giovedì 8 novembre 2018

Quarant’anni “topo”










“E’ come una precipitazione chimica che solidifica i cristalli e pone fine alla soluzione in sospensione attraverso una risoluzione il cui effetto è irreversibile[1].






40 anni fa = 1978. L’ “anno dei tre papi”, si dice. Dal 2013 siamo nel periodo dei due papi copresenti, e dopo un lungo papato del secondo papa con due nomi. Questa anomala ricorrenza del “due” ha senz’altro qualcosa di particolare, d’interessante.
Il 40, poi, è un numero molto particolare.
Segna le “quarantena”, la quarantena detta “espiatoria”, secondo la Bibbia. Come l’errare degli ebrei, dopo l’Esodo, per il deserto. Ecco, è terminata la quarantena.
Nessuno mai avrebbe detto ch’essa dovesse durare tanto.
Come nel “Il deserto dei Tartari”, il film, del 1976, tratto dall’omonimo romanzo di D. Buzzati. Solo che oggi noi lo vediamo con ben altri occhi, rispetto a “quel” tempo, là dove in esso era il problema “personale” dell’attesa, a fronte di un regime burocraticamente insensato – che poi è solo continuato – mentre oggi l’attenzione va invece ai “Tartari” e la sorte individuale non ha quasi più senso, segno di “strati più profondi”, avrebbe detto Jünger.
Ma in ogni caso, il libro insegna qualcosa, pur nella sua forma passata: che anche l’attesa ha un senso, che il tempo si dilata e fugge via, e, tuttavia, non può certo farlo per sempre.
Ed ora, i “Tartari” han fatto la loro episodica comparsa.
Ecco la differenza fra oggi ed anche il recentissimo passato prossimo.
La piena manifestazione non può più tardare, ma nessuno sa o mai saprà il perché della scelta di un determinato momento o di un altro. Forse, chissà, ci son equilibri interni ai “Tartari”, equilibri che noi non conosciamo, come il richiamo delle truppe mongole dopo la battaglia di Legnica o Liegnitz, del 1241, per la fine del Gran Khan dell’epoca (era un successore di Gengis Khan, ma non era quest’ultimo), fatto, questo, che “salvò” l’Occidente, quell’Occidente che era destinato a inondare il mondo. Allora non potevano saperlo, eppure le conseguenze lontane di atti recenti sono spesso imprevedibili.
In realtà, sembra che altri fattori abbiano influito su tutto ciò[2]. Ma, in ogni caso, ciò serve a dire che vi son equilibri interni a noi sconosciuti, e sui quali nulla si può dire, oggi.

Bene ora. In quello stesso anno – il 1978, dunque – apparve un titolo molto importante di J. Baudrillard: All’ombra delle maggioranze silenziose, titolo che viene “a fagiolo” con i risultati delle recentissime elezioni di “Midterm” negli Usa. Tutte queste elezioni ultime infatti sono elezioni della “maggioranza silenziosa”, cosiddetta. Ecco come poterle capire. Questo è un punto decisivo ed un suggerimento importante.
Sia detto en passant, ma la deriva orribile che si è pian piano estesa, partendo da quarant’anni fa sino ad oggi, è nata dal desiderio di “consenso”, e cioè chiunque si è opposto ha ricercato il consenso, per quanto – in una situazione determinata e, soprattutto, in un mondo così chiuso (la “gabbia di ferro” di Weber, ma, direi, oggi è una gabbia digitale, una gabbia di flusso elettromagnetici, che non si vedono, dunque ben peggio) – in una specifica situazione, chi può davvero garantirsi il consenso è un nucleo ristrettissimo di individui[3]. Senza per questo giungere all’eccesso opposto, di “scandalizzare”, cosa presto stucchevole, la via è seguire il cammino che si è scelto senza interessarsi del consenso – impossibile – né cercare di scandalizzare o di andar contro alcuno.


