venerdì 21 dicembre 2018

“Step 3” – 40 anni fa (di nuovo), “All’ombra delle maggioranze silenziose” (o: “LA FIN DU ‘SOCIAL’”) – di JEAN BAUDRILLARD













La razionalità del capitale è una baggianata[1].









Una riflessione “solstiziale” …

Come ho scritto nel commento ad un precedente post[2], in attesa della ripubblicazione (attesa per il 2019) di All’ombra delle maggioranza silenziose (1978), di J Baudrillard, a febbraio prossimo, ho ricomprato la vecchia edizione di quarant’anni fa, che avevo perduto. E viene molto a proposito, in quanto Baudrillard parlava già illo tempore del terrorismo, come fenomeno che si sarebbe sempre più diffuso a fronte dell’ indifferenza dominante nell’epoca delle “maggioranze silenziose”. Tra l’altro, la cosa viene molto a proposito, anche per i recenti disordini proprio in Francia ….
Alla passività delle masse, Baudrillard opponeva il terrorismo come unica risposta, “guarda caso” due fenomeni paralleli. Qualcuno ha anche legato di “Turisti e terroristi”[3], sia detto en passant. Ma torniamo al vecchio libro di Baudrillard, dove lui già vedeva quella che chiamava “la fine del sociale”, e quarant’anni fa … 
Veniamo però al passo, o ai passi, che possono esser interessanti.
“La notte dell’estradizione di Klaus Croissant, la TV trasmette un incontro di calcio in cui la Francia giuoca la sua qualificazione per la coppa del mondo. Qualche centinaio di persone manifesta davanti alla Santé, qualche avvocato corre nella notte, venti milioni di persone passano la serata davanti al piccolo schermo. Esplosioni di gioia popolare per la vittoria della Francia. Sgomento e sdegno degli spiriti illuminati di fronte a questa scandalosa indifferenza. ‘Le Monde’: ‘Ore 21. A quest’ora l’avvocato tedesco è già stato portato via dalla prigione della Santé. Tra pochi minuti Rocheteau segnerà il primo gol’. Melodramma dell’indignazione. Non un solo interrogativo sul mistero di tale indifferenza. Si invoca sempre una sola ragione: la manipolazione da parte del potere., la loro mistificazione tramite il calcio. Ad ogni modo quest’indifferenza non dovrebbe essere, pertanto non ha niente da dirci. In altre parole, la ‘maggioranza silenziosa’ è defraudata anche della propria indifferenza, non ha neppure il diritto di pretendere che questa le sia riconosciuta e imputata [la base dei “populismi è questa, essi appunto “rivendicano” di “dare voce” a tale indifferenza: per questo vincono], bisogna dire ancora una volta che tale apatia le è stata suggerita dal potere.
Quanto disprezzo dietro questa interpretazione! Mistificate, le masse non saprebbero trovare un proprio comportamento. Si concede loro ogni tanto una certa spontaneità rivoluzionaria [le “rivolte”, le “proteste”], per la quale intravedono la ‘razionalità del proprio desiderio’, questo sì, ma Dio ci protegga dal loro silenzio e dalla loro indifferenza. E invece è proprio questa indifferenza che esigerebbe di essere analizzata nella sua brutalità positiva, invece di venir ricondotto […] ad un’alienazione magica che distoglierebbe sempre le moltitudini dalla loro visione rivoluzionaria. […]
Ci si può infatti chiedere come mai, stranamente, dopo tante rivoluzioni e un secolo o due [frasi scritte nel 1978, ricordiamolo] di apprendistato politico, nonostante i giornali, i sindacati, i partiti, gli intellettuali e tutte le energie preposte a educare e a mobilitare il popolo, si trovino ancora (e si troveranno esattamente nello stesso modo tra deici o venti anni [ed è esattamente così!!]) mille persone che reagiscono e venti milioni che rimangono ‘passive’ – e non solo passive, ma che preferiscono, assolutamente in perfetta buona fede, un incontro di calcio ad un dramma umano e politico. E’ strano che questa constatazione non abbia mai scosso l’analisi, ma l’abbia invece rafforzata nella visione di un potere onnipotente nella manipolazione e di una massa prostrata in un coma incomprensibile [dove si vede che i “complott®isti” sono la continuazione delle forze che sostenevano il “sociale” però entrate in crisi: la visione di questo potere onni manipolante – manipola sì, anche, ma non in quella maniera né in quella proporzione – è loro caratteristica]. Ora, tutto questo non è affatto vero e ambedue le cose sono trappole: il potere non manipola un bel niente e le masse non sono né smarrite né mistificate. Il potere è fin troppo contento di far così facilmente pesare sul calcio la responsabilità […] diabolica dell’abbrutimento delle masse. Questo lo aiuta ad illudersi di essere il potere e lo distoglie dal fatto molto più pericoloso che questa indifferenza delle masse è la loro vera, la loro unica pratica, che non ve ne sono altre ideali da immaginare, che non vi è niente da deplorare, ma tutto da analizzare come fatto grezzo di ritorsione e di rifiuto di partecipare agli ideali, sia pur luminosi, che vengono loro proposti. La posta delle masse non è qui. Tanto vale prenderne atto e riconoscere che ogni speranza di rivoluzione, ogni speranza del sociale e del cambiamento sociale non ha potuto funzionare fino ad ora grazie a questo rifiuto, a questa negazione fantastica”[4].

