lunedì 17 giugno 2019

“LA FERULA”















“Quando, verso sera, Menkh fece chiamare il suo porta-sandali, costui gli raccontò la giornatasenza ometter nulla, e poi disse: ‘Signore, go due domande da farti, posso?’.
‘Hai la mia autorizzazione’, disse Menkh. ‘Ma ad una di esse posso già rispondere: la lezione della ferula è stata salutare, perché ti ha insegnato ad avere un atteggiamento di rispetto nelle tue richieste’. Cecio restò turbato: ‘Signore, mi hai letto il pensiero negli occhi! Allora non occorre che ti chieda … se gli uomini non possono esser educati senza bastone’.
Menkh assunse un’espressione infelice: ‘Se un giorno diventerai responsabile di qualche lavoro, e se ancora avrai un cuore, capirai il dramma sollevato dalla tua domanda. Dimmi: quanti sono gli asini che obbediscono senza bastone?’.
‘Signore, molti asini sono migliori dei loro padroni! Ma alcuni sono pigri e un po’ canaglie’. ‘Questa risposta è già sufficiente; ma voglio insegnarti a riflettere. Sei appena nato, e già poni dei problemi essenziali: di conseguenza devi cercare delle soluzioni altrettanto essenziali. Ascolta: il leone si può domare con lo sguardo, il serpente coi suoni, il gatto con le moine e col gioco, gli uccelli con la dolcezza, il cane più nobile con la voce e con la ricompensa, il cane volgare con la frusta. Gli uomini portano in sé tutta l’animalità: il tuo cuore somiglia al leone, i tuoi polmoni all’uccello: ma ogni uomo, per quanto riguarda il suo corpo animale, ha delle somiglianze e delle affinità particolari; conoscerle, vuol dire saper governare gli uomini. Quindi, per poter comandare, il più semplice sorvegliante dei lavori dovrebbe essere “uno-che-sa”. […] Per forza di cose si opera una selezione, ma la scelta viene dall’alto; ora, per essere scelto, un uomo deve risvegliare in stesso qualcosa che non è l’animale; ed è sempre l’animale che soffoca questo qualcosa’.
‘Allora bisogna soffocare l’animale?’.
Non più di quanto tu soffochi il tuo asino: però bisogna domarlo. La vita dell’uomo è molto breve rispetto alla scala ch’egli deve salire; e il suo cervello è più ostinato di una scimmia! Se in un uomo prevale il cuore, ben presto la coscienza sostituirà il bastone; altrimenti, bisognerà infierire su di lui per scuotere la sua inerzia: non solo per il suo bene, ma anche per salvare l’onore delle corporazioni e la qualità delle loro tecniche’.
Cecio annuì: ‘Comincia a capire: non è così semplice come un asino potrebbe credere. E se invece un uomo ogni giorno fa dei progressi, cosa succede?’.
‘Un uomo del genere viene rapidamente individuato, e addestrato nel campo che gli è più congeniale’.
‘Anche nei segreti del Tempio?’.
‘Non esistono porte chiuse per chi dimostra di esserne degno’. Cecio s’illuminò […]: ‘Quindi, anche il più semplice apprendista può sperare? E come mai un uomo così saggio come il vasaio non è stato chiamato a un posto importante?’.
‘Il vasaio non si è “risvegliato” in gioventù: la sua comprensione è stata il frutto di un lungo lavoro silenzioso. A forza di perfezionare […] la sua tecnica, egli ha strappato al “centro vuoto” il suo segreto: un raggio di luce che è sufficiente a rendere gloriosa la sua vecchiaia. Tempo fa egli ha scoperto delle ammirevoli vernici, ricevendo dei notevoli riconoscimenti; ma si è sempre rifiutato di lasciare la bottega che gli ha rivelato i suoi segreti. Egli vi cerca la Realizzazione, è il Vasaio dei vasai; è la “pietra di paragone” dei nuovi apprendisti, a molti dei quali ha risvegliato la coscienza. Gli uomini del suo stampo sono i veri padri delle nostre tecniche. Questo titolo di nobiltà non vale forse quanto gli altri titoli nobiliari? Ci son dei personaggi dai nomi molto pomposi che non si possono permettere di rivolgersi a me, come fa lui, chiamandomi “Amico mio”’”[1].










Andrea A. Ianniello














[1] Isha Schwaller de Lubicz, Her-Bak (Cecio), L’Ottava Edizioni, Milano 1985, pp. 168-170, corsivi miei. Il “Vasaio dei vasai” è colui che parla nella citazione all’inizio del post, cf.

https://associazione-federicoii.blogspot.com/2019/04/un-grosso-problema-dei-nostri-tempi.html.






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