Ma torniamo al libro del lontano, lontanissimo 1978. Avevo la vecchia copia del 1978 che, però, non riesco più a trovare, ma – ed ecco la cosa interessante – esso sarà,  e finalmente!, ripubblicato l’anno prossimo, proprio all’uscita dalla quarantena, iniziata e terminata sotto il “segno” di detto piccolo, ma denso, testo.
Dunque se ne avrà occasione di riparlarne, soprattutto sarà interessante vedere chi firmerà la Prefazione, che si richiede per un testo ripubblicato dopo ben quarant’anni!
Per ora, due link; il primo è un breve riassunto, che può venir utile, cf.
https://www.doppiozero.com/materiali/la-passivita-delle-masse.
Il secondo link è molto interessante – ed è ovvio che non entro nella questione specifica – perché si basa sull’idea che la “democrazia” debba far parlare le “maggioranze silenziose”[4], e qui si torna dunque a Baudrillard. Solo che dir questo, se da un lato non può che rimarcare la débacle ormai completa della “sinistra” – ossessionata e ferma nel principio di rappresentatività –, dall’altro fa capire quanto la lezione di Baudrillard, su questo punto, sia stata poco compresa (e non è l’unico punto[5] dove ciò sia successo).
Il concetto di fondo, presente, appunto, in All’ombra delle maggioranze silenziose, è quello di “implosione”, sul quale va ricordato qualche passo: “L’implosione non è un portato, un esito di ‘contraddizioni’ emergenti nella e dalla struttura della simulazione [modello che ha sostituito quello della “produzione”, secondo Baudrillard]: non è una ‘reazione contro’ […], un revival del principio di realtà, o la contrapposizione di un principio di ‘iper-piacere’ (come potrebbero essere la produzione, i flussi e le tensioni desideranti di quei neo-futuristi che sono Deleuze e Guattari). L’iperrealtà è un estremo rifugio, un estremo tentativo della realtà di sopravvivere a se stessa […] L’implosione quindi, come ho detto, non è ‘reazione contro’ l’iperrealtà della simulazione e tanto meno ‘irruzione’ dell’ambivalenza simbolica […] nell’atmosfera rarefatta dei modelli (il disordine simbolico che irrompe negli spazi modulari); l simulazione ha già fatto fuori ogni residuo di realtà […], cammina sul manque come un alpinista sul vuoto di un crepaccio coperto da uno strato sottile di neve ghiacciata; basta che sulla crepa il passo prema di un niente. Basta spingere la simulazione a calcare il suo passo, spingere l’iperrealtà a forzare il giuoco illusionistico (il Mago Houdini affogato nella colonna d’acqua e di cristallo). L’implosione è questo avvinghiarsi della simulazione su se stessa [corsivi miei], simulazione della simulazione [idem], l’ iperrealtà che si eleva alla n [idem], suo venir meno [idem], perdita dell’indeterminazione al punto massimo d’intensità della determinazione; implosione dunque come sfondamento del muro del reale nell’impulso dell’iperrealtà [idem]; implosione come sprofondamento [idem]”[6]. Ma vedremo di ritornarci su questi temi. Una sola considerazione: se l’implosione – simile, ma solo a livello “sociale”, alla dissolutio guénoniana – non nasce dalle contraddizioni, se ne deve dedurre che la storia è terminata. Solo, infatti, quando le contraddizioni, motrici della storia, si svuotano – l’implosione – la storia può finire: oggi. ed anche oggi è la fase, da tempo iniziata, quando la simulazione ha “calcato di un niente” il suo passo, ed ecco l’inutilità dei tanto modelli elaborati nel recente passato per spiegare la situazione presente.

PS. Sulle tendenze di caduta delle “sinistre”, ormai dominanti da tempo, cf.