Di questo fatto, di quest’indifferenza che suscita una reazione – che è il terrorismo[5] – o la protesta rabbiosa, che, al contrario, è un fenomeno più recente (ma non troppo, ha esso stesso degli antesignani, per chi sa ben guardare) – ambedue però solidali nell’ assenza di senso: qual è il senso di tali proteste? O degli attentati? – è, per Baudrillard, il segno della fine del sociale. Attenzione: non della crisi del sociale, che c’era già in quei tempi, ma della sua fine. Secondo Baudrillard, infatti, il capitale insieme fa espandere il sociale e lo consuma, secondo lui ciò accade nello stesso tempo. Per questo il capitalismo fa espandere le società e le distrugge dal loro interno. Ne distrugge la “sostanza simbolica”, quelle coordinate simboliche senza le quali una società non può esistere, e cioè quelle cose che alcuni potrebbero chiamare “miti” fondanti, tanto dell’ “inizio” quanto della “fine”, ed indipendentemente dal fatto che alcune società ne abbiano solo uno di essi, che sia mito dell’inizio o della fine (poche ne hanno tutt’e due). La società cristiana medioevale aveva solo il mito della fine, per esempio; quella romana antica era priva di un mito della fine, però aveva il mito dell’inizio, ab Urbe condita.

Tale fine (che sarebbe stata anche **il** tal fine) avrebbe portato all’ “implosione”, come la chiamava lui. Tal processo era, per Baudrillard, inevitabile. Ne parla nel capitolo intitolato “Sistemi esplosivi e sistemi implosivi”, dal qual non è, forse, inutile riportare l’intero contenuto.
“Massa, media e terrorismo [si noti come quel che iniziò 40 anni fa è oggi al centro] descrivono, nella loro affinità triangolare, il processo d’implosione oggi dominante. Tutto il processo è affetto da una violenza che è appena iniziata [dal 1978 ad oggi, in quarant’anni si è sviluppata moltissimo questa violenza, ma opaca, meno violenza statuale, più privata o di gruppi, appunto, terroristica], violenza […] di risucchio e di fascinazione, violenza del vuoto (la fascinazione è l’estrema intensità del neutro). L’implosione non può essere, per noi, oggi, che violenta e catastrofica [in senso etimologico], perché essa è il risultato dello scacco del sistema di esplosione e di espansione orientata che da qualche secolo è stato il nostro in Occidente.
Ora, l’implosione non è necessariamente un processo catastrofico. Sotto una forma padroneggiata e controllata, essa è perfino stata la dominante segreta delle società primitive e tradizionali. Configurazioni, queste, non di espansione, non centrifughe: centripete – pluralità singolari, mai tendenti all’universale, incentrate su di un processo ciclico, il rituale, e tendenti a involvere in questo processo non rappresentativo, senza istanza superiore […] e senza tuttavia neppure sprofondare in se stesse (eccetto naturalmente alcuni processi implosivi per noi inspiegabili, come il collasso delle culture tolteca, olmeca, maya, di cui non si è saputo più nulla, i cui imperi piramidali sono scomparsi senza lasciare traccia, senza catastrofi visibili, come disintegrati brutalmente, senza causa apparente, senza violenza esterna). Le società primitive hanno così vissuto una implosione controllata – sono morte quando hanno cessato di padroneggiare questo processo e si sono rovesciate su quello dell’esplosione (demografia ed eccesso di produzione irriducibili, processo di espansione incontrollabile o, molto semplicemente, quando la colonizzazione le ha iniziate  violentemente alla norma espansiva e centrifuga dei sistemi occidentali).
Al contrario, le nostre civiltà moderne hanno vissuto su di una base di espansione e di esplosione a tutti i livelli, all’insegna dell’universalizzazione del mercato, dei valori economici e filosofici, all’insegna dell’universalità della legge e delle conquiste. Certamente hanno anche saputo vivere, almeno ad un certo momento, di una esplosione controllata, di una liberazione di energia padroneggiata e progressiva, e questa è stata l’età dell’oro della loro cultura. Ma, per un processo imbizzarrito di accelerazione, quel processo esplosivo è divenuto incontrollabile, ha raggiunto una velocità o una espansione mortale o, piuttosto, ha raggiunto i limiti dell’universale, ha saturato ogni possibile spazio di espansione e, come le società primitive furono distrutte dall’esplosione per non aver più saputo padroneggiare il processo implosivo, così le nostre culture cominciano ad essere aggredite dall’implosione per non aver saputo padroneggiare il processo esplosivo [40 anni fa si cominciava a veder ciò, processo che oggi è galoppante].
L’implosione è ineluttabile e tutti gli sforzi per salvare i princìpi di realtà, di accumulazione, di universalità, i princìpi di evoluzione che derivano dai sistemi in espansione, sono arcaici, regressivi, nostalgici [e tutti quel che poi è avvenuto conferma tutto questo che Baudrillard vedeva già 40 anni fa]. Compresi tutti coloro che vogliono liberare le energie libidiche, le energie plurali, le intensità frammentarie [che all’epoca eran tanti], ecc. ecc.
