venerdì 25 gennaio 2019

Il “TESTAMENTO [**APOCRIFO**] DI PIETRO IL GRANDE”














Si attribuisce a Pietro il Grande un “Testamento”, probabilmente apocrifo: “Pietro, come che sia, rinunciò al sogno di aprire una via aurea per l’India, lungo la quale darebbero affluite portentose ricchezze. Aveva già messo mano a più imprese di quante un uomo possa sperare di compiere in una vita, e le aveva realizzate quasi tutte. Ma molto tempo dopo la sua morte, avvenuta nel 1725, cominciò a circolare con insistenza in Europa una strana storia circa il testamento dello zar. Si raccontava che dal letto di morte Pietro avesse segretamente ordinato ai suoi eredi e successori di perseguire quello che riteneva il destino storico della Russia: il dominio del mondo. L’India e Costantinopoli erano le due chiavi gemelle [Pietro il Grande era del segno dei Gemelli] per raggiungere questo fine, e la Russia se ne sarebbe dovuta impadronire a qualunque costo [si noti l’ ultimo coup de maitre di Putin: staccare il più possibile Erdoghan dal campo americano ed occidentale, cosa che solo un come Trump poteva non vedere; in ogni caso, esista o non esista un tal documento, Putin n’è influenzato]. Nessuno ha mai visto questo documento, e gli storici sono sostanzialmente inclini a ritenere che non sia mai esistito. Ma Pietro il Grande era un uomo temuto e rispettato, e del suo testamento si continuò a parlare per un pezzo. Ne circolarono persino alcune versioni a stampa. Dopotutto, che quel genio irrequieto e ambizioso avesse impartito alla posterità un ordine del genere era abbastanza verosimile.
La successiva spinta della Russia verso l’India e Costantinopoli sembrò a molti darne piena conferma, e la convinzione che il vero scopo della politica russa fosse l’egemonia planetaria è sopravvissuta fino ai giorni nostri, o quasi”[1].

Vediamone il testo.
“Per comprendere l’importanza di quello che si accinge a fare l’animale sul campo, nel 1741, e ciò che continua a fare nel 1984 [anno di pubblicazione dell’originale francese; aggiungerei: quel che ha ricominciato a fare, in modo evidente (ma, in effetti, l’aveva ricominciato a fare da tempo), nel 2014], bisogna volgersi sul testamento che Pietro il Grande aveva lasciato a sua figlia e che gli avvenimenti del Medio-Oriente [dell’epoca, ma ancor più dell’oggi], ma anche la divisione di Yalta [da tempo passata, ma che non ha risolto il “nocciolo duro” della questione, cosa che gli illusi dell’ ’89 non possono proprio capire], illuminano di un giorno particolarmente luminoso. Questo testamento è stato pubblicato, nel 1980, da Gaston Bouthoul nel suo libro L’arte della politica, stampato da Seghers. Il documento è intitolato ‘Piano di dominazione europea’. Ecco il testo:
I.                Intrattenere la nazione russa in uno stato di guerra continua, per tenere il soldato agguerrito e sempre in allenamento; non lasciarlo riposare che per migliorare le finanze dello stato, rifare gli eserciti e scegliere i momenti opportuni per l’attacco. Far servire così la pace alla guerra, e la guerra alla pace, nell’interesse  dell’ingrandimento e della prosperità crescente della Russia.
II.            Chiamare con tutti i mezzi possibili, presso i popoli più istruiti d’Europa, dei capitani durante la guerra, dei sapienti durante la pace, per fare approfittare la nazione russa dei vantaggi degli altri paesi, senza fargli perdere nulla dei propri.
III.       Prendere parte a tutte le occasioni degli affari e seccature qualunque dell’Europa, e soprattutto a quella dell’Alemagna, che, più ravvicinata, interessa più direttamente.
IV.        Dividere la Polonia mantenendovi il torbido e le continue gelosie; vincere i potenti a prezzo d’oro, influenzare le diete, corromperle, al fine di avere azione sulle elezioni dei re [in Polonia vigeva una monarchia elettiva]; farvi nominare i suoi partigiani, proteggerli, farvi rientrare le truppe russe, e soggiornarvi fin all’occasione di dimorarvi del tutto. Se le potenze vicine pongono delle difficoltà, calmarle momentaneamente  dividendo i paesi, fino a che si possa riprendere ciò che sarà stato dato.
V.            Prendere più che si potrà alla Svezia, e sapere se fare attaccare da essa per avere il pretesto di soggiorno. Per questo, staccarla dalla Danimarca, e la Danimarca dalla Svezia, e intrattenere con cura le loro rivalità.
VI.        Prendere sempre le spose dei principi russi fra le principesse di Alemagna, per moltiplicare le alleanze di famiglia, riavvicinare gli interessi, e unire da esse stesse l’Alemagna alla nostra causa moltiplicandovi la nostra influenza.
VII.   Ricercare di preferenza l’alleanza con l’Inghilterra per il commercio, essendo la potenza che ha più bisogno di noi per la sua marina, e che può essere la più utile allo sviluppo della nostra. Scambiare i nostri legnami ed altre produzioni contro il suo oro, e stabilire fra i suoi mercanti, le sue navi e le nostre dei rapporti continui che formeranno quelli di questo paese alla navigazione e al commercio.
VIII.   Stendersi senza tregua verso il nord, lungo il Baltico, così verso il sud, lungo il Mar Nero.
IX.        Avvicinare il più possibile di Costantinopoli e delle Indie. Colui che vi regnerà sarà il vero sovrano del mondo. In conseguenza, suscitare delle guerre continue, ora al Turco, ora alla Persia; stabilire dei cantieri sul Mar Nero; impossessarsi a poco a poco di questo mare, ciò che il Baltico, ciò che è un doppio punto necessario alla riuscita del progetto: accelerare la decadenza della Persia; penetrare fino al golfo Persico; ristabilire, se è possibile, con la Siria, l’antico commercio del Levante, e avanzare fino alle Indie, che sono il deposito del mondo.
X.            Ricercare e intrattenere con cura l’alleanza con l’Austria; appoggiare in apparenza le sue idee di sovranità futura sull’Alemagna e stimolare contro essa, di nascosto, la gelosia dei principi. Procurare di far reclamare dei soccorsi alla Russia dagli uni o dagli altri, ed esercitare sul paese una specie di protezione che prepara la dominazione futura.
XI.        Interessare la casa d’Austria a cacciare il Turco dall’Europa, e neutralizzare le sue gelosie al momento della conquista di Costantinopoli, sia suscitando in lui una guerra con gli antichi stati d’Europa, sia dandogli una porzione della conquista, che gli si riprenderà più tardi.
XII.   Attaccarsi e riunire attorno a sé tutti i Greci disuniti e scismatici che sono sparsi, sia in Ungheria, sia nella Turchia, sia nel mezzogiorno della Polonia, farsi loro centro, loro appoggio, e stabilire anticipatamente una predominanza universale da una sorta di sovranità o di supremazia sacerdotale: saranno molti amici che avranno presso di ognuno i suoi nemici.
XIII.   La Svezia smembrata, la Persia vinta, la Polonia soggiogata, la Turchia conquistata, i nostri eserciti riuniti, il mar Nero e il Baltico custoditi dalle nostre navi, bisogna allora proporre separatamente e molto segretamente, anzitutto alla corte di Versailles, poi a quella di Vienna di dividere con essa l’impero dell’universo. Se una delle due accetta, ciò che è  immancabile, assecondando le loro ambizioni e il loro amor proprio servirsi di essa per annientare l’altra; poi schiacciare a sua volta quella che resterà, ingaggiando con essa una lotta che non saprebbe essere dubbiosa, possedendo la Russia già in proprio tutto l’Oriente e una gran parte dell’Europa.
XIV.   Se, ciò che non è molto probabile, ogni una di esse rifiutava l’offerta della Russia,bisognava sapere suscitare in loro delle liti e farle esaurire l’un l’altra.  Quando, approfittando di un momento decisivo, la Russia farebbe fondere le sue truppe riunite anticipatamente sull’Alemagna, nello stesso tempo che due flotte considerevoli partirebbero una dal mare d’Azof e latra dal porto di Archangelsk [Arcangelo], cariche di orde asiatiche, sotto la scorta delle forze armate del mar Nero e del mar Baltico. Avanzando dal Mediterraneo e dall’Oceano, esse inonderebbero la Francia da una parte, mentre l’Alemagna lo sarebbe dall’altro, e vinti questi due paesi, il resto del mondo passerebbe facilmente e senza colpo ferire sotto il dominio.
Così può e deve essere soggiogata l’Europa[2].
Al di là dell’aspetto datato della forma, rimane che certe “direttive” sono rimaste.
Si noti come ci si concentra sull’Austria, ma, ancor più, sulla Francia …
Il libro di Fontbrune ha molti errori, e fa parte di un’epoca passata, anche se aggiunge: “I Sovietici hanno realizzato una buona parte di questo testamento profetico”[3].
Diciamo che, al di là di forme che passano, ci sono delle “direttive” che rimangono tali, pur nel cambiamento di regimi …