PPS. Sempre per parlare di “anniversari”, ora “solo” trent’anni fa, la canzone “Zai Zaman” di F. Battiato, cf.
https://www.youtube.com/watch?v=eZ_JwHtlJFw. Eccone un passo, assai significativo:
Vuoto di senso crolla l’Occidente
soffocherà per ingordigia
e assurda sete di potere
e dall’Oriente orde di fanatici”.
Passo del 1988 … trent’anni fa, come s’è detto …



















Andrea A. Ianniello












Addendum.
Fondamentalmente siamo impreparati al futuro, che si è prospettato in maniere che l’ignoranza e il ventre pieno dominante non riescono nemmeno vagamente a presentire.
Per questo è necessario rivedere il passato, anche quello più recente, dunque. Anche solo vent’anni fa.
Ed è interessante venire ad una sorta di “frutto finale” degli anni Novanta del secolo scorso, e ripensarci oggi, dopo aver posto altri miei scritti di quel decennio su questo blog, “a futura memoria”, ovvio. E qui mi attiene di dover precisare come – ma d’altro canto è chiarissimo, visto il tenore di tali scritti – io sia sempre stato un avversario dell’Euro “della prima ora”, e, proprio per questo, non abbia niente a che spartire – e non voglia proprio averci niente a che spartire, ora mai – con gli attuali più o meno reali avversari dell’Euro, in quanto il nostro punto di vista è alternativo (ma davvero, non come la ridicola distinzione “destra” e “sinistra” di oggi). Costoro, infatti, son dei nostalgici dello stato nazionale, cioè di un impossibile “ritorno”. Di solito questi tentativi di ritorno al “buon tempo antico”, e la storia insegna, propiziano degli “allontanamenti” tremendi.
Ma torniamo al tema.
Dopo i quarant’anni ed i trenta, veniamo ai vent’anni fa, direi diciannove, quasi vent’anni fa. In quel tempo, infatti, scrissi un “Manifesto per un’Europa Nuova”, che ho semplicemente corretto (usavo spesso il carattere courier new, quello dei vecchi ciclostile per intenderci, ed usavo il sottolineato, sempre nello style delle vecchie cose “da strada” che oggi “laggente” non sa manco cosa siano, e l’ho sostituito con un corsivo più accettabile nella forma scritta; infine, ho tolto delle piccole parti, che avevan senso all’epoca, e i commenti aggiunti son messi fra parentesi quadre). Ed ecco il link, cf.
Chiaramente si tratta di una vera “falsariga”, non di seguire delle forme pensate per circa vent’anni fa, ma, ed è il punto, di seguire l’idea generale che c’è dietro. Di questo si dovrebbe parlare, in luogo delle solite banalità elettorali, che abbiamo recentemente ascoltato, a iosa[7], e ne ascolteremo ancora …
Sulla “fallacia interna” della “democrazia”, sull’afasia della sovranità vi è oggi pochissima consapevolezza (la consapevolezza è “sapere di sapere”, “rendersi conto di”, ovvero una “coscienza seconda”, che va oltre la cosiddetta “coscienza di veglia”, ed anche questo è un qualcosa che “laggente” ben poco sente o percepisce: l’uomo comune vivendo nell’ inconsapevolezza la stragrande maggioranza dei suoi giorni).
Ma questo richiede che sulla “democrazia” ci si soffermi un po’.
Dico tutto ciò ben avendo in mente che la “democrazia” non può essere altro se non un fallimento. Dico tutto ciò proprio senza illusioni. Lo scopo non sarebbe tanto quello di “farsi eleggere”, ma di porre degli interrogativi sostanziali, ben sapendo che con la “democrazia” non s andrà mai d’alcuna parte. E’ un sistema costitutivamente inerziale, per di più in crisi esiziale. “Si può discutere all’infinito sui benefici del sistema di rappresentazione, e in particolare sul sistema elettorale. Per la democrazia il passaggio dalla presenza alla rappresentazione costituì una peripezia gravida di conseguenze. La democrazia greca non si regge sulla rappresentazione ma sulla presenza rivale, antagonistica, non egualitaria, di tutti i cittadini. I nostri sistemi moderni, invece, disabituano i cittadini alla presenza a vantaggio della rappresentazione. Questa forma ha indubbiamente dato storicamente un impulso alle democrazie borghesi ma è certamente possibile che oggi esse ne muoiano [da quel tempo ad oggi, possiamo dire: ne sono morte, solo che sono state sostituite dal loro simulacro che, come una mummia nel vuoto spinto, può sussistere indefinitamente]. La professionalizzazione delle classi