La ‘rivoluzione molecolare’ non rappresenta che la fase estrema di ‘liberazione delle energie’ (o di proliferazione dei segmenti, ecc.) fino ai limiti infinitesimali dello spazio di espansione che è stato quello della nostra cultura. Tentativo infinitesimale del desiderio, successivo a quello dell’infinito del capitale [quest’ultimo sì, seppure del tutto irrazionale, continua ed ha una sua forza, l’altro tentativo è trapassato]. [...] Ultimi bagliori del sistema esplosivo [qui B. non si sbagliava], estremo tentativo di padroneggiare ancora un’energia dei confini [ed ecco oggi i vari neonazionalismi, a testimonianza che non se n’è ancora definitivamente fuori] o di far indietreggiare i confini dell’energia (il nostro leitmotiv fondamentale) [e qui vanno viste tutte le destre varie, che o cercano di imporre confini – la destra”moderna” e nazionalista - oppure cercano di “far indietreggiare i confini dell’energia” – le destra “tradizionaliste” – votate alla “fatica di Sisifo”] per salvare il principio di espansione e di liberazione [in crisi ormai del tutto irreversibile].
Ma niente riuscirà ad arginare il processo implosivo [ed anche qui, vide giusto 40 anni fa] e l’unica alternativa che rimane è quella di un’implosione violenta e catastrofica o di un’implosione tranquilla, di un’implosione al rallentatore.
Vi è qualche traccia di quest’ultima [l’implosione “tranquilla”], di tentativi vari di padroneggiare i nuovi impulsi anti-universalistici [dietro tutti i fenomeni degli ultimi due decenni vi è l’anti-universalismo: questo è il punto decisivo], anti-rappresentativi [contro il principio di rappresentanza, sulla cui crisi – non certo a caso – ci si è spesso soffermati in questo blog, l’anti-rappresentatività dei “populismi” …], tribali, centripeti ecc. [basta guardarsi attorno e vederli]: le comunità, l’ecologia, la crescita zero [e pure la decrescita], le droghe – tutto ciò rientra senza dubbio in quest’ordine. Ma sull’implosione tranquilla non bisogna farsi troppe illusioni. E’ votata all’effimero [pur continuando, ha sempre mostrato limiti strutturali] e al fallimento [così è stato]. Non vi è stata transizione equilibrata dai sistemi implosivi ai sistemi esplosivi: ciò è sempre accaduto violentemente e vi sono tutte le possibilità che il nostro passaggio verso l’implosione sia esso pure violento e catastrofico”[6].
La violenza ha costellato questo quarantennio espiatorio. Diciamo, tuttavia, che, nonostante tutto, “si” è riusciti a mettere il rallentatore, il freno, al processo implosivo, ma mai a cambiarlo del tutto: esso si è innescato irreversibilmente. Attualmente, siamo in una fase in cui i residui freni son sottoposti a crescente usura: non “si” sa quanto tempo ancora possano resistere.
Si precisa che il processo implosivo è qualitativamente diverso da quello esplosivo. Quando usualmente si pensa alla “fine” si pensa ad un’esplosione: nulla di più falso e di più lontano dal vero. E’ l’esatto contrario, bisogna saper pensare al contrario, à rebours
Dagli eventi degli ultimi decenni dobbiamo dedurre che il processo d’implosione è divenuto sempre più incontrollato ed i vari tentativi sia di far riprendere il processo esplosivo – attizzino l’orecchie le residuali “sinistre”, che non l’han mai capito – o di padroneggiare l’implosione (cosa tentata da qualche. più o meno. intelligente think tank anglosassone, tentativo fallito con la presidenza Obama, poi è venuto Trump che spinge all’implosione, credendo di dominarla ovviamente) non hanno senso.
Son fallimentari per principio: il “NWO” è fallito, come si è detto su questo blog, a chiare lettere.
Il processo d’implosione non è più dominabile.
Questa è la fine della politica, annunciata in anni passati, da tutt’altro punto di vista: 40 anni dopo si è realizzata.
Anche i tentativi che, però, perdurano e possono fornire qualche suggerimento, di “implosione ‘dolce’” – soft – non hanno avuto grosso seguito. Tutti i segni son concordi nel senso di accartocciamento e dissoluzione, dissolvenza e perdita di limiti, che la riaffermazione degli stessi (limiti) non può che acuire, perché tu pretendi che un confine liquido sia solido. E c’intervieni su: diventa ancor più liquida la situazione, provochi conseguenze che non intendevi, con piena cecità completa ed assenza di visione, tipiche dei “nostri” benamati tempi, peraltro.
In ogni caso, sia “ivi quivi” consentito aggiungere una breve considerazione “personale”, come non è molto in uso in cotesto blog: anni fa non avrei mai creduto – mai – di dover/poter scrivere queste poche righe/considerazioni appena “ivi suso” scritte … Sic transit gloria mundi
Non avrei mai creduto di dover scrivere questo post. Insomma, di nuovo, ci si toglie svariati “sassolini dalle scarpe” … a livello “personale”, ma c’è dell’altro …
Vi è dietro la constatazione di un fallimento enorme, e di una indifferenza altrettanto devastante, di un processo che ormai è autoreferenziale all’estremo.
Dopo tanto “sociale”, si constata che il “sociale” non c’è più ed una società, privata di uno sguardo – non dico “valore”, parola ormai abusata – superiore, che ne garantisca l’esplosione o l’implosione controllate, si perde fatalmente, dilapida il suo potenziale sociale.
La modernità è davvero finita. E tutti i “tradizionalisti”che continuano, imperterriti, a combatter fantasmi, stanno battagliando con una simia philosophiae.

