intanto, la natura profondamente infida
dell’individuo è chiara.
Va detto che la gran
parte degli astrologi ha visto giusto. La differenza sta in questo, che alcuni
considerano Trump uno che le “spara grosse” per farsi eleggere, poi non sarà
così male; altri astrologi dicono che è pericoloso, altri ancora che è molto pericoloso.
Andrea A. Ianniello
[1] E quella è l’America vera, profonda, non N. Y. City, che è a parte, in America. E questo volto dell’America personalmente l’ho sempre temuto e ne diffido per principio e sempre. Naturalmente, “la natura umana è triste”, sentenziava Machiavelli, nel senso antico del termine “triste”, che non vuol dire sentirsi deluso ma d’indole poco positiva.
Per altro verso,
ricorderei “California Poker” (https://it.wikipedia.org/wiki/California_Poker)
come illustrazione di quell’America meno legata a questi “miti fondanti della
nazione americana” per quella relazione fra gioco e deserto del senso, tipicamente
americana (cfr. J. Baudrillard, L’America, Feltrinelli editore, Milano 1988,
p. 102) e che tutto il mondo in realtà invidia: “Miracolo italiano: quello
della scena. Miracolo americano: quello dell’osceno. La lussuria del senso
contro i deserti della banalità” (ivi,
p. 13). L’appena citato libro di Baudrillard è un “dialogo”, a volte critico, con Tocqueville e il suo
classico dell’analisi politica (La democrazia
in America), che talvolta si scioglie in osservazioni illuminanti, come
quella che l’America nasce moderna e che l’Europa, nello scimmiottarla, non va
da nessuna parte – nel che si vede già in
nuce la crisi attuale -, oppure nell’osservazione decisiva secondo cui in America si passa dal XVIII secolo al XX,
senza passare per la “coscienza infelice” delle grandi ideologie ottocentesche
ormai stra finite (cfr. ivi, pp. 74-75).
Scritto nell’epoca di Reagan – alla cui elezione è stata paragonata quella recentissima
di Trump (ma vi son differenze sistemiche rilevanti, pur se l’osservazione è
vera, occorre Make America great again)
– l’autore si chiedeva se la potenza americana stesse finendo, e si rispondeva che
non era la fine della potenza ma la sua iper realizzazione, pur facendo delle
osservazioni apparentemente paradossali ma in realtà preveggenti. Il libro
termina come inizia, nel deserto: “I
tramonti son arcobaleni giganteschi che durano un’ora. Le stagioni, qui, non
hanno più senso: al mattino, è primavera; a mezzogiorno, estate, e le notti del
deserto sono fredde senza che sia mai inverno. E’ una sorta d’eternità sospesa,
dove l’anno inizia ogni giorno. Con la certezza che sarà sempre così, che ogni
sera vi sarà quest’arcobaleno di tutti i colori dello spettro in cui la luce,
dopa aver regnato per tutto il giorno nella sua forma indivisibile, si
ricompone, prima di dissolversi, in tutte le sfumature che la costituiscono. […]
Incanto inviolabile del clima […]. Paese senza
speranza” (ivi, p. 97, corsivi miei).
Ecco, a me queste parole han ricordato istintivamente il film – ed il libro da
cui è tratto – “Non è un paese per vecchi” (https://it.wikiquote.org/wiki/Non_%C3%A8_un_paese_per_vecchi).
“Please, Revolution!”
(ivi, p. 98). Ci spiace deluderla: controrivoluzioni come risposta a blande, blandissime riforme ma rivoluzioni … via! Non scherziamo! Perso il mito della rivoluzione – come lo stesso
Baudrillard aveva spiegato benissimo altrove nella prima metà degli anni
Ottanta!! – la “sinistra” che si limiti a cercare la “buona amministrazione”
del sistema non ha più alcun senso,
e così è stato …
[2] E quella è l’America vera, profonda, non N. Y. City, che è a parte, in America. Chi non capisce questo, studi – per davvero, non si limiti a leggiucchiare qua e là com’è costume oggi - A. de Tocqueville, La democrazia in America, Cappelli 1957. In tal libro si parla pure della Russia, per cui chi l’ha letto non è affatto stupito dal “putinismo” e dalle vicende recenti russe. A tal proposito, spiace per Kasparov (cfr. http://www.nytimes.com/2015/11/08/books/review/winter-is-coming-by-garry-kasparov.html): osservazioni spesso giustissime, purtroppo condite dalla retorica della “libertà” e del “mondo libero” che non può che nascere da quelle profonde illusioni che tanti, nei paesi dell’ex blocco sovietico, hanno tanto inutilmente coltivato, con i risultati che abbiamo sotto gli occhi.
[3] Come si può leggere qui: http://ideeinoltre.blogspot.it/2014/05/andrea-ianniello-baudrillard-la.html, si osservi la data dei libri citati nel post. Sono cose non note, bensì arcinote.
Da
sottolineare come – leggendo il libro citato in questo post appena ricordato –
vi siano frasi incredibilmente preveggenti ed attuali, ed è un libro di ben trent’anni
fa!! In trent’anni, si è continuato per questa via e l’attuale elezione
americana non è altro se non un “arrocco”, in tal senso il contrario e l’ opposto
della cosiddetta “Brexit” (fa fede la reazione sulle rispettive valute). Certo,
a volte gli “arrocco” falliscono …
Anzi, spesso falliscono …
[4] Sempre su questo tema, cfr. R. Calasso, La Rovina di Kasch, Adelphi Edizioni, Milano 1983, il cap. intitolato “il taglialegna e il pescatore” (pp. 106-107), dove si citano le avventure americana di Talleyrand e ciò che scrive di queste due figure tipiche dell’America dell’epoca (da leggere, un “must”, come si dice); questo libro è stato più volte citato su questo blog.
[5] Sempre sull’America, cfr. T. K. Hoskins – I. Wallerstein, L’era della transizione. Le traiettorie del sistema-mondo 1945-2025, Asterios Editore, Trieste 1997 (si noti la data), anch’esso più volte ricordato in questo blog.