politiche ha rovesciato il processo democratico. O piuttosto si è verificata fra rappresentanti la stessa confusione delle determinazioni propria di tutti i grandi sistemi a due poli che funzionavano tanto bene prima: prendete la pedagogia, la psicoanalisi, le relazioni di potere, le relazioni personali, ecc. – nessuno può più dire che la sovranità transiti dalla base verso il vertice [corsivi miei], così come la parola o il senso non partono da un punto per essere decodificato all’arrivo [le “reti”, i social: ed ecco anche l’idea che i social, di fatto, sostituiscano la “democrazia”, cosa “intravista” dallo stesso Baudrillard nella pagina seguente a questa qui riportata, e però detta a proposito dei media, che ancora mantenevano un simulacro di “centralità”, sparito nei social]. Si ha confusione delle distanze rispettive [ma la cura non può essere “ripristiniamo le distanze”, mantra classico delle vecchie destre, “tradizionaliste”, anch’esse “prese alla sprovvista” da questa svolta solo apparentemente “imprevedibile” ma che, al contrario, è il compimento della “modernità” quando essa sia però andata oltre qualche residuo limes], abolizione dei rispettivi poli che permettevano il trasferimento di un spazio della rappresentazione [corsivi miei], che lasciavano spazio a una scena dell’azione e della rappresentazione politica [questo passo è davvero d’importanza decisiva: oggi non c’è più spazio politico, ecco perché non puoi “manovrare” se non in modo simulato, ecco perché la “comunicazione” – il flusso informativo – è tutto, l’azione niente: non è un caso; ed ecco la mia idea – degli anni Novanta, di diciannove anni fa – di costruire uno spazio – simulato – per aver dei margini di manovra]. Tutto ciò è perduto e nessuno lo ignora perché non è questione d’ideologia o di filosofia morale: è l’ accelerazione dei flussi che ha bruciato i circuiti [corsivi miei], qui come altrove – e nessuna credibilità politica lega più la massa dei cittadini ai loro ‘rappresentanti’, così come nessuna credibilità politica lega l’opinione della gente alla sua espressione nei sondaggi. Meglio ancora: la gente non ha letteralmente più volontà politica – entrambe le cose sono divenute aleatorie e non fanno più atro che rispondere alla sollecitazione e al movimento artificiale dei sondaggi e delle consultazioni elettorali, divenute innumerevoli e permanenti per la forza delle cose [corsivi miei], che consiste appunto nel costringere l’aleatorio a significare lo stesso qualcosa [idem]”[8]. Le “maggioranze silenziose” scelgono sempre più gli “uomini forti” tra virgolette – i simulacri degli uomini forti – perché il gioco, così, “sembra più vero”, sembra … Ovvio che ci sia una differenza di fondo fra costoro, in “Occidente indecente”, e un Putin, un Erdoghan o uno Xi Jinping. Lì comunque lo stato – pur essendo andato incontro alle stesse forze dissolventi – ha resistito meglio, per due motivi: 1) si partiva da stati forti, ex Imperi pre democratici; 2) lo stesso movimento è avvenuto in modo secondario e più lento, avendo dunque lasciato loro qualche margine di manovra (lo spazio!!) in più. Quando ammirano costoro, a seconda dei gusti eh (di solito Putin sì, ma Erdoghan no, perché “mamma li Turchi”, questi frammenti di un mondo passato che galleggiano, fatti a pezzi, nel subconscio collettivo), non sanno cosa dicono. Putin sa che cos’è una “politica di potenza”, che lui fa molto accortamente: non è uno stupido, sa che la potenza oggi si può esercitare solo accanto alla forza del mondo finanziario, che resta dominante; in Cina e Turchia la pensan così, mutatis mutandis. Pur nel mondo dei flussi finanziari dominanti, essi han capito che ci son residui margini per la politica di potenza – classica – e per perseguire le proprie ambizioni. Se tu vedi in Occidente non c’è nessuno che sappia che cos’è una “politica di potenza”, anche di “destra (sedicente) radicale”, per quanto se ne stiano a citare Nietzsche e la “grande politica”. Questo perché trattasi di persone tutte nate o che han costruito le loro carriere nell’epoca iniziata quarant’anni fa e divenuta però assolutamente dominante (“asfissiante”) vent’anni fa. Quindi, per loro, la simulazione, politica, è la realtà, politica.