Domandina finale, innocente: l’uso dei mezzi telematici aumenta o fa diminuire l’indifferenza? Nello specifico, l’uso dei social – nomen omen!!!! – fa aumentare o diminuire l’indifferenza? Se si pensasse che facciano aumentare l’indifferenza, non dovrà stupire che tali mezzi siano usati spessissimo dai terroristi dissennati. Il terrorismo non ha proprio alcun senso, nessuna vera posta in gioco “politica”, nel senso moderno del termine, ed è per questo che si sviluppa.
Lo sviluppo dei social contribuisce, non poco, all’ulteriore dissolvenza ed implosione del sociale, come categoria.

Qui termina la presente riflessione “solstiziale” …
Dice ma che c’entra il solstizio con ‘ste cose?? C’entra, c’entra … Centra, centra …







Andrea A. Ianniello









[1] J. Baudrillard, La sinistra divina, Feltrinelli, Milano 1986 (edizione originale Francia 1985), p. 13, corsivi miei.
Per una riflessione più vasta su questo testo, cf.
[4] J. Baudrillard, All’ombra delle maggioranza silenziose o la fine del sociale, Cappelli, Bologna 1978, pp. 17-20, corsivi in originale, miei commenti fra parentesi quadre.
[5] Cf. Ivi, il cap. “Massa e terrorismo”, pp. 55-64.
[6] Ivi, pp. 65-68, corsivi in originale, grassetti miei, i miei commenti son post fra parentesi quadre.



2 commenti:

  1. Chapeau. In questi anni che ti seguo ho imparato a guardare al naufragio della nostra civiltà con ineluttabilità e coraggio, "senza perdere la tenerezza".

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    1. Hai detto bene: ineluttabilità **e** coraggio, i due apparenti opposti in realtà si tengono … e s’implicano fra loro … la “non ineluttabilità” invece, spingendo ad una falsa sicurezza, ha l’effetto contrario: la paura … che oggi domina, non a caso …





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