Andrea A. Ianniello










[1] P. Hopkirk, Il Grande Gioco. I servizi segreti in Asia centrale, Adelphi editore, Milano 2004 (“Gli Adelphi” 2016, edizione orig, 1990), pp. 44-45, corsivi miei, miei commenti fra parentesi quadre.
Tra l’altro, la via per l’India è (stata) l’ossessione di Zhirinovskij, cf.
https://associazionefederigoiisvevia.wordpress.com/2014/03/05/il-libretto-nero-il-caffe-30-dicembre-2003-anno-vi-n-48-274/, la cui (di Zh.) versione più “esatta” e “presentabile” è V. Putin. Zhirinovskij è stato il ballon d’essai – da parte di “certi” circoli d’origine Kgb per vedere se una cosa di quel tipo potesse avere ricezione – e la lezione che Putin ne ha tratto è stata quella di riflettere sugli errori di Hitler, cf. G. Frazer – G. Lancelle, Il libretto nero di Žirinovskij, Garzanti Editore, Milano 1994, pp. 195-197. Ed ecco perché Putin non compie certe cose (come attaccare Israele direttamente, cosa cui pensavano alcuni gonzi, come vuoi chiamarli: Putin non lo farà mai salvo costretto) e dà sempre un certo spazio di tempo la mondo per riprendersi. Non va mai oltre il stop and go. Mai solo attacco –  “style” Hitler – mai!
Per questo, “certe” forze – dietro Hitler – stavolta “devono” farcela, cf.
Per finire, Zhirinovskij ha scritto La corsa finale verso Sud, nel qual libro immagina che “gli stivali dell’esercito russo” si bagnino sulle rive dell’Oceano Indiano, insomma, dunque, ha ripreso in mano il “Testamento”, pur apocrifo, di Pietro il Grande.
[2] J. C. Fontbrune, Le profezie dei Papi, Armenia Editore, Milano 1986, pp. 269-271, corsivi in originale. Sta parlando del motto (di Malachia) relativo a papa Benedetto XIV, “Animal rurale”, ivi p. 267, grassetto in originale – e significa “animale di campo” (così lo traduce Fontbrune) –, ricollegandolo a degli eventi di una certa importanza relativi all’espansioni russo nel XVIII secolo.
[3] Ivi, p. 272.













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