[1] J. Baudrillard, La sinistra divina, Feltrinelli Editore, Milano 1986, p. 51, corsivi miei. Si noti la data in cui sono state scritte queste parole: in “quel” tempo, nessuno si rendeva conto della radicalità del cambiamento.  
[2] Cf.
https://it.wikipedia.org/wiki/Invasione_mongola_dell%27Europa#Fine_dell'avanzata_mongola.
Alcune immagini:
cf.
https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/4/43/Bitwa_pod_Legnic%C4%85.jpg,
cf.
http://www.templaricavalieri.it/images/mongoli_liegnitz_battaglia_contro_i_cavalieri_teutonici_02.gif,
cf.
http://www.medioevouniversalis.org/images/MEDIOEVO/LEGNICA_32-33_680.jpg,
cf.
http://www.medioevouniversalis.org/images/MEDIOEVO/LEGNICA_28-29_90.jpg,
cf.
http://www.medioevouniversalis.org/images/MEDIOEVO/LEGNICA_34-35_90.jpg.
E difatti, a questa battaglia parteciparono anche i Cavalieri Teutonici, fondati da Federico II di Svevia.
[4] Cf.
http://www.ilmanifestobologna.it/wp/2016/02/coalizione-civica-per-bologna-le-ragioni-di-una-scelta-allombra-delle-maggioranze-silenziose/.
Si tratta sempre “di una re-iniezione ormonale di ‘democrazia’, […] di un innesto omeopatico”, J. Baudrillard, La sinistra divina, cit., p. 39, corsivi in originale.
[6] Introduzione di P. Bellasi in J. Baudrillard, Dimenticare Foucault, Cappelli Editore, Bologna 1977, pp. 37-38, corsivi in originale, miei corsivi indicati in parentesi quadre.  
[8] J. Baudrillard, La sinistra divina, cit., p. 71, corsivi in originale, corsivi miei e miei commenti indicati fra parentesi quadre.  








8 commenti:

  1. Come mai dici che proprio questa congiuntura sia la fine dei quarant'anni?

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    1. Questo perché il 1978 fu anno decisivo per la ristrutturazione systemica che prese inizio con la seconda metà degli anni Settanta e con la prima metà degli Ottanta del secolo scorso.




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    2. Se poi chiedi perché – in questo momento – si sta venendo al completamento del processo cominciato quaranta lunghi anni fa, allora la risposta deve far appello ad altre categorie: 1) che ogni processo si satura; 2) che anche il processo di “anneramento” – per chi ha la “visione” giusta, è chiaro che la Terra intera si è”annerita”, cioè la “verde” forza di “vita” è stata fissata in una reazione che ha prodotto il “nero”, ma pure il nero ha un termine (“il nero più nero del nero”, come quel cioccolato che è nero più volte, ah ah, per fare una battuta – ma la cosa è molto ma molto seria –) qualora il “verde” (“La chasse au lion vert”) di “vita” sia stato “fissato” nella reazione in maniera sufficiente. Questa quantità “sufficiente”, a sua volta, **non è** fissata “a casaccio”, ma dipende dalla forza che “fissa”, cioè “ossida”, lega l’ossigeno alle cose (sia detto “en passant”, l’ossidazione fornisce dell’energia al corpo, ma è pure causa dell’ossidazione che accresce le forze degenerative del corpo stesso), e che può farlo fino ad un certo punto. Dunque c’è i fattore “quantità di ‘verde’” e c’è il fattore “quantità della forza che ‘lega’” nella reazione. Del fattore 1 ce n’è ancora; del 2 non tanto più. Che cosa mi fa pensare che il System sia alla frutta?? Proprio il fatto che “digitalizza” sempre più, come si vede nel fattore denaro, che in gran parte è illusorio ma, finché ha una sua controparte materiale, rimane controllabile: se diventa solo digitale, la cosa cambia. Ma **non può che accader questo**, per ragioni sistemiche, peraltro ben spiegate in qualche vecchio post; cf.
      http://associazione-federicoii.blogspot.com/2015/12/la-rovina-del-cash.html
      Trattasi d’un post, ormai, di tre anni fa ….




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    3. Me lo ricordo bene quando uscì. Grazie della risposta comunque. Di certo è interessante che la "forza" che causa la vita sia la medesima che innesta il processo di morte. E ciò vale sia a livello fisico corporeo, che a livello globale e in tutto l'universo in realtà.
      Leggevo che se i ricercatori di biotecnologie scoprissero cos'è quel "quid" che provoca la morte e riuscissero a neutralizzarlo, non si farebbero scrupoli a cercare di cristallizzare per sempre la vita. Credo che il loro sogno sia destinato a rimanere irrealizzato, anche se ciò può dare adito a delle parodie che invece potrebbero dilagare.

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    4. Giuste considerazioni. Beh, la nostra **è** l’epoca delle parodie … A proposito delle quali, sulla “Archeomisteri Magazine”, n°49 2018 – oltre ai tanti “loci communes” complott®isti (tipo, a p. 66, nelle Recensioni, ve n’è una su di un libro che riassume uno dei tanti “loci communes” detti: il libro è di A. OSMAN, “Mosè e Akhenaton”, Harmakis, Arezzo 2015, e l’idea è chiara) – oltre a tali “loci”, vi è un lungo articolo sulla relazione fra l’Anticristo di Nostradamus e il “Dajjàl”, ovvero l’Anticristo islamico = la **concezione** che ha l’Islàm dell’Anticristo, per meglio dire. E l’articolo è: A. BENNI, “Parallelo analitico tra l’Anticristo nell’Islam e quello per Nostradamus”, ivi, pp. 19-24. Interpreta la quartina LXXV (75) delle “Centurie” nostradamiche come riferita all’Anticristo, cf. ivi, p. 23, ma non è affatto detto sia così. A p. 22 vi è la nota interpretazione di Nostradamus dei “tre anticristi” come “Napoleone […] il primo, Hitler il secondo”, ibid., e dunque l’Anticristo biblico sarebbe “il terzo” Anticristo … Vi è qualche buon spunto, come: “”, ivi, p. 21, **a parte** la storia delle “IV guerra mondiale”, per cui c’è sempre una “guerra ‘mondiale’” che segue cui far riferimento quando lo schema, come puntualmente accade, **non** si realizza: è lo schema che è sbagliato. In ogni caso, è giustissimo sostenere che l’Anticristo **biblico** – non nel senso traslato ed **abusato** che il termine “anticristo” ha preso nel corso della storia – non sia né Obama né Putin: dietro questi ricorrenti, perenni errori d’interpretazione c’è un’idea erratissima, che cioè l’Anticristo sia una sorta di “capo politico fortissimo”, idea che Guénon **recisamente** recusava; per Guénon, infatti, il “fulcro” dell’Anticristo è l’inganno, la **parodia**, per venire al nostro tema, **non** il “potere” politico, peraltro ridottissimo nei nostri tempi, dove son altri i centri davvero decisivi (= dove si prendono le decisioni rilevanti). Dunque, però, vi è almeno un’idea giusta, ma poi rovina tutto affermando, cf. ibid., sempre sulla scorta di un’interpretazione “letteralistica” di Nostradamus, che l’Anticristo – **biblico** eh, precisiamolo – sarebbe un medico, o almeno “un biologo molecolare o un neuro informatico”, ibid., e che sarebbe uno scienziato orientale (dettaglio che si mantiene dello schema originario) che avrebbe fatto il salto verso una ibridazione fra macchina ed uomo. In tal modo, avrebbe accesso a tutti i “database” del mondo … dall’Anticristo mago nero – che poi è la leggenda originaria – si passa dunque all’Anticristo “digital elettronico”, palese dimostrazione della **totale incapacità** dell’uomo contemporaneo di venir fuori dai suoi condizionamenti. Vero si è che ogni uomo è figlio della sua epoca, ma dovrebbe anche aver un minimo di voglia di guardare un po’ al di là del proprio steccato, cronologicamente fermamente determinato. Tale capacità è “conditio sine qua non” per poter – davvero – comprendere che cosa sia “l’Anticristo”, **biblico**, va sempre ridetto. Non fa problema che, nel corso della storia, vi siano stati dei personaggi che si siano **avvicinati** - senza però mai poter essere “lui meme” – all’Anticristo biblico, scritturale, del Testi Sacri, per intenderci, o comunque lo si voglia dire. Non è un problema, ma sono state delle approssimazioni, il che **non** si deve far cadere nella trappola di pensare che si ripeteranno le stesse circostanze: le circostanze (le “cinque stanze”, diceva qualcuno per i scherzo), tipo un secondo Hitler. No. Le circostanze sono **irriproducibili**, ma vi possono esser paralleli. Nel nostro caso, non le circostanze storiche, ma la fascinazione che Hitler emanava e confermata da tanti testimoni coevi: ecco cosa poter imparare da quella vicenda. Qui vi può esser effettivamente un parallelo, ma non di più né sul piano delle concrete circostanze: questo è, al contrario, impossibile.

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    5. Personalmente guardo lo stato delle strade: da studioso della decadenza dell'Imp. Rom. so che quello è segno che non mente.

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  2. Prima la morte delle idee, poi la realtà ha iniziato a bussare: un caso?? No.
    E come lo curi senza idee?? Ecco perché il governo attuale è una parodia di cambiamento.
    Ed è un caso?? No. Nulla succede per caso, ma risponde a degli squilibrati o equilibrati equilibri, temporanei, cioè attivi in quel momento storico.
    Il nostro momento è caotico, in senso pieno, cioè dissolutivo.
    E non è che non conoscano J. Robin, lo detestano perché gliele ha cantate chiare su loro sogno islamico o cattolico tradizionalista o neo massonizzante, e cioè i tre battaglioni che han contribuito al gran disastro in non piccola quantità.

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    1. Come scrisse Incànus qualche anno fa, sui tre templari nello scenario dei Pirenei: “Chi difenderà il Tempio, ormai?”. E i tre – venendo fuori dallo stato di morte apparente (molto symbolico, eh) – risvegliandosi subitamente, rispondo: “Nessuno. Nessuno. Nessuno”; ed è oggi. la Forteza Bastiani è sguarnita.
      Ed è una cosa che mette i brividi?? Mette i brividi, quando se ne comprenda cosa c’è dietro. Davvero sguarniti. E noi nel mezzo. Quello scritto del 199, il cui link è citato qui su, è un “Wake up call”, un **residuo** richiamo, residuo e residuale.


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